Part 3
— Oh! continuò milady, le vostre ferite vi fanno ancora soffrire?
— Sì, molto, disse d'Artagnan, che non sapeva più che cosa rispondere.
— Siate tranquillo, mormorò milady con un tuono di voce poco rassicurante per l'uditore, io vi vendicherò, e crudelmente!
— Peste! disse fra se d'Artagnan, il momento di spiegarsi non è ancora venuto.
Fu mestieri che passasse qualche tempo perchè d'Artagnan potesse rimettersi dall'emozione provata in questo dialogo: tutte le idee di vendette che aveva seco portate, erano intieramente svanite. Questa donna esercitava su lui un incredibile potere, egli l'odiava e l'adorava ad un tempo; non aveva mai creduto che due sentimenti così opposti potessero allignare nel medesimo cuore, e nel riunirsi, formare uno strano amore, in qualche modo diabolico.
Durante tutto il loro colloquio non ritrovò la circostanza favorevole da introdurre il discorso in modo da poter raccogliere informazioni sulla disgraziata Bonacieux, fors'anche allora vi pensava poco. Frattanto suonò un'ora, e bisognava separarsi. D'Artagnan, al momento di lasciare milady, non sentì più che un vivo dispiacere di doversi allontanare, e nell'addio appassionato che s'indirizzarono reciprocamente, fu convenuto un nuovo appuntamento per la settimana vegnente.
La povera Ketty sperava di poter indirizzare qualche parola a d'Artagnan, quando passava per la sua camera; ma milady lo condusse ella stessa nell'oscurità, e non lo lasciò che sulle scale.
L'indomani mattina d'Artagnan corse tosto da Athos. Egli era ingolfato in un'avventura così strana, che voleva domandare un consiglio. Gli raccontò tutto. Athos aggrottò più volte le sopracciglia.
— La vostra milady, gli disse, mi sembra una creatura infame; ma voi non avete per questo meno torto nell'ingannarla. Eccovi in un modo o nell'altro con un nemico sul braccio.
E mentre così parlava, Athos guardava con molta attenzione il zaffiro circondato di diamanti che nel dito di d'Artagnan aveva preso il posto del diamante della regina, con ogni cura riposto in uno scrigno.
— Voi guardate questo anello? disse il Guascone, tutto glorioso di far risplendere agli occhi dei suoi amici un così ricco regalo.
— Sì, disse Athos, esso mi ricorda un gioiello di famiglia.
— È bello, non è vero? disse d'Artagnan.
— Magnifico! io non credeva che esistessero due zaffiri di un'acqua così bella. L'avete voi dunque contrattato col vostro diamante?
— No, disse d'Artagnan, questo è un regalo della mia bella Francese; poichè quantunque non le ne abbia chiesto, sono convinto ch'ella è nata in Francia.
— Questo anello vi è stato dato da milady? gridò Athos con una voce in cui era facile scorgervi la più grande emozione.
— Da essa stessa; me lo ha regalato questa notte.
— Mostratemi dunque questo anello, disse Athos.
— Eccolo, rispose d'Artagnan levandolo dal suo dito.
Athos lo esaminò e divenne pallidissimo. Lo provò quindi all'anulare della sua mano sinistra, esso andava a questo dito come se fosse stato fatto per lui.
Una gradazione di collera e di vendetta passò sulla fronte così ordinariamente calma del gentiluomo.
— È impossibile che questo sia lo stesso diss'egli. In che modo potrebbe questo anello ritrovarsi nelle mani di milady Clarik? Eppure è ben difficile che fra due gioielli vi sia una così grande rassomiglianza.
— Conoscete voi questo anello? domandò d'Artagnan.
— Credeva di riconoscerlo? disse Athos, ma senza dubbio mi sbaglio.
E lo rese a d'Artagnan senza però cessare dal guardarlo.
— Vi prego, diss'egli dopo un momento, d'Artagnan, togliete questo anello dal vostro dito, voltate la pietra alla parte interna della mano. Esso mi richiama così crudeli rimembranze che non avrei la mia testa per ragionare con voi. Non eravate venuto per richiedermi un consiglio, non mi dicevate ch'eravate imbarazzato su ciò che dovevate fare?.. Ma aspettate, ritornate a darmi questo zaffiro, quello, di cui parlava deve avere una delle sue faccette scagliata per cagion di un certo accidente.
D'Artagnan levò di nuovo l'anello dal dito, e lo rese ad Athos.
