Chapter 14
Discese le scale precipitosamente ed andò a cascare nella sua carrozza, dicendo ai lacchè:
--Al palazzo, e presto!
Ella non rimarcò ch'un altro coupè, egualmente alle armi ed alla livrea di Lavandall, aspettava alla porta, e che due occhi di fuoco spiavano dietro i cristalli.
Quando la principessa fu partita, Ivan si avvicinò allo sportello e dimandò gli ordini del principe.
Il principe era venuto all'_Hôtel du Rhin_ per parlare a suo fratello. Avendo scorto alla porta la carrozza di sua moglie, erasi fermato ed aveva aspettato. Ma, aspettando, aveva cangiato avviso. E' non volle più discendere, non volle veder più suo fratello. E' disse dunque ad Ivan:
--Dal dottore di Nubo.
La distanza della piazza Vendôme alla via di Lille non è lunga. Egli capitò dal dottore in uno stato di frenesia.
Il dottore stava per uscire.
Il principe entrò dritto nel gabinetto di lui, prese un foglio e scrisse:
«Domani, alle 8, alla Porta Maillot. Siatevi solo col vostro medico e le vostre armi. Non padrini.
«PIETRO DI LAVANDALL.»
Il principe si volse in seguito al dottore di Nubo e gli disse:
--Domani, io mi batto in duello. Passerò a prendervi alle 7. Voi sarete il mio secondo ed il mio medico.
--Con chi vi battete voi, principe?--dimandò il dottore, un po' imbarazzato.
--Con mio fratello--rispose il principe. Voi volevate conoscere il veleno segreto che rodeva la mia vita, eccolo: Mio fratello ama mia moglie--che non è stata giammai mia moglie--e che l'ama pure. Io credeva averlo ucciso in Russia. Egli risuscita per venirmi a dire «Io amo Maud. Bisogna ricominciare.» Capite, adesso? Noi ricomincieremo. A domani.
--Ma, principe--balbettò il dottore--non vi sarebbe dunque modo...
Il principe lo fulminò del suo sguardo carico di disdegno, di disprezzo e di alterigia, e replicò:
--A domani. Io vi domando i vostri servigi in caso di disgrazia; non i vostri consigli e la vostra mediazione. Verrete voi?
--Sono ai vostri ordini, principe--sclamò il dottore.
Il principe di Lavandall partì, ripassò per la piazza Vendôme e mandò Ivan a lasciare la lettera alla porta del conte Alessandro, poi rientrò al palazzo tardi.
Maud era a letto. L'emozioni della giornata l'avevano di molto stancata.
Sarah e Tom andarono per nuove. Ivan, al solito, si tacque. Il cocchiere del principe raccontò l'itinerario e dettagliò le stazioni.
Un lampo traversò lo spirito di Maud, udendo che suo marito l'aveva attesa alla porta dell'Hôtel du Rhin; ch'era poi ito dal dottore; e che Ivan aveva portato una lettera al conte Alessandro. Ella fu lì lì per alzarsi e recarsi da suo marito. La timidezza, la paura, il rispetto di sè, la modestia la ritennero.
Sempre la stessa!
--Lo vedrò domani--si disse ella.
Ed invocò il sonno, che non venne.
Domani!
L'indomani, alle 6, il principe ed Ivan erano partiti dal palazzo e galoppavano sulla strada di Parigi.
Alle 7, erano alla porta del dottore di Nubo.
Alle 8, alla Porta Maillot.
Una carrozza, dalla livrea e dalle armi dal conte Alessandro, li aspettava.
--À sete del mio sangue!--mormorò il principe--mi à preceduto.
La vettura si fermò.
Un uomo vestito di nero uscì allora dal _coupé_ del conte Alessandro e venne ad Ivan, il quale era disceso subito dalla predella del cocchiere.
L'uomo a nero mostrò una lettera, ed insieme si presentarono al principe per rimettergliela.
Il principe era profondamente assorto e tristissimo.
Cadeva una acqueruggiola fina, penetrante, fredda, che rendeva il tempo scuro, il cielo insipido. Gli alberi avevan perduto il loro manto e mostravano le loro ossa nere, che tremolavano sotto la fredda brezza. Il luogo era solitario. Tutto ciò stingeva sul carattere di già sì malinconico del principe di Lavandall, e l'affettava.
E' prese la lettera senza guardarla, meccanicamente. Il suo spirito vagava altrove.
