I Moncalvo

Part 9

Chapter 93,713 wordsPublic domain

— Devo avere un suo acquarello, — disse costui. — L'ho comperato in aprile scorso, alla Mostra.... Oh bellissimo.... L'ho regalato a mia moglie.... Rappresenta.... che cosa rappresenta?... «Un'ottobrata romana», mi pare.... Oh, bellissimo....

— Veramente, — notò il pittore con un sorriso, — all'ultima Mostra io avevo un quadretto solo, «Un funerale di campagna»....

— Un funerale di campagna?... Sicuro, sicuro.... Un gioiello.... Scambiavo un soggetto con l'altro....

— Grazie.... Ma forse il signor barone si sbaglia.... Quell'acquarello è invenduto.... Forse il signor barone confonde.... Egli ha comperato realmente l'«Ottobrata romana» che non è mia, ma di Crunali, Mario Crunali.

Il banchiere fece una smorfia.

— Crunali.... Brulati.... nomi che si somigliano.... Ho tante cose per la testa, io....

— Cosicchè, sarà per un'altra volta, — disse Moncalvo per troncare quel dialogo imbarazzante.

Prese il braccio del pittore e si congedò dagli amici.

— Arrivederci, cari.... Voi montate nelle vostre carrozze.... Io faccio questi due passi.... Il medico m'ha ordinato il moto.... Andiamo, Brulati.... Già si vede che lei oggi è un disoccupato.... Coraggio.... La Banca non è lontana.... in via del Plebiscito.

Affabile per sua natura, quel giorno Moncalvo era più espansivo del solito. Aveva anch'egli fatto colazione fuori di casa, fra due sedute di due Società di cui era consigliere, e i tartufi annaffiati con una mezza bottiglia di Château Laffitte l'avevano messo di buon umore.

— Bel tipo quel Bernheim! Si atteggia a Mecenate e confonde i nomi degli artisti e i soggetti dei quadri.... Glielo farò comprare ugualmente il «Funerale di campagna».

— Scusi, — replicò Brulati. — È un quadro che non vendo. Ho promesso di regalarlo.... indovini a chi?

— Come posso indovinare?

— Ho promesso di regalarlo alla signora Mariannina, quando si sposerà....

— Nientemeno! — esclamò il commendatore. Ed ebbe rimorso di aver tenuto segreto a Brulati un avvenimento che stava per compiersi nella famiglia, e del quale si buccinava già qualche cosa.

— Chi sa che domani a pranzo non senta una gran novità, — egli cominciò. — Perchè domani l'aspettiamo, è il suo giorno....

— Una novità? — disse Brulati in tuono interrogativo.

Allora Gabrio Moncalvo gli raccontò ch'era in procinto di stipulare il contratto d'acquisto di tutti i beni degli Oroboni e che contemporaneamente sarebbe stata firmata la promessa di matrimonio fra la Mariannina e don Cesarino.

— M'immagino i commenti poco benevoli che si faranno, — soggiunse il banchiere prevenendo le obbiezioni. — Non parlo di quelli degli amici di casa Oroboni; parlo dei commenti dei miei cosidetti correligionari, degli arcadi del liberalismo, dei pedanti della borghesia.... Pur troppo anche dai miei parenti devo aspettarmi una mezza scomunica.... Figuriamoci mio fratello e mio nipote.... il professorone e il professorino, come li chiama la Rachele.... imbevuti di vecchi pregiudizi e di vecchie formule!... E mia sorella, poveretta, un angelo, ma cristallizzata nelle idee di trent'anni fa!... Ho notato che le persone esili, malaticcie stentano di più a rinnovare il loro bagaglio intellettuale.... Già, già, ci daranno degli apostati, dei rinnegati.... Sicuro, perchè la Mariannina dovrà convertirsi.... sfido io.... Intanto si convertirà lei.... dopo, vedremo.... Di che cosa si tratta infine?... Di quattro goccie d'acqua.... E presto o tardi bisogna decidersi a passare il Rubicone.... Noi siamo un anacronismo.... Questo non significa che dobbiamo sparire.... Dobbiamo anzi con quello che c'è di sano, di vigoroso nella nostra razza rinsanguare le sfibrate aristocrazie occidentali che hanno poi più ragioni di vivere perchè hanno radici profonde nella terra, nella storia europea.... mentre noi siamo nomadi.... Dico noi, ma lei non c'entra.... Sì, caro Brulati, questi matrimoni hanno un carattere provvidenziale e non possono non aver conseguenze benefiche.... In principio, si capisce, essi rappresentano un sacrificio da una parte e dall'altra.... Nel caso specifico, vuol ch'io non m'accorga che la Mariannina paga il suo titolo con un sacrificio?... Lasciamo stare i danari; ma don Cesarino non è certo un giovane che faccia girar la testa a una ragazza.... Non è bello, non è colto, non è spiritoso, e da questo lato la Mariannina avrebbe meritato molto di meglio.... Ma verranno i figliuoli.... oh verranno senza dubbio.... e i figliuoli terranno dalla madre, e a lei resterà la consolazione di aver rinnovellata la vecchia stirpe.... Tutto non si può avere a questo mondo.... Così per gli Oroboni.... l'orgogliosa principessa Olimpia avrebbe voluto una nuora della sua casta con un albero genealogico che risalisse alle crociate.... Ma la nuora patrizia sarebbe stata a corto di quattrini e forse non avrebbe avuto prole, o l'avrebbe avuta gracile, linfatica.... Questa invece le darà dei colossi.... e inoltre.... che non è cosa da trascurarsi.... le avrà indorato il blasone.... Ha seguìto il mio ragionamento, Brulati?... Mi par distratto.... O casca proprio dalle nuvole?... Non sospettava nulla di nulla?

