Part 2
— Io non ho niente da opporre, ma io vi dico che il favore di un ministro, è un'effimera cosa, e che bisogna esser pazzo per attaccarsi ad un ministro; vi sono dei poteri al disopra del suo, e che non sono fondati sul capriccio di un uomo o sulla riuscita di un avvenimento: è a questi poteri che bisogna attenersi.
— Ne sono afflitto, signora, ma io non conosco altro potere che quello del grand'uomo, che ho l'onore di servire.
— Voi servite il ministro?
— Sì, signora, e come suo servitore io non vi permetterò che vi intrighiate in complotti contro la sicurezza dello stato, e che serviate gl'intrighi di una donna che non è francese, e che ha il cuore spagnuolo. Fortunatamente il gran ministro è là, il suo sguardo vigilante sorveglia e penetra, fino nel fondo del cuore.
Bonacieux ripeteva parola per parola una frase che aveva sentita dire dal conte de Rochefort; ma la povera donna che aveva calcolato sopra suo marito, e che, in questa speranza, aveva risposto di lui alla regina, non fremè meno del pericolo nel quale abbisognava gettarsi, che della impotenza nella quale si trovava. Ciò non ostante, conoscendo la debolezza, e soprattutto l'avarizia di suo marito, ella disperò di condurlo ai suoi fini.
— Ah! voi siete ministeriale, signore, gridò ella; ah! voi servite il partito di quelli che maltrattano vostra moglie, e che insultano alla vostra regina?
— Gl'interessi particolari non sono niente dirimpetto agl'interessi generali. Io sono per quelli che salvano lo stato, disse con enfasi Bonacieux.
Questa era un'altra frase del conte de Rochefort che egli aveva ritenuta a memoria, e che trovava l'occasione di situare.
— E sapete voi che cosa è lo stato di cui voi parlate, disse la signora Bonacieux, stringendosi nelle spalle. Contentatevi di essere un borghese senza alcuna furberia, e voltatevi dalla parte che vi offre maggiori vantaggi.
— Eh! eh! disse Bonacieux, battendo sopra un sacchetto colla pancia arrotondata che rese un suono argentino; che dite voi di questo, signora predicatrice?
— Da dove viene questo denaro?
— Voi non lo indovinate?
— Dal ministro?
— Da lui, e dal mio amico, il conte de Rochefort.
— Il conte di Rochefort! non fu lui che mi rapì.
— Può darsi, signora.
— E voi ricevete del danaro da quest'uomo?
— Non mi avete voi detto, che questo rapimento era semplicemente politico?
— Sì; ma questo rapimento aveva per iscopo di farmi tradire la mia padrona, di strapparmi, col mezzo delle torture; delle confessioni che potevano compromettere l'onore, e fors'anche la vita della mia augusta padrona.
— Signora, riprese Bonacieux, la vostra augusta padrona è una perfida Spagnuola, e ciò che fa il gran ministro è tutto ben fatto.
— Signore, disse la giovane sposa, io sapeva che eravate un imbecille, ma non sapeva che voi foste un infame.
— Signora, disse Bonacieux che non aveva veduto mai in collera sua moglie, che indietrava davanti all'ira coniugale; signora, che cosa dite?
— Io dico, che voi siete un miserabile! continuò la signora Bonacieux, vedendo che ella riprendeva il sopravvento su suo marito. Ah! voi v'intrigate di politica ministeriale ancora! Ah! voi vi vendete anima e corpo al demonio pel denaro!
— No, ma al ministro.
— Che è la stessa cosa! gridò la giovane sposa; chi dice Richelieu, dice Satanasso!
— Tacete, signora, tacete, potreste essere intesa.
— Sì, voi avete ragione, e io sarei vergognosa per voi della vostra vigliaccheria!
— Ma che cosa esigete voi dunque da me? vediamo.
— Io ve l'ho detto: che partiate sull'istante, signore; che compiate lealmente la commissione di cui mi degno di incaricarvi: e a questa condizione io dimentico tutto, io perdono tutto; vi è di più (ella gli stese la mano) io vi rendo la mia amicizia.
Bonacieux era poltrone ed avaro, ma egli amava sua moglie; ne fu intenerito. Un uomo di cinquant'anni non tiene lungamente la collera con una moglie di ventitre. La sig. Bonacieux s'accorse che egli esitava.
— Andiamo, siete voi deciso? diss'ella.
