I coniugi Varedo

Chapter 13

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Ed ella raccontò come fra Girolamo e Paolo non ci fosse buon sangue da un pezzo, e come ora, pur troppo, fossero in lotta aperta. Paolo, già la signora Varedo lo sapeva, s'era sposato con quella modella, e questo aveva fatto montar sulle furie il fratello primogenito che non aveva nemmeno voluto conoscere la cognata... Oh Dio, non era stato un bel matrimonio, quello di Paolo... ma quando ci son _delle conseguenze_, che via di uscita c'è?... Il dovere è il dovere, e Girolamo aveva torto a non persuadersene... Il peggio era che la fortuna seguitava ad accanirsi contro il povero Paolo, un artista di tanto valore!... Il pubblico non lo capiva, le commissioni non venivano... e intanto... bisognava ben vivere con la moglie e un bambino... bisognava pagar la pigione dello studio, e la creta e il marmo per lavorare... Girolamo, così generoso con la sua mamma e con Eugenio, quando si trattava di Paolo, diventava un basilisco, protestava di non voler più spendere un soldo.

--E ha torto, ha torto marcio--continuava la signora Marianna che prendeva l'imbeccata dal suo beniamino--perchè, come dice Paolo, quello che c'è in bottega non è mica tutto di Girolamo, e la divisione dell'eredità paterna non è mai stata fatta... Se Girolamo non vuol più aver rapporti con suo fratello Paolo gli renda i conti e gli dia la sua parte.... Oh sì, Girolamo, a toccargli questo tasto, va in furia... Sicuro, li renderà i conti, mostrerà che Paolo ha avuto due o tre volte tanto quello che gli compete... ma, per maggior garanzia, esige che ci sia di mezzo il tribunale... Pensi, signora Varedo, andar per le mani dei tribunali, esser su tutte le bocche... una famiglia come la nostra!... Paolo, poveretto, m'aveva incaricato d'una proposta conciliativa... Non si discorra del resto, ma almeno si venda d'amore e d'accordo quel famoso calice che rappresenta una bella sommetta e che non c'è sugo di tener sempre chiuso in una cassa forte... C'è un Inglese che lo pagherebbe perfino seicento sterline... Via, è giusto dar un calcio alla fortuna? Le cinquemila lire e più che toccherebbero a Paolo sarebbero una manna del cielo per lui; gli permetterebbero d'aspettar le ordinazioni senza domandar la carità a nessuno... Ebbene, come crederebb'Ella che Girolamo abbia accolto una proposta così ragionevole? Pareva che gli avessi offerto il disonore. M'ha minacciato di regalar il calice al Museo, di disseccare il negozio e di andarsi a stabilire in America... Paolo poi, che non è un minchione, protesta di non voler cedere alla prepotenza, e dichiara che farà metter il sequestro su quel calice che Girolamo non ha nessun diritto di regalare... A questo punto siamo, madama Varedo..., alle liti, ai sequestri, alla carta bollata... Tra fratelli!

In altri tempi le emozioni della signora Marianna si manifestavano coi movimenti convulsivi del pennacchio, adesso il pennacchio essendo scomparso, la buona donna si portò il fazzoletto agli occhi e lasciò scorrer le sue lacrime.

--E anche Eugenio è in lite?--chiese Diana.

--No, no. Eugenio anzi si dispera di queste discordie... Ma in fondo egli parteggia per Girolamo... e così non dice una parola per appianar le cose... E sì ch'egli potrebbe far molto, perchè Girolamo ha un debole per lui, e gli dà assai più retta che a me... Tutti, tutti sono ingiusti con Paolo--singhiozzò la signora Marianna;--non capiscono che i grandi artisti non vanno giudicati alla stregua comune... Devo aiutarlo io di nascosto, il mio Paolo... Guai se Girolamo sapesse che mi privo di tutto, che non mi faccio un vestito nuovo, per passare qualche cosa ogni mese a quella famiglia lì....

E la Bardelli finì il suo sproloquio supplicando la signora Varedo di esercitar la sua influenza perchè Eugenio, che l'ascoltava come un oracolo, persuadesse Girolamo a non metter Paolo alla disperazione... Di Paolo, ancora per tre o quattro giorni, rispondeva lei.