L'impressione del freddo, che gli occasionava lo sportello aperto del coupè, lo richiamò alla realtà. Egli avvicinò allora la lettera ai suoi occhi e fece un movimento di sorpresa.
--Chiudi dunque codesto sportello,--gridò egli ad Ivan, tirandolo nel tempo stesso a sè con violenza.
Poi, e' si volse al dottore e soggiunse:
--Cosa è codesto? Egli scrive adesso? E' non è dunque qui.
--È il conte Alessandro che scrive?--dimandò il dottore.
--Egli stesso--rispose il principe, spiegando la lettera e guardandola anco prima di leggerla.
Infine egli lesse a mezza voce, come avrebbe fatto se fosse stato solo:
«Fratello....
--Fratello!--gridò il principe--fratello ancora...!
«Io era sul punto di partire e di rendermi al tuo appello. Ò avuto paura... Ò avuto paura che quando tu mi avessi ucciso, e che tu avessi poscia saputo la verità, ne saresti stato sventurato per tutta la vita.»
--Tutta la vita!--commentò il principe--In quanti mesi, in quanti giorni ciò può consistere, dottore? Egli dice: sventurato! Sarei io dunque felice, dottore, senza avvedermene?
--Tutto codesto non tien che a voi, principe mio--rispose il dottore.
«Tu sai che io non mi spavento alla vista di una spada...»
--Se lo so!--gridò il principe. Crede egli dunque che io non compresi ch'e' poteva uccidermi l'altra volta, e ch'e' fece a posta un movimento per precipitarsi sulla mia spada? La paura non è di casa nostra.
«Ma oggi, io non sono ancor pronto. Delle visioni, dell'emozioni, il sovvenire di nostro padre, le memorie della nostra infanzia sì tenera... Te ne ricordi tu, Pietro? I nostri bei giorni di està, a correre nella foresta... le lunghe nostre notti d'inverno, passate sulle ginocchia del nostro nobile padre, che ci raccontava le battaglie di Napoleone, l'incendio di Kremlin, la campagna di Russia, Waterloo, e mille aneddoti degli tzar Paolo ed Alessandro?... Ebbene, no, oggi è impossibile. Tutto ciò mi assedia nella mia camera. Io non posso uscire...»
Il principe leggeva di una voce soffocata dalle lagrime; i singhiozzi lo strangolavano. Non pertanto, continuò:
«Ti domando un giorno di sosta. Che cosa è un giorno? Tu ài aspettato tanto tempo. Dimani, io sono ai tuoi ordini. Io ti aspetterò ove tu mi aspetti adesso. Tu ài avuto tanti anni di debolezza per me. Viziami un giorno ancora. Cosa è due volte dodici ore? Oh! se io potessi dirti addio!... Ma no: il destino ci spinge. A rivederci domani.
«Tuo fratello
«ALESSANDRO.»
Il principe restò come abbacinato alla lettura di questa lettera. Senza avvedersene, egli la stringeva e la gualciva nella sua mano destra, la foggiava a pallottola, mentre grattavasi dolce dolce la fronte della sinistra.
Infine fece un movimento vivissimo, passò la testa fuori lo sportello e gridò ad Ivan:
--A casa, al galoppo.
Partirono come il vento.
Arrivarono senza schiudere le labbra.
Sarah fermò il dottore al varco, nell'anticamera, e lo chiamò per visitare la sua padrona, la quale, dal mattino passava da sincope in sincope.
Il principe andò a gittarsi sur un canapè nel suo gabinetto, annientato dalle emozioni.
Maud, che aveva letto la prima lettera del conte Alessandro, il dì innanzi, indovinava perchè suo marito fosse uscito e partito per Parigi, alle sei del mattino.
Ella svenne quando questa notizia le fu annunziata, e non ritornò alla vita che per svenire di nuovo. Una carrozza era andata a prendere il dottore di Nubo a Parigi, ed era tornata vuota, con la nuova che il principe era venuto a menarlo via alle sette. Le convulsioni di Maud divennero più intense.
Ella sentì il dottore entrare nella sua camera, e, levandosi di uno slancio su i suoi origlieri, gridò:
--Ebbene! egli l'à ucciso?
--Non vi è alcuno di morto, madama. Rassicuratevi--disse il dottore con un sorriso grazioso. Ed ò la persuasione che non vi sarà più alcuno in questa incomoda situazione.
