I Puritani di Scozia, vol. 3

Part 8

Chapter 83,735 wordsPublic domain

»Nomossi Aumerlo: in sostener pugnando »Le parti di Riccardo, il nome ascose; »Per prudenza or si fa nomar Rutlando.

_D'un Anonimo._

Benchè la nostra Alison fosse impazientissima d'udire quai risposte avrebbe date Enrico alle molte e variate interrogazioni ch'ella gli mosse, non volle permettere che ei rimanesse più a lungo nella piccola cucina, e lo fece salire nel suo appartamento, ch'era il medesimo ove solea stanziare questa donna anche allorquando non era se non se la governante di sir David.

»È men soggetto al vento di tramontana che non quello posto a pian terreno, disse ella, e vi si gode calore con men bisogno di fuoco. Rispetto poi troppo la memoria del mio defunto padrone per volere alloggiare nel suo appartamento che adesso è vostro, sig. Enrico. Non parlo della grande sala apparata d'intarsi di quercia. Già sapete che quella non è mai stata adoperata fuorchè nelle solennità, nè l'ho aperta che qualche volta per darle aria, e lavarne il pavimento e spazzarne la polve.»

Si assisero pertanto nella stanza della ex-governante in mezzo ad una raccolta di legumi conservati e di frutta secche e giulebbate d'ogni genere, cose ch'ella continuava a preparare per antica consuetudine, e che finivano poi andando a male perchè non v'era chi le toccasse giammai.

Morton adattando il suo racconto all'intelligenza dell'ascoltatrice lo restrinse quanto gli fu possibile. Le narrò adunque come la nave ov'erasi imbarcato essendo stata assalita da una burrasca era perita con chi v'era dentro, tranne due marinai ed egli stesso, salvatisi in un palischermo e approdati felicemente al porto di Flessinga. Colà ebbe la buona sorte di scontrarsi in un antico ufiziale che avea militato insieme al padre di lui. Seguendone i consigli non si trasferì altrimenti all'Aia, e delle varie commendatizie che avea portate con sè, non inviò ad essere ricapitata se non se quella datagli da Claverhouse e indritta allo Statolder.

»Il nostro principe, dicea quel vecchio ufiziale, dee per motivi politici mantenersi in buon accordo col suo suocero e vostro re, Carlo II[4]. Commetterebbe quindi una imprudenza se si esternasse favorevole ad uno Scozzese appartenente alla fazione dei malcontenti. Aspettatene adunque gli ordini, senza far mostra di volerlo costringere a pensare a voi. Usate prudenza, vivete ritirato, cambiate nome, schivate la società degli esuli scozzesi, e, credetelo a me, non vi pentirete di esservi comportato in tal guisa.»

[4] »Mentre gl'Inglesi i più ragguardevoli si riparavano all'Aia, e mentre Guglielmo di Nassau mostrava prendere tenue parte ai disastri che questi sofferivano, facea di soppiatto preparamenti di guerra, e li faceva con tal'arte che il suocero non mai se ne accorse.» _Muller._ Stor. Un. L. XXII, cap. XIII. — _N. del T._

Il vecchio amico di Silas Morton non si ingannava. Non andò guari che il principe d'Orange facendo un giro per le Province Unite, venne a Flessinga, ove già Morton incominciava ad annoiarsi della propria inazione; ed ebbe un colloquio segreto con questo giovine, mostrandosi grandemente soddisfatto dell'intelligenza e prudenza che in lui ravvisò, e soprattutto dell'occhio imparziale onde considerava le varie sette che dilaniavano la sua patria, e della nitidezza colla quale chiarì al ragguardevole ascoltatore le mire e la condotta delle diverse fazioni.

»Vi darei di buon grado servigio presso di me, gli disse Guglielmo, ma non potrei senza dar ombra all'Inghilterra. Non mi crediate perciò men volonteroso di giovarvi, sia per riguardo vostro, sia per riguardo alla commendatizia di cui vi ha munito un ufiziale meritevole della mia stima. Eccovi una patente di servigio in un reggimento svizzero, stanziato in una delle province più lontane dalla mia capitale, e ove non troverete, credo io, alcuno Scozzese. Evitate qualunque corrispondenza col vostro paese, continuate ad essere il capitano Melville, e lasciate dormire il nome di Morton, finchè arrivino istanti più favorevoli.»

