I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1
Part 8
Allora la donna, accostandosi al padrone con più sicurezza, gli raccontò minutamente il colloquio avuto colla Filomena, diffondendosi nei particolari che valevano a dimostrare il suo grande ingegno diplomatico. Ma il Barbarò non le badava punto. Era assorto nella contemplazione di quel ritratto e borbottava tra i denti:--Tutta lei!... Tutta lei... con quel collo, con quelle labbra che mi mettevano la febbre!... Con quegli occhi... indiavolati... che si degnavano appena di guardarmi con aria di compassione!--E continuando a fissare il ritratto, il signor Barbarò pensava fra sè, ch'era una di quelle donne lì ch'egli avrebbe voluto avere per moglie....
--Chi sa, chi sa.... Se gli affari seguiteranno di questo passo... un giorno o l'altro, forse, potrò farla vedere in barba a chi mi dà del ladro... dell'usuraio!--E a questo punto un lampo sinistro brillò negli occhiettini dell'omiciattolo. Rimase ancora così assorto per qualche istante, poi infine scotendosi, involtò la miniatura in un pezzetto di carta, la mise nel portafoglio, e ordinò alla Veronica di portargli l'occorrente per scrivere.
Subito la donna fece un po' di posto sullo scrittoio, gli portò tutto ciò di cui abbisognava e il Barbarò cominciò, con grande attenzione e raccoglimento, a scrivere una lettera.
Ma la cosa non gli riusciva facile: cominciò la lettera due o tre volte: poi la riempì di correzioni e di aggiunte e infine la copiò diligentemente. Dopo finito pose l'abbozzo nel portafoglio, e la copia pulita in una busta sulla quale fece la soprascritta:
_Alla Pregiatissima e Nobile Signora--La Signora Donna Lucrezia Balladoro--Via della Spiga, n. 7, p. 3º, Città._
--Domattina--disse alla Veronica indicandole la lettera che lasciava sullo scrittoio ad asciugare--la manderai, in ora debita, al suo indirizzo, e lo ripetè:--Via della Spiga, numero sette, piano terzo.
--Come comanda, signor padrone.... E... stasera... devo... devo lasciar aperto il catenaccio?--gli domandò, mentre l'omiciattolo stava per andarsene.
--No.... Chiudi pure.... Stasera dormo a casa mia. Il tuo omo può capitare da un momento all'altro.
--Non ha combinato nulla a Verona?
--Anzi, ha combinato tutto. Avrò la fornitura pel foraggio e viveri di due _Divisioni_. Ed ora speriamo nella guerra e che la vada!--esclamò ghignando il signor Barbarò; e tornato di buon umore abbracciò la donna al suono dei ciondoli, e le strinse con un piccolo morso la bocca piacente, adombrata di baffettini neri, mentre essa, umile e passiva, accoglieva anche quelle carezze col dovuto rispetto: per lei il Barbarò era sempre in ogni incontro il signor padrone!
II.
La mattina dopo, nel tempo che la Veronica aspettava in _via del Pesce_ un suo commesso di fiducia per far recapitare la lettera del principale. Donna Lucrezia era in grandi faccende. Quel giorno, un mercoledì, in casa Balladoro c'era ricevimento.
Il salotto giallo era in pieno disordine e dalle finestre spalancate entrava una nebbiarella diaccia che si confondeva colla polvere sollevata nella stanza. Le poltroncine e le seggiole si vedevano ammucchiate col canapè attorno al tavolino di noce, sul quale la Filomena avea distesa, pel momento, una certa tenda logora e stinta che dopo le faccende di casa serviva poi alla padrona anche da accappatoio.
Donna Lucrezia, quantunque fosse ancora in sottana, non sentiva punto il freddo. Spazzava, fregava, lustrava, sbatteva le tende, smuoveva i mobili, e dava la caccia colla granata a qualche ragno che fuggiva spaventato da quel grande tramenìo settimanale. Aveva un fazzoletto bianco legato attorno alla faccia ossuta, tutta fronte e mento, con un naso superbo da imperatore romano sempre raffreddato in modo formidabile, e un ciuffo di capelli grigi che le scappava fuori sotto il chignon; e così com'era senza crinolino, pareva ancora più magra, ancora più lunga e angolosa. Vestiva una sottana rattoppata, con una balza di taffetà, e quantunque ansante, scalmanata, non si chetava un minuto, nemmeno per ripigliar fiato; nemmeno quando starnutiva, o accendeva un sigaro di Virginia.
