I Drammi De Campi Padre Don Giuseppe La Vendetta Proprietari E

Chapter 22

Chapter 223,795 wordsPublic domain

--Venga, eccellenza. E lo prese per una mano, lo condusse vicino l'apertura, lo fece inginocchiare, gli fece fare gli stessi movimenti che aveva fatto mastro Vanni, e quando scomparve, si calò giù anche lui.

Sciaverio e Maraviglia restarono: bisbigliando, andarono a sedersi al fuoco sul quale stesero le mani per riscaldarsele.

Una diecina di minuti dopo nell'apertura ricomparve la faccia di vampiro di mastro Vanni.

--Eccellenza, si può levare la benda, disse Nicola al ricattato.

Don Bastiano si levò il cappuccio di sul capo, e si sciolse la benda: sbattè le palpebre abbagliato dalla luce improvvisa, poi guardò intorno.

Si trovava in una specie di grotta con la volta a cupola, dalle cui pareti trasudava un umidore verdastro. In un angolo c'era per terra uno strapunto, con un guanciale e una coperta di lana piegata: dall'altro lato un _furrizzo_, e un deschetto: sul deschetto una lucerna di stagno a due beccucci, un paniere coperto con un tovagliolo, due bicchieri, due bottiglie, una di acqua l'altra di vino, una castellina di piatti, e delle posate d'ottone.

Sarà stanco, disse il bandito con gentil premura.

--Un poco, rispose l'infelice: e mise un sospiro.

Allora Nicola cominciò a fargli animo. Via faceva male a prendersela a quel modo; era una bazzecola che non metteva conto impensierirsene!

Tanti e tanti s'erano trovati nell'istesso caso di lui, per questo avevano creduto che fosse il finimondo? avevano pagato e tutto era finito.

Era dura la maniera di cavarsela.... ma... che farci? correvan certi tempi che si scarseggiava di tutto.... non si poteva poi campar d'aria! Chi doveva venir loro in aiuto se non i ricchi? Essi dovevano coprire i bisognosi col manto della carità.... Via scrivesse una letterina al canonico, e gli prometteva di ricondurlo a casa, senza che gli fosse stato torto un capello. Voleva vederlo allegro però, sangue.... Nel paniere (e accennava con la mano) c'era del pesce fritto, un poco di carne fredda.... non s'era potuto aver altro in quella confusione: ma l'indomani si provvederebbe meglio. Se il vino era buono poi, lo conoscerebbe assaggiandolo. Dunque voleva che mangiasse bene, bevesse meglio, senza pensare a guai.

Il furrizzo era troppo basso perchè il Savarella potesse mettersi a scrivere al deschetto: e perciò Nicola prese un piatto e glielo porse rivoltato, gli dette un foglio di carta piegato, che s'era levato di tasca in una a un calamaio di corno a vite. L'aperse, si mise coccoloni davanti a don Bastiano; e gli diede la penna. Questo s'era seduto, aveva posato il piatto sulle ginocchia; e spiegatovi sopra il foglio, prese la penna, l'intrinse nel calamaio, e domandò:

--Che devo scrivere?

--Manca talento a vostra eccellenza?

--Io non so.... dettate voi.

--Ma....

--Ve ne prego.

--Come comanda.... Scriva dunque....

E cominciò:

CARO.... FRATELLO,

Mi trovo.... nelli mano.... di pericolosi.... malfattori.... li quali..... vogliono.... la somma.... di due.... cento.... mila.... liri....

Il povero giovine trasalì; si fece bianco come un cencio, e alzò il capo.

--Duecentomila lire.... balbettò con un fil di voce. E il bandito accennò di sì tranquillamente.

--Duecento mila lire! ma.... dove volete che li prenda il povero mio fratello tutti questi danari.

--Oh! che dice mai! riprese l'altro. E scegliendo i termini, seguitò: vostra eccellenza butta giù troppo la sua casa: il canonico, se vuole, può pagar questo ed altro ancora.

--V'ingannate: vi giuro anzi....

--Non si sfiati. Mi vorrà dire che non l'ha nel cassetto.... comprendo: ma si sa come vanno queste cose; non s'ha la somma ma si può trovarla.

--E dove? tutto il nostro patrimonio riunito.... non ammonta a duecento mila lire.... Siate buono signore....

Ma Nicola tagliò corto stringendosi nelle spalle. Gli dispiaceva.... voleva poterlo contentare.... ma aveva ricevuto dai suoi compagni ordini assoluti, non poteva mancarvi.... Essi erano sicuri che la famiglia, volendo, poteva trovare quella somma....

