Part 11
— Ah! no, disse la sig. Bonacieux, è un uomo che non conosco; sembra che venga qui. Si rallenta la sua corsa, si ferma alla porta, suona.
Milady balzò fuori del suo letto.
— Siete voi ben sicura che non sia lui? disse ella.
— Oh! sì, sicurissima.
— Voi forse avrete veduto male.
— Se vedessi anche solo la piuma del suo cappello, e l'estremità del suo tabarro, lo riconoscerei.
Milady frattanto si vestiva.
— Non importa, quest'uomo viene qui, dite voi?
— Sì, è entrato.
— Sarà per voi, o per me?
— Oh! mio Dio quanto sembrate agitata!
— Sì, lo confesso, non ho la vostra confidenza, io temo tutto dal ministro.
— Zitto, disse la sig. Bonacieux, qualcuno viene.
Effettivamente la porta si aprì, ed entrò la superiora.
— Siete voi che giungete da Boulogne? domandò ella a milady.
— Sì, sono io rispose.
E cercando di ricuperare il suo sangue freddo:
— Chi mi domanda?
— Un uomo che non vuol dire il suo nome, viene per parte del ministro.
— E che vuole parlarmi? domandò milady.
— Che vuole parlare ad una dama giunta da Boulogne.
— Allora, fatelo entrare, signora, ve ne prego.
— Oh! mio Dio! mio Dio! signora sarebbe questa qualche cattiva notizia?
— Ne ho timore.
— Vi lascio con questo straniero, ma subito dopo la sua partenza, ve lo prometto, ritornerò.
— Sì, davvero! ve ne prego.
La superiora e la sig. Bonacieux uscirono.
Milady rimase sola, con gli occhi fissi sulla porta. Un istante dopo s'intese il rumore degli speroni che risuonavano per le scale, quindi si avvicinavano al passo, poscia la porta si aprì, e comparve un uomo[1].
Milady mandò un grido di gioia; quest'uomo era il conte di Rochefort, l'anima dannata di Sua Eccellenza.
CAPITOLO LXII.
DUE VARIETÀ DI DEMONII
— Ah! gridarono assieme Rochefort e milady: siete voi!
— Sì, sono io.
— E giungete? domandò Milady.
— Dalla Rochelle. E voi?
— Dall'Inghilterra.
— Buckingham?
— Morto, o ferito mortalmente. Siccome io partiva senza aver potuto ottenere nulla da lui, un fanatico puritano lo ha assassinato.
— Ah! fece Rochefort con un sorriso, ecco una combinazione ben fortunata che soddisferà grandemente Sua Eccellenza. L'avete voi prevenuto?
— Gli ho scritto da Boulogne. Ma voi come vi ritrovate qui?
— Sua Eccellenza, inquieto, mi ha mandato in traccia di voi.
— Io sono giunta soltanto ieri.
— E che cosa avete fatto da ieri?
— Non ho perduto il mio tempo.
— Io non ne dubito.
— Sapete voi chi ho incontrato qui?
— No.
— Indovinatelo.
— E come volete?
— Quella giovane che la regina ha fatto togliere di prigione.
— L'amica del piccolo d'Artagnan?
— Sì, la sig. Bonacieux, di cui il ministro ignorava il ritiro.
— Ebbene! ecco ancora un'altra combinazione che può andare del pari coll'altra. Davvero che il ministro è un uomo privilegiato.
— Capirete la mia meraviglia quando mi sono ritrovata a testa a testa con lei?
— Vi conosce essa?
— No.
— Allora vi considera come un'estranea.
Milady sorrise.
— Io sono la sua migliore amica.
— Sul mio onore non vi siete che voi, mia cara contessa, disse Rochefort, per operare simili prodigi.
— Ed è stato bene: sapete voi che cosa sta per accadere?
— No.
— Domani o dopo domani verranno a prenderla con un ordine della regina.
— Davvero! e chi verrà?
— D'Artagnan e i suoi amici.
— In verità ne faranno tante che saremo obbligati di mandarli alla Bastiglia.
— E perchè ciò non è già stato fatto?
— Che volete! perchè il ministro ha per costoro una debolezza che non capisco.
