I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1
Part 9
Quando, dopo tanto affaccendarsi, era già sul pianerottolo, tornò indietro per dare nuove istruzioni alla Filomena.
--Va all'angolo del Gesù; c'è' una bottega di legna da ardere: ne farai portare una carretta; va subito, in due salti!
Filomena, sempre più maravigliata, stava per aprire la bocca; ma Donna Lucrezia glielo impedì soggiungendo:--E dirai al facchino di aspettarmi qui, che appena torno sarà pagato.
--Ma....
--Così pure passerai dal ristoratore _Alle Colonne_ e ordinerai un dolce alla crema per quattro persone....
--Ma dica....
--Ti darò i danari, e devi pagarlo subito. Non voglio più saperne di lasciar conti in giro con questa gentaglia affamata e che manca sempre di rispetto!
--Ma dica un po', Donna Lucrezia,--proruppe la Filomena che, ormai rassicurata, avea gli occhietti lustri per la contentezza,--in quella lettera benedetta le dànno forse la notizia che ha vinto un terno al lotto?
--Non dire scioccherie, _piavola_; e fa quel che t'ho detto.
Ma quando la Balladoro fu a mezza scala, chiamò daccapo:
--Filomena! Filomena!--con quanto fiato aveva in corpo, e finchè non vide affacciarsi alla ringhiera della scala la sua vecchiarella.
--Ricordati prima di andare ad ordinare il dolce, di accendere le stufe!--E siccome in quel momento c'era una casigliana che saliva le scale, si mise a gridare più forte:
--E se viene mia cugina, la marchesa di Collalto, che aspetti, che le ho da parlare!--Poi scese a precipizio, guardando dall'alto in basso quella che saliva, e uscì superba e impettita nel suo vestito nero _moiré_, che dovea significare il lutto per la patria.
In quello spazio di tempo dal 1848 al 1859 il patrimonio degli Alamanni era andato in rovina. L'Austria aveva confiscato tutti i loro beni. Giulio Alamanni, condannato a morte e graziato sul palco, dopo aver assistito al supplizio de' suoi compagni di eroismo, era morto allo Spielberg. Francesco Alamanni, rimasto a Londra fino al 1857, era tornato in Italia per prender parte alla gloriosa e infelice spedizione di Carlo Pisacane; e adesso viveva a Torino. Anche Francesco Alamanni (come intendeva fare il fratello suo) prevedendo la confisca si era provvisto, prima di esulare, di una forte somma di danaro. Ma i soccorsi da lui prestati, con vera larghezza di cuore, ad altri esuli più bisognosi, e le sovvenzioni ai comitati rivoluzionari lo avevano ridotto ben presto a dover vivere del proprio lavoro. A Londra aveva dato lezioni d'italiano, ora a Torino le dava d'inglese; e colla sua operosità, oltrechè a provvedere al proprio sostentamento, riusciva a mandare ogni mese a Milano qualche soccorso per la sua nipotina, la figliuola di Giulio e di Lucia.
Il governo austriaco, appena confiscato il patrimonio degli Alamanni e messovi un curatore nella persona dell'I. R. consigliere Carlo Spinelli, aveva concessa all'orfana una tenue pensione; ma, quando quella sostanza amministrata come si usava in tali casi, si andò caricando di debiti e i fondi finirono coll'esser messi all'asta, la pensione venne subito sospesa, e Donna Lucrezia non riusciva più a ottener nulla dallo Spinelli. Allora dovette adattarsi a tirare innanzi alla meglio aspettando i soccorsi che il proscritto le mandava da Torino, e sovvenuta, anche da certi suoi cugini ricchi e buoni, i quali, ad onta delle disgrazie e della miseria della vedova, seguitavano a mantenere viva l'amicizia con lei e a voler bene alla piccola Mary. Quest'ultima viveva con la Balladoro chiamandola zia in segno d'affetto, ancorchè fosse soltanto una lontana parente.
E la rabbia di Donna Lucrezia contro il curatore si risvegliava specialmente dopo i deliziosi pranzetti che faceva di tanto in tanto col poeta del _Ponte dei Sospiri_. Rossa, eccitata dalla passione, dalla digestione e dal caldo del salotto essa evocava, mentre il suo caro tisicuccio sorbiva il _punch_, le memorie e gli splendori di Casa Balladoro, e enumerava le afflizioni e i patimenti del presente martirio. Così infiammandosi a vicenda finivano poi sempre col fare un brindisi all'Italia libera e coll'inveire insieme contro qualche nuova angheria commessa dal governo a danno della piccola Mary; angheria contro la quale ci sarebbe stato da protestare giudizialmente.
