I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 1

Part 8

Chapter 84,162 wordsPublic domain

El fiume Giordano non è molto grande nè molto profondo, ma mena di buon' pesci, e viene dal monte Libano, da due fonti chiamati Gior e dam; e da queste due fonti prese el nome del fiume Giordano: e passa per un lago, che è chiamato Maron. Poi passa per lo mare di Tiberia, e passa sotto le montagnie di Gelboe; e ivi, dall'una costa e l'altra della riviera, sono molte belle valle. E durono le montagnie di Libano di lungi infino al diserto di Pharaam. Queste montagnie dividono il reame di Soria infino al paese di Finice. Sopra di questi monti crescono cedri altissimi, e portono pomi grossi e lunghi, ed è la grosseza come el capo d'un uomo. Questo fiume Giordano divide la terra di Galilea da la terra di Idumea e la terra di Bostorum, e corre sotto terra un gran pezo infino a un gran piano e bello, chiamato in saracinesco Meldam, che vuol dire in nostra lingua, fiera, overo mercato; però che 'n questo piano spesse volte si fanno fiere; e ivi ritorna l'acqua grande e lata. Quivi in questo piano si è la tomba del pazientissimo Iob. In questo fiume Giordiano fu Cristo battezato, e ivi fu udita la voce del padre, dicendo: _Hic est filius meus dilectus_. E lo Spirito Santo discese sopra lui in forma di colomba, e così a questo battesimo fu tutta la Trinità. Pel mezo di questo fiume pasorono e figliuoli di Israel ad piedi sciutti; e ivi missono pietre per lo miracolo di Dio che aveva da parte ritratte e sostenute l'acque. In questo fiume Giordano si lavò Naaman di Siria, uomo molto ricco, ma lebroso, e fu subito guarito. Intorno al fiume Giordano son molte chiese, ove abitavono molti cristiani. Ivi apresso è la città di Hai, la quale fu assalita da Iosuè e presa. Item, le valle del fiume Giordano e di Mambre sono molte belle. Item, dalla montagnia sopradetta, dove el nostro Signiore digiunò XL. dì, a due leghe dilungi, verso Galilea, è un bello e alto monte, sopra el quale el nimico portò el nostro Signiore la terza volta per tentarlo, e di quivi gli mostrò tutto il piano del paese, dicendo: Tutto ciò che tu vedi, ti darò, se tu t'inginocchi e adorera' mi. Item, dal mare morto andando verso oriente, fuori de' confini della terra di promissione, è un bello castello e forte nel monte, el quale è del Soldano, e chiamasi in saracinesco Baruth, che vuol dire in nostra lingua, ponte Reale. Questo castello fece fare Baldelorin Re di Francia, el quale conquistò questo paese, e dentro vi misse cristiani per guardarlo; e però fu chiamato Monte reale. E di sotto a questo castello è una villa, chiamata Sobeccha: ivi d'intorno dimorono molti cristiani sotto trebuto; e da qui, infino a Nazareth in Gierusalem, sono tre giornate, e vassi per la provincia di Galilea, per Ramata, per Sophonia, e per lo alto monte di Effraym, dove Elena e Anna (_sic_) madre di Samuel profeta dimoravono. Qui nacque questo profeta e fu soppellito al monte di Giorgia, come di sopra dissi. Da poi si va a Sillo, dove da Helia profeta fu custodita l'arca di Dio insieme colle sante reliquie; ivi faceva sacrificio il populo di Ebron al nostro Signore: ivi gli renderono i loro doni: ivi parlò Iddio a Samuel e rivelogli la mutazione dell'ordine del sacrificio del sacerdozio e del misterio del sacramento. Assai apresso, a la sinistra, è Gabbaom, e dallato è Rama e Beniami, de' quali luoghi parla la Scrittura. E poi vassi per Sichem, altrimenti chiamata Sichar, nella provincia de' Samaritani. Ivi è una bella valletta e fruttuosa; e ivi è una molto bella e buona città, chiamata Neopoli; e di qua a Gierusalem a una giornata è una fonte, dove parlò Giesù alla sanmaritana: e ivi soleva esere una chiesa, ma è stata abandonata e abattuta: e allato a questa fonte fece fare Roboas due vasi d'oro, e sì gli faceva adoperare; e a un pose nome Adam e a l'altro Bethel. Item, a una legha dalla città di Siccar è la città di Luza. In questa città dimorò Abraam un gran tempo. Siccar è X. leghe di lungi da Gierusalem, ed è chiamata Neopoli[61], che vuol dire città novella; e quivi è la sepultura di Ioseph figliuolo di Iacob, il quale governò Egitto; e gli giudei vanno in pellegrinagio in quello luogo divotamente, perchè e' portorono d'Egitto l'ossa sua e quivi le sopelirono. In questa città fu Reina la figliuola di Iacob, chiamata Dina, per cui e dua frategli uccisono molte persone e assai male feciono nella città. Ivi da lato è il monte di Garisim, ove e samaritani adoravono. Item, in su questo monte volle Abraam sacrificare il suo figliuolo Isaach; ivi dallato è la valle di Dotaim, e ivi è la citerna dove fu gittato Ioseph da' frategli inanzi che lo vendessono: e questo è dilungi due leghe da Siccar. Di là si va a Sanmaria, che ora si chiama Sabasta; e questa è la principal città del paese, e giace tra' monti a modo che fa Gierusalem. In questa città fu la sedia de le XII. tribù di Israel, ma la città non è ora sì grande come soleva: ivi fu sepolto san Giovanni Battista fra' due profeti, Eliseo e Abdam; ma egli fu dicapitato nel castello di Macharim appresso il mare morto; e poi fu da' suoi discepoli trasportato e sotterrato in Sanmaria.