Athos fremette.
— Guardate, disse egli, guardate! non è questa una scagliatura?
E mostrava a d'Artagnan il luogo ove si ricordava che doveva esistere.
— Ma da chi proviene questo zaffiro, Athos?
— Da mia madre, che lo aveva dalla madre sua. Come io diceva, questo è un vecchio gioiello che non doveva mai uscire dalla mia famiglia.
— E voi lo avete venduto? domandò con esitazione d'Artagnan.
— No, rispose Athos con un singolar sorriso: io l'ho regalato in un'ora d'amore, come è stato dato a voi.
D'Artagnan rimase egli pure pensieroso. Gli sembrava scorgere nella vita di milady degli abissi, le di cui profondità erano oscure e terribili.
Egli mise l'anello, non più in dito, ma in saccoccia.
— Ascoltate, gli disse Athos prendendolo per la mano: voi sapete se io vi amo; d'Artagnan, se avessi un figlio non lo amerei più di voi; ebbene! credetemi, rinunciate a questa donna; io non la conosco, ma una specie d'interno presentimento mi dice che è una creatura perduta, e che in essa vi è qualche cosa di fatale.
— Avete ragione, disse d'Artagnan. Io me ne separerò. Vi confesso che questa donna spaventa me pure.
— Avrete voi questo coraggio? disse Athos.
— Io lo avrò, rispose d'Artagnan, e sull'istante medesimo.
— Ebbene, davvero, figlio mio; voi avete ragione, disse il gentiluomo stringendo la mano al Guascone con una affezione quasi paterna. E Dio voglia che questa donna, che è appena entrata nella vostra esistenza, non vi lasci una traccia funesta!
E Athos salutò d'Artagnan con un movimento della testa, come un uomo che vuol far comprendere che non sarebbe dispiacente di rimaner solo coi suoi pensieri.
Entrando in casa sua d'Artagnan ritrovò Ketty che lo aspettava. Un mese di febbre non avrebbe fatto così gran cambiamento nella povera giovane, quanto lo aveva operato un'ora o due di gelosia e di dolore.
Ella era mandata dalla sua padrona al conte de Wardes. La sua padrona era folle d'amore, ebbra di gioia. Ella voleva sapere dal conte se avesse potuto sollecitare l'istante del convenuto appuntamento.
E la povera Ketty pallida e tremante aspettava la risposta di d'Artagnan.
Athos aveva una grande influenza sul giovane. I consigli del suo amico, uniti a' sentimenti del proprio cuore e alla rimembranza della signora Bonacieux che non l'abbandonava che raramente, l'avevano determinato, ora che il suo orgoglio era salvato, a non più rivedere milady. Per tutta risposta, prese una penna e scrisse la seguente lettera come aveva fatto la prima volta.
«Non contate sopra di me, signora; dopo la mia convalescenza, ho tante conversazioni di questo genere da accordare, che mi è abbisognato mettere un certo ordine. Quando verrà il vostro turno, avrò io stesso l'onore di darvene avviso. Vi bacio la mano».
Del zaffiro non fece parola; il Guascone voleva conservarlo fino a nuovo ordine, come un'arma contro milady.
Del resto si avrebbe torto a giudicare delle azioni di un'epoca messe a confronto colle azioni di un'altra epoca. Ciò che in oggi si considererebbe come un'onta ad un galantuomo, allora era una cosa del tutto semplice e naturale.
D'Artagnan consegnò la sua lettera a Ketty aperta, la quale la lesse, la prima volta senza capirla, e poco mancò che non divenisse pazza per la gioia quando la rilesse.
Ketty non poteva credere a questa felicità; d'Artagnan fu obbligato di ripeterle a viva voce quelle assicurazioni che teneva scritte. Qualunque avesse potuto essere, col carattere impetuoso di milady, il pericolo che correva la povera fanciulla nel rimettere quella lettera alla sua padrona, non per questo ella non ritornò meno alla piazza Reale con tutta la sveltezza delle sue gambe.
Il cuore della donna la più buona, è senza pietà pei dolori della sua rivale.
Milady aprì la lettera con non minor fretta di quella che aveva avuta Ketty a portarla; ma dalle prime parole ch'ella lesse, diventò livida; quindi contorse rabbiosamente la carta, finalmente si voltò con un baleno sugli occhi dal lato di Ketty.
— Che cosa è questa lettera? diss'ella.
