I mattoidi al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele

Part 2

Chapter 23,467 wordsPublic domain

Ma il monumento è un nulla in confronto della soddisfazione che sente per le sue belle pensate il coscienzioso autore. _Dal fin qui detto_ — egli scrive — _si vede che, il concetto non solo corrisponde perfettamente al programma di concorso da non lasciare niente da desiderare, ma che quest'ùltimo vi è svolto in modo che tutto il monumento è una composizione artìstica_..... Di più, siccome ci voleva un edificio che _non avesse nulla di quelli fàttisi dai greci fino ai giorni che còrrono_, il medèsimo autore osserva che, _tanto la maestosa grandezza che la novità si tròvano nel progetto del concorrente_, il quale _ha una specie di convinzione che nello stile, il suo progetto sarà solo tra gli altri, mentre egli è sicuro delle proprietà scientìfico-artìstiche dello stesso progetto_...... Parlando poi di una vasca da collocarsi nel centro del piano sottostante al loggiato, vasca coi sòliti cavalli marini: _È fàcile_ — egli esclama — _vedere l'effetto màgico che deve fare questa parte del monumento poichè la vasca così fatta gli dà una grazia veramente incantèvole;_ ed altrove: _l'artista arricchì il monumento del giardino nella maniera che si vede, non a casaccio, ma a ragione veduta, imperocchè tutto il monumento, così com'è nel progetto del concorrente, òbbliga chiunque, qualunque sia la sua condizione sociale e finanziaria, nonchè la sua coltura, la sua nazionalità ed anche il sesso, di dovervi andare tutti i giorni_..... Tale monumento, _che sarebbe la delizia nel dì, diverrebbe un'incanto nella notte, illuminato dal gas e animato dai concerti delle bande musicali, nonchè dal mòversi, per lungo e traverso di quei viali, di tutto un mondo di bellezza e di eleganza_ — ciò tanto più, perchè i due «_kaffeehäuser_» sovracitati, a tergo del monumento, _essendo ben disposti ed elegantemente messi, pòssono servire per còmodo di quelle persone d'ambo i sessi che si tròvano a passeggiare per tutto il monumento e ciò onde evitare a quelle persone la pena di dover allontanarsi, pel soddisfacimento di un bisogno, da quel luogo di delizia, nonchè di soffrire sino a che arrìvino a trovare un locale che faccia per il fatto loro_.

Questa lodèvole preoccupazione pei bisogni dei visitatori, appare anche, benchè meno apertamente, nel bozzetto n. 157. (_La nostra propizia cometa_). Anzitutto, il suo autore espone, in gesso, una _torre pentagonale di stile senza esempio_ — così egli c'informa — _come fu il modo della costituita nostra nazionalità_. E i dieci giri di cui si compone la torre _rappresèntano gli anni impiegati per la costituzione della nazione. Nelle fermate havvi per ogni piano due finestre ed una porta che mette in comunicazione colla scala interna ed una càmera per qualunque evento potesse giùngere ai visitatori_. — Alla torre pentagonale, l'autore aggiunge un bozzetto, parimente di gesso, raffigurante Vittorio Emanuele _che, giunto all'apice, si arresta dando il segno dall'alto: sotto il cavallo, la Discordia si ròsiga il dito_.

Passiamo ora rapidamente dinanzi il n. 280 (_Fannomi onore e di ciò fanno bene_) che propone una fontana con tritoni e nerèidi, _avvegnachè le principali battaglie della indipendenza furono combattute sui fiumi_; diamo un fuggèvole sguardo al n. 282 (_Tricolor_) che vorrebbe, a materiali di un suo infelice tempietto, adoprare per lo zòccolo il granito rosso di Baveno, per le colonne il marmo bianco e per la copertura il bronzo leggermente ossidato, allo scopo, dice, di raffigurare i gloriosi colori d'Italia; e, medesimamente, non più di una occhiata al manoscritto del n. 251 (_Epopèa_) che gravemente comincia: _L'opera sapiente del Fattore dell'Universo, incombendo agli elementi tutti la loro divisione, volle che il nostro suolo configurasse di sua natura l'unità..._; e soffermiamoci invece qualche istante dinanzi al bozzetto n. 32 del professor Pietro Montani.

