Chapter 21
Da questo lato adunque tutto volgeva a seconda. Ma il guaio era dall'altro. Dopo l'accaduto del giardino, la fanciulla di casa Salvani era stata trasportata all'infermeria del monastero; le era sopraggiunta la febbre, e colla febbre il delirio. Da alcuni giorni si era alquanto rimessa in salute; ma la poverina era tuttavia così debole, che non poteva scendere in parlatorio, e la marchesa di Priamar non trovava modo di condurre innanzi il negozio. Avrebbe Maria consentito ai suoi disegni? Sì certo. Non le era uscita di bocca la nobilissima promessa, che ella non avrebbe infamata la memoria di sua madre, se morta, nè fatta arrossire quella povera donna, se viva? Egli, adunque, che faceva assegnamento sulla virtù come sul vizio, era sicuro dell'esito; ma vedeva andar la cosa per le lunghe, e ciò lo metteva in pensiero. La marchesa Lilla, saputo lo stato della fanciulla, era in una ansietà che mai la maggiore; tutti i giorni al monastero per chieder novelle; poi chiusa nelle sue stanze a piangere. E quei nemici che avevano trovato il modo di far giungere alla fanciulla il biglietto consolatore, chi erano, e quanti? Che cosa meditavano? Di quali forze potevano disporre? A quali altri spedienti avrebbero posto mano? Egli non ne sapeva nulla; tutta la sua scienza si logorava intorno ad una incognita ribelle, ad una radice irreduttibile. Il gobbo legnaiuolo faceva lo gnorri; non c'era verso d'indurlo a parlare, nè con minacce, nè con profferte. Di quelle, indettato com'era, non aveva timore; di queste non gl'importava affatto. Aveva egli preso l'ingoffo, od era un fior di galantuomo? Altro dubbio, del quale il gesuita non poteva sincerarsi.
Ma quanto era pensieroso Bonaventura, con tutti que' suoi sopraccapi, altrettanto era ilare, contento di sè medesimo, il Collini. L'odio contro Aloise soverchiava ogni altra cura nell'animo di lui. Egli era alla vigilia della vendetta, e già l'assaporava col pensiero; due ore innanzi egli aveva potuto anche palparla, poichè aveva tenuto in mano quattro belle cambiali, di quella forma particolare che più precisamente si chiama «pagherò», ognuna da venticinque mila lire, tutte sottoscritte da un Luciano Marsigli, colla cessione del giratario Aloise di Montalto a favore del banco Cardi Salati e C., di quel banco malamente famoso che già parecchie volte c'è occorso di ricordare ai nostri buoni lettori.
--Dunque, ci siamo?--chiese Bonaventura, proseguendo un dialogo de' cui preliminari facciamo grazia ai lettori sullodati.
--Sì, padre, e non mi sfugge. Ho mandato un'ora fa il Salati in persona, al banco dei fratelli Teirasca a vedere se il Marsigli ha fatto provvigione di fondi per le sue scadenze di domani.
--E perchè non aspettare che venga al vostro banco il Montalto, se già sapete che il Marsigli non pensa nemmeno per sogno di aver questa scadenza sulle spalle?--
Il Collini sorrise, con aria da sopracciò, a quella dimanda del maestro.
--Il banco Cardi Salati,--diss'egli,--non ha da saper nulla di questa ignoranza del Marsigli. Il banco Cardi Salati ha cambiali sue, per centomila lire, pagabili presso il reputatissimo banco Teirasca, come è scritto chiaramente a' piedi delle quattro obbligazioni, girate ad esso da Aloise Montalto. Il banco Cardi Salati sceglie tra i due debitori quello che più gli garba, e gli par più solvibile.
--Capisco;--rispose il gesuita.--Già, voi, in questa ragione di negozi siete laureato come in medicina, se non forse di più. Ma ciò che non intendo bene, si è il corso di tutta questa faccenda. Me l'avete già raccontata due volte, e non mi raccapezzo ancora....
--Voi non avete pratica di cose commerciali;--notò colla sua aria vanitosa il Collini.--Vi spiegherò una terza volta il negozio; ma statemi bene attento, che non ismarriate il filo.
--Non dubitate!--rispose il gesuita, piegando le labbra ad uno di que' stentati sorrisi, dei quali abbiam detto più sopra.
E il discepolo, non parendogli vero di far da maestro una volta, s'allacciò la giornèa, per raccontargli i suoi fasti.