E finì con un risolino:

--Il nibbio quando afferra la gallina, sa se è grassa o magra.

--Volete la mia morte allora.

Nicola affettò un'aria di stupore grandissimo.

--La sua morte!... o perchè dovremmo volere la sua morte! Tutt'altro. Che la famiglia paghi, e a vostra eccellenza non sarà torto manco un capello, la mia parola è una: anzi faremo voti che Dio gli accordi lunga vita e prospera salute al primo bicchiere che vuoteremo dopo che avremo ricevuti i danari.

Che rispondere?

--Dettate, disse il povero giovine con un sospiro. E l'altro rispose:

--Dunque.... li quali vogliono la somma di duecentomila liri.... La somma dovrà essere portata.... da due individui.... che l'uno.... deve cavalcare.... una mula mirrima¹.... Verranno per Cerda.... Fontana russa.... alla serra dei Gancitani.... Si avvicinerà uno.... che gli domanderà.... se.... portano olio.... a Petralia.... La somma.... la divono.... consignari a quillo.... Se non trovano.... a nissono.... dovranno.... ritornari.... per la stissa.... strata....

¹ Storna.

E Savarella aveva firmato questa strana lettera, quando il bandito, accennando col dito teso verso la carta, soggiunse:

--_Omissis_.... Non facciate.... passo.... al giostizia.... se no.... la mia vita.... è.... in pericolo.... E fate presto.... che lo tempo longo.... è peggio pel malato.

Cinque minuti dopo il bandito, dopo d'avere raccomandato di nuovo al povero giovine di stare allegro, e non pensare a guai, usciva e serrava l'uscio della grotta a doppia mandata.

Il ricattato restò solo, immobile sul furrizzo, a capo basso e con le mani contratte sulle ginocchia.

Che notte orribile che aveva passata, e che giorno più orribile ancora! quanti pensieri in quel povero cranio, alimentati continuamente dal pericolo presente, dal timore dell'avvenire incerto, dai ricordi della famiglia, del rammarico d'essersi avventurato così solo, in tempi non ancora quietati del tutto!... Poi spossato per tante commozioni, intirizzito dal freddo, rotto dalla fatica, era caduto in una specie d'inerzia del corpo e dell'anima: il dolore gli aveva accordato una tregua. Ora lo riassaliva con più ferocia, con più accanimento: ridestava quel timore, que' pensieri, que' ricordi in folla, ne suscitava altri propri della nuova piega che prendevano le cose.

--Duecento mila lire! mormorava dimenando il capo dolorosamente, duecento mila lire!... Poi batteva palma a palma e soggiungeva: una morte orrenda e disperata!

E riandava i tanti ricatti, pigliando materia a nuovo terrore: vedeva Porcari, Sgadari, Rose, tra le braccia della famiglia nel tripudio del ritorno, ma vedeva Saeli, Sciortino, Catalfano, bruttati di sangue, lividi, mutilati.... vedeva sè stesso con lo spavento nel volto, nelle mani dei suoi carnefici, tra un lucicchio di coltelli; sentiva il freddo doloroso del ferro in vari punti della persona, lo smarrimento della morte.... Si vedeva cadavere bruttato di sangue, livido, mutilato come quegli altri.

--Duecento mila lire! ripeteva dimenando il capo dolorosamente: duecento mila lire!

Ma un crampo allo stomaco lo fece trasalire: non aveva mangiato da trentasei ore; aveva fame: e macchinalmente portò gli occhi al paniere.

Allora un ricordo venne come un lampo a dargli una più forte puntura: due sere avanti aveva cenato allegramente in famiglia.... Parevagli di sentire le care voci dei suoi. Annuccia lo canzonava piacevolmente per un certo matrimonio che gli era stato proposto con una ricca signorina; il fratello canonico, a cui spiaceva che la cosa si mettesse in burla, cercava di interromperla con delle gravi considerazioni.... Lui, pur rimbeccando la sorella, guardava la mamma: lo sapeva quanto gli stesse a cuore quel matrimonio alla buona vecchierella! e vedendo a rannuvolarsi il suo povero volto disfatto dalla malattia, ammiccava con gli occhi per rassicurarla....

Non si potè più frenare: il suo cuore traboccò come un vaso troppo pieno: nascose la faccia tra le mani, e pianse: pianse a lungo, inconsolabilmente.