--Dio vi ascolti, dottore!--sclamò Maud ricadendo su i guanciali.
Il conte di Nubo ordinò dei calmanti, dette speranze, disse qualche motto gaio, ed entrò nel gabinetto del principe.
Questi aveva svolta la lettera di suo fratello, l'aveva riletta, e l'aveva spiegata larga larga innanzi a lui.
Scorgendo il dottore, levossi e dimandò vivamente:
--Ebbene?
--L'è seria--rispose il dottore. I fenomeni si complicano. Al deperimento si aggiungono ora le sincopi. Ma io la guarirò.
Il principe gl'inchiodò addosso i suoi sguardi carichi di odio, lo afferrò pei polsi e susurrò di una voce sorda:
--La deve morire... Io non voglio uccidere mio fratello... no, non lo voglio!
Il dottore conte di Nubo salutò profondamente, e senza replicar verbo uscì.
VII.
Una prescrizione verbale.
Maud non rivide più suo marito.
Troppo debole per alzarsi, ella lo fece chiamare il giorno stesso nella sua camera, poi il dì seguente; poi il quarto giorno.
Il principe non ascoltò quella voce, non obbedì a quell'appello.
Il quinto giorno e' partì per Nizza.
Il dottore di Nubo gli aveva ordinato di andare a prendere dei bagni di sole nelle contrade del mezzodì. Il dottore gli aveva inoltre promesso di andarlo a trovare e di recarsi insieme a lui in Svizzera.
Infrattanto, il principe aveva preparato un ordine di 150,000 franchi sul suo banchiere per il dottore. Ma questi aveva respinto l'ordine, preferendo ricevere quella somma di mano a mano, nel gabinetto.
_Honni soit qui mal y pense!_
Il principe pagava al medico certi apparecchi che questi aveva fatti costruire da un fabbricante di macchine di fisica, per i quali apparecchi il dottore di Nubo promettevasi di salvare la principessa Maud di Lavandall.
Ciò ci autorizza a pensare che il principe aveva ritirata la sentenza fatale con la quale aveva condannata sua moglie--alla fine del capitolo precedente.
Il conte Alessandro era ritornato in Russia.
Egli aveva ricevuto il giorno stesso un dispaccio del conte di Nesselrode, che lo chiamava, a nome dello Tzar.
Questa partenza aveva forse deciso il principe di Lavandall a lasciar Maud sola oramai nella sua residenza di Saint-Germain.
Noi che sappiamo le cose di una sorgente più autentica, noi diciamo che il conte Alessandro era tornato a Pietroburgo ed il principe Pietro erasi recato a Nizza.
Ma i giornali di Parigi, che san tutto ed un poco di più, e che sono sempre ben ragguagliati, raccontarono la storia in un altro modo.
Il conte Alessandro non era restato a Parigi che tre giorni e non aveva messo il piede fuori dall'Hôtel du Rhin. Ma il _Corsaire_ lo aveva snidato. Questo giornale aveva anzi ricevuto comunicazione della storia sì drammatica dei due fratelli e di Maud, e sollecitavasi a portarla a cognizione dei Parigini--i quali aman tanto le forti emozioni--soggiungendo fedelmente l'episodio del duello fallito; la ragione di questo contrattempo; e come il conte Alessandro, essendo subitamente fuggito per non aumentare la desolazione di sua cognata, che lo amava, il terribile principe lo inseguisse per obbligarlo a battersi.
Tutti i giornali avevano riportato l'aneddoto sinistro di questo Otello russo, e non si sa come, un di quei giornali era caduto nelle mani di Maud, la quale non leggeva mai giornali.
Bisogna credere che quello stordito dottore di Nubo, il quale ne aveva sempre le tasche zeppe e li seminava da pertutto, avesse lasciato cader quel numero del _Corsaire_ nella camera dell'ammalata--cavando una lettera del principe cui aveva ricevuta da Nizza e che voleva leggerle.
Ed in vero, la cosa ne valeva la pena. Imperciocchè il principe dimandava ragguagli sulla salute di sua moglie, con un'immensa tenerezza.
E' scriveva che egli andava sempre più male, perchè quel clima, troppo ossigenato, non convenivagli punto, e chiamava il dottore appo di lui--quando la salute di sua moglie gli permetterebbe di lasciarla senza pericolo, anzi di condurgliela, se le forze di lei le consentissero di viaggiare, ed il cielo d'Italia potesse facilitarne la guarigione.
