I tre moschettieri, vol. IV

Part 13

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Lord de Winter ed i tre moschettieri s'interrogarono con lo sguardo. Nessuno di loro potè informare gli altri, perchè tutti ignoravano chi era quest'uomo. Tutti però pensarono che la faccenda dovesse andare così: poichè la faccenda era diretta da Athos.

A nove ore, guidati da Planchet, la cavalcata si mise in viaggio prendendo il cammino che aveva seguito la carrozza.

Era un tristo spettacolo quello di questi sei uomini, che correvano in silenzio, immersi tutti nei proprii pensieri, cupi come la disperazione, tetri come il gastigo.

CAPITOLO LXV.

IL GIUDIZIO

Era una notte tempestosa e oscura; grossi nuvoloni percorrevano il cielo, velando la chiarezza delle stelle. La luna non doveva alzarsi che alla mezzanotte.

Alcune volte, al chiarore dei lampi che rischiaravano l'orizzonte, si scorgeva la strada che si presentava bianca e solitaria, quindi spento il chiarore, tutto ritornava nell'oscurità.

Ad ogni tanto, Athos invitava d'Artagnan a mettersi in fila, perchè andava sempre qualche passo avanti, ma dopo un istante di obbedienza, ritornava nuovamente avanti. Non aveva che un pensiero, ed era quello di andare avanti, e vi andava.

Traversarono in silenzio il villaggio di Festubert, ove era rimasto il domestico ferito: poscia traversarono il bosco di Rochebourg. Giunti ad Herlier, Planchet, che dirigeva sempre la colonna, prese a sinistra.

Diverse volte, sia lord de Winter, sia Porthos, sia Aramis tentarono di attaccare il discorso coll'uomo dal mantello rosso; ma ad ogni interrogazione che gli veniva fatta, si era inchinato senza rispondere. I viaggiatori avevano capito allora che vi doveva essere qualche ragione perchè lo sconosciuto conservasse il silenzio, e cessarono dal volgergli il discorso.

D'altronde, l'uragano ingrossava, i lampi si succedevano rapidamente, il tuono cominciava a rumoreggiare, e il vento precursore del temporale, fischiava a più potere.

La cavalcata prese il gran trotto.

Un poco al di là di Formelles; l'uragano scoppiò. Furono spiegati i mantelli; restavano ancora tre leghe da farsi; furono fatte sotto un torrente di pioggia.

D'Artagnan si era tolto il cappello, e non aveva spiegato il mantello; trovava piacere a lasciarsi irrigare la fronte ardente e il corpo agitato dai brividi della febbre.

Al momento in cui la piccola truppa aveva oltrepassato Coskal, e stava per giungere alla posta, un uomo addossato ad un albero si staccò dal tronco col quale era stato confuso nell'oscurità, e si avanzò fino in mezzo alla strada, mettendosi il dito sulle labbra.

Athos riconobbe Grimaud.

— Che vi è dunque! gridò d'Artagnan, avrebb'ella lasciato Armentières?

Grimaud fece colla testa un segno affermativo. D'Artagnan ruotò i denti.

— Silenzio d'Artagnan! disse Athos. Sono io che mi sono incaricato di tutto; sta dunque a me l'interrogare Grimaud. Dov'è essa? domandò a Grimaud.

Grimaud stese la mano nella direzione della Lys.

— Lungi di qui? domandò Athos.

Grimaud presentò al suo padrone il suo indice piegato.

— Soltanto? domandò Athos.

Grimaud fece segno di sì.

— Signori, disse, Athos, essa è una mezza lega di qui nella direzione del fiume.

— Sta bene disse d'Artagnan: conduceteci Grimaud.

Grimaud si mise ad attraversare i campi, e servì di guida alla cavalcata.

In capo a cinquecento passi, si ritrovò un ruscello che fu traversato a guado.

Al chiarore di un lampo, fu scoperto il villaggio d'Erquinhein.

— È forse là? domandò d'Artagnan.

Grimaud scosse la testa in segno negativo.

— Silenzio dunque! disse Athos.

E la truppa continuò il cammino.

Balenò un altro lampo; Grimaud stese le braccia, ed al chiarore rossastro di un serpente di fuoco, si distinse una piccola casa isolata, vicina al fiume, a cento passi dal battello di traghetto.

Una finestra era illuminata.

— Noi ci siamo, disse Athos.

