I ladri della pace

Chapter 9

Chapter 93,709 wordsPublic domain

Mancherebbero ai quindici milioni, un milione ed ottocento cinquantamila lire, perocchè secondo le dichiarazioni del Sig. Sterlingson doveano essere realmente quindici.... Ma ecco qua. Gesummaria!.... Un sacchetto di raso color barbagliata, contenente dieci brillanti grossi più di nocelle che poteano valere circa mezzo milione in complesso, e cinquecento fra smeraldi, rubini, topazi, zaffiri, margherite, opale, perle, camei, turchesi e coralli, da poter raggiungere il valore del milione e trecento cinquantamila, che mancherebbe a compiere la cifra di quindici milioni. Quelle cinquecento e dieci pietre, erano sciolte.

Altro che la beneficenza delicata, altro che i doni della buona Zaira, Però vale talvolta più assai un bicchierino di anice dato da chi non ha dippiù, in confronto di una bottiglia di Champagne da chi ne ha mille.

Alfredo, naturalmente, è già tutta una inquietudine... Egli ha in prospettiva uno o due ricatti a danno delle sue care sorelle. Saranno rapite a forza, e seppellite vive in un antro inesplorabile; egli verrà di sicuro truffato, derubato, assassinato quanto prima, e Lord fucilato. E fra questi fastidj, non ultimo era la tassa in vigore sulle donazioni. Ma ora passeremo, senz'altro alla lettura della lettera; più importante forse di tutto il resto.

Panama, 20 Maggio 18... _Caro Cugino--Alfredo Blandis,_

Non ho più famiglia....... morti tutti. Non ho più parenti, tutti morti. Un viaggiatore lombardo però mi ha informato, che vivrebbe un mio secondo cugino, a quanto io presumo. Quel viaggiatore, Sig. Franco Bombardoni, mi ha detto che siavi un pittore di nome Alfredo Blandis, figlio del defunto Giuseppe e nipote di G. Maria Blandis, mio avo, originario mantovano, senza beni di fortuna. Se è vero, i miei minatori, gente sicura, lo sapranno presto, perchè li spedirò in Lombardia a verificare personalmente. Mi preme assai di perpetuare, se possibile, il nostro nome--e di migliorare la condizione della parentela. Io sono nato qui. Ho nientemeno che 83 anni. Mio padre, che si chiamava Giuseppe Blandis, morto 25 anni or sono, alla bella età di 88; e venuto qui dalla patria di Virgiglio, quando aveva appena 20 anni, si è fatto ricco in quel lungo tempo, lavorando alle miniere aurifere, del Perù, California, Columbia, e Costa Rica, in modo che a poco a poco, per la sua grande attività ed economia, potè da operaio semplice diventare padrone di miniere. Mi ha lasciato ricco. Presi moglie, mi è morta presto, senza eredi, nè avea essa parenti conosciuti. Continuai sulle vestigia del mio buon padre, e colla perseveranza però onesta, ho potuto triplicare l'avito capitale. Ma che farne, se omai siamo a pochi passi dal sepolcro? Se mai fosse sussistente che costì io abbia un parente, anche soltanto, un secondo o terzo cugino, e prima ancora di lasciare per testamento, cosa meno sicura, ho deciso, dopo maturo riflettere, di donarvi tra vivi la metà della mia sostanza, intanto, salvo ecc. quella metà spedirla a voi a mezzo di quattordici miei minatori diretti dal mio fidato Sterlingson Roberto. Tutta gente inecceppibile, dalle mani callose, ma garantite senza vischio.

Io non vi aveva finora detto inoltre, una cosa che molto mi premeva. É dal 19 Marzo di quest'anno, giorno di S. Giuseppe, nome probabilmente del mio pro-zio, che io sogno ogni notte la stessa cosa. Mi appare ogni notte in sogno una figura di giovane donna¹ bianco vestita, assomigliante al quadro di Beatrice quando dal Paradiso va all'Inferno ad incoraggiare Dante, ed essa prima mi prega, poi mi comanda di ricordarmi presto, anche in vita, del mio parente Pittore, che trovasi in Lombardia. Egli è povero, mi sussurra ogni notte, ha famiglia ed è molto sventurato.

¹ Forse la defunta madre di Alfredo?? Siccome credono i sognatori fantastici!!