Questo signor Montani, membro della Società imperiale russa d'archeologìa, membro del Sìllogo ellènico, architetto in capo della Romelia Orientale, già architetto e decoratore dei palazzi dei sultani, cavaliere e commendatore di più òrdini equestri ed allievo dell'Accademia di Milano — com'egli si qualifica — ha disegnato 11 tavole, di cui le prime cinque riguàrdano il monumento da lui progettato, che è in sostanza il Pandrosio sul quale s'impernia il tempietto di Lisìcrate, guasto il tutto da aggiunte del concorrente, e le altre sei si riferiscono alla _struttura geomètrica della razza italiana appresso Raffaello_ — alla _struttura della razza dominante in Italia ed a quella della sua minorità risultante dalla legge di atavismo_ — alla _struttura geomètrica della razza ellènica_ — finalmente, alla _colorazione dello spettro solare e tuoni corrispondenti rilevati dalla colorazione di un tapetto_ (sic) _persiano di magnìfico aspetto_.

Il professor Montani principia la sua relazione pienamente in possesso della facoltà ragionatrice, osservando che per Vittorio Emanuele non si può erìgere un monumento individuale, giacchè la sua personalità si confonde con quella dell'Italia intera[9]; passa poi alla descrizione particolareggiata delle pitture e delle statue allegòriche del monumento, che sono le sòlite Prudenza, Concordia, Vittoria, Diritto, Valore, Giustizia, ecc.; quindi, entrato in considerazioni sullo stile da esso prescelto, il quale stile dovrebbe èssere esclusivamente italiano (in che modo lo faccia italiano, il signor Montani, s'è visto) si mette a commentare Vitruvio, diffòndesi negli argomenti delle cùpole emisfèriche e parabòliche, degli archi di cerchio parabòlici ed a ciclòide, delle volute a spirale geomètrica ed a curve generate da una lama che si ripieghi, della risoluzione delle diagonali che risùltano in pianta... e vie via, si estende a parlare della legge del ritmo, alla quale dee sottostare l'opera d'arte destinata a far parte integrante di un monumento. Come si vede, il signor Montani, ha già fatto assài strada per dilungarsi dal tema del concorso. Ma non par che gli basti. La camminata gli rende sempre più spedite le gambe, ed èccolo ch'egli scantona a discùtere dell'òbbligo che incombe all'artista _di rispettare la struttura angolare della razza che imprende a rappresentare._ E qui l'egregio architetto della Romelìa Orientale, agitando la sua «marotte»: _L'animale_ — scrive — _trovàndosi nel suo stato di stazione naturale, la projezione ortogonale del suo profilo, fatta su di un piano che dividerebbe il corpo in due parti simètriche, rappresenta un polìgono i di cui lati agiacente sono fra loro riaccordati parabolicamente_. Ora, egli è dalla forma e dalla misura di questo polìgono che si riconosce, secondo il professor Montani, la diversità delle razze. Naturale quindi che il disserente venga a trattare delle caratterìstiche delle varie speci. Raccogliendo qualche pensiero dal suo dotto fascìcolo, troviamo che _le speci dei brutti_ (sic) _sono uniformi, mentre la specie umana è polimorfa... La caratterìstica italiana e il triàngolo equilaterale... Negli accoppiamenti eterogenei, la caratterìstica dei prodotti è rappresentata da una caratterìstica risultante dal prodotto degli ìndici delle caratterìstiche degli individui accoppiati. Così l'ìndice della caratterìstica trìgona essendo 3 e quello della pentàgona essendo 5, il loro prodotto sarà 15, indice di una caratterìstica quinquepentagonale_......... Indicati poi diversi àngoli particolari e generali delle razze e ricordato il dovere di ogni buon artista di porvi mente: _i greci_ — soggiunge il signor Montani — _dàvano alle loro òpere la caratterìstica decapentagonale, pur si trattasse di effigi di cavalli. Gli egizi_, però, _riuscìvano meglio nei leoni che non i greci, avendo con essi identità di caratterìstica... Così, la caratterìstica encagonale_ (sic) _è fortemente accusata dai giapponesi, l'eptagonale dagli atzechi_, ecc.

Tanto poi per camminare un altro tantino fuor di propòsito, il signor Montani accenna _alle opere di pittura, le quali oltre alla servitù del ritmo ed alla legge di struttura, sono anche astrette all'armonìa del chiaroscuro ed a quella del colorito_. E però entra a parlarne, dichiarando di non voler cangiare la sua memoria in un volume — e va a finire _nello spettro solare che si divide in 12 intervalli, i quali raffigùrano la colorazione che si trova in uno splèndido tapetto persiano_; concludendo di aver scritto la sua diffusa e confusa spiegazione _per obedire al dettame della legge di concorso, ove è detto che i concorrenti dèbbono chiaramente spiegare quanto intèsero di fare_.