»In simil guisa, continuò Morton, ho incominciata la mia fortuna. Ho avuta la ventura di ben riuscire nelle diverse commissioni affidatemi, e di vedere i miei servigi riconosciuti e ricompensati da sua altezza reale sino all'istante che è stato chiamato in Inghilterra qual nostro liberatore e nostro re. La prescrizione ch'ei m'avea fatta deve essermi scusa valevole sul silenzio da me serbato col piccolo numero d'amici che ho lasciati nella Scozia. Quanto alla voce che si era diffusa della mia morte, non poteva accadere altrimenti dopo lo sgraziato naufragio della nave sulla quale partii, nè può che averle dato maggior fondamento il niun uso fatto da me, o delle cambiali che mi erano state rimesse, o delle commendatizie salvo quella al principe, che se raccomandò il silenzio a me, certamente avrà taciuto egli stesso.»

»Ma figliuol mio, come può essersi dato che in cinque anni non vi siate incontrato in un solo Scozzese quale v'abbia ravvisato? Io ho sempre creduto non esservi Scozzese che non vi conosca.»

»Ponete mente, mia buona Alison, che i tre prim'anni della mia lontananza si passarono in una rimota provincia, e che quando d'allora in poi passai alla corte del principe d'Orange, vi sarebbe voluto un affetto premuroso e sincero siccome il vostro per ravvisare l'esiliato Morton nel maggior generale Melville.»

»Melville! era il cognome di vostra madre; ma quello di Morton sona meglio alle mie vecchie orecchie. Nel tornare a possesso degli antichi fondi della vostra famiglia converrà bene che riassumiate ancora il primitivo cognome.»

»Non farò nè l'una ne l'altra di tali cose; ho fortissime ragioni per desiderare che la mia tornata nella Scozia e perfino la mia esistenza, rimangano ignote. Quanto al possedimento di Milnwood so che vi appartiene, e sta bene nelle mani fra le quali si trova.»

»_Sta bene?_ Spero al certo, figliuol mio, che non parliate sul serio. E che volete voi ch'io mi faccia de' vostri beni e delle rendite vostre? Non è che un peso per me. Non vi nego esservi persone che troverebbero gradevole questo peso, e vecchia qual mi vedete, lo scrivano Mactrick si era offerto a sgravarmene in parte col portarlo in mia compagnia. Ma se son vecchia, non sono matta per ciò, nè mi scaldo al fuoco di questa legna. Non ho mai perduta la speranza di rivedervi, e di fatto ho sempre mantenuto il castello nell'ordine che era ai giorni della buon'anima di vostro zio. Non sarebbe bastante contento per me il vedervi governare saviamente le vostre sostanze? Voi dovreste avere imparata quest'abilità nell'Olanda, che è un paese masserizioso a quanto mi hanno detto. — Benchè però credo potete sfoggiare un pochino più che nol faceva il defunto. Per esempio, vorrei che aveste tutti i giorni, in vece di tre volte la settimana, un piatto di carne tolta alla beccheria, che beveste a quando a quando una tazza di vino, perchè ciò aiuta a discacciare i vapori ipocondriaci; che....»

»Parleremo di queste cose altra volta, mia Alison (la interruppe Morton stupefatto delle idee liberali esternate dalla vecchia governante, che accoppiava in bizzarro modo il disinteresse e l'amore dell'economia). Ora già non sono qui che per pochi giorni, e vel torno a dire, cara Alison, vi raccomando nessuno sappia che mi avete veduto.»

»Non temete su di ciò, figliuol mio. Son buona a custodire un segreto, il vecchio sir David, buon'anima, lo sapeva bene. Egli mi avea raccontato persino ove teneva nascosto il suo denaro, e vedete ch'era una grande prova di fidarsi nella mia segretezza. — Ma venite dunque meco affinchè vi faccia vedere la gran sala. Io sola mi prendo il pensiere giornaliero di tenerla di conto; è questa la mia ricreazione, benchè qualche volta nel curarla abbia detto a me stessa, e mi venivano le lagrime agli occhi. — Che giova fregar tanto l'inferrata del cammino, lustrare i candeglieri, spazzare i tappeti, sbattere i cuscini? Il padrone di tutte queste belle cose non tornerà forse mai più.»