— Davvero? Ebbene! Rochefort, riferitegli questo: ditegli che la nostra conversazione all'albergo del Colombaio rosso è stata intesa da questi quattro uomini; ditegli che dopo la sua partenza, uno di essi è salito nella mia camera e mi ha strappato il salvo-condotto che mi aveva dato. Ditegli ch'essi hanno prevenuto lord de Winter della mia partenza per l'Inghilterra; che, questa volta ancora, poco è mancato che non sia andato fallita la mia missione, come essi hanno fatto andar fallita quella dei puntali, ditegli che fra questi quattro, due soli sono da temersi, d'Artagnan e Athos; ditegli che il terzo, Aramis, è l'amante della signora di Chevreuse; bisogna lasciar viver costui, egli ci può esser utile, si sa il suo segreto; in quanto al quarto, Porthos, è un imbecille, un vanaglorioso, una nullità, che non se ne occupi neppure.
— Ma in questo momento questi quattro uomini debbono ritrovarsi all'assedio della Rochelle.
— Io lo credeva al par di voi; ma una lettera che la sig. Bonacieux ha ricevuto dalla sig. de Chevreuse, e ch'essa ha avuta l'imprudenza di comunicarmi, mi fa credere che questi quattro uomini ora trovansi in cammino per venir qui.
— Diavolo! e come fare?
— Che vi ha detto il ministro sul conto mio?
— Di prendere i vostri dispacci o scritti o verbali, e di ritornare per la posta. Quando saprà ciò che avete fatto, penserà a quello che dovete fare.
— Io dunque debbo restar qui?
— Qui, o nelle vicinanze.
— E non potete condurmi con voi?
— No, l'ordine è formale; nelle vicinanze del campo potreste essere riconosciuta, e la vostra presenza, voi lo sapete, comprometterebbe Sua Eccellenza, particolarmente ora, dopo quello che è accaduto laggiù. Soltanto, ditemi prima, dove aspetterete le notizie del ministro, affinchè io possa sempre sapere ove potervi ritrovare;
— Ascoltate, è probabile che non potrò restare qui.
— Perchè?
— Dimenticate che i miei nemici possono giungere da un momento all'altro?
— È vero, ma allora questa piccola donna sfuggirà a Sua Eccellenza.
— Bah! disse milady con un sorriso che non apparteneva che a lei sola: voi dimenticate che io sono la sua migliore amica.
— Ah! è vero: io posso dunque dire al ministro, in rapporto di questa donna...
— Ch'egli sia tranquillo.
— E nient'altro? egli saprà cosa vuol dire?
— Egli lo indovinerà.
— Ora, vediamo, posso io far nulla?
— Ripartire sull'istante; mi sembra che le notizie che vi ho date meritino bene la pena di sollecitare.
— La mia carrozza si è rotta entrando a Lilliers.
— A meraviglia!
— Come, a meraviglia?
— Sì, io ho bisogno della vostra carrozza.
— E come potrò io allora...?
— A cavallo.
— Voi ne parlate con facilità, ma sono ottanta leghe!
— E che cosa sono?
— Ebbene! si faranno. E poi?
— Nel passare da Lilliers mi manderete la vostra carrozza, con ordine al vostro cocchiere di mettersi a mia disposizione.
— Bene.
— Voi senza dubbio avete nel portafogli qualche ordine del ministro?
— Io ho il mio _Pieno-Potere_.
— Voi lo mostrerete all'abbadessa, e le direte che oggi o domani verrà qualcuno a cercarmi, e che io debba seguire la persona che si presenterà in vostro nome.
— Benissimo! non dimenticate di trattarmi con durezza, parlando di me con l'abbadessa.
— E a che pro?
— Io sono una vittima del ministro. Io debbo inspirare confidenza a questa buona e piccola Bonacieux.
— È giusto. Ora volete voi farmi un rapporto di tutto ciò che è accaduto?
— Vi ho raccontati gli avvenimenti, voi avete buona memoria, ripetete le cose come ve le ho raccontate; un foglio si può perdere.
— Avete ragione; che io sappia soltanto dove ritrovarvi, affinchè non abbia da correre inutilmente nelle vicinanze.
— È giusto, aspettate.
— Volete voi una carta geografica?
— È inutile, io conosco questi paesi a meraviglia.
— E quando dunque vi siete stata?
— Vi sono stata allevata.
— Davvero!
— Vedete che è buono a qualche cosa l'essere stata allevata in queste parti.
— Voi dunque mi aspetterete?...
— Lasciatemi riflettere un istante... ah! ecco ad Armentières.
— E che cosa è Armentières.
— Una piccola città posta sulle rive della Lys. Io non avrò che a traversare il fiume per essere in paese straniero.
— A meraviglia; ma è ben inteso che voi non traverserete il fiume se non che in caso di pericolo.
— Ciò s'intende bene.