— È la risposta a quella della signora, rispose Ketty tutta tremante.
— Impossibile! riprese milady, impossibile che un gentiluomo scriva ad una donna una simile lettera!
Poi ad un tratto gridò:
— Mio Dio! saprebbe egli?
E si arrestò fremendo. I denti le stridevano: divenne color di cenere; volle fare un passo verso una finestra per respirare un poco d'aria, ma non potè reggersi sulle gambe, la forza le mancò, e cadde sopra un sofà.
Ketty credè che si sentisse male e si precipitò per slacciarle il busto. Ma milady si rialzò prestamente;
— Che volete voi? e perchè mi mettete la mano addosso?
— Io credeva che la signora si sentisse male, e credeva arrecarle soccorso, rispose la cameriera spaventata dalla terribile espressione che aveva assunta la figura della sua padrona.
— Io sentirmi male! io? mi prendete forse per qualche donnicciuola? quando mi si insulta io mi vendico, intendete voi?
E colla mano fece un segno a Ketty perchè uscisse.
CAPITOLO XXXVI.
IL SOGNO DI VENDETTA
La sera; milady dette ordine che il sig. d'Artagnan fosse introdotto tosto che veniva; ma egli non venne.
Il giorno dopo Ketty ritornò di nuovo dal giovane e gli raccontò tutto ciò che era accaduto il giorno innanzi: d'Artagnan sorrise. Questa gelosa collera di milady era la sua vendetta.
La sera, milady fu più impaziente ancora della sera innanzi. Rinnovò l'ordine relativo al Guascone; ma, come la sera antecedente, ella aspettò invano.
L'indomani, Ketty si presentò in casa di d'Artagnan, non più allegra e snella come nei due giorni precedenti, ma al contrario trista da morire.
D'Artagnan chiese alla povera giovanetta ciò che aveva; ma questa, per risposta, cavò una lettera di tasca e gliela rimise.
Questa lettera era dal carattere di milady; soltanto, questa volta era realmente diretta al sig. d'Artagnan, e non al conte de Wardes.
Egli l'aprì e lesse ciò che segue:
«Caro sig. d'Artagnan, è male l'essere negligenti coi suoi amici, particolarmente nel momento in cui si è sul punto di lasciarsi per lungo tempo. Mio cognato ed io vi abbiamo inutilmente aspettato ieri e ieri l'altro a sera. Sarà forse lo stesso questa sera?
«Vostra riconoscentissima «_Lady de Winter_»
— La cosa è semplicissima, disse d'Artagnan, io mi aspettava questa lettera. Il mio credito s'innalza coll'abbassarsi di quello del conte de Wardes.
— Vi andrete voi? domandò Ketty.
— Ascolta, mia cara fanciulla, disse il Guascone che cercava di scusarsi ai suoi propri occhi nel mancare alla promessa che aveva fatta ad Athos; capisci che sarebbe cosa impolitica il non arrendersi ad un invito così positivo. Milady, non vedendomi venire, non capirebbe niente della interruzione delle mie visite, ella potrebbe dubitare di qualche cosa, e chi può dire fino a qual punto potrebbe giungere la sua vendetta?
— Oh! mio Dio! disse Ketty, voi sapete rappresentare le cose in modo che avete sempre ragione. Ma voi ritornerete a farle la corte, e se questa volta giungerete a piacerle sotto il vostro vero nome, e col vostro vero viso, l'affare sarà molto peggio della prima volta!
L'istinto faceva indovinare alla povera giovane una parte di ciò che doveva accadere.
D'Artagnan la rassicurò il meglio che potè, e le promise di restare insensibile alle seduzioni di milady.
Egli le fece rispondere che era riconoscente alla sua bontà in modo da non potersi essere di più, e che si sarebbe presentato a ricevere i suoi ordini: ma non azzardò di scriverle per timore che, ad occhi così esercitati come quelli di milady, non avesse da alterare abbastanza il suo scritto.
A nove ore in punto, d'Artagnan stava sulla piazza Reale. Era evidente che i servitori che stanziavano nell'anticamera erano stati prevenuti, perchè subito che comparve, prima ancora ch'egli avesse domandato se milady era visibile, uno di essi corse ad annunziarlo.
— Fate entrare, disse milady con voce così certa ma così penetrante, che d'Artagnan la intese stando in anticamera.
Fu introdotto.
— Non vi sono per nessuno, disse milady, intendete voi bene? per nessuno.
