Part 6
»Noi siamo deliberati a difenderci, o Milord, soggiunse dignitosamente la vecchia matrona. Mio fratello ha assunto il comando della guernigione, e spero colla grazia di Dio che i ribelli qui troveranno un'accoglienza conforme ai lor meriti.»
»Quanto mi sarebbe grato, disse lord Evandale, cooperare anch'io alla difesa che intraprendete! Ma nello stato di debolezza cui mi trovo ridotto, io non vi sarei che di peso. Dico più. La mia presenza potrebbe crescervi intorno i pericoli. Guai se i ribelli s'accorgessero che un de' primi uffiziali del reggimento guardie fosse riparato in questo castello! Si farebbero più inviperiti, più ardenti nel disegno d'impadronirsene!»
»Potete voi, o milord (esclamò Editta con uno di quegli slanci di commozione che sono spesse volte il caratteristico del bel sesso, e così ben gli si addicono) potete voi supporre in noi tanta abbiezione, crederne così assorte in pensar solo a noi stesse per acconsentir che partiate? E vi par egli che le considerazioni da voi poste in campo valgano ad impedire ai vostri amici il darvi ricetto, e il darvelo in un momento che il paese è coperto di nemici, in un momento che non siete in essere di potervi difendere? Evvi forse in tutta la Scozia una sola capanna, donde vi permettessero l'uscita nello stato in cui siete? E come v'immaginaste che vi lasceremmo partir da un castello, entro cui noi medesime ci crediam protette a bastanza?»
Editta pronunziò sì fatti accenti con voce agitata da verissima commozione interna; e il rossore apparsole in sulle guance palesò com'ella sentisse fortemente nell'animo tutto quanto esprimeva.
»Lord Evandale non può assolutamente pensare ad abbandonarci, aggiunse lady Margherita. Pique, il vecchio servo di mio fratello, egli che lo ha seguito in tutte le guerre, ha acquistata qualche cognizione di chirurgia, e curerà le ferite di milord. Non permetterei all'ultimo fra i soldati di sua maestà che abbandonasse il castello di Tillietudlem, allorchè d'ogni parte la spada si sguaina contro di essi. Vi lascio dire se soffrirei che uscisse lord Evandale! Sarebbe per questa mia casa tale disdoro, di cui la sola idea m'atterrisce. Dacchè il castello di Tillietudlem è stato onorato di una visita di sua ma....»
Fortunatamente in tal punto fu interrotta dall'arrivo del maggiore.
»Abbiamo fatto un prigioniero, mio zio, disse miss Editta, e un prigioniero ferito che tenta prender la fuga. Spero che ne aiuterete a trattenerlo per forza.»
»Lord Evandale! il maggiore tosto sclamò. Il piacer che ne provo è tanto grande come quello ch'io gustai, sono tanti anni, al ricevere la mia nomina di tenente. Claverhouse ne avea fatto temere che foste caduto prigioniero, o che forse anche aveste perduta la vita.»
»Se nulla di questo è accaduto, ne ho debito ad un vostro amico (rispose lord Evandale con qualche commozione e chinando la testa, quasi temesse scorgere l'impressione che quanto egli stava per raccontare avrebbe prodotto sull'animo di miss Bellenden). Io era già rovesciato da cavallo e privo d'ogni difesa, la sciabola dell'inimico pendea sul mio capo, allorchè Morton, il prigioniero per cui ieri intercedevate voi stesso, si è generosamente frapposto in mio favore, mi ha salvati i giorni a rischio dei propri, m'ha somministrate le vie d'una fuga.»
Nel terminar tai detti una curiosità dolorosa al suo cuore trionfò in lui della precedente risoluzione. Sollevò gli occhi suoi sopra Editta, e in quelli della giovane credè ravvisare la gioia impadronitasi di lei in udendo che l'amante suo era vivo, era libero, nè si era lasciato vincere in generosità dal rivale. Tali erano di fatto i sentimenti ohe Editta provava; ma a questi aggiugneasi l'altro di verace ammirazione tributata alla nobile franchezza, onde lord Evandale rendea giustizia ad un tale competitore, e gli si professava debitor d'un servigio, di cui giusta ogni probabilità avrebbe voluto avere a tutt'altri l'obbligazione.
