I tre moschettieri, vol. III

Part 4

Chapter 43,859 wordsPublic domain

La gelosia, il furore, l'orgoglio offeso, tutte finalmente le passioni che si disputano il cuore di una donna innamorata, la spingevano, ad una rivelazione; ma essa era perduta se confessava di aver tenuto mano ad un simile intrigo, e per sopra più d'Artagnan era perduto per essa. Quest'ultimo pensiero d'amore la consigliò ancora a questo ultimo sacrificio.

D'Artagnan, dal canto suo, si abbandonava per intero alle ispirazioni della sua vanità. Non era più un rivale che si amava in lui, era egli stesso che si faceva sembiante di amare. Una voce segreta gli diceva bene, nel fondo del cuore, ch'egli non era che un'arme, che si accarezzava aspettando che desse la morte; ma l'orgoglio, ma l'amor proprio, ma la follia, facevano tacere questa voce, soffocavano questo mormorio. Poi il nostro Guascone, con la dose di confidenza che noi gli conosciamo, si paragonava a de Wardes e si domandava perchè, in fin del conto, non sarebbe amato esso stesso in se stesso. Mercè i prestigi de' suoi pensieri, milady non era più per lui quella donna dalle fatali intenzioni che lo aveva un istante spaventato, era una donna graziosa che prometteva di provare ella stessa l'amore che inspirava.

Però, milady, che non aveva gli stessi motivi di d'Artagnan per obliare, lo tolse ben presto dalla sua contemplazione, e lo richiamò alla realtà della loro conversazione. Essa gli domandò se le misure che dovevano nell'indomani occasionare il di lui incontro con de Wardes erano già state stabilite in antecedenza nel suo spirito.

Ma d'Artagnan, le di cui idee avevano preso un'altra strada, dimenticò se stesso come uno sciocco, e rispose galantemente che non era vicino a lei quando era tutto interamente nella felicità di vederla e di sentirla, che egli poteva occuparsi di duelli e di colpi di spada.

Questa freddezza, per i soli interessi che la occupavano, spaventò milady, le di cui interrogazioni divennero più stringenti.

Milady contenne la conversazione fra quei limiti che anticipatamente aveva tracciati col suo spirito irresistibile, e colla sua volontà di ferro.

D'Artagnan allora si credè molto spiritoso consigliando a milady di rinunziare, perdonando a de Wardes, ai progetti furiosi che aveva formati.

Ma alle prime parole che disse, il viso della signora prese un'espressione sinistra.

— Avreste poi paura, caro signor d'Artagnan? gridò ella con voce stridula e beffarda che risuonò stranamente alle orecchie del giovane.

— Voi non lo pensate, anima cara, rispose d'Artagnan; ma finalmente se questo povero conte de Wardes fosse meno colpevole di quello che voi pensate?

— In ogni caso, disse gravemente milady, egli mi ha ingannata, e dal momento che mi ha ingannata ha meritata la morte.

— Egli dunque morrà poichè voi lo comandate, disse d'Artagnan con un tuono così risoluto, che parve a milady l'espressione di una affezione a tutte pruove.

Tosto essa gli sorrise di nuovo.

— Sì, io son pronto a tutto, disse allora d'Artagnan con una involontaria esaltazione; ma prima vorrei essere certo di una cosa.

— Di quale? domandò milady.

— È che voi mi amate.

— La vostra presenza qui ne è una pruova, mi sembra, rispose ella fingendo di essere imbarazzata.

— Sì, e per questo io sono ai vostri cenni in corpo ed in anima. Disponete del mio braccio.

— Grazie, mio bravo difensore; nello stesso modo che io vi provo il mio amore ricevendovi qui, voi dal canto vostro mi proverete il vostro, non è vero?

— Certamente. Ma se voi mi amate come dite, riprese d'Artagnan, non temete voi un poco per me?

— Che posso io temere?

