I coniugi Varedo

Chapter 7

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Dopo aver accennato alle condizioni precarie del Gabinetto e passato in rivista quelli che, secondo lui, avevano maggior probabilità di raccoglierne la successione, egli soggiunse:--L'uomo indicato per la Presidenza del Consiglio, quello a cui credo del resto che si rivolgerebbe subito la Corona, è San Giustino. Me ne appello a Bardelli che ha letto il suo ultimo discorso...

--Eh sicuro--confermò l'assistente;--un discorso magistrale.

--Il suo e il mio--ripigliò Varedo--serbate sempre le debite proporzioni, furono i due maggiori successi di questo scorcio di sessione... Ah, era un pezzo che non si sentiva alla Camera un discorso come quello di San Giustino, così organico, così ricco d'idee e di soda eloquenza.

--Di dov'è San Giustino?--domandò Diana.

--È toscano... Ha la lingua, ha l'accento, beato lui!

--È giovine?

--Avrà quarantadue o quarantatre anni. E non è di quelli che abbiano fretta. È dei pochi che non parlano quando non abbiano qualcosa da dire.

--Ha famiglia?

--È vedovo... ha due figliuole in collegio... e un nipote, certo Quinzani, figlio d'una sorella, un bravo giovine, dottore in legge, che vuol percorrere la carriera dell'insegnamento. Ha già qualche pubblicazione pregevole... Anzi, Bardelli, appena sarò a Roma farò ch'egli le spedisca una copia di una sua memoria di diritto internazionale... È molto ben fatta...

--Grazie.

--Con San Giustino--seguitò Varedo ch'era in vena di confidenze--ci siamo legati d'amicizia in questi ultimi mesi... Egli dice sempre che se andasse al potere si affretterebbe a offrirmi un segretariato.

--Capo di gabinetto forse?--chiese Bardelli.

--No, no, che diamine?... Sottosegretario di stato... ch'è il modo di mettersi in vista per esser ministro a una prossima occasione... Te ne stai lì incantata, Diana? Non ti sorride l'idea di esser _sottosegretaria_ di Stato fra un anno, e _ministressa_ forse tra due? Dov'è il bel fervore d'un tempo?... Ti ricordi delle serate al Caffè Roma, di quando mi sostenevi valorosamente nella lotta contro i colleghi arrabbiati i quali non ammettevano che un galantuomo, che uno scienziato potesse aspirare alla vita politica?... Hai mutato parere?

Prima che sua moglie rispondesse, Alberto soggiunse celiando:--Sarebbe un _chassez-croisez_, perchè han mutato parere anche loro, i colleghi arrabbiati. Di due, Blevio e Sarioli, si sa benissimo che cercano un collegio per mare e per terra e che non è colpa loro se non l'hanno trovato, e gli altri non devono poi averla a morte con quei poveri uomini parlamentari, se mi tempestano di lettere (Bardelli n'è buon testimonio) per ottener favori e decorazioni.

--Ebbene--disse Diana,--ho paura proprio che tu abbia ragione, che sia un _chassez-croisez_.

--Davvero?--fece Varedo con una risatina forzata.--Dunque ti dispiace ch'io abbia in così poco tempo conquistato un posto onorevole alla Camera?

--Oh--ella interruppe protestando,--non dare questo significato alle mie parole... Come può dispiacermi?... Ma io penso che anche fuori della Camera la tua riputazione non poteva che crescere... Meno assorbito dalla politica, ti saresti consacrato con tanto più fervore alla scienza...

--E ti pare ch'io l'abbia abbandonata la scienza?

--Neanche per sogno; ma il tempo che si dà ad una cosa non si può dar all'altra.

--Eh, del tempo ce n'è d'avanzo... Basta volere. In quanto alla scienza, io le faccio tanto di cappello, e la coltivo secondo le mie forze... Ma la scienza deve esplicarsi nell'azione, e non è coi bei libri che si manda avanti l'umanità.

Diana tentennò la testa.--Va poi avanti?

--Vede, Bardelli, quel che sono le donne--ribattè Alberto Varedo rivolgendosi al suo assistente.--Scettiche e superstiziose... Credono, se occorre, ai miracoli della Madonna di Lourdes, e diffidano del progresso, diffidano dell'influenza che gli uomini d'ingegno e d'energia esercitano sui propri simili.

--Avrò torto--disse Diana facendosi umile.--Forse in fondo alle mie querimonie non c'è che il rammarico di veder quasi sciolta la nostra famiglia.