— E in questo caso, come saprò io dove siete?
— Voi, non avrete bisogno del vostro lacchè?
— No.
— È uomo sicuro?
— A tutte prove.
— Datemelo; nessuno lo conosce, io lo lascerò nel luogo da cui parto, ed egli vi condurrà dove sarò.
— E voi dite che mi aspetterete ad Argentières.
— No, ad Armentières.
— Scrivetemi questo nome sopra un pezzo di carta, affinchè io non l'abbia a dimenticare. Il nome di una città non può compromettere, non è vero?
— Eh! chi lo sa? Non importa, disse milady scrivendo il nome sopra un mezzo foglio di carta, io mi comprometto.
— Bene, disse Rochefort prendendo dalle mani di milady il foglio, ch'egli piegò e nascose nella fodera del cappello. D'altronde siate tranquilla, io farò come fanno i fanciulli, ripeterò lungo la strada questo nome, pel caso in cui dovessi perdere il foglio. Ora abbiamo detto tutto?
— Credo.
— Esaminiamo bene; Buckingham morto o gravemente ferito, la vostra conversazione col ministro udita dai quattro moschettieri; lord de Winter prevenuto del vostro arrivo in Inghilterra; d'Artagnan e Athos alla Bastiglia; Aramis l'amante della sig. de Chevreuse; Porthos un imbecille; inviarvi la carrozza il più presto possibile; mettere il mio lacchè a vostra disposizione; fare di voi una vittima del ministro, acciò l'abbadessa non abbia da concepire alcun sospetto; Armentières sulle rive del Lys. Sta, bene così?
— In verità, mio caro cavaliere, voi siete un miracolo di memoria. A proposito, aggiungete una cosa...
— E quale?
— Ho veduto dei bellissimi boschi che confinano col giardino del convento. Dite che mi è permesso di passeggiare in questi boschi; chi sa forse avrò bisogno di uscire da una porta di dietro.
— Voi pensate a tutto.
— E voi dimenticate una cosa.
— E quale?
— Di chiedermi se ho bisogno di danaro.
— È giusto, quanto volete?
— Tutto ciò che avete in oro.
— Io ho circa cinquecento doppie.
— Io ne ho altrettante, con mille doppie si fa fronte a tutto. Vuotate le vostre saccocce.
— Ecco fatto.
— Sta bene. E voi partite?
— Fra un'ora, il tempo per mangiare qualche cosa, nel mentre che manderò a cercare un cavallo di posta?
— A meraviglia. Addio, conte.
— Addio, contessa.
— Raccomandatemi al ministro.
— Raccomandatemi a Satanasso.
Milady e Rochefort si cambiarono un sorriso e si separarono.
Un'ora dopo, Rochefort partiva al gran galoppo del suo cavallo; cinque ore dopo egli passava per Arras.
I nostri lettori sanno già come esso era stato riconosciuto da d'Artagnan, e come questo riconoscimento inspirando dei timori ai quattro moschettieri, aveva data una nuova attività al loro viaggio.
CAPITOLO LXIII.
UNA GOCCIA D'ACQUA
Non appena Rochefort fu uscito, che la sig. Bonacieux rientrò. Ella ritrovò milady col viso ridente.
— Ebbene! disse la giovane, ciò che voi temevate è accaduto: questa sera o domani il ministro vi manderà a prendere.
— E come lo sapete voi?
— L'ho inteso dalla bocca stessa del messaggiero.
— Venite a sedervi qui presso a me, disse milady.
— Eccomi.
— Aspettiamo che mi assicuri che non siamo intese da alcuno.
Milady sì alzò, andò alla porta, l'aprì, guardò da una parte e dall'altra nel corridoio, richiuse la porta e ritornò a sedere presso la sig. Bonacieux.
— Allora, diss'ella, ha sostenuto bene la sua parte.
— Chi.
— Colui che si è presentato all'abbadessa come un inviato del ministro.
— Era dunque una parte finta che sosteneva?
— Sì figlia mia.
— Quest'uomo non è dunque...?
— Quest'uomo, disse milady abbassando la voce, è mio fratello.
— Vostro fratello! gridò la sig. Bonacieux.
— Non vi è che voi che sappia questo segreto, figlia mia; se voi lo confidaste a chiunque siesi al mondo, io sarei perduta, forse anche voi.
— Oh! mio Dio!