Il lacchè sortì.
D'Artagnan gettò uno sguardo curioso sopra milady: ella era pallida e aveva gli occhi affaticati, sia dalla veglia, sia dalle lagrime. Si era a bella posta diminuito il numero dei lumi, e pure milady non potè nascondere le tracce della febbre che da due giorni la divorava.
D'Artagnan si avvicinò a lei colla consueta sua galanteria; ella fece allora uno sforzo straordinario per riceverlo, ma giammai fisonomia più sconvolta non smentì maggiormente un sorriso amabile.
Alle domande che d'Artagnan le fece sulla sua salute:
— Cattiva, rispose ella; cattivissima.
— Ma allora, disse d'Artagnan, io riesco indiscreto; voi dunque avete bisogno senza dubbio di riposo, io mi ritiro.
— No, disse milady, al contrario, restate, sig. d'Artagnan; la vostra amabile compagnia mi distrarrà.
Ella non è mai stata così attraente, pensò d'Artagnan: diffidiamone.
Milady prese l'aspetto più affettuoso che potesse prendere, e dette tutte le attrattive possibili al discorso. Nello stesso tempo quella febbre che l'aveva un istante abbandonata ritornava a rendere lo splendore ai suoi occhi, il colorito alle sue guance, il carminio alle sue labbra. D'Artagnan ritrovò la Circe che lo aveva già avvolto nel suo incantesimo. Milady sorrideva, e d'Artagnan sentiva che avrebbe data la sua vita per quel sorriso.
Vi fu perfino un momento in cui egli provò un pentimento che si accostava al rimorso per tutto ciò che le aveva fatto.
A poco a poco milady divenne più comunicativa. Ella domandava a d'Artagnan s'egli aveva un cuore, un amore.
— Ahimè! disse d'Artagnan con l'aria la più sentimentale, potete voi esser crudele a segno da fare una simile domanda, a me che, dal momento in cui vi ho veduta, non sospiro, e non respiro più che per voi?
Milady sorrise con uno strano sorriso.
— In tal modo voi dunque mi amate? diss'ella.
— Ho io bisogno di dirvelo? e non ve ne siete accorta?
— Sia pure, ma voi sapete che i cuori più sono orgogliosi, più sono difficili a prendersi.
— Oh! le difficoltà non mi spaventano, disse d'Artagnan; non vi sono che le impossibilità che mi atterriscono.
— Niente è impossibile, disse milady, ad un vero amore.
— Niente, signora?
— Niente, rispose milady.
Diavolo! pensò fra se d'Artagnan, la nota è cambiata. Diventerebbe ella forse innamorata di me, la capricciosa? e sarebbe ella disposta a dare a me pure qualche altro zaffiro simile a quello che mi ha regalato per il conte de Wardes?
— Vediamo: riprese milady, che fareste voi per provare questo amore di cui parlate?
— Tutto ciò che si esigesse da me. Che si ordini, e io sono pronto.
— A tutto?
— A tutto! gridò d'Artagnan, il quale sapeva in antecedenza che non arrischiava gran cosa impegnandosi in tal modo.
— Ebbene! parliamo un poco, disse milady avvicinando la sua sedia alla sedia di d'Artagnan.
— Vi ascolto, signora, disse questi.
Milady restò un istante pensierosa e come indecisa, quindi sembrando prendere una risoluzione:
— Io ho un nemico, diss'ella.
— Voi, signora! gridò d'Artagnan simulando sorpresa. Sarà egli possibile, mio Dio, bella e buona come voi siete!
— Un nemico mortale.
— Davvero?
— Un nemico che mi ha insultata così crudelmente che si è aperta fra lui e me una guerra a morte. Posso io contare su di voi come ausiliario?
D'Artagnan vide sul momento ove la vendicativa creatura voleva venirne.
— Voi lo potete, signora, diss'egli con enfasi. Il mio braccio e la mia vita sono vostri, come il mio amore.
— Allora, disse milady, poichè voi siete tanto generoso quanto innamorato...
Ella si fermò.
— Ebbene? domandò d'Artagnan.
— Ebbene, rispose milady dopo un momento di silenzio, da questo istante cessate dal parlare d'impossibilità.
— Non mi opprimete colla mia felicità! gridò d'Artagnan precipitandosi ai suoi ginocchi, coprendo di baci le mani ch'ella gli abbandonava.
