Part 17
--Siete voi che suonate il pianoforte?--domandò alla vicina.
--No. E' mio fratello. Lavora in un ufficio di messaggerie. Ma per la musica, è famoso!
A questo punto dalla stanza vicina s'udì la voce di Anne-Marie (che voleva sempre la porta aperta).
--Cos'è quel pezzo di musica che era bello?
Peg rise, ma non seppe dire a quale pezzo alludesse Anne-Marie.
--Ma sì, ma sì,--diceva Anne-Marie nel buio,--un pezzo diverso dagli altri. Un pezzo molto bello.
E poichè la piccina insisteva, Peg disse che andrebbe a domandarlo a suo fratello.
Tornò pochi minuti dopo, accompagnata da un giovane lungo e timido, che venne presentato a Nancy col nome di George.
Anne-Marie intanto continuava a chiamare dalla sua camera domandando il pezzo che era bello; e finalmente George tornò nel suo appartamento, lasciando le porte aperte, e suonò tutta la musica del suo repertorio.
Ma il «pezzo che era bello» non era fra questa, e Anne-Marie si agitò molto.
Peg, e anche Nancy, dissero:
--L'avrà sognato!
Ma Anne-Marie, alla prima nota di ogni nuovo pezzo che George cominciava con molta espressione e molto pedale, gridava:
--No, no, no! Non è quello! Non è quello! Non suonate più! Non voglio sentire quello!
E finalmente pianse e divenne tanto cattiva, che per castigo le due gambe posteriori dell'orso, che ella non aveva avuto ancora il tempo di mangiare, le furono portate via.
Peg e George rimasero un'ora e furono molto cordiali; e partendo promisero di ritornare un'altra sera.
Anche loro vivevano soli. I loro genitori avevano un rancio di pecore nel Dakota.
--Putrido paese, il Dakota,--disse George.--Tutto erba e vento. Per me, non c'è che New York.
E con una stretta di mano presero commiato.
Dopo di ciò, quando il morto signor Johnson faceva più del solito paura a Nancy, essa andava nella camera di Anne-Marie e batteva sul muro con una spazzola. E allora arrivava Peg, a passare la serata amichevolmente con lei.
Spesso veniva anche George, e leggeva ad alta voce i supplementi letterari del «New York Herald». Leggeva specialmente tutte le poesie.
--Eh,--disse sua sorella,--George, per la poesia, è famoso!
George sorrise modestamente, e si passò le ben manicurate dita nei radi capelli.
--Mah!--sospirò,--oggi-giorno dei veri poeti non ce n'è più. Sono tutti morti da un pezzo!
E Nancy disse:
--Temo anch'io che sia così.
--Mamma!--chiamò la voce chiara e sveglia di Anne-Marie traverso la porta socchiusa.
--Sì, cara,--disse Nancy.--Buona notte.
--Mamma,--ripetè Anne-Marie.--Vieni qui.
Nancy si levò e andò da lei.
Anne-Marie era ritta a sedere nel letto.
--Cos'ha detto quello lì?--chiese con voce di tortorella inquisitrice.
Nancy non seppe rispondere. Non capiva.
--Ha detto--disse Anne-Marie, terribile, e scandendo le parole--che tutti i poeti erano morti. Tutti quelli veri. E tu m'hai detto che i poeti non morivano mai.
Nancy sedette sul letto e strinse al cuore la piccola testa morbida e arruffata.
--Ti spiegherò domani,--disse.--E tu non devi ascoltare ciò che si dice nella stanza vicina. Non è una cosa leale.
--Cosa vuol dire leale?
--Onesto,--disse Nancy.
E dopo una lunga spiegazione su ciò che è e ciò che non è onesto, Nancy la baciò e le diede la buona notte.
--Buona notte,--disse Anne-Marie.--E farai meglio di chiudere la porta. Perchè non si può essere onesti, quando si può non esserlo.