--Cominciamo dal principio. Il Montalto, or fanno due mesi, era da capo a chieder danaro ad imprestito. Doveva andare a Parigi, il signorino, in Germania, in Isvizzera, e che so io, sempre per far l'ombra alla dama de' suoi pensieri; e per questo gli bastava una piccola somma, sessantamila lire; di più, se era possibile, ma non un quattrino di meno. Le chiese ai miei socii; ma essi, com'era naturale, non vollero saperne. Trentamila gliele avevano date fin dai primi di luglio; in agosto gliene occorsero cinquanta; per pagar queste e quelle, un mese dopo vendeva le sue case allo Scandola....
--Vostro prestanome!--notò Bonaventura.
--Un vecchio merlo spennacchiato, che serve a tirar gli altri nella rete;--rispose il Collini ridendo.--Ma che importa? Peggio per lui se lo ha tolto per un capitalista. Il mio uomo gli ha dato il necessario per pagar le cambiali, e più ventimila lire, che andarono subito in tasca ad un mercante di cavalli. Se n'è pigliata una satolla, di grandezze! Ma si sa, chi vuole il dolce, senta l'amaro. Torniamo al fatto; egli aveva urgente bisogno delle sessantamila lire; i miei socii non le volevano dar fuori sopra una firma sola; ed egli, che aveva superbamente toccato della Montalda, la quale, secondo lui, ben valeva tre volte quella somma, dovette sentirsi dire che la terra era una grillaia, che il palazzo era fuori di mano, e che non si poteva dar prezzo ad un fondo il quale non rendeva nulla come podere, e come villeggiatura, poi, avrebbe potuto servire soltanto ad un misantropo, ad un eremita. Si voltò egli allora allo Scandola; ma lo Scandola aveva tutti i suoi denari fuori, e credo dicesse il vero; perchè il galantuomo, dacchè lo conosco, non è mai ritornato nel suo.--
Qui il Collini fece una sapiente fermata, quasi aspettando che il maestro potesse gustare l'arguzia. Ma Bonaventura aveva altro nel capo; ed egli fu costretto a proseguire senza la limosina d'un sorriso.
--Il nostro innamorato non sapeva più a che santo votarsi; e fu allora che lo Scandola, vedendolo disperato, gli entrò a dire di certe cambiali che aveva ricevute in pagamento di mercanzie da un Marsigli, e che avrebbe potuto cedere a lui, marchese di Montalto, perchè ne facesse suo pro' in quel suo bisogno. E il marchesino non se lo fece dire due volte, ben sapendo che i miei socii gliel'avrebbero scontate, e pigliatolo in parola, sottoscrisse una ricevuta in piena regola, e si beccò le cambiali per centomila lire.
--Delle quali n'ebbe appena sessantamila!--notò Bonaventura, che amava di tanto in tanto, da buon maestro, mortificare la superbia del discepolo.
--Poteva non accettare il partito!--rispose il Collini.--Nessuno lo costringeva; e il banco Cardi Salati fu tanto cortese da non mettere fuori un dubbio sulla bontà della firma, da snocciolargli issofatto, l'una sull'altra, sessantamila lire. Ed ora che le ha godute, che ha sfoggiato a sua posta, torna a Genova squattrinato, va dallo Scandola perchè lo aiuti a guadagnar tempo; intanto, se egli vuole, si pigli la Montalda; per centomila lire gliela cede, sebbene sia grave sacrifizio per lui. Ma lo Scandola non è ancora tornato nel suo; ha crediti d'ogni parte, denari pochi, tutt'al più trentamila lire; se il Montalto vuol cedergli la sua grillaia per quella moneta, sta bene; se no, no, e provveda egli come gli pare più acconcio. A farvela breve, Aloise non ha il denaro per la scadenza di domani, e le gazzette racconteranno un suicidio di più.
--Lo credete?--domandò, con aria incredula, il gesuita.