— Ma in fine che io non sia ferito pericolosamente, od anche ucciso?

— Impossibile! disse milady. Voi siete un uomo valente ed una fina spada!

— Voi dunque non preferireste, rispose d'Artagnan, un mezzo che vi vendicasse nello stesso modo, rendendo inutile il duello.

Milady guardò il giovane in silenzio; i suoi occhi chiari avevano una espressione stranamente funesta.

— Veramente diss'ella, io credo che ora voi di nuovo esitate!

— No, io non esito, ma è che quel povero conte de Wardes mi fa veramente pena dal momento che non lo amate più; mi sembra che un uomo debba essere tanto crudelmente punito dalla perdita del vostro solo amore, che non abbia bisogno di essere gastigato.

— Chi vi dice che l'ho amato? disse milady.

— Almeno posso io credere al presente senza troppa fatuità che ne amate un altro? disse il giovane con tuono galante, e ve lo ripeto io m'interesso al conte.

— Voi, domandò milady.

— Sì, io.

— E perchè voi?

— Perchè io solo so....

— Che cosa?

— Ch'egli è ben lungi dall'essere, o piuttosto dall'essere stato così colpevole verso di voi quando lo sembra.

— In verità? disse milady con aria inquieta; spiegatevi, perchè, veramente, non so che cosa vogliate dire.

Ed ella guardava d'Artagnan con cert'occhi che s'infiammavano a poco a poco di un fuoco sinistro.

— Sì, io sono galantuomo, disse d'Artagnan deciso a finirla, e poichè mi avete confessato il vostro amore, e che io sono ben sicuro di possederlo, perchè lo possedo, non è vero!

— Interamente. Continuate.

— Ebbene! io mi sento come trasformato; una confessione mi pesa.

— Una confessione?

— Se avessi dubitato del vostro amore, non l'avrei fatta; ma voi mi amate; non è vero che mi amate?

— Senza dubbio.

— Allora se per un eccesso d'amore io mi sia reso colpevole verso di voi, mi perdonerete?

— Può darsi. Ma questa confessione, disse ella impallidendo, questa confessione?

— Voi avete dato appuntamento a de Wardes, giovedì ultimo, in questa stessa camera, non è vero?

— Io! no! non è vero! disse milady con un tuono di voce così fermo, ed un viso così impassibile che, se d'Artagnan non ne avesse avuta una perfetta certezza, ne avrebbe dubitato egli pure.

— Non mentite, mio bell'angelo disse d'Artagnan sforzandosi di sorridere, ciò sarebbe inutile.

— In che modo? parlate dunque! voi mi fate morire!

— Oh! tranquillizzatevi; voi non siete colpevole verso di me, ed io vi ho già perdonata.

— Avanti, avanti!

— De Wardes non può gloriarsi di niente.

— Perchè? mi avete detto voi stesso che quell'anello...

— Quell'anello, sono io che l'ho. Il de Wardes di giovedì, e il d'Artagnan d'oggi sono la stessa persona.

L'imprudente si aspettava una sorpresa mista di furore, un piccolo uragano che si risolverebbe in lagrime; ma egli s'ingannava stranamente, e non rimase lungamente in orrore.

Pallida e terribile milady si alzò, e respingendo d'Artagnan, che era vicino a lei, con violento pugno nel petto, ella volle slanciarsi lungi da lui.

D'Artagnan la ritenne per la veste onde implorare il suo perdono; ma ella con un movimento possente e risoluto tentò di fuggire. Allora la veste si stracciò alla vita; e sopra una delle belle spalle, che rimasero scoperte, d'Artagnan con un fremito inesprimibile, riconobbe il giglio, quel bollo indelebile che imprime la mano infamante del carnefice.

— Gran Dio! gridò egli lasciando la veste.

E restò muto, immobile ed agghiacciato al suo posto.

