I tre moschettieri, vol. IV

Part 2

Chapter 23,862 wordsPublic domain

Durante il tempo che lord de Winter mise a chiudere la porta, a spingere un catenaccio e ad avvicinare una sedia al seggio di sua cognata, milady, distratta, immerse il suo sguardo nella profondità del possibile, e scuoprì tutta la trama che non avea potuto neppure intravedere fino a che ignorava in quali mani era caduta. Ella conosceva suo cognato per un gentiluomo, franco cacciatore, giuocatore, intraprendente con le donne, ma di una forza al disotto della mezzana per gl'intrighi. Come aveva egli potuto scuoprire il suo arrivo? farla arrestare e perchè la riteneva egli?

Athos le aveva detto qualche parola che provava che la conversazione che aveva tenuta col ministro era stata udita da orecchie straniere, ma non poteva ammettere che le fosse stata scavata una contromina così pronta e ardita. Ella temè ben più, che le sue precedenti operazioni in Inghilterra fossero state scoperte. Buckingham poteva avere indovinato ciò che essa era, e che era stata essa che gli aveva tagliati di dosso i due puntali, e che per vendicarsi di questo piccolo tradimento... Ma Buckingham era incapace di portarsi ad un eccesso contro una donna, particolarmente se questa donna poteva essere scusata coll'agire per un sentimento di gelosia.

— Sì, parliamo, fratello mio, disse ella con una specie di rassegnazione, decisa come era di cavare da questa conversazione tutti gli schiarimenti di cui poteva aver bisogno in seguito, ad onta di tutte le dissimulazioni che avesse potuto presentare lord de Winter.

— Voi dunque vi siete decisa a ritornare in Inghilterra, disse lord de Winter, malgrado la risoluzione che mi avete così spesso manifestata a Parigi di non rimettere più mai il piede sul territorio della Gran-Brettagna.

Milady rispose a questa domanda con un'altra domanda.

— Prima di tutto, diss'ella, ditemi in che modo avete potuto tenermi gli occhi addosso, e ciò tanto severamente da essere in antecedenza prevenuto non solo del mio arrivo, ma ancora del giorno, dell'ora e del porto dove arriverei?

— Ma ditemi voi stessa, mia cara cognata, riprese egli, ciò che venite a fare in Inghilterra.

— Io vengo a vedervi, riprese milady, senza sapere quanto essa aggravava con questa risposta i sospetti che aveva fatti nascere nello spirito di suo cognato la lettera di d'Artagnan, e volendo soltanto cattivarsi la benevolenza del suo uditore con una menzogna.

— Ah! per veder me, disse sardonicamente de Winter.

— Senza dubbio, per vedervi. Che cosa vi è di meraviglioso?

— E voi nel venire in Inghilterra non avete altro scopo che quello di vedermi?

— No.

— Così è per me solo che vi siete data la pena di traversare la Manica?

— Per voi solo.

— Peste! che tenerezza, sorella mia!

— Ma non sono io la vostra più prossima parente? domandò milady con un tuono della più commovente ingenuità.

— Ed anche la mia sola ereditiera, non è vero? disse a sua volta lord de Winter, fissando i suoi occhi su quelli di milady, vale a dire per mezzo di vostro figlio.

Qualunque fosse la possanza ch'ella avesse su di se stessa, milady non potè esimersi dal fremere, e siccome, nel pronunciare le ultime parole che lord de Winter aveva dette, egli posò la mano sul braccio di sua cognata, così questo fremito non gli sfuggì.

In fatti il colpo era diretto e profondo. La prima idea che venne allo spirito di milady, fu che era stata tradita da Ketty; e che questa aveva raccontato al barone l'interessata avversione di cui essa aveva lasciato sfuggire imprudentemente i segni davanti alla sua servente, e si ricordò pure la furiosa ed imprudente uscita ch'essa aveva fatta contro d'Artagnan, quando questi aveva salvata la vita di suo cognato.

— Io non capisco, milord, diss'ella, per guadagnar tempo e far parlare il suo avversario, che volete dire? vi è forse qualche senso nascosto sotto le vostre parole.