E la porta fu chiusa.
L'indomani mattina Anne-Marie domandò subito degli schiarimenti riguardo alla mortalità dei poeti.
--Ecco...--disse Nancy, presa alla sprovvista, avendo dimenticato quell'episodio,--ecco, è così:--e con gli occhi scrutatori di sua figlia fissi su lei, Nancy dovette inventare la sua storia mentre la raccontava, cercando di mettere una nuova immagine nel piccolo libro della mente di Anne-Marie.--Vedi: una volta, il mondo era pieno di rose; ma tutto pieno! I monti ne erano coperti. E allora i poeti vivevano eternamente.
--Sì,--disse Anne-Marie.
--Ma poi, un giorno, certa gente disse al buon Dio: Perchè, buon Dio, avete messo tante cose inutili nel mondo? Le rose, per esempio. A cosa servono? Potremmo benissimo farne a meno, e avere invece più legumi: cavoli, carote....
--Spinacci,--disse Anne-Marie, arricciando il naso.
--Già, spinacci,--disse Nancy.
Vi fu una pausa.
--E allora?--disse Anne-Marie.
--Allora, il buon Dio portò via le rose. Tutte le rose del mondo!... E tutti i poeti morirono.
--Di cosa?--disse Anne-Marie.
--Di silenzio,--disse Nancy.
Vi fu un'altra lunga pausa.
--Sono morti--spiegò Nancy--perchè non avevano più niente da dire.
Anne-Marie aveva l'aria molto triste. Nancy si affrettò a consolarla.
--Allora Iddio tornò a mettere un po' di rose nel mondo, per le piccole Anne-Marie che non amano i legumi (ed hanno torto), e allora--essendovi qualche rosa--anche alcuni poeti tornarono al mondo.
--Ma non quelli veri?
--Forse non quelli proprio veri,--disse Nancy.
--Allora a cosa servono?--chiese Anne-Marie.
Nancy non seppe risponderle. Nancy non sapeva a che cosa servissero i poeti non proprio veri. E d'altronde anche quelli veri, a cosa servivano?
Tutto, nella vita, a cosa serve? I pensieri di Nancy tornarono in dolente fila al suo Libro non terminato. A che cosa avrebbe servito scrivere quel libro? Tanto valeva non averlo scritto.
* * * * *
E questo mio racconto a che cosa serve?....
E' una storia che potevo tralasciar di narrare.
Forse così dirà anche Iddio alla fine dell'Eternità, quando dagli sfasciati firmamenti rotoleranno ai Suoi piedi i mondi spenti, rovineranno le costellazioni infrante, e l'universo, come una foglia avvizzita, davanti a Lui turbinerà nel nulla.
«E' una storia che potevo tralasciar di narrare.»
X.
La Miseria dalle scarne mani, e sua sorella, la Solitudine dagli occhi allucinati, spinsero Nancy nella nebbia di un altro anno sterile e triste. Ed ella andò, mite, con i suoi tacchi storti ed il suo vestito marrone, traverso un'altra estate, un altro autunno, un altro inverno.
Ed ora--ecco l'aprile!
Aldo restava assente talvolta per delle settimane intere. Quando tornava era di umore lieto, e vestiva con eleganza ricercata; ma era pur sempre frugale e parsimonioso in casa, predicando l'economia e ammonendo contro imprudenze e spese.
Anne-Marie andava a un Giardino d'Infanzia, dove andavano anche le bambine del droghiere, e le bambine dell'erbivendola, e le bambine del lattaio. Ed esse amavano Anne-Marie, e Anne-Marie le amava.
Ed ora, ecco l'aprile! L'aprile che, dovunque può, si spinge e penetra. S'avventava tra i pilastri della ferrovia aerea, versando per le vie l'oro del sole. Corse anche nella finestra aperta del tetro salotto nella 82.ma Strada, rovesciando il suo ambrato splendore sulla seta gialla dell'odiato paralume.
