I Puritani di Scozia, vol. 2

Part 4

Chapter 43,661 wordsPublic domain

»Da qual parte? soggiunse il maggiore, mettendosi tosto gli occhiali. Amici! Pronti colle micce accese ai vostri cannoni! Voglio che questi cialtroni ne paghino un tributo appena si troveranno a gittata. — Però, fermatevi, fermatevi! Son uomini a cavallo del reggimento guardie.»

»Oh no! caro zio, Editta rispose; non vedete come marciano disordinati, e senza veruna cura di mantenere le loro file? Egli è impossibile che questo sia il bel reggimento da noi veduto stamane.»

»Mia buona fanciulla, a voi è ignoto qual sia la differenza tra un reggimento che s'incammina alla battaglia, e un reggimento che si salva dopo l'istante della disfatta. Ma io non m'inganno e ne discerno persin lo stendardo. Godo che abbiano potuto salvarlo.»

A mano a mano dell'avanzarsi dei cavalieri più facile divenia il ravvisare che di fatto al reggimento delle guardie reali appartenevano. Fecero posa innanzi al castello, intantochè il loro duce prese il viale che a questo guidava.

»Egli è Claverhouse! sclamò il maggiore; Claverhouse certamente! Oh quanta ho consolazione ch'ei non sia fra gli uccisi! ma, se non m'inganno non ha più il suo famoso cavallo nero. Gudyil; correte ad avvertire lady Margherita.»

»Ella si ritirò nell'oratorio, signor maggiore.»

»Non fa nulla. Ditele che v'ho mandato io. Allestite reficiamenti per gli uomini, biada, fieno pe' loro cavalli. — Su via, mia nipote! scendiamo tosto. Finalmente sapremo al giusto come stiano le cose.»

CAPITOLO V.

»Ognun ne ammira in non cangiata guisa »Sereno il ciglio, il portamento altero, »Tal che lui vinto vincitore avvisa.» _Hardyknute._

Allorchè il colonnello si presentò innanzi alla famiglia di lady Margherita congregatasi per riceverlo nella grande sala, serbava quella serenità di volto e quella disinvoltura che si erano scorte in lui quella mattina medesima; nè i corsi pericoli gli fecero perdere l'antiveggenza di rassettarsi quanto il potè ed ammendare una parte di quegli sconci esterni che da un combattimento sogliono riportarsi. Più non si scerneano sulle mani di lui le macchie impressevi dal sangue degl'inimici, talchè sarebbesi creduto venir allora da un mattutino diporto.

»Mi trovo sconsolatissima, o colonnello, (tai furono i primi accenti che la vecchia signora gl'indirizzò piangendo a cald'occhi) veramente sconsolatissima.»

»Io temo, mia cara lady Bellenden, che dopo la rotta cui soggiacemmo voi non siate ormai troppo sicura in questo castello. La vostra notissima lealtà, e l'ospitalità da voi conceduta stamane ai soldati di sua maestà, potrebbero partorirvi conseguenze funeste. Vengo dunque a proporvi, se però la protezione d'un povero fuggitivo non vi sembra cosa da disdegnarsi, di farmi scorta sì a voi che a miss Editta tanto da condurvi a Glascow. Di lì farò accompagnarvi a Edimburgo o al castello di Dumbarton, secondo quello che giudicherete voi più a proposito.»

»Vi son grata, o colonnello, lady Margherita rispose; ma mio fratello si è assunto difendere questa piazza contra i ribelli, nè si dirà che lady Bellenden sia fuggita da Tillietudlem sintantochè vi rimarrà un soldato valoroso che glie ne protegga il soggiorno.»

»Il maggior Bellenden ha concepito un tale disegno? (Disse Claverhouse fissando gli occhi sfolgoranti d'ammirazione sopra il vegliardo.) Ma perchè dovrei dubitarne? Un tal disegno corrisponde al restante della sua vita. Però, maggiore, avete voi modi per resistere ad un assalto?»

»Non mi mancano, rispose il vecchio Bellenden, che uomini e vittovaglie.»

»Posso lasciarvi, il colonnello soggiunse, dodici o venti uomini capaci di restar intrepidi sulla breccia, fosse anche il diavolo che venisse all'assalto. Certamente prestereste il massimo servigio allo stato col dar qui indugio, anche d'una sola settimana, al nemico; basterebbe questo tempo per farvi giugnere indubitatamente soccorsi.»