— Oh! mio Dio, no, disse lord de Winter con una apparente bonarietà. Voi avete il desiderio di venirmi a vedere, e venite in Inghilterra. Io apprendo questo desiderio, o piuttosto io dubito che voi lo proviate, e per risparmiarvi tutte le noie di un arrivo notturno in un porto, tutte le fatiche di uno sbarco, invio uno dei miei ufficiali incontro a voi, io metto una carrozza sotto i suoi ordini, ed egli vi trasporta qui in questo castello, di cui io sono il governatore, ove vengo tutti i giorni, e dove, affinchè il nostro desiderio di vederci sia soddisfatto, vi faccio preparare una camera. Che cosa vi è di meraviglioso in tutto ciò che vi dico più che in quello che voi avete detto a me?

— No, ciò che io trovo di straordinario, si è che voi siete stato prevenuto del mio arrivo.

— Eppure è la cosa più semplice, mia cara cognata: non avete voi veduto che il capitano del vostro piccolo bastimento, entrando in rada, per ottenere il suo ingresso nel porto, ha mandato avanti una lancia che portava il libro ossia il registro delle persone a bordo? io sono comandante del porto, mi è stato presentato questo libro, vi ho riconosciuto il vostro nome. Il cuore mi ha detto ciò che or ora mi ha confirmato la vostra bocca, vale a dire, con quale scopo voi vi siete esposta ai pericoli di un mare pieno di rischi, o per lo meno tanto faticoso in questo momento, e vi ho inviato incontro il mio cutter. Voi sapete il resto.

Milady capì che lord de Winter mentiva, e ciò non fece che spaventarla sempre più.

— Fratello mio, non è stato, continuò essa milord Buckingham che ho veduto sul varo questa sera nel giungere?

— Egli stesso. Oh! capisco che la sua vista deve avervi colpita, riprese Lord de Winter; voi venite da un paese che si deve occupare molto di lui, e io so che i suoi armamenti contro la Francia preoccupano molto il ministro vostro amico.

— Mio amico il ministro! gridò milady, vedendo che su questo punto come sull'altro milord de Winter sembrava istrutto di tutto.

— Non è egli dunque vostro amico? rispose negligentemente il barone. Ah! perdono, io lo credeva. Ma noi ritorneremo a milord duca più tardi. Non ci allontaniamo dalla piega sentimentale che aveva presa la nostra conversazione. Voi venite, dunque, per vedermi?

— Sì.

— Ebbene! io vi ho risposto che sarete servita a seconda dei vostri desiderii, e che noi ci vedremo tutti i giorni.

— Debbo io dunque rimanere eternamente qui? domandò milady con un certo spavento.

— Vi trovereste forse male alloggiata, sorella mia? domandate ciò che vi manca, e io mi affretterò di farvelo dare.

— Ma io qui non ho nè la mia cameriera, nè la mia servitù.

— Voi avrete tutto, signora; ditemi su qual piede il vostro primo marito aveva montata la vostra casa, e quantunque io non sia che vostro cognato, ve la monterò sullo stesso piede.

— Il mio primo marito? gridò milady guardando Lord de Winter con occhi spaventati.

— Sì, il vostro marito francese; io non parlo di mio fratello. Del resto, se voi lo avete dimenticato, siccome egli vive ancora io potrò scrivergli, ed egli mi farà rimettere le informazioni su questo argomento.

Un sudor freddo stillò dalla fronte di milady.

— Voi scherzate diss'ella con voce sorda.

— Ne ho fors'io l'aspetto? domandò il barone alzandosi, e facendo un passo indietro.

— O piuttosto voi m'insultate, continuò ella stringendo colle sue mani convulse i due bracciali del seggio, e sollevandosi sui pugni.

— Insultarvi! io? disse Lord de Winter con disprezzo, in verità, signora, credete voi che sia possibile?

— Signore, disse milady, voi siete ubriaco, o insensato. Uscite, e inviatemi le mie donne.

— Le donne sono poco secrete, sorella mia; non potrei farvi io da cameriere? in questo modo tutti i nostri segreti resterebbero in famiglia.

— Insolente, gridò milady.

E come mossa da una molla balzò verso il barone, che l'aspettò con impassibilità, ma però con una mano sulla guardia della spada.

