I ragazzi d'una volta e i ragazzi d'adesso

Part 10

Chapter 101,011 wordsPublic domain

«Anzi, era tutto occupato del seme di bachi, e già due volte di seguito ce l’aveva fatto lavare nel vino, con gravissimo danno delle nostre mani, che ne serbavano il violetto alla radice delle unghie per vari giorni, ad onta delle più complicate lavande.

«Intanto le amiche, incontrandoci in istrada, ci domandavano:

— «A quando? Sarete occupate nei preparativi? Sarà questa settimana? O quest’altra?

«E noi si rispondeva sempre:

— «Oh, sarà presto; sicuro...

«Ma sempre con un freddo nel cuore; con una specie di vertigine, all’idea che ci si affacciava alla mente di quelle stanze squallide, colle pareti imbiancate a calce ed ora annerite dal fumo e dal tempo, e col pavimento di mattoni, che ad ogni passo esalava una nuvoletta di polvere rossastra.

«Mia sorella cominciava a recriminare:

— «S’è parlato troppo presto. Tu colla tua fantasia che vola, e che piglia per veri tutti i fantasmi... Ora chissà come andrà a finire? Il nonno non ci pensa affatto; bisognerà rammentarglielo...

«Ah! che tribolazioni, che paure, che lunghe strette di cuore ci costò quella festa da ballo!

«Non ne hanno idea le ragazze d’adesso, avvezze a trattare i genitori con tanta confidenza, ed esprimere i loro desideri senza soggezione, ad accettare il sì dei babbi e delle mamme come cosa a cui abbiano sempre diritto, a ribatterne il no quando lo trovano incomodo, a discutere, a volere, a contare per qualche cosa, per molto, nelle risoluzioni da prendersi in famiglia!

«Intanto i giorni e le settimane passavano, e non si vedeva nessun sintomo di festa da ballo; e noi non avevamo il coraggio di ricordare al nonno quella sua parola spontaneamente impegnata.

«Eppure bisognava trovarlo quel coraggio. Cominciavamo già a pensare come si potrebbe entrare in discorso. Andavamo alla villa con lui, o l’una o l’altra, anche il mattino; parlavamo di cose agricole. Mia sorella, la cui inettitudine per la botanica non era comparabile che alla mia, ricominciò a farsi insegnare dal nonno quella sua scienza gentile che avevamo abbandonata, ed a masticare dei nomi latini, che era una pietà. Ed io lavavo e rilavavo con fervore il seme dei bachi, immergendo eroicamente le braccia nel vino fino ai gomiti.

«Ah! cosa non avremmo fatto per predisporre l’animo del nonno alla condiscendenza!

«Mentre noi accarezzavamo così tutte le sue piccole manie, e lo studiavamo ad ogni ora, in ogni sguardo, in ogni sorriso, nel tono della voce, e nell’espressione del silenzio, per spiare il momento più opportuno al difficile discorso della festa da ballo, il caso provocò la spiegazione tanto e lungamente aspettata.

«Un giorno, tornando colle zie da casa loro, ci vedemmo correre incontro giù per le scale la serva, che ci disse:

— «Ci sono su quelle due signorine in gala, con quell’altra che non ci vede.

«Capimmo subito che erano le Liprandi colla bionda miope della Vigna Grande.

— «Dove sono? domandammo affrettandoci a salire.

— «Sono in sala, col signor Andrea.

«Arrivammo su di corsa, tutte sorridenti, colle mani stese... Ma fummo arrestate, fulminate sull’uscio, respinte indietro contro le zie che ci seguivano davvicino, all’udire una parola tremenda:

— «Non se ne parli altro!

«Era il nonno, naturalmente, che parlava, col volto serio, accigliato. Poi, con accento fermo, inesorabile, ripetè spiccando le sillabe, come per piantarle ben salde:

— «Non-se-ne-par-li-al-tro!

«Le signore erano tutte confuse; e la Liprandi maggiore, tutta rossa in viso, si rivolse a noi, e senza badare alle nostre mani stese, ci disse con accento di stizza:

— «Brave, voi! Ci fate fare delle belle figure!

«E la loro mamma colla parrucca, soggiunse:

— «Ma sicuro! Domandavamo al vostro nonno di questo ballo.... Pare che ve lo siate sognato! Bisogna pensarci, prima di parlare, mie care... Avete montata la testa a queste ragazze... Le avete fatte lavorare a cucirsi gli abiti... E poi ne abbiamo parlato con tutti... Ora come si fa a dire che non era vero?

«Noi ci affannammo a protestare che era vero; che il nonno l’aveva detto lui, e che noi non si poteva a meno di crederlo.

«Ma parlavamo come d’un terzo lontano, senza osare di rivolgere la parola al nonno per rinfacciargli la promessa mancata.

«Quanto a lui, aveva detta la sentenza che troncava ogni questione, aveva respinta da sè una idea importuna, come si scaccia una mosca, e non si curava affatto delle lagnanze di quelle signore, nè del nostro imbarazzo.

«Ai suoi occhi le ragazze erano esseri così assolutamente dipendenti, che non ammetteva che nessuno potesse aver dato valore alle nostre parole non confermate da lui. Ed avrebbe riso se gli avessimo detto che noi ci prendevamo tanto sul serio, da crederci impegnate in faccia alla società per quella promessa mancata.

«Da quel giorno l’amicizia delle Liprandi fu inesorabilmente perduta per noi.

«La loro amica, più miope che mai, non ci riconobbe più affatto, neppure quando ci incontrò sul cancello del Cascinino, nel passare per andare alla Vigna Grande.

«E le zitellone del banco in Duomo, quando si voltavano ad aprirlo, avevano da fare a cercare la toppa, e non potevano neppure alzare gli occhi. I loro volti pieni di sussiego non sembravano neppur suscettibili dei sorrisetti e dei cennini graziosi che li avevano rischiarati un istante.

«Nell’estate la brigata delle amiche non si fece più vedere al Cascinino; e nel carnovale seguente non ebbimo neppure un invito per una seratina.

«Aveva fatto il vuoto intorno a noi, quel terribile: «Non se ne parli altro!»

FINE.

INDICE

Due parole d’esordio Pag. 9 Come il nonno imparò a nuotare » 19 Santa Lucia » 31 Come il nonno si fece levare un dente » 51 Come il nonno diventò un famoso ballerino » 63 Come il nonno imparò a suonare il flauto » 79 Come il nonno imparò a farsi la barba » 101 Come il nonno non si vestì di nuovo » 115 Come il nonno troncò una serie di rappresentazioni » 137 Come il nonno non sposò la signora Giovannina » 153 Come il nonno prese moglie » 183 Non se ne parli altro! (Episodio n. 1) » 207 Non se ne parli altro! (Episodio n. 2) » 237

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.