— Ma, mia cara amica, riflettete dunque un poco a ciò che esigete da me; Londra è lontana da Parigi, molto lontana, e la commissione di cui voi mi incaricate, non è forse priva di pericoli.
— Che importa? voi li saprete evitare.
— Sentite, signora Bonacieux, disse il merciaio, sentite, decisamente io rifiuto: gl'intrighi mi fanno paura, io ho veduto la Bastiglia. Byrron! la Bastiglia è spaventosa! al solo pensarvi mi viene la pelle d'oca. Sono stato minacciato della tortura. Sapete voi che cosa è la tortura? sono cunei di legno che vi vengono piantati fra le gambe fino a che si spezzano le ossa? no, decisamente, io non andrò. Eh! per bacco! e chè non vi andate voi stessa! poichè in verità io credo di essermi fin qui sbagliato sul conto vostro: io credo che voi siate un uomo, ed anche dei più arrabbiati!
— E voi siete una donna, una miserabile donna, stupida e imbestialita. Eh! voi avete paura, ebbene! se voi non partite sull'istante medesimo, per ordine della regina, vi farò mettere in quella Bastiglia che voi tanto temete.
Bonacieux cadde in una profonda riflessione; pesò maturamente le due collere nel suo cervello, quella del ministro e quella della regina; quel del ministro la superò enormemente?
— Fatemi arrestare per ordine della regina, disse egli; ed io porterò i miei reclami a Sua Eccellenza.
Sul momento, la sig. Bonacieux vide che ella aveva corso troppo, e fu spaventata di essersi tanto avanzata. Ella contemplò un istante con terrore quella figura stupida per una risoluzione invincibile, come quella degli stolti che hanno paura.
— Ebbene! sia! diss'ella. Forse in fin del conto avete ragione; un uomo ne sa molto più di una donna in politica, e voi particolarmente, sig. Bonacieux, che avete parlato col ministro. E frattanto è cosa ben dura aggiunse ella, che mio marito, ch'è l'uomo sulla di cui affezione io credeva di poter contare, mi tratti così aspramente: e non voglia soddisfare ad un mio capriccio.
— Egli è che i vostri capricci possono condurre molto avanti, riprese Bonacieux trionfante, e io non me ne fido.
— Io dunque vi rinunzierò, disse la giovane sospirando; sta bene, non ne parliamo più.
— Se almeno voi mi diceste qual cosa doveva io andare a fare a Londra, riprese Bonacieux, che si ricordava un poco troppo tardi che Rochefort gli aveva raccomandato di sorprendere i segreti di sua moglie.
— È inutile che voi lo sappiate, disse la giovane sposa, ora che una diffidenza instintiva la respingeva in addietro: si trattava di una bagattella come ne desiderano le donne; di una compra sulla quale vi era molto da guadagnare.
Ma più la giovane sì difendeva, più al contrario Bonacieux pensò che il segreto che ella si ricusava di confidargli era importante. Egli risolse dunque di correre sull'istante dal conte di Rochefort e di dirgli che la regina cercava di un messaggiero per mandarlo a Londra.
— Perdono, se io vi lascio, cara la mia sig. Bonacieux, disse egli; ma non sapendo che voi sareste venuta a vedermi, aveva preso un appuntamento con uno dei miei amici. Io ritorno all'istante, e se voi volete aspettarmi soltanto un mezzo minuto, subito che avrò finito con questo amico, ritornerò a prendervi, e siccome comincia a far tardi, vi ricondurrò al Louvre.
— Grazie, signore, rispose la sig. Bonacieux; voi non siete abbastanza bravo per essermi utile a qualche cosa, e io me ne ritornerò al Louvre tutta sola.
— Come vi piacerà, signora Bonacieux, riprese il merciaio. Vi rivedrò io presto?
— Senza dubbio; nella settimana prossima, lo spero, il mio servizio mi lascerà qualche ora di libertà, ed io ne approfitterò per tornare a mettere in ordine i nostri altari, che devono essere alcun poco scomposti.
— Sta bene; io vi aspetterò... voi non siete meco in collera?
— Io! neppure per sogno.
— Fra breve dunque ci rivedremo?
— Fra breve.
Bonacieux baciò la mano alla sua moglie, e si allontanò rapidamente.