Diana cercò in tutti i modi di schermirsi dall'ingrato ufficio. E ch'erano affari delicati nei quali l'ingerenza degli estranei faceva più male che bene, e che lo stesso Eugenio, non parlandogliene ancora, aveva mostrato di non voler portare in piazza questo dissidio domestico, e ch'ella, Diana, angustiata com'era per la sua bambina, non sarebbe stata un'abile negoziatrice. Ma la signora Marianna insisteva tanto che l'altra si lasciò strappare una vaga promessa. Se le veniva la palla al balzo, se i discorsi di Eugenio gliene porgevano il destro, ell'avrebbe parlato.

XVII.

Una scaramuccia coniugale.

Uno scrupolo molto naturale aveva trattenuto Eugenio Bardelli da metter la Varedo a parte dei dissapori che covavano nella sua famiglia. Ma quand'egli seppe ch'ella n'era già stata informata da sua madre, la ragione del suo silenzio cessò, ed egli ebbe anzi un motivo di più per spesseggiare e prolungar le sue visite in casa Varedo. Ah, quei dissensi domestici erano una gran pena per lui, ch'era nato per viver nella pace e nella concordia. La sua mamma, poveretta, aveva una predilezione per Paolo, e diceva che i fratelli non lo stimavano secondo i suoi meriti, perchè ne avevano invidia. Eh, sicuro che dell'ingegno Paolo ne aveva a bizzeffe, ma voglia o non voglia aveva anche fatto un mucchio di corbellerie e quella del matrimonio non era stata la minore. E si capiva, che Girolamo, il quale lavorava per gli altri da mattina a sera, non fosse disposto a lasciarsi smunger di più. Non era mica un Creso, Girolamo, e se non fosse stato così economo per sè avrebbe durato una bella fatica a tener in piedi la baracca. Di questo la mamma non si capacitava, ed ella che accusava tutti quanti di esser ingiusti con Paolo non s'accorgeva poi che era ingiusta con Girolamo, l'unico, pur troppo, de' suoi figliuoli che avesse ormai una posizione assicurata. Bisognava conoscerlo a fondo Girolamo per apprezzarlo. Non era espansivo, non aveva una gran parlantina; ma che caratterone, e sotto la ruvida scorza che delicatezza di sentimenti! Che prontezza ai sacrifizi! Due, tre volte, anche recentemente, aveva rinunciato a sposarsi per non far dispiacere a sua madre che s'era fitta in capo di volerlo scapolo... mentre poi era stata così sollecita ad accettar per nuora la moglie di Paolo!... Sul punto del calice forse Girolamo aveva torto;... quando non si è ricchi, non si può concedersi il lusso di tener gli oggetti d'arte ad ammuffire nella cassaforte, e dal momento che si presentava una buona occasione di vendita sarebbe stato bene non lasciarsela scappare... E la sua opinione in proposito Eugenio l'aveva detta; ma non si sentiva d'insistere... perchè un diritto, un vero diritto egli non credeva d'averlo, ed era convinto che la loro quota dell'eredità paterna tanto lui quanto Paolo l'avevano avuta ad esuberanza, e che nell'ipotesi d'una resa di conti Girolamo sarebbe apparso creditore e non debitore....

Eugenio Bardelli non era conciso, e a Diana che aveva sempre in cuore la bimba accadeva talvolta di distrarsi mentr'egli parlava. Allora egli si profondeva in mille scuse: e ch'era indiscreto, e che la signora Diana aveva anche troppa pazienza, e ch'egli non avrebbe dovuto abusarne... Gli è che ell'era l'unica persona al mondo in cui egli avesse una confidenza assoluta e il suo unico sollievo era quello di sfogarsi con lei.

Indi i suoi occhi si empivano di lacrime, e Diana, quasi a scusarsi dei segni di stanchezza di poco prima, lo animava a riprender il suo discorso, lo confortava con parole amorevoli, sinceramente commiserando questo giovine così ricco d'ingegno e di dottrina, e pur destinato a non riuscir nella vita per eccesso di buona fede, per mancanza di tatto, d'energia, di coraggio.