In questo momento, un uomo nascosto in un fosso si alzò: era Mousqueton, il quale mostrò col dito la finestra illuminata.

— Essa è là, diss'egli.

— E Bazin? domandò Athos.

— Nel mentre che io guardava la finestra, egli guardava la porta.

— Bene! disse Athos, voi siete tutti fedeli servitori.

Athos saltò da cavallo e consegnò le redini a Grimaud; quindi si avanzò sotto la finestra, dopo aver fatto segno al resto della sua truppa di girare dalla parte della porta.

La piccola casa era circondata da una siepe foltissima, alta circa tre piedi. Athos l'oltrepassò, giunse fino alla finestra priva di sportelli al di fuori, ma le di cui mezze tendine erano esattamente tirate.

Egli montò sul suo parapetto di pietra affinchè il suo occhio potesse oltrepassare l'altezza delle mezze tendine.

Al chiarore di una lampada, egli vide una donna avviluppata in un gran manto di colore scuro, seduta sopra uno sgabello, vicino ad un fuoco quasi spento. I suoi gomiti erano appoggiati sopra una cattiva tavola, ed, essa appoggiava la sua testa sopra ambe le mani, bianche come l'avorio.

Non si poteva distinguere il suo viso, ma un sorriso sinistro passò sulle labbra di Athos. Non vi era da ingannarsi: quella era la donna che egli cercava.

In questo momento, un cavallo nitrì. Milady alzò la testa, vide dietro ai vetri il pallido viso di Athos, e mandò un grido.

Athos capì che era stato riconosciuto, spinse la finestra col ginocchio e colla mano; questa cedè, i vetri si ruppero, e Athos, simile allo spettro della vendetta, saltò nel mezzo della camera, milady corse alla porta e l'aprì. Più pallido e più minaccioso ancora di Athos, d'Artagnan stava sulla soglia.

Milady indietreggiò mandando un grido; d'Artagnan, credendo ch'essa avesse qualche mezzo di evasione, e temendo che loro non fuggisse, levò una pistola dalla sua cintola. Ma Athos alzò la mano:

— Rimettete quell'arme al suo posto, d'Artagnan, disse egli; è necessario che questa donna sia giudicata e non assassinata. Aspettate ancora, d'Artagnan, e tutti sarete soddisfatti!

— Entrate, o signori.

E d'Artagnan obbedì, perchè Athos aveva la voce solenne e il gesto possente di un giudice supremo. Dietro a d'Artagnan, entrarono Porthos, Aramis, Lord de Winter, e l'uomo dal mantello rosso.

I quattro servitori guardavano la porta e le finestre.

Milady era ricaduta sul suo seggio colle mani stese, come per scongiurare questa terribile apparizione. Scorgendo suo cognato, essa gettò un grido terribile.

— Chi domandate voi? gridò milady.

— Noi domandiamo, disse Athos, Anna de Breuille, che prima si è chiamata la contessa della Fère, poi lady de Winter baronessa de Souffield.

— Sono io, mormorò essa al colmo dello stupore, che volete da me?

— Vogliamo giudicarvi secondo i vostri delitti, disse Athos, voi sarete libera di difendervi; giustificatevi, se potete. Signor d'Artagnan, spetta a voi di accusarla pel primo.

D'Artagnan si avanzò.

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli io accuso questa donna di avere avvelenata Costanza Bonacieux, morta ieri sera.

Egli si voltò verso Porthos ed Aramis.

— Lo attestiamo, dissero con un sol movimento i due moschettieri.

D'Artagnan continuò:

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, io accuso questa donna di avere voluto avvelenarmi col vino, che mi aveva inviato da Villeroy con una falsa lettera, come se il vino mi fosse stato mandato dai miei amici; Dio mi salvò, ma un uomo è morto in mia vece che si chiamava Brisemont.

— Lo attestiamo, dissero colla stessa voce Porthos ed Aramis.

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, proseguì d'Artagnan, io accuso questa donna di avermi spinto all'uccisione del barone de Wardes, e siccome non vi è alcuno per attestare la verità di quest'accusa, l'attesto da me stesso. Ho detto.

E d'Artagnan passò dall'altra parte della camera, con Porthos ed Aramis.

— A voi, milord, disse Athos.

Il barone si avvicinò a sua volta.

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli, io accuso questa donna di aver fatto assassinare il duca di Buckingham.