Impigliàmoci ora nel mare algoso delle allegorie.

Il signor Romaniello, che è quell'impiegato telegràfico cui già abbiamo accennato, _benchè dilettante, ardisce presentare una colonna ottàgona_ tutta sìmboli (bozz. 147). Su questa colonna — così ci spiega l'autore — _il Genio della Indipendenza preme col piede un gioco d'aratro rotto e quasi consumato dalla sua fiàccola; ha nella sinistra un globo; ai polsi i ceppi spezzati; sulla fronte la stella intorno, l'alloro; e sul cucùzzolo un'àquila.... Sotto, la Sfinge, che rappresenta la scienza polìtica_.

Quanta roba!

La colonna è pure la forma preferita dal n. 7, che ha per motto del suo lavoro queste vispe strofette:

_Fisò in seno all'avvenire_ _I suòi sguardi rilucenti,_ _Pesò il carco degli eventi,_ _Corse, infranse e trionfò;_

_E l'Italia in suo desire_ _Nella pompa riaquistata,_ _Ossequente, lieta e grata_ _Il suo serto a Lui donò._

Il n. 7 ci disegna dunque una colonna, che quì appresso riproduciamo. Secondo il concetto dell'autore, rappresenta l'unità della patria[10]. Gli stemmi di tutte le città italiane ne rivèstono il càndido fusto dorati e colorati e sono incatenati ciascuno con tre anelli (Concordia, Amore e Prudenza). Lo zòccolo è di marmo rosso, come la balaustrata; il capitello è verde. Su i quattro gradini del piedistallo, sei leoni di marmo giallo _da 1400 libre l'uno_, non un'oncia di più nè di meno.

La macchinosa colonna è poi circondata da altre quattro minori, dedicate _ai quattro genii degli ex regni d'Italia_. Nella decorazione predòminano amorini, urne del plebiscito ed orologi. Questi ùltimi _ìndicano l'ora del trionfo in ciascuna città che formava la capitale di ogni ex Stato_.

[Illustrazione: _Fisò in seno all'avvenire — I suoi sguardi rilucenti, — Pesò il carco degli eventi,_]

Per la forza delle allegorìe, il n. 7 è però vinto dal n. 142 — ossìa dal sig. Luigi Gatteschi, il quale ha fatto un grosso arco di cartapesta e di trionfo, guidato dai seguenti concetti:

_Nel piano della parte superiore s'innalza la grande massa di nùvole in cristallo, opaco in buona parte, e naturale ove occorra lumeggiare le nubi, e sopra, la statua equestre in bronzo del gran Re...._

_Il pensiero predominante in detta parte del monumento, che è la principale, è stato quello di rappresentare il Re Vittorio Emanuele, che, posato su di un focoso destriero, trasvola nelle regioni celesti, avvolto in un manto di gloria._

Che l'abuso dei translati e dei sìmboli non sia — in ogni modo — un privilegio del poètico pòpolo della penìsola itàlica, ce lo pròvano molti bozzetti venuti dall'èstero, e, tra gli altri, questi:

Il n. 162 (_Per aspera ad astra_) che, a giudicare dal manoscritto, è lavoro di un tedesco, dividerebbe il monumento in tre parti, da costruirsi in tre differenti riprese. La prima ricorderebbe l'imàgine di Vittorio Emanuele, nella sua migliore età (45 anni), abbigliato da cacciatore, con cane e fucile, ed _in marmo nero, per raffigurare il lutto degli italiani_. La seconda sarebbe costituita da un'altra statua di pari grandezza e di pari colore, da porsi spalla a spalla con quella di Vittorio: cioè la statua di Umberto I in uniforme di generale, coll'elmo in pugno. La terza infine, da collocarsi tra i due sovrani in modo da far con essi un triàngolo (comechè figura perfetta e che ricorda la divinità) rappresenterebbe il principino di Napoli, anch'esso della stessa grandezza e nel medèsimo marmo del padre e dell'avo, vestito di frac e in cravatta bianca, e colle tàvole delle leggi sulle braccia.

Molto più ardito del tedesco, è però l'inglese n. 296 (_U.S.A._), che ci disegna un obelisco zeppo di simboli nella elegantìssima forma che quì a lato riproduciamo.

