I suicidi di Parigi

Chapter 6

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--Tentatore!--gridò Regina levandosi di botto... e fuggendo.

Ella aprì la porta del salone e fece un passo nell'anticamera, poi si fermò. Riflettè quivi un istante, come qualcuno che cerca qualcosa. Poscia ritornò su i suoi passi, riaprì un filetto della porta del salone, passò di quivi la sua testolina svegliata, e mandò dentro, in uno scroscio di riso:

--Caro zio, accetto il ballo dal ministro della marina. E partì.

Il dottore di Nubo restò, degli occhi devaricati sulla porta, e borbottò:

--La tengo. Sarò vendicato!

Disgraziato! Egli non sospettava che veniva di pronunziare la sentenza di morte di quella creatura di venti anni!

XI.

Il frutto dell'albero della scienza.

Regina ritornò a casa affranta.

Vi àn certi pensieri, i quali per la loro intensità producono, in un momento, lo stesso spossamento di spirito che se durato avessero lungamente.

La proposizione del conte di Nubo aveva messo a soqquadro l'anima di Regina. Ella aveva trovato in quelle insinuazioni qualche cosa di anormale, di così mostruoso, qualche cosa di così ribrezzevole ed inatteso, ch'ella non sapeva più rendersi conto delle sue proprie idee, dei suoi propri sentimenti.

Una giovane donna, quasi ancora una fanciulla; una natura eletta, bella, ammirata, desiderata, aleggiante nelle regioni sfolgoranti della poesia e dell'arte, portando un nome senza macchia e glorioso, ella, ancor innocente civettuola, accolta dovunque con un sorriso, lasciando dovunque desiderio di sè in partendo: quella natura di fiore e di stella si era vista, di un tratto, tuffata, perduta nei gurgiti scuri della polizia. La donna di mondo marcata dello stigmata dello spionaggio, avendo in tasca una patente di agente provocatore! Quello sgorbio terrificante, ch'ella si sentiva impresso sul sembiante, stillare come catrame dal suo viso, la fece quasi sdilinquire. Ella videsi riconosciuta, smascherata, poi cacciata via dai lacchè, indicata a dito... Ella vide suo marito suicidarsi di vergogna. Si vide rugata, allaidita dal delitto... e rugghiò di dolore e terrore.

Regina giunse a casa sotto l'impressione di questo incubo. Imperciocchè la sua immaginazione, in qualche minuto, dalla via di Lille, ove dimorava suo zio, alla via di Boulogne, ove ella abitava, l'aveva travolta per tutte le sentine della bassa polizia e, di conseguenza in conseguenza, le aveva fatto traversare e percorrere tutte le infamie, tutti i tradimenti, tutte le miserie. Ella si chiuse nel suo atelier e si lasciò cadere sur un divano, ove si assopì.

Il suo polso batteva quasi avesse avuto la febbre.

Svegliandosi un'ora più tardi, molto più calma, Regina si fregò gli occhi come per cacciarne il sonno dai tristi sogni. Sollevossi sul cubito, sorridendo. Poi, dopo aver lasciato galleggiar qualche istante il suo spirito nel vago, ella riprese a ruminare col pensiero, in secondo ripasso e raffinamento, la conversazione con lo zio.

--Non m'à desso parlato di 24,000 franchi di spese di _toilette_ e di 20,000 per spese di ricevimento?--pensava dessa. Non m'à egli ammonticchiato contesse su principesse e baronesse su duchesse? Non m'à egli parlato di balli, di spettacoli, di feste; e poi di cicalecci vivi ed insinuanti; e poi di vedere, ascoltare, ripetere ad un gran signore curioso, straniero, che vuole disannoiare non so più qual sovrano? La noia! oh! l'orribile baratro! Ma, vi rifletto: e se non si vedesse che ciò cui vuolsi vedere? e se non si ascoltasse punto, ma punto? Non si potrebbe dunque raccontar questo e non quello? Si potrebbe anzi non raccontar niente del tutto. Perchè, che debbe importare ad una onesta giovane donna, come me, la politica ed i suoi segreti, la diplomazia ed i suoi intrighi? Riflettiamo dunque.

Regina levossi e cominciò a gironzare per l'_atelier_, mentre la sua mente batteva le ali per lo spazio.