— Il duca di Buckingham assassinato? gridarono ad una voce tutti gli assistenti.

— Sì, disse il barone, assassinato: dietro la lettera di avviso che mi avete scritta, io aveva fatto arrestare questa donna, e l'aveva data in custodia ad un leale servitore; essa ha corrotto quest'uomo, gli ha messo il pugnale in mano, e gli ha fatto uccidere il duca, e in questo momento forse, Felton paga colla sua testa il delitto di questa furia.

Un fremito percorse per mezzo i giudici alle rivelazioni di questi delitti sconosciuti.

— Ma questo non è tutto, riprese lord de Winter, mio fratello, che l'aveva fatta sua erede, è morto in tre ore di una strana malattia, che lasciò delle macchie livide su tutto il corpo. Cognata, in che modo è morto vostro marito?

— Orrore! gridarono Porthos ed Aramis.

— Assassina di Buckingham, assassina di Felton, assassina di mio fratello, io domando giustizia contro di voi, e dichiaro che se non mi verrà fatta, me la farò da me!

E lord de Winter andò a mettersi vicino a d'Artagnan, lasciando il posto libero ad un altro accusatore.

Milady lasciò cadersi la fronte fra le sue mani, e tentò richiamare le sue idee confuse da una vertigine mortale.

— A mia volta, disse Athos, tremando egli stesso, come trema il leone all'aspetto di un serpente; a mia volta io sposai questa donna quando era giovinetta; la sposai malgrado l'opposizione di tutta la mia famiglia le detti i miei beni, le detti il mio nome, e un giorno; m'accorsi che era infamata; questa donna è marchiata con un giglio sulla spalla sinistra.

— Oh! disse milady alzandosi, io sfido di ritrovare il tribunale che ha pronunziato sopra di me questa infame sentenza, io sfido di ritrovare colui che l'ha eseguita.

— Silenzio! disse una voce. A questo aspetta a me il rispondere.

E l'uomo dal mantello rosso si avvicinò a sua volta.

— Chi è quest'uomo? chi è quest'uomo? gridò milady soffocata dal terrore, i di cui capelli si snodarono e si dirizzarono sulla sua testa livida, come se fossero stati vivi.

Tutti gli occhi si voltarono su quest'uomo, poichè egli era sconosciuto a tutti, eccetto che ad Athos. Athos pure lo guardava con tanto stupore quanto gli altri, ignorando il come poteva trovarsi immischiato in qualche cosa al dramma che si sviluppava in quel momento.

Dopo essersi avvicinato a milady con passo lento e solenne, ed in modo che la sola tavola lo separasse da lei, lo sconosciuto si tolse la maschera.

Milady guardò per qualche tempo, con un terrore crescente, questo pallido viso inquadrato da capelli e da barba nera, la di cui espressione era una impassibilità glaciale; poi ad un tratto:

— Oh! no, no, disse ella alzandosi e indietreggiando fin contro il muro; no, questa è una apparizione infernale! non è lui! a me! a me! gridò essa con voce rauca, voltandosi verso il muro, come se avesse potuto aprirvi un passaggio con le sue mani.

— Ma chi siete voi dunque? gridarono tutti i testimoni a questa scena.

— Domandatelo a questa donna, disse l'uomo dal mantello rosso, poichè, vedete, bene, ella mi ha riconosciuto.

— Il carnefice di Lille! il carnefice di Lille, grido milady in preda ad un insensato terrore, aggrappandosi con le mani al muro per non cadere.

Tutti si allontanarono, e l'uomo dal mantello rosso restò solo in piedi in mezzo alla sala.

— Oh! grazia! grazia! perdono, gridò la miserabile cadendo in ginocchio.

Lo sconosciuto lasciò che si ristabilisse il silenzio.

— Io ve lo diceva bene che ella mi aveva riconosciuto; riprese egli. Sì, io sono l'esecutore di giustizia della città di Lille, ed ecco la mia storia.

Tutti gli occhi erano fissi su quest'uomo, di cui si udivano le parole con avida ansietà.

— Questa giovane era altra volta una giovinetta tanto bella quanto lo è adesso. Essa era educanda in un convento di Templemard. Un giovine, di cuor semplice e credente, serviva la chiesa di questo convento; ella si accinse a sedurlo e vi riuscì. E chi non avrebbe ella sedotto?