— Ascoltate: ecco ciò che accade: mio fratello che veniva in mio soccorso per togliermi di qui a viva forza, se faceva d'uopo, ha incontrato l'emissario del ministro che veniva a cercarmi. Egli lo ha seguito. Giunto in un luogo della strada solitario e fuor di mano, ha impugnata la spada, e ha intimato al messaggiero di rimettergli i fogli che portava. Il messaggiero ha voluto difendersi, mio fratello lo ha ucciso.
— Oh! fece la sig. Bonacieux fremendo.
— Era il solo mezzo, pensateci. Allora mio fratello risolse di sostituire la furberia alla forza; ha preso i fogli, e si è presentato qui come lo stesso emissario del ministro, e, fra un'ora o due, verrà con una carrozza a prendermi per parte di Sua Eccellenza.
— Capisco, è vostro fratello che vi manderà questa carrozza.
— Precisamente: ma questo non è tutto, quella lettera che voi avete ricevuta e che credete che sia della sig. de Chevreuse...
— Ebbene?
— Essa è falsa.
— In che modo?
— Sì, è falsa: è un laccio che vi è stato teso affinchè non opponiate resistenza quando si verrà a cercarvi.
— Ma è d'Artagnan quello che verrà.
— Disingannatevi. D'Artagnan e i suoi amici sono trattenuti all'assedio della Rochelle.
— Ma come lo sapete voi?
— Mio fratello ha incontrato degli emissari del ministro in abito da moschettieri. Sareste stata chiamata alla porta, avreste creduto di aver che fare con amici, e vi avrebbero rapita per ricondurvi a Parigi.
— Ah! mio Dio! la mia testa si perde in questo caos d'iniquità. Io sento che se ciò dura, riprese la signora Bonacieux portando le mani alla sua fronte, diverrò pazza.
— Aspettate.
— Che?
— Sento i passi di un cavallo; è quello di mio fratello che riparte, voglio dargli un ultimo addio; venite.
Milady aprì la finestra e fece segno alla signora Bonacieux di venirla a raggiungere; la giovane vi andò.
Rochefort passava al galoppo.
— Addio, fratello, gridò milady.
Il cavaliere alzò la testa, vide le due giovani, e, correndo, fece un segno amichevole colla mano.
— Ah! che buon Giorgio! diss'ella richiudendo la finestra, con una espressione di fisonomia piena di affezione e di malinconia.
Ed ella ritornò a sedersi al suo posto, come se fosse stata immersa in riflessioni del tutto personali.
— Cara signora! disse la Bonacieux, perdono se vi interrompo, ma, che cosa mi consigliereste di fare? Mio Dio! voi avete più esperienza di me; parlate, io vi ascolto.
— Primieramente, disse milady, può darsi che io sbagli, e che d'Artagnan e suoi amici vengono realmente in vostro soccorso.
— Oh! sarebbe stata una cosa troppo bella, gridò la signora Bonacieux, e tanta felicità non è per me.
— Allora, voi capirete, questa non sarebbe che una quistione di tempo, una specie di corsa a chi arriverà il primo: se sono i vostri amici che la vincono in rapidità, voi sarete salva; se sono i satelliti del ministro, voi sarete perduta.
— Oh! sì! sì, perduta senza misericordia! che fare dunque? che fare?
— Vi sarebbe un mezzo molto semplice, e molto naturale.
— Quale? dite.
— Sarebbe quello di aspettare nascosta alle vicinanze, e assicurarsi in tal modo chi sono gli uomini che verranno a demandare di voi.
— Ma dove aspettare?
— Oh! questa non è domanda da farsi; io pure mi fermo e mi nascondo a qualche lega di qui, aspettando che venga mio fratello a raggiungermi; ebbene! io vi condurrò meco, noi ci nasconderemo e aspetteremo assieme.
— Ma non mi si lascerà partire, io sono qui quasi prigioniera.
— Siccome si crede che io parta dietro un ordine del ministro, così non si crederà che voi abbiate molta premura a seguirmi.
— Ebbene?
— Ebbene! la carrozza è alla porta, voi mi direte addio, salirete sul montatoio per stringermi fra le vostre braccia un'ultima volta, il domestico di mio fratello che viene a prendermi è prevenuto; egli farà un segnale al postiglione e partiremo al galoppo.
— Ma se d'Artagnan venisse?
— E non lo sapremo noi?
— In che modo?
— Niente di più facile; noi rimarremo a Bèthune questo domestico di mio fratello, del quale ve l'ho detto, noi possiamo fidarci; prenderà un travestimento e si pianterà dirimpetto al convento. Se verranno gli emissarii del ministro, egli non si muoverà; se sarà d'Artagnan con i suoi amici, li condurrà nel luogo ove saremo.