A Nancy, sola e avvilita nel suo vestito marrone, aprile disse: «Esci!»
Allora Nancy mise il cappello e uscì. E non avendo alcuna ragione di voltare a destra, volse a sinistra. E dopo aver attraversato tre o quattro vie, non avendo nessuna ragione di voltare a sinistra, volse a destra.
E voltando così, si trovò faccia a faccia con un fattorino di piazza--un ragazzo insolente dal berretto rosso sull'orecchia--che portava un grande mazzo di fiori ravvolti in carta velina. Il ragazzo, dando di cozzo in Nancy, disse:
--Ehi! dove li ha gli occhi?
Aprile disse a Nancy: «Sorridi!»
Nancy sorrise e la fossetta s'incavò.
--Scusi! Mi rincresce,--disse al rude ragazzo. E si scansò per lasciarlo passare.
Il ragazzo la guardò, e poi le fece una strizzatina d'occhio. Era un ragazzo molto insolente.
--Ecco,--disse, cacciando entro le mani di Nancy il mazzo di fiori,--per lei!
Nancy si ritrasse, ma il ragazzo le spinse nuovamente tra le mani il gran pacco avvolto nella carta velina, poi girò sui tacchi e se ne andò zufolando.
Nancy lo rincorse, ma lui correva più presto, voltandosi ogni tanto a guardarla e a ridere. Sparì dietro una voltata e Nancy si fermò, pensierosa e sorpresa.
Scostò un poco, in alto, la carta sottile e guardò i fiori: erano tutte orchidee color d'ametista, e capelvenere! Un mazzo da regina!
Nancy tornò lentamente verso casa, tenendo con ambe le mani i fiori dinanzi a sè. La loro fragile, stravagante bellezza le sollevò lo spirito dalla polvere in cui era prostrata.
Entrò rapida nella sua camera, sfuggendo Minna che era in cucina lavando con fracasso i piatti. Chiuse a chiave la porta della sua stanza, e sedette accanto al letto.
Tolse la carta velina che li avvolgeva, e i meravigliosi fiori, roridi e scintillanti, la salutarono con tremolìo soave.
Tra le corolle giaceva una lettera; la busta portava la sigla di un piroscafo transatlantico. Nancy l'aprì con mani timide.
_«Cara Sconosciuta, vestita di celeste,_
«Mando questa lettera, come un fanciullo manderebbe una barchetta di carta a galleggiare lungo un fiume. Dove andrà? A chi giungerà?
«Parto ora dall'America. Quando i vostri occhi (azzurri? neri? chi sa?) leggeranno queste parole, io sarò già sull'Oceano. La «Lusitania», a bordo della quale vi scrivo, batte e pulsa già verso l'Europa, come un gran cuore impaziente. E forse voi ed io non ci incontreremo mai.
«Ma sono superstizioso. Nella carrozza che mi portava verso il porto or ora, le parole che spesso ho in mente quando viaggio mi suonavano insistenti nel pensiero:
_«Dort wo du nicht bist, dort ist dein Glück.»_
Là, _dove tu non sei_, è la tua felicità!
«Lascio questa terra d'America dove non fui mai felice. Forse perchè la mia felicità era frattanto in Europa, in Asia, o in Australia!
«Ma ora--ora che parto--la mia felicità sarebbe forse qui? Se vado in Europa, non lascio forse la mia felicità in America? Carrozze, battelli e treni non mi stanno portando via da lei? A questa idea ho fatto fermare la carrozza e ho comperato questi fiori.... a caso!
«Arrivato a bordo, ho detto allo «steward» di chiamarmi un fattorino. Ed eccolo qui, che aspetta: è un orrendo ragazzo colla bocca storta. A lui affiderò i miei fiori, questa lettera.... e il mio destino!
«Guardo il messaggero e mi piace di pensare che anche i vostri occhi lo vedranno.