Nel silenzio s'udirono i singhiozzi del disgraziato, i colpi cupi e monotoni del mare che assaltava lo scoglio con la cocciutaggine delle potenze brute.

IX.

La polizia s'era messa in moto. Arrivavano bersaglieri, guardie a cavallo, comandanti, delegati.... un mondo di gente insomma, che si sparse per le campagne, e si diede a batterle per ogni verso.

Tuttavia la lettera fatta scrivere al povero don Bastiano, pervenne alla famiglia.

Un uomo a cavallo, chiuso nel cappotto, l'aveva consegnata al fattore della Rocca sull'imbrunire, mettendo ogni suo studio nel nascondersi il viso dentro il cappuccio.

Il canonico la lesse; diventò bianco come un panno lavato e la diede a' suoi fratelli.

--Duecento mila lire!... duecento mila lire!... si messe a balbettare con le braccia ciondoloni. Meschino me!... meschino me!...

Don Ciccio e don Salvatore s'abbandonarono sulle sedie, l'uno con la testa tra le palme, l'altro dondolandola.

--Duecento mila lire!... duecento mila lire!... casa rovinata.... casa rovinata!

Gli scellerati volevano morto il fratello dacchè domandavano quella somma ch'essi non avrebbero potuto pagar mai!

Basta, fu il fattore che riuscì a calmarli in certo modo. Egli non aveva i capelli bianchi per nulla; sapeva come andavano quelle cose; i ladri domandavano sempre molto e poi finivano col contentarsi di una miseria.

Provvedessero la mula storna, del resto se n'incaricava lui.

Una mula storna?... o chi diamine n'aveva delle mule storne?... ah, sì, Peppe Facce di vino; e si mandò da questo.

Peppe era in viaggio; ma tornava la sera; la moglie promise di mandarlo a servire il canonico verso un'ora di notte.

--Bacio la mano a vostra eccellenza, disse togliendosi il berrettino di cotone nero.

--Vi saluto, compare Peppe; accomodatevi e mettete in capo.

--M'ha mandato a comandare? riprese il trafficante d'oli rimettendo il berrettino e sedendosi.

--Sì.... Volevo dirvi.... se domani potreste andare a portare un carico d'olio a Petralia.

--Per vostra eccellenza anderei anche a buttarmi in mare.

--Grazie, compare Peppe.... Verrà con voi il fattore.... Pare che ci sia richiesta d'olio da quelle parti e se se ne potesse fare una vendita in grosso....

--Bene, per questo lasci fare a noi.

--Andate a prendere gli otri dunque: faremo il carico.... Stanotte il su Mariano passerà da casa vostra e vi metterete in via.

Così partirono due ore prima che aggiornasse, senz'essere molestati e due ore circa dopo mezzogiorno arrivarono alla _serra_ de' Gancitani: un luogo affatto nudo ed alpestre, con una sola casaccia in costa.

Lì si fermarono; e il su Mariano dette uno sguardo intorno. Non si vedeva un'anima: lo stradale che si stendeva lungo e bianco fra' maggesi neri di grano marzuolo era deserto; l'istessa casa, con una fila di piccole finestre quadrate dall'imposte rosse chiuse ermeticamente dietro l'inferriate, pareva deserta.

--Compare Peppe, disse il fattore, non vogliamo prendere un boccone?

--Prendiamo un boccone, su Mariano.

Smontarono. Il fattore levò le bisacce di dosso alla cavalla, ne cavò fuori un pane, il fiasco con il vino e un microscopico pezzettino di cacio avvolto in un tovagliolo. Sedettero in terra e si misero a mangiare, mentre le bestie pascolavano lungo il ciglio della via.

--Compare Peppe, disse il su Mariano portando in bocca un briciolino di cacio, che aveva tagliato con la punta del coltello; è venuta l'ora di dirvi il perchè del nostro viaggio.

--Non c'è bisogno, su Mariano; ier sera intesi tutto per aria.... Portate i danari a' briganti, eh?

--No, compare Peppe, non porto i danari ai briganti, ma vengo per cercare d'accomodar la cosa.... Vogliono sedicimila onze nientedimeno! O dove l'hanno i miei poveri padroni tutti questi danari! tutto quello che posseggono non arriva manco a trentamila....

Ma in questa s'era voltato e aveva veduto muoversi delle teste, lassù, dietro a certi pietroni.

--Oh, oh!... disse: credo che sian qui.