E così parlando lo conducea in questo _sancta sanctorum_, ch'ella aggiustava ogni giorno: come se avesse aspettato visite, e inorgogliendosi di vederlo per sua opera sì ben tenuto. Morton entrandovi ebbe dalla vecchia un rabbuffo, perchè non s'era ripulite le scarpe, e si ricordò il rispetto pressochè religioso, da cui fanciullo era compreso, quando nelle occasioni di grande pompa, gli si permetteva mettere il piede per pochi istanti in quella sala, della quale allora non credea si trovasse neanco la simile ne' palagi de' principi e de' monarchi. Ognuno s'immaginerà facilmente che quei seggioloni da parata, nani di piedi e giganti di dorsiere, quegl'immensi alari di bronzo dorato, e quegli arazzi d'alto liccio, perdettero agli occhi di lui gran parte dell'antico merito, in guisa che in quella sala non ravvisava più nulla meglio d'un soggiorno dedicato alla tetraggine. Nondimeno due ritratti fermarono la sua attenzione e altamente ne commossero l'animo. L'un di questi rappresentava il padre di lui armato di tutto punto, e nell'atteggiamento più confacevole ad indicarne l'indole risoluta e guerriera. L'altro era quello dello zio, vestito d'un abito di velluto co' manichetti, e la guarnizione dello sparato, di pizzi, e che parea vergognarsi del suo abbigliamento, comunque nol dovesse che alla generosità del pittore.

»Fu un'idea stravagante, disse Alison, quella di mettere addosso a quella buona e cara creatura un abito sì bello che non ne ha mai portati de' simili. Oh! comparirebbe assai meglio col suo pastrano di panno grigio.»

Morton non potè starsi dal consentire nell'opinione della Alison, perchè per vero dire un abito di parata si affava tanto al portamento goffo e ridicolo del defunto, quanto l'avrebbero potuto i modi generosi ai suoi lineamenti triviali ed ignobili.

Ei si disgiunse allora dalla vecchia per andare a visitare il parco e i giardini, del quale intervallo essa profittò per far qualche picciola aggiunta alla mensa che stavasi apparecchiando. Circostanza che noi accenniamo unicamente perchè costò la vita ad un pollo, il quale forse, se non sopravveniva un avvenimento così rilevante come lo era l'arrivo del sig. Enrico, sarebbe giunto a lunga decrepitezza nel pollaio del castello di Milnwood.

Mistress Wilson non fe' cerimonie di sorte alcuna quanto al mettersi a un desco insieme con Morton, cosa sancita già da consuetudine antica. Ella andò condendo il banchetto, or col citare le ricordanze de' tempi andati, or col porre in campo divisamenti per l'avvenire, attribuendo sempre ad Enrico la parte di padrone del castello, a se quella di conservatrice del buon ordine e dell'economia legata dal defunto proprietario, nè risparmiandosi molti encomj sul proprio zelo e sulla propria abilità passata e presente in adempir tale incarico. Morton lasciò che la buona donna si divertisse fabbricando castelli in aria, e si riserbò ad altro momento il parteciparle la risoluzione allor ferma in lui di tornarsene sul continente e di colà terminare i suoi giorni.

Abbiamo dimenticato dire, che allorquando mistress Wilson riconobbe nel forestiero il suo caro Enrico, vedendolo tutto bagnato lo fece cambiare di vestito e di biancheria. Laonde egli mise l'abito verde che avea portato altre volte nel tempo del suo soggiorno a Milnwood, e che la buona Alison conservò come reliquia nel cassetto d'un armadio, senza però dimenticare a quando a quando di dargli aria e di spazzolarlo.

Finita la mensa gli offerse il suo uniforme dopo essersi data ogni cura a farlo asciugare. Ma Morton pensò più atto forse ad agevolargli la divisata ricerca di Burley l'abito che in quell'istante ei vestiva. Rispose adunque alla governante che avrebbe conservato il vestito cittadinesco, nè degli arredi che avea dianzi, prese altra cosa se non se la spada e le due pistole, armi senza le quali uom non viaggiava in que' tempi di turbolenza.