Ma milady si sentiva già denunziata dallo spavento stesso di d'Artagnan. Senza dubbio egli aveva veduto tutto; il giovane sapeva ora il suo secreto, secreto terribile, che tutto il mondo ignorava, meno che lui! essa si rivoltò, non più come una donna furiosa, ma come una pantera ferita.

— Ah! miserabile! diss'ella, tu mi hai vilmente tradita, e di più possedi il mio segreto! tu dunque morrai.

Ella corse ad un bauletto di margherite posto sopra la sua toaletta, l'aprì con la mano febbrile tremante, ne cavò un piccolo pugnale col manico d'oro e colla lama acuta e sottile, e ritornò di uno sbalzo sopra d'Artagnan, che era rimasto seduto.

Quantunque il giovane, come si sa, fosse coraggioso, rimase spaventato da quella figura alterata, da quelle palpebre dilatate, da quelle guance pallide, e da quelle labbra sanguinolenti; egli si alzò e rinculò come all'aspetto di un serpente che si fosse scagliato contro di lui, e per istinto, portando la sua mano molle di sudore alla spada, la cavò dal fodero.

Ma senza inquietarsi alla vista di questa, milady continuò ad inoltrarsi verso di lui per colpirlo, e non si fermò che quando ne sentì la punta acuta contro il suo petto.

Allora tentò di afferrare questa spada con le sue mani, ma d'Artagnan l'allontanò sempre dalle sue prese, e la presentava, senza ferirla, ora ai suoi occhi, ora al suo petto, e continuò a rinculare cercando di fare la sua ritirata per la porta che metteva nella camera di Ketty.

Milady, in questo mentre, si aggirava intorno a lui con orribili trasporti, ruggendo in un modo formidabile.

Ora, siccome la cosa finiva per rassomigliare ad un duello, d'Artagnan si rimise a poco a poco.

— Bene, bella donna, bene, diceva egli; ma dalla parte del cielo! calmatevi, o pure io vi disegno un secondo giglio sull'altra spalla.

— Infame! infame! urlava milady.

Ma d'Artagnan, cercando sempre la porta, si teneva sulla difesa.

Al rumore che essi facevano rovesciando i mobili, ella per balzare su lui, ed egli per garantirsi dietro ai mobili di lei, Ketty aprì la porta. D'Artagnan, che aveva incessantemente manovrato per ravvicinarsi a questa porta, non ne era più lontano che tre passi. Con un solo slancio balzò dalla camera di milady in quella della servente, e rapido come il lampo, richiuse la porta, contro la quale egli si appoggiò con tutto il suo peso, nel mentre che Ketty chiudeva la serratura.

Allora milady cercò di rovesciare la parete che la chiudeva nella sua camera, con forza molto al disopra di quella di una donna, quindi, quando vide che era cosa impossibile, crivellò la porta a colpi di pugnale, dei quali qualcuno trapassò la spessezza del legno.

Ciaschedun colpo era accompagnato da una imprecazione.

— Presto, presto, Ketty disse d'Artagnan a mezza voce quando la serratura fu chiusa, fammi sortire dal palazzo, o se noi le lasciamo il tempo di fare il giro, ella mi farà uccidere dai lacchè: sollecitiamo; capisci tu? si tratta della vita, o della morte.

Ketty non capiva che troppo. Ella lo trascinò per le scale nell'oscurità. Era tempo. Milady aveva già suonato e svegliato tutto il palazzo; il portiere tirò il cordone alla voce di Ketty, nello stesso momento che milady gridava dalla finestra.

— Non aprite!

Il giovine se ne fuggì, nel mentre che essa minacciava ancora con un gesto impotente. Nel momento in cui ella lo perdè di vista, cadde svenuta nella sua camera.

CAPITOLO XXXVIII.