COME GIULIANO APPOSTATA FECE ARDERE EL CORPO DI SANTO GIOVANNI E GITTARE LA CENERE AL VENTO.

Questo Giuliano Apostata fece ardere l'ossa sua, e gittare la cenere al vento, ma rimase intero el dito, col quale mostrò il nostro Signiore Giesù Cristo, dicendo: _Ecce Agnus Dei_; però che mai non potè ardere: e questo dito fece santa Techia vergine mettere in questi monti, ove ora se ne fa gran festa.

COME TEODOSIO IMPERADORE TROVÒ IL CAPO DI SAN GIOVANNI BATISTA.

In questa città medesima di Sabasta solevono essere molto chiese, ma furono abattute: ivi era el capo di santo Giovanni in uno muro serrato, ma Teodosio imperadore il fece cavare fuori, e trovollo avilupato in un drappo tutto insanguinato, e così il fece portare a Gostantinopoli, e ivi è ancora. La parte di dietro della testa e quela dinanzi è ancora nella chiesa[62] di santo Salvestro, ove sono monaci del cordone: e ancora questa parte di testa è tutta abruciata[63] e quasi meza arsa, perchè lo imperadore Giuliano sopradetto per la sua cattiva volontà la fece ardere insieme coll'altre ossa, e così apare. Questo è provato per papi e per imperadori. E la mascella di sotto e una parte delle gengie e dell'ossa e il piattello ove fu messo il capo, quando gli fu tagliato, sono a Genova, e li Genovesi ne fanno gran festa; e simile festa fanno e saracini di lui. Alcuni dicono, che 'l capo di santo Giovanni è in Amiens in Fiandra, e altri dicono che questo è il capo di santo Giovanni vescovo. Io non so, Dio el sa, ma in qualunque terra si fa onore al buon santo Giovanni: è ben fatto. Dalla città di Sabasta infino a Gierusalem sono XII. leghe.

D'UNA FONTE CHE SI MUTA QUATTRO VOLTE DI COLORE L'ANNO.

