I moribondi del Palazzo Carignano

Part 12

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Se di tutti avessi voluto dire, ed a lungo, non me la sarei sbrigata sì presto. Ogni individuo del nostro Parlamento ha una storia, è una figura--ed avrebbe di giustizia dimandata una pagina. Ma nè io li conosco tutti, nè tutti ebbero finora il tempo di mostrarsi sotto il vero loro punto di luce. Ogni giorno io scopro là un carattere, qui un pubblicista e talvolta un uomo di Stato, altrove un oratore, più oltre un valente economista, ed ancora degli uomini pratici, culti, utili, che portarono, ciascuno dal lato suo, la pietra per elevare la piramide che chiamasi Italia una, e ne formano la vita, il pensiero, la gloria. Specialità infinite, maniere squisite, intelligenze vaste ed audaci, scienziati.... Presi ad uno ad uno i deputati del Parlamento italiano sono quanto l'Italia ha di eletto fra i suoi figli più eletti--ed a niuno dei membri degli altri Parlamenti, europei secondi. Anzi i nostri han la modestia in più.--Avvicinateli negli Uffici, nei ritrovi, nelle riunioni eventuali.... ogni nuova conoscenza è una deliziosa sorpresa--sorpresa tanto più profonda quando siamo a ricordarci che tempi ebbimo a traversare, dal 1815 in poi, e che governi!

Se io fossi di natura men selvaggia e meno obliosa, avrei forse raddoppiate le pagine di questo libro, ed augumentatone l'interesse. Ma la mia ritrosia non so vincere, e non ho sfiorato che i profili di chi conobbi, di chi lambii, in passando, un bricciolo di conversare. Quindi, il mio libro è incompleto. E ne domando scusa a coloro di cui tacqui e di cui avrei dovuto favellare, ed a coloro di cui mi sbrigai con una frase, la più corta possibile, e perciò talvolta monotona. Ho scritto però senza malignità ed a seconda dettava dentro la mia coscienza.

Presi in massa intanto quegli individui sì vari, sì diversi, sì completi, sì scelti, formano un insieme che sembra una grande dissonanza al primo audito, al primo colpo d'occhio. Ma poscia, quando si compara, quando si rapprossima, quando si conosce il tuono e si è fatto l'occhio allo scintillìo di tanta mobilità di luce, si vede che il Parlamento italiano è un corpo perfettamente organizzato, all'organismo forte, ai legami potenti, agli organi diversi vigorosamente sviluppati, e di cui la varietà forma l'unità. Vi è in esso un sistema di compensazione continuo; di completamento provvidenziale--in cui Ricasoli completa Ratazzi, il marchese di Cavour completa Ferrari, Mellana completa Mancini, Brofferio completa Buoncompagni, Ondes completa Levi, Crispi il Paternostro ed io il Chiaves, e Conforti il Mordini. Cento antitesi danno la grande tesi dell'unità nazionale--espressa in questo teorema che chiamasi Parlamento. I partiti sono vivi, gl'interessi pronunziati, le passioni esigenti, le titubanze legittime, le impazienze logiche.... la ragione del clima, della latitudine, del sole, del suolo scoppia per tutto. Ma, nell'urto, nasce quella temperatura media che si vede poi regnare di ordinario nell'atmosfera delle nostre discussioni. A gruppi, ti sembrano divoratori, sovvertitori; riuniti, ti stupisce la loro calma, la prudenza, la moderazione. E prova ne sia l'amministrazione Ricasoli e l'attuale.