--Filomena, ti sei ricordata di comperare i fiori per la giardiniera?
--Sissignora!... Un mazzo di foglie di giranio, quattro rosette, un ramettino di vaniglia, e mi han fatto pagare, que' ladri, trentacinque soldi!
La Filomena rispondeva alla padrona dalla stanza della Mary, accanto al salotto, la quale il mercoledì serviva da anticamera col lettuccio della fanciullina rifatto a divano.
--E la legna, l'hai ordinata?
--La portano a momenti; ma ho dovuto dare un acconto al carbonaio, se no, m'ha detto sua moglie (perchè lui non c'era in bottega) che avea lasciato l'ordine di non mandare a casa nemanco un fascinotto!
--Che vada a farsi friggere, quel muso da cane!--esclamò stizzita Donna Lucrezia che conservava purissima la parlata veneta, quantunque dall'epoca del suo matrimonio fosse sempre rimasta all'ombra del Duomo.--E d'ora in avanti, ricordatelo bene, non devi mettere più i piedi nella bottegaccia di quello svizzero senza creanza!... Mai più; mai più; mai più!--E siccome in quel punto Donna Lucrezia levava la polvere con una bacchetta da una seggiola, diede tre colpi così furiosi, borbottando quei tre "mai più!" come se lì sotto, invece dell'innocente lana gialla damascata, ci fosse stata la pelle del rozzo carbonaio.
--E bada di accendere presto le stufe, e di mantenerle calde tutto il giorno; anche quella dell'anticamera; perchè le visite, appena dentro, devono subito sentirsi riavere. È una pitoccheria il fare come certuni che riscaldano il salotto solamente. Ma con te, quando una cosa non t'entra, è come cantare ai sordi!... Invoco di essere in casa di una signora dovevi andare a far la serva a un bottegaio arricchito!
La Filomena, zitta zitta, la lasciava dire.
--Hai inteso, _pampalùga_!
--Sissignora, sarà servita!--E la vecchiarella, sospirando, continuava a pensare fra sè, che invece di cuocere al mercoledì come in un forno sarebbe stato meglio assai avere un po' di calduccino tutti i giorni; così almeno la famiglia non sarebbe stata raffreddata tutto l'inverno.
Donna Lucrezia, preso uno strofinacciolo, e sbrigando ogni faccenda colla sua sveltezza maravigliosa, aveva cominciato a spolverare i mobili, e a mano a mano ch'erano puliti li rimetteva a posto. Quand'ebbe finito si rialzò, stirandosi la vita che le doleva, per essere stata curva troppo tempo, e dopo aver mormorato con un respiro di sollievo:--Oh, se Dio vuole, anche questa è fatta!--chiamò la Filomena, che sentiva sempre trafficare nell'anticamera.
--Ohi, _papatàsi_! Vieni a darmi una mano per rimettere il canapè.
Ma appena il canapè fu rimesso al suo posto (fra la parete e il tavolino di noce), Donna Lucrezia si fermò a guardarlo meditabonda, mentre accendeva e stringeva tra le labbra il sigaro che non volea tirare.
--Misericordia, come cresce _quel patacon_!
In fatti sopra una spalliera del canapè, pure di lana gialla damascata, si scorgeva, dove le visite dovevano aver appoggiato il capo, una larga chiosa d'unto.
--È stato il professore,--brontolò la Filomena, che pure era rimasta attonita e dolente, dinanzi a quel disastro del salotto giallo.--È stato il professore, che ha sempre la zazzera unta, bisunta!
--Taci là, _piavola_!--esclamò Donna Lucrezia diventando rossa per la stizza.--I capelli del professore Zodenigo hanno una lucidezza naturale che è uno splendore!... E poi sta a vedere, adesso, che la gente non dovrà appoggiare il capo sulla spalliera! Benzina ci vuole, cara la mia vecchia; benzina e _fregamento_.--Ma, a proposito, quando hai accompagnato la Mary a scuola, le hai consegnato l'onorario per il Professore?
--Sissignora!--rispose la Filomena sospirando come avea fatto poco prima per lo sciupìo della legna.
--Non bisogna mai aspettare il primo del mese a fare il proprio dovere. Non è da gente di garbo. E ti sei ricordata di involtare i fiorini in un bel pezzo di carta bianca, e di unirvi il mio biglietto di visita?