Nelle montagne di questo paese è una fonte che IIII. volte l'anno si muta di colore; alcuna volta è verde, e alcuna volta è rossa; una chiara, una altra torbida, e chiamasi la fonte di Iacob. Le gente di questo paese si chiamono Sanmaritani, e furono dagli apostoli convertiti e battezzati, ma eglino non ànno mantenuto la lor dottrina, e mantengono legge per loro discordante da' cristiani, saracini e giudei e pagani. Egliono credono bene in uno solo Dio, e dicono che non è altro che uno solo Dio, il quale ogni cosa creò e ogni uomo giudicherà, e tengono alla bibbia quanto alla lettera, e li V. libri di Muisè col salterio, come fanno e giudei: e dicono, che e' sono diritti figliuoli di Dio; e più d'altra gente amono Dio, e che e' sono eglino e proprii eredi, a chi Dio promisse la eredità. Questi ànno diverso abito dall'altra gente. Per disferenziarsi dagli altri, egliono si invilupono le teste con un lenzuolo rosso, e li saracini si invilupono lo teste con uno lenzuolo bianco; e li cristiani, che abitono in quel paese, s'invilupono le teste con uno panno bianco; e li giudei con uno panno giallo. In questo paese dimorano molti giudei che pagono trebuto, come fanno e cristiani; e se volessi sapere le lettere[64] de' giudei, che sono in quel paese e altrove, sono così fatte colli lor nomi, come vedete qui di sotto.

DELLE CITTÀ CHE SONO NELLA PROVINCIA DI GALILEA, E DOVE NASCERÀ ANTI CRISTO, E DOVE SARÀ NUTRITO, E DOVE REGNIERÀ.

Da questo paese de' sanmaritani, del quale v'ò parlato, si va al piano di Galilea, lasciando e monti da una parte. Ed è Galilea una delle terre de le provincie di promissione; e in questa provincia sono queste città; cioè, Naim, Capharnaum, Bectsaida e Corosaim. Da Bectsaida fu san Piero e santo Andrea: a quattro leghe da Corosaim è la città di Cedar, di cui el salterio parla: _Habitavi cum habitantibus Cedar_. Anti Cristo nascerà, come dice el profeta: _De Babillonia coluber exiet, qui totum mundum devorabit_. Questo Anti Cristo sarà nutrito in Betsaida e regnierà in Chapharnum; e però dice la Scrittura: _Vae tibi, Corosaim! vae tibi, Bethsaida! vae tibi, Capharnaum!_ E tutte quelle città sono di Galilea, e sono IIIIº. leghe da Nazareth. Di questa città si fu Simone Cananeo e la femina Cananea, della qual parla el vangelio. Ivi fece il nostro Signiore il primo miracolo alla cena dello Architriclino, quando mutò l'acqua in vino. Ne' confini di Galilea, apresso e monti, fu presa l'arca di Dio: e dall'altra parte è il monte Endor e Hermon, e là d'intorno va un fiume del torrente Sion, altrimenti chiamato el torrente Radamain. Ivi da lato, Barath, figliuolo d'Abimalech, insieme con il figliuolo di Elbora profetessa, vinse l'oste di Idumer, quando il Re Cifaro fu morto con Gebel moglie di Eber Ethath, oltre el fiume Giordano; per forza della ispada uccise Zeber e Salamana. E a V. leghe da Nain è la città di Egeraol, che altrimenti è chiamata Zaraim; della quale città fu Gezebella, malvagia Reina, la qual per forza tolse la vignia di Naabot. Apresso a questa città è il campo di Magredi, nel quale il Re Horia fu ucciso dal Re di Egitto, e dipoi fu portato e soppellito nel monte Sion. A una lega da Zezioel sono le montagnie di Gelboe, ove Saul e Gionatas, che fu così bello, morirono. Per quella cagione David gli maladisse nel salterio, dicendo: _Montes Gelboe, nec ros, nec pluvia_. A una lega dal monte Gelboe, verso oriente, è la città di Sacophe, la quale è chiamata Bethsam: sopra le mura di questa città fu appicata la testa del Re Saul.