--E come no?--disse il Collini.--Oggi siamo alla vigilia della scadenza. Il Salati, in un negozio così delicato, non si fida neanche del suo fattorino, e se ne va egli, anzi a quest'ora è già andato, al banco dei fratelli Teirasca, per domandare se sia stata fatta provvigione di denaro per quattro cambiali di Luciano Marsigli. I Teirasca non ne sanno nulla, e rispondono di non aver ricevuto incarico di sorta. Allora il Salati va dal Marsigli, e gli chiede se riconosca quelle quattro obbligazioni che ha sottoscritte. Il Marsigli va in bestia, perchè non ha sottoscritto nulla; e tutt'e due se ne vanno difilati a palazzo Ducale, per esporre il caso all'avvocato fiscale. Ora ammettiamo pure che il Montalto, che non sa nulla della firma falsa, e che non ha i denari da pagare il suo debito, aspetti anche il protesto. Egli è perduto egualmente, perchè, riconosciuta la truffa, non gli servirà a nulla aver trovato le centomila lire (dato il caso che le trovi) e dovrà vedere il suo nome infamato da un processo criminale. Non si faccia saltar le cervella, se gli preme conservarle; io non ho bisogno della sua morte; purchè se ne vada in galera!...--
Bonaventura, tuttochè non fosse molto pratico di cose commerciali, intese il negozio appuntino. E intese altresì come colui che gli stava dinanzi non fosse più uno scolaro, e come in certe materie potesse anco insegnargliene a lui, maestro patentato di ribalderie. Certo, se egli non avesse avuto altri pensieri molesti pel capo, lo avrebbe abbracciato, dicendogli: tu sei veramente il mio figlio, del quale io mi compiaccio.
--Avete ragione!--si contentò egli in quella vece a rispondergli, ma non senza un fil d'ironia.--Ed io, povero frate, che cinque mesi fa mi affannavo a consigliarvi di volere cambiali! Sfondavo un uscio aperto, a quanto pare, anzi spalancato!
--Voi ricordate, padre mio, che allora la non m'entrava d'imprestargli denaro, perchè sostenesse più riccamente la sua parte di vagheggino. Ma ho fatto bene a seguire il vostro consiglio. Io m'intendo di commercio; ma voi v'intendete d'uomini, e come!--
Crederemmo di far torto all'acutezza dei lettori, se ci fermassimo a chiarire con molte parole il perchè di quella lode, o per dir meglio, di quella complicità che il Collini voleva mettere in sodo. Bonaventura operava il male con un proposito, non nobile di certo, ma alto, poichè egli serviva una causa, per la quale il fine giustifica i mezzi; e dove pure egli operava per conto suo, obbediva ad una passione che era stata l'incubo di tutta la sua vita. Si poteva odiare quell'uomo; potendo, si sarebbe dovuto punire; disprezzare non mai. Laddove il Collini, rôso dalla vanità, divorato dall'invidia, operava il male pel male; la crudeltà non era in lui pervertimento di gagliarde passioni, ma istinto di rettile. Epperò votati ad una medesima impresa, quei due uomini si sentivano, si sapevano stimolati da diverse cagioni; epperò nella lode di Bonaventura al discepolo c'era un fil d'ironia, e questi, smessa la vanità con cui s'era fatto a narrare le sue gesta, sentiva il bisogno di ricordare che aveva operato per istigazione dell'avveduto maestro.
--Lasciamo da banda i complimenti;--disse questi infastidito.--E lo Scandola, come se la caverà?
--L'ho mandato ieri in Isvizzera, pel caso che s'avesse da mettere il negozio nelle mani della giustizia. Ma non dubitate; non ci sarà bisogno di giungere a questi estremi, poichè ho fermo in mente che il Montalto non vorrà sopravvivere allo scorno.
--E proprio siete sicuro che non avrà il denaro?
--Sicurissimo.
--In che modo?
--Stamani è andato da lui il Ceretti, quella perla di giovinotto che m'avete messo voi per le mani, ad offrirgli di comperar lui la Montalda. Lo ha accolto come si accoglie il salvatore; ma quando ha udito che il Ceretti non intendeva spender più di quarantamila lire, gli son cadute le braccia. Se avesse venduta la Montalda per centomila, egli non avrebbe fatto quella accoglienza al Ceretti, che non conosce punto. Questi, poi, m'ha narrato che il marchesino aveva l'aspetto abbattuto e gli occhi rossi, come un uomo che ha passata la notte a piangere....
--O a vegliare.
--Torna lo stesso. Se ci avesse i denari, avrebbe dormito saporitamente.
--Capisco,--disse Bonaventura, crollando il capo in atto di assentimento,--che il Montalto riuscirà a fare secondo le vostre speranze. Questa almeno va bene!
--E le altre no?--chiese il Collini.
--Ne dubito;--rispose mestamente il gesuita.