--Andrò domattina! Andrò domattina da quello scimmiotto incravattato, e gli dirò il fatto mio fuor de' denti!...--Cosa che, del resto, dovea riuscire assai facile alla Signora che di denti ne avea pochini assai.
Per lo Spinelli erano una vera calamità le visite della vedova brontolona, e se le cose non fossero cominciate ad andar male per chi, come lui, mangiava il pane del rinnegato, l'avrebbe mandata, senza tanti complimenti, a carte quarantotto. Ma invece l'alleanza della Francia col Piemonte e la minaccia della guerra vicina gli mettevano la paura addosso, e però soffocava la stizza cercando di amicarsi quelle persone che in caso di rivolgimenti gli avrebbero potuto giovare. E con Donna Lucrezia, la parente degli Alamanni, la tutrice della piccola Mary che avea perduto il babbo allo Spielberg, si mostrava singolarmente affabile e buono, e se non le dava quattrini, erale largo almeno di consigli e di profferte.
Quella mattina in cui la Balladoro, dopo aver ordinato alla Filomena il dolce di crema, era andata dallo Spinelli, questi era turbato assai. Aveva appunto allora finito di leggere la _Gazzetta di Milano_ e le ultime notizie gli avevan messo un grande sgomento addosso.
L'Imperial Regio Consigliere era solo nel suo studio; e buttata la _Gazzetta_, con dispetto, sullo scrittoio, passeggiava in su e in giù brontolando, cogli occhiali d'argento rialzati sulla fronte, colla lunga palandrana di panno turchino che gli ciondolava sulle gambe e col cravattone bianco tutto storto, altro indizio di gran burrasca.
--Se facessi un viaggetto fuori d'Italia? Se andassi un po' a Vienna per star a vedere come si mettono le cose?--e intanto si lisciava colle dita tremanti le basette bigie.--A Vienna?... E i miei affari? E lo studio? E la clientela?... Maledetti anche i Francesi che hanno sempre il diavolo in corpo!... E poi, se si desse il caso che i Tedeschi avessero la peggio, io trovandomi fuori, starei fresco! Non potrei più ritornare a Milano!... E se invece tengo duro e rimango, chi mi assicura che ai primi schiamazzi, quando ricompariscono le coccarde tricolori, non mi facciano la pelle?... È vero, per altro, che ho sempre cercato di tenermi in buone relazioni anche coi capi scarichi; mi sono sempre mostrato dolce, cortese, servizievole... ma, ma, ma... si sa bene; l'uomo è una bestia irragionevole.... Sono un austriacante?... Niente affatto! Ho servito il Governo, ma in via amministrativa; come un altro cliente qualunque; come servirei un Turco, un Ottentoto, che venisse a chiedere i miei servigi!
Ma invece di un Ottentoto, gli capitò allora nello studio Donna Lucrezia, col naso più rosso del solito per il freddo, e ansante in modo che sulle prime non riusciva a parlare.
--Oh guarda un po'! La nostra cara _Dogaressa_!--esclamò il Consigliere andandole incontro, con un'effusione straordinaria. Se non ci fosse stato quel naso rosso e rugiadoso, tale da incutere rispetto anche ai più audaci, l'avrebbe forse abbracciata. Invece si contentò di farla sedere sulla poltroncina di cuoio, vicino al caminetto, e si chinò premuroso per attizzare il fuoco.
--Che buon vento!... Che buon vento l'ha menata da queste parti?
--Un vento... un vento sbalorditoio!--Donna Lucrezia starnutò; ma quando fu per soffiarsi il naso si trovò tra le mani lo strofinacciolo che nella confusione aveva cacciato nel manicotto, invece del fazzoletto.
--Sempre infreddata?
--Sempre, sempre; è un gran destino! Ma quella talpa della Filomena, che deve essere gelata come il naso di un gatto, riscalda tanto le stufe che par d'essere in un forno! Poi, quando si esce, sfido io a non infreddarsi!
--Tutti non hanno il sangue caldo come Donna Lucrezia!--esclamò il galante Consigliere, e poi subito pensò tra sè:--Brava, brava! La vecchia fa grandezzate: allora non è venuta per chiedere quattrini!--e istintivamente avvicinò ancora di più la propria seggiola alla poltrona della Balladoro:--Dunque che cosa abbiamo di nuovo?