Nelle sale, un Ministero non ha un'ora di vita: nell'aula delle sedute, esso ha sempre una maggioranza che stupefà. Solo questi elementi centrifugi diventano centripeti nel contatto, perchè là si stabilisce una corrente di compensazioni che smussa ogni angolosità; la volontà domina l'istinto, il calcolo tempera la passione, l'interesse soprasta all'idea, l'opportunità fa tacere il principio, la prudenza mette la musoliera alla foga. Ed è ciò che chiamasi coalizione, o connubi--ed è ciò che, mentre attesta il gran senso pratico che hanno in politica gl'Italiani, rende importante ed effimere le loro amministrazioni. Un Gabinetto non può contare sull'indomani, perchè gl'interessi si muovono e variano, mentre i partiti, i principii, le idee, gl'ideali permangono. Noi non avremo mai i lunghi ministeri di Walpole e di Pitt, di sir Robert-Peel, di Palmerstori, di Guizot. Questi rappresentavano un corpo completo; poi un embrione che si fa uomo, che cangia, che cresce, che si dilata, che acquista varietà di vita a misura che ne viene rigogliosa l'esuberanza. Il conte di Cavour e la sua dittatura fu possibile perchè ebbe a fare con un Piemonte, Stato di già omogeneo e completo. Oggi anch'esso, malgrado la sua mutabilità di forma, di metodo e di mezzi d'azione, egli stesso subirebbe le leggi di instabilità e di varietà che presiedono alla formazione della nazione. Le forze vive cangiano. E queste forze vive sono i vari elementi che si osservano, si mischiano, si urtano, si compenetrano, combacciano, si respingono, si amalgamano nel Parlamento.

Ogni Parlamento nuovo è un sostrato completo che forma la scorza del consolidamento nazionale. Esso è un'epoca--un'epoca intera con tutte le sue fasi, le sue facce, i suoi portati, i suoi prodotti. Questo sostrato consolidato, quest'epoca finita--la natura viva che si rinnovelia addimenta altro, entra in altra crisi, in altra formazione. Quindi altri elementi, altre forze, altri agenti. L'attuale Parlamento ha finito il suo tempo. La fase della nostra storia, che lo rese indispensabile e legittimo, è cangiata. Esso non ha più presa, non ha più eco, non più ragion d'essere. Non risponde ad alcun bisogno, non soddisfa più le esigenze dei tempi. Quindi deve ritirarsi. Quindi lo si vede oscillare, brancolare. La sua _sève_ è esaurita. L'Italia d'oggidì non è più quella dell'anno scorso. Un mondo nuovo è nato. Altri interessi sgruppati, altri nuovi sorti ed esigenti. La corrente elettrica tra il popolo ed i suoi mandatari è rotta. Bisogna ristabilirla. Nuove elezioni sono indispensabili. Però questo Parlamento fece il suo compito, e largamente. Esso lascia un marchio.

In Italia esso esprime l'unità; fuori, l'unità e la rivoluzione. Il Parlamento è il cuore che palpita ed indica in Europa che l'Italia una vive, pensa, parla, vuole, ed è pronta ad agire. Se il Parlamento italiano non esistesse, l'Italia una, per l'Europa, sarebbe un'utopia, un sogno, e forse un attentato da cospiratori. Tanti individui, convenuti da tutti i punti d'Italia, con tante passioni, idee, precedenti, interessi diversi, sedere insieme, intendersi, formare una maggioranza ed una minoranza, esprimere concetti identici, desiderii comuni, scopo unico, stupisce, atterrisce l'Europa. Questa cominciò dalla meraviglia, anzi dall'incredulità, oggi subentra in lei l'agitazione, la paura. Ed è perciò che le ostilità contro l'unità italiana, da sei o otto mesi in qua raddoppiano in tutta l'Europa. Oggi, uditelo nell'Assemblea francese, noi siamo la rivoluzione--il _long Parliament_ che aspetta il suo Cromwell. Per l'Europa l'Italia si concentra in due fuochi: nel Parlamento--un'incognita da cui la crudeltà dei tempi può tirar fuori Dio sa che--ed in Garibaldi--non l'uomo della logica, della ragione, della convenienza, ma del destino--forza selvaggia di una natura concentrata per quattro secoli--l'Italia! Il Parlamento è per l'Europa un vulcano, una negazione terribile, delle basi cui essa credeva riposare. Il Parlamento ha attestato il suo dritto su Roma e su Venezia. Ed a Venezia e' rappresenta la negazione dell'Impero; a Roma, quella del papato--vale a dire, il rovesciamento, del dritto che per quattordici secoli servì di ritmo alla vita di Europa. La terribile Convenzione, in paragone a questa placida, moderata, flemmatica nostra assemblea, fu un'assemblea di fanciullette. Essa non concepì un cataclisma così completo della società europea--fu difesa, non aggressione. E noi aggrediamo. La tenace temperanza stessa, la pazienza, la ipocrisia del nostro Parlamento sconvolge l'animo delle potenze. I furori duran poco, l'entusiasmo si calma, l'ebbrietà svapora; la tranquilla fede, la perseveranza intemerata nostra, la calma dell'insieme nello scoppio e nei bagliori delle varietà che minacciano, che sfidano, che protestano, che s'impazientano, che si mostran pronte a fare, ed impellono ad agire, gittano nei gabinetti europei un turbamento indefinibile. Essi veggono un fantasima che leva il capo e sormonta la cima delle Alpi, e si domandano: che vuole costui in definitivo? dove andrà? E lo spettro di Roma--delle due Rome forse--di quella di Cesare e di quella di Gregorio VII--sembra risorgere minaccioso.