Sono trent'un giorni e sono trent'un sogni identici. Perciò oggi 20 Aprile, per levarmi da ogni inquietudine, decisi di spedirvi quindici valigie, contenenti ciascuna un milione, in oro, banco-note e pietre preziose. Così oggi mi sento assai sollevato nell'animo, e spero che stanotte non verrà più a sgridarmi quella figura splendida sì, ma imponente troppo alla mia vecchiaia, bisognosa di quiete.

Ricevute, ringraziamenti.... tutto per me superfluo, perchè io sono abbastanza garantito, e non permetto che vi umiliate a ringraziarmi. Scommetterei che sono più contento io oggi a mandarvi quindici milioni, che Voi a riceverli. Io ne ho altrettanti, e sono guadagnati senza macchia, ve lo giuro.

Vorrei vedere e baciare questo mio unico parente, che ancora esiste in Italia, Mi sarebbe caro prima che io muoia, e sento che poco mi manca a lasciare questa terra, che mi ha dato dell'oro, ma mi ha rubato la pace del cuore, privandomi della mia cara Mercedes, volata troppo presto al cielo. Vorrei vedervi e baciarvi, dicea, ma un presentimento ostinato mi dice di rinunciare a quella consolazione e di pregarvi anzi a rimanere in Lombardia. Siamo troppo lontani l'uno dall'altro. Io sono nel cuore dell'America meridionale, e non si sa mai. Dunque restate. Mandatemi il vostro ritratto e quello della vostra famiglia e della moglie e figli vostri, se mai ne aveste. Questa lettera, mi ha costato molta fatica, attesa la mia grave età, che ha scemate forze, energia, memoria e vista, perciò anche non volendo, bisogna che cessi.

Dio conservi per lungo tempo Voi e la famiglia vostra. Quando sarò morto, un requiem anche per me.

Addio.

_Vostro Aff_.

Cugino G. MARIA BLANDIS.

Alla lettura di quel foglio, semplice ma affettuoso, si sarebbe udito volare un muscerino, tanto era il silenzio, il raccoglimento dei due fratelli uditori. Ma l'Elisa, quantunque attentissima, non poteva ristarsi dall'accarezzare con materna premura, tutte quelle cinquecento dieci pietre preziose, grosse. Tanto ne era innamorata, che quasi scordavasi delle sfolgoranti Columbie.

Alfredo invece terse colla mano una grossa lagrima, somigliante a quella che gli cadde dal ciglio all'arrivo dei doni di Zaira....

PARTE SECONDA

CAPITOLO VIII

Sempre la jettatura

La creatura che più delle altre nella famiglia Blandis, perchè la più giovane, gioisse dello straordinario, fortunato avvenimento, era stata l'Elisa.

Ad onta del suo carattere piuttosto tranquillo, essa aveva in corpo, da quel giorno memorabile, l'argento vivo, siccome espressivamente dice il volgo. Un mondo di progetti, carrozze, vesti di lusso, vezzi di gran costo, feste da ballo, teatri, ed altri peccati veniali dell'ambizione. Ma signor sì, che, tre giorni dopo l'arrivo delle famose quindici valigie, Elisa (forse per la troppa emozione, talvolta funesta) trovasi in preda a febbre altissima, fino al delirio. Minaccia il tifo.

E tosto il fratello di Lei affezionatissimo, colla sua «arte crudel di fabbricarsi affanni» vede in questo fatto una sicura, imminente sciagura. Egli non era mai stato superstizioso, ma, che volete, era poeta, era fantastico. La mia povera Elisa, gridava, muore.... Ecco la bella ricchezza maledetta. Nè curavasi di dirlo a bassa voce, cosicchè la povera febbricitante aveva potuto udire a meraviglia.... In casa Blandis la Babilonia è al completo. La Dio mercè, del resto, in forza di medico e medicine pronte ed indovinate, e la costituzione sana dell'ammalata, fu operato il miracolo, non solo della guarigione, ma della sollecita guarigione.

Quanti sospiri e quali veglie in quegli otto giorni, nella famiglia Blandis! E quanta gioia per la ricuperata salute della cara sorella Elisa.

Maddalena, la sorella maggiore, sosteneva che le medicine prese dalla sua cara bambina, erano una vera sciocchezza in confronto del lumicino, che essa aveva acceso nella di Lei camera, d'innanzi al quadro di San Giobbe. Maddalena, sebbene tanto buona, e non senza intelligenza, era, non pertanto, un pochino bigotta, e perciò diffidente della scienza di Ippocrate, ove non si discorre di miracoli.