--Dove?... io non li vedo.

--Là; dietro a quelle liste.

--.... È vero.

--Guardate, scende uno.... E il su Mariano, per darsi certo un po' di coraggio, preso il fiasco, ne levò il turacciolo, si passò il rovescio della mano sulle labbra e bevve a lunghi sorsi.

Difatti, un uomo, avvolto nel suo cappotto, scendeva di buon passo.

--Ehi! disse, come fu vicino a' due che mangiavano.

--Volete restar servito? disse il fattore: e gli porgeva il fiasco.

--No, grazie.... Di dove si viene?

--Dalla Roccella.

--Chi siete?

--Il su Mariano Grasso, fattore dei signori Savarella.

--Portate olio a Petralia?

--Già.

E così dicendo il fattore s'alzò, s'avvicinò a quell'uomo al quale non aveva levato gli occhi d'addosso, e gli disse sottovoce:

--Siete l'amico che aspettiamo?

--Portaste i danari?

--Vorreste camminare un poco se non vi dispiace?

--Camminiamo.

--Come potevo portarli i danari, fratello mio! son somme da chiedersi queste? Meno male se i miei poveri padroni fossero in istato di poterle pagare.... voi altri stessi che avrete prese prima tutte le informazioni, dovreste saperlo: tutto quel che possiedono è assai se arriva a una trentina di mila onze: li volete ridurre all'elemosina? E poi, i Savarelli han rispettato sempre i latitanti; e alla Rocca pane, alla Rocca vino, alla Rocca orzo non n'è mancato mai a nissuno. Per me, non dico!... non ho fatto mai la spia, anzi sono stato sempre l'amico degli amici, che, per loro bontà, a dirla tale e quale, m'han rispettato sempre. Dovevo a questo l'aver fatto i capelli bianchi senza aver ricevuto mai uno smacco. Ora pare che i tempi siano cambiati. Basta, sinchè uno a i denti in bocca, ei non sa cosa gli tocca. Ah! quella buon'anima di compare Angelo e quel cristianone di compare Vincenzo! ma l'uno, poveretto, lo fecero a pezzi sotto S. Mauro, l'altro s'ammazzò a Polizzi per non cader vivo nelle mani della giustizia.... Se ci fossero loro!...

E per insinuarsi nell'animo di quell'uomo, si messe a contargli il come e il quanto lo rispettassero compare Angelo e compare Vincenzo.

Nicola (era lui) l'aveva ascoltato stringendosi di più nel suo cappotto.

Umh, gli disse infine, compare Mariano aveva torto se credeva che gli si avesse voluto fare uno smacco: che si sapeva che uomo era; ma.... i tempi correvan difficili... non c'era più alcuna risorsa, non più amici fidati. Santo diavolo, lo credeva? erano quanto gli sbirri di Pulcinella in quella faccenda e a ciascuno sarebbe toccata una miseria. Via, glielo dicesse schiettamente, valeva la pena di risicar la pelle per una miseria? E dunque!...

Tuttavia, a solo riguardo suo.... era una libertà che si prendeva senza consultare i compagni, dalla somma ci levava due mila onze e non se ne doveva parlar più. C'era che dire?

Ma il su Mariano tentennava il capo. Due mila onze! si trattava di tutt'altro! dovevano farlo a lui questo favore, dovevano scendere più giù, molto più giù.... si dovevano contentare d'un caffè.

Nicola si voltò bruscamente. Che caffè e caffè.... E siccome l'altro insisteva, tagliò corto:

--Infine, che siete venuto qua a prenderci per minchioni?

E usciva fuori con la solita storia di pelle e di sbirri di Pulcinella. Sangue.... ammazzerebbero don Bastiano e buona notte.

Allora il fattore si fece umile umile: alla sola idea che quegli assassini potrebbero ammazzare il povero padrone, si sentiva commosso, gli spuntavano le lacrime. Oh, no, questo mai! diceva con voce tremante, questo mai! Che ne guadagnerebbero? Egli l'aveva allevato quel povero giovine e l'amava come un suo figliolo.... che colpa ci aveva se.... Si sfogassero su di lui piuttosto: quando volessero, egli verrebbe coi suoi piedi ad esporsi a' loro colpi, purchè non torcessero un capello al suo povero padrone. Egli l'aveva allevato, l'amava come un figliolo....

--Non parlate di levare un centesimo di più allora.

--Ma sentite....