[Illustrazione: _U.S.A._]

Quadrata è l'ara che sopporta la guglia ottagonale e rappresenta, su di una faccia, _la coltivazione della mùsica presso gli italiani_; nelle altre tre, _la coltivazione della pittura, le bèlliche disposizioni dell'època, e la luce dell'intelletto che fonde le catene delle prigioni_. Il marmo è di un grigio chiaro, _emblema di giorni lieti_.

Sotto l'ara, giàciono quattro grossi calepini incatenati: Galilèo, Boccaccio, Petrarca e Dante. Indicano _the chained conditions of thought_ ai tempi di que' quattro scrittori. _Marble of the block to be dark, heavenly clouded, with sudden streaking of white, running thorough. Represents the dark days of thought lighted by irreprensible intellect._

Sotto poi ai libroni, un gran tronco di albero con corteccia _growing on Rome. Represents the growth of Italy on the fall of Rome_. Intorno al tronco una viva vite forma la parola «Italia». La vite è un emblema della prosperosa vita italiana. _The stump is Italy._

Nè basta; ma otto grandi radici si innàlzano dagli àngoli dello zòccolo ottagonale inferiore; quattro di esse dispàjono subitamente: le altre quattro si svilùppano fin quasi alla cima dell'obelisco, decorato da un pupazzetto di stile cinese.

Intorno allo zòccolo, otto scene allegoriche ricòrdano, in marmo scuro, i tristi giorni di Roma[11].

Torniamo ora tra i nostri concittadini. Vi ha chi ci chiama per proporci un affare.

E questi è il n. 98, che, coerentemente, si fregia per epìgrafe delle parole «_ad onore di S. E. il ministro Magliani_». Il suo monumento è una delle sòlite colossali puddinghe, sovra la quale si eleva un gruppo rappresentante _il buon senso di Vittorio Emanuele_. Il monumento è denso di allegorìe e di strafalcioni. Vi si scorge, ad es., _un ardito giòvane (il 1848) che strappa un velo con modo sdegnoso dalle mani di una vecchia dal volto grinzoso ed ipòcrita (la calunnia)_, vi si tròvano parecchi gradini che condùcono alla sommità e sono posti di fianco _perchè la Rivoluzione dovette divèrgere ed usare per raggiungere la meta, spesso, mezzi soltanto legittimati dall'indiscutìbile necessità_. Quanto però dà maggiormente nell'occhio è la proposizione con cui si chiude il manoscritto illustrativo. «_Edificando il monumento_ — scrive l'artista, ammiratore di Magliani, — _L'Italia darebbe una somma ad usura alla curiosità mondiale. Il monumento entrerebbe cioè nel nòvero di quelli per visitare i quali è stabilita una tassa d'ingresso. Da ciò conseguirebbe che in breve corso di anni, lo Stato avrebbe dalla tassa ricavato, oltre le spese di custodia e di manutenzione, la somma sborsata, rimanendo poi sempre fonte di lucro_.»

Ma affrettiamoci alle gemme della collezione.

Sono tre.

La prima reca il n. 163 ed il motto: _hanc ratus sum partem meam_. Il suo autore _non è nè ingegnere nè architetto ma ha sempre avuto trasporto per l'architettura_. Scusatosi per _la temerità della sua fatica_, propone l'erezione, in mezzo ad un lago, di un tempietto di forma quadrata che figurerà un galleggiante. Nel tempietto, le cèneri di Vittorio Emanuele. Il lago, tutt'intorno, sarà rotondo ed _ottusangolato_. Il tempio poggierà su quattro piloni a ciascuno de' quali sarà attaccata _una barchetta di pietra_, e, sovra il ponte di ciascuna barchetta, un leone pure di pietra, _adagiato col corpo ma con testa alta e maestosa_. Nel tempietto si leggeranno quotidianamente messe. Non si aprirà al pubblico che qualche volta nell'anno, in occasione di feste nazionali od altre solennità, e il pùbblico vi accederà per mezzo di un ponte di ferro che rimarrà nascosto sotto il lago, nell'acqua, durante il resto dell'anno e si alzerà mediante un giro di manubrio. A capo del ponte, lungo la balaustrata che circonda il lago, due pilastri con due statue, rappresenteranno l'una, l'Italia che, _con una coppa in mano versa di continuo le sue làgrime nel lago_ (al quale scopo sarà praticato un opportuno canaletto nella schiena della stessa Italia); l'altra, _suo_ figlio Umberto. I giardini che fan corona al laghetto, verranno divisi tra le principali persone domiciliate a Roma. Ciascuna avrà l'esclusivo uso del suo giardinetto. _Naturalmente_ — soggiunge l'autore — _il monumento sarà collocato dove ci sia dell'acqua_, non però troppo in vista, perchè il continuo aspetto del medèsimo lo renderebbe _stucchèvole_. Non si dissìmula che la sua idèa non possa venir presa in alcuna considerazione; spera pur tuttavìa che la Casa Reale concorrerà nella spesa e conclude, osservando che trova inùtile di presentare il modello del suo progetto _essendochè, dalla lettura del manoscritto, ciascuno può dire di avere dinanzi a sè il monumento_.