«Ma troppa distanza passava tra la condizione dell'uno e dell'altra; e però i loro legami non potevano durare lungamente senza perdersi tutti e due. Ella ottenne da lui che fuggirebbero dal paese, ma per fuggire dal paese, per involarsi assieme, per andare in un'altra parte della Francia, ove essi potessero vivere tranquilli, perchè sarebbero stati sconosciuti, vi voleva del danaro; nè l'uno nè l'altra ne avevano. Il giovane per far danaro commise un furto. Gli oggetti derubati furono venduti; ma, mentre si apprestavano a partire, furono entrambi arrestati.

«Otto giorni dopo, ella aveva sedotto il figlio del carceriere e si era salvata. Il giovine fu condannato a dieci anni di ferri e al marchio. Io era l'esecutore della città di Lille, come disse questa donna. Fui obbligato di marchiare il colpevole; signori, egli era mio fratello.

«Giurai allora che questa donna, che lo aveva perduto, che era più che sua complice poichè essa lo aveva spinto al delitto, dividerebbe almeno la punizione. Immaginai il luogo ove doveva essersi nascosta, la rinvenni, l'afferrai, la legai, e le impressi il medesimo marchio che io aveva impresso a mio fratello.

«L'indomani del mio ritorno a Lille, mio fratello pervenne anch'egli a fuggire; fui accusato di complicità, e condannato a rimanere in prigione nel suo posto, fino a che non fosse ritornato a costituirsi prigioniero. Il mio povero fratello ignorava questo giudizio, egli raggiunse questa donna, fuggì con lei nel Berry, e là visse alcun tempo facendola passare per sua sorella.

«Il signore di quel luogo, ove erano andati ad abitare questi pretesi due fratelli, divenne innamorato di lei al punto che le propose di sposarla. Allora essa lasciò quello che aveva perduto, per quello che voleva perdere, e divenne la contessa della Fère;

Tutti gli occhi si voltarono verso Athos, di cui questo era il vero nome, il quale fece segno colla testa, che tutto ciò che aveva detto il carnefice era vero.

— Allora, riprese questi, mio fratello pazzo disperato, deciso a sbarazzarsi di una esistenza alla quale aveva tolto tutto, onore e fortuna, il mio povero fratello ritornò a Lille, e sentendo il decreto che mi aveva condannato invece sua, si costituì prigioniero, e si impiccò la stessa sera all'inferriata della sua prigione. Del resto, bisogna che io renda giustizia a chi di dovere; quelli che mi avevano condannato mi mantennero la parola. Appena fu constata l'identità del cadavere, che fui rimesso in libertà. Ecco il delitto per cui l'accuso, ecco la causa per cui l'ho marchiata.

— Sig. d'Artagnan, disse Athos, qual è la pena che voi reclamate per questa donna?

— La pena di morte! rispose d'Artagnan.

— Milord de Winter, continuò Athos, qual è la pena che reclamate contro questa donna?

— La pena di morte! riprese lord de Winter.

— Signori Porthos ed Aramis, riprese Athos, voi che siete i suoi giudici, qual è la pena che pronunciate contro questa donna?

— La pena di morte! risposero con voce sorda i due moschettieri.

Milady mandò un urlo spaventoso, e fece alcuni passi verso i suoi giudici, trascinandosi ginocchioni.

Athos stese la mano verso di lei.

— Anna de Breuille, contessa della Fère, milady de Winter, diss'egli, i vostri delitti hanno stancato gli uomini sulla terra e Dio in cielo. Se sapete qualche preghiera, recitatela, poichè siete condannata, e state per morire.

A queste parole, che non le lasciavano alcuna speranza, si raddirizzò per quanto era alta, e volle parlare; ma la voce le mancò. Elle sentì che una mano possente ed implacabile l'afferrava per i capelli, e la trascinava così irrevocabilmente. Essa dunque non tentò pure di far resistenza e uscì dalla casa.

Lord de Winter, d'Artagnan, Athos, Porthos, ed Aramis, ne uscirono dietro di lei; i servi seguirono i loro padroni, e la camera rimase solitaria con la sua finestra rotta, la porta aperta, e la lampada che ardeva tristamente sulla tavola.

CAPITOLO LXVI.