PARTE TERZA

CAPITOLO I.

Troppa ricchezza, poca sicurezza

Elisa, ricuperata in brevissimo termine, la salute, come si è scritto nel precedente Capitolo, parte seconda, era diventata ancor più allegra di prima. La salute è la cosa più preziosa che vi sia al mondo, perchè indispensabile alla vita e la vita piace a tutti, compresi coloro, che fanno continue preci onde guadagnare il Paradiso, il quale non è, credesi, in questo mondo. Elisa cantava male, non aveva orecchio musicale, ma voleva canticchiare sempre, rovinando le orecchie del prossimo, in argomento più dilicato. In quei giorni essa aveva improvvisata un arietta, consimile a quella di Cirillo, ma diversa nelle parole. Ad onta che fosse distratta dal palpeggiamento delle pietre preziose, essa comprese, pare, certe frasi della lettera del cugino d'America, per cui cantava:

«A quel che par, a giudicar Altri milioni denno arrivar»

e così la pensava anche Maddalena, quantunque appartenesse alla categoria degli aspiranti a quell'altra miglior vita. Del resto Elisa, aveva tutte le ragioni per essere la più lieta, perchè era la più giovane. Quanto ad Alfredo siamo alle solite. Si direbbe che il di lui cugino in secondo grado, gli avesse mandate quindici bastonate sulla groppa. Egli, cominciava già a pensare nel suo infelice interno, siccome Violetta sapendolo straricco, si allontanasse piuttosto che accostarsi. Pensava di regalarle il violoncello, ma che potea farne essa? L'avrebbe donato all'Enrichetto od al Droghiere forse, che probabilmente non sapevano suonarlo! Insomma un mondo di dispiaceri, in luogo dei piaceri, che quell'essere incompreso potea procurarsi. Anche Lord, l'enfant gatè di casa Blandis, annoiato di non andare più, da sì lungo tempo, a scovare la lepre, di cui talvolta ne mangiava un terzo, minacciava di ammalarsi per quella vita sedentaria. A lui non piacevano affatto le Columbie e le pietre preziose: _projicere margheritas ante porcos_. Un bel giorno pertanto, decise di andare solo all'aperto e lo fece, stando disertore per una buona settimana. Povera bestia, avrà voluto cercare anche lui, pel mondo avaro, qualche avventura canina.

I tre fratelli desolati per la scomparsa di Lord andavano cercandolo per ogni canto di quei dintorni, spendendo denaro e promettendo grosse mancie a chiunque lo riconducesse. Quello che più impensieriva Maddalena ed Elisa, per l'assenza di Lord, era lo stare la notte senza alcuna guardia, più necessaria ora che prima, causa il tesoro da custodire, perchè non ancora impiegato o venduto. Lord, siccome tutti i cani in pluralità, aveva finissimo l'udito, latrando dì e notte al minimo insolito rumore, e specialmente ad un passo forestiero. Saria stato capace anche di assalire chiunque, non noto, avesse voluto entrare di notte nella casa dei suoi padroni. Fatalità, esclamavano quelle due buone fanciulle, assentarsi Lord appunto in questi momenti di maggior pericolo!!.....

Alfredo pure deplorava l'incidente, quantunque possedesse due fucili a doppia canna, e bastante coraggio, in caso della necessaria difesa, di usarne. Ma non si sa mai, pensava, auri sacra fames, e l'occasione talvolta fa l'uomo ladro. La pubblica forza, era in numero insufficiente per certi grossi casi, ed inoltre lontano da casa Blandis quasi un chilometro. Telefono non v'era, ed Alfredo non aveva peranco pensato a quel nuovo portato della scienza acustica. Ed infine, da quell'originale di prima forza, che egli era, aveva antipatico il far conoscere agli altri, le sue apprensioni. Care sorelle egli dicea, Lord, a quanto sembra, o non ritornerà più, perchè l'avranno ucciso mentre rubava i suoi soliti salami, o ritornerà ben tardi. Dovremo quindi vegliare qualche notte ancora, infino a che io possa collocare sicuramente, queste benedette ricchezze, che già mi pesano sul petto, siccome palle di cannone.

