Part 2
Ah, no! non te lo dò più.... non te lo dò!
Esce per la comune e, poco dopo, rientra con una candela accesa in mano. Nel frattempo, i due scolari GIGLIO e BELLI, prima l’uno e poi l’altro, sporgono il capo dall’uscio in fondo a guardare con sorrisi maliziosi la signora PERELLA, che se ne spaventa, mortificata; e poi NONÒ, cacciando fuori la lingua.
NONÒ
(_a Paolino che rientra_).
Han cacciato fuori la testa, sai?
SIGNORA PERELLA
(_tremante_).
M’hanno vista! m’hanno vista!
NONÒ.
Prima l’uno e poi l’altro! E mi hanno fatto così! (_caccia fuori la lingua_).
PAOLINO.
Ho dimenticato di chiudere a chiave! Pazienza, signora! (_Si reca all’uscio in fondo, lo apre di nuovo appena, porge la candela_). Ecco qua la candela! Attendete alla traduzione! (_richiude l’uscio a chiave. Poi, appressandosi a Nonò_). Dunque tu vorresti codesto libro?
NONÒ.
Io, sì! L’hai comprato per me?
PAOLINO.
Sì. E te lo dò; ma a patto che tu prometti....
NONÒ.
Sì, sì.... (_Guarda la madre che riapre la bocca_). Ma, oh! — guarda. È inutile! Io non lo dico, ma lei lo rifà!
PAOLINO.
Ah Dio! ah Dio! Ma questo è atroce! (_Volgendosi a Nonò_). Tu intanto, caro mio, non lo ridici più! Ho la tua promessa, bada! Se non mantieni, il libro, via! — Mettiti qua (_lo fa sedere su una seggiola con le spalle voltate verso la madre, gli colloca su un’altra davanti il libro_) ecco così — e guardatelo! (_S’appressa alla signora Perella, che combatte ancora col fazzoletto sulla bocca_). È atroce! è atroce! È d’una evidenza che grida, tutto questo!
SIGNORA PERELLA
(_lamentosa_).
Sono perduta.... sono finita.... non c’è più rimedio per me.... La morte sola....
PAOLINO.
Ma no! che dici?
SIGNORA PERELLA.
Sì.... sì....
PAOLINO.
Se t’avvilisci così, fai peggio!
SIGNORA PERELLA.
Ma tu capisci, che se mi viene di farlo davanti a lui....
PAOLINO.
E tu non farlo!
SIGNORA PERELLA
(_con scatto di voce naturale_).
Come se dipendesse da me!... Mi viene. (_Rimettendosi a parlar come prima_). Ed è lo stesso segno, preciso, di quando fu di Nonò!
PAOLINO.
Anche allora? Ah! E lui lo sa?
SIGNORA PERELLA.
Lo sa. E ne rideva, quando me lo vedeva fare, come ora ne ride Nonò....
PAOLINO.
Oh Dio! Ma allora se ne accorgerà?
SIGNORA PERELLA.
Sono perduta.... sono finita....
PAOLINO.
Ma non puoi sforzarti di non farlo, perdio?
SIGNORA PERELLA.
Mi viene di qua, all’improvviso.... Una specie di contrazione!
NONÒ
(_accorrendo col libro in mano_).
Oh guarda, mamma! Bello! Il ragnetto che tesse la tela!
PAOLINO
(_con scatto d’ira, ma subito frenandosi e passando a una comica esageratissima affettuosità_).
Ma sì, lascia in questo momento.... caro Nonotto bello: il ragnetto sì, che tesse la tela.... guàrdatelo da te! Ci sono tant’altre belle bestioline, sai? tante! tante! guàrdatele da te; chè poi mamma se le guarderà anche lei con comodo, eh? Ragnetti, formichette, farfalline.... (_Lo rimette a sedere c. s._). Qua, qua.... bonino! bonino!
Si sente di nuovo picchiare all’uscio in fondo e contemporaneamente:
_La voce di_ BELLI.
Professore! Professore!
PAOLINO.
Parola d’onore, io li uccido! (_Correndo all’uscio in fondo e aprendolo c. s._). Che altro c’è? Non sapete star fermi un quarto d’ora ad attendere a una versione, che farebbe un ragazzino dà seconda ginnasiale?
BELLI
(_sporgendo il capo dall’uscio_).
Non solo, ma anche, signor professore.
PAOLINO.
Che cosa, ma anche?