— Eh! eh, diss'egli so bene che avete l'abitudine di assassinare la gente: ma io mi so difendere, ve ne prevengo, fosse anche contro di voi.

— Oh! avete ragione, disse milady e voi mi fate l'effetto di essere abbastanza vile per portare la mano sopra una donna.

— Se ciò accadesse, avrei la mia scusa. La mia mano, d'altronde non sarebbe la prima mano di uomo che si sarà posata sopra di voi, m'immagino:

E il barone indicò con un gesto lento ed accusatore la spalla sinistra di milady, che egli quasi toccò colla punta del dito. Milady mandò un ruggito sordo, e rinculò fino all'angolo opposto della camera, come una pantera che si accovaccia per slanciarsi

— Oh! ruggite pure quanto volete! gridò Lord de Winter, ma non tentate di mordere, poichè ve ne prevengo, la cosa ricadrebbe in vostro pregiudizio: qui non vi sono regalatori che regalino in antecedenza le successioni; qui non vi sono cavalieri erranti che vengono a muovermi lite per la bella dama che ritengo prigioniera: ma io ho già pronti dei giudici che disporranno di una donna abbastanza svergognata per venire ad introdursi, bigama, nella famiglia di Lord de Winter, mio fratello maggiore, e i suoi giudici, vi rimanderanno al carnefice che vi farà le due spalle uguali.

Gli occhi di milady mandavano tali lampi che, quantunque Lord de Winter fosse uomo, e armato davanti ad una donna disarmata, egli sentì il freddo della paura penetrargli fino al fondo dell'anima; egli però non tralasciò, che anzi con un furore sempre crescente;

— Sì, capisco dopo avere ereditato da mio fratello, vi sarebbe stato dolce l'ereditare anche da me; ma sappiatelo in antecedenza, voi potete uccidermi, o farmi uccidere, le mie precauzioni sono di già state prese: neppure uno scellino di quanto io possedo passerà nelle vostre mani, nè in quelle di vostro figlio. Non siete voi già abbastanza ricca, voi che possedete quasi un mezzo milione? e non potevate voi fermarvi su la vostra strada fatale, se non facevate il male per la sola gioia infinita e suprema di farlo? Oh! sentite, io ve lo dico, se la memoria di mio fratello non mi fosse sacra, voi andreste a imputridire in un carcere di stato, o a rallegrare a Tyburn la curiosità dei marinari! Io mi tacerò ma voi sopportate tranquillamente la vostra cattività. Fra quindici o venti giorni io partirò per la Rochelle coll'armata; ma, il giorno innanzi della mia partenza, verrà e prendervi un vascello, che io vedrò partire, e che vi condurrà nelle vostre colonie del Sud, e siate tranquilla, io vi darò un compagno che vi brucerà le cervella al tentativo che arrischiate per ritornare in Inghilterra o sul continente.

Milady ascoltava con un'attenzione che dilatava i suoi occhi infiammati.

— Ma fino a quell'ora, continuò Lord de Winter, voi rimarrete in questo castello; le mura ne sono grosse, le porte ne sono forti, i catenacci sono solidi, e la vostra finestra sbarrata dà a picco sul mare. Gli uomini del mio equipaggio, che mi sono affezionati per la vita e per la morte, montano la guardia intorno a questo appartamento e sorvegliano tutti i passaggi che conducono al cortile; poi, giunta al cortile, vi resterebbe ad attraversare tre cancelli di ferro. La consegna è precisa: un passo, un gesto, una parola che simuli una evasione, e si farà fuoco contro di voi. Se vi si trova morta, sono persuaso che la giustizia inglese mi sarà obbligata di avere risparmiato a lei questa briga. Ah! i vostri lineamenti riprendono la loro calma, il vostro viso ritrova la sua sicurezza! dieci giorni, quindici giorni, dite voi; bah! di qui a là, io ho lo spirito inventore, mi verrà una qualche idea; io ho lo spirito infernale, e ritroverò qualche vittima. Di qui a quindici giorni, voi vi dite, io sarò fuori di qui. Ebbene! provatevici.

Milady, vedendosi indovinata, si cacciò le unghie nelle carni per domare ogni movimento che avesse potuto dare alla sua fisonomia un significato qualunque, oltre quello dell'angoscia.

