I Puritani di Scozia, vol. 3

Part 9

Chapter 93,737 wordsPublic domain

»Voi siete padrone di fare come vi aggrada, o signore. Ma il diavolo mi porti se avete bisogno di guida! Basta che seguiate per due miglia la riva del fiume come se voleste andare a Milnwood. Allora vedrete a mano diritta rimpetto a un vecchio pedale di salce una strada indiavolata che mena nelle montagne, e più in là ancora due miglia, il tugurio di Bessia Maclure. Non v'è pericolo di sbagliarvi, perchè è l'unico fra quei dirupi, e fareste dieci miglia di Scozia, che ne valgono venti inglesi, prima di trovare un'altra casa. — Mi cruccia che vogliate partire di qui al cader della notte; ma in fin de' conti, mia cognata è una donna come va, e quel bene che cade nella saccoccia dell'amico non è perduto per noi».

Morton pagò il suo conto e tostamente avviossi.

Gli ultimi raggi di sole sparivano, allorquando si vide innanzi il vecchio pedale di salce, e prese la via renosa e discoscesa postagli dirimpetto.

»Egli è qui, pensò fra se stesso, ov'ebbero principio le mie sventure. Qui Burley stava per dividersi da me, quando una vecchia seduta su questo istesso pedale lo avvertì essere ingombra di soldati la via dei monti. Non è ella stravagante cosa che il mio destino debba essere collegato al destino di cotest'uomo per non avere fatt'altro se non se compiere per riguardo di lui un dovere impostomi da umanità e gratitudine? Oh! perchè non poss'io ricuperare la pace dell'animo in questo luogo medesimo ov'io la perdei?»

Immerso in tali meditazioni spronava il cavallo, e la notte intanto diveniva più buia. Ma sorti finalmente i primi raggi di luna, gli permisero esaminare il paese in mezzo a cui trascorreva.

Trovavasi allora in una stretta gola di monti coperti un tempo di selve; ma di queste non rimanevano altre vestigia fuor d'alcune boscaglie radissime che sol manteneansi nelle sommità le più erte; erte sì che sembravano disfidare l'invasione degli uomini, quando simili alle tribù erranti abbandonano il devastato loro territorio per ripararsi in su i ciglioni delle montagne. E quelle boscaglie stesse per metà disseccate dal tempo vegetavano anzichè vivere, e sarebbesi detto non durare tuttavia che per offerire agli occhi del viandante i saggi delle antiche produzioni di quella terra. Un ruscello attraversava serpeggiando le tortuosità di que' monti, e il solo suo mormorio animava in tal qual modo quel paese deserto e selvaggio.

»Perchè mormori tu in questa guisa? Sclamava Morton preso dall'entusiasmo dei suoi pensieri. L'oceano t'accoglierà nel proprio seno, come l'eternità si dischiude all'uomo giunto al termine del suo travaglioso pellegrinaggio. I nostri timori, le nostre speranze, i nostri affanni, i nostri diletti paragonati alle cose che ci terranno la mente nel succedersi interminabile de' secoli s'impiccioliscono anche al di sotto del tenue tributo delle tue acque, poste a petto dell'immensità dei flutti ove si vanno a confondere».

Intanto che lasciava in tal guisa il freno all'estro poetico-morale, entrò in una parte di valle più larga. Un campo coltivato e una piccola prateria annunciavano quivi la presenza dell'uomo. Alquanto più lunghi sul confin della via vedeasi una picciola casa, le cui mura non aveano più di cinque piedi d'altezza. Il tetto che la copriva, inverdito dalla muffa presentava nei lati suoi alcune brecce fattevi da due vacche, le quali ingannate dal colore aveano creduto le tegole un nudrimento che lor convenisse. L'insegna postane al di fuori era quasi il simbolo gramaticale e ortografico di quel che poteano sperare là entro i viaggiatori. BVONO ALOGGO A PIEDI E A CUALO. Ad onta però di cattiva dicitura ed apparenza, un tal invito non era da disprezzarsi per chi ponea mente ed al deserto dovutosi trascorrere prima di giugnere fin lì ed alle più selvagge regioni, che scorgea l'occhio portandosi al di là di questo modestissimo asilo.