IN CHE MODO, SENZA INCOMODARSI, ATHOS RITROVÒ IL MEZZO D'EQUIPAGGIARSI

D'Artagnan era talmente fuori di sè, che, senza occuparsi di ciò che sarebbe accaduto a Ketty, traversò mezzo Parigi correndo, e non si fermò che davanti alla porta di Athos. Lo sconvolgimento del suo spirito, il terrore che lo spronava, il grido di alcune pattuglie che gli correvano dietro, non fecero che precipitare ancor più la sua corsa.

Traversò il cortile, salì al secondo piano ove stava Athos, e battè alla porta in modo da romperla.

Grimaud venne ad aprirgli, cogli occhi sonnolenti; d'Artagnan si slanciò con tanta forza nell'anticamera che poco mancò che non stramazzasse.

Malgrado il mutismo abituale di Grimaud, questa volta gli ritornò la parola. Alla vista della spada che d'Artagnan teneva ancora in mano, il povero servitore s'immaginò di aver che fare con qualche assassino.

— Soccorso! aiuto! soccorso! gridò egli.

— Taci, disgraziato! disse il giovane. Io sono d'Artagnan, non mi riconosci più? dov'è il tuo padrone!

— Voi, sig. d'Artagnan, gridò Grimaud spaventato. Impossibile!

— Grimaud, disse Athos sortendo dal suo appartamento in veste da camera, io credo che voi vi permettiate di parlare!

— Ah! signore, egli è che...

— Silenzio.

Grimaud allora si contentò di mostrare col dito d'Artagnan al suo padrone.

Athos, per quanto fosse flemmatico, scoppiò in una risata nel vedere l'aria sconvolta del suo giovane camerata.

— Non ridete, amico mio, gridò d'Artagnan, in nome del cielo! non ridete, perchè sull'anima mia ve lo dico, non vi è niente da ridere.

Pronunciò queste parole con un'aria così solenne, e con uno spavento così vero, che Athos lo prese subito per le mani gridando:

— Sareste voi ferito, amico mio? voi siete molto pallido.

— No, ma mi è accaduto un terribile avvenimento. Siete voi solo, Athos?

— Per bacco! e chi volete che sia da me a quest'ora?

— Bene, bene.

E d'Artagnan si precipitò nella camera di Athos.

— Eh! parlate, disse questi chiudendo la porta, e mettendo il chiavaccio per non essere disturbato; è forse morto il re? avete forse ucciso il ministro? voi siete tutto sossopra: parlate, dite, perchè io moro d'impazienza.

— Athos, rispose d'Artagnan, preparatevi a sentire una storia incredibile, inudita!

— Parlate dunque, disse Athos.

— Ebbene! continuò d'Artagnan mettendosi vicino all'orecchio di Athos e abbassando la voce, milady ha il marchio di un giglio sopra una spalla.

— Ah! gridò il moschettiere come se avesse ricevuta una palla nel cuore.

— Vediamo, disse d'Artagnan, siete voi sicuro che l'altra sia veramente morta?

— L'altra? disse Athos con una voce così sorda che fu molto se d'Artagnan l'intese.

— Sì, quella di cui mi avete parlato un giorno ad Amiens.

Athos mandò un gemito, e lasciò cadersi la testa sulle mani.

— Questa, continuò d'Artagnan, è una donna dai ventisei ai vent'otto anni.

— Bionda? disse Athos.

— Sì.

— Occhi blu-chiari, di una chiarezza straordinaria, colle ciglia e lo sopracciglia nere?

— Sì.

— Grande, ben fatta? Le manca un dente vicino al canino sinistro?

— Sì.

— Il marchio del giglio è piccolo, di color rosso, e come nascosto da uno strato di pasta che vi applica?

— Sì.

— Però, voi dite che questa donna è inglese?

— La chiamano milady, non per questo ella può essere egualmente francese. Lord Winter non è che suo cognato.

— D'Artagnan voglio vederla!

— Guardatevene, Athos, guardatevene: voi avete voluto ucciderla, ella è donna da rendervi la pariglia, e in modo da non fallare.