--Quasi sciolta?--esclamò Varedo.--Che esagerazioni! Come se anche lontano io non fossi con voi? Come se le mie assenze si prolunghino mai oltre un certo limite?... Naturalmente, se un dì o l'altro appartenessi al Governo, queste mie gite a Torino sarebbero molto difficili; ma allora ci sarebbe un rimedio, verresti tu pure a Roma con Bebè.

--Tu lasceresti l'insegnamento?

--In via provvisoria... come si fa sempre, il giorno in cui si abbandona il potere si riprende la cattedra.

--Vedi se val la pena di spiantar casa!... Per quello che durano i Ministeri in Italia!... Questo qui ha poco più di due anni e trovate che ha già vissuto troppo.

--Sfido io... Quel povero Crugnoli ha perso la bussola... E ha certi collaboratori... Oh, Bebè!

Bebè, la cui comparsa arrestava sulle labbra paterne il panegirico dei collaboratori di Crugnoli, veniva in tavola, come d'ordinario, alle frutta e l'Irene, dopo averla portata in giro acciocchè tutti la baciassero, l'accomodò nel seggiolino accanto alla mamma.

Le manine della bimba si protesero subito con energia verso la fruttiera.

--Or ora, or ora--disse Diana prendendo alcune ciliege e levandone il nocciolo... Ecco... Apri la bocca, Bebè.

Ma Bebè non voleva essere imboccata, voleva mangiar da sè; ciò che diede luogo a una breve contestazione tra madre e figliuola.

E poichè Bebè principiava a strillare, Varedo si turò gli orecchi con le dita.

--Zitto, Bebè!--disse Diana.--Il papà non vuol sentir piangere le bambine.

L'ammonizione ebbe un effetto salutare; Bebè trattenne le lacrime e borbottò:--Papà citto.

A forza di sentirsi ordinare di star zitta in presenza del suo babbo ell'aveva finito con l'affibbiare questa specie di nomignolo all'autore de' suoi giorni.

Senza più curarsi di lei, il professore si voltò verso Bardelli per domandargli se avesse finito la traduzione di certi passi d'una recente opera tedesca.

--Fra tre o quattro giorni--rispose l'assistente--le spedisco ogni cosa.

Varedo parve sconcertato dall'annunzio.

--Ah, Bardelli mio, questa volta ha dormito.

--È una cinquantina di pagine fitte, sa, professore--osservò l'altro, scusandosi.--E io non supponevo che lei partisse così presto...

--Appunto, non lo supponevo neanch'io... È una disdetta, perchè io speravo di legger quella traduzione in strada ferrata.

--Domani?... Com'è possibile?

--Eh, pazienza....

Desolato, Bardelli ripigliò:--Se fosse per domani sera potrei forse....

--No, è inutile... Quando non l'ho per domattina...

Bardelli si grattava la nuca.--Per domattina?... A che ora parte la corsa?

--Alle 8.55. Ma le ripeto che non importa.... Invece mi porti il libro alla stazione.... Ci darò un'occhiata durante il viaggio... Non ho col tedesco la famigliarità che ha lei, ma lo intendo benissimo.... E a Roma, in caso di bisogno, incaricherò della versione Quinzani che ha studiato a Lipsia.

Questo nome di Quinzani, ripetuto dopo un così breve intervallo, destò nell'animo di Bardelli un sentimento istintivo di gelosia.

--Aspetti, aspetti, professore... Ancora non è detta l'ultima parola.

--Cioè?

--Non so, non m'impegno, ma, ripensandoci su, trovo che le 8,55 di domattina sono lontane.

Diana, che stava facendo il caffè con la macchina, alzò gli occhi verso Bardelli.

--O che vorrebbe patir la notte?

--Forse non sarà neanche necessario; basterà andar a letto un'ora più tardi e alzarsi un'ora prima...

--Ma Alberto, tu non devi permettere--insistè Diana; e intanto con uno spillone stuzzicava il lucignolo sotto la macchina. Bebè stendeva i suoi cubi sulla tavola, meditando qualche grande opera architettonica.

Varedo si mise a ridere.--Non si tratta di permettere o non permettere. Bardelli è fuori di minorità... Io non esigo nulla... S'egli non può portarmi la traduzione, mi riporti il volume.... senza cerimonie.

--Avrà la traduzione, professore--dichiarò Bardelli.--Ormai mi pare di poter dargliene l'affidamento.