»Con venti uomini coraggiosi mi fo mallevador del castello. Vi ho già fatto introdurre i cassoni di polvere che avevate lasciati nella nostra cascina. E quanto a vittovaglie, spero che i messi da me inviati ai vicini villaggi non torneranno addietro a mani vuote. Ad un estremo caso poi mangeremo le suola de' nostri stivali prima di renderci.»

»Oserei, colonnello, farvi un'inchiesta, disse allora lady Margherita. Avrei caro, se il rinforzo che vi piacerà aggiugnere alla mia guarnigione avesse per comandante il sergente Stuardo di Bothwell. Potrebbe ciò dargli occasione di meritarsi più presto la promessagli promozione; oltrechè la nobiltà del sangue, onde proviene, m'inspira grande fiducia.»

»I fatti campali del sergente son terminati, o milady, rispose Claverhouse, nè è in questo mondo ch'ei possa omai sperare le sue promozioni.»

»Perdonate (soggiunse il maggiore, che prese pel braccio il colonnello e seco lo trasse in disparte) ma non so celarvi la mia angustia sopra diversi de' miei amici. Temo abbiate fatta un'altra perdita e ben più importante. Osservo che lo stendardo è portato da altri. Soleva essere vostro nipote....»

»Avete ragione, o maggiore, rispose Claverhouse senza cambiare di tuono. Mio nipote non è più; ma ha fatto una morte degna di lui, adempiendo il proprio dovere.»

»Quale sciagura! sclamò il maggiore; un sì bel giovine, sì valoroso; su cui si fondavano tante speranze!....»

»Tutto ciò è vero, replicò Claverhouse; io riguardava il povero Riccardo come mio figlio; esso era la pupilla de' miei occhi, l'erede mio presuntivo. Ma io vivo, o maggiore, (soggiunse stringendo con forza la mano del vecchio guerriero) e vivo per vendicarlo.»

»Colonnello (ripigliò a dire il prode veterano, intantochè rasciugava una lagrima dagli occhi sfuggitagli) mi compiaccio in veggendovi sopportare con tanta fermezza una sì grave sciagura.»

»Che che possa dirsi, o maggiore, un disordinato amor di me stesso non guida nè le mie speranze, nè i miei timori, nè i miei diletti, nè le mie pene. Il ben pubblico è sempre stato il solo mio scopo. Forse talvolta ho spinta tropp'oltre la severità, ma quanto feci il feci per il meglio, nè mi appartiene mostrar pe' miei patimenti propri una debolezza che non ho mostrata per quelli degli altri. I miei nemici nel consiglio imputino a me questa rotta! — Sprezzo le loro imputazioni. Mi calunnino presso il sovrano! — Saprò ad essi rispondere. Trionfino i ribelli della mia disfatta! — Verrà il giorno di provar loro che trionfarono troppo presto. Il giovinetto rimasto morto sul campo era la sola barriera posta fra me ed un avaro congiunto; perchè, il sapete, non ho figli miei propri; ma una tale sventura ferisce me solamente; nè la patria dovrà dolersi tanto di questa perdita quanto di quella di lord Evandale, che dopo aver date prove del massimo valore, ha dovuto, come sembra fuor di dubbio, perire.»

»Qual funesta giornata, mio colonnello! Ho ben udito dire che il troppo impeto di questo giovane sfortunato quanto coraggioso è stata una fra le primarie cagioni della perdita della battaglia.»

»Ah! non dite questo, o maggiore. Se v'è qualcuno che in tal giorno abbia meritata censura, volgasi sopra i superstiti, ma non mai ad invilire gli allori di coloro che gloriosamente soggiacquero. Non potrei però darvi per cosa certissima che lord Evandale sia in questo numero. Quanto posso dirvi si è che abbandonammo il campo di battaglia in circa quaranta uomini, miseri avanzi del reggimento; che eravamo vivamente incalzati; che giunti dietro lo spianato di Loudon-Hill trovai una trentina d'uomini a cavallo dispersi, ma Evandale più non era con noi. Uno de' miei dragoni lo vide cader da cavallo, nè mi resta nemmeno il conforto di dubitare ch'egli non sia o ucciso o prigioniero.»

