I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1
Part 5
--Il pover'uomo che mi aveva murata questa buca, è stato ucciso dai Tedeschi alla barricata di San Celso!--mormorò il proscritto con un sospiro. Poi fatto ritornare il servo ad attizzare il fuoco aprì lo scrigno, mediante una chiave che portava con sè, e ne tolse alcuni fasci di carte che buttò sulla fiamma rimanendo muto, accigliato a vederli bruciare.
--Sai,--disse poi rivolgendosi a Pompeo quando di tutti quei fogli non rimase più altro che un mucchio di cenere nera, a falde, alcune delle quali svolazzavano qua e là su pel camino,--se i Tedeschi fossero riusciti a metter le mani su quelle lettere, c'era tanto da porre in pericolo mezza Milano.
--Ma per fortuna, signor padrone, i poliziotti non sarebbero mai venuti a capo di scoprirle, tanto bene erano nascoste.
--Eh, non si sa mai!... Alle volte si trova la spia dove meno si crederebbe....
Pompeo impallidì, e non potè rispondere altro che qualche parola inintelligibile.
--Ma ad ogni modo,--continuò l'Alamanni,--adesso sono più tranquillo. Anche se fossi preso, avrebbero me solo nelle granfie!
E così dicendo il proscritto si guardava attorno nella camera con un senso profondo di mestizia: pareva chiamasse tutte le memorie di Lucia a testimonio del disgusto e dell'amarezza che sentiva della vita. Però tacque lungamente, ritornato in preda alla più viva commozione. Poi di nuovo, sebben cogli occhi pieni di lacrime, riuscì a vincersi, e rivoltosi daccapo a Pompeo:
--Ora,--gli disse,--scenderai subito in porteria.
--Sì, signor padrone.
--Se la Betta fosse tornata, trova modo di rimandarla via. Non ti mancherà certo qualche scusa, qualche pretesto. Occorre che stia fuori di casa almeno due o tre ore.
--S'ella crede, potrei mandare mia moglie da donna Lucrezia. Così, prima di partire, ella avrebbe anche le notizie della padroncina.
--Oh, l'ho già veduta la mia bimba... povera bimba!
Il Barbetta non fu punto commosso da queste parole, nè dal sospiro con cui furono accompagnate. Invece provò dentro di sè una gran contentezza, accorgendosi di non esser solo a conoscere quel viaggio misterioso del padrone.
--So che ci vai spesso a salutare mia figlia; so che ci va pure anche la Betta, e ve ne ringrazio. Fra qualche giorno, quando mi troverò al sicuro, ho già disposto perchè la bimba venga a raggiungermi con Donna Lucrezia.... Ma, per oggi, è meglio che tua moglie non si faccia vedere da quelle parti. Non mi parrebbe prudente. Si fa presto a ciarlare!
--Come vuole, signor padrone. Allora manderò la Betta dalla lavandaia. Oh, non dubiti! è una buona passeggiata! Sta laggiù, alla _Barona_, fuori di porta Ticinese.
--Va bene. Appena resti solo, torna su da me. Ti darò una somma di danaro e una mia lettera: porterai l'una e l'altra dal banchiere Nicola Mazza. Sai dove abita, non è vero?
--È quello che ha bottega di cambia-valute sull'angolo di via Orefici?
--Quello, per l'appunto. Egli, poi, ti consegnerà una tratta a mio favore su Londra.
--Sì, signore.
--Intanto io ti preparerò tutta la somma in rotoli di napoleoni d'oro, così ti sarà più agevole il trasportarla. Ma prima è necessario che tu vada dal Mazza per metterti d'accordo con lui circa all'ora e al modo di fargli avere il danaro. Bada che non lo potrai portare tutto in una volta; perciò sarà bene prepararlo, e nasconderlo giù in camera tua finchè sei solo in casa, così la Betta e gli altri non ti vedranno salire e poi riscendere colle tasche gonfie.
--Sì, signore.
--Ci avrai pure qualche ripostiglio sicuro?
--Ho... ho un cassettone che ha una serratura forte,--rispose Pompeo con un tremito strano nella voce e senza guardare in faccia l'Alamanni.
Nicola Mazza, il banchiere sull'angolo di via _Orefici_, appena sentita l'imbasciata, rispose subito che i danari, per maggior prudenza, bisognava aspettare a trasportarli di notte e... e perciò in tutto quel lunghissimo giorno la grossa somma (cinquanta mila svanziche in tanti rotoli di napoleoni d'oro) rimase nascosta nel cassettone del portinaio.
--Questa volta, se la polizia agguanta il padrone, impiccano anche me!--pensava Pompeo, rannicchiato accanto al fuoco spento col capo fra le mani.