Sopprimete il Parlamento--questo crogiuolo della vita italiana--e l'Italia scompare, ed il fantasma si dilegua. Finchè questa sintesi di sette antichi Stati--sta in piedi, si presenta all'avanguardia, va compatta, sta soda, confidente, concorde, si attesta, attesta i suoi diritti, tien testa ai rifiuti, alle minacce, alle negazioni, alla lotta, ed incede, ed avanza, e non si arresta mai, e non trasmoda, e non perde nè la dignità, nè la calma, ed ha fede, ed è inesorabile o clemente a seconda le vicessitudini e le circostanze, e non si subordina a chicchessia; finchè questa sintesi della nazione italiana, dico, fa udire la sua voce in mezzo all'Europa che ascolta e ne spia ogni movimento, l'Italia non corre pericolo. Essa è in via di formazione: si completerà.

Quindi è mestieri non colpire il prestigio che esercita ed ha il Parlamento. Esso è l'arca santa della nazione. Resterà, quando ministri e re non saranno più. Esso è la nazione--vale a dire l'immortalità. Perocchè l'Italia, che si credeva morta, squartata e sbranata come era in sette membra--l'Italia si è trovata viva, quando Este, Lorena, Borboni, Asburgo non sono stati più, non sono più. Anatema a chi bestemmia contro il Parlamento, ed al Parlamento, esso stesso, se contamina la sua dignità! L'insignificanza, la bruttura stessa di qualcuna delle sue membra non alterano la vita e la nobiltà del corpo. Il corpo, si rinnova nella giovinezza eterna della nazione.

L'esistenza del Parlamento all'interno è il faro su cui si poggiano e riposano gli occhi di tutte le provincie: esso è la sua fede, la sua coscienza. L'Italia sente che è una--e come tale pensa, ordina, obbedisce, agisce. L'antica geografia, che palpita forse ancora nei brani dei vecchi interessi, diviene un solecismo politico dal momento che si ode la voce che parla dalla tribuna italiana. Toscana, Sicilia, Napoli, Lombardia, non sono più che un nome, ed in questo battesimo--la rappresentanza italiana--tanti nomi che non ne fanno più ch'uno--l'Italia. L'irradiazione della forza nazionale qui si concentra, e parte di qui. Cuore e cervello, dal Parlamento sgorga la vita, la volontà, il pensiero e la coscienza, la forza, la fede; procede da tutti, ed è tutto. Esso è la legge.