Il danaro talvolta è morte, ripetea spesso quella buon anima di nostro padre, e quando io ero piccino, mi narrava sovente di alcuni brutti fatti accaduti in proposito. Intanto, energia signorine, aiutatemi a portare in cantina tutta questa roba, meno le Banconote che nasconderò nel mio studiolo di pittura al pian terreno. La cantina è sotterranea, a volto, con muri massicci e cancello sicuro. Lasciamo però calare la notte affinchè nessuno dei vicini possa fare il curioso. Comprendo che la voce dello spettacoloso avvenimento sarà già diffusa per ogni dintorno. In certi affari parlano anche i muri, ma poco importa. Ora ci vuole occhio ed orecchio fine, mente pronta ed acuta, non che una discreta dose di ardimento. Ora carichiamo le armi, non si sa mai, e beviamo tutti del caffè denso onde stare svegli. Le due sorelle a tali discorsi e preparativi, sentivano già in corpo una maledetta paura, e quasi quasi maledivano anch'esse alla improvvisa fortuna. Ciascuna perciò recitava, in silenzio, delle giaculatorie. Elisa si provò a suggerire la chiamata di alcuni vicini, per guardia e sicurezza, ma Alfredo scartò quel progetto siccome pericoloso, perchè potea divulgarsi il segreto del nascondiglio, cosa tuttavia ignota al pubblico.«Fidarsi è bene e non fidarsi è meglio». A notte avanzata, tutti tre i fratelli, con mille precauzioni e non senza sudore, trasportarono dal salotto in cantina, il sacro peso, nascondendolo sotto un mucchio di sabbia, da gran tempo ivi esistente fra rottami di mattoni e calce. Quella tribolata fraterna dovette farvi tredici viaggi (il numero favorito di nessuno, eccettuato Alfredo). Chiusero la cantina a doppia chiave, e risalite le scale, disposti a vegliare stando in cucina (primo ambiente vicino alle medesime), taciturni avevano in cuore diverso pensiero. Alfredo pensava sempre alla sua ingrata Violetta, ed auguravasi press'apoco, che in quella notte venissero i malandrini a sgozzarlo, così dicea, guarirò del mio amore. Le due sorelle invece confidavano sempre nella Provvidenza, offrendole qualche Gloria patri, ma scattando in piedi improvvisamente, al più lieve rumore, prodotto da qualche gatto sui tetti, o da qualche topo sul granaio. Maddalena si fece coraggio, andando nella sua camera in punta di piedi, ad accendere il solito lumicino d'innanzi alla Vergine dei sette dolori, ma nell'andarvi si volgeva sempre indietro, sembrandole di avere i ladri alle calcagna. Alfredo fumava nella pipa, che ad ogni momento spegnevasi con suo grande dispetto. Eravamo d'estate, ma quella notte, non finiva mai. La timida Elisa, immobile sul suo scanno, si limitava a far conca colle mani dietro le orecchie, onde udire meglio qualsiasi rumore. Le due dopo mezzanotte scoccano intanto all'orologio del paese. Un'ora e mezza ancora, e poi l'alba farà cessare la loro agitazione febbrile......

A questo punto, il martello della porta di strada, manda un legger suono, tutti tre tendono l'orecchio, sembrò che alcuno facesse l'esperimento o di aprire con grimaldello la porta, o di assicurarsi se casa Blandis vegliasse. I fratelli si guardano in volto senza profferir verbo. Le donne tremano, sentono il freddo correr loro nelle spalle e sul viso. Dopo un istante una chiave gira nella toppa, ma inutilmente causa il catenaccio interno, poi un lieve fischio, poi un rumore insolito, siccome di sfregamento di piedi lungo la cappa del camino, indi tosto un colpo di pistola, ed il guaito contemporaneo di un cane, di voce nota. Dio, Dio, esclama Alfredo, il mio Lord certamente ferito. Le due donne cadono in ginocchio. Ma Alfredo non sa resistere, vuol andare in aiuto del suo fido amico, e col fucile al pronti, corre alla porta, l'apre e spara un colpo a sorte verso la piazza dal basso in alto. Intanto veloce siccome il lampo, entra Lord, sanguinante da una gamba, ma non per questo cessa dalle immense cerimonie verso il suo padrone.

Alfredo contraccambia con carezze..... in quel mentre si vede circondato da tre mascherati, con coltelli in pugno, che gli intimano il silenzio coll'indice sulla bocca. La sorpresa fu tale, che Alfredo rimase paralizzato, nè ebbe il tempo di spiccare un salto all'indietro, e sparare un secondo colpo in direzione più efficace.