--Ecco: son qui per... per avere un consiglio da lei.
--Sto a sentire.
--Ma si tratta di un consiglio molto delicato.
--Parli pure, parli pure; con tutta confidenza.
--Posso fidarmi, non è vero? Da donna di cuore a uomo di cuore.
--Diamine, non ci conosciamo da ieri.
--E in tutti i casi, mi fa giuramento di mantenere il segreto!
--Faccia conto d'essere in chiesa, dal suo confessore.
--Gli è, vede, che ai preti ci credo poco.
--Nemmeno io, nemmeno io! Ma dicevo così per dire!
--Senta dunque che cosa mi capita!--E Donna Lucrezia si tirò avanti sulla poltrona avvicinandosi allo Spinelli, che con due dita si accomodava gli occhiali sul naso per guardare in viso più attentamente la sua interlocutrice.
--Mi è stata fatta una proposta che, sotto un certo aspetto, potrebbe essere una fortuna... per la Mary.
--Dica, dica! Quella bambina l'ho sempre a cuore!--e il Consigliere sospirò.
--Avrei da farle leggere una... una lettera, che mi è arrivata....
--Vediamola.
--Prima per altro si ricorda che mi ha fatto giuramento....
--Di mantenerle il segreto.--E lo Spinelli per dar più forza alla sua promessa prese la mano della Balladoro e la strinse con calore.
Questa, frattanto, cominciò a frugarsi nelle tasche per trovare la lettera famosa; poi cercò nel manicotto, ma inutilmente: non la trovava più.
--E sì, presa, l'ho presa di sicuro!--borbottava Donna Lucrezia a mezza voce cominciando a perdere la pazienza.
--Pensi un po' se non l'avesse dimenticata a casa.
--Chè! Chè! Mi ricordo bene d'averla presa; e son venuta qui direttamente!
--Provi a guardare un'altra volta nel manicotto!
--Non c'è; le dico che non c'è!--E Donna Lucrezia sbuffava e dava in smanie. A un tratto si alzò da sedere, e tirò fuori e buttò sulla poltrona tutto quello che aveva nelle tasche e nel manicotto; meno, s'intende, lo strofinacciolo.
--Santi Numi!... Sta a vedere che l'ho perduta!... È sicuro, sicurissimo che l'ho perduta! Oh santi Numi, santi Numi, santi Numi!
Il Consigliere voleva farsi dire a voce che cosa le avevano scritto; ma la Balladoro non gli badava. Tornava a vuotarsi le tasche, in cui aveva già rimessa la roba, e le rovesciava, e gemeva, e gridava. e pestava i piedi quando all'improvviso le balenò in mente dove l'aveva messa, e allora, aprendosi il vestito:--_Sia malignaza!_--esclamò, calmandosi e sorridendo, e la tirò fuori con aria trionfante.
Il Consigliere la prese e cominciò a leggerla a mezza voce, fermandosi, come per riflettere, sui punti più importanti, e la Balladoro, seria, impettita, prendeva un'aria di maggior sussiego a mano a mano che in quell'altro vedeva crescere la maraviglia.
--Per bacco, cara la mia Dogaressa!--esclamò lo Spinelli appena ebbe finito di leggere,--è proprio una fortuna che le piove dal Cielo!
--Oh in quanto a me...--soggiunse Donna Lucrezia con un certo tono, come avendosene a male.
--Cioè, volevo dire una fortuna che capita alla signorina Alamanni.
--Crede?
Il Consigliere chinò il capo gravemente in seguo affermativo, e tornò a leggere la lettera a voce alta e calcando le parole:
_Nobile signora, la Signora Donna Lucrezia Balladoro._
_Non è certo senza un longo riflesso che mi fo lecito, Nobile Signora, di scrivergli questa mia; ma quantuncue vituperato dai malevoli invidiosi dei buoni risultamenti del mio lavoro e fatiche di molti anni, ho cuore e memoria meglio di tanti per non incurarmi dei miei primi benefattori._
--Non si poteva cominciar meglio!--osservò il Consigliere interrompendo la lettura per guardare Donna Lucrezia.
--Certo: scrive come un cane, è naturale; ma le idee sono buone.