— Vendicami di questo infame di de Wardes, pensava milady, e io saprò bene sbarazzarmi in seguito di te, doppio imbecille, lama di spada vivente.
— Sì, dimmi tu che mi ami dopo avermi così sfrontatamente ingannato, ipocrita e pericolosa donna, pensava dal canto suo d'Artagnan, e in seguito io riderò di te con quello stesso che tu vuoi punire col mezzo della mia mano.
D'Artagnan rialzò la testa.
— Io son pronto diss'egli.
— Voi mi avete dunque capito, caro signor d'Artagnan, disse milady.
— Io indovinerei i vostri sguardi.
— In tal modo dunque voi impiegherete per me il vostro braccio, che si è già acquistato tanta fama?
— Sull'istante medesimo.
— E, disse milady, come ricompenserò io mai un simile servigio?
— Il vostro amore è la sola ricompensa che io desidero, disse d'Artagnan, la sola che sia degna di voi e di me.
— Interessato! diss'ella sorridendo.
— Ah! gridò d'Artagnan, trasportato un istante dalla passione che questa donna aveva l'abilità di accendere nel suo cuore: ah! egli è che il vostro amore mi sembra inverosimile, e che avendo timore di vederlo svanire come un sogno, ho fretta di riceverne rassicurazione positiva dalla vostra bocca.
— Meritate voi dunque già una simile confessione?
— Io sono ai vostri ordini, disse d'Artagnan.
— Bene, sicuramente? fece milady con un ultimo dubbio.
— Nominatemi l'infame che ha potuto far piangere i vostri begli occhi.
— Chi vi ha detto che ho pianto? gridò ella.
— Mi sembrava...
— Le donne come me non piangono, riprese milady.
— Tanto meglio! sentiamo, ditemi come si chiama.
— Pensate che nel suo nome sta tutto il mio segreto.
— Bisogna pure che io sappia il suo nome.
— Sì, è necessario; vedete se io ho confidenza in voi!
— Voi mi ricolmate di gioia. Come si chiama egli?
— Voi lo conoscete.
— Davvero?
— Sì.
— Non è già uno dei miei amici? riprese d'Artagnan fingendo esitazione, per far credere meglio alla sua ignoranza.
— Se fosse uno dei vostri amici, voi dunque esitereste, gridò milady.
E un lampo di minaccia passò davanti ai suoi occhi.
— No, fosse ancora mio fratello! gridò d'Artagnan come trasportato dall'entusiasmo.
Il nostro Guascone s'innoltrava senza rischi perchè sapeva dove andava.
— Io amo il vostro entusiasmo, disse milady.
— Ahimè! voi dunque non amate che questo in me? disse d'Artagnan.
— Vi risponderò un'altra volta, disse ella prendendogli la mano.
E questa pressione fece rabbrividire d'Artagnan, come se col tatto gli avesse comunicato la febbre di cui ella avvampava.
— Voi mi amerete un giorno? gridò egli. Oh! se ciò fosse, sarebbe un perderne la ragione!
D'Artagnan, infatti, era ebro di gioia, e nel suo delirio quasi credeva alla tenerezza di milady, quasi credeva al delitto di de Wardes.
Se de Wardes si fosse ritrovato in quel momento sotto il tiro della sua mano, egli l'avrebbe ucciso.
Milady afferrò l'occasione.
— Egli si chiama... diss'ella a sua volta.
— De Wardes, lo so, interruppe d'Artagnan.
— E come lo sapete, esclamò afferrandolo con ambe le mani e tentando di leggere nei suoi occhi fino nel fondo dell'anima sua.
D'Artagnan sentì che si era lasciato trasportare troppo oltre, e che aveva commesso uno sbaglio.
— Dite, dite, ma dite adunque! ripeteva milady; come lo sapete voi?
— Come lo so! disse d'Artagnan.
— Sì.
— Lo so, perchè ieri de Wardes, in una sala ove era io pure, ha mostrato un anello che disse avuto da voi.
— Miserabile! gridò milady.
L'epiteto, come si capirà bene, ritornò fino al fondo del cuore di d'Artagnan.
— Ebbene? continuò ella!
— Ebbene! io vi vendicherò di questo... miserabile! riprese d'Artagnan dandosi l'attitudine di Don Iaphet d'Armenia.
— Grazie mio bravo amico, gridò milady. E quando sarò io vendicata?
— Domani, subito, quando voi volete.
Milady stava per gridare, «sul momento!» ma ella riflettè che una precipitazione sarebbe poco graziosa per d'Artagnan.