L'ESECUZIONE

Era circa mezzanotte, la luna era in decrescenza, ed il color sanguigno era l'ultima traccia dell'uragano; la luna si alzava dietro la piccola città di Armentières, che staccava sopra l'orizzonte i neri profili delle case, della chiesa, del campanile traforato a giorno; dirimpetto il fiume Lys scorreva le sue acque simile ad un rivo di stagno fuso, nel mentre che, sull'altra riva, si vedeva la massa nera degli alberi, che si profilava sopra un cielo tempestoso, investito da grossi nuvoloni color di rame, che facevano una specie di crepuscolo nel mezzo della notte.

A sinistra si alzava un vecchio molino abbandonato con le ali immobili; tra le rovine del quale una civetta faceva sentire il suo grido acuto, periodico e monotono. Qua e là, nella pianura, a diritta e a sinistra della stradella che percorreva il lugubre corteggio, apparivano alcuni alberi bassi o troncati, che sembravano spettri deformi, aggruppati per osservare gli uomini in quell'ora sinistra.

Di tratto in tratto un largo lampo apriva l'orizzonte in tutta la sua larghezza, serpeggiava al di sopra della massa nera degli alberi, e veniva come una enorme scimitarra, a spaccare il cielo e l'acqua in due parti. Non un soffio di vento agitava l'atmosfera appesantita; un silenzio di morte opprimeva tutta la natura, il suolo era umido per la pioggia caduta, e gli alberi rianimati mandavano i loro profumi con maggiore energia.

Due lacchè trascinavano milady, che tenevano ciascuno per un braccio, il carnefice camminava dietro. Lord de Winter, d'Artagnan, Athos, Porthos, ed Aramis camminavano dietro al carnefice. Planchet e Bazin venivano gli ultimi.

I due lacchè condussero milady dalla parte del fiume; la sua bocca era muta, ma i suoi occhi parlavano con la loro inesplicabile eloquenza, supplicando or l'uno or l'altro ch'essa guardava. Siccome si trovava alcuni passi avanti, disse ai lacchè:

— Mille doppie per ciascuno di voi se proteggete la mia fuga; ma se mi abbandonate ai vostri padroni, ho qui vicino dei vendicatori che vi faranno pagar cara la mia morte.

Grimaud esitava, Mousqueton tremava con tutte le sue membra.

Athos, che aveva intesa la voce di milady, si avvicinò prestamente; lord de Winter fece altrettanto.

— Rimandate questi servi, disse egli; essa ha parlato loro, costoro non sono più sicuri.

Si chiamò Planchet e Bazin, che presero il posto di Grimaud e Mousqueton.

Giunti sulla riva del fiume, il carnefice si avvicinò a milady, e le legò i piedi e le mani.

Allora essa ruppe il silenzio, per gridare:

— Voi siete vili, siete miserabili assassini, vi mettete in dieci per sgozzare una povera donna; state in guardia, se io non sono soccorsa, sarò vendicata!...

— Voi non siete una donna, disse freddamente Athos; voi non appartenete alla specie umana, voi siete un demonio fuggito dall'inferno, e noi vi ci faremo ritornare.

— Oh! signori uomini virtuosi, disse milady, state attenti, perchè colui che toccherà un solo capello della mia testa è a sua volta un assassino.

— L'esecutore può uccidere, senza per questo essere un assassino, signora, disse l'uomo dal mantello rosso battendo sulla sua larga spada; questo è l'ultimo giudice, ecco tutto. _Nachrichter_, come dicono i nostri vicini alemanni.

E siccome egli la legava dicendo queste parole, milady mandò due o tre gridi selvaggi, che produssero un tetro e strano effetto, spandendosi per la notte e perdendosi nella profondità dei boschi.

— Ma se io sono colpevole, se ho commessi i delitti di cui mi accusate, urlava milady, conducetemi avanti di un tribunale; voi non siete giudici per condannarmi.

— Io aveva proposto Tyburn, disse lord de Winter, perchè non avete voluto accettarlo?

— Perchè io non voglio morire, gridò milady dibattendosi, perchè sono troppo giovane per morire.

— La donna, che avete avvelenata a Béthune, era più giovane ancora di voi, signora, eppure essa è morta, disse d'Artagnan.

— Io entrerò in un chiostro, mi farò religiosa, disse milady.

— Voi eravate in un chiostro, disse il carnefice, e ne siete uscita per perdere mio fratello.

Milady mandò un grido di spavento e cadde in ginocchio.

Il carnefice la sollevò fra le sue braccia, e volle portarla verso il battello.

— Oh! mio Dio! gridò essa, mio Dio! volete voi annegarmi?