Conchiudo. L'attuale Parlamento non sarà forse più quando questo libro verrà a luce, o gli sopravivrà di poco. Non importa. Il libro resta egualmente. _Le roi est mort, vive le roi!_ Gli uomini che compongono l'attuale Assemblea, pochi tranne, ritorneranno ritemperati di vita nuova. Le elezioni saranno per essi una trasfusione di sangue. Oggi già ha avuto luogo nel suo seno uno spostamento significantissimo. La maggioranza del conte di Cavour, dislocata dal barone Ricasoli, è dissipata affatto dalla presenza del commendatore Ratazzi. I partiti han cangiato tempra, se non scopo; perocchè la loro composizione è adulterata, ed alterata. Nuovi interessi sorgono, e con essi nuovi elementi di attività e di azione. I colonnelli divengono generali, ed i generali passano ai veterani. In questo momento tutto fermenta come in una caldaja che bolle: tutto ruota ed ha la vertigine, Domani, quando le nuove elezioni avranno impresso un movimento regolare a questo agitarsi, aperta o indicata la via che ha uscita e mette capo ad un fine, tutto si arranga, tutto si assetta e l'ordine ricomincia, e con l'ordine viene la forza, l'autorità, la fede. Sciogliere la Camera attuale è una necessità: l'armonia fra i suoi membri è rotta. Fra le sue parti non vi sono più punti di contatto: tutti son punti ed angoli. Ciò però non altera punto la maestà del Parlamento.--I suoi membri variano, il suo spirito resta. Possono avversare lo scioglimento taluni, che temono non più ritornare. Coloro che hanno la coscienza ferma, coloro che sentono di rappresentare il paese, non sè stessi ed i loro fini, costoro anelano anzi di trovarsi in contatto con i loro mandanti. Essi vanno a ricevere una parola d'ordine che loro servirà di bussola.

La missione del Parlamento non è tanto legislativa ed amministrativa. Al punto in cui si trova l'Italia, essa è affatto politica, è sovranamente nazionale. Il Parlamento è il simbolo visibile dell'unità d'Italia, parlando, agendo così. Il resto è secondario. Questa espressione esso ha in Europa: questo scopo esso debbo avere per l'Italia. La missione legislativa verrà poi--quando non vi saranno più in Europa increduli che l'Italia sia. Il Parlamento italiano sarà forse un giorno chiamato a prove più ardue ancora di fede, di forza, di audacia, di patriotismo. Che gl'Italiani ricordino, ciò quando verranno a mettere i loro bullettini nell'urna--alle prossime elezioni. Io non voglio spiegarmi di modo categorico. L'Italia deve sapere che essa è in lotta, e sola contro tutta l'Europa. Chi lotta ha bisogno di lottatori dovunque, sul campo di battaglia come al Parlamento, nella diplomazia come nella chiesa.

Con questo intendimento, avanti con Dio.

FINE.

INDICE

HORS D'OUVRE PER LE PERSONE CHE NON SONO SERIE.

I. Come bisogna sempre ascoltare ciò che si dice in un wagon. Pag. 7

HORS D'OUVRE PER LE PERSONE SERIE.

II. Come mi decisi a scrivere, a pubblicare ed a ripubblicare i profili dei miei colleghi. » 27

I MORIBONDI DEL PALAZZO CARIGNANO.

I. Il Parlamento riepiloga la nazione.--Lo dipingo al punto di vista francese.--Sono imparziale perchè repubblicano.--Statistica della Camera.--Sua divisione.--Le farfalle.--I pretendenti della destra.--Gli agenti provocatori.--Gl'invalidi del centro.--Gli uomini di Stato abbozzati della sinistra, ed il _terzo partito_.--Garibaldi tentenna.--Guazzabuglio della estrema sinistra.--Gruppi per provincie, e loro carattere distintivo.--I fabbricanti ed i traffichini degli ordini del giorno.--L'addormentato.--Lo stanco.--L'indiscreto.--I legislatori.--I Grandi di Spagna.--L'amico di tutti.--Crispi e la sua posa.--L'ex-Mirabelli.--I successori di Turati e di Proto.--Fisionomia degli oratori.--I lettori di giornali ed il signor Boggio. » 37

II. Il conte di Cavour.--La sua giovinezza.--Paggio.--Luogotenente del genio.--Viaggio in Inghilterra ed in Francia.--Scrive nelle Riviste.--Suo stile.--Ritorna in Piemonte.--Il _Risorgimento_.--Il conte di Cavour deputato.--Sue evoluzioni parlamentari.--Ministro.--Motto del re al signor d'Azeglio.--Cavour al congresso di Parigi.--Dopo la pace di Villafranca.--Carattere e genio di quest'uomo di Stato.--Cavour oratore.--La sua tenuta nel Parlamento.--Dopo la sua morte. » 51