--Sì, riflettiamo. La morale impone di non calunniare e di non ripetere la maldicenze, di non portare intorno cose che potrebbero danneggiare l'onore e la vita delle persone. Sia. Ora, che la Francia civetti con la Russia, che l'Inghilterra cospiri con la Germania, e che si mettano in quattro per ingoiare di un sol boccone la Turchia, l'Italia... che importami, a me? Ciò si dice, ciò si pensa, ciò si fa... Se male ci è, essi non debbono fare il male. Lo fanno? Tanto peggio. Io lo appuro, me lo dicono, l'odo... e lo ripeto come un altro--ve'! proprio proprio come un giornale! Non resterebbe dunque, tutto al più, che una questione di data: io lo saprei e lo direi per la prima. Oh! ecco poi il gran delitto! Peccato da calendario. Cinquanta mila franchi ne assolvono ben d'altri, nel seno della chiesa! Ma tratterebbesi, a quanto pare, di forzare a parlare e di profittare dei miei mezzi di seduzione per cavar dei segreti, dei... che so io? Bah! non si vede che codesto in società, lo si vede tutti i dì... e ve n'àn pure di quelle che profittano di questi vantaggi per saccheggiare i bietoloni. Io farò parlare. Benissimo. Se l'agente di un governo qualunque è così malaccorto di parlare, tanto meglio che lo si smascheri. Egli non sarà impiegato più nella bisogna, e non sarà più periglioso.

Regina si assise di nuovo, e gli occhi fissi sur un pastello bozzato continuò a vaneggiare.

--Ma che uffizio superbo è poi quello di ricevere alti funzionari, e quindi della gente del corpo diplomatico, e poi dei giornalisti serii, ed inoltre il mondo della corte, dei generali, dei grossi banchieri, il nunzio... Trovo che davvero 20,000 franchi è troppo poco per codesto... Sì troppo, troppo poco... Occorrerà dimandare un aumento di dotazione sulle spese di rappresentazione. E chi lo saprà? Io sono a chiedermelo. Nè il principe, nè il dottore, nè io, certo, ne parleremo. Sarebbe dunque il diavolo che si accollerebbe codesta brutta bisogna per nulla? Decisamente, io penso che posso accettare. Il conte di Nubo, del resto, che è stato il mio miglior amico, non mi avrebbe consigliato una cosa simile, se la fosse stata cattiva.

Dopo questo esame di coscienza, dopo questa espansione di confidenza, Regina ebbe un novello accesso di dubbio. In seguito, una nuova crisi di bramosia. Poi ancora delle paure novelle. Ella bilicò infine su questa altalena per due giorni. Sovvennesi però di aver detto a suo zio, in un primo slancio di leggierezza, ch'ella accettava l'invito al ballo del ministro della marina. Se ne pentì. Poi se ne consolò sclamando:

--Il primo impulso è sempre il più retto; ed ò ben fatto. Ma la _toilette_?

Questo spettro offuscava il quadro.

Il dottore di Nubo, dal lato suo, sospettava bene della lotta che infuriava nel cuore della giovane. E' sapeva troppo bene di avervi gettato il germe di un cancro. Lasciò a questo germe pigliarvi vita e radice. Però, per accelerare lo sboccio, egli scrisse questo vigliettino alla nipote:

«Mio bell'angelo, il proprietario delle _Villes de France_ mi deve qualche moneta. Vuoi tu darti la pena di andarla a toccare, in mercanzie? È l'ultimo credito che posseggo sui marcanti di mode. Profittane. Ti bacio su quel bel fronte ripieno di capricci.»

Il colpo fu decisivo.

Regina si dette una _toilette_ splendida. Ed otto giorni dopo il sermone del dottore, si recò al ballo della _rue Royale_.

Il principe di Lavandall non vi mancò.

Egli trovò l'opportunità di porgere il braccio a Regina e di menarla intorno pei saloni. Le parlò per mezz'ora e completò la conversione sì maestrevolmente intrapresa dal dottore.

Regina ascoltò tutto, ridendo; rispose a tutto con spirito. Accettò tutto infine, ridendo sempre, quasi avesse portato una sfida al principe di esser serio in ciò che diceva.

Del resto, quantunque costui avesse uno scopo di più che Regina, egli vi si condusse con un tatto sì delicato, nascose così bene l'amante sotto il diplomatico, ch'e' sarebbe stato impossibile di comprendere la cosa di una maniera brutale ed offendersene.

Regina, d'altra banda, barcamenò con tanta scaltrezza e gaiezza, ch'ei sarebbe stato impossibile di accettare un'infamia di miglior grazia e con maggior buon gusto.