BELLI.
Dice così qua (_mostra il libro_). Non solo ma anche. — Forma avversativa, è vero?
PAOLINO.
Avversativa? Come avversativa, asino! Non vede che esprime una coordinazione?
GIGLIO
(_facendosi avanti_).
Ecco! ecco, sissignore! gliel’ho detto io, signor professore! Crescente d’intensità, e di valore....
PAOLINO.
Ma se lo sa anche quel ragazzino là (_indica Nonò_). «_Non solo, ma anche_», a te, Nonò! Come si traduce? _Non solo_....
NONÒ
(_pronto, sorgendo in piedi, sull’attenti_).
_Non solum!_
PAOLINO.
Benissimo! Oppure?
NONÒ.
Oppure.... _Non tantum_!
PAOLINO.
Benissimo! Oppure?
GIGLIO.
_Non modo_, signor professore, _non modo_, o _tantùmmodo_!
PAOLINO
(_ricacciandoli dentro lo sgabuzzino_).
Ma se lo sapete! Andiate al diavolo tutt’e due! (_Richiude l’uscio_).
SIGNORA PERELLA.
Dio, che vergogna.... Dio, che vergogna!
PAOLINO.
Ma no! Perchè? Non temere! Tu figuri qua la mamma d’un allievo.... Ho interrogato Nonò apposta! È per quella maledetta Rosaria, piuttosto!
SIGNORA PERELLA.
Come m’ha guardata! Come m’ha guardata!
PAOLINO.
Hai fatto male a venire.... Sarei venuto io prima di sera!
SIGNORA PERELLA.
Ma il _Segesta_ arriva alle cinque! Avevo bisogno di prevenirti che non c’era più dubbio.... Lo vedi?... Non c’è, non c’è più dubbio, purtroppo.... Come farò?
PAOLINO.
Sai quando ripartirà?
SIGNORA PERELLA.
Domani stesso!
PAOLINO.
Domani?
SIGNORA PERELLA.
Sì, per il Levante! e starà fuori altri due mesi, per lo meno!
PAOLINO.
Passerà dunque qui soltanto questa notte?
SIGNORA PERELLA.
Ma farà come tutte le altre volte, ne puoi star sicuro!
PAOLINO.
No, perdio, no!
SIGNORA PERELLA.
Ma come no?... Lo sai....
PAOLINO.
Non deve farlo!
SIGNORA PERELLA.
E come? Come? Non lo sai, com’è? Sono perduta, Paolino.... Sono perduta....
Si sente picchiare all’uscio a sinistra.
PAOLINO.
Chi è?
SCENA SESTA.
DETTI _e_ ROSARIA.
ROSARIA
(_aprendo l’uscio_).
Prendo, se permette, la chiave lasciata dal signor Totò per suo fratello il dottore. L’ho dimenticata qua sul tavolino (_s’avvia per prenderla_).
PAOLINO
(_a cui è balenata un’idea_).
Il dottore?... Aspettate!... È di là il dottore?
ROSARIA.
Vuole la chiave.
PAOLINO
(_levandole la chiave dalle mani_).
Datela a me. Ditegli che aspetti un momentino, perchè ho da parlargli.
ROSARIA.
Ma casca dal sonno, sa? Ha vegliato tutta la notte.
PAOLINO.
Vi ho ordinato di dirgli che aspetti un momento.
ROSARIA.
Ecco: sarà obbedito.... (_esce_).
SIGNORA PERELLA
(_spaventata_).
Oh Dio, che vuoi fare? Che vuoi fare col dottore, Paolino?
PAOLINO.
Non lo so. Gli parlerò. Gli domanderò ajuto, consiglio.
SIGNORA PERELLA.
Che ajuto? Per me?
PAOLINO.
Sì! Lasciami fare, lasciami tentare....
SIGNORA PERELLA.
No, no, Paolino! Che vuoi dirgli? Per carità!
PAOLINO.
Ma bisogna ch’io t’ajuti!
SIGNORA PERELLA.
Mi comprometti!
PAOLINO.
Vuoi morire?
SIGNORA PERELLA.
Ah, piuttosto morire! E non questa vergogna!
PAOLINO.
Tu sei pazza! Ci sono qua io! Lascia fare a me....
SIGNORA PERELLA.
Che cosa?
PAOLINO.