Questa lettera fece rivivere Maud. Ella rise perfin del _Corsaire_, quando vi lesse l'istoria del principe che dava la caccia a suo fratello.
Povera donna! ella conservò perfino il giornale per divertirne suo marito, quando la sarebbe a Nizza; perocchè ella proponevasi di andarvi il più presto possibile.
La grande parola, cui ella aveva a dire a suo marito: Io ti amo! la soffocava oggimai.
--La mia malattia è qui--diceva ella picchiandosi il cuore--questa confessione mi opprime. Quando ne sarò scarica, io mi rileverò. Io sarò guarita.
La malattia della principessa--il dottore lo à detto--era una consunzione lenta per appoverimento di forze, una malattia di languore, a cui s'erano congiunte le sincopi. Ma le sincopi erano cessate, e non restava adesso che a rilevare questo organismo spossato.
Il dottore di Nubo aveva sopperito a ciò, e non senza successo. Ma, se mestieri è di confessarlo, la lettera del principe da Nizza aveva avuto la metà più di efficacia che il trattamento medicale.
Quale era questo trattamento?
Semplicissimo.
Il dottore di Nubo aveva sottomessa la principessa all'azione elettro-galvanica. Egli aveva creduto opportuno di servirsi della pila di Volta--nè più, nè meno--con le modifiche ch'essa aveva posteriormente subite e quali erano note verso il 1840.
Il dottore aveva preferito la pila alla vecchia bottiglia di Leyde.
Una circostanza aveva forse contribuito a questa scelta, o avevagli suggerito quell'idea.
Abbiamo già detto che il principe di Lavandall occupavasi di scienze naturali. E' lavorava sopratutto in chimica, e si dava di preferenza alla decomposizione dei metalli.
Quest'uomo non aveva in sua vita che uno scopo--e lo si comprende senza stento:--trovare un rimedio per l'epilessia.
Egli considerava questa malattia come un difetto di equilibrio tra le parti metalliche che entrano nella composizione dei fluidi del nostro corpo. Sotto certe combinazioni, a certi stati, in certe condizioni del magnetismo terrestre, queste parti metalliche del nostro corpo, di già alterate nel loro stato di ossidamento, ricevevano una scossa: ed ecco la convulsione epilettica! Ristabilire dunque l'equilibrio tra questi elementi metallici, onde sottrarli all'azione elettro-magnetica del globo, o metterli in condizione di sostenerne l'influenza; ecco il rimedio contro l'epilessia!
Il principe intendeva quindi alla scomposizione dei metalli, per ridurli direi quasi ad essenza, affinchè la loro miscela alla _sève_ del corpo fosse immediata ed immancabile.
A questo effetto, egli erasi munito di potenti apparecchi elettrici.
Il dottore di Nubo gli aveva fatto costruire una serie di pile voltaiche, la di cui forza variava--da quella di un colpo di pugno a quella del fulmine.
La serie n. 10 uccideva un bue sul fatto, in un secondo.
Il dottore di Nubo aveva poi fatto costruire, per uso della principessa, una serie simile di queste pile--somiglianti per la forma, diverse affatto per la forza. Imperocchè, la serie n. 1 produceva appena un brivido; la seria n. 5, un forte buffetto; la serie n. 10, una viva scossa.
La principessa prendeva un bagno elettrico due volte al dì, per mezzo di un rheoforo--una specia di mezzaluna che metteva in comunicazione i due poli della pila metallica mediante la catena--e toccava il corpo della principessa con le sue due estremità: l'una applicata al cuore, l'altra al cervelletto.
Ogni cinque giorni, ella saliva di una serie.
L'esperimento essendo benissimo riescito, il trattamento era fisso.
Maud si sentiva sollevata per bene.
Le sue forze si rialzavano. La sua vita cominciava a risbocciare più rapidamente.
Ella si levava di letto adesso, ed un raggio di sole rallegrando il giorno, ella si trascinava verso un balcone per andare ad imbeversene.
Il sole è un sì gran rimedio per i convalescenti! Gli è forse perchè la luce è combustione incandescente metallica?
Ella andava a sedersi nel suo _boudoir_ per ricevere le scosse elettriche. Disponeva ella stessa l'apparecchio; teneva ella stessa i rheofori appoggiati al suo petto. Poteva leggere adesso. Cominciava a pigliare un po' di alimenti. Sostenendosi al braccio di Sarah, faceva il giro del suo appartamento, digeriva già un po' di pesce ed un biscotto di _arrowroot_ in qualche goccia di vino delle Canarie.