L'artista confessò che da certi discorsi di donna Rachele e dalle frequenti visite di monsignor de Luchi era preparato alla notizia della conversione, non a quella del matrimonio....

— Ah, — ribattè Gabrio Moncalvo con una spallucciata, — la conversione senza il matrimonio non avrebbe sugo.... Sentirà, sentirà domani da mia moglie.... Perchè, se la cosa è riuscita, è in gran parte merito suo....

— Davvero? — fece Brulati tanto per dire una parola.

— Eh, sì, — ribattè il banchiere, — merito suo.... È stato un lavoro di filigrana tra lei e don Paolo.... Sono sincero; non la credevo da tanto.... Donna intelligente sì, ma così avveduta, così tenace ne' suoi propositi, così discreta sopra tutto, non la credevo.... Un po' ambiziosetta, questo sì.... ma la freneremo.... Ora vorrebbe un titolo....

— Niente di più facile, — esclamò il pittore.

— Niente di più facile, lo so, quando si tratti di avere una delle solite nobiltà... Ma quel benedetto Ugolini ha montato la testa a mia moglie per una contea romana....

Brulati fece un punto ammirativo.

— Pontificia, vuol dire?

— Già, pontificia.... Ha l'unico merito di esser più rara....

— E il conte Ugolini....

— È cavaliere di Malta, è nelle buone grazie del Vaticano.... Ma son chiacchiere.... E avranno prima da discorrer con me.... Se credono ch'io passi con armi e bagagli nel campo nero....

— Volevo ben dire, — replicò Brulati. — Io di politica non me ne intendo, ma coi preti non ho mai avuto buon sangue e le cannonate del 20 settembre 1870 sono tra i più bei ricordi della mia adolescenza.

— Il poter temporale sarebbe caduto anche senza quelle cannonate, — soggiunse il conciliativo Moncalvo, — e ormai nessuno pensa sul serio a rimetterlo in piedi. In quanto ai preti, ce ne sono di buoni e di cattivi.... Monsignor de Luchi, per esempio, è una perla.... A ogni modo, non abbia paura, Brulati.... Non son uomo da legarmi a filo doppio con nessun partito.... Eccoci al portone della Banca.... Grazie della compagnia e arrivederci domani a pranzo alla solita ora.... A proposito, se mia moglie non accenna all'argomento del matrimonio, non ne parli neanche lei.... E zitto con tutti, mi raccomando, fin dopo la stipulazione.