Quei signori eransi celati senza dubbio dietro i pilastri del cancello, mentre Alfredo, esciva a cercare Lord. La fiamma del suo fucile non bastò a scoprirli, perchè erano fra l'ombre, ed intanto che Alfredo, dimentico! di chiudere tosto la porta, accarezzava il cane, essi, siccome scoiattoli, entrarono e lo presero in mezzo.

Illustrissimo, noi siamo buona gente, disse a voce bassissima, uno dei tre, ma la Giustizia ci insegue, abbiamo bisogno del suo aiuto, per poter salvarsi all'estero. Basteranno, per ora trecento Columbie, che fanno cento a testa.

Non si muova, non gridi, che allora saremo sempre buoni amici. Ed Alfredo--Vi raccomando di non salire, che le mie sorelle morrebbero di paura, Venite con me qui abbasso e sarete contenti. Non ho più Columbie, ma qualche banconota, e farà lo stesso, (coi ladri si fè lecito mentire). Entrarono tutti quattro nello studio, ed alla sua volta Alfredo, spianando il fucile, disse, nessuno di voi si avanzi. Egli colla mano sinistra aprì il cassetto, del tavolo dei colori, e trasse tre carte.... eccole, sono trentamila lire, e se tacerete voi, tacerò anch'io. Andate. Essi partirono, volgendosi però indietro (per ragione forse della pelle) ed Alfredo rinchiuse a catenaccio la porta. Tutto questo affare fu compiuto in meno di 15 minuti.

Ma che hai fatto mai in tutto questo tempo? disse Elisa al fratello, non appena egli rientrò in cucina collo schioppo in mano. Noi siamo qui trepidanti da un quarto d'ora! Guarda qua il nostro Lord, che fa sangue da una gamba, sembra però cosa leggera, e tu dove sei stato? Che è accaduto? parla.... Oh! nulla nulla, rispose Alfredo. Quando vidi Lord salire le scale, rinchiusi la porta ed entrai nello studio onde assicurarmi sul nascondiglio dei valori in carta, e quanto alla ferita del cane si vede che un qualunque viaggiatore pedestre nel timore di essere morsicato, gli sparò una revolverata. Tutti in giornata hanno rivoltelle, perchè costan pochissimo, e perchè tengon in tasca poco spazio. Quanto al divieto di portarle, senza speciale permesso, è precisamente siccome dire al nostro Lord di non mangiar salami. Le sorelle, riavutesi alquanto dallo spavento toccato in quei venti minuti di allarme, minuti che a loro parvero un mese, andarono a letto, ringraziando Iddio di averla passata liscia, senza spendere un soldo! Cose di questo mondo. Ciò che si vede e ciò che non si vede. La storia contemporanea è spesso falsa.

Care le mie fanciulle, a suo tempo saprete il vero Stanotte per voi era troppo presto.........

Alfredo aspettò il giorno, che sorse in breve. Decise intanto di non denunziare il fatto, tanto per non derogare dalla sua abitudine. Comincierei troppo presto, pensò, per la miseria di trentamila lire. Verrà di peggio in seguito, miei cari, e se qualche Banca depositaria fallirà, allora saranno dippiù. Sono del resto impressionato, perocchè mi sembra di aver riconosciuta la voce del malandrino che mi chiese le 300 Columbie. Sbaglierò, ma potrebbe essere il Tizio che mi ha pedinato sulle Alpi!.... oh! almeno Violetta sapesse di questa mia nuova sventura... (volevamo ben dire noi! sempre la stessa novità.)

PARTE TERZA

CAPITOLO II.

Visita inattesa in Teatro, alla Capitale.

L'avvenimento della notte qui retro descritto, decise la famiglia Blandis a mutare temporaneamente residenza. Si progettò dunque di passare la maggior parte dell'anno a Roma, ad eccezione di due mesi d'estate e di due all'autunno, nei quali sarebbe ritornata alla vecchia casina villereccia. Non appena installati alla Capitale, i tre fratelli, ricevettero dall'ufficio postale del luogo prima da loro abitato, due ritratti in fotografia, uno antico fatto a New-York, ed era del cugino milionario da noi conosciuto, l'altro recente, fatto con maestria a Vienna, ed era dell'amica Zaira, altra nostra conoscente.