III. Cavour riassume in sè stesso il Gabinetto.--Minghetti prima di esser ministro.--Ministro e dopo.--Fanti.--Della Rovere.--Peruzzi.--Cassinis. --Il ministro amabile ed il suo _a latere_ signor Niutta.--De Sanctis.--Una parola della politica del Gabinetto. » 67

IV. Urbano Ratazzi.--Un po' di biografia--Non è l'antitesi di Cavour.--Sue idee Politiche.--Segretari.--Massari, Zanardelli, Galeotti, Negrotti, Mischi, Tenca. » 91

V. Terzo partito.--Suo programma.--Suoi capi.--Lamarmora.--Carriera di questi.--Depretis, Pepoli.--Loro figura.--Partigiani.--Capriolo. --Berti-Pichat.... ed altri.--Carattere di questo partito.--Situazione e sua espressione. » 101

VI. Il barone Ricasoli.--Origine di sua famiglia.--Suo ritratto.--Un po' di biografia.--Sua amministrazione autocratica in Toscana.--Suo carattere.--Ministro.--Indole di questo Ministero.--Risultati. » 113

VII. La destra.--Suo carattere.--Il ministro rinforzato.--Menabrea, Miglietti, Cordova.--La destra.--I suoi capi.--Buoncompagni. Farini. Lanza.--Suoi membri.--Boggio, Pasini, Leonardi, Torelli, Jacini, Verrezzi, Corsi, parecchi altri.... Gustavo di Cavour.--Alfieri, Persano, Andreucci, Baldacchini. Lacaita e Caracciolo, Spaventa, Chiaverina, Cantelli, Pettinengo e Cuggia. » 129

VIII. Gli ex repubblicani della destra.--Lafarina, Amedeo Melegari. Correnti, Arconati-Visconti, Giorgini e Broglio, Mattei, Pescetto, Ricci, Valerio e Susanni, Finzi, Sella, Carutti, Malenchini.--Che sarebbe la destra se la situazione cangia. » 141

IX. Sinistra.--Principali divisioni di essa.--Suoi caratteri generali.--Suoi intendimenti.--Capi presuntivi.--Ferrari, Guerrazzi, Mazziniani, Saffi.--Gli oltramontani.--Ondes-Regio, Amari. Ugdoleno.--I dottrinari.--Allievi.--Il gruppo della _Perseveranza_.--Visconti-Venosta, Massarani, Guerrieri-Gonzaga, Finzi.--Gl'indipendenti.--Mosca, Costa, Pica, Giuseppe Romano, Mandoi-Albanese, Marchese Ricci, Levi Ranieri, Varese Menighetti, Toscanelli, Michelini, Bianchi, Tecchio.--I _bouders_, ecc.--Gli smarriti.--Chiaves, Gallenga. » 153

X. I repubblicani delta sinistra. Brofferio, Macchi,--Crispi.--Partito garibaldino--Mordini, Cadolini, Musolino, Bixio, Cairoli, Bertani, Sirtori, Zupetta.--Gl'indecisi.--Liborio Romano, Greco, Lamasa, Assanti, Argentini, Polsinelli, Salaris, D'Ayala, Minervini, Ricciardi, Mellana, Sinco, Montanelli.--Sintesi della sinistra.--Perchè in essa non vi è uomo di Stato. » 167

XI. Il centro.--Sede della _consorteria_ napoletana.--Capo putativo.--Poerio, Mancini, Conforti.--La _consorteria_.--Pisanelli, Scialoja.--Altri deputati del centro.--Napoletani o no.--Le _utilità_ della Camera.--Colpo d'occhio sull'insieme e sulla natura del Parlamento.--Ciò che esso rappresenta e significa in Europa.--Ciò che è all'interno. --Conchiusione. » 183