Il maggiore che non si sarebbe accorto della commozione fattasi negli animi di sua nipote e di lord Evandale, foss'anche stata le mille volte più evidente, si limitò a dire: »Poichè Enrico Morton ha qualche prevalenza sullo spirito di questi sciagurati, godo che ne abbia fatto un sì buon uso; ma spero si torrà, tosto che il possa, dalle loro mani. Non dubito ch'ei nol desideri. Io ne conosco le massime, e so com'ei detesti il gergo mistico, l'ipocrisia di costoro. Quante volte l'ho udito ridere della pedanteria di quei vecchio furfante, del ministro presbiteriano Poundtext, di questo iniquo, che dopo avere goduto per tanti anni della condiscendenza del governo, si leva sfacciatamente la maschera alla prima occasione, e sovvertendo colle sue ciance tre quarti di parrocchiani, a capo d'essi va a raggiugnere le bande ribelli. — Ma e voi come fuggiste o milord?»
»Che volete? rispose sorridendo lord Evandale: a guisa d'un cavalier miscredente, e affidandomi tutto alla celerità del mio palafreno. Ho preso la via, che credei mi avventurasse meno ad uno scontro cogl'inimici, nè indovinereste mai in qual luogo io abbia trovato ricovero la scorsa notte.»
»Senza dubbio nel castello di Braklan, o presso qualche altro leal gentiluomo» soggiunse lady Margherita.
»No, milady: ben mi presentai a diversi castelli, i cui padroni si sono dispensati di accogliermi, quale con un pretesto, quale con l'altro, ma tutti in sostanza perchè temevano che la mia presenza traesse loro addosso il nemico. — Ho trovato rifugio entro la capanna di una povera vedova, alla quale, non son tre mesi, uno squadrone della mia compagnia ha moschettato il marito, e che adesso ha i suoi due figli nell'esercito de' sollevati.»
»E dovrò crederlo? sì fatta donna avrà potuto esser capace di un tanto atto di generosità?.... Ma senza dubbio penserà in un modo affatto diverso dal rimanente della famiglia.»
»Perdonatemi, o milady. La cosa è affatto all'opposto. Ma questa donna non vide in me che un ferito, un uomo pericolante, e dimenticò a tal vista ch'io fossi ufiziale spettante alla parte de' suoi nemici. Ella medesima ha fasciate le mie ferite, ella mi ha dato un letto, ella mi ha sottratto alle ricerche di una banda di ribelli che inseguivano i fuggitivi, nè stamane mi ha lasciato partire, se prima non si è assicurata ch'io potea tener questa strada senza abbattermi nelle truppe de' Puritani.»
»Ecco in che sta la vera nobiltà d'animo, si fece ad osservare miss Bellenden. Io son ben certa, o milord, che troverete qualche occasione di ricompensare una tanta generosità.»
»Oh miss Editta! in questa giornata di mal'augurio ho corse obbligazioni da tutte le parti; ma spero non verrò accusato di non saper che sia gratitudine, ogni qualvolta mi si presenti l'occasione di usarla.»
Tutti allora rinnovarono le proprie istanze per indurre lord Evandale a rimaner nel castello; ma a tal uopo il maggiore si valse d'un argomento che trionfò di qualunque resistenza dell'altro.
»Almeno voi non mi negherete, o milord, di dovere sottomettervi agli ordini del vostro colonnello. Ebbene sappiatelo da me. Mi ha autorizzato a trattenere nel castello il primo ufiziale del suo reggimento che vi si presentasse, e ciò a fine di mantenere l'ordine e la disciplina fra i dragoni che mi lasciò di rinforzo; e se ho da dirvela, mi son già accorto, ch'era necessario questo provvedimento.»
»Allora poi non mi rimangono obbiezioni, soggiunse lord Evandale, e comunque sieno possenti i motivi che mi costringevano ad allontanarmi, questi cedono all'obbligo della subordinazione, e soprattutto alla brama ch'è in me d'esservi giovevole in qualche modo. — Oserei chiedervi, o maggiore, quai modi, qual metodo di difesa abbiate scelto? Ov'è ch'io debbo seguirvi per dare un'occhiata ai primi lavori di fortificazione?»
»Mio caro zio (disse Editta che scorgea lo stato di languore e di spossatezza che opprimeva lord Evandale) ora che milord acconsente a far parte della nostra guarnigione, io credo vi convenga incominciar ad usare della vostra autorità per intimargli l'arresto nel suo appartamento tantochè si riposi e ricuperi le forze prima di mettersi nelle fazioni del suo nuovo servigio.»