«Ma come, come, o ignorata mia felicità, potremo trovarvi, i fiori ed io?...
«Ecco: dirò al fattorino di fermare la prima incognita che incontra, pur che porti un abito celeste!
«Dunque, siete voi! Buon giorno, felicità! In questa bella mattinata d'aprile voi siete dunque uscita in una veste colore del cielo?
«Io ragiono così: se siete vestita di celeste dovete essere giovane; e se siete giovane, dovete essere felice; e se siete felice dovete essere buona.
«E se siete buona mi scriverete, perchè sono un uomo triste e solitario, un arcigno e inamabile selvaggio.
«Il mio indirizzo è il «Metropole», Londra.
«ROBERT BEAUCHAMP LEESE.»
Nancy mise la lettera sul letto accanto ai fiori. Stette a lungo, colle mani intrecciate, a contemplarli.
Essi portavano un solo messaggio ai suoi occhi stanchi di tante bruttezze, alla sua anima accasciata da tante meschinità: la ricchezza!
Erano fiori che parlavano d'opulenza. Essi appartenevano a un altro ambiente. Avevano sbagliato strada; avevano sbagliato casa.
Se avessero potuto per un istante avere moto e vita, si sarebbero levati--Nancy già se li immaginava!--rialzando le delicate vesti color di viola, e affrettandosi a fuggire dal sordido appartamento.
Nancy poggiò il viso sul letto vicino ai delizianti petali. Chiuse gli occhi e sognò una risposta alla lettera.
La sua fantasia si dilettò a immaginare una risposta fine, spiritosa, sorprendente....
_How shall I hold you, fix you, freeze you, Break my heart at your feet to please you!..._
Sì; gli citerebbe del Browning. E dell'Heine. Pingerebbe di sè una fantastica immagine, nella veste chiarazzurra, su cui le orchidee a tinte di pastello viola poserebbero, fuse in una divina dissonanza di colore.... E (nella lettera!) il suo viso piccolo impallidirebbe sotto un grande cappello di velluto nero, e l'ombra delle lunghe piume le velerebbe gli occhi.... Ah sì! ella si servirebbe del suo ingegno letterario per stupire e incantare questo sconosciuto--lo cingerebbe, lo attorciglierebbe di frasi fini e fiammanti....
Nancy sospirò. Si alzò, e andò al tavolino di bambù, storto e zoppicante; ivi, su un piatto rotto, stava il calamaio; e la vecchia penna d'avorio vi giaceva in demoralizzata familiarità con un portapenne rosso di Anne-Marie.
Nancy prese un foglio della povera carta da lettere rigata di cui si serviva quando doveva domandare in prestito una casseruola a Frau Schmidl, o pregare Mrs Johnson di pazientare qualche giorno. E scrisse:
_Mio signore_,
«I fiori hanno sbagliato. Sono venuti da me, che non ero vestita di celeste.
«La mia veste era bruna».
Sottolineò l'umile parola inglese «brown», e non mise firma.
Però, rileggendo la lettera di lui, e notando che egli diceva d'essere triste e selvaggio e solitario, aggiunse il suo indirizzo.
Egli rispose.
Scrisse sulla busta: Miss «brown», e l'indirizzo ch'ella gli aveva dato. Riconoscendo la scrittura, ella accettò, arrossendo, la lettera dalle mani del postino.
Lo Sconosciuto scriveva:
«Cara fanciulla non vestita di celeste, tornatemi a scrivere....»
Ed ella gli scrisse subito per dirgli che davvero non gli avrebbe scritto mai più.
Allora egli rispose, ringraziandola, e chiedendo se ella non fosse per caso quella tale Miss Brown che egli aveva conosciuto diciotto anni prima, e che era stata così maternamente buona per lui. E che poi--poverina!--aveva avuto anche il vaiolo nero.... Egli si augurava di cuore che ella fosse precisamente quella Miss Brown.