»Non vi volea, pensava Morton fra se, che una tanta orridezza di luogo onde Burley vi trovasse una confidente degna di lui.»

Nell'avvicinarsi alla casupola ne vide la padrona seduta dinanzi alla porta, ed intesa a filare.

»Buona sera, o madre! il viaggiatore le disse. Non vi chiamate voi mistress Maclure?»

»Dite Bessia Maclure, mio signore, povera vedova ai vostri comandi.»

»Potete voi darmi alloggio per questa notte?»

»Sì signore, purchè vogliate voi contentarvi del poco ch'io posso offerirvi.»

»Sono stato soldato, mia buona donna; quindi avvezzo alla scuola della sobrietà.»

»Soldato, mio signore! (qui la vecchia sospirò) Oh! il cielo vi conceda un altro mestiere!»

»E che? non è forse una professione onorevole? Spero non sarà per cagione di essa che penserete men vantaggiosamente di me.»

»Non mi fo a giudicare di nessuno, o signore, e il suono della vostra voce vi raccomanda. Ma ho veduto farsi tanto male a questo povero paese e tutto per opera di soldati, che mi consolo persino di avere perduto la vista perchè non potrò più vederne.»

Ultima frase da cui Morton fu tratto ad accorgersi ch'ell'era cieca.

»Ma vi sarebb'egli pericolo ch'io v'incomodassi, o comare? le soggiunse in tuono compassionevole. Lo stato nel quale vi trovo non sembra tale da permettervi le fatiche congiunte alla vostra professione.»

»Non abbiate, o signore, questa paura. Conosco per pratica la mia casa, e cammino per essa come se avessi ancora i miei occhi. Poi ho una ragazza che mi aiuta, e quando i dragoni torneranno dall'aver fatto pattuglia, per un'inezia che doniate loro, vi governeranno il cavallo. Presentemente son più onesti che non lo erano per lo passato.»

Dopo ricevute sì fatte assicurazioni, Morton mise piede a terra.

»Peggy! (allora l'ostessa chiamò una giovinetta di circa dodici anni, che era dentro in casa) conducete nella scuderia il cavallo di questo signore, levategli la sella, il morso, la briglia, e mettete un fascio di fieno nella rastrelliera intanto che arrivino i dragoni. — Entrate, signore (si volse indi a Morton): la casa non è bella, ma almeno è pulita.»

CAPITOLO XIII.

»O Teucro, o sia d'Ilio alle mura infesto, »Ch'è un infelice, il so: non penso al resto.»

_Dryden._

Entrato appena in quell'abitazione, Morton s'avvide che la sua albergatrice gli avea detto il vero. L'interno di quel luogo non era tale qual la parte esterna lo presagiva. Vi si scorgea molta mondezza; nulla eravi di superfluo, ma non mancava neanco veruna delle cose necessarie o rilevanti per un viaggiatore. La nostra Maclure introdusse Morton nella stanza assegnatagli per cenare e dormire, facendogli un'imbandigione d'uova, di latte e di formaggio. Comunque ei non avesse appetito, si assise a quel desco, principalmente per aver motivo di trattenere presso di sè la sua ospite e farla parlare. La cecità non le impediva di darsi efficaci cure onde il forestiere non mancasse possibilmente d'alcuna cosa, e una specie d'istinto la conducea a por le mani su quelle cose che a mano a mano abbisognavanle all'uopo.

»Nè avete altri che vi assista nel servigio de' forestieri?» le chiese con molta naturalezza a fine d'intavolare il discorso.

»Nessun'altra persona, o signore. Vivo qui sola come la vedova di Zarephta; vien poca gente in questo piccolo albergo, onde i proventi non mi danno assai per mantenere una serva. Ebbi una volta due figliuoli che pensavano a me. Dio me gli aveva dati; Dio me gli ha ritolti. Sia benedetto il nome suo! Vi dirò bene che anche dopo averli perduti v'è stato un tempo nel quale io vivea meglio di quel che mi vediate vivere adesso. Ma fu prima dell'ultima rivoluzione.»

»Davvero? E sì se non m'inganno, voi siete presbiteriana.»

»Lo sono, sì signore; e sia pur benedetta la luce che mi rischiarò per condurmi sul buon sentiere!»

»Come sta adunque che la rivoluzione vi abbia procurato svantaggi?»