--O come? Io, notate, padre mio, non sento questo gran bisogno di sposar la ragazza, sebbene, a dirvi il vero, la mi vada maledettamente a genio, anche senza il pensiero della grassa dote che m'avete promessa....
--Meno male!--interruppe Bonaventura.--Non siete schizzinoso, voi!
--No, rendo giustizia alla sua bellezza. E tuttavia, ve l'ho detto, non ne ho quella gran voglia. Ma come non s'avrebbe ella a piegare, se voi ci siete, padre mio, e se la faccenda è nelle vostre mani?
--Ho certi presentimenti!...--disse il gesuita.
--Voi?--esclamò stupefatto il discepolo.
--Io, sì, non ne avete mai avuto, voi? Non v'è egli mai accaduto di considerare come ogni cosa ci andasse a seconda, come la fatalità ci aiutasse oltre le nostre speranze, oltre la misura dei nostri apparecchi? Guardate l'opera vostra! In otto mesi avete mandato in malora un uomo.... un ragazzo, sia pure. Non c'è uomo così savio e così avveduto, il quale non trovi chi possa farlo impazzire. Tutto sta nel trovare l'occasione, ed io l'ho trovata, coi fiocchi. Altri (ve lo dico io, e potete credermi) altri avrebbe perduta la ragione, dov'egli perderà soltanto la vita, ad espiazione volontaria d'un conto fallato. Ma non usciamo di strada. Egli non era ricco, lo so; ma una entrata di sette in ottomila lire, l'aveva. Non c'era da spender largo; ma poteva vivere in una modesta agiatezza, aspettando dai decreti della natura i milioni del nonno, che avrebbero fatto di lui, gran gentiluomo, un gran signore. Ed ecco, è bastata la facilità di trovare trentamila lire ad imprestito, e cinquantamila innanzi di aver pagato le trenta, per metterlo a mal partito, per darvelo incatenato in balìa. Lo avete preso all'esca d'una rinnovazione di cambiali, e s'è impantanato sempre più; a voi ha giovato l'astuzia per impadronirvene; a lui non gioverà la sua dignità per salvarsi; l'alterezza del suo carattere non farà altro che accrescere il vostro trionfo. Rovinato in otto mesi, e suicida per giunta! Vi par poco?
--Stiamo a vedere che ho fatto una fatica d'Ercole!--notò beffardo il Collini.--Ne aveva pochi, e in poco tempo sono iti.
--Ne aveva più di voi,--ripiccò Bonaventura,--e voi ci avete ora i vostri e i suoi. Tutt'e due ci avevate il vostro demonio nel cuore; ma il vostro v'ha arricchito; il suo l'ha mandato in precipizio. E non faccio questo raffronto per umiliarvi, sibbene per condurvi a riconoscere le cagioni singolarissime che l'hanno ridotto agli estremi, per farvi scorgere quanto cammino abbiate in breve ora fornito, e come l'esito abbia oltrepassato i confini delle ragionevoli speranze.
--E voi, padre, col Vitali....
--Sì, anche questo negozio è andato troppo bene. Credete a me, Collini, troppo bene ogni cosa, e troppo presto. Perciò temo. C'è egli un fato? O gli uomini son liberi, per modo che i più avveduti, i più savi, comandino agli eventi? O tra la loro volontà e gli eventi che ella governa, c'è una potenza ignota che invigila il lavoro, e a volte conduce, e a volte scompiglia le fila? Non ne so nulla; ma temo.
--Padre mio!--esclamò il Collini, più maravigliato che mai.--Questi dubbi in una mente così salda come la vostra?...
--Oh, lo so anch'io quel che s'ha a credere!--rispose Bonaventura.--Appartengo ad un sodalizio che ha, si può dire, ereditato il grande arcano dei sacerdoti d'Iside. Altro è quello che s'ha da insegnare alle moltitudini; altro è quello che s'ha da pensare. La dottrina non è pane per tutti i denti; il vero sapiente la tiene per sè. Ma che volete? ognuno, per forte che sia, ritiene un po' del suo tempo. La scienza mi fa negare; la coscienza mi fa dubitare della scienza. So quello che volete rispondermi. La coscienza non è mai venuta sotto il vostro coltello anatomico. Essa è una miscéa, un amargama di tutti gli errori, di tutte le contraddizioni, di tutti i sogni, di tutte le chimere sublimi o ridicole, che l'arte umana ha fatte rampollare per lungo corso di secoli dal vecchio tronco della paura. E tuttavia le anime più salde hanno sempre avuto i loro cattivi momenti, ne' quali hanno sentito come fuggirsi di mano le fila del loro destino, paventato una forza arcana, superiore ed avversa ai loro disegni, e dubitato, sto per dire, del loro medesimo dubbio.