DEL LUOGO DOVE NACQUE NOSTRA DONNA, E DI QUANTO TEMPO ERA QUANDO FU ANNUNZIATA DA L'ANGIOLO, E QUANTO TEMPO VISSE DOPO LA PASSIONE.

Da poi si va a Nazareth per la montagnia dallato al piano di Gelboe. Nazareth soleva essere gran città e bella, ma ora è una cattiva villa di case sparte, in quanto ella non è murata; e siede in una piccola valle con monti intorno. Ivi nacque nostra Donna, e però portò Cristo il pronome di questa villa. E Ioseph tolse per moglie nostra Donna, esendo d'anni XIIII: ivi salutolla l'angiolo Gabriello, dicendo: _Ave, Maria gratia plena_ etc. Quivi soleva essere una chiesa, ma fu distrutta, nella quale era uno grande altare. E ivi allato è uno pilastro di quella chiesa; e quivi è fatto una piccola abitazione per ricevere l'oferte de' pellegrini, e sì la guardono molto bene e saracini per l'utile che ne tragono. Questi saracini qua sono più cattivi e crudeli che altrove, e ànno guasto tutte le chiese. Ivi è el fonte di Gabriel, dove si soleva bagniare il nostro Signiore quando era piccolino. Di questa fonte lui portò ispesse volte l'acqua a sua madre; e in questa fonte lavò asai volte la nostra Donna e panni del suo figliuolo Giesù Cristo: e da qui infino in Gierusalem sono tre giornate a Nazaret (_sic_), dove fu nutrito il nostro Signiore. Nazaret si è a dire fiore di giardino, e per buona cagione è chiamata fiore, però che in lui fu nutrito el fiore e 'l frutto di vita, cioè Giesù Cristo. Da Nazaret, a due leghe, è la città di Sephor, sopra a la via che va di Nazareth a Achon; ed a meza lega di là da Nazareth è lo salto del nostro Signiore, perchè avendolo e giudei menatolo sopra uno alto monte, e volendolo gittare per ucciderlo, Iesù Cristo passò pel mezo loro e salì fuori, e montò sopra una alta montagnia, nella quale al presente si vegono li passi: e per questo, quegli che ànno paura de i nimici o di altra gente di male afare, dichino: _Iesus autem transiens, per medium illorum ibat_; a memoria che Giesù Cristo passò per el mezo e giudei crudeli e scampò sanamente da loro: così sicuramente possono passare e scampare delle mani degli inimici loro. Dopo questo dicano questi due versi del saltero: _Irruat super eos formido et pavor in magnitudine brachii tui, Domine: fiant immobiles quasi lapis donec pertranseat populus tuus, Domine, quem tu possedisti_. Questi versi si dicono tre volte, e da poi si passa sicuramente; e sapiate che nostra Donna partorì nel quinto decimo anno, e conversò col suo figliuolo benedetto XXXIII. anni e III. mesi; e, dopo la passione del nostro Signiore, visse XXIIII.º anni.

DEL MONTE TABOR, E COME EL GIUDICIO SARA EL DÌ DI PASQUA.