Capì dessa l'amante nella proposizione del diplomatico?

Nol sappiamo. Ma che cosa una donna non comprende dessa?

In ogni modo, si separarono a punto per non fissare l'attenzione. E come la conversazione era stata interrotta espressamente sur un capitolo curioso--e Regina era curiosissima--ella si lasciò sfuggire dalla labbra:

--A domani.

Il principe susurrò qualche parola al dottore.

Questi dette le sue istruzioni alla nipote.

XII.

Oh! i consigli, i consigli!

Erasi in carnevale.

Il ballo del ministro aveva avuto luogo il lunedì. Il giovedì, Sergio riceveva questo viglietto:

«Sabato, all'una del mattino, al _Foyer_ dell'Opéra, seguite il _domino_ a _faveur_ rosa che vi toccherà la spalla. Trattasi del vostro onor di marito.»

Sergio lasciò scappar lentamente un buffo di fumo azzurro dal suo sigaretto, e sclamò gittando il viglietto su i tizzoni:

--Sempre e poi sempre delle infamie anonime!

Il viglietto cadde in un angolo del caminetto e si bruciò a metà.

--Ma, mi pare riconoscere quella scrittura--mormorò Sergio tirando dal fuoco la metà del foglietto.

Non ne restavano che due motti: «domino a _faveur_ rosa» ed «onor di marito.»

Sergio esaminò attentamente quella scritta, poi disse:

--M'ero ingannato. È la scrittura di un uomo--scrittura cattiva, ma a sangue freddo; penna pesante; spirito distratto. Si direbbe che l'è una copia. Al diavolo allora!

E rigettò la carta nel fuoco. La fiamma l'assorbì: essa si annerì da prima, poi delle scintille vivide vi serpeggiarono, si accasciò, si ridusse in cenere grigia. Sergio assistè alle diverse fasi della distruzione della denunzia con compiacenza e rimase a meditare sul suo _auto-da-fe_. A capo di qualche tempo, gettò il sigaretto che gli bruciava le labbra e riprese la penna.

Egli scrisse una pagina o due molto sgorbiate e cancellate--e' che di consueto scriveva di un fiato, senza radiare una virgola, senza cangiare un motto! Le sue idee si presentavano adesso ingarbugliate, confuse, le immagini cozzavano nel suo cervello e svanivano in briciole scure. Era distratto. Il mondo a cui impartiva movimento e vita, svaporavasi per cedere il posto a fantasmagorie abrupte e strane. Franse la penna sur un _presse-papier_ e levossi.

--Che natura milensa ed incorreggibile ch'è quella dell'uomo!--si disse egli. L'assurdo lo sedurrà mai sempre!

Accese un altro sigaretto, fece qualche passo pel gabinetto, aprì la finestra, poi prese un'altra penna.

Le sue idee nascevano più arruffate che prima. Volle farsi violenza. Fissò il suo spirito sur un obbietto: impossibile! Aveva le traveggole e scriveva una frase, mentre ne pensava un'altra. Allora egli tolse via la sua _vareuse_ grigia, si cacciò addosso un pastrano, ed uscì per passeggiare e far visite.

Voleva recarsi all'_atelier_ di Delacroix. Sul _boulevard_, incontrò un romanziere dei suoi amici, il quale, il naso al vento, era a caccia di tipi e di scene.

--Ebbene, caro,--gli disse Prospero Dalleux--i tuoi _Sixièmes Etages de Paris_ finiranno per darti un _château_. Essi sono deliziosi.

--Piaggiatore!--rispose Sergio sorridendo. Li si leggono: ecco tutto.

--Li si leggono? di' dunque che li si divorano, che se li strappano, che non si parla che d'essi.

--Tu non ne diresti altrettanto in un articolo bibliografico, ve'! Ma, a proposito, vuoi tu darmi un consiglio?

--Più volentieri che venti franchi, figliuolo.

--Io mi son cacciato in un angiporto, nel mio romanzo.

--Sfonda l'angiporto, o sollevati in pallone.

--Su mo'! Trattasi semplicemente di questo: un marito à ricevuto una lettera anonima che l'invita a recarsi al ballo dell'Opéra, ove un domino a _faveurs bleues_ vuole intrattenerlo sul di lui onore di marito. Occorr'egli che il mio piccolo brav'uomo si trasporti all'Opéra ed accetti l'invito?