A momenti era assalito da brividi; lo prendeva una smania nervosa, e allora inveiva senza ragione contro la Betta e scapaccionava il povero bambino, che correva a rifugiarsi dietro le sottane della mamma.
--Cinquanta mila lire?!...
Ma non ci voleva pensare a quella somma, e sebbene attratto da una specie di fascino a guardare verso il cassettone, pure rimaneva duro e non si voltava mai da quella parte.
Voleva persuadersi che delle cinquanta mila lire non gliene importava nulla e che le sue inquietudini, le sue incertezze provenivano soltanto dal grave pericolo al quale andava esponendo sè e tutti i suoi. Fosse stato solo, allora avrebbe anche potuto darsi l'aria di un eroe; ma invece, era padre di famiglia, e dovea pensarci due volte prima di fare uno sproposito!... E i danari? E le cinquanta mila lire ch'erano lì nel cassettone?... Chè! Non se ne curava punto! Non erano i danari certamente che avvrebbero potuto indurlo... che avrebbero potuto trascinarlo... Oibò!... Non era sempre stato galantuomo? Anche quando avea dovuto chiuder bottega non avrebbe potuto dichiarare il fallimento e tenersi i quattrini se fosse stato disonesto? Invece avea pagato i suoi creditori fino all'ultimo soldo!... Dunque? Dunque anche adesso non era certo per un po' di danaro che si sentiva turbato. Non ci pensava nemmeno!... Voleva anzi dimenticare che fosse nascosto in camera sua... Aveva ben altro pel capo... Non se ne ricordava già più!... Era la famiglia quella che gli premeva!...--E Pompeo arrivato a questo punto co' suoi pensieri, per convincersi meglio che in ogni caso avrebbe avuto solo di mira il benessere della moglie e del figliuolo suo, fece uno sforzo per rivolgere qualche buona parola alla Betta, e prendendosi il bimbo sulle ginocchia cominciò a farlo trottare:
--_Op, là là! op, op, là là!_
Ma poi, a poco a poco, tornava cupo e pensieroso: e allora, senza accorgersene, affrettava il su e giù nervoso delle gambe, dimenticando il figliuolo che gli ballonzolava davanti col visino smorto, pieno di lacrime. Ma la Betta, che conosceva l'umore bizzarro del marito, non perdeva di vista il bambino, e appena poteva, fattosi animo, glielo toglieva di mano.
--E se in casa ci fosse nascosto un qualche arnese di polizia?... Allora agguantano il padrone ugualmente, e per giunta mandano anche me sulla forca. Quel balordo non si era fatto vedere da Donna Lucrezia?!... Una fanatica senza giudizio, che non sarebbe stata zitta nemmeno a tagliarle la lingua!
Ma, subito, questo dubbio ch'egli era andato a cercare soltanto per mettersi in pace colla coscienza, lo atterrì.
--Non poteva, proprio per davvero, esserci qualcuno che avesse avuto l'ingiunzione di sorvegliar lui, come lui avea avuto l'ordine di sorvegliare gli altri?
Pompeo fu preso da un brivido, mentre un sudore freddo gli stillava dalla fronte. Si alzò in piedi a un tratto, e si guardò attorno per la camera, come smarrito, respirando con fatica.
--... Sicuro; se in casa ci fosse la spia e avesse già riferito al commissario l'arrivo del padrone?... Sarei bello e spacciato!
Don Miao glielo avea detto chiaro fino dal principio: _Badate che se vi si trova in fallo, non vi sarà usata misericordia!_
Per Dio! Si trattava di salvar la pelle, altro che la tentazione di una manciata di marenghi!
Ma alla paura di Pompeo, sebben grande e sincera, si mescolava in fondo al cuore, per una contradizione strana, un senso indefinibile di contentezza, una speranza che gli sorrideva nell'avvenire lontano; invano cercava di seppellirla sotto una fitta di pensieri svariati e tormentosi; a ogni poco ritornava a galla riapparendogli più bella e più lusinghiera.
L'immagine terribile del capestro, che lo faceva fremere e tremare, non era forse una valida giustificazione per la sua coscienza?... E parimente, anche dopo, davanti al giudizio, così fallace, della pubblica opinione?... Dopo molti anni, scomparso ogni pericolo, egli avrebbe ritrovato nel cassettone, e con sua grande maraviglia, le cinquanta mila lire, che sotto la minaccia continua della prigione e della forca era naturale, naturalissimo, avesse del tutto dimenticate!...
Ma intanto bisognava risolversi. Allora tornò a sedersi e rimase lungamente colla testa bassa, voltando le spalle al cassettone.
