I Drammi De Campi Padre Don Giuseppe La Vendetta Proprietari E

Chapter 17

Chapter 173,896 wordsPublic domain

S'univano due o tre volte al giorno nel chioschetto, si baciavano a ogni passo sotto gli alberi del giardino, o coltivando i fiori. Il timore di potere esser veduti accresceva a mille doppi la voluttà di quegli abbracciamenti, anzi in quell'occasione, essa aveva un certo modo di guardarsi attorno spaurita, fatta pallida a un tratto, che all'amante piaceva assai.

Il marito, sempre dedito agli affari, non scendeva in giardino che rarissime volte; la serva, sopraccarica di lavoro, aveva tutt'altro per il capo che di divertirsi a passeggiare; il cuciniere preferiva la via de' Ficarazzi, in giardino non c'erano taverne. Solo il giardiniere ci veniva una volta alla settimana, per lo più di sabato: dava l'acqua alle piante, rastrellava le foglie e i ghiajottoli de' viali, sarchiava l'aiuole, trapiantava dei fiori dove ce n'era difetto. Essi lo sapevano, e quel giorno eran più cauti.

Accecati dalle prime ebbrezze della colpa non s'accorgevano però d'un pericolo che stava sospeso sulle loro teste come la spada di Damocle: donna Maricchia. La cameriera era entrata in sospetto, e li spiava dalla mattina alla sera, verde come l'aglio, tanta era la rabbia che se la mangiava dentro. Non le importava tanto del cavaliere che s'era fatto gioco di lei, s'arrovellava maledettamente per la gioia clamorosa del cuciniere, al quale, in un momento di vanità, aveva fatto capire che le cose erano inoltrate.

--Signora cavalieressa! le diceva ora a tutto pasto quel figliuol d'una buona donna: e le dava dell'eccellenza, e la faceva un inchino canzonatorio, e poi si teneva le costole dal ridere.... L'avrebbe strozzato!

Ma non potendo, si sfogava sputando veleno contro la padrona. Oh, la femminaccia! non era credibile! Non aveva camicia quando la sposò il padrone, e lo ricompensava a quel modo quel povero signore! bisognava che l'avesse nel sangue la cialtrona.... E lui, che bell'amico! Un bell'ambo davvero!

E sfilava la corona senza badar punto che ci fosse a sentirla: sicchè ben presto, come suol succedere, il segreto di pochi diventò il segreto di molti.

XI.

Intanto, con l'entrar del mese di giugno, sull'uomo d'affari già bastantemente affaccendato, cadevan nuove faccende: quell'anno spirava l'affitto del zu Vito Sala e socio. Tutti i nodi vengono al pettine, anche quello c'era venuto finalmente. E il guaio era che i fittaioli ora avevan da fare col figliolo, assai diverso dal padre: nemico giurato di qualunque bindolo o soverchiatore, non aveva paura, il suo genio era per la campagna, era risoluto a levar loro i giardini, e coltivarli a conto proprio. E que' galantuomini che lo conoscevano, cominciarono a darsi attorno inquieti: e tasta di qua, e domanda di là, vennero in chiaro di qualche cosa.

Però fecero i furbi, finsero di non darsene punto per intesi. Solamente un giorno.... così.... incontrando il proprietario per caso.... gliene fecero una parolina.

Striati la pigliò larga: fece capire che c'era ancora tempo, egli non era ben risoluto sul da fare.... si dovevano visitare i giardini, osservare come li avevano coltivati, se ci avevano fatto quelle piantagioni alle quali s'erano obbligati nell'atto di fitto.... allora avrebbe potuto dare una risposta.

I fittaiuoli ricambiarono un'occhiata.

Epperò, quindici giorni dopo, il zu Vito si presentò allo Striati. Per bocca d'un tizio aveva saputo ch'egli voleva mettere i giardini all'asta, sperando un aumento. Lui veniva, benchè non ci fosse convenienza, a buttar cent'onze sul fitto.... Era proprio perchè ci aveva affezione a que' giardini, c'era stato dodici anni! che quanto a guadagno non ce ne aveva avuto mai. Ora erano gli ulivi che non ne facevano una maledetta, a causa delle brinate, ora le vigne, ora i frutti, ora il santissimo diavolo, Dio glielo perdonasse! il prezzo degli agrumi era calato di molto, i sommacchi non li volevano nemmen regalati.