Non lo so, ti dico! Qualche cosa! Il dottore è amico mio, intimo, da fratello. Lasciami parlare con lui. Tu vattene! Verrò a casa prima dell’arrivo del Segesta. Sarò a tavola con voi! (_Andando verso Nonò che seguita a guardare il libro!_) Su, Nonò.... Pòrtati via codesto libro e vai con la mamma, chè più tardi io verrò a scriverti qua (indica il frontespizio del libro) una bella dedica: «Al caro Nonotto in premio dei suoi progressi nello studio del latino». Va bene?
NONÒ.
Sì, sì.... È tanto bello, sai? anche com’è scritto!
PAOLINO.
Dammi un bacio.
SIGNORA PERELLA.
E ringrazia il signor professore, Nonò....
NONÒ.
(_solito gesto col dito; poi_):
Non c’è n’è bisogno.
SIGNORA PERELLA.
Come non ce n’è bisogno?
NONÒ.
Me l’ha detto lui (_a Paolino_). È vero?
PAOLINO.
Verissimo, verissimo! Vai, vai, Nonò....
NONÒ.
Vieni anche a tavola con noi?
PAOLINO.
Sì e ti porterò le pasterelle che ti piacciono....
NONÒ.
Sì, sì.... Addio! Presto, eh?
PAOLINO.
A rivederla tra poco, signora. (_Piano_). Coraggio! coraggio!
SIGNORA PERELLA.
A rivederla!
Esce per la comune con NONÒ, accompagnata dal signor PAOLINO. La scena resta vuota un momento.
SCENA SETTIMA.
PAOLINO, il DOTTOR PULEJO, poi GIGLIO e BELLI.
PAOLINO.
(_dando passo al dottor Pulejo_).
Entra, entra, dottore.... (_lo fa entrare; entra anche lui_). E siedi lì (_gl’indica una poltrona_).
PULEJO
(_bell’uomo, sui trent’anni, biondo, con gli occhiali_).
Seggo? Ah no davvero! Ho bisogno d’andare a dormire, io, caro mio!
PAOLINO.
E io ti dico, invece, che te ne puoi scordare per oggi!
PULEJO.
Che?
PAOLINO.
Ho da parlarti d’una cosa gravissima!
PULEJO.
E vuoi che non vada a dormire? Tu sei matto!
PAOLINO.
Sei medico, sì o no?
PULEJO.
Ah. Hai forse bisogno della mia professione?
PAOLINO.
Sì, subito!
PULEJO.
E va bene: parla.
PAOLINO.
Parlo.... già! parlo.... Ti dico che si tratta d’una cosa gravissima, e vuoi che ti parli così, su due piedi, mentre mi dici che hai sonno e che vuoi andare a dormire?
PULEJO.
Ma se ho sonno, scusa, c’è poco da dire: ho sonno! Ho diritto anch’io di dormire, dopo una notte di guardia, mi pare!
PAOLINO.
Ti faccio portare un caffè! due caffè!
PULEJO.
Ma che caffè! Parla piuttosto!
PAOLINO.
Oh, sai che faccio? M’arrampico, là su quello scaffale; mi butto giù; mi fratturo una gamba, e ti costringo a starmi attorno per una mezza giornata!
PULEJO.
Bravissimo! Mi costringerai a curarti la gamba; ma non parlerai.
PAOLINO.
Sì, sì, che parlerò, perdio!
PULEJO.
Parlerai; ma io non ti darei ascolto, perchè dovrei curarti la gamba.
PAOLINO.
Ma non andrai a dormire!
PULEJO.
E che ci guadagnerai, scusa? Io perderò il sonno; tu ti fratturerai la gamba; e mezza giornata andrà perduta. Se invece mi lasci riposare un pajo d’ore....
PAOLINO.
Non posso! non posso! Non c’è tempo da perdere! Mi devi dare ajuto subito!
PULEJO.
Ma che ajuto? Di che si tratta insomma?
PAOLINO.
Della mia vita, Nino! della mia vita, perchè — se tu non m’ajuti — sono un uomo finito, io: morto: da sotterrare! e non io solo! è in giuoco la vita di quattro persone.... no, no, di cinque anzi; sì, quasi di cinque! Perchè io, al punto in cui mi trovo, posso fare anche una carneficina!
PULEJO.
Nientemeno!
PAOLINO.
Sì, sì, te lo giuro! Nasce un macello, te lo giuro!
PULEJO.
Ma insomma, che cos’è? che t’è accaduto?
PAOLINO.