In fin dei conti, Diana Varedo ed Eugenio Bardelli erano due disgraziati che si consolavano a vicenda. Perchè anch'ella, da quando l'erano sopraggiunte le inquietudini per Bebè, anch'ella si sentiva infelice. Lontana dalla madre, lontana quasi sempre da suo marito, e più sgomenta che lieta di ciò che l'avvenire preparava ad Alberto, aliena del pari dal mondo politico e dal mondo elegante, decisa ormai a non cedere alle lusinghe tentatrici dell'arte, ella passava le ore a fissar il volto pallido della sua piccina, a combattere i terrori che l'assalivano di tratto in tratto con incredibil veemenza, lasciandola affranta, spossata come dopo una malattia. Visite ne riceveva poche e ne restituiva pochissime; alle sedute a cui la s'invitava quale patronessa di qualche scuola e di qualche Istituto pio cercava di restare il meno possibile; a passeggio non andava che con Bebè, e per condur fuori Bebè occorreva il cielo sereno, la temperatura mite, e il barometro sopra il variabile. Così ell'era quasi sempre sola, e le due apparizioni regolari di Bardelli, alla mattina e alla sera, erano divenute una consuetudine della sua giornata. E poi, agli occhi di Diana, egli aveva il gran merito di esser desiderato da Bebè. Nelle sue bizze infantili, in mezzo alle sue lacrimette, fattesi, ohimè, tanto frequenti, la bimba lo chiamava, lo invocava:--_Elli! Elli!_ E alla vista di lui ella si rasserenava, e gli tendeva l'esili braccia, e voleva ch'egli la portasse sulle spalle in giro per la stanza. Aveva dimenticato Bardelli per la signora Daria, la signora Daria per Miss Olivia, e ora tornava agli antichi amori, e a Bardelli più che alla stessa sua mamma serbava i rari sorrisi.

Ai primi di giugno l'onorevole fece una scappata a Torino. Veniva per veder la famiglia, ma aveva i minuti contati; arrivato il giovedì, doveva senza fallo ripartir la domenica per esser alla Camera fin dagl'inizi della battaglia decisiva, finale, che il Ministero, vissuto oltre all'aspettazione a forza d'espedienti e d'intrighi, era pur costretto ad accettare sul bilancio d'assestamento. Già i vari gruppi degli oppositori erano d'accordo, già le parti erano distribuite, già si sapeva che col pretesto del bilancio si sarebbe attaccata tutta la politica del Gabinetto, tutta la sua opera nefasta di tre anni... tre lunghi anni di sgoverno e di corruzione... Questa, s'intende, era l'antifona degli avversari. Dell'esito non si dubitava; secondo i calcoli più scrupolosi, la mozione di sfiducia avrebbe ottenuto cento voti di maggioranza. Dunque la caduta del Ministero era sicura, nè si vedeva chi altri, da San Giustino in fuori, potesse raccoglierne l'eredità.

Ora San Giustino Ministro voleva dire Alberto Varedo sottosegretario di Stato. Questi poi, come a guadagnarsi le spalline, era inscritto fra gli oratori nella prossima discussione, e ruminava un discorso destinato a consolidar la sua fama d'oratore dotto e facondo.

Tornando a casa alla vigilia di sì gravi avvenimenti, Varedo avrebbe avuto bisogno di trovar in sua moglie, se non la partecipazione entusiasta dei primi tempi, almeno l'attenzione paziente e benevola che per un pezzo ell'avea continuato a concedergli. Ma Diana non aveva occhi nè orecchi per cosa alcuna che non si riferisse alla bimba, e anzichè appassionarsi ai sogni di grandezza e di gloria che Alberto le faceva balenare dinanzi, mal dissimulava la sua crescente antipatia per la politica che toglie gli uomini alla famiglia, all'arte e agli studi.

Per colmo di disgrazia, il sabato di quella settimana Bebè ebbe una delle sue febbriciattole, e sebbene l'accesso non durasse che poche ore i nervi già agitati di Diana n'ebbero una scossa violenta che fece scoppiare la sua sorda irritazione.

--Spero bene che non ti sognerai di partire--ella disse ad Alberto.

--Cara mia, lo sai che devo partire.

--Devi?... Anche se tua figlia sta male?

--La bimba ha avuto una delle sue piccole febbri... pur troppo non si rimette ancora com'io vorrei... ma non c'è nulla di nuovo.... nulla che renda necessaria la mia presenza...

--Sarà sempre più necessaria qui che a Roma--ribattè Diana in tuono provocante.

Varedo si sforzò di esser calmo.--Mi sono impegnato ad essere a Roma lunedì mattina, e io non vengo meno a' miei impegni.

Diana scattò.--Me l'immaginavo... È il dovere... Quel famoso dovere che voi altri uomini fate consistere in ciò che v'accomoda...

--Diana!--interruppe Alberto severamente.--Non t'ho mai sentita parlare così.