— Egli dunque li conosce?
— Senza fallo; e non ha veduto d'Artagnan in casa mia? Avete ragione. Così, tutto va bene, tutto è per lo meglio; ma noi ci allontaneremo di qui?
— Di sette o otto ore tutto al più; noi ci porremo sulla frontiera, per esempio, ed al primo segnale, usciremo dalla Francia!
— E di qui a là, che fare?
— Aspettare.
— Se frattanto arriveranno?
— La carrozza di mio fratello giungerà prima di loro.
— E se io mi troverò lontana da voi quando verranno a cercarvi, per esempio a pranzo, o a cena?
— Fate una cosa?
— E quale?
— Dite alla vostra buona superiora che, per lasciarci il meno possibile, voi le chiedete il permesso di fare il vostro pasto con meco.
— Lo permetterà ella?
— E che inconveniente vi può essere?
— Benissimo! in questo modo noi non ci lasceremo più un istante.
— Ebbene discendete da lei per esporle la vostra domanda; io mi sento la testa pesante, e vado a fare una passeggiata in giardino.
— Andate; e dove vi ritroverò io?
— Qui fra un'ora.
— Qui fra un'ora! oh! quanto siete buona, io vi ringrazio.
— E come potrei non interessarmi a voi? quand'anche non foste bella e graziosa, non siete voi l'amica di uno dei miei migliori amici?
— Caro d'Artagnan! oh! quanto vi ringrazierà.
— Lo spero bene. Andiamo, tutto è convenuto; discendiamo.
— Voi andate in giardino?
— Sì.
— Seguite questo corridoio, una piccola scala vi ci condurrà.
— A meraviglia, grazie.
E le due donne si lasciarono contraccambiandosi un grazioso sorriso.
Milady aveva detto la verità, ella si sentiva le testa pesante, poichè i suoi progetti mal classificati si cozzavano come in un caos. Essa aveva bisogno di restar sola, per mettere un poco d'ordine alle sue idee alquanto confuse, una forma distinta, e un piano stabilito.
Ciò che vi era di più pressante, era di rapire la signora Bonacieux, di metterla in un luogo di sicurezza e là ad ogni evento farsene un ostaggio. Milady cominciò a dubitare della riuscita di questo duello terribile, in cui i suoi nemici impiegavano tanta perseveranza, quanto ella usava di accanimento.
D'altronde, essa sentiva, come si sente venire un uragano, che questo esito era vicino, e non poteva a meno di essere terribile.
La cosa dunque principale per lei, come abbiamo detto, era di custodire la sig Bonacieux fra le sue mani; la signora Bonacieux era la vita di d'Artagnan; era più della sua vita, era quella della donna ch'egli amava. Era, nel caso di avversa fortuna, un mezzo di trattare e di ottenere buone condizioni.
Ora questo punto era stabilito. La signora Bonacieux, senza diffidenza la seguiva; una volta nascosta con lei ad Armentières, era facile farle credere che d'Artagnan non era venuto a Béthune. In quindici giorni al più Rochefort sarebbe stato di ritorno. In questi quindici giorni d'altronde, essa avrebbe pensato a ciò che doveva fare per vendicarsi dei quattro amici. Quindi, grazie al cielo, non si sarebbe annoiata, perchè avrebbe avuto il più dolce passatempo che gli avvenimenti avrebbero accordato ad una donna di questo carattere: una buona vendetta da perfezionarsi.
Mentre essa sembrava distratta, girava gli occhi intorno e si fissava in testa la topografia del giardino. Milady era come un buon generale che prevede tutto, la vittoria assieme e la sconfitta, e che è disposto, a seconda degli eventi della battaglia, a camminare in avanti o a battersi in ritirata.
In capo ad un'ora, intese una dolce voce che la chiamava: era la signora Bonacieux. La buona abbadessa aveva naturalmente acconsentito a tutto; e per incominciare, esse avrebbero cenato assieme.
Giungendo nel cortile, intesero il rumore di una carrozza che si fermava alla porta.
Milady ascoltò.
— Sentite voi? disse ella.
— Sì, il rumore di una carrozza.
— È quella che ci manda mio fratello.
— Oh! mio Dio!
— Su via, coraggio!
Fu suonato alla porta del convento, milady non si era ingannala.
— Salite nella vostra camera, disse ella alla signora Bonacieux, forse avrete qualche gioiello che desiderate portare con voi?
— Io ho delle lettere.