»Editta ha ragione, aggiunse la vecchia matrona. Vogliamo sapervi il più presto in letto, o milord. Pique esaminerà lo stato delle vostre ferite, e vi porrà, come dessi, le fasciature. Io poi v'invierò una pozione preparata dalle mie mani.»
»Mille ringraziamenti, milady! mi sottometto a tutte le ordinanze che mi prescrivete, e spero, grazie alle vostre bontà, mi troverò ben presto in essere, e meglio che or nol sono, di difendere il vostro castello. Il mio braccio sarà ognor pronto a prestarvi servigio. Quanto ai servigi della mia mente non ne avete d'uopo; poichè il maggiore si trova con voi.»
Dette le quali cose uscì della sala, e si ritirò nella stanza assegnatagli.
»Eccellente giovane, ed altrettanto modesto!» dicea il maggiore abbandonando egli pure la sala per trasferirsi alle ispezioni de' lavori militari che continuavano.
Lady Margherita così continuò l'elogio incominciato dal maggiore: »È privo di quell'amor proprio che fa credere a una gran parte de' giovani odierni di saperne al di sopra di chi è più esperto di loro!» Uscì ella pure per farsi ad apparecchiare la pozione promessa a milord.
»Ben fatto quanto generoso!» Aggiunse la sua parte di lode anche Jenny Dennison, entrata ivi nell'atto che ne usciva lord Evandale.
Editta non accompagnò tutti i ridetti elogi che con un sospiro, ma benchè rimasta in silenzio, non sentiva al certo men vivamente degli altri quanto fossero meritati.
»In somma, si fece indi a dire Jenny, milady ha ragione nel sostenere che non c'è da fidarsi in nessun Presbiteriano; non ve n'è un di costoro che abbia nè legge nè fede. Chi avrebbe creduto che il sig. Enrico e Cuddy si sarebbero arrolati fra i ribelli?»
»Che cosa intendete dire, o Jenny? Le si volse con tuono d'impazienza la sua padrona. Quali sciocchezze spacciate ora?»
»So che questa corda non vi sona grata all'orecchio, nè per vero dire piace a me maggiormente il toccarla: Pure è ben necessario il farvi istrutta di cosa omai divulgata per tutto il castello.»
»Ma di che cosa? qual è questa cosa? Avete voglia di farmi perder la mente?»
»La cosa è che il sig. Morton ha raggiunti i ribelli, e che lo hanno nominato per un de' lor condottieri.»
»Tutto menzogna! Tutto abbietta calunnia! e mi sorprende il vostro ardire di riportarmela. Enrico è incapace di porre in dimenticanza quanto deve al suo re ed alla sua patria. — Dire il contrario è un mancar crudelmente di riguardo a me, e a... a persone innocenti perseguitate, e che non si trovano qui per difendersi. — Ve lo ripeto; Enrico è incapace dell'azione che gli attribuite.»
»Mio Dio! miss Editta, farebbe mestieri conoscere i giovani più di me, e più di quanto ho voglia di conoscerli, per dir con certezza di che sono e di che non sono capaci. Sappiate dunque che stamane Holliday e un altro dragone si sono travestiti da contadini Scozzesi per fare una sco.... sì una scoperta, così la chiama Gudyil. Si sono trasportati nel campo dei ribelli; e tornati ora, ne raccontano d'aver veduto il Sig. Enrico Morton armato di sciabola e di pistole che cavalcava un cavallo del reggimento guardie, e trattava da pari a pari cogli altri capi de' ribelli. L'hanno veduto dar ordini a quelle turbe, e Cuddy gli veniva dopo, vestito d'un farsetto che hanno riconosciuto appartenere a Bothwell, colla _coccarda_ di fettuccia turchina al cappello, che questo è il color de' ribelli; e poi i merletti allo sparato della camicia all'usanza d'un lord. Una cosa veramente andava bene coll'altra!»
»È impossibile, Jenny. Questa notizia non può esser vera. Mio zio non ne ha udito parlare.»
»Lo credo anch'io. Holliday è tornato cinque minuti dopo l'arrivo di lord Evandale, e appena è stato istrutto di tal novità, ha giurato per tutti i santi, che trovandosi ora entro il castello un ufiziale del reggimento, farebbe a questo e non più al maggiore Bellenden il suo.... come ha detto?.... il suo _rapporto_; e se ha raccontato a me questa faccenda, è stato, cred'io, per farmi tribolare al proposito di Cuddy.»