--Innanzi tutto, _mon petit_, codesto è vecchio arci-vecchio, anti-diluviano, e tu faresti meglio frugar per altra cosa. Ma non importa. Noi viviamo tutti di _bric à brac_ nel passato. Dimmi un po': il tuo marito conosc'egli il carattere della lettera? Sospetta egli l'autore di codesta missiva?

--No, o quasi no.

--In questo caso, tu non ài bisogno assoluto di codesto vecchio intingolo per la catastrofe. Io gli farei dunque sprezzar la denunzia e nol farei gire al ritrovo.

--Nol farei gire, nol farei gire...! L'è facile a dir codesto, in fra noi. Ma il mio marito non è un pizzicagnolo che può e che vuole passar oltre sur una simile circostanza. Senza essere geloso, egli à un profondo sentimento di dignità. Senza credere che una donna sia una proprietà inviolabile, per un articolo del codice civile, egli pretende, nonostante, che questa donna rispetti gl'impegni liberamente contratti, spontaneamente presi, sapendo tutta la portata dei suoi doveri, quali la società, a torto od a ragione, gliel'impone. Egli dà piena libertà a sua moglie, piena confidenza; ma egli non tollererebbe di guisa alcuna che codesta donna abusasse della lealtà di lui per coprirlo di ridicolo e di vituperio. Egli è indulgente per i capricci; inesorabile per le colpe. Infine, la di lui fierezza s'insorgerebbe a cogliere sulla bocca di sua moglie il guaime dei baci di un altro. Egli vede nell'infedeltà coniugale non una violazione di proprietà, ma una rottura di patto ed un segno di disprezzo per la sua persona. Tu comprendi allora ch'egli non può restare indifferente alla lettera del _domino_, quantunque anonima.

--Poichè tu ài messo al mondo un marito di così cattiva tempra, bisogna pur essere conseguente--lo veggo. Ora, innanzi tutto, non considerando in ciò che addimandasi disonore se non una rottura di contratto, egli non può volerne al suo rivale, non avendo egli trattato che con sua moglie. È dessa dunque che debb'essere sola risponsabile dell'infrazione, secondo la tua teoria. Non potendo per conseguenza vendicarsi da uomo, egli è sconvenevole e grottesco fare strepito, chiamare il prossimo a testimone delle sue piccole brighe con la moglie. Arrogi a ciò, ch'e' non bisogna giammai disonorare una donna con la pubblicità. Imperciocchè, anche decaduta e gualcita, la donna è sempre augusta pel dritto divino della bellezza e del piacere. Gli antichi, che non erano pertanto mica galanti, dichiaravano sacrilega, tu il sai, la mano che toccava il velo di una donna. Il velo! figurati la fama. Laonde, caro, da banda il contatto con denunziatori.

--Ma allora?...

--V'ànno altri mezzi per sapere a che stanno le cose--mezzi non buoni neppur dessi, però men fragorosi. Conosci tu una casa da ragguagli?

--No.

--In questo caso, tu farai fare al tuo marito ciò che fatto ò io stesso.

--Vale a dire?

--Ecco qui. Io aveva un'amante dotata di tutte le virtù cardinali e teologali del catechismo--e di altre ancora. Ella faceva sbocciar sulle sue spalle del _Cachemire_, cui io non le aveva mai regalati. Ella innestava ai suoi polsi, alle sua dita, alle sue orecchie, e dovunque, dei gioielli, cui io non aveva mai avuto la tentazione di comperare. Ella faceva fiorire sul bel suo corpo delle vesti magnifiche, cui io contemplavo solo con ammirazione negli _étalages_--a cinquanta mila franchi lontani dalla mia borsa. La madre della mia _maîtresse_ era portinaia, ed il padre invalido. Per lo che, quei belli oggetti non le venivano certo mica dai dominii paterni. Malgrado ciò, la mia innamorata, che aveva la frega di _poser_, voleva passare assolutamente per donna onesta. Io abbomino le donne oneste, io: esse costano troppo caro! Io aveva un bel dire a Fanny ch'io non volevo punto della sua virtù, ma dei suoi vezzi. Ella mi avrebbe assolto, mi perdoni Iddio! che io l'avessi trovata brutta, gobba, sciancata, butterata... che so io? basta che io l'avessi sospettata capace di aver della morale e di andare a messa. Io mi piccai al gioco e volli finire per provarle, fatti in punto, ch'ella non aveva alcun titolo al compenso della virtù di Monthyon.

--Tu avevi ragione.