Ella era nel rapimento. Ed il dottore partiva dal palazzetto, fregandosi le mani dopo ogni visita.
Si era alla scossa della serie n. 8.
La guarigione consideravasi dunque ormai come assicurata, la cura regolata. Il dottore annunziò quindi un mattino alla principessa ch'egli andava a lasciarla, per una settimana o due. E' le mostrò un'altra lettera del principe, nella quale e' manifestava sempre la stessa sollecitudine tenerissima per sua moglie e la speranza di averla al più presto possibile accanto a lui.
Egli pressava il dottore di andarlo a vedere, perchè sentiva sicuramente che l'aria di Nizza non gli era propizia e credeva che quella di Pisa o di Palermo potesse meglio convenirgli.
Parlando di ciò, il dottore che aveva preso l'asciolvere nel _Pavillon d'Henri IV_ ed aveva forse mangiato troppe ostriche, espresso il desiderio di avere una tazza di the--di quel the oro, che veniva loro dritto dalle canove dell'imperatore della Cina.
Sarah si recò immediatamente al tinello per apparecchiarglielo.
Il dottore continuò, infrattanto, a dare alla principessa le sue ultime istruzioni--cui ella doveva seguire durante l'assenza di lui--e le variazioni che poteva portare nel trattamento.
--Quanto alle variazioni, io credo madama, che non dovete pensar guari a farne--eccetto una forse, cui ci è consigliata dal successo stesso del rimedio adoperato.
--Quale, dottore?...--dimandò Maud.
--L'è semplicissimo: aumentare l'azione dei medesimi rimedi per avere un'efficacia più accelerata.
--Infatti. Io comprendo ciò. E che dovrei fare, allora?
--Io credo, però, che prima del mio ritorno voi non potrete tentar nulla di ben potente. Trattasi semplicemente di accrescere la forza del vostro apparecchio elettrico; ed è d'uopo che io sia lì per intendermi, a questo proposito, col costruttore della pila.
--Ma, Dio mio, dottore ciò tirerà troppo per le lunghe. E voi sapete come io brucio di recarmi il più presto possibile presso di mio marito. Io vado perfino a scrivergli una lunga lettera, che vi consegnerò domani, e voi gliela rimetterete. Io mi auguro che gli faccia altrettanto bene che ne fanno, a me, le lettera ch'egli vi scrive.
--Ma, a proposito, principessa--sclamò il dottore come illuminato da un'idea--il nome di vostro marito, cui invocate, fa sovvenirmi di una particolarità cui avevo perduta di vista.
--Vale a dire?--dimandò la principessa con ansietà.
--Ma! voi avete dovuto rimarcarlo voi stessa parecchie volte, m'immagino.
--Che dunque?
--Che vostro marito à nel suo gabinetto un apparecchio di pile voltaiche esattamente come il vostro, tranne che è di un grado di forza più potente.
--Appunto--sclamò la principessa--credo di avere ciò visto.
--Esso l'è certo, perchè il principe ne usa anch'egli, a mio consiglio, avvegnachè con minore beneficio. La forza della scossa essendo calcolata in ragione del sistema nervoso di un uomo, è più considerevole--ed essa è opportunissima alla circostanza ed allo stato in cui voi siete. Voi non avete, dunque, che a far uso dell'apparecchio di vostro marito, come è desso allistato per numero di ordine, e tenervene là, fino al mio ritorno.
--Avete ragione, dottore. Farò prendermi quell'apparecchio.
--Terminate dapprima tutta la serie del vostro. Quando vi sarete servita del vostro n. 10, sostituitelo con la serie, dello stesso numero, dell'apparecchio del principe.
--Sì, grazia: farò ciò.
--Bisogna mettervi codesto per iscritto, onde non l'obliate?
--Obliare!--sclamò la principessa.--State tranquillo, dottore, un'ammalata non oblia nulla, allorchè ella tiene alla vita quanto io vi tengo.
--Sia. Ci siamo bene intesi.
Il dottore abbreviò le istruzioni--sollecito ch'egli era di sorbire il the profumato che Sarah servivagli. E' parlò allora d'altre cose.
--Sapete voi, principessa--diss'egli--che Parigi si occupa di voi?