Lord de Winter continuò:

— In quanto all'ufficiale che solo qui comanda in mia assenza, voi lo avete veduto, dunque lo conoscete di già: egli sa, come voi vedete, osservare una consegna, poichè voi non siete venuta da Portsmouth a qui senza aver tentato di farlo parlare. Che ne dite? una statua di marmo avrebbe potuto essere più impassibile e più muta? voi avete già esperimentato il potere delle vostre seduzioni su molti uomini, e disgraziatamente vi siete sempre riuscita: ma tentate su quello, perdinci! se voi ci venite a capo, io vi dichiaro essere il demonio.

Quindi andò verso la porta e l'aprì in fretta.

— Che si chiami il signor Felton, diss'egli. Aspettate anche un momento, ed io vi raccomanderò a lui.

Fra questi due personaggi successe uno strano silenzio, durante il quale s'intese il rumore di un passo lento e regolare che si avvicinava. Ben presto nell'ombra del corridoio, si vide a designarsi una forma umana, e il giovane sottotenente, col quale noi abbiamo già fatto conoscenza, si fermò sul limitare della porta, aspettando gli ordini del barone.

— Entrate, mio caro John, disse lord de Winter; entrate, e chiudete la porta.

Il giovane uffiziale entrò.

— Ora disse il barone, guardate questa donna: ella è giovane, ella è bella, ella possiede tutte le seduzioni della terra: ebbene! questo è un mostro che ha venticinque anni, si è reso colpevole di tanti delitti quanti se ne possono leggere negli archivi dei nostri tribunali. La sua voce previene in suo favore, la sua bellezza serve di esca alle vittime; ella tenterà di sedurvi, fors'anche potrà tentare di uccidervi. Io vi ho tolto dalla miseria, vi ho fatto nominare sottotenente, vi ho salvato una volta la vita, voi sapete in quale occasione; io sono per voi non solo un protettore, ma un amico; non solo un benefattore, ma un padre. Questa donna è venuta in Inghilterra per cospirare contro la mia vita; io tengo questo serpente fra le mani: ebbene! io vi faccio chiamare e vi dico: «amico Felton John, figlio mio, difendimi, e soprattutto difenditi da questa donna. Giura sulla tua salute di conservarla pel gastigo che ella ha meritato! John Felton, io mi affido alla tua parola; John Felton io credo alla tua lealtà».

— Milord, disse il giovane ufficiale caricando il suo sguardo con tutto l'odio che poteva ritrovare nel suo cuore; milord: io vi giuro che sarà fatto ciò che desiderate.

Milady ricevette questo sguardo colla rassegnazione di una vittima: era impossibile di vedere un'espressione più sottomessa e più dolce di quella che allora regnava nel suo bel viso. Lord de Winter stesso appena vi avrebbe riconosciuta la tigre che un momento prima si preparava a combattere.

— Ella non uscirà mai da questa camera, intendete, John, continuò il barone; ella non corrisponderà con alcuno, ella non parlerà che con voi, se pure voi vorrete farle l'onore d'indirrizzarle la parola.

— Basta, milord, ed io ho giurato.

— Ed ora, signora, disse il barone, cercate di fare la vostra pace con Dio, poichè dagli uomini siete già stata giudicata.

Milady lasciò cadere la sua testa come s'ella si fosse sentita schiacciare sotto il peso di questo giudizio. Lord de Winter uscì facendo un gesto a Felton, che uscì dietro di lui, e chiuse la porta.

Un istante dopo si sentì nel corridoio il passo pesante di un soldato di marina, che colla mannaia a cintola, e il moschetto alla spalla, faceva la sentinella.

Milady per qualche minuto restò nella stessa posizione, poichè pensò che forse era guardata dal buco della serratura; quindi rialzò lentamente la testa, che aveva ripreso una formidabile espressione di minaccia e di sfida; corse ad ascoltare alla porta, guardò per la finestra, e ritornando a raggrupparsi del suo vasto seggio, si mise a pensare.

CAPITOLO LI.