Item, da Nazareth si va al monte Tabor e non v'è altro che IIII. leghe; il quale è bel monte e alto, ove soleva esere asai chiese, ma sono distrutte; e ancora v'è un luogo che si chiama la squola di Dio, ove soleva amaestrare e suoi discepoli, e apriva loro e segreti di Dio. A piè del monte Tabor, Melchisedech, che fu Re di Salem, chiamata poi Ierusalem, al declinare del monte, iscontrò Abraam, il quale ritornava dalla battaglia, nella quale aveva morto el Re Amalech. Item, in questa montagna si trasfigurò il nostro Signiore dinanzi a san Piero e santo Iacopo e santo Giovanni: qui vidono spiritualmente Moisè e Elia profeta, e imperò disse santo Piero a Cristo: _Bonum est nos hic esse; si vis, faciamus hic tria tabernacula_. Sì vi udirono la voce del Padre, dicendo: _Hic est filius meus dilectus, in quo mihi bene complacui_: e Iesù Cristo li comandò che non dicesono ad alcuno questa visione, infino che non fussi risucitato da morte a vita. In questo monte e in questo luogo medesimo el dì del giudicio IIII. angeli soneranno IIII. trombe, e risuciteranno tutti e morti, che son morti da poi che fu creato el mondo; e tutti verranno in corpo e in anima dinanzi al cospetto di Dio al giudicio ne la vale di Iosafat; e sarà questo giudicio el dì di pasqua, in quell'ora medesima che risucitò il nostro Signore; e sarà cominciato questo giudicio nell'ora che 'l nostro Signiore discese a l'inferno per ispogliarlo; però che in questa ora spoglierà il mondo e rimunererà gl'amici suoi in grazia, e li nimici a pena perpetua gli condannerà. E in quel tempo arà ciascuno el merito de le sue opere, o bene o male, se la gran misericordia di Dio non anticipa la sua giustizia. Item, a una lega dal monte Tabor è el monte di Emon, e ivi fu la città di Naim, inanzi a la porta de la quale el nostro Signiore e' risucitò el figliuolo della vedova. Item, a tre leghe da Nazaret è il castello di Saffia, dove furono e figliuoli di Zebbedeo e i figliuoli d'Alfeo; e, a V. leghe da Nazaret, è il monte di Caim, di sotto el quale è una fonte; e quivi allato Lamech, padre di Noè, ucciso Caim con una saetta, perchè Caim andava pe' monti a modo d'una bestia, e vivette in quela forma più di CCº. anni, insino al tempo di Noè. Da Saffia si va al mare di Galilea e alla città di Tiberìa, che siede sopra questo mare; e quantunque si chiami mare, non dimeno non è mare nè braccio di mare, anzi è uno lago d'acqua dolce, el quale è lungo Cº. stadii e largo XL; e sonvi dentro di buon pesci; e pel mezo vi core el fiume Giordano. La città non è tropo grande, ma assai magnificenzie vi sono; e là dove si parte el fiume Giordano, all'uscire del mare di Galilea, è un ponte grande, per lo quale si passa da la terra di promissione ne la terra del Re Balsam e ne la terra di Gierusalem, le quale sono tutte d'intorno al fiume Giordano, infino al cominciamento del mare di Tiberìa; e di là si può andare in Damasco in 3. giorni per la regione Traconidia, la quale regione dura dal monte Emon infino al mare di Galilea o al mare di Genezareth, che è tutto un mare. Questo è il lago sopradetto, ma e' muta el nome per le cittade che vi sono sopra; e sopra a questo mare andò el nostro Signore appiè asciutti, e ivi rilevò san Piero, quando era già mezo annegato, quando disse:_Modicæ fidei, quare dubitasti?_ E dopo la sua resuresione aparve un'altra volta a' suoi discepoli sopra questo mare, e chiamandogli che pescassono, empierono le rete di gran pesci. E in questo mare navicò Iesù molte volte, e quivi chiamò san Piero e santo Andrea, san Iacopo e san Giovanni, figliuoli di Zebedeo. Ne la città di Tiberìa si è la tavola sopra la quale el nostro Signiore mangiò co' suoi discepoli dopo la resuresione, el qual non conobono, se non al rompere del pane, come dice el vangelo: _Et cognioverunt eum in fractione panis_. E apresso a la città di Tiberìa è il monte, ove il nostro Signore con V. pani e due pesci saziò V. mila persone. In questa città per ira fu gittato un tizone ardente dietro a Giesù Cristo; il capo del tizone percosse in terra, e subito rinverdì e crebe in un grande albero, e al presente cresce, e la scorza è ancora abruciata.