D'altronde, essa aveva mille precauzioni da prendere, mille consigli da dare al suo difensore, perchè evitasse le spiegazioni davanti ai testimoni.
— Domani, riprese d'Artagnan, voi sarete vendicata, o io sarò morto.
— No, diss'ella, voi mi vendicherete, ma non morrete. Io so qualche cosa.
— Che sapete voi?
— Mi sembra che nella vostra lotta con lui non abbiate a lamentarvi della fortuna.
— La fortuna è una cortigiana; favorevole ieri, ella può tradire domani.
— Che è quanto dire che voi ora esitate?
— No, io non esito. Il cielo me ne guardi! ma...
— Silenzio! interruppe essa, sento mio fratello; è inutile che egli vi trovi qui.
Ella suonò. Comparve Ketty.
— Uscite da questa porta, disse a d'Artagnan spingendo la molla che fece aprire una porta segreta, e ritornate a undici ore, noi termineremo il nostro trattenimento. Ketty v'introdurrà nella mia camera.
La povera fanciulla credè di cadere all'indietro sentendo queste parole.
— Ebbene! che fate voi, signorina? restate là immobile come una statua! Presto riconducete il cavaliere, e questa sera, alle undici ore, avete inteso?
Sembra che i suoi appuntamenti sieno tutti a undici ore, pensò d'Artagnan; sarà una specie di abitudine.
Milady gli stese una mano che egli baciò teneramente.
— Vediamo, pensò egli nel ritirarsi e rispondendo appena ai rimproveri di Ketty, vediamo, non siamo stupidi; decisamente questa donna è una grande scellerata. Stiamo in guardia.
CAPITOLO XXXVII.
IL SEGRETO DI MILADY
D'Artagnan era uscito dal palazzo invece di salire subito da Ketty per ivi aspettare l'ora dell'appuntamento con milady, e ciò per due ragioni: la prima è che in questo modo evitava i rimproveri, le incriminazioni e le preghiere della giovinetta; la seconda è che egli era contento di riflettere e di penetrare freddamente, se era possibile, nel pensiero di questa donna.
Ciò che gli parve più chiaro là dentro, si è, ch'egli si esponeva ad amare milady come un pazzo, e ch'ella, al contrario, non lo amava menomamente e non lo avrebbe amato mai. Un istante dopo egli comprese che quello che era meglio da farsi consisteva nel rientrare in casa e scrivere a milady una lunga lettera, nella quale confessarle che de Wardes e egli erano fino al momento lo stesso personaggio, e che per conseguenza egli non poteva impegnarsi, sotto pena di suicidio, ad uccidere de Wardes di cui ella pretendeva aversi a dolere; ma nella convinzione che essa lo detestasse, e che non lo riguardasse che come un vile istrumento di vendetta, che lo infrangerebbe dopo essersene servita, gli ritornò in cuore il pensiero della propria vendetta. Egli voleva governare questa donna che si pigliava giuoco di lui, e che lo aveva ferito essa pure nel suo più puro e sincero amore, rendendosi complice del rapimento della sig. Bonacieux.
Fece cinque o sei volte il giro della piazza Reale, agitato da tutti questi sentimenti contrarii, e rivoltandosi ogni dieci passi per guardare la luce dell'appartamento di milady che si scopriva a traverso le gelosie, era evidente che questa volta milady aveva meno fretta della prima a rientrare nella sua camera.
Finalmente suonarono le undici ore.
A questo suono, cessò ogni irrisoluzione nel cuore di d'Artagnan. Si richiamò al pensiero tutti i particolari della conversazione che aveva avuta con milady, e per un di quei cambiamenti di risoluzione così frequenti in simili casi, entrò col cuore palpitante, con la testa in fuoco nel palazzo, e si precipitò nella camera di Ketty.
La giovane, pallida come la morte, tremante in tutte le sue membra, volle fermare d'Artagnan; ma milady, coll'orecchio in ascolto aveva inteso il rumore fatto nell'entrare, ed aprì la porta.
— Venite, diss'ella.
D'Artagnan non aveva più la sua ragione; egli credeva di essere trascinato da qualcuno di quegli intrighi fantastici che si formano in sogno. Quindi si avanzò verso milady, cedendo a quella attrazione magnetica che la calamita esercita sul ferro.
La porta si richiuse dietro a loro.
Ketty a sua volta si slanciò contro la porta.