— Ebbene? andate a cercarle; e venite a raggiungermi nella mia camera, noi ceneremo in fretta; forse viaggeremo una parte della notte, bisogna mettersi in forze.
— Gran Dio! disse la signora Bonacieux mettendosi una mano sul petto, il mio cuore batte in modo da soffocarmi, io non posso camminare!
— Coraggio! andiamo, coraggio! pensate che fra un quarto d'ora siete salva, e pensate che quello che siete per fare lo fate per lui.
— Oh! sì, tutto per lui. Voi mi avete reso il mio coraggio con questa sola parola. Andate, io vi raggiungerò.
— Milady salì precipitosamente nella sua camera; essa vi trovò il lacchè di Rochefort, e gli dette le sue istruzioni.
Egli doveva aspettare alla porta; se per caso i moschettieri comparivano, la carrozza partiva al galoppo faceva il giro del convento e andava ad aspettare milady in un piccolo villaggio che era situato all'altra parte di quel bosco.
In questo caso, milady avrebbe traversato il giardino e sarebbe giunta al villaggio a piedi; noi lo abbiamo già detto, milady conosceva perfettamente questa parte della Francia.
Se i moschettieri non comparivano, le cose sarebbero andate come era stato convenuto. La sig. Bonacieux montava in carrozza sotto il pretesto di dirle addio, ed era rapita così.
La sig. Bonacieux entrò, e per togliere ogni sospetto, se pure essa ne aveva, milady ripetè avanti a lei al lacchè l'ultima parte delle sue istruzioni.
Costei fece alcune interrogazioni sulla carrozza; ad essa erano attaccati tre cavalli, condotti da un postiglione; il lacchè di Rochefort doveva fare da corriere, precedendola a cavallo.
Era a torto che Milady credeva che la sig. Bonacieux avesse dei sospetti; la povera giovane era troppo pura per sospettare in un'altra donna una simile perfidia: d'altronde, il nome della contessa de Winter, che essa aveva sentito pronunciare dall'abbadessa, le era affatto sconosciuto, ed ignorava egualmente che una donna avesse potuto avere una parte così grande e così fatale alle disgrazie della sua vita.
— Voi lo vedete, disse milady quando il lacchè fu uscito, tutto è pronto. L'abbadessa non dubita di niente, e crede che mi sieno venuti a cercare per parte del ministro. Quest'uomo va a dare le ultime disposizioni; prendete qualche piccola cosa, bevete un dito di vino e partiamo.
— Sì, disse macchinalmente la sig. Bonacieux, sì, partiamo.
Milady le fece segno di sedere davanti ad essa, le versò un piccolo bicchiere di vino di Spagna e le presentò il petto di un pollo.
— Vedete diss'ella, che tutto ci seconda; ecco la notte che sopraggiunge; alla punta del giorno arriveremo al luogo del nostro ritiro, e nessuno potrà sospettare dove siamo. Vediamo, coraggio, prendete qualche cosa.
La sig. Bonacieux mangiò macchinalmente qualche boccata, e bagnò le sue labbra nel bicchiere.
— Andiamo adunque, disse milady portando il proprio bicchiere alle sue labbra, fate come me.
Ma al momento in cui essa avvicinava il bicchiere alle labbra, la mano rimaneva sospesa, perchè aveva inteso il lontano rumore di cavalli messi al galoppo che si avvicinavano; poi, quasi nello stesso tempo, le sembrò di sentire il nitrito di questi.
Un tal rumore la tolse dalla sua gioia, come il rumore di un uragano sveglia da un bel sogno; essa impallidì, corse alla finestra, nel mentre che la sig. Bonacieux alzandosi tutta tremante, si appoggiava alla sedia per non cadere.
Non si vedeva ancor niente: si sentiva soltanto il galoppo più distintamente.
— Oh! mio Dio! disse la sig. Bonacieux, che è questo rumore?
— Quello dei nostri amici o dei nostri nemici, disse milady con un terribile sangue freddo. Restate qui dove siete, io anderò a vedere.
La signora Bonacieux rimase in piedi, muta, immobile e pallida come una statua.
Frattanto il rumore diveniva più forte; i cavalli non parevano più essere che alla distanza di cento passi; se non si distinguevano ancora, ciò era perchè la strada formava un gomito. Tuttavolta il rumore era così distinto che si sarebbero potuti contare dal battere dei loro ferri.
Milady guardava con tutta la potenza della sua attenzione: faceva precisamente abbastanza chiaro perchè potesse distinguere quelli che venivano.