--Per l'appunto; e siccome di carta bianca, pulita, non ne avevo, me la son fatta prestare dalla Rosetta. Figurarsi! quando ha sentito che dovea servire pel professore mi avrebbe data anche l'anima sua!
--Sciocca, balorda e rimbambita! Quante volte ho da ripetere che non voglio assoluta...--ma a questo punto Donna Lucrezia dovette fermarsi: la bile le avea fatto andare in gola il fumo del sigaro. Cominciò a tossire, a starnutire e pareva che gli occhi le schizzassero dalla testa. Finalmente ancora mezzo soffocata dall'affanno:--quante volte avrò da dire--ripigliò--che assolutamente non voglio confidenze con quella pandolòna che per la smania di scimiottarmi s'è messa a far la sentimentale col Professore?!... Col poeta celebre del Ponte dei Sospiri! Lei, figurarsi! una plebea, un'ignorantaccia che non sa scrivere il suo nome: la figlia della mia Pipelet!
La Filomena, zitta zitta, continuava a meditare sulla macchia del sofà.
--Ho paura, se la levo adesso colla benzina, che ci resti il puzzo nella stanza per tutto il giorno.
--Sicuro!--rispose la Balladoro rabbonendosi subito,--e le visite potrebbero andar via col mal di capo.
La padrona e la serva tornaron mute e meditabonde a contemplare la macchia d'unto che pareva allargarsi sotto i loro occhi prendendo strane forme. Infine Donna Lucrezia svelò i pensieri che le mulinavano in testa.
--Subito che i _Patatuchi_ avranno preso il largo voglio mutare la tappezzeria e le stoffe del mio salotto e addobbarlo all'italiana: tutto in bianco, rosso e verde!
--Ma intanto, per oggi, come si rimedia?--osservò Filomena.
La Signora tornò a pensarci un poco.--Sicuro... sicuro...--Poi a un tratto esclamò, battendosi la fronte colla mano:--L'ho trovata; corocochè!--esclamazione colla quale Donna Lucrezia, fin dalla più tenera infanzia, esprimeva la propria allegrezza.--Già ho un gran genio io, per gli espedienti! Lo dice sempre anche quel caro... anche un'altra persona dice che qua dentro c'è qualche cosa!... Va di là, in camera, prendimi lo scialle turco che m'ha regalato mia cugina la marchesa di Collalto, portamelo qui e vedrai: copro la macchia collo scialle; ma in modo ch'esso deve parere buttato là a caso, con artistica trascuranza!... Andiamo; muoviti, spicciati, trottolona benedetta!
Filomena zoppicando uscì dalla stanza e rientrò quasi subito collo scialle indicatole dalla padrona. Questa lo prese e lo accomodò sul sofà dov'era la macchia d'unto; ma ce ne volle prima che le pieghe avessero raggiunta la desiderata naturalezza!
--Oh, così!... Adesso dovrebbe stare a perfezione. Prova un po', Filomena, a sederti sul canapè per vedere l'effetto che fa.
Ma la povera Filomena non s'era ancora seduta che una forte scampanellata la fece alzare di scatto.
--Misericordia, visite!
--Alle dieci del mattino, vuoi che vengano le visite, mammalucca!
Filomena si acquetò, e dopo aver infilate le ciabatte che avea lasciato in mezzo alla stanza per non insudiciare il tappeto a piè del divano, si avviò tentennando verso la porta.
Intanto la Balladoro, preso di nuovo lo strofinacciolo, si disponeva a dare l'ultima ripulita ai mobili, quando udì la vecchia che bisticciava con qualcuno nell'anticamera.
--Che c'è, che c'è, che c'è?... Le solite prepotenze?!--mormorò Donna Lucrezia avvicinandosi all'uscio e mettendosi in ascolto presso la toppa.
--È un agire da screanzati!--gridava la Filomena.
--Io sto agli ordini del mio padrone, e in quanto a lei dovrebbe imparare a tener la lingua a casa!--rispondeva il suo interlocutore che dalla voce pareva un ragazzo.
La Filomena, strillando sempre più forte, si mosse per rientrare in salotto; e Donna Lucrezia ebbe appena il tempo di ritirarsi per non far vedere a quell'altro ch'essa stava in ascolto.
--Che c'è?--domandò poi a bassa voce appena la vecchia fu rientrata in salotto.
--È quel rusticone villano del carbonaio,--rispose la vecchia col viso pallido dalla rabbia,--che non vuol mandar la legna, se prima non gli si paga tutto il debito!
--Che debito, che debito d'Egitto! Sempre quel tuo frasario da mercato!