»Ed è ben per questo, sciocchissima creatura, che la notizia è falsa, architettata solo per darti un po' di martirio.»
»No, miss Editta; perchè John Gudyil ha fatto entrare in credenza l'altro dragone, vecchio soldato, del quale non so il nome, e questi intanto che beveva un bicchiere d'acquavite gli ha ripetuto parola per parola lo stesso racconto. Cagione per cui il sig. Gudyil è montato in grandissima collera, dando colpa di tutto ciò a milady e al maggiore, i quali, diceva egli, se non avessero posta alcuna sorte di mediazione pel sig. Enrico,[5] se questi, e parimente Cuddy fossero stati moschettati, non si starebbero ora impugnando l'armi in compagnia de' ribelli. Nè qui mi pare che abbia poi tutto il torto.»
[5] Gudyil non potea sapere che ingrosso le faccende de' suoi padroni. Onde qualunque sia il modo onde è venuto a scoprire ch'essi intercedettero per Morton, non dovea dubitare che non fosse opera della lor prevalenza la salvezza dello stesso Morton, e quella ancor di Gudyil. — _N. del T._
Non appena Jenny ebbe proferite sì fatte parole, fu costretta ad atterrire dell'effetto che produssero sull'animo della sua giovine padrona, effetto doppiamente forte, perchè questa era imbevuta delle massime monarchiche giusta le quali venne educata. Ogni vermiglio le sparì dal volto, le mancò il respiro, cadde priva di moto sopra il seggiolone che fu più prossimo. Jenny si fe' a tagliarne le stringhe del busto, le appressò alle narici un profumo di penne abbruciate, tentò in somma tutti que' rimedi soliti a credersi efficaci in tai casi; ma tutto invano.
»Dio mi perdoni! Jenny esclamò. Che mai fec'io, sciagurata. Era meglio mi avessero prima tagliata la lingua. Ma chi avrebbe creduto ch'ella si prenderebbe tanto a cuor questa cosa? Si tratta poi di un giovane. Nè anche se non ve ne fossero più a questo mondo! — Miss Editta, mia cara padroncina, riprendete coraggio. Chi sa? Quanto vi ho raccontato potrebbe anche non essere vero. — Ma l'ho sempre detto che questa mia lingua dovea giuocarmi un cattivo giuoco. — Buon Dio! Mancherebbe or solo che venisse milady, e vedesse la nipote stesa su questo seggiolone, ove niuno si è più seduto dopo che servì a sua maestà. — Che cosa devo fare? Come terminerà questo intrico?»
Intantochè Jenny diffondevasi in tai lamentevoli considerazioni sulla sorte della padrona e sulla propria, miss Editta andava acquistando i sensi e riavendosi dallo stato letargico, in cui una notizia sì inaspettata la immerse.
»Infelice soltanto, dicea fra se stessa, non lo avrei abbandonato giammai; morto l'avrei pianto, per tutta la vita; infedele, gli avrei perdonato, ma ribelle al suo re, traditore alla patria; collegato co' malvagi e co' masnadieri! oh ne strapperò ogni rimembranza da questo cuore, se tale sforzo mi dovesse costar persino la vita.»
Rasciugatasi gli occhi, si alzò da quel seggiolone, pronta essendo tosto Jenny a scuoterne i cuscini, affinchè perdessero ogni traccia di quanto lady Bellenden avrebbe forse chiamato una profanazione.
»Reggetevi al braccio mio, miss Editta. Egli è d'uopo che il dolore abbia il suo sfogo. In appresso....»
»No, Jenny; rispose Editta con fermo tuono. Voi foste spettatrice della mia debolezza. Or lo sarete del mio coraggio. Il sentimento del dovere mi sosterrà. — Però tutto vuol essere ponderato. Ch'io conosca prima i motivi della condotta tenuta da Morton, indi saprò dimenticarmi di lui.»
Così parlando si tolse dalla sala, ritirandosi nella sua stanza per esaminare il proprio cuore e pensare su i modi più efficaci a sbandirne la rimembranza di Morton.