--Oh--disse Varedo accendendo un sigaro per sè e offrendone uno al suo interlocutore,--quel libro io l'ho sfogliato e son persuaso che non abbia nulla di nuovo. Ma quei tedeschi son così pedanti che un autore il quale non tenesse conto delle loro ultime pubblicazioni avrebbe per questo solo avversa tutta la critica. E in ogni modo io desidero che la mia opera, almeno nell'esposizione delle varie dottrine, sia completa ed esauriente.

L'onorevole si stropicciò le mani in aria d'uomo contento di sè.--Ella lo sa benissimo, Bardelli, nel primo volume di cui ho consegnato giorni fa l'ultime pagine all'editore, io prendo in esame coscienzioso e sereno lo stato presente della questione. Ipotesi ottimista, ipotesi pessimista, imperativo categorico di Kant, spiritualismo, naturalismo, positivismo, evoluzionismo, tutti insomma i sistemi principali della morale contemporanea sono riassunti e discussi. Il secondo volume sarà consacrato interamente allo svolgimento della teorica del dovere che io faccio derivare dalla trasformazione dell'egoismo gretto primitivo in egoismo illuminato e dell'egoismo illuminato in altruismo. Così...

--No, non si regge--interruppe Bardelli facendo per alzarsi dalla sedia.

Ma il professore, un po' piccato, lo trattenne pel braccio.

--Come non si regge?... E che cosa guarda?

È forza riconoscere che Bardelli, perduto assolutamente di vista l'imperativo categorico, fermava la sua attenzione sopra una minuscola torre di Babele che Bebè andava via via erigendo co' suoi cubi e che minacciava rovina.

In fatti, _patatrac_, l'edifizio precipitò con fracasso sulla tavola e Bebè, rossa in viso ed irritatissima, se la prese coi cubi e cominciò a scagliarli di qua e di là per la stanza.

--O Diana--gridò Varedo--a che cosa badavi?

E con le palme aperte si riparava dai poco pericolosi proiettili.

--Badavo al caffè--rispose tranquillamente la signora, mentre, senza scomporsi, imprigionava nelle sue le manine della bimba.

--Il caffè ce lo manderai nel mio studio--disse l'onorevole levandosi da tavola.--Venga di là, Bardelli. Ripiglieremo in pace il nostro discorso... Non sente che strilli?

Bebè che non s'era potuta sfogare col bombardamento si sfogava urlando come un'ossessa. E nella sua disperazione invocava il soccorso del suo amico Bardelli.--_Elli, Elli!_

--Se provassi io a quietarla,--insinuò questi, timidamente.

--È matto?--saltò su Varedo.--O che fa la bambinaia, lei?... Venga, venga con me.

I due uomini si mossero, ma Diana li arrestò con un gesto.

--È inutile, Bebè cede il campo. La porto io dall'Irene e torno subito a versare il caffè ch'è bell'e pronto.

Così dicendo, ella uscì con la piccola ribelle che si divincolava invano e che tra minacciosa e implorante esauriva tutto il suo vocabolario.--No... Mamma... _Elli_... Più... Papà _citto_.

Alberto Varedo si rimise a sedere, accavalciò le gambe e con l'impassibilità olimpica di Farinata degli Uberti, non turbato dall'interruzione di Guido Cavalcanti, riappiccò la conversazione filosofica al punto in cui l'aveva lasciata.

--Io parto da questo concetto. La tendenza intima dell'essere si manifesta sotto due aspetti apparentemente contrari, l'egoismo e la simpatia. L'istinto personale della conservazione, estendendosi da un individuo agli altri individui con cui egli è in rapporti, basta a...

--Se prima beveste il caffè?--propose Diana ch'era rientrata tacitamente nel salotto da pranzo e aveva ripreso il suo posto.

Il professore fece un gesto d'impazienza.--Beviamo pure questo caffè, ma dopo passeremo nella mia camera da studio.

--Ecco--balbettò Bardelli posando sulla tavola la chicchera offertagli dalla padrona di casa--ecco.... se mi permettesse....

--Che cosa?

--Dovendo finire quella traduzione...

--Ah, quella del libro tedesco?... Ci tiene proprio a finirla lei?

--Sì, professore, le confesso che sarebbe per me un gran dispiacere che altri vi mettesse le mani....

--Se le sta a cuore davvero, faccia come crede...

Bardelli vuotò in fretta la chicchera e si alzò.

--Grazie... Allora vado... La signora Diana mi scusa...