_Se come sono senza vergognarmi di umile estrazione e povero sono riuscito non solo a portarla fuori negli affari, ma pure a procurarmi un qualche comodo, non scorderò di aver fatto i primi passi coi pochi risparmi della defunta e compianta mia consorte e non posso scordarmi dell'affezione della medesima in riguardo alla Nobile Signora Lucia._
_Ragionato e curatore per conto di alcuni minori interessati nella Agenzia Micotti e Comp. sita in Milano in Via del Pesce, mi sono trovato in delle mani nel bilancio settimanale di mia spettanza, un'oggeto di valore che non mi lasciò dubbio in quanto alla provenienza, e che rifusa la cassa sociale, detengo fin dora a suoi riveriti comandi._
--Avevo da pagare le lezioni della Mary, il salario alla Filomena, e poi varie altre spese; chè non mi piace di lasciar debiti in giro.... E capirà che ho dovuto umiliarmi, e subire anche questa mortificazione: io; una Balladoro!
Donna Lucrezia, così dicendo, s'era messa a singhiozzare; ma ricordandosi che aveva preso lo strofinacciolo invece del fazzoletto, si asciugò in fretta gli occhi col manicotto, mentre il Consigliere seguitava la lettura.
_Facendo voti perchè la Signoria Vostra Illustrissima e la Nobile Signorina Maria sua degna nipote venghino reintegrate nei loro Averi, io mi dichiaro pronto intrattanto ad addivenire ad un'accordo previo il Di Lei assenzo e consenso._
_Metto al disposto della Nobile S. V. per ragione e conto della Nobile Signorina Maria Alamanni la somma annua di lire austriache 6000 (dico sei mila) e ciò fino alla liquidazione totale dela sostanza dela prellodata Signorina Minore, previo l'Interesse posticipato e graduale del cinque per cento...._
--Troppo giusto!--esclamò interrompendosi il Consigliere.
--Nè, da parte nostra, si vorrebbe accettare, come si dice, un prestito gratuito.
_....e alla condizione_,--seguitò a leggere lo Spinelli,--_che il sottoscritto venghi investito di mandato legale onde rappresentare la Tutela della prellodata Nobile Minorenne Maria Alamanni e ciò al fine di prestare la propria esperiensa al servizio della Casa e di contare i propri esborsi di capitale e Interessi._
_Della Vostra Signoria Illustrissima--Il suo devotissimo obbligatissimo servitore_--P. BARBETTA-BARBARÒ.
P. S. _Dalle undeci ant.^e alle quattro di ciascun giorno eccettuati i festivi sono reperibile nel mio studio sito sul Corso Francesco 43--dove detengo in'oltre la Miniatura all'ordini sempre della V. S. Illustriss._--c. s. _ds._ P. B.-B.
--Dunque che mi consiglia di fare?--domandò Donna Lucrezia appena lo Spinelli ebbe finito di leggere.
--Accettare, cara mia! Accettare a occhi chiusi, e subito!
--Adagio un po'; adagio un po' e non precipitiamo; perchè deve sapere che questo tale è stato portinaio in casa nostra.
--Portinaio?... In casa sua? Questo signor...--e il Consigliere rilesse la firma,--questo signor Barbetta-Barbarò?
--Per l'appunto: nostro portinaio.
--E come ha fatto a mettere insieme un patrimonio?--esclamò il Consigliere cogli occhiettini miopi pieni di maraviglia e di ammirazione.
--Mah!... Se ne dicono tante... tante... tante, che non stanno nè in ciel nè in terra!
--Eh via, i cani si lasciano abbaiare. Ma lei, dal momento che è stato suo portinaio, dovrebbe conoscerlo bene?
--Ecco... veramente, era portinaio del babbo della Mary; che è poi lo stesso.
--Appunto.
--Bisogna risalire un dieci o dodici anni addietro, egli non aveva altro che un nome solo: Barbetta.... Si chiamava Pompeo Barbetta _tout court_.... Adesso si è appiccicato quel Barbarò, che era il cognome della sua povera moglie: perchè poi, Dio lo sa!... Forse per darsi aria e vedere di ficcarsi tra i nostri pari!
--Sia pure; non sarebbe altro che una debolezza... scusabile anche sotto un certo aspetto.
--Ma la mia condizione... capirà... ho dei parenti a Venezia... a Milano. I Badoero... i Collalto... che la guardano per la sottile... in certi argomenti.
--I suoi parenti, punto primo, non dovrebbero saper nulla di questo affare.
--Sicuro: non ci pensavo. È un'osservazione giustissima.