Il primo impulso di Brulati quando fu solo, fu quello di ripetere al proprio indirizzo gli epiteti ingiuriosi con cui s'era vituperato qualche ora innanzi. Idiota e cretino che vivendo nell'intimità dei Moncalvo non s'era accorto di quello che si stava tramando; idiota e cretino che nello stesso giorno s'era lasciato prendere in giro dalla signora Rachele e non aveva avuto il coraggio di dir l'animo suo circa al matrimonio della Mariannina e alla conversione politico religiosa della famiglia! Lo confortava però il pensiero che c'era qualcuno anche più idiota e cretino di lui, ed era il commendator Gabrio Moncalvo in persona, il sapiente finanziere, il geniale speculatore, il ricercato consulente di un numero infinito di Società. Ah, quella contea romana sollecitata per i Moncalvo da Ugolini Ruschi era il _non plus ultra_ del comico. Altro che contea! Quello era il minimo dei servigi che il cavaliere di Malta rendeva al suo amico, e il commendator Gabrio aveva ben ragione di tenerselo caro. Che mondo, che mondo! E come farebbe, egli, Brulati, domani, pranzando in casa Moncalvo, a non ridere in faccia a tutti e due i coniugi?... Domani poi sarebbe anche scoppiata la bomba del fidanzamento della ragazza!... Era strano.... La notizia gli aveva prodotto una impressione penosa, come d'una cosa assurda, come d'un contratto ignobile, ma non era stato il colpo che egli poteva aspettarsi, vista la sua qualità di fervente e devoto ammiratore della Mariannina. E constatando il carattere superficiale di quella sua passioncella senile, egli si trovava nella condizione di chi s'accorge di non aver che lievi ammaccature sul corpo dopo una caduta in cui credeva d'essersi fracassato le ossa.

Queste riflessioni consolanti rendevano a Brulati meno sensibile la stanchezza, mentr'egli seguitava a girellar per le vie e s'indugiava dinanzi alle vetrine dei negozi ormai tutti illuminati, resistendo alla tentazione di passar un'oretta allegra in un certo caffè presso Campo de' Fiori, ove solevano riunirsi nel pomeriggio parecchi giovani artisti di sua conoscenza. Gli è che, in mezzo a quei capiscarichi, egli aveva paura di lasciarsi scappar qualche parola intorno agl'incidenti della giornata. Ne aveva pieno il gozzo, e nonostante i suoi propositi di esser discreto, se lo tiravano in lingua....

— Ahi! — egli esclamò ad un tratto, come uno che spasima pel mal di denti.

Non erano i denti. L'esclamazione dolorosa gli era strappata dall'apparire improvviso di persona, che, in quell'istante, non poteva giungere più inopportuna. E cercò schivarla fermandosi a guardar la mostra d'un gioielliere, ma il professore Giorgio Moncalvo (era lui, era il terzo Moncalvo che in poche ore gli capitava tra i piedi) gli posò una mano sulla spalla.

— Bravo, signor Brulati. Finge di non vedere.... Quant'è che non va dagli zii?

. . . . . . .

X.

Il professorone e il professorino.

Arrivando a casa tutto stralunato, Giorgio Moncalvo chiese alla donna di servizio che venne ad aprirgli:

— Mio padre è nel suo studio?

— C'è, sissignore.... Badi ch'è giunta una lettera per lei.... L'ho messa sul suo cassettone.

— Va bene. La vedrò dopo, — disse il giovine, consegnando alla domestica il soprabito ed il cappello.

E si precipitò nello studio, di dove usciva in quel momento il dottor Flacci, l'assistente del professore Giacomo.

Egli, il professore, era seduto davanti alla sua scrivania in mezzo a una quantità di libri e di carte. Un modesto lume a petrolio, protetto da un cappello verde, raccoglieva un cerchio di luce sui libri e sulla testa calva dello scienziato, il quale depose le lenti e alzò gli occhi verso il figliuolo per domandargli, non senza una certa ansietà:

— Che cos'è successo?

— Non è successo nulla che tu non sappia, — principiò Giorgio agitatissimo. — È impossibile che tu non sia a parte del secreto.... Perchè hai voluto tenermi all'oscuro di tutto?...

— Io non t'intendo, — replicò il professore. — Spiègati.... e metti un po' d'ordine, metti un po' di calma nei tuoi discorsi.... Prendi una sedia.

Giorgio fece segno di no.

— Preferisco rimanere in piedi.... Vuoi farmi credere che tu ignori quello che si passa in casa di tuo fratello.... tu che ci fosti anche ieri?

— Ci fui ieri, dopo parecchi giorni che non ci andavo.... ci fui per visitar mia sorella che pur troppo non istà bene....

— Già.... E a me non è permesso di andarvi.... in ossequio all'autorità paterna, — disse Giorgio con una punta d'ironia.

— Via, via, — ribattè il professore Giacomo, alzandosi anch'esso e avvicinandosi al figliuolo. — Io non t'ho dato ordini.... T'ho consigliato pel tuo meglio.... E ora ti prego di scender dalle nuvole.... Qual è questo gran segreto del quale io dovrei essere a parte?