--Io?... S'immagini... Piuttosto non s'ammazzi per lavorare.... Alberto, hai un assoluto bisogno di quella traduzione per domattina?

--Ma no... Quello di cui ho bisogno è il libro... Ho già detto a Bardelli che la traduzione posso farla fare a Roma da Quinzani.

Ancora Quinzani! Tre volte Alberto Varedo lo aveva nominato nel corso di quella sera, e ogni volta Bardelli ne aveva risentito una impressione oscuramente penosa.

--Alle 8.55 sarò alla stazione col manoscritto--egli disse prendendo commiato.

Dopo ch'egli ebbe rinchiuso l'uscio dietro di sè, Diana si rivolse a suo marito.

--Povero Bardelli! Lo appoggerai al primo concorso.

Varedo sorrise.--Oh i ragionamenti delle donne! Perchè ci è devoto, perchè ci è affezionato.... del resto anche noi gli usiamo molte attenzioni... deve aver i titoli per vincere un concorso universitario...

--Ma li ha, i titoli.

--Può darsi.... Bada però che non è mica un'aquila.

Diana sbarrò tanto d'occhi.

--Se lo lodavi sempre?

--È un bravo giovine, è un giovine colto, studioso, ma non è un'aquila... E poi prometteva di più di quello che non ha mantenuto.

Diana non soggiunse verbo:--Bardelli è un debole e un sentimentale--ella pensava.--Sarà schiacciato dai forti.

X.

Nella bottega dell'orefice.

Era una domenica di luglio e stava per sonare il mezzogiorno. Uno dei garzoni si avvicinò al padrone e chiese:--Si deve chiudere?

--Chiudete pure--rispose Girolamo Bardelli.

Una signora vestita a bruno, ch'era in compagnia d'un fanciullo fra i sei e sett'anni e ritta dinanzi al banco chiacchierava confidenzialmente con l'orefice, esclamò:--Diamine! È così tardi?... Vado, vado... Su, Pinotto...

--Eh, non c'è fretta, signora Merlini--disse Bardelli.--Prima di tutto a chiudere ci vogliono dieci minuti... Poi si può uscire per la porticina di dietro: e in fine si può anche restare, perchè io resto.

Pronunziate queste parole, Girolamo Bardelli diventò rosso come un papavero, perch'egli era timidissimo col bel sesso, e una proposizione siffatta gli pareva il colmo dell'audacia, quantunque dovesse capire che la presenza di Pinotto era una salvaguardia contro tutti i pericoli.

La signora Merlini sorrise maliziosamente.--Eh, signor Bardelli, che direbbe il mondo?... No, no, me ne vado... E siamo intesi... Occorrendo, posso fare assegnamento su lei per la stima di quei pochi oggetti...

--Ma per qualunque cosa, si figuri...

--Già se non potessi proprio fare a meno di venderli, verrei qui... Lei non è uno speculatore, è un amico....

--Questo sì, ma speriamo che non abbia bisogno...

--Eh, una povera vedova con un figliuolo da educare, non si sa mai... Una gran brutta condizione, caro signor Bardelli, quella d'una vedova che sia ancora abbastanza giovine e che voglia restar ligia al proprio dovere... Se non è un mostro--e la signora Merlini ebbe un gesto che significava: «Io non sono tale;»--se non è un mostro, degli appoggi ne trova in quantità; ma a qual prezzo?

Questa volta l'orefice arrossì per conto della signora Merlini e balbettò:--Pur troppo gli uomini sono raramente disinteressati.

Ella lo interruppe.--Ce ne sono però; siamo giusti. Ce ne sono e ne conosco anch'io... molto da vicino....

Così dicendo, la vedova porse al signor Girolamo una mano bianca e grassottella ch'egli prese con delicatezza in una delle sue, mentre con l'altra accarezzava i capelli di Pinotto.

La signora Merlini puntò sul banco tutti e due i gomiti e chinandosi verso Bardelli sussurrò a bassa voce:--C'è una cosa ch'io non riuscirò mai ad intendere.

--Ed è?

--Perchè gli uomini migliori non si facciano una famiglia.

La onesta curiosità della signora Merlini rimase inappagata, perchè giusto in quel momento due persone irruppero nella bottega che i garzoni non avevano ancora finito di chiudere. Era la signora Marianna Bardelli in compagnia del figliuolo Eugenio.