Nancy sentì che doveva scrivere subito per dirgli che non era quella Miss Brown.
E glielo scrisse.
E lì finì la corrispondenza. Almeno, così disse Nancy a sè stessa, tornando su per le strette scale buie, dopo aver impostato questa lettera finale.
Nancy accese il gas nel salotto, e sedette colle mani in grembo. Era sola, quella sera, come tante altre sere. I bambini colle teste grosse la guardavano. E il morto signor Johnson con gli occhi bianchi la guardava. Sul caminetto la piccola pendola sgangherata pareva chiacchierar piano, e affannarsi a sbattere via il tempo in fretta e furia. Nancy l'ascoltava. Il battito continuo, un poco irregolare, si faceva ritmico al suo udito.
Le venne in mente una vecchia rima francese, che pareva battere in tempo coll'orologio:
_La belle qui veut, La belle qui n'ose Cueillir les roses Du jardin bleu._
Era la storia della Bella, che voleva entrare nel Giardino azzurro, e che al mattino passò davanti ai grandi cancelli aperti.
E si fermò di fuori, a guardare.
_La belle qui veut, La belle qui n'ose Cueillir les roses Du jardin bleu._
E a mezzodì ripassò davanti ai grandi cancelli aperti. E si fermò di fuori, a guardare.
_La belle qui veut, La belle qui n'ose Cueillir les roses Du jardin bleu._
Finalmente--quando era già sera--la Bella si disse: «Ora entrerò».
Ma arrivata davanti al giardino, trovò che i cancelli erano chiusi!
_La belle qui veut, La belle qui n'ose Cueillir les roses Du jardin bleu...._
Così chiacchierava piano la pendola sbattendo via il tempo in fretta e furia. E Nancy l'ascoltò. D'un tratto, come per la prima volta, comprese, sentì che la vita passava, che passava rapida e irrichiamabile, e che lei, Nancy, non viveva! Lei era qui, chiusa col morto signor Johnson, ed era morta come lui.
Una subitanea selvaggia eccitazione la invase, come una improvvisa folata di vento, come una fiamma impetuosa che le divampasse in cuore: e Nancy si coprì il volto con un gemito di creatura ferita. Tutto il rimpianto per il suo ingegno sciupato, tutto lo sdegno contro l'avvilente esistenza, tutto l'odio per la povertà che la mutilava, la schiacciava, l'annichiliva, proruppe in quel lamento, tosto soffocato per non svegliare Anne-Marie che dormiva nella stanza vicina.
Ma che cosa faceva lei chiusa qui, come una belva in gabbia?
Ma perchè si rassegnava? Ma che cosa aspettava? Ma dormiva? Era narcotizzata? Paralizzata? Del suo ingegno, che cosa ne aveva fatto? E della sua volontà? Ella dunque si lascerebbe affondare nell'ignominia della miseria, nella vile e inerte disperazione?
La pendola stonata suonò mezzanotte, e Nancy balzò in piedi come alla chiamata di una voce potente. Era la Vita che chiamava. La Vita! Nancy se la sentiva passare accanto, splendida, vertiginosa, come un'amazzone folle, scagliata incontro all'avvenire. E passando chiamava: «Nancy! Nancy!»
Nancy si dibattè per liberarsi dal suo letargo, e gridò alla Vita: «Verrò! verrò con te!»
Vi sono dei caratteri di cui l'evoluzione si fa lentamente, a impercettibili gradazioni, come si schiude una rosa, come un uccelletto mette le penne.
Ma Nancy irruppe in un'ora dalla crisalide dell'incoscienza. Da un giorno all'altro--e per la sola ragione che la sua ora era giunta--la mite e mansueta Nancy non fu più. La passiva anima infantile avvolta nella candida semplicità del Genio, disparve in quella notte. Forse venne a portarla via la Nave dei Sogni della sua infanzia, sulla quale i suoi piccoli amici fantastici, Bel Popò e Menton Fleuri, l'aspettavano ancora....