--Finchè non gli si paga tutto il conto!--riprese Filomena.
--E... i danari che hai dato stamattina a sua moglie?
--Ha mandato a dire che sono pochi.
--Quella gentaccia dunque ti manca di parola?
--Son birbaccioni, signora; son birbaccioni!
--E tu pagali subito fino all'ultimo centesimo!
--Ma, allora...--la vecchia rimase interdetta. Ci sarebbe stata un'osservazione da fare; essa l'aveva lì, proprio, sulla punta della lingua; ma si sentì impacciata sotto lo sguardo terribile della padrona, non ebbe più coraggio di andar avanti e ripetè appena, sommessamente, il timido ma di prima.
--Che ma! non ne voglio sapere nè di ma, nè di se! Vai, vai; e paga quei ladri fino all'ultimo soldo.
La vecchiarella uscì a testa bassa, lentamente, zoppicando più del solito; e poco dopo si udì la sua voce contare, brontolando, le monete che risonavano sulla mano del garzoncello.
Donna Lucrezia, col sangue che le ribolliva nelle vene, s'era messa a fregare il tavolo di noce, ma con tanto impeto e stizza da intaccare la vernice. Poi, a un tratto, non potè più contenersi e spalancando l'uscio del salotto, mentre il ragazzo del carbonaio stava per andarsene, gli gridò furibonda:--Dirai a nome mio a quello zotico spilorcio del tuo padrone che è un pezzo d'asino, un croato, un... un... un Bucefalo!
--Scusi, illustriss...--cominciò a dire il ragazzo voltandosi; e rimase sbalordito, a bocca aperta, vedendo quella perticona spiritata.
--E gli devi dire che non sa come si tratta colle mie pari; e che non mi conosce; e che sono imparentata coi primi signori di Milano e di Venezia; e che gli farò pagar cara la sua impertinenza; pezzo d'asino, croato... _Bucefalo_!
--Scusi, illustriss...--si provò a replicare il ragazzo, quando la Filomena, volendo evitare una scenata che potesse far accorrere i vicini, lo cacciò con uno spintone sul pianerottolo e gli chiuse l'uscio in faccia. Il monello rimasto fuori fece un gesto poco pulito all'indirizzo di Donna Lucrezia; stette un momento incerto se doveva sonar di nuovo il campanello per dire il fatto suo a quella "illustrissima sbrindellona," ma poi diede una spallucciata, e corse giù per le scale a precipizio.
--Mi sento un nodo alla gola! Mi sento soffocare!... Dammi un bicchier d'acqua!...--mormorò Donna Lucrezia tutta tremante.
--Verrà il Dio vendicatore,--esclamò con aria profetica quando ebbe bevuto e cominciò a rifiatare:--e se Re Vittorio mi renderà giust...--ma a questo punto starnutì e insieme con lei anche la Filomena parimente raffreddata.
--Ah!... _se l'Italia frangere... potrà le sue ritorte!_--declamò poi con enfasi confondendo nelle proprie aspirazioni liberali Tedeschi e creditori. Ma que' versi dello Zodenigo le richiamarono in mente un altro pensiero e domandò alla donna se aveva preso i filetti e i tartufi per fare il contorno alle costolette.--Sai bene che oggi ho invitato a pranzo il Professore!
La vecchia rispose appena con un cenno affermativo.
--Ah, che caro giovane!--esclamò con un sospiro Donna Lucrezia accomodando nella giardiniera le rosette, il giranio e la vaniglia.--Tutto cuore, tutto sentimento e tutto _genio_; tanto è vero che è tisico finito!... Maledette! come bucano queste rose!...--E qui interruppe il suo inno di lode per succiarsi un dito.--Del resto, vecchia mia, sei stata molto tirchia nel comperare i fiori!... Almeno prendere un pochin di verdura. Oh, Dio! si respira meglio con un briciolo di verde! Par di sentire il soffio primaverile!
--Volevano due soldi per un mazzetto di ramerino!
--Li dovevi dare; tanto più che il ramerino dura un pezzo; si mantiene fresco per un paio di mercoledì, e poi si mette a cuocere col capretto!... Oh... ecco fatto! Se Dio vuole anche la giardiniera è in ordine! Adesso fuoco alle stufe e vieni a vestirmi.
--E... e la legna, padrona?
--La legna? Sicuro; e la legna?! Non ci hai pensato!