— Andiamo, disse la sig. Bonacieux allorquando suo marito ebbe chiusa la porta di strada e che si trovò del tutto sola, non mancava altro a quest'imbecille che di diventare ministeriale! ed io che aveva garentito alla regina, io che aveva promesso alla mia povera padrona... A mio Dio! mio Dio! ella mi prenderà per una di quelle miserabili di cui formicola il palazzo, e che sono state messe vicino a lei per spiarla! Ah! sig. Bonacieux io non vi ho mai amato molto: ma, ora è ben peggio! io vi odio, e sulla mia parola, voi me la pagherete.
Al momento in cui ella diceva queste parole, un colpo battuto al soffitto le fece alzare la testa, e una voce che giunse a lei attraverso il piancito le diceva:
— Cara signora Bonacieux, apritemi la piccola porta del corridoio, e discendo da voi.
CAPITOLO XVIII.
L'AMANTE ED IL MARITO
— Ah! signora, disse d'Artagnan, entrando per la porta che gli venne aperta dalla giovane, permettetemi di dirvelo, voi avete un gran tristo marito.
— Voi dunque avete inteso la nostra conversazione? domandò prestamente la signora Bonacieux, guardando d'Artagnan con inquietudine.
— Tutta intera.
— Ma in che modo? mio Dio!
— Per mezzo di un processo conosciuto da me, per mezzo del quale intesi pure la conversazione animata che voi aveste con gli sbirri del ministro.
— E che cosa avete voi capito di ciò che noi dicevamo?
— Mille cose; primieramente che vostro marito è uno stupido ed un imbecille; fortunatamente, quindi, che voi siete imbarazzata, cosa di cui sono molto contento, perchè ciò mi mette nell'occasione di offrirvi i miei servigi, e Dio sa se io sono pronto a gettarmi nel fuoco per voi; che la regina ha bisogno di un uomo coraggioso, intelligente e affezionato che faccia per lei il viaggio di Londra. Io ho almeno due delle tre qualità che vi abbisognano, ed eccomi qua.
La signora Bonacieux non rispose, ma il suo cuore batteva di gioia, e una segreta speranza brillò ai suoi occhi.
— E qual guarentigia mi darete voi, domandò ella, se io acconsento a darvi questa commissione?
— Il mio amore per voi. Vediamo, dite, ordinate: che cosa bisogna fare.
— Mio Dio! mio Dio! mormorò la giovane sposa, debbo io confidarvi un simile segreto, signore? Voi siete quasi un fanciullo.
— Andiamo, io vedo che vi abbisogna qualcuno che vi garantisca per me.
— Io confesso che ciò mi tranquillizzerebbe assai.
— Conoscete voi Athos?
— No.
— Porthos?
— No.
— Aramis?
— No, chi sono questi signori?
— Moschettieri del Re. Conoscete voi il sig. de Tréville loro capitano?
— Oh! sì, quello lo conosco, non di persona ma per averne sentito più volte a parlare dalla stessa regina, come di un valoroso e leale gentiluomo.
— Voi non temete che egli possa tradirvi pel ministro, non è vero?
— Oh! no certamente.
— Ebbene! rivelategli il vostro segreto e domandategli se per quanto questo sia importante, prezioso, terribile, se voi potete confidarmelo.
— Ma questo non è un mio segreto, ed io non posso rivelarlo in tal modo.
— Voi però eravate per confidarlo al signor Bonacieux, disse d'Artagnan con dispetto.
— Sì, come si confida una lettera alla fenditura di un albero, all'ala d'un colombo, al collare di un cane.
— Eppure voi vedete che io vi amo.
— Lo dite voi.
— Io sono un galantuomo!
— Lo credo.
— Io sono coraggioso!
— Oh! di questo ne sono sicura.
— Allora mettetemi alla pruova.
La signora Bonacieux guardò il giovane, ritenuta da un'ultima esitazione. Ma vi era un tale ardore nei suoi occhi, una tale persuasione nella sua voce che ella si sentì trascinata a fidarsi di lui. D'altronde ella si trovava in una di quelle circostanze in cui abbisogna rischiare tutto per tutto. La regina era egualmente perduta per una troppo grande confidenza. Poi, confessiamolo, il sentimento involontario che ella provava per questo giovane protettore la decise a parlare.
— Ascoltate, disse ella. Io mi arrendo alle vostre proteste. Ma vi giuro, davanti a quell'Ente che mi ascolta, che se voi mi tradiste e che i miei nemici mi perdonassero, io mi ucciderei accusandovi della mia morte.
— Ed io vi giuro sul mio onore, signora, disse d'Artagnan, che se io sono preso nell'adempiere gli ordini che voi mi date, io morirò prima di fare o dire niente che possa compromettere qualcuno.