--Io era un imbecille, _mon petit_. Io perdetti la mia amante, la quale non costavami assolutamente altro che il soffio dei miei baci.

--E poi?

--Poi? Regola generale: la donna non debbe giammai aver torto che ai suoi proprii occhi, nel suo foro interno, senza che si dubiti mai ch'altri pure conoscano i suoi peccatuzzi. A questa condizione sola, ella può correggersi--e si corregge. La donna, se potesse giammai amar altro che il suo squisito visuccio, amerebbe l'uomo generoso.

--Borsa alla mano?

--Moralmente. Ma io mi condussi come uno gnoccolone. Me ne andai da madama Goupil.

--Cosa è codesta madama Goupil, innanzi tutto?

--Un tipo, mio caro, un tipo restato incognito per fino al gran Colombo di Parigi--il nostro sommo pontefice Balzac. Vuoi tu che ci rechiamo da lei?

--Non ne ò il tempo, oggi. Continua pure.

--Ebbene, nella via dei Martyrs, alla casa che fa angolo con la via di Naverin, al quarto piano, dimora una certa donna di cinquanta anni. Ella à perrucca, denti posticci, belletto sulle guance. Il suo alloggio è popolato di gatti e di conigli, che non vivono sempre nella più completa armonia. Le mura sono gremite di gabbie ripiene di canarini. Sul caminetto del suo salone si sguaia, sotto una campana di vetro, un barboncello imbalsamato, affiancato da due Gesù-bambino cacciati in boccali di alcool. Delle sedie a testa di sfinge, in velluto di Utrecht giallo, vi permettono--non senza inconvenienti, a causa dei chiodi che vi germogliano fitti--di mortificarvi le natiche, se siete stanco, mentre delle testuggini bene educate guizzano fra le vostre gambe, ed una dozzina di gazze e di corvi malappresi vengono ad appollaiarsi sul vostro cappello e lo marmorizzano di guano...

--L'è dunque l'arca di Noè codesto alloggio di monna Goupil?...

--Un'arca, sotto il regime d'una volpe--madama Goupil--ex... ecc.., ecc...--Voi potete soggiungere tutto ciò che vi aggrada, senza pericolo di calunnia.

--La vedo proprio.

--Tanto meglio. Madama Goupil, vedova, ecc., ecc..., à fondato una casa di ragguagli--quantunque, sia detto fra noi, io m'immagino ch'ella n'abbia un poco rubata l'invenzione. Comunque sia, voi vi presentate da questa nobile dama--la quale ne sa cinquanta volte più che monna polizia--e le dite...

--Ella parla dunque?

--Qualche volta. In ogni modo, ella ascolta. Le dite dunque: Madama, vorrei sapere vita e morte del signore o della signora Tal dei Tali. Direte il nome se vi piace, basta alla cosa d'indicar la persona. Ovvero, le direte:--Vorrei sapere come il signore o la signora _So-and-So_--come dicono gl'inglesi--passa il suo tempo. Date quindi l'indirizzo ed il segnalamento esatto, più esatto che all'uffizio dei passaporti, e pagate.

--Quanto?

--L'è secondo. Nelle circostanze in cui trovasi il tuo marito, l'è venti franchi al dì--più, le spese di carrozza, se carrozza v'à. Madama Goupil à i suoi agenti. Ella li apposta, o li slancia sulle piste della persona indicata, e... _fouette cocher!_ Voi riceverete ogni dì, per messaggiere o per la posta, il giornale dei fatti e delle gesta dell'individuo sorvegliato. Quando credete di averne abbastanza, saldate i conti... e riposate tranquillo. Madama Goupil è una donna onesta, e la sua casa è una tomba. Altri dettagli sono superflui. Va a vederla. L'è una fisionomia a delineare che quella di madama Goupil--ed il tuo puntiglioso marito te ne presenta un'opportunità magnifica.

--Credo di averne quanto basta per questa fiata. Ci andrò un altro dì. Per il momento, vado a veder di meglio: una principessa russa, a cui mi àn servito l'altra sera, in fra due tazze di the--come un tigre del Bengala. Le debbo una visita per apprenderle che sono francese.

--Ed io men vado a spigolar da Granville. Molto di _Sesti Piani_, eh!

--Grazie.

Sergio prese un _fiacre_ e se ne andò dritto da madama Goupil.

XIII.

Il giornale del segugio.

La sera, egli covava sua moglie di uno sguardo di desiderio ineffabile.