Allora il progettista non si tenne. Cominciò a parlare per sommi capi dei nuovi modi di cultura, enumerando le diverse forme d'aratri, accennando all'estirpatrici e alle trebbiatrici; dei letami, non dimenticando il guano del Perù; degli allevamenti de' vaccini con pale di fichi d'india, e l'erbe conservate fresche, nelle fosse, a strati col sale; poi, scendendo agli agrumi, disse che voleva sbarbare tutti gli aranci, e mettere in vece limoni; a far ciò, secondo lui, c'era un vantaggio enorme: se ne spremeva il sugo, e s'imbottava, se ne salava la polpa in barili, s'estraeva lo spirito dalle bucce: si mandava il tutto in America dove ce n'era gran richiesta. Disse delle nuove fabbriche per magazzini, che voleva far alzare; de' pozzi artesiani, che voleva fare scavare; e dopo una buona mezz'ora, concluse che i giardini non li dava più, li coltivava a conto proprio. Non perchè fosse scontento de' fittajuoli.... tutt'altro.... ma perchè voleva far gli esperimenti de' nuovi modi di cultura, mediante i quali era sicuro che la sua rendita doveva raggiungere la rispettabile cifra di cinquanta mila lire all'anno.

Il Sala, che l'aveva ascoltato pazientemente, capendo poco in tutti que' garbugli messi fuori con tanto calore, si fece verde come l'aglio; i suoi occhiacci mandarono un lampo sotto alle sopracciglia irsute; ma li abbassò subito di traverso come suo padre, buon'anima, e parve che si calmasse. Fece il maravigliato.

--Coltivare i fondi a conto proprio!... lasciamo andare co' nuovi sistemi, che, col buon permesso dell'eccellenza vostra, io ritengo invenzioni del diavolo, venutoci dalla _Talia_, col _Cacò_, col _telegranfa_¹ ed altre porcherie simili per rovinare la povera gente.... ma con quelli che abbiamo appresi dai nostri nonni.... è una bagattella! ci vogliono danari a palate, e a fare assai, si può riprendere le spese. E poi, o che son per i signori questi sopraccapi? i signori nascono per starsene nelle camere, mangiare, bere e dormire; vostra eccellenza può farlo meglio degli altri; che è ricco, e non lesina sullo spendere. Passa il suo inverno a Palermo, la buona stagione in villa, dove è sempre il padrone, e può divertirsi come crede, senza impicci.... e con la massima sicurezza.... c'è chi veglia sull'eccellenza vostra.... È una gran bella cosa potere stare in campagna rispettato come Dio in persona.... senza ricevere smacchi da nessuno.... senza metter fuori un soldo.... che per la madonna, nessuno deve manco pensare a fargli un torto sinchè i Sala calpesteranno le sue terre! Ma tutte queste chiacchiere non approdarono a nulla. Striati aveva proprio messi i piedi al muro.

¹ Dell'Italia con la strada ferrata, col telegrafo....

Il zu Vito uscì calmo in apparenza, ma la rabbia se lo mangiava vivo.

--Vuoi levarmi il pane, borbottava tra' i denti, vuoi levarmi il pane.... bada a te, carogna, ti leverò la vita!

Era quel tal figlio del curatolo Sala d'Altavilla, giustiziato per avere ucciso barbaramente un padre di sette figli, il quale gli aveva fatto una testimonianza contraria in una causa per un limite divisorio. Al sessanta, profittando di que' momenti d'anarchia, con una combriccola di bricconi pari suoi, assaltato nel cuor della notte il monastero delle Benedettine, avevano violato le più giovani tra quelle infelici, e fatto un grosso bottino. Quietatesi le cose, non spirando più buon vento per lui, gli era parso giusto espatriare, ed era venuto a' Ficarazzi, dove s'era dato al commercio degli agrumi. Non passò molto che si fece scorgere anche lì. Ma un tratto si mise a fare il bacchettone: comprò una lunga corona, prese un'aria di collotorto assai strana in quella sua faccia da lupo, bazzicò in chiesa dalla mattina alla sera.

Che il diavolo si sia fatto santo? pensavano nel paese; ma con uno storcer di muso ognuno mostrava la sua incredulità. Via, non ci poteva esser stoffa di santo in quella birba! E si stillavano il cervello inutilmente. Si capì tutto però quando sposò la sora Vincenzina, un tocco di ragazza nera come la pece, nipote e ganza del canonico Di Lorenzo dicevano le male lingue. Fu con i quattrini che gli lasciò il vecchio avaro che prese in affitto i giardini dello Striati, i quali ora avrebbe potuto quasi comprare, tanto ci aveva guadagnato!