Devi darmi un rimedio, subito, in mattinata!
PULEJO.
Rimedio! Che rimedio?
PAOLINO.
Non lo so! Lasciami dire....
PULEJO.
Se dipende da me....
PAOLINO.
Sì, un rimedio che forse tu solamente mi puoi suggerire.
PULEJO.
Ebbene, sentiamo. (_Siede_).
PAOLINO.
M’ascolti bene?
PULEJO.
Ma sì, perdio! Parla!
PAOLINO.
Come a un fratello, bada! Ti parlo come a un fratello. Anzi, no! il medico è come il confessore, non è vero?
PULEJO.
Certo. Abbiamo anche noi il segreto professionale.
PAOLINO.
Ah, benissimo. Ti parlo allora anche sotto il sigillo della confessione. Come a un fratello e come a un sacerdote. (_Si posa una mano su lo stomaco, e con uno sguardo d’intelligenza, aggiunge, solennemente_). Tomba, oh!
PULEJO
(_ridendo_).
Tomba, tomba, va bene! Avanti!
PAOLINO.
Nino! _(sbarra tanto d’occhi, stende una mano e congiunge l’indice e il pollice quasi per pesare le parole che sta per dire_). Perella ha due case.
PULEJO
(_stordito_).
Perella? E chi è Perella?
PAOLINO
(_prorompendo_).
Perella il capitano, perdio! (_Poi, piano, ricordandosi che di là ci sono i due scolari_). Perella della Navigazione Generale! capitano di lungo corso! il comandante del _Segesta_!
PULEJO.
Va bene, sì. Ho capito. Il capitano Perella. Non lo conosco.
PAOLINO.
Ah, non lo conosci? Tanto meglio! Ma tomba lo stesso, oh! (_Con la stessa aria cupa e grave ripiglia_): Due case. Una qua, una a Napoli.
PULEJO.
Fortunato. Due case. E poi?
PAOLINO
(_lo squadra; poi scomponendosi tutto nella rabbia che lo divora_).
Ah, ti par niente? Un uomo ammogliato, e con figlio, che approfitta vigliaccamente del suo mestiere di marinajo e si fa un’altra casa in un altro paese, con un’altra donna, ti par niente? Ma sono cose turche, perdio!
PULEJO.
Turchissime, chi ti dice di no? Ma a te, che te n’importa? Che c’entri tu?
PAOLINO.
Ah, che me n’importa a me, tu dici?
PULEJO.
Che è tua parente, la moglie di Perella?
Si sente picchiare ancora, forte, all’uscio in fondo.
_Le voci di_ GIGLIO _e_ BELLI.
Professore! Professore!
PAOLINO
(_scattando_).
Ancora! Io faccio davvero uno sproposito, oggi! (_Senza alzarsi, urla verso l’uscio in fondo_). Che altro avete?
_La voce di_ BELLI.
Abbiamo finito, professore!
_La voce di_ GIGLIO.
Apra! Qua si soffoca! Apra!
PAOLINO.
Ancora un momento! Non è possibile che abbiate finito!
_La voce di_ BELLI.
Ma se abbiamo finito, scusi!
_La voce di_ GIGLIO.
Non respiriamo più, qua dentro! Apra!
PAOLINO.
Non apro un corno! Correggete, e statevi zitti! L’ora non è finita. (_Al dottor Pulejo_). Ah, non deve importarmene, tu dici, perchè non è mia parente? E se fosse?
PULEJO.
Ah, se è una tua parente...
PAOLINO.
No! È una povera donna, che soffre pene d’inferno! Una donna onesta, capisci? tradita in un modo infame, capisci? dal proprio marito! C’è bisogno d’esser parente per sentirsene rimescolare, indignare, rivoltare?
PULEJO.
Ma sì.... sì.... però non vedo che ci possa fare io, scusa....
PAOLINO.
Se non mi lasci finire, sfido! Mi piace, intanto, codesta tua placidità, mentre io friggo. — Non vedi che friggo? Permetti? (_gli afferra una mano e gliela stringe fino a farlo gridare_).
PULEJO
(_ritirando la mano_).
Ahi! Oh, mi fai male! Sei matto?
PAOLINO.
Ma per farti sentire com’è quando si parla degli altri! Li guardi da fuori, tu, gli altri; e non te n’interessi! Che cosa sono per te? Niente! Immagini che ti passano davanti, e basta! Dentro, dentro bisogna sentirli; immedesimarsi; provarne.... ecco, così.... (_indica la mano che il dottore si liscia ancora_) una sofferenza, facendola tua!