— Dio buono! — esclamò con impeto Giorgio. — Hai parlato ieri con la zia Clara, ed ella non t'avrà detto quello che disse a me or ora un estraneo, Brulati?... E nota che ha taciuta qualche altra cosa.... giurerei che aveva sulla punta della lingua qualche altra cosa che non mi riuscì di strappargli....

— Insomma, sentiamo quello che hai saputo....

— Che la Mariannina sposerà il principe Cesarino Oroboni, che porterà un milione di dote, che, naturalmente, prima di diventar principessa romana, si purificherà nell'acqua battesimale.... come l'obelisco di San Pietro.... che, forse, insieme con lei, o poco dopo, si convertirà la zia Rachele.... Ebbene, tu non sapevi niente?

— Niente di positivo, — rispose il professore, — e non credo che le cose siano al punto che tu dici.... Ma io non mi maraviglio di nulla. Gabrio, sua moglie, la Mariannina son tutte persone ammalate d'ambizione e di vanità..... hanno un'impazienza morbosa di uscir dalla borghesia, di farsi perdonare le loro origini....

— E la zia Clara, — interruppe Giorgio, — che pensa, che fa?

— La zia Clara non ebbe.... più di quello che io le abbia avute.... le confidenze del fratello, della cognata, della nipote.... Ella ha appena un vago sentore di ciò che si sta macchinando.... Forse, quando sarà guarita, tornerà con noi.... perchè puoi immaginarti ch'ella non approva.... come non approvo io....

Questo semplice dissenso, così tranquillo, così misurato, non poteva bastare a Giorgio; anzi lo irritava di più.

— Ci mancherebbe altro che approvaste!... Ma vi pare che sia sufficiente?... C'è di mezzo il nostro nome, la nostra famiglia.... Altro che non approvare! Agire bisogna!

Giacomo Moncalvo guardò suo figlio con uno stupore mal dissimulato.

— Tu vaneggi, Giorgio?... Con che titolo vorresti agire? Che diritti abbiamo? Siamo noi i custodi di tutti i Moncalvo?... Mio fratello batte una strada che non è la nostra, ma dalla quale non si ritrarrà perchè vi trovò le soddisfazioni più grate al suo cuore.... E convien rendergli giustizia; la posizione ch'egli ha conquistata egli la deve al suo ingegno, alla sua attività.... Ed è onesto, per quanto sia difficile, a chi maneggia il danaro, di conservar le mani pulite.... È onesto e generoso.

— Sì, — confermò Giorgio sarcasticamente, — ha tutte le virtù e si presta a un mercato ignobile e concede la mano della sua figliuola all'ultimo rampollo incretinito d'una razza esausta.

— È ignobile, lo consento. Ma sii pur certo che la Mariannina non è una vittima.... Se questo matrimonio si conclude, vuol dire ch'ella n'è persuasa almeno quanto i suoi genitori.

— No, babbo, non posso ammetterlo.

— E pure _dovrai_ ammetterlo. È il gran cruccio di tua zia Clara che aveva un'adorazione per questa nipote, che aveva lasciato la nostra casa per starle vicino, che confidava di esercitare un'influenza su lei, e invece giorno per giorno se la vide sfuggir dalle mani, crescere affatto diversa da quella ch'ell'aveva sperato, capricciosa, egoista, insofferente d'ogni ostacolo, non schietta, non franca.... più ambiziosa, più vana de' suoi parenti, benchè sappia infingersi meglio.

— Oh babbo! — disse Giorgio. — Tu sei spietato con la Mariannina.... tu la odî.

— Io non odio nessuno.... Io non so s'ell'abbia coscienza del male che fa....

— Salviamola allora, — gridò il giovine, interpretando a rovescio la parola del padre.

— Ah, io non alludo al male che fa a se stessa, — ribattè il professore. — Quello io non ho mezzi per impedirlo.... Intendo il male che fa agli altri.... che fa a te.... al mio figliuolo.

Gli passò carezzevolmente la mano sui capelli (ora Giorgio era seduto con la testa china, con le braccia allungate sulle ginocchia disgiunte) e seguitò:

— E pure tu dovresti esser convinto che quand'anche tua cugina fosse una creatura perfetta, ella non potrebb'essere la compagna della tua vita.

Giorgio assentì con un cenno del capo.