— Essa non oserà dir niente, perchè sarebbe un denunziarsi da se.

— Ella è capace di tutto! l'avete voi mai veduta in furore?

— No, disse Athos.

— Una tigre! una pantera! Ah! mio caro Athos, credo bene di aver attirato su noi due una terribile vendetta.

D'Artagnan allora raccontò tutto, la sua collera insensata e le sue minacce di morte.

— Avete ragione, e sulla mia parola, darei la mia vita per un capello, disse Athos. Fortunatamente è dopo domani che noi lasceremo Parigi, noi andremo, secondo tutte le probabilità, alla Rochelle, e una volta partiti...

— Ella vi perseguiterà in capo al mondo, Athos, se vi riconosce. Lasciate dunque che il suo odio si sfoghi sopra di me soltanto.

— Eh! mio caro, che m'importa se mi uccide? disse Athos. Credereste voi per caso che io sia attaccato alla vita?

— Vi è un qualche terribile mistero sotto tutto questo, Athos. Questa donna è una spia del ministro, ne sono sicuro.

— In questo caso state all'erta voi. Se il ministro non vi ha in un gran conto, per l'affare di Londra vi ha in un grande odio: ma siccome in fin dei conti non vi può rimproverar niente apertamente, e che bisogna che l'odio si soddisfaccia, particolarmente quando è odio di un ministro; state in guardia! Se uscite, non uscite mai solo; se mangiate, prendete le vostre precauzioni; non vi fidate d'alcuno finalmente, e neppure della vostra ombra!

— Fortunatamente, disse d'Artagnan, che si tratta di giungere soltanto fino a dopo domani sera senza incontri, perchè una volta all'armata, spero bene, non avremo a temere degli uomini.

— Frattanto, disse Athos, io rinuncio ai miei progetti di reclusione e verrò ovunque con voi; bisogna che ritorniate alla strada Fossoyeurs. Io vi accompagno.

— Sia, mio caro Athos; ma lasciatemi prima restituirvi l'anello che ho ricevuto da questa donna. Questo zaffiro è vostro. Non mi avete voi detto che questo era un gioiello di famiglia?

— Sì, mio nonno lo comprò per due mila scudi, per quanto ho poi sentito ripetere da mio padre. Faceva parte dei regali di nozze di mia madre; egli è magnifico. Mia madre me lo regalò, ed io, pazzo che fui! piuttosto che custodirlo come una santa reliquia, lo regalai a quella miserabile.

— Ebbene, riprendete questo anello che capisco vi dee essere caro.

— Io! riprendere questo anello dopo che è stato in dito a quella infame? giammai! giammai! questo anello è lordato, d'Artagnan.

— Allora, vendetelo o impegnatelo. Vi daranno almeno un migliaio di scudi. Con questa somma voi potete provveder bene ai vostri affari. Poi, al primo danaro che vi giungerà, lo leverete di pegno, e lo riprenderete purgato dalle sue antiche macchie, poichè sarà passato per le mani degli usurai.

Athos sorrise.

— Voi siete un grazioso compagno, diss'egli, mio caro d'Artagnan. Colla vostra continua ilarità, rialzate dall'afflizione i poveri spiriti oppressi. Ebbene! sì, impegneremo questo anello che mi appartiene, ma ad una condizione.

— Quale?

— Che vi sieno cinquecento scudi per voi, e cinquecento per me.

— Vi pensate voi, Athos! Io non ho bisogno del quarto di questa somma. Io che sono nelle guardie, e vendendo la mia sella con i suoi annessi, ne ricavo quanto mi occorre. Che mi abbisogna? un cavallo per Planchet, ecco tutto. Poi, voi dimenticate che io pure ho un anello.

— Al quale mi sembra, che voi siate molto più attaccato di quello che non sono io al mio; almeno ho creduto accorgermene.