Il zu Vito scendeva le scale lentamente, con le mani dietro la schiena, ruminando nell'anima nera pessimi disegni, quando incontrò la cameriera che veniva dalla cucina col caffè caldo, per servirlo al padrone che soleva prenderlo a quell'ora. Gli venne in idea di parlar della faccenda alla signora.... Da che mondo e mondo le donne hanno avuto molto potere sugli uomini: egli voleva evitare.... sinchè fosse possibile....

Pensò chieder di lei alla cameriera.

--Buona sera, donna Maricchia.

--Serva sua, zu Vito.

--Devo parlare alla padrona, sapreste dirmi dove potrei trovarla?

--Oh, ci vuol poco! è nel giardino col cavaliere.

Nel tono con cui donna Maricchia disse quelle parole, in un certo atto che fece con la bocca, c'era qualcosa d'ironico che non sfuggì a vecchio furbo: e un pensiero ratto come un lampo balenò nella sua testaccia.

--Il cavaliere.... riprese facendo il nesci, è forse quel zerbinotto tutt'attillato, con i baffetti neri, che, si dice, sia un palermitano amico del padrone?

--Già, è lui.... un bell'amico davvero!!

Poi s'avvicinò al vecchio, gli posò una mano sul braccio, e, abbassando la voce, seguitò.

--Devo andarmene, che il caffè si raffredda.... ma certune, m'intend'io, vorrebbero esser squartate vive!... vorrebbero esser squartate vive!

E si fece a salire, barbottando: squartate vive!... squartate vive!...

--Santo diavolo! pensava il fittaiuolo seguitando a scendere lentamente. Ora guarda!...

--Basta, tutti così questi galantuomini!

E fece un gesto chiudendo l'anulare ed il medio.

Il mafioso, come suol succedere, aveva dimenticato le sue.

Egli dovette certo mutar pensiero, poichè non andò più a trovar la signora per parlarle dell'affare, come aveva ideato poco prima.

XII.

Da quella sera in poi chi si fosse trovato ne' dintorni della villa, avrebbe veduto delle novità strane: Brasi Sala il figliuolo del zu Vito, e il socio Lalla, si aggiravano attorno alle mura del giardino, fingendo di cercare delle erbe; di quando in quando davano degli sguardi in qua e in là, poi uno s'allontanava prendeva la rincorsa e con un salto s'aggrappava alla cresta del muro, si sollevava pian pianino sui polsi, e affacciava quel tanto della testa ch'era necessario per potere veder dentro senz'esser visto. La sera era l'istesso armeggio; però quello che prendeva la rincorsa faceva lo slancio più forte, saltava a cavalcione del muro, spiava nell'oscurità, con l'orecchie tese, e si calava dall'altro lato. Il compagno restava ad aspettare appiattato. Quello stava nel giardino due o tre ore, poi ne usciva dell'istessa maniera.

Ciò durò alcuni giorni.

Una mattina il zu Vito Sala andò in casa del notaro Anselmi.

--Il notaro? domandò alla serva ch'era venuta ad aprirgli.

--Non c'è.

--Dove potrei trovarlo?

--Al Casino di compagnia, o da don Perico Spada.

Il vecchio andò da don Perico, poi al Casino; e data un'occhiata dentro la sala, e veduto il notaro che giuocava, aspettò che alzasse gli occhi, e con l'indice aperto gli fece segno che voleva parlargli.

Il notaro lasciò la partita, s'alzò premurosamente e uscì.

--Devo parlarle, gli disse il mafioso. Vengo da casa sua; sarebbe stato mio dovere aspettarla, o tornarci... ma ora che lo trovo qui.... la cosa è d'urgenza....

Ma il notaro, dimenando la sua piccola persona, si sbracciò in complimenti. Non faceva bisogno di scuse, gli dispiaceva anzi che il zu Vito si fosse incomodato.... lo sapeva, egli era tutto per gli amici; per lui poi si sarebbe gettato in mare.

E fattosi serio a un tratto, restò con la testa un po' inchinata sulla spalla, in atto di chi ascolti col più vivo interesse e con la massima attenzione.