Giammai e' non l'aveva trovata così bella. E' ripentivasi della vigliaccheria di averla sospettata. E' voleva quasi confessare il suo errore e dimandarle perdono. La prese fra le sue braccia. L'assise sulle sue ginocchia. Le baciò la punta delle dita.

--To' il bel braccialetto che tu ài lì!--le disse egli. Io ignorava che tu avessi quel gioiello.

--Infatti, è lo zio che mel regalò ieri--ed io obliai mostrartelo.

Sergio ringuainò la confessione espansiva ch'era sul punto di farle, e parlò d'altro.

Sergio aveva compreso che per giudicare la condotta di sua moglie con un po' d'insieme non bisognava fermarsi ad un sol giorno della vita di lei, ma sorvegliarla per parecchi dì. Laonde, egli aveva pagato per cinque giorni, dicendo a madama Goupil, che andrebbe a prender egli stesso il giornale, o piuttosto il cartolare dell'investigamento.

Vi andò infatti al quinto giorno.

Madama Goupil gli rimise il quadernetto seguente:

«Primo giorno.

«La signora Sergio di Linsac--Sergio non le aveva mica detto il nome--è uscita a mezzodì e cinque minuti. È scesa a piedi per la via Blanche: à parlato con un signore decorato nella _Chaussée d'Antin_ per due o tre minuti, ed è entrata nel negozio della Glaneuse. All'una e mezzo, à traversato i _boulevards_ ed è entrata da Janisset, ove la ànno mostrato dei gioielli. À comprato qualcosa ed è uscita. Quivi à preso una vettura e si è recata dalla contessa di Boisbruns, via di Verneuil, n. 17. Riescita alle quattro e mezzo, à traversato il giardino delle Tuileries a piedi, ove à parlato ancora per cinque minuti con un giovane biondo a barba rossiccia. In seguito per la via della Paix--ove à ordinato qualcosa da Cuvillier--e per la via Caumartin, ella è rientrata in casa, via di Boulogne. Madama di Linsac aveva un abito color castagno chiaro, un _Cachemire_, un cappello di velluto nero. Non uscita nella sera, fino a mezzanotte.

«Secondo giorno.

«Madama è uscita all'una. Vestiva un abito di moire antico nero, cappellino _lilas_ coverto di un velo nero. À preso una vettura di rimessa giù nella via di Clichy, che l'à condotta alla piazza della Concorde. À pagato ed è passeggiato a piedi per i Champs Elysées, viale Gabriel, fino alla porta dei giardino dell'ambasciata inglese.

«Un cocchiere, sur un _coupé_, aspettava. Madama à detto un motto. Il cocchiere si è precipitato di predella; à aperto lo sportello. Madama è entrata nel _coupé_, e sono partiti.

«Madama aveva bassato il velo. Al n. 97 della via di Amsterdam, il cocchiere à dato voce al portinaio. La porta si è aperta. La vettura è entrata. La porta si è rinchiusa, e la signora non è più uscita. Quella palazzina appartiene al principe di Lavandall. Alle cinque e mezzo, una vettura è uscita, portando via un signore solo. La dama è rimasta, se tuttavia non è uscita da un altro lato. La palazzina deve avere due uscite.

«Terzo giorno.

«La signora è sortita dal suo _châlet_ alle nove meno un quarto. À preso un _fiacre_ di rimessa ed è andata dal dottore di Nubo, via di Lille, n. 31. Alle dieci e mezzo è partita di là, à preso un'altra vettura ed è tornata a casa. Molti signori venuti in visita dalle tre alle cinque.

«Quarto giorno.

«Identicamente come il secondo giorno. Solo, il cocchiere del viale Gabriel l'à riconosciuta e le à aperto lo sportello senza dimandare il motto di passo.

«Quinto giorno.

«Uscita alle due, in veste _bleue_ chiaro, _à volants_, cappello di _peluche_ _bleue_, mantello di velluto nero. Una vettura, alla via Blanche. Comprato dei fiori, alla Chaussée d'Antin. Poi, come al secondo ed al quarto giorno, è andata al n. 97 nella via d'Amsterdam. È restata quivi. Alle sei, il coupè à portato via lo stesso signore--che è il principe Alessandro di Lavandall. La palazzina à un'altra uscita nella via di Clichy, n. 69.»

Leggendo questo infernale processo verbale, Sergio divenne eccessivamente pallido: e' si sentiva svenire. Lo rilesse, per avere il tempo di rimettersi.