DOVE NACQUE SANTA ANNA.

Item, al capo di questo monte, inverso settentrione, è uno forte castello chiamato Saphor, et è posto apresso di Chapharnau ne la terra di promissione; non è castello sì forte, e di sotto è una buona villa, chiamata Saphor. In questo castello nacque santa Anna, madre di nostra Donna; e di sotto fu la casa di Centurione; e questo luogo fu chiamato Galilea da le gente che furono date a le tribù di Zabulon e Nefthali. E ritornando da questo castello, a XXX. miglia, è la città di Naan, che altrimenti è chiamata Selmas. Di questa fu Cesaro figliuolo d'Apollo, el quale sedeva apresso del monte di Libano, dove comincia il fiume Giordano. Ivi comincia la terra di promissione, e dura infino a Bersabè di lungo andando, verso Bissa, infino a mezo dì, e tiene per largo Cº. LXXX. leghe: e da Ierusalem al Giaffo sono LX. leghe lombarde, che sono piccole: queste non sono leghe di Guascogna, nè di Provenza, nè de la Magnia, le quale son grande. E sapiate che la terra di promissione è in Siria, perchè il reame di Siria dura d'Arabia infino a Colizia, cioè la grande Armenia; e questo è da mezzodì verso Bissa, e da oriente inverso occidente, dal gran diserto d'Arabia insino al mare d'occidente. E in questo reame di Siria sono più province, come è Palestina, Gaza, Galilea e Giudea, e senza molte altre di questo paese.

DELL'USANZA DI QUESTO PAESE, E DI DIVERSE MANIERE DI CRISTIANI E DI LOR COSTUMI, E COME E' FANNO LA LORO CONFESSIONE, E DELLE AUTORITÀ, LE QUALE ALLEGONO PER LORO OPPINIONE.

Egli ànno una usanza, che quando una città o un castello à intorno l'assedio e non possono mandare fuori e messaggi, egli legono le lettere al collo a certi loro usati colombi talmente amaestrati, e quali portono e riportono e lor messaggi, perchè questi colombi sono notriti che vanno da l'un luogo a l'altro, e quali luoghi sì usono comunemente. E sapiate, che tra questi saracini, in ogni parte dimorono molti cristiani di molte maniere e di molti nomi, tutti battezzati; e ànno diverse lingue e diversi costumi, ma tutti credono in Dio Padre e Figliuolo e Spirito Santo; e tutta via mancono in alcuno articolo della fede. Alcuni si chiamono Giacobini, perchè santo Iacopo si convertì e santo Giovanni Batista gli battezzò. Questi dicono che solo a Dio si debe confessare e peccati, e none agl'uomini, perchè si debbe chiamare in colpa in verso colui che si offende: e dicono, che nè Idio, nè e profeti non ordinorono mai che niuno si confesassi da altri che da Dio; sì come disse Moisè nella Bibbia: e per questo disse David nel Salterio: _Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo; e altrove: Delictum meum cognitum tibi feci, quia Deus meus es tu et confitebor tibi_; però che e' sanno tutta la Bibbia e el Salterio, ma non allegono le autorità latine, anzi nel loro linguagio assai convenientemente, sì che e' dicono, che David e gli altri profeti si concordiano co e nostri dottori e con alcune de le loro openione, e massime con santo Agostino, dove dice: _Qui scelera sua cogitat et conversus fuerit, veniam inveniat_. Cum Gregorio: _Domine potius mentem quam verba inspicies respicis_; et cum sancto Hilario: _Longorum temporum crimina in ictu oculi pereunt si cordis nata fuerit compunctio_. E però dicono, che solo a Dio si debono confessare e sua peccati, e a lui promettere d'emendare. Però, quando si vogliono confessare, s'accendono fuoco allato a loro e sì vi gettono dentro incenso e altre spezie odorifere, e nel fummo si confessono a Dio, e dimandono misericordia. Ed è vero, che questo confessare è naturale e primitivo, ma e santi padri e' papi che sono venuti da poi, ànno ordinato di fare la confessione a l'uomo, e per buona cagione; perchè egli ànno riguardato che niuna malizia può essere sanata, e non si può dare buona medicina, se prima non si sa la qualitade e non si conoscie la natura del male; e per lo simile non si può dare buona penitenzia, se prima non si sa la qualitade del peccato; però che e peccati non sono equali ne' luoghi e nei tempi, e però si conviene sapere la qualità de' peccati, e, secondo quegli, dare la debita penitenzia. Item, vi sono altri cristiani chiamati soriani, e tengono el mezo de la fede tra noi e' greci: eglino portano barbe a modo che fanno e greci, e fanno sacrificio di pane lievito; e nel loro parlare usono lettere saracinesche, ma nel misterio della chiesa usano lettere greche, e fanno la loro confessione a modo di iacopini di sopra detti. Altri cristiani quivi sono, chiamati Giorgiani, e quali convertì santo Giorgio, e lui onorono più che altro santo di paradiso, e sempre lo chiamono in ogni suo aiuto. Questi, che vennono del reame di Giorgia, portono cheriche rase tonde, cioè e preti; e i laici quadrata la portono, e questi tengono la lingua greca[65]. E altri vi sono chiamati cristiani dalla cintura. Altri sono Ariani, altri Nubiani, altri Indiani, che sono della terra del prete Giovanni, e tutti questi ànno alcuno articolo della fede nostra e negli altri variono; e perchè troppo sarebe lungo el parlare di tutti, però di ciò farò fine.