Allora la giovane sposa gli confidò il terribile segreto, il cui caso glie ne aveva rivelata una parte, dirimpetto alla Samaritana.
Questa fu la loro mutua dichiarazione di amore.
D'Artagnan rispondeva di gioia e di orgoglio. Il segreto che possedeva, la donna che egli amava, la confidenza e l'amore facevano di lui un gigante.
— Io parto, diss'egli, io parto sul momento.
— Come! voi partite! gridò la signora Bonacieux; e il vostro capitano?
— Sull'anima mia, voi mi avete fatto dimenticare tutto, cara Costanza; sì, avete ragione, mi abbisogna un congedo.
— Anche un ostacolo! mormorò la signora Bonacieux con dolore.
— Oh! questo, gridò d'Artagnan dopo un momento di riflessione, io lo supererò, siate tranquilla.
— In che modo?
— Anderò questa sera stessa a ritrovare il sig. de Tréville, che incaricherò di chiedere per me questo favore al suo cognato, il sig. des Essarts.
— Ora un'altra cosa.
— Che? domandò d'Artagnan, vedendo che la sig. Bonacieux esitava a continuare.
— Voi non avete forse denaro?
— Forse è un di più, disse d'Artagnan, sorridendo.
— Allora, riprese la sig. Bonacieux aprendo un armadio, e cavando da quest'armadio il sacchetto che una mezz'ora prima suo marito accarezzava tanto amorosamente, prendete questo sacchetto.
— Quello del ministro! gridò, scoppiando dalle risa d'Artagnan, che, come ognuno si ricorderà, mercè i quadrelli levati, non aveva perduto una sillaba della conversazione fra il merciaio e sua moglie.
— Quello del ministro, rispose la sig. Bonacieux; voi vedete che egli si presenta con un aspetto molto rispettabile.
— Per bacco! gridò d'Artagnan, sarà una cosa doppiamente divertente, il salvare la regina col denaro di Sua Eccellenza.
— Voi siete un amabile e grazioso giovane, disse la sig. Bonacieux. Credete che Sua Maestà non sarà punto ingrata.
— Oh! io sono già grandemente ricompensato, gridò d'Artagnan, io vi amo, voi mi permettete di dirvelo; questa è già una felicità più grande di quello che io osava sperare.
— Silenzio! disse la sig. Bonacieux rabbrividendo.
— Che?
— Si parla nella strada.
— Questa è la voce...
— Di mio marito. Sì, sì la riconosco!
D'Artagnan corse alla porta, e mise il catenaccio.
— Egli non entrerà prima che io sia partito, disse egli, e quando sarò partito, voi gli aprirete.
— Ma io pure dovrei esser partita. E se io son qui, come potrò giustificare la mancanza del danaro?
— Voi avete ragione, bisogna sortire.
— Sortire? in che modo? se noi sortiamo egli ci vedrà. Allora bisogna salire nelle mie stanze.
— Ah! gridò la sig. Bonacieux, voi mi dite ciò in un modo che mi fa paura.
La sig. Bonacieux pronunciò queste parole con una lacrima sugli occhi. D'Artagnan vide questa lacrima, e commosso, intenerito, si gettò alle sue ginocchia.
— Nelle mie stanze, diss'egli, voi sarete sicura come in un tempio, io ve ne do la mia parola di gentiluomo.
— Partiamo, diss'ella, io mi fido a voi, amico mio.
D'Artagnan ritirò con precauzione il catenaccio, e tutti e due, leggieri come due ombre, sguizzarono dalla porta interna del corridoio, salirono senza rumore la scala, ed entrarono nella camera di d'Artagnan.
Una volta in casa sua, il giovane per maggior sicurezza barricò la porta, quindi si avvicinarono alla finestra, e, da una fenditura dello sportello, videro il sig. Bonacieux che parlava con un uomo in mantello.
Alla vista dell'uomo in mantello, d'Artagnan fece uno sbalzo e, cavando per metà la sua spada, si slanciò verso la porta.
Era l'uomo di Méung.
— Che volete fare? gridò la sig. Bonacieux, voi vi perderete.
— Ma ho giurato di ammazzare quest'uomo, disse d'Artagnan.
— La vostra vita è consacrata in questo momento, e non vi appartiene più. In nome della regina, io vi proibisco di gettarvi in nessun pericolo che sia estraneo al vostro viaggio.
— E in nome vostro non mi ordinate niente?