»Pensate ottimamente, diss'ella; il vostro abito verde vi sta benissimo, e dopo esservi or riposato vi comunica quella stessa buona cera, che avevate allorchè vi condussero via da Milnwood, tranne il non essere al certo ingrassato. Fate anche bene, che così risparmiate il vostro uniforme».

Ella si diffuse indi sul modo di trar buon partito dagli abiti usati, ed erasi già inoltrata nel tessere la storia di un vestito di panno scarlatto, appartenuto dianzi a sir David, poi divenuto fodera d'un abito turchino, in appresso trasformato in un paio di calzoni, e che a ciascuna di tali metamorfosi durava buono come se fosse nuovo; ma Morton interruppe il filo di tal racconto per congedarsi da lei, ed annunziarle la necessità in cui era di rimettersi in viaggio.

Fu questo un colpo difficile a sopportarsi per mistress Wilson.

»E perchè volete partire? — E ove ne andrete voi? E ove credete star meglio che in casa vostra dopo esservene allontanato per tanti anni?»

»Voi avete ragione, o Alison; ma non ne posso di meno. E fu per questa ragione che a voi non mi palesai all'atto medesimo del mio arrivo. Io ben sapea che avreste fatto di tutto per trattenermi.»

»Ma ditemi dove andate, ella ripetè nuovamente. Si è mai veduta una cosa simile? Appena giunto volar via a guisa di freccia!»

»Mi è duopo andare nella vicina città in cerca di Niel. — Credo bene ch'ei potrà darmi un letto.»

»Oh sì certamente! potrà darvi un letto, e saprà anche farvelo pagar bene. — Ma, figliuol mio, avete dunque lasciato il vostro giudizio ne' paesi dove avete girato? E vi par egli una bella cosa pagare un letto e una cena quando potete avere tutto questo senza spendere un soldo, ed essere ringraziato per soprappiù?»

»Vi assicuro, Alison, che mi guida colà un affare della massima importanza, e dal quale dipende ch'io guadagni o ch'io perda moltissimo.»

»Quand'è così, non vi trattengo più. — Però fate ben attenzione che questa gita sta per costarvi forse una dozzina di scellini di Scozia. Ma la gioventù non conosce il valor del denaro. — Il mio vecchio padrone, Dio l'abbia in gloria, quegli sì! era prudente; non toccava mai più il denaro, quando una volta lo aveva messo in riserbo.»

Persistendo Morton nella sua deliberazione, risalì a cavallo e si congedò da mistress Wilson, dopo averle fatto promettere nuovamente di non far motto con nessuno ch'ei fosse tornato, sintanto almeno ch'ella nol rivedea.

»Non sono prodigo, pensava egli nell'allontanarsi da Milnwood, ma se io rimanessi con questa donna, come ella lo desidera, il sarei quanto basta a giudizio di lei per farla sospirare più d'una volta.»

CAPITOLO XII.

»Ov'è l'amico ostier? Ch'io 'l veggia presto! »E il seco starmi favellando a un desco »Tempri gli affanni d'indugiar molesto.»

_Il viaggio d'un amante._

Giunto, senza che alcuna particolarità gli cadesse, alla città Enrico Morton, scese alla locanda di Niel. Più d'una volta lungo la strada si pentì d'avere ripreso l'antico abito, pensando allora soltanto che in vece di giovare allo scopo da lui ideato, poteva anzi crescergli la difficoltà di rimanere sconosciuto; ma alcuni anni di assenza e di vita militare aveano di fatto alterati assai i lineamenti del suo volto, e per altra parte le persone delle quali andava in traccia non erano mai state con esso in quella tale corrispondenza da poterlo riconoscere come avea fatto la vecchia Alison, che a ciò nemmeno sarebbe riuscita senza la distrazione accadutagli nel parlare al cane che lo accarezzava.