E forse se ne saranno tornati indietro insieme, fuori dall'esistenza, fuori dai ricordi, salpando nel buio delle cose passate, verso la lontana Isola di Ciò che non è Più.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
«_Caro Ignoto_,
«Quante domande! Non vi basta sapere che non sono nè la ragazza vestita di celeste, nè Miss Brown, ma vi ostinate a voler conoscere il mio nome?
_Che importa un nome? Chiama pur la rosa Con altro nome--avrà men dolce odore?
Che importa un nome?--Chiama pur la Donna Con altro nome--avrà men falso il core?_
«Chiamatemi dunque--se chiamarmi volete--col nome complessivo e fragile e impersonale di--Eva! E pensatemi come la sorella minore della prima Eva, meno curiosa forse e ancor più solitaria.... e tanto amica del Serpente--ormai addomesticato!--da portarlo intorno al collo come un boa, magro e moderno.... E ne' miei occhi tranquilli fluttua la nostalgia del già perduto Paradiso....
«Ma mi fate altre domande ancora: «Siete giovane?»--Sì; ma non d'una giovinezza sconcertante.--«Siete buona?»--Sì; ma non di una bontà affliggente.--«Siete bella?»--Quasi; ma non di una bellezza sconvolgente.
«E vi scrivo, non perchè io sia avventurosa o temeraria, ma perchè l'ora è il tramonto, e il mese è l'aprile.
«E voi siete l'Ignoto».
L'Ignoto rispose. Ed ella gli riscrisse. E nelle sue lettere ella mise tutte le sue frasi più belle, tutti i suoi estri più felici. Gli scrisse molte verità e molte menzogne. Si descrisse a lui quale ella credeva di non essere, ma quale forse inconsciamente ella era. Nelle sue lettere si dava per una principessina viziata, una farfalla frivola, turbinante attraverso la vita con vivide ali....
E scrivendo queste lettere ella venne a poco a poco a somigliare a quella che descriveva. Divenne gaia e spensierata. Si fece prestare denari da Peg, e anche da George che si era innamorato di lei. Che importava? Li ripagherebbe un giorno o l'altro.... Comprò delle vesti eleganti; fece dei debiti; firmò delle cambiali; ebbe ricorso a espedienti dubbii. Tutto l'ingegno che avrebbe dovuto servire al Libro, ella lo prese e lo usò nella sua vita quotidiana; lo sciupò in piccoli imbrogli e inganni, pur di riuscire a strapparsi dagli artigli della povertà che la strangolava, che la inchiodava al suolo.
--Non importa nulla di nulla! nulla di nulla!--diceva lei.
Bisognava togliersi dal fango, bisognava uscirne ad ogni costo. Tornar fuori, in alto, nel sole, con la piccola Anne-Marie; lontano dalle propinquità vergognose e laide, dalla vicinanza dei negri, dalla sordida e spaventosa lotta per il pane quotidiano. Uscirne, uscirne ad ogni costo!
Un giorno--era un afoso pomeriggio di maggio--Aldo non ritornò a casa. Minna era andata a prendere Anne-Marie a scuola, quando un commissionario suonò alla porta dell'appartamento, e a Nancy, che gli aprì, consegnò una lettera in una grande busta sigillata. Si fece firmare la ricevuta e partì rapido.