--Scappo--disse la vedova ripigliando la posizione verticale. E soggiunse in un soffio:--Stasera alle nove conduco Pinotto a prendere una boccata d'aria al Valentino.

Indi, voltandosi verso i nuovi arrivati.--Buon giorno, signora Bardelli, come sta? Buon giorno professore... Pinotto, da bravo, levati il berretto. Questi ragazzi non imparano mai la creanza.

Scambiati i saluti, la signora Merlini uscì rapidamente, tenendo a mano il figliuolo.

La signora Bardelli la seguì con uno sguardo sospettoso e malevole.--Che civetta!

--Oh Dio--obbiettò l'orefice.--Non vedo...

--Civetta sopraffina--ribadì la madre.--E come si dipinge gli occhi!

--Non mi pare...

--Tu non te ne intendi, caro mio... E bazzica molto in questa bottega, la signora.... Grandi affari, ha...

--Desidera ch'io le stimi degli oggetti d'oro...

--Uhm!... Son donne da starne lontani le mille miglia.... Basta, spero bene che non cascherai nella rete...

--Oh mamma, che idee!--E mutando discorso, domandò:--Hai da parlarmi?... Anche tu, Eugenio?

A un cenno affermativo degli interrogati, egli si rivolse ai garzoni:--Andatevene pure e date i catenacci anche per di fuori... Io uscirò dalla porticina di dietro, e chiuderò a chiave da tutte e due le parti.

Quando non ci fu più nessun estraneo, Girolamo Bardelli precedette sua madre e suo fratello nella retrobottega ove spirava un po' d'aria, li fece sedere e disse:--Che cera scura avete! Ci son dei guai?

--Pur troppo--sospirò Eugenio.

La signora Marianna gli diede sulla voce--Oh, lui esagera sempre. Certo ch'è una cosa sgradevole.

--Ma spiegatevi, in nome del cielo--insistè Girolamo.

Eugenio tirò fuori una lettera dalla tasca del soprabito, e la consegnò a suo fratello.--Leggi: è del professore Varedo.

Con molte circonlocuzioni, Alberto Varedo scriveva da Roma a Bardelli ch'era dispiacentissimo di non poter conservargli il posto di assistente che egli occupava già da due anni. Questi posti destinati a essere un utile tirocinio pei giovani aspiranti all'insegnamento non erano mai dati a perpetuità allo stesso individuo; anzi molti professori ad ogni nuovo anno scolastico prendevano un assistente nuovo. Egli, Varedo, aveva resistito fino allora alle molte sollecitazioni che gli venivano fatte, e se adesso aveva ceduto non era certo per mancanza di stima e d'affezione verso Bardelli alla cui opera efficace si onorava di render giustizia; era soltanto per non incorrer nell'accusa di favoritismo. Sperava che questa deliberazione non sarebbe stata presa in mala parte dal suo valido collaboratore col quale egli si riprometteva di mantenere intatti i rapporti di amicizia personale e di fratellanza scientifica.

--È una bella lettera, non si può negarlo, una lettera che si potrebbe metter in cornice come qualunque diploma--osservò la signora Bardelli facendosi fresco col ventaglio.

L'orefice ripiegò il foglio, lo rimise nella busta e lo restituì a Eugenio, dicendo:--Sì, la lettera è gentile, ma...

--Ma la conclusione si è che ho perduto il posto--continuò l'assistente.--Lo so benissimo che non son posti conferiti a perpetuità, e nemmeno io potevo pretendere di esercitar questo ufficio fino alla consumazione dei secoli. Aspettavo sempre che s'aprisse un concorso a qualche cattedra della mia materia o di materia affine... Quello che mi pesa di più è il modo.... Perchè il professore non m'ha detto niente l'ultima volta che ci siam visti? Perchè, volendo mutare, non ha scelto uno dei giovani usciti dalla nostra Università? Perchè mi dà per successore un certo Quinzani che ha fatto i suoi studi parte a Pisa, parte a Lipsia, e che qui non si conosce punto?...

--Nella lettera non c'è nessun nome--interruppe Girolamo.

--Quest'è il peggio... Il nome l'ho saputo all'Università a cui il professore Varedo l'ha comunicato per le formalità d'uso.... Quinzani! Una assoluta mediocrità che ha pubblicato una memoria insignificante di diritto internazionale... Ma è nipote d'un uomo politico...

La signora Bardelli che aveva la pretesa di esser una donna pratica e positiva rimise in carreggiata la discussione.