Insomma dopo un ora di tira tira, di consulte e bisbigli con i compagni che aspettavano nascosti lassù nelle liste, si stabilì che i Savarella pagherebbero centomila lire; e questo a riguardo del su Mariano che era un amico. Egli stesso porterebbe il danaro tra due giorni a' Gammisini: lo riconoscerebbero a un fazzoletto rosso, che si legherebbe attorno il capo.

Il buon vecchio si fece promettere che durante quel tempo non farebbero un male al suo padrone, e li lasciò.

X.

Al canonico la somma parve ancora enorme. S'aggirava per la camera tutto costernato. Meschino me!... Meschino me!... giungeva le mani, alzava gli occhi al cielo. Don Ciccio, don Salvatore, andavan dietro al fratello, con gran sospiri, ripetendo ch'eran rovinati.

La sola Annuccia, poveretta, pareva non accorgersi di nulla: era come una Maria, al capezzale della mamma, la quale seguitava a guardar tutti con quegli occhi sbarrati nel volto pallido e affilato.

Il povero fattore si grattava la zucca: aveva fatto di tutto, ripeteva, che colpa ci aveva se non era riuscito che a metà? I padroni si calmassero però, ogni speranza non era poi perduta. I banditi gli avevano promesso formalmente che a don Bastiano non gli torcerebbero un capello; questo era l'essenziale.... Intanto bisognava vedere.... bisognava cercare....

E avvicinatosi finalmente al canonico e tiratolo in disparte, a voce bassa e con mistero, gli disse:

--Al Barone ha da ricorrere vostra eccellenza.... lui può tutto. Non metta tempo in mezzo, accetti il consiglio del suo povero servo che non si sbaglia.

La speranza entrò nel cuore del canonico.

--Buona idea, disse: ed io che non ci avevo pensato!

Don Salvatore e don Ciccio s'avvicinarono: vollero esser messi anche loro a parte della buona idea.

Approvarono.

Buona, proprio buona! non c'era altra via. La comunicarono alla povera Annuccia, i cui occhi si ravvivarono: s'alzò, si curvò sulla madre, e gli disse la cosa a voce alta, come si farebbe con un sordo.

Si mandò dunque il fattore in casa del Barone: il canonico aveva scritto a quest'ultimo una lettera tutta complimenti, pregandolo di voler favorire a casa loro. Non dimenticò d'aggiungere che sarebbe stato debito suo di recarsi al palazzo, ma lo scusavano le circostanze: gli perdonasse pertanto la libertà che si prendeva.

Il Barone arrivò poco dopo, tutto sudato. Era un ometto di media statura, secco, con un cordone di barba nera, naso e mento aguzzi.

Il canonico era andato ad incontrarlo a piè della scala, seguito da don Ciccio e don Salvatore, e si buttò tra le sue braccia piangendo. Egli, dati que' conforti che si soglion dare in simili occasioni, entrò col capello in mano asciugandosi il capo pelato con la pezzuola bianca. Aveva una paura maledetta delle correnti d'aria il povero Barone; sicchè adocchiò un angolo che a lui parve riparato, e andò a sedervisi: sedettero anche gli altri. Allora il canonico cominciò a spiegargli il perchè aveva ardito d'incomodarlo.... ma e' gli dava poco ascolto; guardava con una certa inquietudine un uscio spalancato di faccia a lui, e si dimenava sulla sedia come se avesse la voglia dell'acqua: sì che il canonico, accortosi infine di quell'armeggìo, e comprendendo alla direzione dello sguardo, disse a uno dei fratelli d'andare a chiudere.

Il Barone lo ringraziò col suo più gentile sorriso, e un inchinar di testa.

Oramai era tranquillo, e poteva ascoltare. E ascoltò tutto attentamente. Di tratto in tratto aggrottava le sopracciglia, allungava il muso, approvava con un moto della testa. Ciò dava un non so che di buffo alla sua figura: in tutt'altre occasioni uno sarebbe stato tentato di scoppiargli a ridere sul mostaccio.

Tuttavia era un ometto che la sapeva lunga, e il suo rispetto l'aveva portato. Prese a cuore l'affare; promise di tentar tutte le vie; si spinse sino ad accertare che po' poi sarebbero restati contenti, fidassero in lui. La verità era che non ci stava nella pelle che avessero ricorso a lui: il bon uomo s'inorgogliva d'esser utile a qualche cosa, di poter distrigare una matassa arruffata, cavar qualcuno fuori da un ginepraio: ciò, a buoni conti, mostrava quanto prevalesse in paese. S'alzò e accomiattandosi dai tre fratelli, stringendo la mano ad ognuno, e portandosela al cuore, con uno sguardo che suggellava le sue promesse, e uscì accompagnato sin nell'entrata dai Savarella che si sbracciavano in ringraziamenti.