Piena vedeasi la locanda, e parea godere tuttavia della sua antica celebrità. Lo scorgere Niel più grasso e paffuto, e men civile che non lo era in passato, fu indizio a Morton che la borsa di cotest'uomo erasi impinguata al pari della persona; perchè nella Scozia la civiltà degli ostieri va in proporzione inversa dello stato lor pecuniario. La figlia di Niel aveva acquistati i modi d'una serva d'osteria accorta ben del suo conto, e incapace di distrarsi dalle proprie incombenze, o per lo strepito delle armi, o per le cure d'amore. E padre e figlia non fecero a Morton maggiore attenzione di quella cui può aspirare uno straniero che viaggi senza seguito di cavalli e di servi. Risolvè quindi conformar gli atti all'umile personaggio ch'egli in quell'istante raffigurava. Condusse da se medesimo nella scuderia il suo cavallo, gli fe' dar la biada, e tornò indi nella sala comune, perchè coll'ordinare per sè una stanza a parte avrebbe creduto annunziarsi uomo di maggiore affare che non volea comparire.

Era in quel luogo che alcuni anni prima Morton avea celebrata la sua promozione al grado di capitano del _Pappagallo_, cerimonia che non essendo nulla più d'un scherzo in sua origine, per lui s'era fatta sorgente di serissime conseguenze. Consapevole anche a se medesimo del grande cambiamento morale e fisico al quale avea soggiaciuto, giudicò che niuno ravviserebbe nell'uom grave e posato venuto allora in quella brigata il giovane spensierato, cui diè grido, anni addietro, una prova di sollazzevole agilità.

L'assemblea unita nella sala era composta di diversi crocchi, distribuiti nella proporzione e nel numero di quelli che vi trovò, vincitore nella lotta del _Pappagallo_. Alcuni cittadini beveano ponderatamente la lor foglietta d'acquavite: più in là stavano soldati che nel votare un boccale di birra, bestemmiavano contro la presente tranquillità del cantone, che non permetteva ad essi più dispendiosa bevanda. Vedeasi un de' loro sott'ufiziali che gustava un bicchierino d'_acqua ammirabile_ unitamente al parroco presbiteriano, e tre viaggiatori attorno a un fiasco di vino aspettavano il ricambio de' cavalli che doveano a maggior distanza condurli. La scena offerivasi la stessa di cinque anni addietro, ma cambiati n'erano i personaggi.

»L'aspetto del mondo può variarsi, pensava Morton fra sè, ma le sedi che il caso rende vacanti trovano sempre chi viene ad occuparle. Così negli affanni come ne' diletti della vita gli enti umani imitano le foglie degli alberi. Le loro differenze individuali, e la loro somiglianza generale sono le stesse.»

Sedutosi indi e sapendo per esperienza qual sia il modo più sicuro di ottenere riguardi nelle locande, chiese un boccale di vino di Bordò, che l'ostiere gli portò tirato di fresco e spumante ancora nella mezzina, poichè l'uso d'infiascare i vini non si conosceva ancora a que' giorni. Il nostro Niel nell'atto di versargliene la prima tazza lo assicurava con leggiadria, che non potea trovare vino più squisito di quello, neanco se correva venti miglia all'intorno. Morton che in far ciò aveva i suoi fini, invitò l'ostiere a sedersi ed a ber seco lui. Niel assuefatto a ricevere tali inviti da tutti coloro che non trovavano migliore compagnia, accettò senza bisogno di nuova preghiera, e tanto più volentieri perchè avea scelto a requisizione di Morton tal vino che del suo simile non si faceva grande scialamento in quell'osteria.

Intanto che si votava il boccale, venendone per cura di Morton la parte maggiore all'ostiere, questi andava cianciando sulle notizie del paese, sulle nascite, sulle morti, su i maritaggi, sulle traslocazioni accadute ne' patrimoni, sulla rovina d'antichi casati, su i novelli che s'erano inalzati sovr'essi, ma stava però lontano dal toccare direttamente punti politici, e solamente posto in necessità di rispondere ad una certa interrogazione di Morton disse con aria di indifferenza: »Sì, veramente abbiamo sempre soldatesca nel paese, or più or meno: v'è un corpo di cavalleria a Glascow: il suo comandante si chiama... _Wittybody_, credo, o qualche cosa di consimile; olandese, v'assicuro, in corpo ed in anima. Non ho mai conosciuto un uomo che unisca tanta gravità a tanta flemma».