»Però, colonnello, il vostro corpo è aumentato dacchè siete arrivato.» Soggiunse il maggiore, fattosi ad osservare verso una finestra che mettea nel cortile del castello d'ond'erano entrati i soldati.

»Oh! disse Claverhouse, questi furfanti non hanno nessuna tentazione nè di disertare, nè dì sbandarsi al di là de' luoghi ove un primo timore li trasportò. Non v'è troppo buon sangue tra essi e i contadini di questo paese: tutti i villaggi d'onde passassero sorgerebber contr'essi, e v'accerto io che le falci, i forcati, i flagelli ispirano a costoro un timore efficacissimo a ricondurli sotto i loro stendardi.»

Si diedero indi a discutere su i modi di difesa immaginati dal maggiore, e su quelli di mantenersi in corrispondenza, accadendo che la sommossa venisse vie più a dilatarsi. Claverhouse innovellò l'offerta di condurre a Glascow lady Bellenden e miss Editta, ma il maggiore pensò ch'elleno sarebbero egualmente sicure a Tillietudlem.

Il colonnello coll'usata sua cortesia si congedò dall'una e dall'altra, assicurandole del vivo rincrescimento prodotto in lui dalla necessità di lasciarle in un momento sì pericoloso, e aggiugnendo che avrebbe avuto per prima cura quella di soccorrere il castello; stessero quindi certe di rivederlo, o d'avere con massima sollecitudine sue contezze.

Troppi pensieri in allora teneano agitato l'animo di lady Margherita, perch'ella potesse rispondergli, siccome in tutt'altra occasione avrebbe fatto: e si limitò nel rendere a Claverhouse le salutazioni fattele ed a ringraziarlo del rinforzo che le avea promesso lasciarle. Editta ardea della brama d'assicurarsi sul destino corso da Enrico Morton, ma non osò risolversi a pronunziarne il nome. Ella erasi data alla speranza che suo zio avrebbe profittato del colloquio particolare tenuto con Claverhouse per favellargli di Morton; ma s'ingannò. Quando anche un figlio del maggiore Bellenden si fosse trovato nelle circostanze del giovine di Milnwood, è probabile che quel vegliardo non avrebbe trovato un istante per dirne una parola in favore al colonnello; tanto avea intese tutte le sollecitudini agli apparecchi della difesa.

Scese il colonnello per rimettersi a capo degli avanzi del suo reggimento, e il maggiore l'accompagnò per ricevere da lui medesimo il rinforzo di cui erasi pattuito.

»Non posso darvi veruno ufiziale, gli disse Claverhouse; pochi già me ne restano, e i loro sforzi congiunti a' miei bastano appena per mantenere l'ordine e la disciplina fra la mia gente. Vi lascerò Inglis per comandare sotto i vostri ordini il drappello che intanto vi assegno; se però, partito me, arrivasse qui un qualche ufiziale del reggimento, vi do facoltà di trattenerlo e la presenza di esso non leverà poco per assicurare l'articolo tanto essenziale della subordinazione.»

Quindi allorchè i suoi dragoni s'accignevano a partire, fece uscire sedici uomini dalle file, e li pose sotto il comando del caporale Inglis, cui promosse in quell'istante al grado di sergente, sì dicendo loro: »Vi confido la difesa di questo castello. Dipenderete tutti da gli ordini del maggiore Bellenden, uno fra' più zelanti e fedeli servi di sua maestà. Se nel vostro contegno darete prove di saggezza, di coraggio, e di subordinazione, ognuno di voi n'avrà guiderdone all'atto del mio ritorno. Ma se vi fosse alcuno che trascurasse i propri doveri, che si facesse lecita la menoma trasgressione, ceppi e corda! — Voi mi conoscete, e vi è noto che non manco mai di parola. — Addio, maggiore, (e in questo gli strigneva affettuosamente la mano). Vi siete assicurata per sin ch'io viva la mia amicizia. Possiate voi riuscire nella vostra impresa, e possiamo entrambi vedere splendere dì più sereni!»

Allora il restante di quella soldatesca si pose in cammino; ma in essa più non iscorgevansi nè quell'altero contegno, nè quell'appariscenza, con cui mostrossi nell'abbandonare in quella stessa mattina il castello. Cionullameno le premure assuntesi dal maggiore Allan, restituirono l'ordine fra quelle file sicchè potea tuttavia ravvisarsi, che al reggimento guardie pertenea quel drappello.