--Questione di temperamenti!--sentenziò il Collini, stringendosi nelle spalle.--Il vostro, padre mio, s'è fatto soverchiamente sanguigno.
--Forse!--assentì Bonaventura, il cui pensiero correva altrove.
--E adesso,--ripigliò il Collini,--io che non ho i vostri presentimenti, me ne andrò difilato al banco, per udire a che punto sia la faccenda. Certo, a quest'ora, il Salati e il povero Marsigli sono già andati a palazzo Ducale.
--Andate, andate, e portatemi buone notizie stasera.
--A che ora sarete in casa?
--Alle dieci.
--A rivederci dunque, e intanto provvedete alle mie nozze.--
Bonaventura gli rispose con un cenno del capo, in quella che si muoveva per accompagnarlo all'uscio.
E crollando il capo se ne tornò nella sua camera, quando il Collini fu uscito.
--Vedremo!--diss'egli tra sè.--L'è andata troppo bene, finora, e non vorrei che cominciasse a cangiare.--
XXIV.
Che potrebbe, in via di metafora, intitolarsi "La prima ai Corinzii".
Sono le quattro dopo il meriggio, ora in cui il ceto dei negozianti suole aver posto fine al lavoro, e i granaiuoli, i sensali, i cambiatori, e simili, chiuso il banco, lo scrittoio, il telonio e via discorrendo, se ne vanno da buoni padri di famiglia ai taglierini domestici. Ma non è chiuso ancora il banco Cardi Salati e C., nè accenna a volersi chiudere così presto, poichè in anticamera c'è ancora il galoppino, che sonnecchia a gomitello sulla sponda d'un tavolino, di rincontro alla finestra, aspettando che qualcheduno lo chiami dalla seconda camera, ove sta un giovine di banco, o dalla terza, che è il __sancta sanctorum__ dei due principali.
Il banco sullodato (passateci l'aggettivo) era al terzo piano d'una casaccia nerastra, posta in una di quelle viuzze che adornano i pressi della via San Luca. Ci si ascendeva per una scala stretta, buia, umidiccia, ogni pianerottolo della quale godeva, la mercè d'una smilza apertura decorata del nome di finestra, non già la luce, perchè la luce è una cosa chiara, ma un'ombra crepuscolare, bastante a lasciar vedere le centinaia di ragnatele polverose che spenzolavano nel vano di una chiostra, la quale, anzi che il pozzo d'aria, poteva dirsi l'immondezzaio dei sette piani della casa. Il che piaceva, e s'intenderà di leggieri, a quattro o cinque galline che razzolavano in fondo, non già alle centinaia di ragni de' piani superiori, che vedevano ad ogni tratto sfondati da bucce e torsi di cavolo i loro sapienti tessuti.
Che cosa aspettavano quei ragni? che frutto si ripromettevano dalle lor reti, che andavano rimendando sollecitamente ad ogni nuovo strappo? Colà non si perigliavano mosche nè moscerini, allegri figli della luce, e tenerissimi della madre loro. Quei poveri ragni tiravano là, per amore dell'arte, aspettando tempi migliori, che non giungevano mai, e senza sapersi risolvere a mutar di paese. Amavano, avevano prole, condannata a vivacchiar di speranza e a morir di inanizione com'essi.
Una bella ragnatela, e largamente fruttuosa, era al terzo piano che abbiam detto. Colà ma non all'aria aperta, prosperavano tre ragni in una medesima buca, due noti e visibili, il Cardi e il Salati, il terzo nascosto all'ombra d'un C., che era il discepolo di Bonaventura. Si davano ad ogni maniera di traffichi, o, per meglio dire, d'intrugli, pei quali ci avevano i loro mezzani, che, all'occorrenza, e per salvare l'onoratezza del banco, il quale apertamente non imprestava denari oltre il sei d'interesse, assumevano apparenza di capitalisti. E da quella triade nascosta uscivano i più sottili accorgimenti che ingegno di strozzino potesse immaginare; quello ad esempio dei nòccioli di pèsche, il quale va raccontato. __Ab uno disce omnes__.