— In nome mio, disse la sig. Bonacieux con una viva emozione, in nome mio io ve ne prego. Ma ascoltiamo, mi sembra che essi parlino di me.
D'Artagnan si avvicinò alla finestra, ed accostò l'orecchio.
Il sig. Bonacieux aveva riaperta la sua porta, e vedendo l'appartamento vuoto, era ritornato all'uomo del mantello, che per un istante aveva lasciato solo.
— Ella è partita, diss'egli, ella sarà ritornata al Louvre.
— Ne siete voi sicuro che ella non abbia dubitato sulle intenzioni colle quali siete sortito?
— No rispose Bonacieux con disinvoltura, è una donna troppo superficiale.
— Il cadetto delle guardie è in casa?
— Io non lo credo; come voi vedete, le sue finestre sono chiuse, e non si vede brillare nessun lume dalle fessure.
— È lo stesso, bisogna assicurarsene.
— In che modo.
— Andando a bussare alla sua porta.
— Lo domanderò al suo cameriere.
— Andate.
Bonacieux entrò in casa sua, passò per la stessa porta che aveva dato passaggio ai due fuggitivi, salì al piano di d'Artagnan e bussò.
Nessuno rispose. Porthos per fare maggior figura in quella sera aveva preso ad imprestito Planchet. In quanto a d'Artagnan egli non aveva certamente volontà di dare segni di esistenza.
Al momento in cui le dita di Bonacieux risuonarono sulla porta, i due giovani sentirono balzare i loro cuori.
— Non vi e nessuno in casa, disse Bonacieux.
— Non importa, entriamo pure nel vostro appartamento, noi saremo sempre più sicuri che sul limitare di una porta.
— Oh! mio Dio! mormorò la signora Bonacieux, noi non sentiremo più niente.
— Al contrario, disse d'Artagnan, noi sentiremo meglio.
D'Artagnan alzò i tre o quattro quadrelli che facevano della sua camera un altro orecchio di Dionigi, stese un tappeto per terra, si mise in ginocchio e fece segno alla sig. Bonacieux di inchinarsi come faceva lui verso l'apertura.
— Siete voi sicuro che non vi sia alcuno? disse lo sconosciuto.
— Io ve ne garantisco, disse Bonacieux.
— E voi pensate che vostra moglie...
— Sia ritornata al Louvre.
— Senza parlare con alcun'altra persona che con voi?
— Io ne sono sicuro.
— Questo è un punto importante, capite voi?
— In tal modo, la notizia che io ho portata è dunque di valore?...
— Grandissimo, mio caro Bonacieux, io non ve lo nascondo.
— Allora il ministro sarà contento di me?
— Io non ne dubito.
— Grand'uomo che è il ministro!
— Siete voi sicuro che nella sua conversazione, vostra moglie non abbia pronunziato alcun nome proprio?
— Io non lo credo.
— Non ha ella nominato nè la sig. de Chevreuse, nè il sig. de Buckingham, nè la sig. de Vernel?
— No, ella mi ha detto soltanto che voleva inviarmi a Londra per servire agl'interessi di una illustre persona.
— Ah! traditore! mormorò la sig. Bonacieux.
— Silenzio! disse d'Artagnan prendendole una mano che ella gli abbandonò senza pensarvi.
— Non importa, continuò l'uomo del mantello, stato voi siete un gonzo per non aver finto di accettare la commissione; voi avreste la lettera; lo stato che viene minacciato, sarebbe salvo, e voi...
— Ed io?.
— Ebbene, voi, il ministro vi avrebbe dato le patenti di nobiltà.
— Ve lo ha egli detto?
— Sì, io so che voleva farvi questa sorpresa.
— Siate tranquillo, riprese Bonacieux; mia moglie mi adora, e siamo ancora in tempo.
— Imbecille! mormorò la sig. Bonacieux.
— Silenzio! disse d'Artagnan stringendole sempre più forte la mano.
— In che modo siamo ancora in tempo? riprese lo uomo dal mantello.
— Io ritorno al Louvre, domando la sig. Bonacieux, le dico che vi ho riflettuto, riannodo l'affare, ottengo la lettera, e corro dal ministro.
— Ebbene, andate, presto; io ritornerò quanto prima per sapere il resultato della vostra dimostrazione.
Lo sconosciuto sortì.
— Infame! disse la sig. Bonacieux, indirizzando anche questo epiteto a suo marito.
— Silenzio! ripetè d'Artagnan stringendo anche più forte la mano.