--Ci avevo pensato certamente; ma ha sentito il carbonaio cos'ha mandato a dire!
--E per colpa di quel tanghero vuoi farmi gelare le visite come sorbetti?...
--Nossignora, ma...--la vecchierella teneva la testa bassa come se volesse contare i mattoni del pavimento.
--E non ti muovi?... _Viscere care delle mie pantofole_... bisogna correre a comprarla da un altro!
--Ma... i danari, signora padrona?
--I danari?... E i trenta fiorini che hai avuto ier sera?
Filomena stese la palma della mano e fe' l'atto di soffiarci sopra.
--Spariti?... Spariti in un baleno?! Oh, santi numi!--esclamò Donna Lucrezia, mettendosi in tasca il mozzicone spento.
--Due fiorini...--cominciò la serva contando ogni numero sulle dita nere e ossute,--due fiorini gli ho resi alla portinaia. Me li ero fatti prestare colla scusa d'aver dimenticato i quattrini della spesa e che mi pesava di rifar le scale....
--Ne restano ventotto! tiriamo innanzi!
--Dodici fiorini al professore Zodenigo: dodici e due quattordici....
--Per arrivare a trenta ce ne mancano sedici!--interruppe la Balladoro, che in aritmetica era più pronta assai della Filomena.
--E le spese di stamattina? E i tartufi, e i filetti, e i ravioli, e i fiori, e il canfino, e finalmente i nove fiorini che ho dovuto snocciolare al carbonaio?...
--Colpa tua! Dovevi tenerti in mano qualche spicciolo!... Dovevi levartelo d'attorno con un acconto, quel ladro d'un croato!...
--Vergine Santa, è stata lei a gridare che fosse pagato fino all'ultimo centesimo!
--Taci là, _pampalùga_!... Non si risponde alla padrona!... Chi li tiene i danari?... Te!... A chi li affido io, senza manco contarli? A te!... Dunque tu sola potevi sapere quanti ancora ne rimanevano da spendere e dovevi regolarti!... Ma siccome vedo che hai le mani bucate... vuol dire... vuol dire che penseremo a metterci riparo!
La vecchietta chinò il capo mortificata, e si asciugò nel grembialuccio tutto toppe, gli occhi e il naso. Era proprio lei che aveva la cassa; e questa era una piccola astuzia della Balladoro, la quale colla scusa della fiducia illimitata non voleva saperne di rendiconto e però non era mai obbligata di pagarle il salario. Restava come sottinteso che la Filomena se lo sarebbe ritenuto sulle varie somme che a mano a mano le venivano affidate; ma siccome queste non bastavano mai nemmeno per la spesa, così la serva restava sempre in credito del suo mensile senza che l'altra dovesse rimetterci della dignità facendo vedere di essersene accorta.
Donna Lucrezia pareva come accasciata da quel colpo impreveduto. Buttatasi sopra una poltroncina si guardava attorno smarrita, e i suoi sternuti avevano preso alcunchè di flebile, di gemebondo, che spezzava il cuore alla povera Filomena.
--Non c'è versi!... Per oggi non si potrà ricevere!... Chi sa, chi sa che cosa dirà la gente!... Un altro mercoledì mi pianteranno in asso; il mio salotto _giallo_ rimarrà deserto, ed io sarò come bandita dalla società!... E se ricevo e pigliano un'infreddatura... peggio che mai! No, no; bisogna trovare una scusa, una scusa plausibile.... Dirai che sono ammalata molto ammalata; che ho presa la morfina, e che dormo!
Ma a questo punto un altro pensiero e più terribile finì col mettere Donna Lucrezia alla disperazione!... E il professore Zodenigo?... Avrebbe dovuto rinunziare, per quattro fascinotti, anche al suo poeta, al poeta celebre del _Ponte dei Sospiri_?... Chi sa la Rosetta, quella smorfiosa, che gusto ci avrebbe avuto!
Donna Lucrezia all'idea della Rosetta gongolante, e che magari colle sue moine avrebbe trattenuto il poeta a chiacchierare sulle scale, non potè più resistere: si alzò con impeto e buttandosi addosso alla Filomena l'abbracciò e la baciò con un monte di carezze.
--Senti, tesoro mio benedetto, devi proprio aiutarmi anche per questa volta! Lo so, lo so, che tu mi vuoi bene, e che sei una perla per cuore e per fedeltà, e se verrà il giorno della redenzione... non temere che avrai la tua parte. Ma, adesso, in un modo o nell'altro bisogna trovare i soldi per la legna.... Piuttosto, pensa, sto a digiuno per un mese!... Senti, vecchia mia, siamo proprio ridotte _al verde_? completamente _al verde_?