— È vero. Nè io mi adatterei alle sue ricchezze, nè ella si adatterebbe alla mia povertà.... E a un suo matrimonio ragionevole mi sarei rassegnato.... anche a un matrimonio patrizio.... ma non a questo con Cesarino Oroboni.... non a questa commedia della conversione.... Tu sei uno spirito largo, tollerante; la tua legge morale sta al disopra dei dogmi e dei riti; tu m'hai insegnato a giudicare gli uomini secondo le qualità del loro animo e del loro ingegno, non secondo il culto a cui appartengono. A me poco importa d'una confessione o dell'altra o di nessuna; quello che m'importa è la sincerità, e non posso capacitarmi che si abbracci una fede nuova per effetto di una clausola di contratto.

— Qui hai pienamente ragione, — dichiarò il professore, — e queste conversioni utilitarie sono uno degli spettacoli più tristi e più vili del nostro tempo.... Ma che vuoi farci?

La facile acquiescenza di suo padre irritava Giorgio.

— No, no, non è lecito lavarsene le mani.... La nostra voce dobbiamo farla sentire.... Se non s'impedirà nulla, pazienza.... Non avremo rimorsi.... E a te non potranno chiudere la bocca.... Io penserò a dare una lezione a quell'intrigante di monsignor de Luchi.... E quel don Cesarino come lo provocherei volentieri!

— Una violenza! Una sfida! — disse Giacomo Moncalvo, turbato dalla crescente esaltazione di Giorgio che dimostrava quanto profonda fosse la ferita che Mariannina gli aveva aperta nel cuore. — Tu che sei così mite ed equanime, tu che sei uno spirito così moderno e sai quanto valgano queste famose soluzioni cavalleresche!... Nota che probabilmente Cesarino Oroboni non si batterebbe, o per non incrociar la sua spada con un infedele, con un plebeo, o per non venir meno ai suoi principî religiosi.... E quando si battesse? Quando tu l'avessi ucciso.... chè non voglio ammetter l'ipotesi opposta.... saresti più felice?

— Alla felicità ho rinunziato per sempre, — rispose cupamente Giorgio.

— E ti lagni s'io son severo con _lei_? — esclamò il professore. — Con lei che ti ha sconvolto il cervello?... che ti ha messo per una via senza uscita?... Che t'ha distratto dalle tue ricerche, dai tuoi studi?

— Babbo, babbo, perdonami, — riprese Giorgio, levando verso il padre gli occhi imploranti, — ma io penso qualche volta che se anni fa avessi seguito il consiglio dello zio, se avessi accettato il posto ch'egli mi offriva a Kartum, le cose avrebbero preso un aspetto diverso.... Era evidente che lo zio voleva associarmi a' suoi affari con un secondo fine, vedendo in me un possibile marito della sua figliuola.... E anni fa la Mariannina non era quella d'oggi.... S'è guastata poi....

— Povero Giorgio! E tu credi che avresti vigilato su lei da Kartum, mentr'essa sempre più bella, sempre più ricca, al Cairo, a Nizza, a Parigi, in mezzo a una società frivola e cosmopolita, si ubbriacava d'omaggi, cresceva fra il lusso e i piaceri? Che disinganno, s'ella fosse stata la tua fidanzata, che disinganno t'avrebbe atteso il giorno in cui tu l'avessi rivista!... No, no, ragazzo mio, non fu una disgrazia, non fu un errore quello di non aver accettato il posto di Kartum; la disgrazia vera è che quella gente sia venuta a stabilirsi a Roma, l'errore è che tu sia tornato dall'estero; ed è in parte errore mio, perchè ho contribuito a farti tornare....

Fino a quel punto lo scienziato era riuscito a dominar la sua commozione. Ora egli stentava a padroneggiarsi. La sua voce tremava, le lacrime gl'inumidivano il ciglio.

— Non ho che te solo, — egli disse. — Speravo di poter averti presso di me.... Non supponevo nemmeno che la simpatia che tu provavi per tua cugina, quand'era poco più che una fanciulla, potesse, in condizioni tanto mutate, diventare una passione violenta.... Tu non la nominavi mai nelle tue lettere.... io mi tenevo sicuro ch'ella ti fosse indifferente....