La lettera era di Aldo. Diceva che gli era capitata la fortuna della sua vita, una fortuna quale egli non se la sarebbe mai aspettata! Ed egli sentiva di non doverla respingere. No, per amore di Nancy, per amore della sua bambina egli sentiva che era il suo sacrosanto dovere di non indietreggiare davanti a un grave sacrificio. Oh, non pensava a sè! Aveva già da tempo rinunciato alle proprie ambizioni, perduto ogni fede nei propri talenti, ogni speranza nel proprio avvenire. No, questo grave passo lo prendeva per lei e per Anne-Marie. Un giorno ella comprenderebbe il suo sacrificio. Un giorno (e qui una lagrima di Aldo aveva macchiato le parole) ella gli aprirebbe le braccia perdonandolo, ringraziandolo, benedicendolo... Intanto accludeva cinquecento dollari. E che Nancy ne avesse cura perchè cinquecento dollari non sono una parola. Sono duemila cinquecento franchi. E farebbe bene a prendere quell'appartamento disopra che costava meno; e a pagare otto dollari invece di dieci al mese a Minna, che sarebbero ancora fin troppi!... E coraggio! che probabilmente tra pochi mesi tutto sarebbe a posto, e sarebbero tanto felici. E addio, addio! Che i santi la proteggessero! Che il buon Dio guardasse lei e Anne-Marie! Ed oh! pregassero per lui, che era per sempre il loro infelice Aldo.
Nancy sedette rigida e stupefatta con la lettera e i cinque biglietti da cento dollari in mano.
Aldo non sarebbe tornato! Non tornerebbe più. Le aveva lasciate sole, lei e Anne-Marie; sole ad affrontare la vita.
Tutto quel giorno Nancy portò il suo cuore freddo e greve come una roccia nel suo petto delicato.
Quando fu notte andò nella camera di Aldo. Si guardò attorno. Davvero era una meschina e miserabile stanza. Tutto in essa--dalla finestra coi vetri rotti che dava su un muro umido, alla porta sverniciata che non chiudeva; dal tappeto logoro, all'ottomana sudicia e storta; dal caminetto col pezzetto di specchio appoggiato al muro, alla catinella rotta--tutto, tutto era orribile, tutto spingeva a fuggire e a non ritornare più.
E guardandosi attorno in quella camera deserta, Nancy si sentì pungere gli occhi da ardenti lagrime di compassione.
Povero Aldo! Così decorativo, così estetico, così inetto alla lotta per l'esistenza! Dunque non sarebbe tornato più. Dopo tutto, come biasimarlo? Che cosa trovava quando veniva a casa? Queste bruttezze, queste meschinità. Null'altro.
No, null'altro. Non l'amore. L'amore che li avrebbe sollevati e aiutati attraverso le angoscie e le avversità, non era più nel cuore di Nancy.
L'amore che essa aveva avuto per lui, e ch'ella si era compiaciuta di figurarsi come un epico e trionfante arcangelo, forte e armato, non era stato dopo tutto che un piccolo spettro, frale e sensitivo--mezzo bimbo, mezzo fantasma--e ferirlo era ucciderlo. E i Fati si erano divertiti a lapidarlo e a crocifiggerlo, questo amore; l'avevano percosso e calpestato; l'avevano trascinato per squallide vie e per scale sudicie, l'avevano soffocato sotto a mucchi di bruttezze.... Ora che Nancy osava guardarlo in faccia, vide che già da gran tempo era morto.
E per Aldo non ebbe che pietà.
Trasse da sotto il letto il suo vecchio baule, e vi ripose con rimorso e compassione le cose che gli appartenevano: i suoi pochi libri; le sue spazzole e il suo pettine rotto; le vecchie scarpette di vernice che portava in casa invece di pantofole; qualche pacco di sigarette.
Quando, aprendo il suo armadio, vide che era quasi vuoto, e che Aldo aveva già portato via tutti i suoi abiti nuovi, ella ebbe un piccolo sorriso triste. E ricordò ch'egli le era parso molto pallido quando quel mattino le aveva detto addio.
Come aveva fatto a procurare quei cinquecento dollari per lei? Da chi?
Allora, subitamente, Nancy s'inginocchiò.
Accanto al baule aperto di Aldo e alle sue povere vecchie cose, Nancy pregò per lui come egli nella sua lettera l'aveva pregata di fare.