L'UFFICIALE

Frattanto il ministro Richelieu aspettava le notizie d'Inghilterra, ma non giungeva alcun'altra notizia se non che dispiacente e minacciosa. Abbenchè la Rochelle fosse investita, abbenchè potesse sembrar certo il successo, mercè le precauzioni prese, e soprattutto per l'azione della diga, che non lasciava penetrare nessuna barca nella città assediata, il blocco poteva ancora durare lungamente, e questo era un grande affronto per le armate del re, e un grande incomodo pel ministro che aveva non più a intorbidare fra il re Luigi XIII e la regina Anna, la cosa essendo già fatta, ma a riaccomodare il signor de Bassompierre che si era intorbidato col duca Angouleme!

La città, ad onta della incredibile perseveranza del suo governatore, aveva tentato una specie di ammutinamento per arrendersi. Il governatore aveva fatto impiccare gli ammutinati. Questa esecuzione calmò le teste più calde, che allora si decisero a lasciarsi morire di fame; questa morte loro sembrava più lenta, e meno sicura che il trapasso per istrangolazione.

Dal canto loro, di tempo in tempo gli assedianti prendevano dei messaggieri, che i Roccellesi inviavano a Buckingham, o delle spie che Buckingham inviava ai Roccellesi. Nell'uno, e nell'altro caso il processo era presto fatto. Il ministro diceva una sola parola: Impiccate! s'invitava il re a venire a vedere questa funzione. Il re veniva languidamente, si metteva in buon posto per vedere l'operazione in tutte le sue minuzie: ciò lo distraeva sempre un poco, e gli faceva tollerare l'assedio con pazienza; ma ciò non gl'impediva di annoiarsi mortalmente, e di parlare tutti i momenti del suo ritorno a Parigi; di modo che, se i messaggieri, o i spioni fossero mancati, Sua Eccellenza, ad onta di tutta la sua immaginazione, si sarebbe ritrovato molto imbarazzato.

Ciò non ostante il tempo passava, i Roccellesi non si arrendevano, l'ultimo spione che era stato preso aveva una lettera. Questa diceva bene a Buckingham che la città era agli ultimi estremi, ma invece di soggiugnere: «Se il vostro soccorso non giugne prima di quindici giorni, noi ci arrenderemo», soggiungeva semplicemente «Se il vostro soccorso non giugne prima di quindici giorni, quando arriverà, noi saremo tutti morti dalla fame».

I Roccellesi non avevano dunque altra speranza che in Buckingham; Buckingham era il loro salvatore. Era evidente che se un giorno essi sapevano in modo sicuro che non potevano più contare su Buckingham, il loro coraggio sarebbe caduto colla loro speranza.

Il ministro aspettava dunque con grande impazienza le notizie d'Inghilterra che gli annunziassero che Buckingham non verrebbe più.

La quistione di prendere la città di viva forza era stata più d'una volta dibattuta nel consiglio del re, ma era sempre stata ributtata. Primieramente la Rochelle sembrava impenetrabile; quindi il ministro, che che ne dicesse, sapeva bene che l'orrore del sangue sparso in questo incontro, in cui i Francesi dovevano battersi contro i Francesi, era un movimento retrogrado di sessant'anni, impresso alla politica, e il ministro era in quell'epoca ciò che in oggi si chiama un uomo di progresso. In fatti, il saccheggio della Rochelle, e il massacro di tre o quattro mila ugonotti che si fossero fatti uccidere, rassomigliava troppo, nel 1628, al massacro del San Bartolomeo nel 1572. Finalmente, oltre a tuttociò, questo mezzo estremo al quale il re, quantunque buon cattolico, non ripugnava menomamente, veniva sempre a vuoto contro l'argomento dei generali assedianti che dicevano! «La Rochelle non si può prendere in altro modo che con la fame».

Il ministro non poteva allontanare dal suo spirito il timore in cui lo gettava il suo terribile emissario: poichè aveva compreso, egli pure, le strane proposizioni di questa donna, ora serpente, ora lionessa. L'aveva ella tradito? era ella morta? In ogni caso egli la conosceva abbastanza per sapere che agendo per lui, o contro lui, amica o nemica essa non rimarrebbe immobile senza grandi impedimenti: ma donde venivano questi impedimenti? era ciò che non poteva sapere.