--Eppoi nello stato in cui si trovano... in cui si trova la signorina Alamanni, non si deve sofisticare sulle origini di chi, in certo modo, viene a rappresentare la parte della Provvidenza.
--Così ho subito pensato anch'io, nel leggere quella lettera: non ho diritto di far perdere una fortuna alla mia pupilla, per le mie idee, per i miei sentimenti personali.
--Benissimo, dunque, su questo punto andiamo d'accordo.
--Perfettamente.
--E ora mi dica tutto quel che sa di questo Barbetta e se le pare uomo da potersene fidare.
--Qui sta il _busillis_!--e Donna Lucrezia che non voleva dir troppo, per non mettere in pericolo l'affare che le andava molto a genio, e che d'altra parte non poteva assumersi tutto il peso di una risoluzione così grave, tossì per prender tempo.--Dovevo andare più adagio--pensò--e riflettere per la strada al caso mio!
--E dunque? che cosa ne sappiamo!..--riprese il Consigliere allungandosi sulla seggiola e spingendo i tizzoni verso la fiamma colla punta delle scarpe.
--Ecco, dirò, quand'era in casa nostra, passava per un fior di galantuomo.... Un po' tirato ma onesto e fedele a tutta prova. La sua pôra moglie, alla quale, per dire la verità, aveva sempre fatto buonissima compagnia, quantunque... basta, c'era poco da stare allegri, morendo gli deve aver lasciato un qualche migliaio di svanziche. Poca roba,--soggiunse la Balladoro facendo boccuccia,--ma per quella gente lì, si sa, può essere una fortuna.
--Ma come aveva fatto sua moglie ad avere questo danaro?
--Oh Consigliere mio benedettissimo, come fanno tutti coloro che, pur di risparmiare, vivono come dice il nostro popolino: _de pan e spuazza!_... Era sempre stata una donnetta economa; figlia di gente buona che l'aveva allevata colle _fregole_ di casa Alamanni... La povera Lucia, che le voleva bene, la ricordò anche nel suo testamento. E poi tutti noi insomma, le si regalava sempre qualche cosa. Anch'io, non fo per dire, ma ogni momento le donava e danari e vestiti e biancheria, perchè era proprio una buona creatura; seria, onesta, che badava a' fatti suoi, e non come quella smorfiosa, sfacciata, pezzente che...--ma a questo punto Donna Lucrezia si fermò, sebbene sulle gote giallognole fossero salite a un tratto le fiamme della stizza.
--Fin qui--osservò il Consigliere che faceva di tutto perchè la sua cliente non uscisse dal seminato--fin qui non vedo nulla che possa offendere l'onoratezza del Barbetta.
--E lo dico anch'io, ma ci sono altre voci....
--Ebbene?...
--C'è chi pretende che abbia fatta fortuna col... col... col negoziare _in cravatte_!
E Donna Lucrezia, allungando il suo collo di cicogna, fe' il gesto favorito di mastro impicca.
--E le prove?... Le prove ci vogliono, cara signora mia!--esclamò il Consigliere al quale non pareva vero di levarsi d'attorno quella mignatta della Balladoro, e però si sentiva molto disposto a difendere il Barbetta.--Intanto l'affare che adesso le propone--continuò--non è certo da usuraio!
--No, no, per dire la verità!...
--Dunque?
--Ma... c'è dell'altro!
--Che cosa c'è? sentiamo.
--Dicono....
--Dicono?
--È un'accusa molto... molto grave. Scommetterei anch'io, giuocherei la testa che sono calunnie; ma intanto la voce corre e... e capirà, Consigliere, il solo dubbio in questo caso mi metterebbe in un brutto impiccio e... ma devono essere calunnie, tutte calunnie!
--Intanto non m'ha detto ancora di che si tratta....
--Scusi, Consigliere benedetto, scusi anche lei; ma sono cose... cose che mi fanno rimescolare il sangue soltanto a pensarci.
--Si faccia coraggio, e sentiamo; da brava!
Il Consigliere si avvicinò daccapo alla Balladoro, che appariva sempre più impacciata ed esitante. Se per caso quel che stava per dire facesse mutare d'opinione allo Spinelli? S'egli le avesse a dichiarare che le proposte dell'ex-portinaio non erano accettabili a nessun patto, allora, ritornando a casa, come avrebbe fatto a pagar la legna da ardere e il dolce di crema?