--Tacevo--ella disse cedendo a quello spinto di rivolta ch'è forse nel cuore di ogni donna;--tacevo, soffrivo in silenzio... Ma giunge il momento che il vaso trabocca... Il dovere!... Prima di tutto convien vedere qual sia, e allora, quando si è certi di non prenderlo in iscambio per qualche cosa di molto diverso, allora sì ch'è lecito invocarlo... Ne ho la religione anch'io, non dubitarne, e se m'è accaduto di non esservi fedele, non ho avuto più pace.

Le parve di scorger l'ombra di un sospetto sulla fronte di suo marito, e riprese ironica:--Oh non aver paura... Non è quello che credi... Non ci son di questi pericoli nè per te nè per me... Noi viviamo fuori della vita... Non siamo della pasta di mio zio Gustavo, noi; siamo gente seria.... Ma le infrazioni al dovere sono di tante specie!... E se ho potuto trascurare un giorno, un ora la mia figliuola per correr dietro a qualche ubbìa, ah, te lo giuro, mi son procurata uno di quei rimorsi che bastano ad avvelenar l'esistenza... Perchè questo è il dovere; quando si ha una creatura innocente che non ci ha domandato di nascere, il dovere è di metterla in cima dei propri pensieri; quando si ha una famiglia che ci siamo fatta spontaneamente, usando del nostro libero arbitrio, il dovere è di occuparcene, di non sacrificarla alle nostre ambizioni, alle nostre vanità.

Varedo era esterrefatto. La ribellione di sua moglie lo coglieva di sorpresa. Ch'ella non s'accalorasse pe' suoi successi parlamentari, che non rallegrasse di vederlo vicino al potere; di questo Alberto s'era accorto, e pazienza!... Ma che ella lo investisse fieramente come un marito e un padre snaturato perch'egli non chiudeva il suo orizzonte entro quattro pareti, perchè non consentiva a rimpicciolire in tal guisa l'ufficio dell'uomo nel mondo, ecco ciò che lo faceva cader dalle nuvole e gli paralizzava la lingua.

Ed egli si contentò di posar la mano sulla spalla di Diana e di dirle:--Tu sragioni oggi... Sei più ammalata di Bebè.

--Magari!--ella replicò con esaltazione crescente.--Magari fossi ammalata! Magari morissi! Che liberazione sarebbe per te se morissimo tutt'e due insieme, la bimba ed io!... Hai commesso un grande sbaglio sposandomi, povero Alberto!... E così si correggerebbe tutto...

Adesso, rapida, succedeva in lei la reazione, e la sua voce, e il suo accento si raddolcivano, e i suoi occhi si gonfiavano di lacrime.

--Parlo senza rancore... Tu staresti meglio solo.... Ma son discorsi vani... Non muoio io, no, pur troppo... E voglia Iddio ch'io non sia invece destinata!...

Non finì la frase, rabbrividendo. Si nascose la faccia tra le palme, e balbettò:--Oh Alberto, ho paura... Ho dei tristi presentimenti... Faccio sogni orribili... Oh la nostra bimba... il nostro caro angioletto...

E lasciando cader la testa sul petto, ruppe in singhiozzi.

Ad Alberto corse un freddo per l'ossa. Benchè egli vedesse Bebè così lenta a riaversi dopo la sua malattia di Roma, non gli era mai venuta l'idea di perderla, e benchè in mezzo a tante cure e preoccupazioni egli non avesse avuto agio di coltivare il sentimento della paternità, ora, per la prima volta forse, alle frasi sconnesse di Diana, egli comprese per quali intime fibre i figliuoli siano legati alla nostra esistenza.

--Oh Diana!--egli esclamò.--Non pensarle nemmeno queste cose. Bebè non è in pericolo. Il dottore non lo ha mai detto.

Ella piangeva, piangeva senza rispondere.

Ma in seguito all'insistenza di suo marito, ella accennò negativamente col capo.

--Dunque non l'ha detto? Proprio?

--No, no... I medici pesano le loro parole... sopra tutto con le mamme.

--L'ha detto a qualchedun altro, che tu sappia?... A Bardelli forse?

--No... no... Non credo.

--Ebbene, perchè vuoi essere pessimista?... Su, su, coraggio.

Diana alzò le pupille al cielo con una muta preghiera. Indi guardò Alberto come dubbiosa se dovesse chiedergli scusa pel suo linguaggio intemperante di prima. Egli, magnanimo, le risparmiò l'umiliazione e le tese la mano in atto d'uomo che perdona.