»Se ha fatto il ben del paese, se ne è derivata la libertà delle coscienze, son cose di poco momento le conseguenze che ha portate a un povero insetto come son io.»

»Ma, vi ripeto, non intendo in quale modo ella possa avervi pregiudicato.»

»Oh! la storia è lunga, o signore. — Una notte, circa un mese prima della battaglia al ponte di Bothwell, un giovane ufiziale alloggiò in questa osteria; pallido, coperto di ferite, che perdea sangue da tutte le bande, nè era in istato di tirar innanzi il suo viaggio: aggiungasi che anche il suo cavallo era sfinito in modo da non poter più portarlo. I nemici lo inseguivano, e se l'avessero trovato, la sua vita non era salva, perchè appartenea al reggimento dragoni. Che cosa doveva io fare, o signore? Voi che siete un soldato mi darete forse torto, come hanno fatto tant'altri; ma io lo ricoverai in mia casa, gli fermai il sangue che ne usciva dalle ferite, e lo tenni ascoso finchè potesse andarsene senza pericolo.»

»E chi ardirebbe biasimarvi d'aver tenuto questo contegno?»

»Eppure, o signore, fu questo contegno appunto che mi fece essere guardata di mal occhio da quelli della mia lega medesima. Incominciarono a dire che avrei dovuto condurmi per riguardo al mio forestiere, come Jael fece con Sisara. Ma se Dio non mi avea mandata in quel momento l'ispirazione di versar sangue! Vi dirò anzi: mi sembrava ch'egli mi comandasse di risparmiare e salvare il mio simile. Di fatto non mi son pentita d'essermi regolata così, ad onta che mi abbiano rimproverato di avere manifestata poca affezione ai miei figli, nel proteggere i giorni d'un uomo che apparteneva al reggimento de' loro assassini.»

»I vostri figli sono stati assassinati?»

»Secondo poi che l'intenderete, o signore. Morti sicuramente: un di questi combattendo per la fede, l'altro... Oh mio Dio! i dragoni vennero ad arrestarmelo qui, e lo moschettarono rimpetto alla nostra casa, sotto i miei occhi medesimi che da quel momento non hanno più cessato dal versar lagrime; e d'indi in poi cominciò a mancarmi tanto la vista, che sarà un anno, l'ho perduta del tutto; ma vi domando, o mio signore, avrei forse ridonata la vita ai miei poveri figli col sagrificare quella di lord Evandale?»

»Di lord Evandale! Morton esclamò. È lord Evandale il militare al quale salvaste la vita?»

»Sì, signore, rispose la vecchia, e da quel tempo mi ha sempre date prove di sua bontà; mi donò una vacca, un vitello, biade, denari, e finch'egli è stato in autorità, non vi era dragone che si fosse attentato a torcermi un capello; ma noi siamo vassalli del castello di Tillietudlem. Basilio Olifant, che ora ne è il feudatario, disputò lungo tempo con lady Margherita la proprietà di questo dominio; e lord Evandale sostenea la causa della vecchia signora per amore di miss Editta, nipote di essa, e che è, a detta d'ognuno, esempio raro di bontà e di bellezza sopra tutte le giovani della Scozia; ma finalmente Basilio guadagnò il castello e le terre che gli stavano sotto, e Dio sa come guadagnò tutto questo! Abbiurando la propria credenza! Nondimeno, venuta la rivoluzione, è stato de' primi ad abbiurare di nuovo; ha giurato di non essere stato cattolico che estrinsecamente, ma sempre buon presbiteriano in fondo del cuore; ha saputo insinuarsi nella buona grazia del nuovo governo, mentre al contrario lord Evandale è tra le pecore segnate, perchè un certo orgoglio, una certa franchezza d'animo gli fanno abborrire l'usanza di volgersi ad ogni vento. Ma senza entrare a discutere sulle sue massime, non io sola ma molti de' nostri, non possono negare a lord Evandale questa giustizia, che ne' giorni della persecuzione ci ha riparmiati fin dove ha potuto. Basilio Olifant dunque che non potea perdonare a quell'altro d'avere armato lancia contro di lui nel tempo della sua lite, volle vendicarsene, perchè i cattivi trovan sempre diletto nella vendetta. Bisogna che non potesse farla a bastanza contra la persona del milord. Che partito ha preso costui? Battere la povera Bessia Maclure per ciò solo, che lord Evandale la proteggeva. Ha fatto vendere le mie vacche per pagarsi di regalie trascorse ch'io gli dovea. Se non sono mai stata libera di dragoni mandati espressamente ad alloggiare in mia casa, è frutto delle diaboliche sollecitudini di costui. In fine ha cercata ogni via di rovinarmi, e solo per far dispetto a lord Evandale; che poi alla seconda cosa non è neanco riuscito; perchè lord Evandale non sa nulla di questa faccenda, e passerà un bel tempo prima ch'ei lo sappia da me. Ho forza di sopportare le disgrazie che il cielo mi manda, e la perdita de' beni di questa terra non è poi la più grande.»