Il zu Vito si carezzò la bocca, poi gli raccontò come s'eran passate le cose tra lui e Striati, e lo pregò che volesse andar da quest'ultimo, a fargli intendere ragione.

--Sicuro.... principiò il notaro tutto indignato. Ma l'altro l'interruppe.

Parlò delle cattive annate, del poco o nessun guadagno, concluse che duecent'onze, benchè non ci fosse proprio convenienza, sul fitto ce li voleva buttare; ci aveva affezione a que' giardini, eran dodici anni che ci stava....

--Sicuro!...

--Del resto il padrone si levi di testa quelle pazzie di macchine e modi nuovi di cultura, se non vuol ridursi con una canna in mano.

--Sicuro!... Ci anderò io.... glielo metterò io il cervello a posto a quel matto! Levarsi i giardini per coltivarli a conto proprio! oh, lo stravagante! Egli non lo sa che ci vuole per far ciò.... non ci basterebbe una miniera. E poi, quando si trova uno tanto buono da farvi guadagnare duecent'onze all'anno; mille e duecento in sei anni!

E via di questo tenore, incoraggito de' segni d'approvazione del mafioso, del quale aveva sempre avuta una paura maledetta.

E l'indomani entrò nello scrittoio dell'amico come una bomba: non gli diede tempo d'aprir bocca. Era pazzo!!.. voleva levare i giardini ai Sala e al loro socio Lalla!!.. Lo sapeva con chi aveva da fare? I Sala madrandini di padre in figlio, Lalla poi una tigre nata sputata; vero degno allievo di quel brigante di suo zio che l'aveva preso con sè sin da quando era piccino. «Ammazziamolo» questa parola aveva sempre in bocca quel tristo, e ammazzava davvero anche per un nonnulla.... figuriamoci!... Striati faceva male ad impuntarsi. Egli aveva veduto il Sala il giorno avanti; gli era parso brutto in faccia.... poteva succedere qualche guaio.

Nino lo guardava sorridendo, senza parlare.

Anselmi s'avvicinò, posò le mani sul piano della scrivania, si curvò appoggiandovisi, e continuò:

--Sorridi?... Quando il principe Torres s'incornò a voler coltivare i suoi fondi a conto proprio, gli amici glielo dissero, bada a quel che fai! Ma lui stimò bene fare il sordo. Prende il primo curatolo: bomm.... una schioppettata tra fichidindia, e cade senza poter dire, aiutatemi Cristo! Ne prende un secondo: non doveva essere un minchione quello lì, eh! eppure una mattina che non era ancor giorno chiaro, mentre andava sul posto dove l'aspettavano i giornalieri per mettersi al lavoro, bomm.... una schioppettata di dietro a un muro, e cade anche quello. Chi fu? Vattel'a pesca. Il principe prende un terzo curatolo: era un Beato Paolo che non aveva paura nemmen di Dio: tant'è il terzo giorno gliel'ammazzano! Il risultato fu che quel signore non trovò più curatoli, egli non potè più stare a Palermo, e i fondi restarono incolti. Dovette venderli con gran perdita, e se non li comprava il zu Deco Zara, un osso duro quello, non so come il principe se la sarebbe potuta cavare.

Il povero colonello Verrone, continuò l'Anselmi, dopo un breve silenzio, un po' più animato perchè stizzito dall'eterno sorriso dell'amico che lo guardava sempre senza parlare, levò i giardini ai Manfrici: aveva ragione da vendere; erano affittati per mille e quattrocent'onze, e n'avrebbero potuto dar due mila per lo meno. Usciva poco, mai la sera, stava sempre guardingo. Chiusosi nella camera da letto, qualunque cosa succedesse, non apriva se la serva, una vecchia che stava con lui da trent'anni, non gli facesse il segnale convenuto tra loro: eppure una mattina fu trovato ucciso nella camera da letto!... Il Singardi....

--Li so questi fatti, amico mio, interruppe il giovine con perfetta calma; e appunto per questo levo i giardini ai Sala e compagnia bella.

Il notaro non s'aspettava una risposta simile; meno poi fatta con tanta calma: era le mille miglia lontano dal supporre un uomo di ferro in quel mingherlino: e sì che l'aveva frequentato! Lo guardò sbarrando tanto d'occhi, e con un, oooh! uscitogli proprio dall'anima: e Nino si contentò d'accennar di sì col capo a due riprese.

--È pazzo! continuò l'Anselmi come se parlasse a sè stesso.

--No che non son pazzo.