— Sì, perchè in una circostanza estrema, non solo può cavarci da qualche imbarazzo, ma ancora da qualche gran pericolo. Non è un semplice diamante, ma è ancora un talismano incantato.

— Non vi capisco, ma credo però a quanto dite... Ritorniamo dunque al mio anello, o piuttosto al nostro — voi avrete la metà della somma che ci verrà data sopra esso, o lo getto nella Senna; e dubito che come Policrate, qualche pesce non sarà così compiacente per riportarcelo.

— Ebbene dunque, io accetto, disse d'Artagnan.

In questo momento Grimaud entrò accompagnato da Planchet; questi era inquieto pel suo padrone, e curioso di sapere cosa gli fosse accaduto.

Athos si vestì, e quando fu vicino a uscire, fece a Grimaud il segno di un uomo che prende la mira. Questi si mise tosto il suo moschetto sotto il braccio e si dispose a seguire il suo padrone.

D'Artagnan e Athos, seguiti dai loro lacchè, giunsero senza alcun accidente nella strada Fossoyeurs.

Il sig. Bonacieux era sulla porta, egli guardò d'Artagnan con aria furbesca.

— Eh! mio caro locatario, diss'egli, sollecitatevi. Voi avete in casa una bella giovinetta che vi aspetta, e le donne, voi sapete, amano poco di aspettare.

— È Ketty! gridò d'Artagnan.

E si slanciò nel corridoio.

Effettivamente sul pianerottolo che metteva nel suo appartamento, e raggruppata contro la porta, ritrovò la povera fanciulla tutta tremante. Come lo vide:

— Voi mi avete promessa la vostra protezione, avete promesso di salvarmi dalla sua collera, diss'ella; ricordatevi che siete stato voi che mi avete perduta.

— Sì, Ketty, senza dubbio, disse d'Artagnan, sii tranquilla, Ketty. Ma che cosa ti è accaduto dopo la mia partenza?

— Lo so io? disse Ketty. Alle grida ch'ella mandò, sono accorsi i lacchè; ella era pazza per la collera. Tutto ciò ch'esiste d'imprecazioni essa lo ha vomitato contro di voi. Allora ho pensato che si ricorderebbe che fu dalla mia camera che voi penetraste nella sua, e che quindi mi avrebbe ritenuto per vostra complice. Ho preso quel poco di danaro che avevo, quei pochi effetti preziosi, e mi sono salvata.

— Povera fanciulla! ma che debbo fare per te? io parto dopo domani.

— Tutto ciò che vorrete, sig. cavaliere, fatemi allontanare da Parigi, fatemi allontanare dalla Francia.

— Io non posso però condurti meco all'assedio della Rochelle, disse d'Artagnan.

— No, ma voi potete collocarmi in provincia, presso qualche dama di vostra conoscenza, nel vostro paese, per esempio.

— Ah! amica mia, nel mio paese le dame non tengono cameriere. Ma aspetta, ho trovato quello che ti conviene. Planchet! va subito a cercarmi Aramis, che egli venga da me. Noi abbiamo una cosa di grande importanza da dirgli.

— Comprendo il tuo progetto; disse Athos, ma perchè non ti rivolgi piuttosto da Porthos? mi sembra che la sua marchesa...

— La marchesa di Porthos piuttosto che tenere una cameriera si farebbe vestire da un dei giovani di studio di suo marito, disse d'Artagnan ridendo. D'altronde Ketty non vorrà andare a stare in via degli Orsi; non è vero, Ketty.

— Io abiterò dove vorrete, disse Ketty, purchè io sia bene nascosta e non si sappia ove sono.

— Ora, che noi siamo per separarci, e per conseguenza che non sei più gelosa di me...

— Sig. cavaliere, da lontano e da vicino, io vi amerò sempre lo stesso.

— Oh! Diavolo! dove va ad annidare la costanza! mormorò Athos.