PULEJO.
Grazie tante, caro! Mi bastano le mie! Ognuno, le sue. Ma sai che sei buffo davvero? (_ride guardandolo_).
PAOLINO.
Esilarante, eh, lo so! Esilarantissimo. Lo so. La vista chiara, aperta, delle passioni — e siano anche le più tristi, le più angosciose — ha il potere, lo so, di promuovere le risa in tutti! Sfido! non le avete mai provate, o usi come siete a mascherarle (perchè siete tutti foderati di menzogna!), non le riconoscete più in un pover’uomo come me, che ha la sciagura di non saperle nascondere e dominare! _Sèntimi! sèntimi_, perdio! Dentro di te, _sèntimi_! Io soffro!
PULEJO.
Ma di che soffri? Eccomi! Sono qua! Se non mi dici di che soffri! Mi parli della signora Perella....
PAOLINO.
Ma appunto, sì, di lei!
PULEJO.
Soffri della signora Perella?
PAOLINO.
Sì, Nino mio! Perchè tu non sai! tu non sai! Lasciami dire. Quel caro capitano Perella, quel carissimo capitano Perella non si contenta, capisci? di tradire la moglie, d’avere un’altra casa a Napoli, come ti dicevo, con un’altra donna. No! Ha tre o quattro figli là, con quella, e uno qua, con la moglie. Non vuole averne altri!
PULEJO.
Eh, cinque — mi pare che bastino!
PAOLINO.
Ah così tu la pensi? Con la moglie ne ha uno, uno solo! Quelli di là non sono legittimi; e se ne ha qualche altro là con quella, può buttarlo via come niente, in un ospizio di trovatelli, capisci? Invece, qua, con la moglie, no! D’un figlio legittimo non potrebbe disfarsi, è vero?
PULEJO.
Naturalmente....
PAOLINO.
E allora, brutto manigoldo, che ti combina? (Oh, dura da tre anni, sai, questa storia!). Ti combina che, nei giorni che sbarca qui, piglia il più piccolo pretesto per attaccar lite con la moglie, e la notte si chiude a dormir solo. Le sbatte la porta in faccia, capisci? ci mette il paletto; il giorno appresso, se ne riparte, e chi s’è visto, s’è visto! Da tre anni — così.
PULEJO
(_con una commiserazione da cui non riesce a staccare un sorriso_).
Oh povera signora.... — la porta in faccia?
PAOLINO.
In faccia.... — e il paletto.... — e il giorno appresso.... (_gesto della mano per significare che se la fila_).
PULEJO.
Povera signora, ma guarda!
PAOLINO.
Ah, così.... E non sai dirmi altro?
PULEJO.
E che vuoi che ti dica? Non capisco ancora, scusa, che cosa ci possa fare io.... Mi dispiace.... mi duole....
PAOLINO.
E basta? Se fosse tua sorella, se Perella fosse tuo cognato e tu sapessi che tratta la moglie così....
PULEJO.
Ah, perdio! Lo piglierei per il collo!
PAOLINO.
Lo vedi? Lo vedi? Per il collo lo piglieresti!
PULEJO.
Sfido! Da fratello!
PAOLINO.
E se questa povera signora, fratelli, non ne ha? e non ha nessuno? nessuno, dico, che possa, legittimamente prenderlo per il collo, questo signor capitano Perella, e richiamarlo ai suoi doveri di marito, si deve lasciar perire così una donna, senza darle ajuto? Ti pare giusto? ti pare onesto?
PULEJO.
Già.... — ma tu?...
PAOLINO.
Io, che cosa?
PULEJO.
Scusa.... — come le sai tu, prima di tutto, codeste cose?
PAOLINO.
Come le so!... Le so.... le so.... perchè..,, sì, da.... da un anno io.... do lezione di.... latino al ragazzo, al figlio di Perella, che ha undici anni....
PULEJO
(_comprendendo_).
Ah.... Era quella signora che è uscita di qua, poco fa, con un ragazzo?
PAOLINO
(_subito quasi saltandogli addosso_).
Tomba, oh! Segreto professionale!
PULEJO.
Ma sì, diavolo! Non dubitare!...
PAOLINO.