Ne offre, in ogni modo, la pianta che è questa:

[Illustrazione: _Hanc ratus sum partem meam_]

1. Casa per i custodi del monumento. 2. Pianta della chiesa. 3. Loggiato. 4. Gradinata. 5. Strada. 6. Piazzale. 7. Statua equestre. 8. Statue minori. 9. Giardini. 10. Marciapiedi. 11. Balaustrata. 12. Lago. 13. Barche. 14. Tempietto. 15. Ingresso. 16. Piazzale. 17. Strade.

_N. B._ — I punti isolati che sono in questa pianta, denòtano il luogo ove si dèbbono piantare gli alberi.

L'altra preziosità del concorso è il sig. Arìstide Mariani (n. 197) il quale ha rivestito di creta una faragginosa pignoccata, pinza di roba allegòrica, che poi spiega partitamente in una voluminosa relazione. Ringraziata la sorte per aver potuto _misurare le forze in così grande arringo_, il sig. Arìstide comincia a distìnguere fra lavori obbiettivi e subiettivi, disserta sui quattro sensi in cui si dèbbono intèndere le scritture de' nostri antichi poeti, fà una passeggiatala tra i Volsci, i Rùtuli, i Greci, i Latini, gli Etruschi, e, ripromettèndosi compatimento _se le dèbol leve del suo ingegno non gli permìsero di elevarsi quanto avrebbe meritato la natura dell'àrgomento_, nonchè sperando che _gli sarà riconosciuta la schietta e calorosa manifestazione dell'ànimo suo_, addita, come acconcio monumento, un _tessuto ùnico e complesso, intricatìssimo, un vero intreccio dinàmico di linee quale soltanto potrebbe riscontrarsi nella volta celeste, un intreccio insomma da formare ciò che dìcesi una epopèa, il quale cùmolo è il vero monumento da erìgersi al padre della patria_.

E, perchè maggiormente risalti la ragionevolezza della sua proposta, egli osserva che _archi, templi, colonne_, tutto insomma si sfascia e perisce: altro mezzo, quindi, non resta, per salvare nella perpetuità il gran monumento, che di fabbricare addirittura una colossale rovina.

Riconoscendo però di _aver detto nebulosamente quanto nebulosamente gli fermentava nella mente e dubitando di aver sognato come sognava l'antica fàvola; — Omero — _egli scrive — _dice che dalla mente di Giove procede il sogno_. Cita quindi i versi di Virgilio: _At Venus aetheros inter Dea candida nimbos_, e quelli di Dante: _Dentro del monte sta dritto un gran veglio_, con quel che segue; rimembra, sempre a propòsito, l'avventura di Enèa e Didone, parla dell'odio che _è antico quanto l'amore_, della caduta dell'impero romano, _causata dalla Grecia_, fà una giaculatoria di una paginetta a Vènere (_E ora, tu, o celeste idàlica Dea ecc._) e se la piglia colla _fiera_ Giunone non sazia della distruzione di Troja, vede ad un tratto un _vecchio antico_ nel mezzo di un arco trionfale e, domandato chi è, si sente a rispòndere _dalla falce_ che è il Tempo, vede _ali d'àngelo e ali di pipistrello, l'Italia del nord e l'Italia del sud_, la notte con _veste coperta di stelle che regge due putti ossìa il giorno clic nasce e il giorno che muore_, incontra il _radiante cocchio del sole, il carro della libertà, e la quadriga del Cristianèsimo che esce dalle catacombe_, si ferma a due acquedotti, con cascatelle di vetro, _ermi e diruti, siccome le due arterie maggiori delle passioni umane_, scorge pure _l'albero de' sogni, il serpe dell'Eternità_, poi Vestali che consèrvano il fuoco sacro e _Clio che presiede alla storia_, e i nemici della patria che precìpitano a capofitto nel _bujo di una spelonca, l'Averno dei Greci, nato dal Càos e dalla Notte_. — _Il solo gruppo dell'Italia risorta_ — soggiunge il sig. Mariani — _che pareggiasse per la fattura il Laocoonte, basterebbe a tramandare epicamente alla posterità l'autore del nostro risorgimento_. Fatta quindi un'altra orazione _a Giove Statore_, si riassume dicendo: _nebulosamente ho appena intuito il concetto complessivo del mio lavoro e con màssima fretta impressi nella creta quel lampo di un'idèa forse grande che il mio sogno dettava... Il tempo non mi ha consentito, per ora, di fare di più, e, nel bisogno di calma e di riposo, torno a riveder le stelle_.