— Io pure, disse d'Artagnan, io pure ti amerò sempre! sii tranquilla. Ma vediamo, rispondimi. Pongo molta importanza alla domanda che ti faccio: avresti tu mai inteso parlare di una giovane che fu rapita di notte tempo?

— Aspettate dunque... Ma... Oh! mio Dio! sig. cavaliere, forse che amereste ancora questa donna?

— No, è uno, dei miei amici che l'ama. A voi, è Athos, quello là.

— Io! gridò Athos, con un accento simile a quello di un uomo che si accorge di essere per mettere il piede sopra un serpente.

— Senza dubbio, tu; fece d'Artagnan stringendogli la mano. Tu sai bene quanto interesse noi tutti prendiamo a questa povera Bonacieux. D'altronde Ketty non dirà niente. Non è vero Ketty? Tu comprendi, fanciulla mia, continuò d'Artagnan, questa è la moglie di quell'orribile di macacco che hai veduto sul limitare della porta, entrando qui.

— Oh! mio Dio! gridò Ketty; voi mi ricordate la mia paura, purchè non mi abbia riconosciuta!

— Come riconosciuta? Tu dunque hai visto altre volte quell'uomo!

— È venuto due volte da milady.

— È lui; e verso qual epoca?

— Saranno circa quindici o diciotto giorni.

— Precisamente.

— E ieri sera è ritornato.

— Ieri sera?

— Sì, un momento prima che entraste voi stesso.

— Mio caro Athos, noi siamo avviluppati da una masnada di spioni! E tu credi ch'egli t'abbia riconosciuta, Ketty?

— Scorgendolo ho abbassata la mia cuffia, ma forse era troppo tardi.

— Discendete voi, Athos, di cui egli diffida meno di me, e guardate se è sempre sulla porta.

Athos discese e risalì subito.

— È partito, diss'egli, e la casa è chiusa.

— È andato a fare il suo rapporto, e a dire che tutti i piccioni sono nel colombaio.

— Ebbene, involiamoci, disse Athos, e non lasciamo qui che Planchet per portarci le notizie.

— Un momento! e Aramis che abbiamo mandato a cercare?

— È giusto, disse Athos, aspettiamo Aramis.

In questo momento entrò Aramis.

Gli fu esposto l'affare, e gli fu detto come era urgente, che in mezzo a tutte le sue conoscenze di alto bordo, ritrovasse un posto ove collocare Ketty.

Aramis riflettè un momento, e disse arrossendo:

— Ciò vi sarà realmente un servizio reso? diss'egli a d'Artagnan.

— Ve ne sarò riconoscente per tutta la mia vita.

— Ebbene! la signora di Bois Tracy mi ha domandato, per una delle sue amiche che abitano in provincia, io credo, una cameriera sicura, e se voi potete, mio caro d'Artagnan, garantirmi...

— Oh! signore, rispose Ketty, io sarò affezionata, siatene certo, alla persona che mi darà il mezzo di lasciare Parigi.

— Allora, disse Aramis, ciò va pel suo meglio.

Si mise ad un tavolino, e scrisse poche parole che sigillò con un anello, e consegnò il biglietto a Ketty.

— Ora, fanciulla mia, disse d'Artagnan, tu sai che qui non fa più bel tempo per te che per noi. Così separiamoci. Ci rivedremo in tempi migliori.

— Ed in qualunque tempo noi ci ritroveremo in qualunque luogo che sia, disse Ketty, voi mi troverete che vi amerò come vi amo adesso.

— Giuramento da giocatore, disse Athos nel tempo che d'Artagnan andava ad accompagnare Ketty per le scale.

Un istante dopo i tre amici si separarono, fissando l'appuntamento per le quattro presso di Athos, e lasciando Planchet per guardare la casa.

Aramis rientrò in casa, e Athos e d'Artagnan si occuparono a collocare il zaffiro.