Partiti appena, il maggiore Bellenden mandò un esploratore ad investigare le fazioni cui dava allora opera l'inimico; e quanto potè sapere si fu ch'ei sembrava propenso a passar la notte nel campo del quale erasi impadronito. I capi de' Puritani, come vedemmo, aveano spedito per vittovaglie a tutti i villaggi posti all'intorno; laonde accadea che gli abitatori d'un medesimo luogo ricevevano ordine a nome del re d'inviare vittuarie al castello di Tillietudlem, e ordine a nome dell'esercito presbiteriano d'inviarle a Loudon-Hill. Ogni inchiesta di tal natura veniva accompagnata da minacce contra chi non prestatavi a secondarla, perchè i riscotitori di sì fatte contribuzioni sapean troppo bene che a furia sol di minacce i contadini si sarebbero risoluti a staccarsi dalle loro sostanze; e i poveri sfortunati cui gli ordini contradittorj veniano intimati, trovavansi soprappiù nell'impaccio di non sapere a chi dover ubbidire[3].

[3] Non siam lontani dai tempi, in cui ogni parte dell'Europa, qual più, qual meno, è stata spettatrice di non dissimili avvenimenti. La natura è la medesima in tutte le età, e Walter Scott è il vero pittore della natura. — _N. del T._

In uno di questi difficili bivj trovavasi Niel, l'ostiero suonatore di piva, del quale facemmo menzione nel principio di questa storia; il suo fertile ingegno gli suggerì modi a trarsi d'imbarazzo.

»Questa maladettissima età, ei ragionava fra se medesimo, farebbe divenir pazzo un Salomone di sapienza. Però qui bisogna prender qualche partito. — Vediamo, Jenny! Come stiamo di granaglie in casa nostra?»

»Quattro sacchi d'avena, padre mio, due d'orzo, due di ceci.»

»Ebbene, la mia ragazza! continuò Niel sospirando, dirai a Bauldy che porti l'orzo e i ceci a Loudon-Hill, perchè queste robe gioveranno meglio agli stomachi presbiteriani. Avverta sopra ogni cosa di dire, che è tutto quanto abbiamo nel nostro granaio. Non abbia paura di mentire, perchè questa bugia intende al ben della casa. Poi se gli rimanessero scrupoli, aspetti un momento, e vedrà sparire anche i quattro sacchi di avena ch'io medesimo accompagnerò a Tillietudlem. Vi stanno di guarnigione alcuni dragoni, e so che non mi vedranno mal volentieri.»

»Tutto ciò va bene, padre mio; ma e che cosa rimarrà da mangiare per noi, se ci priviamo di tutto il nostro?»

»Eh carina! Ti sei, lo vedo, dimenticata che abbiamo un sacco di farina di frumento; converrà risolverci a mangiarlo (disse Niel con tuono di rassegnazione). Non è poi un nudrimento tanto cattivo, e gl'Inglesi la preferiscono, benchè gli Scozzesi per le loro focacce trovino la farina di orzo più adatta.»

Intantochè il prudente Niel cercava a farsi amici da entrambe le parti, tutti quei de' dintorni correvano all'armi. I Reali non erano i più, perchè riduceansi a que' signori che faceano vita ne' propri castelli, e questi, anzichè pensare a collegarsi, ciascuno spartatamente dava opera a munir la sua rocca per provvedere all'istante in cui venisse assalita. Ciascun d'essi era già consapevole degli apparecchi che faceansi a Tillietudlem, e riguardava questa fortezza come ultimo rifugio ove ripararsi, quando fosse tornato vano ogn'altro resistere.

Tutti in vece i villaggi mandavano copiosi rinforzi all'esercito presbiteriano; perchè avendo i Reali fatta man bassa nel paese, inarcebiti erano gli animi de' contadini; e vedendo quindi con occhio di compiacenza la rotta sofferta dai loro persecutori, riguardavano nella vittoria della parte antireale una via che lor dischiudevasi per iscotere il giogo della militare tirannide. Quindi ad ogn'istante il campo di Loudon-Hill ingrossava di drappelli numerosi d'uomini deliberati a sostenere con tutti i propri sforzi una causa che aveano per unita a quella della civile e religiosa libertà.

CAPITOLO VI.