Intanto, acciochè il pubblico possa interamente comprènderlo, il sig. Mariani, ha appiccicato al suo quintale d'incòndita creta alcuni tabelloni dimostrativi, i quali ci danno il seguente inventario dei sìmboli ch'egli sognò di abbozzare.

TABELLONE I.

[Illustrazione: =NB.= Questo e i seguenti tabelloni (pag. 75, 76, 77, 78) sono letteralmente copiati dall'opera del signor Mariani.]

TABELLONE II.

Quadro dimostrativo dell'òpera nelle sìngole parti.

[I nùmeri di questa tàvola corrispòndono a quelli segnati nel profilo della tàvola I. (Vedi pagina precedente).]

PARTE I. — Religione.

1. La stella del nostro Destino, Vènere la madre di Enèa, Era novella. 2. Nube. 3. Roma. 4. Italia del Nord. 5. Italia del Sud. 6. Serpi. 7. V.E. 8. Pensiero che tenta aprire l'anello dell'Infinito, un Serpe rientrante in sè stesso mentre alla sua destra ha l'Àquila ed il Remo. Storia della Filosofìa e della Politica italiana. 9. Un putto che registra ciò che l'altro ascolta. 10. Azione in lotta con una piovra. Storia della Rivoluzione Italiana. 11. Un putto che benda l'altro mentre lancia una pietra.

PARTE II. — Umanità.

12. Tempo. 13. Ali di Angelo. 14. Ali di pipistrello. 15. Notte stellata. 16. Incanto — Orìgine della Gloria. 17. Trofèo d'armi. 18. Libertà. 19. Fraternità. 20. Eguaglianza. 21. Onore — Origine dei fiumi d'Averno. 22. Trofèo di maschere. 23. Falsità con oro e pugnale. 24. Complicità. 25. Cecità. 26. Putto con face — Lucìfero, il Progresso.

PARTE III. — Natura.

27. Autore e libri bruciati da fàuni. 28. Croce cristiana sulla catacomba. 29. Quadriga della Libertà. 30. Vestali con trepiede. 31. Amore fra Guelfi e Ghibellini — Capuleti e Montecchi. 32. Odio fra Guelfi — Ugolino e Ruggieri. 33. Nemici della Patria figli della Tenebra. 33. _bis_ Discordia. 34. Sonno e morte. 35. Tema. 36. Furore folle. 37. Furie. 38. Fame. 39. Affanno. 40. Chimera e Cèrbero. 41. Àlbero dei sogni. 42. Màrtiri. 43. Patria Carità con ora. 44. Àlbero della Pace. 45. Storia 46. Putto, il Dovere. 47. Putto, il Diritto. 48. Vittoria che appoggia sul Globo, il Mondo. 49. Storia. 50. Gloria. 51. Fama. 52. Fama. 53. Lupa. | sul foro che raccoglie le acque del 54. Tèvere. | fossato o pomerio. 55. Galilèo scopritore delle vie del cielo. 56. Colombo scopritore delle vie del mare. 57. Uòmini illustri per amore patrio sulla facciata laterale destra: sotto la figura del Pensiero, quelli del pensiero; sull'altra quelli dell'azione.

TABELLONE III.

Esposizione de' Nessi.

_Nesso poètico e mitòlogico_.

Una stella, la notte, altra stella foriera d'un nuovo giorno, l'alba, il sole, le tenebre, Iliade, Enèide, Divina Comedia, Giudizio universale.

_Nesso artistico_.