A lei sovvenne ch'egli nulla aveva concesso.--Parti?--gli domandò.

La fisonomia di lui si rifece scura.--Sfido io!

Le loro dita, che s'erano intrecciate, si sciolsero.

Giraldi visitò quella sera stessa la madre e la figliuola. A Bebè non s'era rinnovata la febbre; ella stava come il solito.

Messo alle strette, il dottore dichiarò che nello stato presente della bimba egli non trovava nulla d'allarmante, che spesso le infezioni malariche sono ostinate e occorrono mesi e mesi e estirparle. Confidava, in estate, nella montagna; intanto non sapeva suggerire che una cura igienica non disgiunta da molti riguardi; perchè questo egli non poteva dissimulare, che un organismo indebolito era sempre più esposto alle insidie ed era meno resistente di un organismo robusto... In quanto alla signora Diana, ella non aveva alcuna malattia; aveva solo un'eccitazione nervosa che si sarebbe calmata da sè. Prescriveva intanto piccole dosi di bromuro.

Varedo volle dar un nuovo saggio della sua equanimità.

--Sia giudice lei, Giraldi. Di fronte a ragioni gravi, imperiose che mi chiamano, a Roma, ne vede di più imperiose, di più gravi che mi vietino di partire?

Un sorriso doloroso sfiorò il labbro di Diana.

A un quesito posto così, Giraldi da quella persona accorta ch'egli era, non poteva rispondere che in un modo. Quando, nelle famiglie de' suoi clienti, lo si voleva arbitro in qualche questione, egli, se non gli veniva fatto di cavarsela con una frase ambigua, si metteva dalla parte del più forte, non per viltà, non per secondi fini, ma per amore del quieto vivere, ma per abborrimento dalle discussioni lunghe.

--Ah no, professore--egli disse--non è il caso ch'ell'abbia da trascurare i suoi doveri civici. _Salus publica suprema lex._ Siamo al gran cimento, e guai se i capi non conducono le loro schiere al fuoco... Perchè lei, onorevole Varedo, è ormai uno dei capi... È inutile schermirsi, quest'è la verità... Una bella soddisfazione, signora Diana, aver un marito a cui tutti tengono gli occhi addosso come a un luminare del Parlamento... Sicuro che c'è il rovescio della medaglia: le frequenti assenze, le molte occupazioni.... Ma come si fa?... Non c'è rosa senza spine.

Di lì a poco Giraldi e Varedo uscirono insieme discorrendo di politica.

A un certo punto, côlto da uno scrupolo, l'onorevole riprese:--Dunque, dottore, per Bebè, mi rassicura?

Quantunque non ci fosse nessuno, Giraldi abbassò la voce.

--Senta, non vorrei esser frainteso... Oggi pericolo non ne vedo... Non vedo niente che mi autorizzi a mettere il veto alla sua partenza per Roma ov'ella non va per un capriccio, ma perchè deve andare... Inoltre, se mettessi il veto oggi, converrebbe che lo mettessi domani, e doman l'altro, e chi sa per quanto ancora... La bambina è gracile, pur troppo, ha avuto una scossa forte, non si può aspettarsi che rifiorisca in pochi giorni.... Siamo, direi così, in un periodo di equilibrio instabile dal quale, spero, usciremo col tempo e con la pazienza.

Varedo tentennò la testa.--Mi dispiace di lasciar Diana sola... nell'agitazione in cui è... Se potesse esser qui mia suocera...

Il dottore esclamò:--Bravo! M'ha levato le parole di bocca. Perchè la signora Inverigo non potrebbe venir a passare un mesetto con la figliuola?

--Gli è che Diana preferirebbe d'aver la compagnia di sua madre in montagna, nel luglio o nell'agosto....

--Per la signora Valeria non si tratterebbe che d'anticipare di qualche settimana.

--Questo è appunto il difficile; ch'ella s'induca a una troppo lunga assenza da casa sua... A ogni modo, ben pensandoci, potrei scriverle io di mia iniziativa.

Confortato dall'approvazione di Giraldi, Alberto Varedo si appigliò a questo partito che conciliava le sue sollecitudini domestiche col suo desiderio di stare a Roma una ventina di giorni senza esser disturbato.

XVIII.

Quando le disgrazie cominciano...!...