--Tu vuoi dunque.... Ma via, via, bando agli scherzi; accomodo io la cosa, e con tuo vantaggio: duecent'onze all'anno di più te le fo dare.... per sei anni, fan mille e duecent'onze: proprio mille e duecent'onze trovate.... quel che si dice trovate.

--Nè duecento, nè quattrocento: non è per questione d'interesse che non voglio affittar più i miei fondi. La ringrazio sempre però....

--È forse per le tue solite ubbie d'innovazioni?... interruppe il notaro, che cominciava a scaldarsi.

--Oibò!

--Perchè dunque?

--Perchè.... perchè non voglio.

--Questa non è una buona ragione, e non me n'appago.

--Ma non capisce dunque che quella gente vuol farmi commettere una viltà, ed io non son uomo da commetterne? gridò il giovine animandosi ad un tratto e dando un pugno sul tavolino.

--Una viltà!

--Mi pare.

--Ma nossignore, strillò l'altro più forte, nossignore: perchè aumentano duecent'onze all'anno sul fitto. Tu cedi a un vantaggio, non alla forza.

--L'han saputo abbindolar bene a quel che pare! rispose Striati ritornato calmo, e scrollando il capo. Stia a sentirmi un po'.... Ma sieda prima di tutto, mi fa pena vederlo all'impiedi. Col volere imporsi, con le minacce....

--Ma figlio mio, proruppe il notaro rosso come un gallo, unendo le palme, chi ti ha detto che que' signori vogliono imporsi, chi ti ha detto che abbiano minacciato! ma.... ma.... ma.... Que' tuoi scartafacci ti han fatto uscir di cervello, e sogni un mondo di sciocchezze, santo Dio!... Poi continuò strascicando le parole: Sala venne da me ieri, mi disse umilmente, e con il massimo rispetto, che ti pregassi a non volergli levare i giardini.

--È che lei non li conosce que' birboni, non l'ha studiato come l'ho studiato io.

--Parla tu dunque che li hai studiati, e li conosci, riprese il notaro stringendosi nelle spalle.

--Sì, io che li ho studiati e li conosco! Hanno il miele in bocca ed il coltello a cintola.... A sentirli son poveri diavoli, servi umilissimi del proprietario a cui danno dell'eccellenza: vogliono i giardini perchè ci hanno affezione, e non per idee di guadagno; non ce ne hanno avuto mai. Poi con frasi smozzicate, che pare cadan nel discorso e non ci sian messe ad arte, vi fan capire che dovete fare quello che vogliono loro. Siete stati rispettati, e non lo sarete più, sicchè non potrete venire con sicurezza nelle vostre proprietà; non vi sono state imposte taglie, e vi s'imporranno; non s'è attentato alla vostra vita, e vi s'attenterà!... Canaglia! pretta canaglia!... Ah, son mafiosi? ma lo sarò anch'io se mi mettono con le spalle al muro! Ah, sparano a tradimento? non li temo; mi circonderò d'uomini fidati e coraggiosi, che pagherò bene.... gli darò quello che dovrebbero rubarmi quei ladroni! mi guarderò e ce la vedremo. So sparare anch'io, non credano, anch'io so sparare! E acceso di sdegno, girava intorno uno sguardo terribile, come se già avesse di fronte i Sala e il Lalla.

Il notaro s'accorse troppo tardi d'aver preso un bel granchio nel supporre che avrebbe ottenuto il suo intento più facilmente col metter paura a quel diavolo: tuttavia cercò di rimediare alla meglio. Si strinse nelle spalle. Quelli eran discorsi che non avevano nè capo nè coda: egli voleva ostinarsi a credere che i fittaioli volessero imporsi, avessero minacciato: ciò, glielo ripeteva, non risultava da quello che gli aveva detto il Sala il giorno avanti. Era stato il miglior amico del vecchio Striati, voleva bene a Nino come a un figliolo.... lo sapeva nascere: per questo era entrato in apprensione, e aveva parlato di que' tali fatti deplorevoli.... lo sapeva ch'egli non era uomo d'aver paura; però lo pregava per l'amicizia che lo aveva legato al padre suo, per il bene che gli voleva, a desistere da quel proposito.

Nino scosse il capo risolutamente.