Queste grida avevano qualche cosa di straziante, dimodochè d'Artagnan, che sulle prime era il più accanito contro milady, si lasciò andare contro un albero e vi appoggiò la testa, chiudendosi le orecchie con le palme delle mani, e ciò nonostante, ad onta di questo, sentiva ancora minacciare e gridare.

D'Artagnan era il più giovine di tutti quegli uomini, e il cuore gli mancò.

— Oh! io non posso vedere questo orribile spettacolo, disse egli; io non posso acconsentire che questa donna muoia così.

Milady aveva intese queste parole, e si era attaccata ad un raggio di speranza.

— D'Artagnan! d'Artagnan! gridò essa, sovvienti che ti ho amato!

Il giovine si alzò e fece un passo verso di lei.

Ma Athos cavò la sua spada, e gli tagliò il sentiero.

— Se voi fate un passo di più, d'Artagnan, disse egli, noi incrocieremo le spade assieme.

D'Artagnan cadde in ginocchio e pregò.

— Andiamo, andiamo, continuò Athos, esecutore di giustizia, fa il tuo dovere.

— Volentieri, signore, disse il carnefice, perchè, tanto è vero che io sono un buon cattolico, che credo fermamente essere io giusto nei compiere le mie funzioni sopra questa donna.

— Sta bene.

Athos fece un passo verso milady.

— Io vi perdono, disse egli, il male che mi avete fatto; vi perdono il mio avvenire troncato, il mio onore perduto, il mio amore lordato e la mia salute per sempre compromessa, per la disperazione in cui mi avete gettato. Morite in pace!

Lord de Winter si avvicinò egli pure.

— Io vi perdono, diss'egli, l'avvelenamento di mio fratello, l'assassinio di Sua Grazia lord de Buckingham, vi perdono la morte del povero Felton, vi perdono tutti i vostri tentativi sulla mia persona. Morite in pace!

— Ed io, disse d'Artagnan, perdonatemi, signora, di avere con una furberia indegna di un gentiluomo, provocata la vostra collera; e in compenso, vi perdono l'uccisione della mia povera amica e i vostri crudeli tentativi di vendetta sopra di me. Vi perdono e vi compiango. Morite in pace!

— _I am lost!_ mormorò in inglese milady, _I must die_.

Allora ella si alzò da sè, girò intorno sguardi luminosi che sembravano scaturire da un occhio di fiamme.

Essa non vide niente.

Essa ascoltò, e non intese niente.

Ella non aveva intorno a se che dei nemici.

— Ove vado a morire? domandò essa.

— Sull'altra riva, rispose il carnefice.

Allora egli la fece trascinare nella barca, e mentre stava per mettersi in piede per seguirla, Athos gli consegnò una somma di danaro.

— Prendete, disse, ecco il prezzo della esecuzione, che si veda bene che noi agiamo da giudici.

— Sta bene, disse il carnefice, ed ora questa donna sappia essa pure che io non eseguisco il mio mestiere, ma il mio dovere.

E gettò il denaro nel fiume.

— Vedete! disse Athos, questa donna ha un figlio, eppure ella non ha detto una parola di suo figlio!

Il battello si allontanò verso la riva sinistra della Lys, portando la colpevole e l'esecutore. Tutti gli altri rimasero sulla riva destra, caduti in ginocchio, pregando per la condannata.

Il battello scorreva lentamente lungo la corda del traghetto sotto il riflesso di una pallida nube, che in quel momento passava a piombo sull'acqua.

Fu visto approdare all'altra riva, i personaggi si disegnavano in nero sull'orizzonte rossastro.

Milady, durante il tragitto, era pervenuta a staccare la corda che le legava i piedi. Giungendo all'altra riva, saltò leggiermente a terra, e prese la fuga.

Ma il suolo era umido: e giungendo sull'alto dell'argine, scivolò e cadde in ginocchio.

Fu colta senza dubbio da un'idea superstiziosa: essa capì che il cielo le rifiutava il suo soccorso, e rimase nell'attitudine in cui si ritrovava, colla testa inchinata e le mani giunte.

Allora fu visto dall'altra riva il carnefice alzare lentamente le due braccia, un raggio della luna riflettè sulla lama della larga sua spada, le due braccia ricaddero; s'intese il fischio della scimitarra e il grido della vittima, quindi una massa tronca si piegò sotto il colpo.