--Dio! che ciera da funerale!--disse Diana a Eugenio Bardelli venuto come il solito a sentir se le occorreva qualche cosa e a prender notizie della bimba.

Egli si sforzò di ricomporsi e sviando il discorso chiese:--Bebè?

--Così... Ha dormito discretamente... Ora è di là con l'Irene che la veste per condurla fuori... Io stamattina non posso... La giornata è buona?

--Deliziosa.

--Non c'è vento?

--Punto.

--E il sole non dà disturbo?

--No... È proprio una temperatura giusta.

Diana sospirò:--Purtroppo non ci sono mai tutele che bastino.

Bebè entrò a mano dell'Irene; vide il suo _Elli_ e gli tese le braccia sottili. Egli la tirò a sè, la sollevò, se la pose sulle ginocchia.--Hop, hop, cavallo!

La testolina della bimba dondolò alquanto come frutto maturo sopra un ramo esile; poi, vinta dalla stanchezza, si abbandonò sulle spalle dell'amico.

Diana si torceva le dita.--E non ride, e non si diverte più nemmeno con lei, Bardelli!

Questi riconsegnò la piccina alla bambinaia, dicendo malinconicamente:--Sono io che non so più farla divertire.

Di nuovo la Varedo fu colpita dall'espressione dolorosa della sua fisonomia.

--Ma che cos'ha oggi?... Altri dispiaceri in famiglia?

Egli chinò il capo in silenzio.

Diana, fatta un segno all'Irene, riaccompagnò lei e Bebè fino all'uscio, aggiunse alcune raccomandazioni e tornò con ansiosa sollecitudine presso Bardelli che teneva gli occhi fissi a terra per nasconder le sue lacrime.

--Parli, via--insistè Diana.--Che cos'ha?

Senza mutare atteggiamento, egli borbottò con voce sorda:--Ho torto... Non è permesso portare in giro le proprie miserie... specialmente dove ci sarebbe bisogno d'un po' d'allegria.

--Non dica questo--ribattè la Varedo.--Sa che io... sa che noi le siamo amici, e gli amici si cercano appunto nei giorni tristi... E--soggiunse--sono più atti ad intenderci quando hanno anch'essi le loro afflizioni.

--Ella è buona, signora Diana!--esclamò Bardelli alzando il viso commosso.--È una santa, meglio di quelle che si adorano sugli altari.

--Lasci le iperboli--ella interruppe con un languido sorriso,--e mi racconti... Si tratta sempre di quella disgraziata questione domestica?

Bardelli accennò di sì. E, guardandosi intorno, narrò che in casa sua erano ai ferri corti. Paolo era riuscito a far mettere un sequestro sul calice che suo fratello s'impuntava a regalare al Museo piuttosto di venderlo, e Girolamo dal canto suo protestava che il giorno in cui quell'oggetto di arte gli fosse stato portato via avrebbe appiccato il fuoco al negozio... Non lo si riconosceva, Girolamo... Un uomo così mite, così pacifico, che non aveva in vita sua torto un capello a nessuno, adesso schizzava veleno da tutti i pori, non ascoltava consigli di moderazione, rispondeva seccamente alla madre, rispondeva male a lui verso il quale s'era pur mostrato sempre tanto affettuoso; insomma una trasformazione completa, di quelle che non si credono possibili da chi non ne sia testimonio... E come sarebbe andata a finire?... Come sarebbe andata a finire?

--Ma l'altro--disse Diana--ma Paolo non intende ragione? Non capisce che non gli conviene spinger le cose agli estremi? Perchè Girolamo, l'orefice, ha qui a Torino molte aderenze, è stimato un perfetto galantuomo, un figlio e un fratello esemplare, e sarà difficile persuader la gente ch'egli sia dalla parte del torto.

--Paolo--ripigliò Bardelli--ha un gran cattivo inspiratore, il bisogno... E se non bastasse, è sobillato dalla moglie, dagli amici malfidi, da quel leguleio di pochi scrupoli che ha assunto la sua causa... È un artista, Paolo, è un ragazzo impressionabile, non si può domandargli il sangue freddo... Ah, cara signora Diana, che disgrazia! E pensi, la mia mamma, alla sua età, assistere a questa catastrofe!

Eugenio Bardelli singhiozzava.

La Varedo si provò a rincorarlo.--Andiamo, non si perda d'animo. È il solo che possa interporsi fra i litiganti... Si rimetta all'opera con calore, con perseveranza, con fede in sè stesso...