Alfredo aveva abbandonato con angoscia i luoghi delle sue più care aspirazioni e perciò si trovava a disagio nella nuova dimora. E come fare altrimenti? L'affetto alle sorelle, dominate dopo la famosa notte, da incurabile paura, lo esigeva, Sono le abnegazioni solite che esigono il dovere ed il cuore. Altra delle cause della nuova noja di Alfredo, era inoltre, l'arrivo in tutti i giorni di molte lettere da ogni parte d'Italia e dall'estero, spesse volte poi da persone a lui ignote. Una sera ne ha dovuto leggere cinquantotto, il numero della morte, secondo la Cabala del lotto. Un mondo di esibizioni da commercianti in genere, e di progetti di industriali per imprese in grande, quando fossero incoraggiate dai Capitali Blandis, ma di questo con maggior diffusione, diremo in appresso.

Una sera del principio del mese di Settembre 18... rappresentandosi da bravi artisti al Teatro Costanzi la _Traviata_, Alfredo, tanto per distrarsi un poco, andò colle sorelle all'Opera noleggiando un buon palchetto, in seconda fila, sinistra N. 13. Ma appena seduti in palco, Elisa, la più vivace e curiosa, scòrse nelle sedie chiuse due persone a lei note, che indicò tosto ai fratelli. Alfredo, a momento opportuno, fe' loro segno di salire al palco, sebbene per quei due personaggi non fosse troppo tenero, ma lo fece nella brama di avere per loro mezzo, anche accidentalmente, notizie sulle località abbandonate. Dopo pochi minuti, fra un intermezzo entrano in palco quei due campagnoli, i quali salutando i fratelli enfaticamente, presentarono ad Alfredo, un terzo loro amico, che rispettoso restava sul limitare. Quanta voglia avevamo, cominciò il Sig. Balena, di rivedere quel caro Don Alfredo (scusi, ma io non sono ancora Don, interruppe Alfredo). Fa lo stesso, gridò ridendo Balena. Questi soggiunse poi, è il Sig. Bricchetti Galeno, vice speziale, nostra vecchia conoscenza, già marito, come saprà, di donna Tullia, e questo il nostro amabilissimo Sig. Gaudenzio Esperti, commerciante in coloniali, marito recentissimo della gentile Signora Violetta Giacinto, in corso tuttora di luna di miele... Alfredo scolorì alquanto, ma tosto dominandosi, in modo da sembrare indifferente, strinse la mano a tutti e li pregò a sedere. Egli anzi, pel primo, introdusse il discorso, sulle novità dei paesi a loro comuni. Niente niente di importante, mio signor Don, anzi no, scusi, semplicemente Alfredo, disse correggendosi Balena, siamo venuti tutti tre alla Capitale, e per diporto e per gli affari agricoli e di commercio. Ci siamo fermati due giorni a Firenze, ed abbiamo potuto vedere, nella Galleria degli Uffici il suo splendido quadro. Credo il _Convento del Parlatorio_, o meglio, il _Parlatorio del Convento_.

Io poco mi intendo di Pittura, ma ho sentito dire da altri visitatori che è un quadro stupendo.--Gliene faccio quindi le mie più sincere congratulazioni.--(Alfredo intanto ordinava all'inserviente dei palchi, tre bottiglie di Bordeaux, da servirsi nel camerino adiacente) Veramente non spetterebbe a me, disse sommessamente Alfredo; ma confesso che anch'io fui soddisfatto di quel mio lavoro, perchè vi trasfusi tutta l'anima mia, anzi vi ho fatto appendere il cartellino: _Venduto_, perchè non amava che alcuno lo comperasse, vorrei conservarlo io, infine a che, a suo tempo, possa donarlo a persona di mia vecchia conoscenza (e qui senza volerlo ei rivolse lo sguardo al Sig. Esperti). Intanto Maddalena ed Elisa che non avevano ancora veduti spettacoli teatrali di città, non distraevano occhio e orecchio dal palcoscenico dove in quella sera si ripetevano i nomi di Alfredo e Violetta. E come si trova il Sig. Esperti laggiù, continuò Alfredo. Eh!... così, così, rispose il Sig. Gaudenzio. Si vivacchia, e qualche volta del resto, nei paesucci bisogna annoiarsi, perchè non vi ho ancora trovata una compagnia a modo mio per passare la sera, facendo quattro chiacchere col bicchiere in mano.