Per carità! La virtù in persona! E tu non puoi sapere, Nino mio, non puoi sapere quanta pietà m’ha inspirato, per tutte le lagrime che ha pianto, quella povera signora! E che bontà! che nobiltà di sentimenti! che purezza! Ed è pure bella! L’hai vista?
PULEJO.
No.... Col velo abbassato....
PAOLINO.
È bella! Fosse brutta, capirei. È bella! Ancora giovane! E vedersi trattata così, tradita, disprezzata e lasciata in un canto, là, come uno straccio inutile.... Vorrei vedere chi avrebbe saputo resistere! chi non si sarebbe ribellata! E chi può condannarla? (_Quasi venendogli con le mani in faccia_). Tu oseresti condannarla?
PULEJO
(_arretrando_).
Io no!
PAOLINO.
Vorrei veder questa, che tu la condannassi!
PULEJO.
Ma no! Se è vero che il marito la tratta così....
PAOLINO.
Così! così! Non metterai in dubbio, spero, la mia parola!
PULEJO.
Ma nient’affatto!
PAOLINO.
E allora, amico mio, dammi subito una mano per salvarla, perchè questa donna si trova adesso come sospesa all’orlo d’un precipizio. Ajutami, ajutami, prima che precipiti giù! Bisogna salvarla!
PULEJO.
Già.... ma come?
PAOLINO.
Come? E non intendi quale può essere il precipizio per lei, lasciata lì da tre anni dal marito? Si trova.... si trova purtroppo....
PULEJO
(_lo guarda, crede di capire e non vorrebbe_).
Che?...
PAOLINO
(_esitante, ma in modo da non lasciar dubbio_).
Sì.... in una.... in una terribile situazione.... disperata....
PULEJO
(_irrigidendosi e guardandolo ora severamente e freddamente_).
Ah, no no, caro! Ah, non faccio di queste cose, io sai? Non voglio mica aver da fare col Codice Penale, io!
PAOLINO
(_con uno scatto pieno di stupore e di sdegno_).
Pezzo d’imbecille! E che ti figuri adesso? che ti figuri che io voglia da te?
PULEJO.
Come, che mi figuro! Sono medico.... e se mi dici che si trova....
PAOLINO.
Pezzo d’asino! E per chi m’hai preso? Ma quella è una donna onesta! Quella, ti dico, è la virtù fatta persona!
PULEJO.
E via.... lasciamo andare!
PAOLINO.
No! Senza lasciare andare! È così come ti dico!
PULEJO.
Sarà! Ma scusa, non mi domandi?...
PAOLINO
(_incalzando_).
Che ti domando? Vuoi che ti domandi un delitto? Una immoralità di questo genere, per lei e per me stesso? Mi credi un birbaccione capace di tanto? che chieda il tuo ajuto per.... Oh! mi fa schifo, orrore, sodo a pensarlo!
PULEJO
(_perdendo del tutto la pazienza_).
Ma insomma: mi dici che corno vuoi, allora, da me? — Io non-ti-ca-pi-sco!
PAOLINO
(_imperterrito_).
Quello che è giusto, voglio! Voglio quello che è onesto e morale!
PULEJO.
Che cosa?
PAOLINO
(_a gran voce_).
Che Perella sia un buon marito — voglio! Che non sbatta più la porta in faccia alla moglie, quando sbarca qui! — Questo voglio!
PULEJO.
E lo vuoi da me, questo? (_Scoppia in una interminabile risata_). Ah! ah! ah! ah! E che pre.... e che pre.... e che pretendi.... ohi ohi ohi.... ah.... ah.... ah.... pre.... pretendi che costringa l’asino a bere per forzai?... ah! ah! ah!
PAOLINO
(_mentre il dottore seguita a ridere, guardandolo in bocca_).
Che ridi, che ridi, animalone? C’è in vista una tragedia, e tu ridi? una donna minacciata nell’onore, nella vita, e tu ridi? E non ti parlo di me! — (_Risolutamente, stringendo le braccia al dottore_). Oh! Sai che avverrà? (_truce_). Perella, imbarcato da tre mesi, arriva questa sera. Passerà qui soltanto una notte. Questa notte. Ripartirà domani per il Levante, e starà fuori, per lo meno, altri due mesi. Hai capito ora? Bisogna assolutamente approfittare di questo giorno ch’egli passa qui, o tutto è perduto!
PULEJO
(_frenando a stento le risa_).
Va bene, va bene; ma.... ma io....
PAOLINO.
Non ridere! non ridere, o ti strozzo!