--Di me!--sclamò Maud con sorpresa.
--Dovrei dire di vostro marito e di vostro cognato.
--E che dice essa, la vostra Parigi, dottore? Ne sa dessa più di voi e più di me?
--E' pare, madama.
--Allora, dottore, io sarei incantata di apprenderlo, a volta mia.
--Ebbene, principessa, non più tardi che ieri, il _Corsaire_ diceva che il principe di Lavandall segue alla pista suo fratello, in Siberia a quest'ora, in via per la Cina forse, prendendo sempre i cavalli che questi vien di lasciare all'ultima tappa.
--L'è desso terribile, ciò, dottore--sclamò Maud sorridendo. L'è del Byron o del Poe.
--E si soggiunse, principessa, per colmo d'informazioni infallibili, che voi morite di dolore e di disperazione, e che io, vostro medico, ò delle grandi inquietudini sullo stato dal vostro spirito.
--Ma ciò l'è infame!--gridò Maud. Dottore, bisognerebbe far smentire codeste stolidezze.
--Voi v'immaginate questo, madama?--rispose il dottore di un'aria attristata. Non ci crederebbero punto. Crederebbero, al contrario, che la novella è verissima, ed i miei colleghi direbbero che io mi fo della _réclame_!... Ah! la libertà della stampa! che tossico!
--Ma che fare, allora?
--Nulla affatto. Il _Corsaire_ sarà profondamente ridicolo fra due mesi, quando vi vedranno brillare nei saloni di Parigi, appoggiata al braccio di vostro marito. Tutto al più, madama, se ciò vi aggradisce, io schernirò un poco al club il direttore di questo giornale sulle sue storie, e lo consiglierò ad attingere le sue nuove ad una sorgente meglio ragguagliata.
--Fatelo, dottore, perchè e' vogliono renderci dei _lions_; e voi sapete che noi amiamo traversare il mondo senza rumore.
Il dì seguente, il dottore venne per la sua visita di congedo, e non trovò nulla ad aggiungere, nè a cangiare alle istruzioni della vigilia.
Maud gli dette una lettera per suo marito, cui aveva avuto la forza di scrivere, ed ove ella diceva infine quella parola tanto agognata dal principe, tanto pura nel cuore della giovane donna. Ella confessava di amarlo.
Amarlo! ciò avrebbe potuto sembrare una menzogna, e di già il principe Pietro la reputava un'ipocrita.
Allora Maud gli raccontava tutte le fasi che la sua passione aveva traversate, tutte le crisi che aveva subite, a come, infine, di un tratto, questa passione anonima--o piuttosto che aveva preso tutte la maschere--erasi trovata amore.
L'accento di questa lettera era così semplice, sì vero, sì toccante, ch'e' sarebbe stato impossibile di scorgervi un dissimulamento. Il bagliore era così abbarbagliante, ch'e' sarebbe stato d'uopo esser di macigno per non esserne rischiarato, riscaldato, trasportato.
Il dottore non sospettava guari che macchina infernale e' rinchiudeva nel suo portafogli!¹
¹ Vedere: _Diana_, seconda serie dei _Suicidi di Parigi_.
Qualche giorno dopo, e' partì.
Era verso la fine di novembre. La stagione diventava fredda e pluviosa. Non più caldo sole; non più canto di uccelli; non più farfalle e fiori nel giardino il giorno, e stelle nel cielo la notte.
Maud, che abbisognava di tutte queste cose--che sono il sorriso della natura--era triste; e la loro assenza diminuiva altresì l'efficacia dei suoi bagni elettrici. Ella si cacciava nelle stufe per vedervi ancora delle foglie e dei fiori e saturarsi dei loro languidi profumi.
Come tutte le inglesi, ella folleggiava per i profumi.
Il profumo è il bacio, nella creazione.
Ella sosteneva di già la scossa della sua serie n. 10.
Il quinto giorno, Maud si rese nel gabinetto di suo marito e vi cercò l'apparecchio cui il dottore le aveva indicato. Ma era troppo pesante per le sue forze. Chiamò un domestico, segnalò la cassa delle pile alla scritta n. 10, e gli ordinò di trasportarla nel suo _boudoir_.
Fu obbedita all'istante.
Ella precedè il domestico.
Questi rimpiazzò la serie n. 10 della principessa con quella n. 10 del principe, ed uscì.
La giornata scorse nella tristezza e nel silenzio.