DEL SITO DI DAMASCO, E DA CUI FU EDIFICATO, E DELLA BELLEZA E ABUNDANZIA SUA; E COME SANTO PAULO, EL QUALE LEGGEVA FISICA IN DAMASCO, FU CONVERTITO.

Poi che io v'ò divisato alcuna parte delle genti che dimorano infra quegli termini, io voglio ritornare al mio camino. Per ritornare di qua adunque, chi vuole ritornare da la terra di Galilea, de la quale io ò parlato, e' à a venire per Damasco, che è molta bella città e molto nobile e piena d'ogni mercatanzia: è tre giornate dilungi dal mare, e V. giornate dilungi da Gierusalem. Tutto le loro mercatanzie portono sopra cammelli, cavagli, muli e drumedarii e altre bestie infino alla città, e le mercatanzie vengono per mare, cioè d'India, di Persia, Caldea e della grande Armenia e da altre nazione[66]. Questa città edificò Eliseo Damasco, famiglio e spenditore d'Abraam, prima che fusse nato Isach, perchè e' si credea rimanere erede d'Abraam, e chiamò la città del suo propio nome, Damasco. In quela piaza dove fu edificato Damasco, Caino uccise il suo fratello Abel; e allato di Damasco è el monte Seir. In questa città e di fuori sono assai fontane e molti be' giardini e assai diversi frutti: niuna città si potrebe comparare con questa di begli giardini e di begli palagi. La città è grande, e ben murata a doppie mura, e è ben pulita. Ivi sono molti fisici, e santo Paulo, prima che fussi convertito, ivi era fisico per mantenere il corpo in sanitade; ma da poi la conversione, diventò fisico dell'anime; o santo Luca Evangelista fu suo discepolo, per imparare fisica, e molti altri; e però che san Paolo teneva scuola di fisica, e ivi appresso Damasco fu convertito. E dapoi tre dì a la sua conversione, nella città stette sanza vedere, nè bere, nè mangiare; e in questi tre dì fu aperto il cielo, ove e' vedeva di molti secreti del nostro Signiore. Assai apresso a Damasco è un castello, chiamato Arches.