Morton ascoltò, maravigliato in uno e commosso, questa ingenua narrativa, nella quale si dipigneano la rassegnazione, la gratitudine, il disinteresse dell'ottima donna, nè potè stare dal prorompere in maledizioni contra l'uomo sciagurato ed abbietto che avea potuto compiacersi d'una sì obbrobriosa vendetta.

»Non lo maledite; ella così lo interruppe. Ho inteso dire che una maledizione è come una pietra scagliata nell'aria, la quale non di rado va a ricadere sul capo di chi la lanciò. Piuttosto, se conoscete lord Evandale, consigliatelo d'avere riguardo a se medesimo; perchè ho udito più d'una volta pronunziarne il nome dai soldati che alloggiano qui, e un d'essi va di frequente a Tillietudlem. Inglis n'è il nome, una specie di favorito del nuovo feudatario, ben che questo Inglis nell'essere il flagello del nostro paese non la cedesse al defunto sergente Bothwell. Vi dico la verità; tutte le ridette circostanze mi pongono in gravi sospetti.»

»Mi sta vivissimamente a cuore la sicurezza di lord Evandale; e vivetene certa: troverò una strada per far giugnere a lui le notizie che mi avete comunicate. Ma in compenso di ciò, mia buona comare, permettete che io vi faccia a mia volta un'inchiesta. Potreste voi darmi alcuna contezza di Quintino Mackell d'Irongray?»

»Contezza di chi?» sclamò la vecchia in tuono di sorpresa e di sbigottimento.

»Di Quintino Mackell d'Irongray. — Ma che cosa ha dunque di spaventoso un tal nome?»

»Nulla.... nulla.... Solamente.... l'udirlo profferire da uno straniero, da un soldato..... O Dio! proteggetemi! Qual nuova disgrazia ancor mi sovrasta!»

»Nessuna che possa derivarvi da me. Siatene ben certa. La persona della quale vi parlo non ha che temer nulla dalla mia persona, se pure il suo vero nome è, come io lo suppongo; John Balf...»

»Non terminate! sclamò la vecchia, mettendosi un dito alle labbra. Vedo che voi conoscete il segreto di quest'uomo e che possedete la parola di riconoscimento. Con voi dunque posso spiegarmi liberamente. Ma per amor del cielo, parlate sotto voce! — Mi assicurate voi bene che la vostra intenzione non è quella di nuocergli? — Per altro vi nominaste meco per militare.»

»Sì; ma tal militare che l'uomo di cui favellasi non può da me temer nulla. Io comandava seco lui nella giornata del ponte di Bothwell.»

»Vel crederò? — Per vero dire trovo nell'accento della vostra voce un non so che, fatto per inspirare fiducia; poi il parlar vostro mi sembra sì schietto.... sì lontano dalla ricercatezza.... in somma mi sembrate un galantuomo.»

»E ardisco lusingarmi di esserlo.»

»Gli è perchè, nol dico per offendervi, mio signore; in questi sgraziati tempi i fratelli si armano gli uni contro degli altri, e se devo dirla, il nuovo governo non dà a temere men dell'antico.»

»Veramente? Questo io non poteva saperlo. Arrivo da paese straniero.»