»Ella è una cosa singolare! meditò fra se stessa quando fu rimasta sola Jenny. Passato il momento della prima botta, miss Editta prende il suo partito con una facilità eguale alla mia; anzi maggiore, perchè io ho bene amato Cuddy, ma non mai tanto quant'ella il suo Enrico. — Però, pensandola giustamente, non è male l'avere amici da tutte due le bande. Se i ribelli si impadroniscono del castello (cosa possibilissima, perchè, si sta male in dispensa, e i dragoni mangiano in un giorno quanto basterebbe a noi per un mese...) se ciò dunque accade.... Morton e Cuddy dalla parte dei ribelli!... Oh! la loro protezione diventa un tesoro. — Fu ben questa la mia prima idea quando diedi alla mia padrona la notizia che l'ha fatta svenire.»
Confortata da tale considerazione la nostra ancella, andò a dar opera agli usati lavori del suo ministerio.
CAPITOLO IX.
»Coraggio, amici! anche un secondo assalto.» _Enrico V._
Tutte le notizie potute nella sera di questo giorno raccogliersi da quei del castello confermarono l'opinione, che l'esercito dei Presbiteriani moverebbe sullo schiarire della domane alla volta di Tillietudlem. Intanto Pique avea visitate le ferite di lord Evandale, che erano bensì molte, ma niuna di esse pericolosa. La copia di sangue perduto fu appunto quella che lo salvò dal sopravvenir della febbre; laonde a malgrado della spossatezza, e comunque tuttavolta assai sofferisse, volle nel mattino susseguente alzarsi di buonissim'ora. Nè essendosi potuto persuaderlo tampoco a rimanere nella sua stanza, venne sorregendosi ad un bastone laddove più ferveano i lavori della difesa, a fine d'incoraggiare colla presenza propria i soldati, di esaminare le fortificazioni ordinate dal maggiore, ed anche, poichè queste poteano temersi troppo ligie agli antichi principj di far la guerra, a fine d'indicare, ove fosse stato d'uopo, qualche utile cambiamento. Nè aveavi al certo chi più atto fosse di lord Evandale a fornire in tal bisogna ottimi suggerimenti. Datosi all'armi fin dalla prima sua giovinezza, segnalato si era co' servigi prestati in Francia e ne' Paesi Bassi; sicchè l'arte militare era stata lo studio principale della sua vita. Nondimeno poche cose trovò da aggiugnere a quanto vide già apparecchiato per fare una valevole difesa, e salvo un blocco che la mancanza di vittuarie potea render fatale, giudicò che non vi sarebbe stato a temere d'un assalto, regolato principalmente da tai nemici quali venivano reputati que' raunaticci combattenti, già presti però a mostrarsi sotto le mura.
Appena spuntava il sole che il ridetto lord stando insieme col maggiore sopra la torre avea data l'ultima occhiata agli apparecchi di difesa, nè più aspettavasi che l'avvicinar del nemico.
I due esploratori, de' quali Jenny fe' parola a miss Bellenden, aveano già dato ragguaglio delle cose osservate a lord Evandale, che le partecipò indi al maggiore; questi nondimeno ostinossi a non voler credere che Morton avesse presa parte pei sollevati.
»Lo conosco meglio di voi, dicea Bellenden al lord: que' vostri due mariuoli non avranno ardito innoltrarsi; gli ha forse ingannati da lontano qualche tratto di somiglianza, o prestarono fede alla prima storiella che venne lor raccontata.»
»Non sono io già del vostro avviso, o maggiore; e credo anzi che il vedremo a capo de' sollevati; e ne proverò più rincrescimento assai che sorpresa.»
»Voi non valete meglio di Claverhouse, gli rispose sorridendo il maggiore. Anche egli ieri mi sosteneva in faccia che questo giovane, fornito parimente di coraggio e di nobile orgoglio, questo giovane che non la cede a chicchessia in buone massime, avea sol duopo d'una circostanza opportuna per farsi capo di ribellione.»
»Quand'io considero in qual modo venne trattato, soggiunse Evandale, quando penso ai sospetti che furono formati sopra di lui, non saprei troppo dirvi se gli rimaneva miglior partito. Saremmo stati infine noi stessi che l'avremmo lanciato, con mani e piedi legati in mezzo ai ribelli: nè potrei dirvi se meritasse piuttosto biasimo o compassione.»
»Biasimo, milord! Che parlate voi di compassione? Se quanto dite fosse vero, il capestro! nè mi disdirei quando anche fosse mio figlio. Compassione?... Ma voi stesso, o milord, non la pensate così.»