»Ve' l'oste argiva! In breve i nostri solchi »Tutti vedrem delle sue tende ingombri. _Troilo._

Alla radice d'un monte, distante circa un miglio dal campo di battaglia, era il casolare d'un pastore, misero abituro, ma pure il solo che potesse trovarsi ad una ragionevole distanza, e il più adatto che credessero potere scegliere i capi puritani per tenervi consiglio di guerra. Tal fu il luogo ove Morton da Burley fu condotto.

Nell'accostarvisi il giovine di Milnwood maravigliò non poco del tumulto e delle grida che gli feriron l'orecchio. Egli avea creduto che la calma e la gravità dovessero governare un consiglio ove stavano per discutersi affari rilevantissimi in un momento di rilevantissimo rischio; ma vi trovò in vece la discordia e la confusione, dal che trasse poco buon presagio dell'impresa cui accigneansi. Stava aperto l'ingresso della capanna e assediato da una folla d'uomini curiosi, i quali senza aver parte in quelle deliberazioni si giudicavano in diritto di ascoltarle. Laonde per rompere la calca e giugnere a quella assemblea insieme al compagno, Burley ebbe d'uopo d'adoperare minacce e violenze e preghiere, a malgrado della specie di primazia che ei godeva su quell'esercito. Se fosse stata tutt'altra men rilevante occasione, Morton avrebbe avuto argomento di ricrearsi in udendo i discorsi incoerenti e ridicoli che vi furon tenuti.

Questa casa oscura e cadente in rovine, veniva in parte rischiarata da un fuoco di verdi rami tagliati dalle vicine boscaglie, ma il fumo non trovando bastante uscita per la canna del cammino si era dilatato per tutta la stanza, e innalzandosi formava una cupola tenebrosa sul capo de' duci colà convenuti. Alcune candele attaccate con soccorso d'argilla a quelle pareti rassembravano a stelle scorte a traverso di fitto nebbione.

Alla luce di questo crepuscolo leggeasi sulle costoro fisonomie, come gli uni gonfi d'orgoglio pel riportato buon successo, credeano nulla omai impossibile alle loro armi, gli altri animati da feroce entusiasmo, sorridevano anticipatamente all'idea delle scene di distruzione che divisavano. Alcuni poi d'essi irresoluti ed inquieti avrebbero voluto non trovarsi avventurati in una causa che per sostenere non si sentivano forti a bastanza, e se duravano tuttavia, egli era per non osare di fare un passo in addietro. Presi tutt'insieme formavano un corpo composto di elementi discordi e mal atti a combinarsi fra loro. I più ardenti di questa congrega erano quelli che al pari di Burley aveano partecipato alla morte dell'arcivescovo di Sant'Andrea, e che sapendo imposta una taglia sulle proprie teste, in un soqquadro generale soltanto scorgevano l'ancora di lor salvezza; pur minori ad essi in fanatico zelo non erano que' predicatori puritani, i quali ricusando sottomettersi al governo voleano piuttosto condur la vita predicando per foreste e montagne ai loro settari che congregandoli nelle chiese sotto la protezione del re. Coloro di cui andava composta la classe de' moderati erano gentiluomini scontenti, fittaiuoli stanchi delle vessazioni derivate dal governo militare, e predicatori presbiteriani che aveano bensì prestato il loro atto di sommissione al governo, ma congiunti di cuore alla causa del Puritanismo, e venuti a mettersi sotto le sue bandiere non appena apparve loro un raggio che possibile ne presagiva il trionfo. Fra questi ultimi si trovava Pietro Poundtext, ministro approvato della parrocchia di Milnwood.

Deliberavasi in quel punto sulla composizione di un bando con cui far noti i motivi della sommossa. Macbriar, Kettledrumle, e molt'altri della loro tempera voleano che comprendesse ad un tempo la scomunica contra chiunque Presbiteriano aveva avuta la debolezza di usare atti di condiscendenza al governo, e di adattare al professato culto le restrizioni dallo stesso governo intimate. Poundtext e i partigiani di questo sostenevano acremente la legittimità delle loro opinioni, e citavano a propria difesa parecchi testi di Sacra Scrittura, contra i quali non mancavano di sfoggiare altre citazioni que' della parte contraria. Quindi il consiglio di guerra scorgeasi trasformato in arena di teologiche dispute, ed essendo eguale d'ambo i lati il vigor de' polmoni, ne nacque il baccano, che assordava Morton all'atto di entrare in mezzo a quell'assemblea.