Filomena, sempre colle lacrime agli occhi, si frugò nella saccoccia del grembiule.--Mi rimangono... cinque soldini....
--Oh Dio... che spasimi!--mormorò la Balladoro cadendo come sfinita sulla poltrona.
In quel momento si udì sonare di nuovo il campanello dell'anticamera; ma questa volta era stata una tiratina leggera assai.
--Santi numi!... Sarà un altro che vuol quattrini!--esclamò Donna Lucrezia spaurita.--Ho presa la morfina, sai. Filomena, e dormo!--E mentre la vecchia, anch'essa un po' turbata, passava nell'anticamera, si buttò sul canapè chiudendo gli occhi.
Filomena rientrò quasi subito portando una lettera colla busta di color giallo.
--Un conto!... Vedi se me lo diceva il cuore?... Ma oggi non è giornata di conti,--soggiunse alzando la voce per essere udita nell'altra stanza.--Oggi è mercoledì, e non ho tempo per badare a queste miserie!
--Ma, signora padrona, l'uomo che ha portata la lettera,--e la Filomena stendeva il braccio per dargliela,--se n'è già andato!
--Ah, se n'è andato?--rispose la Balladoro calmandosi a un tratto, e sbirciando la lettera, senza però prenderla in mano, con un'occhiata sospettosa.
--E non hai potuto indovinare chi la manda?
--Nossignora: mi pareva un commesso, ma era pulito e garbato dimolto.
--Uhm.... Caso raro!--Donna Lucrezia si fece coraggio: prese la lettera, l'apri lentamente, e messi gli occhiali andò subito a guardare la firma: allora fu invasa nuovamente da un impeto di collera e facendosi in viso rossa scarlatta cominciò a gridare furibonda:--Che vuole da me questa spia infame! questo ladro, questo birbaccione?!--Ma poi, a mano a mano che tirava innanzi a leggere, la collera si dissipò come per incanto; la sua faccia angolosa riprese la solita tinta giallognola, esprimendo prima un grande stupore, poi una commozione e una certa contentezza, mista ad inquietudine.
--A buon conto,--pensava tra sè Donna Lucrezia,--costui non farebbe altro, nè più nè meno, che il proprio dovere.... I primi quattrini suoi come gli ebbe?... Dalla sua pôra moglie!... E la sua pôra moglie dove li ha raggranellati? In casa mia; cioè della Mary, che è poi tutt'uno!... Anzi, per dire la verità, da questo suo procedere... doveroso... parrebbe quasi ch'egli non dovesse essere tutta quella canagl... tutto quel grande spilorcio come lo vogliono dipingere. In ogni modo, se si trattasse solamente di me, risponderei con un bel no, sicuro; con un bel no, tondo tondo! Ma a pensarci bene, io non ho diritto di rifiutare la sua offerta perchè... appunto per via della Mary! Non debbo farle perdere una fortuna per le mie antipatie, e per i miei scrupoli!
La faccia della Balladoro si colorì nuovamente, ma questa volta per una gioia schietta a cui s'abbandonava liberamente.
--Presto! Presto, Filomena! Lo scialle! Il cappello! Il manicotto!--gridò correndo nella sua camera.
La buona vecchietta la seguì trascinandosi: essa cominciava a dubitare che la padrona diventasse matta. Donna Lucrezia in fretta e in furia si mise il cappello di paglia nera coi nastri di velluto; si buttò addosso lo scialle bigio e stava già per infilare la porta, quando Filomena, che era rimasta sempre calma,--Vergine Santa,--brontolò,--vuol uscire in quello stato?!
--Non ho più testa! Dio mio, non ho più testa! Se non c'eri tu, uscivo in sottana a rischio di farmi fischiare dai monelli! Fa presto, dammi il vestito nero... _moiré_!
Filomena fece presto perchè non c'era da scegliere. Ma la padrona, con tutta la sua furia, non trovava il verso d'infilare il vestito; e intanto pestava i piedi, e smaniava, e invocava i santi Numi e la Madonna Benedetta; le cascavano i guanti, perdeva il fazzoletto e non sapea dove riporre quella lettera famosa, origine di tante commozioni: la metteva in una tasca, poi la levava e la metteva in quell'altra; poi nel manicotto. Finalmente pensò di nasconderla in seno.