»Vorrete dire sicuramente Wittenbold. Non è vero? Un vecchio che ha capelli grigi, mustacchi neri, che parla poco!...»

»E fa sempre fumare la pipa. Vedo che lo conoscete. Può essere che sia un uomo di garbo, benchè olandese, ma foss'egli dieci volte di più e generale e _Wittybody_ di quello che è, sosterrò sempre che non ha gusto per la musica di sorte alcuna. Un giorno co' suoi tamburi m'ha interrotto in mezzo ad una delle più belle arie ch'io abbia mai sonate colla mia cornamusa».

»E i militari che vedo qui appartengono essi al suo corpo?»

»Oh no! sono antichi dragoni del reggimento guardie: militarono un giorno sotto Claverhouse, e credo bene che se si accostasse da queste bande non tarderebbero a mettersi con esso».

»Non dicono che è stato ucciso in battaglia?»

»Sì, ne corre la voce; ma ci ho i miei grandi dubbi. Non è sì facile ammazzare il diavolo[5]. Ma tornando a questi dragoni, torno a dirvi, che se Claverhouse comparisse qui farebbero così presto a raggiugnerne le bandiere, come io a mandar giù questo bicchiere di vino. — È vero che oggi sono i soldati del re Guglielmo, ma, non è lungo tempo, lo erano del re Giacomo. Già questa facilità di voltare casacca si fonda sopra una ragione semplice quanto mai. Per chi si battono essi? Per quel che li paga. Non hanno nè case nè poderi che loro importi il difendere. — Però da questo cambiamento di cose, o come lo chiamano adesso, da questa _revoluzione_ è venuto fuori qualche cosa di buono; ed è che si può parlar forte, e dire francamente il suo parere senza la paura di andare a dormire in prigione, o d'essere appiccato, cosa alla quale metteano men cerimonie che non ne metto io a voltar la chiave d'una botte per empire un boccale».

[5] I leggitori si ricorderanno l'opinione che sul cavallo fatato di Claverhouse era invalsa nel volgo della Scozia (Tom. 1, pag. 162.)

Qui accadde un istante di pausa, e Morton accorgendosi di avere fatto qualche progresso nella confidenza dell'ostiere, pensò prima un istante colla titubazione solita in chiunque preparandosi a fare un'inchiesta sente l'importanza d'ottenerne una risposta adeguata; finalmente gli domandò se conosceva in quelle vicinanze una donna che si nomasse Bessia Maclure.

»Se conosco Bessia Maclure! Non devo io conoscere la sorella della defunta mia moglie, abbia requie l'anima sua? Oh! questa Bessia è una donna di garbo; ma ha avute parecchie disgrazie. E non fu poca il perdere due figli nel tempo della persecuzione, perchè il governo di Giacomo II si chiama adesso _persecuzione_. Aggiugnete! Non è passato per lei un mese senza che debba alloggiare dragoni; perchè poco importa il sapere la parte che ha vinto. Il peso casca sempre addosso ai poveri albergatori».

»Vostra cognata dunque tiene locanda?»

»Una picciola bettola! (rispose Niel girando gli occhi soddisfatti attorno al suo _stabilimento_). Vende birra a quei che viaggiano a piedi, ma la sua casa, povera donna! non ha nulla che possa allettare avventori».

»Mi dareste una guida per accompagnarmi a questo suo albergo?»

»Che ascolto? Non rimarrete voi qui questa notte? V'assicuro che non troverete i vostri comodi nell'osteria di Bessia Maclure». Soggiunse Niel, la cui carità di parente non andava tant'oltre da voler inviare alla cognata que' forestieri che potea tenersi nella propria locanda.

»Devo trovarmi in quel luogo con un vecchio amico; nè mi son fermato qui che per bere un bicchiere col piè nella staffa, e farmi insegnare la strada».

»Voi fareste meglio a restar meco, perseverava ancora l'ostiere, e mandar piuttosto ad avvisare l'amico che venga a raggiugnervi in questo albergo».

»Vi dico che questa cosa è impossibile, rispose Morton impazientendosi. Devo sull'istante trasferirmi all'abitazione di questa donna, e vi prego trovarmi una guida».