Burley scandalezzato da cotale scena di discordia, pose in opera tutta la riputazione in cui vivea presso costoro per ridurli al silenzio, e soprattutto li fe' accorti degli inconvenienti che erano a temersi dalle lor dissensioni nel momento appunto in cui necessitava di più il collegarsi contra il comune inimico, e tanto orò da far cessar finalmente ogni discussione sull'articolo contrastato. Ma comunque Kettledrumle e Poundtext, ciascuno per parte sua corifeo del litigio, fossero stati costretti a tacere, non si stettero quindi dal lanciarsi scambievolmente occhiate di sdegno; simili a due cani che separati nel fervor della rissa, si ritirano rangolando ciascuno sotto la seggiola del suo padrone, e col dimenar delle code, e col movere delle orecchie e col girar degli occhi infiammati danno a divedere che aspettano solamente l'istante opportuno a saziar la mutua ira per iscaglirsi l'un sopra l'altro.

Profittò Burley di quell'istante di silenzio ottenuto per presentare al consesso il sig. Enrico Morton di Milnwood, e il dipinse com'uomo profondamente commosso dalle sciagure de' tempi, e pronto a sagrificar beni e vita in difesa d'una causa, alla quale il padre suo Silas Morton avea prestati servigi i più segnalati. Enrico venne accolto col massimo riguardo, e dal suo antico pastore, Pietro Poundtext che gli strinse amichevolmente la mano, e da tutti coloro che professavano massime di moderazione. Ma quei dell'altra fazione borbottarono fra denti i vocaboli di _tiepidezza_, _indifferenza_, _tollerantismo_, e alcuni si rammentavano l'un l'altro sommessamente, che Silas Morton nei suoi ultimi giorni avea riconosciuta l'autorità del tiranno, di Carlo Stuardo, e quindi schiusa la porta all'oppressione, sotto la quale allor gemeva la chiesa presbiteriana. Nondimeno, poichè l'interesse generale comandava un tal punto, che non si rifiutassero i servigi di chiunque porgea mano alla _grand'opera_, Morton venne accolto siccome un de' capi dell'esercito; se non coll'approvazione universale, almeno senza udirsi voce d'alcuno che si opponesse.

Allora Burley persuase ai diversi comandanti lo scompartire in compagnie tutti gli uomini di quell'esercito, il cui numero continuamente ingrossava. Neil'eseguirsi un tale ripartimento, tutti quelli della congregazione del moderato Poundtext, si schierarono, com'è naturale il crederlo, sotto il comando di Enrico Morton, nato fra essi; per la qual cosa ei si trovò capo della più bella e più numerosa compagnia di tutto l'esercito.

Ultimata questa bisogna, fu necessario passare all'altra di prescrivere l'andamento delle fazioni militari. Oh come palpitò il cuore di Morton in udendo porre per prima cosa il partito d'impadronirsi del castello di Tillietudlem, giudicato punto il più rilevante in quello stato di cose! Il ministro Poundtext più degli altri instava sull'urgenza di tale espediente, avendo del suo parere tutti gli abitanti di que' dintorni, i quali vedeano in questo castello il migliore rifugio delle truppe reali, che non avrebbero mancato di ardere le case, di perseguirne le famiglie, scostatosi appena l'esercito da cui in allora ricevean protezione.

»Opino (dicea Poundtext, chè i teologi di que' giorni non si stavano mai dal proferire il proprio parere sulle fazioni militari comunque ignorantissimi, soprattutto in tale argomento) opino che facciam nostra la fortezza di quella femmina, detta lady Bellenden. Costei discende da una empia schiatta, in ogni tempo avvezza a lordarsi le mani nel sangue de' veri figli della chiesa.»

»Egli è vero che la piazza è forte, così ragionava Burley. Ma quai modi ha di difesa? Due donne potranno tentar nemmeno di trattenerci?»

»In questa fortezza trovasi ancora, soggiugneva Poundtext, Iohn Gudyil cantiniere della vecchia signora, che si dà vanto di aver militato sin dalla prima fanciullezza e d'avere portate l'armi sotto Iames Graham di Montrose, quel figlio indegno di Belial.»

»Eh via! vergognatevi di parlarci d'un cantiniere» sì gli disse in tuon di rampogna Burley.