--Son chiacchiere vane... Sia uno o l'altro il successore, è lo stesso. L'essenziale è d'intendersi sul _quid faciendum_. Eugenio crede che ormai sia inutile qualunque passo per far recedere il professore Varedo dalla deliberazione presa.

--Inutilissimo.

--Sarà. A ogni modo è necessario rispondere. E poichè il professore mostra tanta amicizia, tanta deferenza, bisogna coglier la palla al balzo e sollecitare il suo appoggio in un prossimo concorso... Non ho ragione, Girolamo?

--Sì.... veramente--rispose il figliuolo maggiore....--Ma c'è questo concorso?

--Pare che il Ministero si deciderà ad aprirne uno a Bologna--disse Eugenio Bardelli.

--Non c'è dubbio--ripigliò la signora Marianna con l'usato ottimismo--non c'è dubbio che il professore favorirà la tua nomina... È una specie d'obbligo morale per lui... Io però farei qualche cosa di più... Io senza perder tempo andrei a visitare la signora Diana, ch'è in villeggiatura sul Lago Maggiore fra Stresa e Belgirate, e la pregherei di patrocinar la mia causa... Quella è un angelo...

--Oh sì, sì--esclamò Eugenio con enfasi.--E m'ha anche invitato ad andarla a trovare... Gli è che non vorrei cascare in un giorno che ci fosse il professore.

--Perchè? Se ci fosse, meglio. Vi spieghereste a voce. Ma già ora è a Roma... E poi ci s'informa.

Non ci volle molto a persuadere Eugenio Bardelli dell'opportunità di questa visita. Più ancora che del posto perduto egli si crucciava all'idea di non poter frequentare la casa Varedo con la solita intimità, e gli pareva mill'anni di assicurare la signora Diana che i suoi sentimenti per la famiglia erano inalterati, e che, assistente o no, egli era sempre al servizio di lei, del professore e di Bebè.

Adesso la loquace signora Bardelli venne al nocciolo della questione. Se Eugenio non aveva il posto, naturalmente egli non riscuoteva neanche lo stipendio.

L'orefice capì a volo.--Quant'era?

--Una miseria. Cento lire al mese--replicò la madre.--Ma gli bastano pel suo vestito, per i suoi libri, pe' suoi minuti piaceri... Un giovinotto non può star senza un centesimo in tasca... Se davo retta a lui, non te ne parlavo...

--No, proprio--disse Eugenio mortificato. Tu hai tutto il carico della casa sulle spalle.

Girolamo sorrise con bontà.--Non pensare a questo, oggi.... Tu avrai col tempo la tua brava cattedra e sarai indipendente. Frattanto per quel che occorre, son qua io.

Mentre Eugenio, commosso, si profondeva in ringraziamenti e la madre tributava i dovuti elogi alla bontà del suo primogenito sempre disposto ad aiutare i fratelli, Girolamo faceva tra sè e sè alcune giudiziose considerazioni.--Già io non ho inclinazione pel matrimonio, ma se pur ne avessi, sfido io a prender moglie fin che questi benedetti ragazzi non siano sistemati.... E la signora Merlini non capisce la ragione per cui certi uomini vivono scapoli.... Gliela spiegherò io la ragione, stasera, al Valentino.

--Girolamo!--riprese con qualche esitanza la signora Marianna.

Egli si scosse e credendo ch'ella volesse andarsene disse pronto:--Eccomi qua. Vi faccio uscire per la porticina.... Io rimango un paio d'orette sinchè ho finito un lavoro.

La signora Bardelli, impacciata contro il suo solito, accennò negativamente col capo.

--No.... Abbi pazienza... Dovrei dirti ancora qualche cosa....

--Oh Dio!... Altre disgrazie?

E l'orefice interrogò con lo sguardo Eugenio che teneva gli occhi fissi al suolo.

La madre intervenne pronta.--No, no, lui non c'entra.

--Paolo allora!... Ha da gettare dei nuovi quattrini nei suoi progetti colossali?

--Oh Girolamo--saltò su la vecchia signora in tuon di rimprovero.--Tu pure diffidi del genio di Paolo?... E sì che presto o tardi quello farà strabiliare il mondo.

Girolamo mise un sospirone.--Aspetta cavallo che l'erba cresca.

--Oh--ella seguitò con amarezza,--lo sa il povero Paolo, lo sa, che i primi a dubitare di lui sono i suoi fratelli... Meno male Eugenio che non ha l'obbligo d'intendersene d'arte. Ma tu...