Un urlo terribile interruppe allora le riflessioni dì d'Artagnan e della sig. Bonacieux. Era suo marito che, essendosi accorto della sparizione del suo sacchetto, gridava al ladro.
— Oh! mio Dio! disse la sig. Bonacieux, egli metterà a soqquadro tutto il quartiere.
Bonacieux gridò per lungo tempo; ma siccome simili grida, atteso la loro frequenza, non attiravano alcuno nella strada dei Fossoyeurs, e che d'altronde la casa del merciaio era da qualche tempo in cattivo nome, vedendo che nessuno veniva, sortì continuando a gridare, e s'intese la sua voce che si allontanava nella sua direzione della strada di Bacco.
— E ora che egli è partito, tocca a voi di allontanarvi, disse la sig. Bonacieux; coraggio, ma soprattutto, prudenza, e pensate che vi siete dedicato tutto alla regina.
— A lei e a voi! gridò d'Artagnan. Siate tranquilla, bella Costanza, io ritornerò degno della sua riconoscenza; ma ritornerò pur degno del vostro amore?
La giovane sposa non rispose che col vivo rossore che colorò le sue guance. Alcuni istanti dopo anche d'Artagnan sortì, avvolto anche egli in un gran mantello che si ripiegava cavallerescamente sopra il fodero di una lunga spada.
La sig. Bonacieux lo seguì cogli occhi, e con quel lungo sguardo di amore con cui la donna accompagna l'uomo che sente di amare; ma quando ebbe voltato all'angolo della strada, ella cadde in ginocchio, e giungendo le mani:
— Ohi mio Dio! disse ella, proteggete la regina, e proteggete me pure.
CAPITOLO XIX.
PIANO DI CAMPAGNA
D'Artagnan si portò direttamente dal sig. de Tréville. Egli aveva riflettuto che in pochi minuti il ministro sarebbe avvertito da quel dannato di quello sconosciuto, che sembrava essere il suo agente, e pensava con ragione che non vi era un istante da perdere.
Il cuore del giovinotto era ricolmo di gioia. Una avventura che offriva ad un tempo gloria da acquistarsi e danaro da guadagnarsi, si presentava a lui, e per primo incoraggiamento veniva accostato ad una donna che egli adorava. Questa combinazione faceva dunque quasi di primo colpo, per lui, più di quello che egli non avrebbe osato di domandare alla provvidenza.
Il signor de Tréville era nel suo salotto col suo ordinario corteggio di gentiluomini. D'Artagnan che era conosciuto come un familiare della casa, andò diritto al suo gabinetto, e lo fece prevenire che egli lo aspettava per una cosa d'importanza.
Erano appena scorsi cinque minuti, quando entrò il sig. de Tréville. Al primo colpo d'occhio, e dalla gioia che si dipingeva sul suo viso, il degno capitano comprese che accadeva effettivamente qualche cosa di nuovo.
Lungo la strada, d'Artagnan si era domandato a se stesso se si sarebbe confidato al sig. de Tréville, o se gli poteva chiedere soltanto di accordargli carta bianca per un affare secreto. Ma il sig. de Tréville era sempre stato così buono con lui, era tanto affezionato al re e alla regina; odiava così cordialmente il ministro che il giovane si risolse dirgli tutto.
— Voi mi avete fatto chiamare, mio giovane amico? disse il sig. de Tréville.
— Sì, signore, disse d'Artagnan, e voi mi perdonate, lo spero, di avervi incomodato, quando voi saprete di qual cosa importante si tratta.
— Allora dite che io vi ascolto
— Si tratta niente meno, disse d'Artagnan abbassando là voce, che dell'onore, e forse della vita della regina.
— Che cosa dite? domandò il sig. de Tréville girando lo sguardo attorno per assicurarsi se erano veramente soli, riportandogli occhi interrogatori su d'Artagnan.
— Io dico, signore, che la combinazione mi ha reso padrone di un secreto...
— Che voi custodirete, lo spero, giovane, sulla vostra vita.
— Ma io debbo confidarmi a voi, signore perchè voi solo potete aiutarmi nella commissione che ho ricevuta da Sua Maestà.
— Questo segreto è vostro?
— No, signore, questo è segreto della regina.
— Siete voi autorizzato da Sua Maestà di confidarmelo?
— No, signore, poichè al contrario mi e stato raccomandato il più profondo mistero.
— E perchè dunque volevate tradirlo in faccia mia?