La sera stessa fece venire da un suo fondo nelle vicinanze del paese, un certo tomo: un maurino alto e barbuto come un S. Cristoforo, tutto butterato dal vaiuolo. Lo condusse nello scrittoio, chiuse l'uscio con la massima cura, a causa di quelle benedette correnti d'aria, sedette, e cominciò:

--Pietro, devo parlarti.

--Comandi, eccellenza.

Come tutti i maurini, parlava con accento rapido e vibrato, appoggiando la voce sulle prime sillabe.

--L'altr'ieri al passo della Ginestra, Tagliaferro ed altri sequestrarono il povero don Bastiano Savarella.

--Lo so, rispose il camparo con un risolino scaltro.

--Avevano domandato alla famiglia due centomila lire e le volevano portate ai Gancitani....

--Lo so.

--Ci andò il su Mariano Grasso e ottenne qualche cosa.... la diminuzione di metà della somma....

--Lo so.

--Però, come vedi, la pretesa è ancora pazza.

Allora quello che sapeva tutto, per far gl'interessi degli amici, trovò la parola.

--Eccellenza, i tempi corrono difficili.... A dividersi quel danaro chi sa quanto diavolo saranno; e a ognuno non toccherà manco da comprarsi un boccon di pane.... La gente poi non può morire di fame!

--Capisco.... riprese il Barone a mo' di transazione, non volendo per i suoi fini contrariare le idee curiose che aveva il maurino su' mezzi adoperabili per procacciarsi da vivere. Ma quando uno non l'ha quella somma, ed è nell'impossibilità di trovarla!

Pietro si strinse nelle spalle.

--Tu lo sai meglio di me, i Savarella non sono poi tanto ricchi da poter pagare ottomila onze come niente: se i _picciotti_ non possono morire di fame, un galantuomo non può ridursi sulla paglia per loro! bisogna esser ragionevoli.

Insomma.... quella mattina era stato dai Savarella... aveva promesso di mischiarsi nella cosa, si dovevano aiutare.

E qui, conoscendo l'uomo, cominciò a adularlo: fidava in lui, pienamente in lui; l'aveva scelto apposta fra tante persone di servizio che aveva, appunto perchè era persuaso che un altro Pietro non c'era in tutta la Sicilia a cercarla con il lanternino di Diogene: destro, coraggioso, scaltro, fidato, di gran conoscenze, di grande abilità, e tenace da non dare addietro nell'impresa più rischiosa. Egli solo poteva fargli fare una buona figura in quella faccenda, e va discorrendo.

Il maurino, così barbuto e grosso com'era, apparteneva alla specie di quegli uomini-pesce che mordono alla lode, quanto più sperticata: oltre di ciò il Barone l'aveva beneficato: era ammonito e non lo voleva nessuno; si sarebbe perduto se non l'avesse pigliato al suo servizio, e aveva moglie e figlioli, gli aveva fatto levare l'ammonizione, provvedimento che se non fosse arbitrario, sarebbe un buon correttivo per il siciliano, appunto perchè lo teme come la peste; quanta riconoscenza dunque non aveva egli per quell'uomo? Lo soleva chiamare il suo secondo padre, e veramente si sarebbe fatto fare a pezzi per lui. Queste due cose insieme fecero sì che trovasse al solito la parola, si sbracciasse in proteste, giurasse di mettere il mondo sossopra: fecero sì che alzasse la mano aperta a un quattro, quando il Barone ripigliò tutto contento:

--Via, dillo tu stesso quel che gli si ha a far dare ai _picciotti_.

Quattromila onze.... diavolo! il buon gentiluomo storse il muso: erano ancora troppo... vedesse se ci fosse verso di far risparmiare agli amici qualche altra coserella. Quattromila onze!...

Ma a tutto questo il colosso rispondeva:

--Sono sicurissimo che i _picciotti_ non si contenteranno di meno, ed io non voglio che a una persona grande come vostra eccellenza tocchi una negativa.

L'ultimo argomento era grave e non c'era a ridire. Il Barone strinse le labbra, abbassò gli occhi e prese in mano la stecca.