— E io? Io, — protestò Giorgio, — io l'avevo dimenticata.... Te lo giuro, babbo, l'idea di trovarla a Roma non mi turbava.... Sapevo ch'era cresciuta immensamente la distanza che mi divideva da lei.... dieci, venti volte milionaria.... Anch'io, babbo, ero lieto di venir qui, di proseguir qui, vicino a te, la mia carriera scientifica.... Ero così contento.... Ora non so quello ch'io abbia.... non connetto due idee....

Scattò dalla seggiola, riprese a girar per la stanza. E dopo una pausa continuò, riattaccandosi a una frase pronunziata da suo padre:

— Una passione violenta?... No, non è neppur questo.... Sono più persuaso di te che devo scancellar dalla mia mente e dal mio cuore la Mariannina.... Guarda, se lo zio Gabrio mi dicesse: «sposala», e s'ella mi dicesse: «sposami», io risponderei di no, tanto mi parrebbe assurdo questo matrimonio.... Sei stupito? Ti sembro in contraddizione con me medesimo?... Oh babbo, il tuo povero figliuolo ha perso la testa.

— È una crisi, una crisi che passerà, — replicò il professore, cercando di nascondere sotto il fare scherzoso la sua inquietudine. — E se realmente devono succedere gli avvenimenti che ti furono annunciati, noi non vi assisteremo.... Prenderò io stesso una licenza di sei mesi dall'Università.... sarà la prima che prendo.... faremo un lungo viaggio fuori d'Italia, fuori d'Europa.... Magari potessimo portar con noi mia sorella!... Se la sua salute non le permetterà di muoversi, la lasceremo qui a riordinare la nostra casa.... Son sicuro ch'ella da mio fratello non resta.... Ci si troverebbe troppo a disagio.... A ogni modo, tornando a Roma dopo sei mesi trascorsi in mezzo a gente e costumi diversi, poi avremo bell'e dimenticata quella famosa Mariannina, anche se sarà principessa.... anzi tanto più se sarà principessa.... Non lo credi, giovinotto?

Giorgio tentennò il capo con un mesto sorriso.

— Tu lasceresti per me le tue abitudini, la tua cattedra?

— Sicuro che le lascerei.... per sempre, se fosse necessario.... Per fortuna basterà un'assenza non lunga.... Non ti va il mio progetto?

— Ne riparleremo, babbo.... Grazie di tutto.... Come sei buono!

— Qualcheduno picchiò timidamente all'uscio.

— Chi è?

La donna di servizio avvertì che la cena era pronta.

— Or ora veniamo, — disse il professore. E s'avviò dando il braccio al figliuolo.

La cena fu silenziosa, benchè Giacomo Moncalvo cercasse di tirar in campo i più svariati argomenti. Solo alla fine Giorgio si animò un poco discorrendo dell'insegnamento di fisiologia di Salvieni e della parte del corso che l'illustre uomo aveva affidato interamente a lui. Eh, Salvieni non faceva stare i suoi assistenti con le mani alla cintola.

— Hai scuola anche domattina? — chiese il professor Giacomo.

— Sì, alle nove. E per le otto devo essere in laboratorio.

— Non esci stasera?

— No, voglio riordinar le mie note per la lezione.

— In tal caso non uscirò neppur io.... Finirò di corregger le bozze di una memoria per i Lincei.

— Buona notte, babbo.

— Te ne vai?... Ma io non ho fretta.

— Scusa, babbo, — soggiunse Giorgio. — Avrò da fare per quasi un paio d'ore.... Domattina esco prestissimo.

— È giusto.... E il meglio sarebbe che tu ti coricassi addirittura.

— No, no.... l'immergermi ne' miei studi mi giova.

— Buona notte allora, figliuolo mio.... E pensa a quel mio progetto.

— Ci penserò. Ne riparleremo....

— E, — ripigliò il professore, colto da una subitanea inquietudine, — mi prometti di non fare nessun passo senza consultarmi?

— Te lo prometto, — rispose Giorgio. E suggellò la promessa con un bacio.

La lettera che lo aspettava nella sua camera e ch'egli aveva assolutamente dimenticata, veniva da Berlino ed egli riconobbe tosto nell'indirizzo la calligrafia lunga, sottile di Frida Raucher. Povera Frida! Due volte sole egli le aveva scritto da Roma e tutt'e due le volte in ottobre. Poi s'era limitato a spedirle delle cartoline illustrate. È vero che non dava più segni di vita neppur lei; certo era in collera e aveva ragione d'essere in collera.... O forse era stata più ammalata del solito?

Giorgio ruppe con qualche trepidazione la busta.