»Ascoltatemi dunque» disse la vecchia facendogli cenno d'avvicinarsele. Poi si tenne silenziosa un istante, girò lentamente il capo attorno di sè per accertarsi colle proprie orecchie, venute a supplimento degli occhi che le mancavano, se mai vi fosse qualcuno che potesse udire quel colloquio, e quando dalla taciturnità che ivi dominava le parve essere a bastanza rassicurata, continuò così il suo discorso. »Voi sapete quanti travagli ha sostenuti quest'uomo per la liberazione degli eletti. Dio sa quello ch'egli ha fatto! e fors'anche ha fatto di troppo; ma chi di noi è in diritto di giudicarlo? Dopo la rotta ch'ebbero i Puritani, egli si trasferì nell'Olanda; e il ricusarono in consorzio que' nostri fratelli medesimi che colà viveano: in esilio. Lo statolder gli fece intimar l'ordine d'abbandonare i suoi stati. Quindi cercò nuovamente la patria; e tornò nel suo antico asilo, come a lui notissimo da lungo tempo, e quel medesimo ove era solito nascondersi tutte le notti, due dì prima della memorabile vittoria di Loudon-Hill: ma in quell'intervallo correa pericolo col volervi tornare, e nel distolsi io, mi ricordo, la sera successiva al giorno che il giovine di Milnwood venne acclamato capitano del _Pappagallo_.»

»Che ascolto? Voi dunque eravate quella che avvolta in rossa mantellina, e seduta sul confin della strada lo avvisaste, che il _lione stava nelle montagne_?»[6]

[6] Tom. I. pag. 52.

»In nome di Dio! chi siete voi dunque? (Così la vecchia cieca interruppe la narrazione di Morton). Ma chiunque vi siate, potete voi biasimarmi, se avendo salvata la vita dei miei nemici ho voluto salvare anche quella de' miei amici?»

»No certamente, mia buona donna. Ma continuate, vi prego, il vostro racconto. Unicamente ho voluto darvi a divedere com'io conosca minutamente gli affari della persona in discorso, e quanto motivo abbiate di sicurezza nel confidarmi ciò che vi rimane a narrare di lui.»

»È presto detto. Gli Stuardi perdettero il trono. Guglielmo e Maria vennero in loro vece. Avevamo sperato veder rinascere i bei giorni del popolo di Dio. Ma oibò! Si è voluto venire ad accomodamenti col cielo, come se non fosse scritto: _Dio volesse che tu fossi o ardente o agghiacciato, ma perchè sei tepido..._»

»In somma (disse Morton sollecito di troncare la digressione ove stava per imbarcarsi questa buona donna, spinta da zelo per quella ch'essa chiamava la buona causa) voi non siete contenta del nuovo governo, e Burley ancora è del vostro parere.»

»Parere di tutti que' nostri fratelli che non sacrificarono a Baal. Finalmente alcuni d'essi hanno pensato che si potrebbe richiamare sul trono l'antica famiglia col metterle nuovi patti; e poichè questa gode tuttavia nel Nort di molti partigiani, già armatisi per la sua causa, i nostri fratelli stavano per unirsi loro, purchè volessero acconsentire a rialzare il tempio in tutto il suo primitivo splendore. Non per fine diverso l'amico nostro è stato a visitare i montanari del Nort, e si è trovato con Claverhouse, chiamato adesso Dundee.»

»Ed è possibile? Ah l'avrei giurato! (Morton esclamò) Un tale scontro avrebbe ad un dei due costato la vita.»

»Oh no! ne' tempi di turbolenza si vedono stravaganze, altre che queste. Claverhouse lo accolse compitissimamente, gli diede molte speranze, e lo incaricò di regolare i patti con lord Evandale. Ma quest'ultima circostanza è quella appunto che ruppe tutti gli accordi. Lord Evandale non volle nè vedere, nè ascoltare il nostro amico, nè parlargli, e gli mandò a dire che se gli compariva dinanzi lo faceva arrestare come assassino. È dunque tornato nel suo asilo, non parlando, non respirando fuorchè vendetta; non n'esce più, e in alcuni momenti soggiace a tali impeti di furore da crederlo invaso dallo spirito maligno.»

»E come dunque farò per vederlo?»

»Domani all'alba del giorno, prima che si alzino da letto i soldati, la mia piccola Peggy vi sarà guida nel trasferirvi colà; perchè, dopo la disgrazia della mia cecità, è dessa che gli apporta quanto è necessario a sostenerlo in vita, se pur è lecito chiamar vita una esistenza sì miserabile.»