»Vi do la mia parola di soldato, o maggiore, penso così; nè è da oggi in poi solamente che penso essersi abbracciate provvisioni violente troppo e rigorose a danno di questa infelice contrada. Noi, i primi, ci portammo a riprovevoli estremi, noi inacerbimmo gli animi, non dirò solamente della classe subalterna del volgo, ma anche di tutti quelli più ragguardevoli che, spirito di parte o antica divozione ad una dinastia, non incatenarono alle bandiere del re.»
»Io poi non so di politica, mio caro milord, e queste distinzioni son troppo sottili per me. La mia spada non appartiene che al re, e son pronto a sguainarla ogni volta ch'egli il comandi.»
»Spero, o maggiore, vi siate accorto che nemmen la mia sta incollata nel fodero; bramerei però, e lo bramerei con tutto l'animo, non dover farne uso che contra nemici stranieri... Ma lo vedo anch'io; non è buon momento a discutere tale quistione, perchè il nemico si avanza.»
Di fatto l'esercito de' sollevati incominciava a scorgersi sopra d'una collina poco distante dal castello, e a questa volta s'era indiritto, ma fe' pausa prima d'essere a gittata delle batterie della torre, dando a divedere perplessità circa l'avventurarsi a tale saluto. Il ridetto esercito apparve più numeroso di quanto erasi immaginato e giudicandone dal fronte e dalla profondità dei battaglioni, si dovette conchiudere ch'esso aveva ricevuti parecchi rinforzi. Tre o quattro uomini a cavallo che ne sembravano i condottieri s'avanzarono a capo di quelle schiere, e raggiunsero una picciola eminenza vicinissima a Tillietudlem.
Gudyil che, come artigliere, avea qualche perizia in tal genere di fazioni, puntò un cannone alla dirittura di questo gruppo di uomini distaccato, e voltosi al maggiore. »Debbo trarre, mio comandante? vi prometto che qualcun di costoro non si partirà più dal luogo dove è venuto.»
Il maggiore die' un'occhiata a lord Evandale.
»Un momento! disse l'altro. Vedo che spiegano una bandiera bianca.»
Di fatto un di que' cavalieri scese da cavallo, e s'incamminò solo verso il castello, portando una picca sopra cui sventolava un bianco vessillo. Il maggiore e lord Evandale scesero dalla torre, e s'inoltrarono fino all'ultimo palizzato a fine di ricever l'araldo; chè non pensarono espediente cosa dargli accesso entro una fortezza ove erano deliberati a difendersi. Nell'atto che partì il messo puritano, gli altri suoi compagni tornarono ad unirsi all'esercito, quasi presagissero le buone intenzioni che per riguardo loro avea manifestate Gudyil.
L'araldo de' Presbiteriani, giudicandone alla fisonomia e al portamento, sembrava gonfio di quell'orgoglio spirituale, che è il caratteristico di cotal setta. Una specie di sprezzante sorriso ne animava le labbra, e i suoi occhi socchiusi volgendosi al cielo indicavano uomo che ha in non cale le cose terrene, per darsi intieramente alle celestiali contemplazioni.
Lord Evandale non potè starsi dal ridere in riguardando quella grottesca figura, cui si fece a scandagliar meglio per traverso ai vani del palizzato.
»Vedeste mai un simil automa, diss'egli al maggiore; non diremmo che si move per un giuoco di suste? Crediamo che abbia il dono della parola?»
»Oh sì! rispose il maggiore. Colui mi rimembra vari antichi miei conoscenti. Egli è un vero Puritano, dell'effettivo lievito farisaico. — State attento. Tossisce; m'aspetto che fa un'intimazione al castello, non già a suon di tromba, ma con un pezzo di predica.»
Nè s'ingannava nelle sue congetture il maggiore, che nelle precedenti guerre civili aveva avute parecchie occasioni di conoscere il gergo e lo stile di questi fanatici; la sola differenza si fu che in vece d'un pezzo di sermone in prosa, lord Langfern (che era questo inviato) intonò con voce stridula e acuta il seguente squarcio di salmo parafrasato.
»Vostre porte superbe si schiudano, »Abbassate le vinte bandiere, »Re mondani. Del re delle sfere »Le falangi qui volgono il piè.»
»Non ci ho io indovinato?» disse il maggiore a lord Evandale.