Un giovanotto di buon casato, a cui non potevano un giorno mancare le sue quarantamila lire d'entrata, ma che appunto per la larghezza delle speranze, non poteva rassegnarsi ad attendere in pace (i padri eterni, lo dice il proverbio, fanno i figliuoli crocifissi), aveva bisogno di denaro. Ogni somma gli bastava; seimila lire, diecimila, ventimila; fossero anche state centomila, le avrebbe accettate, sottoscrivendo la sua brava obbligazione a babbo morto.
I sensali, a cui si rivolse, gliene proffersero due mila, s'intende in mercanzie «di sua piena soddisfazione, per rivenderle e farne commercio» come doveva essere scritto in una cambiale a tre mesi. Nè il genere dell'obbligazione, a scadenza troppo breve, nè il fatto delle mercanzie, piacevano al giovanotto; ma la necessità dei __cumquibus__ l'aveva stretto alla gola, e poichè i sensali gli ebbero detto che una cambiale poteva rinnovarsi, e che le mercanzie potevano vendersi il giorno stesso, chinò la testa e passò sotto le forche caudine, pigliando, per una cambiale di due mila lire, venti quintali di nòccioli di pèsche.
--Che roba è questa?--aveva esclamato il giovinotto, innanzi di sottoscrivere.
--Roba eccellente, e la si piglia a stracciamercato!--rispose il sensale.
--O come?
--La mi stia a sentire. Il quintale è cento chilogrammi; venti quintali sono due mila chilogrammi. Ella sottoscrive per duemila lire. Ella ha dunque i nòccioli a una lira per chilogramma.
--E a che prezzo li venderò?
--Non si dia pensiero per questo; domanderemo ad un confettiere.--
E andarono da uno dei più riputati della città, il quale comperava quella derrata a una lira e venti centesimi il chilogramma, ed era pronto a pigliarne anche quattro quintali.
--Ma noi li abbiamo in partita; venti quintali, ce n'abbiamo,--rispose il sensale.--Li comperi tutti e venti, e dia qualche centesimo di meno.
--Son troppi pel mio bisogno;--disse il confettiere.--Ma via, per far piacere, li piglierò a una lira e dieci.
--E quando vuole la mercanzia?
--Anche subito.--
Al giovinotto pareva di sognare. Quella robaccia valer tanto! La sua mente si sentì sollevata d'un tratto alle più alte sfere del traffico; gli parve allora di capire in che modo certuni di sua conoscenza fossero diventati straricchi in breve ora, e gli balenò perfino il vasto concetto d'incettare i nòccioli di tutte le pèsche, duràcine e spartitoie, che si sarebbero mangiate l'anno seguente in città.
--Vede Ella?--gli andava dicendo frattanto il sensale.--È affar fatto. Il confettiere è una birba, che ci guadagna ancora il trenta per cento, perchè i nòccioli si pagano una lira e cinquanta al chilogramma, e a volte anche più caro, laddove noi gli si dànno a una e dieci. Del resto Ella non ci perde, anzi fa un contratto d'oro; chi ci perde è il capitalista, che le dà per uno, ciò che Ella rivende uno e dieci, facendo un guadagno netto di quattrocento lire.
--In verità, me ne duole;--disse il giovinotto,--povero capitalista! non gli si fa forse un mal tiro?
--Che? il commercio è fatto così;--rispose prontamente il sensale:--uno perde, un altro guadagna, e la ruota gira. Del resto il mercante ne ha di grosse partite in magazzino, e bisogna bene che le venda. Siamo a mala pena in settembre, e i nòccioli potrebbero calar di prezzo.--
Per tal modo chetati gli scrupoli del compratore, la cambiale passò nelle mani del capitalista, e la mercanzia fu allogata in un magazzino pigliato a bella posta in affitto dal giovine. Il confettiere vide allora la merce, e guardò in volto quei due, in aria di chiedere se avessero voluto dargli la baia.
--E che debbo io farmene di questa roba?--gridò egli finalmente, vedendo di aver dinanzi non un canzonatore, ma un canzonato.--Si dice nòccioli, ma s'intende anime; questi nòccioli vanno prima stiacciati; poi comprerò le anime, al prezzo che ho detto.--
E se n'andò, brontolando pel tempo che gli avevano fatto perdere; mezz'ora dopo rideva come un matto.