»E dov'è questo suo asilo?»

»In un luogo detto la caverna di Linklater; il più tristo fra quanti soggiorni una creatura umana possa prescegliersi; ma lo antepone ad ogn'altro per la concepita certezza che niuno ivi andrà a ritrovarlo; poi si è tanto assuefatto a starvi!... Ma vorreste voi qualch'altra cosa prima di andare a letto, o signore? Perchè domani vi sarà d'uopo alzarvi di buon mattino.»

Morton la ringraziò, e la sua albergatrice lo lasciò solo.

Intanto ch'egli spogliavasi, udì lo strepito de' dragoni che tornavano dopo avere fatta la loro pattuglia: chiesti indi al cielo il coraggio ed il consiglio necessari al colloquio cui accigneasi, andò in letto, e sonno profondissimo il prese.

CAPITOLO XIV.

»Dello speco per l'orrido forame »Pensoso il mira! dei delitti ancora »Non sazia è in lui la scellerata fame.»

_Spencer._

L'aurora incominciava appena a spuntare, allorchè Morton intese picchiar dolcemente alla porta della sua stanza, indi la voce della giovine fanciulla servente che gli chiedea se volesse trasferirsi alla caverna prima che i dragoni facessero giorno.

Vestitosi in fretta Morton raggiunse la sua giovine guida, che lesta gli camminava innanzi, portando al braccio un piccolo canestro. Niun sentiere le additava l'orme ch'ella tenea; inerpicavasi per montagne, attraversava per valli, e a proporzione dell'innoltrarsi de' due viandanti, la natura vestiva aspetto più cupo e selvaggio; finalmente dopo avere camminato una mezz'ora, non videro più che dirupi sparsi qua e là raramente di dumi.

»Siam noi lontani ancora dal luogo ove ci trasferiamo?» chiese Morton alla sua conduttrice.

»Un miglio circa, rispose la giovinetta. Noi vi saremo tantosto.»

»E questa strada la fate voi spesso?»

»Ogni due giorni per portare colà comestibili.»

»E non avete timore del trovarvi sola in questi orridi luoghi?»

»Di che dovrei paventare? Non vi capita mai anima vivente, e la mia padrona mi ha insegnato che non si deve aver paura di nulla, quando si fanno opere buone.»

»Felice innocenza!» disse Morton fra se medesimo, e seguì la giovine senza moverle nuove inchieste.

Pervennero ben presto in tal luogo che sembrava altra volta essere stato selvoso, ma i rovi e le spine tenevano il luogo delle querce e degli abeti che prima l'ombrarono. Ivi Peggy addentrandosi fra due monti condusse il suo compagno verso un torrente. Il mormorio sordo, ch'egli udiva da lungo tempo e che col suo avvicinarsi crescea, lo aveva preparato in parte allo spettacolo che gli si offerse e che uom non potea contemplare senza rimanere e stupefatto ed atterrito. Usciti fuor della gola per cui erano passati, si videro sullo spianato d'un monte, ricinto da un precipizio profondo oltre a cento piedi, entro il quale precipitavasi spumeggiando il torrente, che scendea dall'altro lato della gola trascorsa. L'occhio cercava indarno rintracciare il fondo di quell'abisso: non si vedea che la nebbia prodotta dall'acque, che rompeansi nel cader sì dall'alto. Laggiù parea che il torrente si perdesse nelle caverne sotterranee delle montagne poste all'intorno; poi a qualche distanza vedeasi riprendere più tranquillo il suo corso.

Intantochè Morton considerava questo spettacolo, in un maestoso e tremendo, la giovinetta traendolo per le vesti gli disse: »Ecco la strada che ci resta a fare: seguitemi se vi piace, o signore; ma badate dove mettete il piede.» Dopo dette le quali cose abbandonò lo spianato su cui trovavasi, e sorreggendosi or colle mani or coi piedi, attaccandosi a qualche ramo o punta di roccia, ella imprese la discesa verso il precipizio dall'orlo del quale si distaccava. Morton agile al pari che ardito non esitò a seguirla, e scendendo com'ella a ritroso, cercava ad ogni volta di mettere il piè in sicuro prima di staccar la mano da' precedenti sostegni, ai quali via via raccomandavasi.