....Veramente... veramente aveva precipitato un po' troppo nel dare gli ordini alla Filomena!
--E dunque?
In fine non poteva tacere: lo Spinelli, pur troppo, era il curatore della Mary... e quell'altro aveva messo la condizione di rappresentare la minorenne.... Si tirò ancora più innanzi sulla poltrona, e siccome il Consigliere cercava di non guardarla in faccia perchè potesse parlare più liberamente, e tutto curvo attizzava il fuoco con le molle, essa gli si accostò tanto da sfiorargli con la bocca le basette brizzolate, bisbigliandogli nell'orecchio alcune parole.
--Oibò!--proruppe il Consigliere alzandosi inorridito.--Calunnie! calunnie! calunnie!
--Benedetta sempre sia la bocca della Giustizia!--esclamò Donna Lucrezia, alzandosi alla sua volta, e non potendo più oltre trattenere un gran sospiro di sollievo.--L'ho sempre detto, l'ho sempre ripetuto anch'io che non potevano essere altro che calunnie!
--Ma, cara signora, non sa che adesso, quando si vuol rovinare un uomo è presto fatto?... Gli si dà dell'austriacante e della spia! Ma non bisogna badare alle chiacchiere dei tristi, bisogna guardare alle azioni della gente!
--Sicuro, sicurissimo!... Io mi vanto di non aver mai guardato altro che alle azioni!... Alle nobili azioni!
--Crede forse che non diranno anche di me, che sono un austriacante, un codino?
--Eh, eh! se lo dicono!--rispose Donna Lucrezia, alzando le mani per dar più forza all'esclamazione. Ma non c'era bisogno di tanto strepito; il Consigliere, che aveva voluto tastare il terreno, si era già fatto livido.
--Eppure...--balbettò....--Eppure, quando s'è trattato di far del bene a qualcuno, non ho mai badato alle sue opinioni politiche....
--Evviva la faccia di chi può dir così.... Mentre invece vi sono certi tomi, che se ha da spuntare davvero il giorno della Reden.... Basta... non dico altro! Dovranno impallidire anche se, puta caso, avessero il muso nero come un carbon... come uno spazzacamino!
Adesso, per altro, che capiva di avere il Consigliere dalla sua, sicura che la pensioncella non le scappava più, voleva farsi un po' pregare prima di accettarla, mettendo innanzi una lunga sequela di dubbi, di scrupoli e di delicatezze. E intanto il Consigliere volpone, che conosceva bene i suoi polli, si affannava e fingeva anche lui di arrabbiarsi perchè "quella cara Dogaressa" non voleva intendere le cose "pel loro verso!"
--Ma ragioniamo un po', bella signora mia; ragioniamo un po': se fosse proprio vero ciò che dicono del Barbetta, crede lei che l'Alamanni non avrebbe trovato il modo di farlo sapere alla sua famiglia e a' suoi amici per smascherarlo e metterli in guardia?
--Pare anche a me!
--Crede lei che in tanti anni non sarebbe venuta fuori qualche prova di fatto?
--Pare anche a me!... Pare anche a me, tesoro mio!...--continuava intanto a rispondere Donna Lucrezia, alla quale pareva infatti che quelle cinquecento lirette al mese fossero proprio irresistibili.
--Dunque sono riuscito a convincerla?--conchiuse lo Spinelli dopo un'altra mezz'oretta di chiacchiere.
--Ah, se si trattasse di un interesse mio e potessi dare ascolto soltanto alla mia delicatezza... perchè, senta, Consigliere, quando mi toccano certi tasti io divento come una sensitiva.... Ebbene, piuttosto di accettare i servigi di un... Barbetta, piuttosto, dico, mi adatterei a vivere di polenta e torsoli di cavolo!... Io, capisce? una Balladoro, che sono stata allevata, si può dire, col nèttare degli Dei! Ma... visto e considerato che non devo sacrificare mia nipote, subirò questa umiliazione... e farò... e farò quanto lei mi dirà di fare.
--Brava, brava! molto brava!--esclamò lo Spinelli, tossendo e raschiandosi la gola asciutta pel gran discorrere che avea fatto. La nostra cara Dogaressa ha sempre mostrato di aver cuore, e lo prova esuberantemente anche in questa circostanza.
Donna Lucrezia credette proprio che il Consigliere fosse in buona fede; e rimase tanto convinta di ciò che egli le aveva detto, da sentirsi commossa per la propria bontà e per il proprio buon cuore.