PULEJO.
Non rido, no!
PAOLINO.
O anche ridi, ridi, se vuoi, della mia disperazione; ma dammi ajuto, per carità! Tu avrai un rimedio.... — sei medico — tu avrai un mezzo....
PULEJO.
Per impedire che il capitano prenda un pretesto d’attaccar lite questa sera con la moglie?
PAOLINO.
Precisamente!
PULEJO.
Per la morale, è vero?
PAOLINO.
Per salvare quella povera martire e me! Seguiti a scherzare?
PULEJO.
No — mi interesso, vedi? — Ma se questo capitano.... — Scusa: quant’anni ha?
PAOLINO.
Non so. Una quarantina....
PULEJO.
Ah, ancora in gamba!
PAOLINO.
Un bestione!
PULEJO.
M’hai detto che torna da un viaggio di tre mesi?
PAOLINO.
Già, sì; ma ha già toccato Napoli, capisci?
PULEJO.
Ah.... dove ha l’altra casa!
PAOLINO.
Precisamente. — Manigoldo! — E fa sempre così!
PULEJO.
Tocca, prima Napoli?
PAOLINO.
Napoli!
PULEJO.
Bisogna che pensi allora questa sera — assolutamente — che ha una casa anche qui?
PAOLINO.
Una moglie!
PULEJO.
Che lo aspetta....
PAOLINO
(_avvertendo un sapor d’ironia nel tono del dottore e irritandosene_).
Ah, senti! Che vorresti discutere?
PULEJO.
No! no! Dio me ne guardi! — Il torto è suo! — Ma ecco.... c’è.... c’è forse qualche.... sì, dirò.... qualche cosa di più....
PAOLINO.
No: nient’affatto! non c’è altro che il suo torto, e le conseguenze di esso!
PULEJO.
Già, ecco, sì.... una conseguenza che forse avresti potuto....
PAOLINO
(_subito, interrompendo_).
Ma chi l’ha voluto? — Nè io, nè lei! — Questo è positivo! — Ora, scusa: chi è imputabile? L’intenzione, è vero? Non il caso. — Se tu l’intenzione non l’hai avuta!... — Resta il caso. — Una disgrazia! — Guarda: è come se tu avessi una terra, e la lasciassi abbandonata. — C’è un albero in questa terra, e tu non te ne curi. Come se fosse di nessuno. — Bene. Uno passa. — Coglie un frutto di quell’albero; se lo mangia; butta via il nocciolo. — Lo butti.... così, per il solo fatto che hai colto quel frutto abbandonato. — Bene. Un bel giorno, da quel nocciolo là ti nasce un altro albero! — L’hai voluto? — No! — Nè lo ha voluto la terra che ha ricevuto.... così.... quel nocciolo. — Scusa: l’albero che nasce a chi appartiene? — A te, che sei il proprietario della terra!
PULEJO.
A me? — Ah no, grazie!
PAOLINO
(_lo investe subito, furibondo, afferrandolo per le braccia e scrollandolo_).
E allora guardati la terra, perdio! guardati la terra! impedisci che altri vi passi e colga un frutto dall’albero abbandonato!
PULEJO.
Sì, sì, d’accordo! — Ma tu dici a me, scusa! Io non c’entro! Questo lo farà il capitano!
PAOLINO.
E deve farlo! deve farlo! — Ma tu dici che lo farà?
PULEJO.
Dio mio, procureremo di farglielo fare....
PAOLINO
(_baciandolo con veemente effusione di gratitudine e d’ammirazione_).
Nino, sei un dio! — Ma di’, di’: come? come?
PULEJO.
Come!... Aspetta (_Pausa. Sta a pensare_). Dimmi un po’: mangia in casa il signor Capitano?
PAOLINO.
In casa, sì.... verso le sei, appena sbarcato. Sono anch’io invitato a tavola....
PULEJO.
Ah, bene. — E allora.... — sì, dico, tu non ci andrai così, suppongo, a mani vuote.
PAOLINO.
Perchè? — Ah, ho promesso di portare al ragazzo un po’ di paste....
PULEJO.
Benissimo! (_Troncando_). Senti: va’ a comperare codeste paste.
PAOLINO
(_non comprendendo ancora_).
Come? Perchè? E tu?
PULEJO.
Le porti in farmacia, da mio fratello Totò.
PAOLINO.
Ma tu che vuoi fare?
PULEJO.