Del resto egli contava, e con ragione, sopra milady, poichè aveva indovinato, negli antecedenti di questa donna, delle cose così terribili che appena il suo alto grado poteva coprire; e sentiva che per una causa, o per l'altra, questa donna era a lui venduta, non potendo ritrovare che in lui un appoggio superiore al pericolo che la minacciava.

Risolse dunque di fare la guerra egli solo, e di non aspettare nessun estraneo soccorso che come una eventualità favorevole. Continuò a far lavorare la famosa diga che doveva affamare la Rochelle, e frattanto gettò gli occhi su questa disgraziata città che racchiudeva tante profonde miserie, e tante eroiche virtù, e ricordandosi il motto di Luigi XI, suo predecessore politico, come egli fu il predecessore di Robespierre, si ricordò questa massima del compare di Tristan: «Dividere per regnare».

Enrico IV assediando Parigi faceva gettare per di sopra alle mura del pane e dei viveri. Il ministro fece gettare dei piccioli biglietti nei quali rappresentava ai Roccellesi come la condotta dei loro capi era ingiusta, egoista e barbara. Questi capi avevano del grano in abbondanza, e non lo dividevano; essi adottavano per massima, poichè essi pure avevano delle massime, che poco importava che le donne, i fanciulli ed i vecchi morissero, purchè gli uomini che dovevano difendere le mura, fossero forti e ben nutriti. Fin là, sia attaccamento sia impotenza di reagire contro essa, questa massima, senza essere generalmente adottata, era però passata dalla teoria alla pratica; ma i biglietti vennero a portarvi del danno. I biglietti ricordavano agli uomini che questi fanciulli, che questi vecchi, che queste donne che si lasciavano morire, erano i loro figli, le loro mogli, i loro padri; che sarebbe più giusto che ciascuno fosse ridotto alla comune miseria affinchè una stessa posizione facesse prendere risoluzioni unanimi.

Ma al momento in cui il ministro vedeva già fruttare il suo espediente, e si applaudiva di averlo messo in uso, un abitante della Rochelle, che era potuto passare attraverso le file dei realisti, Dio sa come, tanto era grande e triplicata la sorveglianza di Bassompierre, di Schomberg, e del duca d'Angouléme, sorvegliati essi stessi dal ministro; un abitante della Rochelle, dicevamo, entrò in Città venendo da Portsmouth, dicendo che aveva veduta una flotta magnifica pronta a mettere alle vele prima di otto giorni. Di più, Buckingham annunziava al governatore, che la gran lega contro la Francia stava per dichiararsi, e che il regno stava per essere investito nello stesso tempo dalle armate inglesi, spagnole, ed imperiali. Questa lettera fu letta pubblicamente su tutte le piazze, ne fu affissa una copia agli angoli delle strade, e quelli che tentavano di aprire delle trattative, risoluti di aspettare questo soccorso così prontamente annunziato, le interruppero.

Questa impreveduta circostanza ridestò in Richelieu le sue primiere inquietudini, e lo forzò a rivoltare di nuovo i suoi occhi dall'altra parte del mare.

In questo mentre, eccetto le inquietudini del suo solo e vero capo, l'armata realista menava gioconda vita; i viveri non mancavano al campo, e neppure il danaro. Tutti i corpi rivalizzavano d'audacia e di allegria. Prendere degli spioni e impiccarli, fare delle spedizioni azzardate sulla diga, o sul mare, immaginare delle follie, eseguirle freddamente, tale era il passatempo che faceva trovar corti all'armata questi giorni così lunghi, non solamente per i Roccellesi, che erano corrosi dalla fame e dall'ansietà, ma ancora pel ministro che li bloccava così strettamente.

Qualche volta quando il ministro, cavalcando sempre come l'ultimo gendarme dell'armata, girava il suo sguardo pensieroso sopra queste operazioni così lente a seconda del suo desiderio, che elevavano sotto i suoi ordini gl'ingegneri che faceva venire da tutti gli angoli della Francia; se si incontrava in un moschettiere della compagnia di Tréville, egli si avvicinava a lui, e lo guardava in modo singolare, e non lo riconoscendo per uno dei nostri quattro compagni, lasciava andare altrove il suo sguardo profondo, e il suo vasto pensiero.