--No, disse poi, non posso. A lei han parlato con moderazione e umiltà, a me han tenuto un discorso misto, nel quale non furono risparmiate allusioni e accorte minacce.... So anche quello che fecero con mio padre. I fondi sono miei, ne posso disporre secondo il mio talento: nessuno ha il diritto d'impedirmelo. Se le condizioni dei proprietari nell'agro palermitano e suoi dintorni sono deplorevoli assai, di chi è la colpa se non degli stessi proprietari? Han cominciato con aver paura, si sono affidati a malfattori per difenderli da' malfattori....

--Sfido io! bisogna pure che ci vada uno ne' suoi fondi: e quando non può diversamente....

--Ah!... per carità non dica di queste cose: il bel risultato che hanno ottenuto! i protettori han capito con che razza di gente avevano da fare, n'han profittato; si sono associati, e a poco a poco i veri padroni son diventati loro.... ciò mi pare che si chiami cader dalla padella nella brace. A costoro bisogna mostrare i denti, o guai.... Io glieli mostrerò! soggiunse poi risolutamente.

Nemmen per quest'altra via arrivava allo scopo il povero notaro; e non sapeva proprio a che santo votarsi. Il guaio era che provava una paura ladra, alla sola idea di dover dare una risposta negativa a quell'uomo che aveva ritenuto sempre una tigre pronta a slanciarsi addosso a chi nulla nulla lo contrariasse.

--Tu gli mostrerai i denti? disse.

--Glieli mostrerò.

--E che otterrai?

--Non lo so, rispose il giovine malinconicamente: forse la mia arditezza scoterà gl'inerti....

--Idee che non stanno nè in cielo nè in terra, amico mio: invece ti daran del pazzo.... qualcuno si restringerà a darti dell'imprudente, ecco, e tutto morirà lì.... E a te resterà il male e il malanno e l'uscio addosso. Ma dimmi un poco, continuò poi unendo l'indice e il pollice a mo d'anello, o come si potrebbe qualificare altrimenti uno che, ammesso ci sia una potente associazione la quale colpisca nell'ombra avendo quasi sempre l'impunità, pensi di volerla combattere solo? Vuoi far tu, quello che non han potuto fare le leggi coadiuvate da tutto quel complesso di forze che si chiama giustizia?

--Lo so: ma se a questa giustizia gli si agevolasse la via; se, come è debito d'ogni buon cittadino gli si desse una mano....

--Già!... un bel metodo quello per buscarsi una schioppettata dietro la schiena!

--Oh!... ma se per fare il proprio dovere si badasse al danno che ne potrebbe venire....

--Nino.... dimmi quel che vuoi, ma non tutti hanno questo coraggio. E qui si voltò, guardò intorno in aria spaurita, e quasi temesse che alle mura e a' mobili spuntassero le orecchie, abbassata la voce in modo che Striati stentava a sentire, seguitò:

--Dai retta a me, lasciamo le chiacchiere da parte.... la nostra condizione è terribile, pur troppo terribile: e noi non possiamo farci nulla.... nulla! Che ne vuoi! il proverbio siciliano dice: il pesce puzza dalla testa: e questo è il caso nostro. Come non si pensa a riformare una polizia inetta in tutta l'asserzione del termine!... Come s'abolisce in fatto la pena di morte che esiste in dritto, quando si tratta di certe tigri che meriterebbero peggio! come s'abolisce! Come si farebbe grazia a un parricida, come si fa grazia agli assassini di Catalfamo! È generoso l'atto, ma non fa al caso. L'indulgenza, dove ci vorrebbe il massimo de' rigori. Intanto la si mantiene per i militari! eh via!... Meno male se ci fosse un'isola qualunque in Affrica o in Oceania, dove si potessero deportare tutti questi birboni: sarebbero come morti per la società non solo, ma una tal pena sarebbe salutare per gli altri, incuterebbe un vero terrore.... E guardatosi un'altra volta intorno, soggiunse: basta, non è il caso di discutere di codeste cose....

E ripreso il tono naturale della voce:

--Nino, te ne prego.... te ne scongiuro....

--Senta, non insista più oltre.... mi fa proprio pena dover negare a lei qualche cosa per la prima volta in vita mia.... ma non se n'abbia a male. Non desisterei dal mio proposito non dico se n'andasse la mia vita, ma quella di mia moglie, de' miei figlioli, se n'avessi.... se anche sapessi che col desistere farei ritornare in vita mio padre e mia madre!

Che fare? Andarsene. E questo fece il notaro, maledicendo in cor suo i coraggiosi e gli ostinati.