--Povero figliuolo mio, povera moglie mia, se m'impiccassero! Non resterebbe loro altro che morir di fame.... Il signor Giulio in galera; il signor Francesco in esilio; e Donna Lucrezia che si trova al verde.... È un bel matto, del resto, anche il mio padrone!... Dopo rimasto vedovo la vita gli viene a noia, vuol crepare ad ogni costo, si ficca nelle congiure, corre alla guerra e ne fa di tutti i colori senza badare, intanto, a quali pericoli espone un povero cristiano, che è l'unico sostegno della famiglia, e che non ha punta voglia di sentirsi la corda al collo!... Certo il signor Giulio non aveva usata alcuna prudenza. Ci voleva ben altro che i travestimenti per sfuggire alla polizia! Doveva tenersi al largo e non tornare a Milano col rischio di cadere in trappola.... Se i quattrini erano finiti, ebbene, poteva far debiti!... Era vero, per altro, che il signor Giulio correva meno pericoli di suo fratello, il signor Francesco.... Quello sì, se fosse caduto in mano ai Tedeschi, era sicuro di morire sulla forca.... Ma il signor Giulio?... Oibò! Gli avrebbero fatta una paternale e, tutt'al più, lo avrebbero tenuto dentro fin che non gli fosse passato il grillo dell'Italia libera!... Si sapeva bene, che era un poeta, un matto....
--Ed io--continuava a dire Pompeo fra sè--dovrei sfidare la pelle, quando il padrone, a buon conto, non arrischia altro che di metter giudizio?....
--In tal caso,--concluse poi, dopo qualche tempo di profonda meditazione, e senza nemmeno accorgersi che i suoi pensieri ormai gli avevano tolta la mano e correvano tutti là dove lo portava il cuore,--in tal caso, mi terrei io i danari, perchè non venissero confiscati, e li renderei al padrone appena fosse rimesso in libertà.... Certo... certo.... Glieli renderei fino all'ultima svanzica. Sono sempre stato un galantuomo, io!
VI.
La donna avea già scodellata la minestra sul tovagliuolo disteso nel solito cantuccio del deschetto; ma Pompeo, assorto nei suoi pensieri, non si moveva per mettersi a mangiare. Da più di un'ora stava là ritto in piedi, muto, immobile, colla faccia bianca, smorta, e gli occhietti loschi, infossati. Ma anche da quella sua cupa impassibilità, traspariva, a guardarci bene, l'inquietudine, e la lotta interna del suo animo. Le labbra sottili avevano un tremito quasi impercettibile e colle unghie rabbiose si graffiava le mani che teneva incrociate dietro la schiena.
Giulio avea fame, e lo diceva pianino alla mamma, la quale, non arrischiandosi a parlare, moveva però a ogni poco i piatti e le posate di ferro, perchè l'altro dovesse accorgersi che il desinare era pronto.
Ma Pompeo rimaneva impassibile deludendo tutti gli espedienti messi in opera per iscuoterlo. E durò così ancora un buon pezzo, finchè la Betta, pensando che il riso si sciupava, si fe' animo, e a mezza voce, passandogli vicina, lo avvertì che avea messo in tavola.
La povera donna si aspettava certo uno sgarbo un rabbuffo, ma in vece, con grande sua maraviglia, il marito le rispose garbatamente che incominciasse lei a mangiare col bambino.
--Io non ho fame,--aggiunse poi, battendosi forte col pugno sullo stomaco.--Sento ancora il peso delle aringhe e delle cipolle di stamattina... Bisognerà... proverò... a far due passi...--E guardò l'uscio, ma non si mosse.
--Vuoi una scodella di brodo e vino? Ti farà bene se hai un po' d'imbarazzo--suggerì la moglie con sollecitudine.
--No... no... Mi dà disgusto!... Farò due passi... farò due passi--ripetè, e cercò coll'occhio il cappello, guardando ancora verso l'uscio; ma come prima, alla sfuggita, e senza muoversi.
La Betta si rincantucciò nell'angolo della tavola, si fece il segno della croce, e preso il bimbo sulle ginocchia, cominciò a mangiar la minestra adagio adagio, senza più dire una parola, studiandosi di non toccar la scodella col cucchiaio, per non dar molestia al marito.
Questi, dopo un altro poco, si mosse girando lentamente su e giù per la stanza. Poi si fermò dinanzi alla seggiola dov'era il suo cappello. Lo spazzolò ben bene, a lungo, gli lisciò la tesa fregandola contro il gomito, gli aggiustò il nastrino, e in fine se lo cacciò in capo risolutamente con un lattone; ma ancora non ebbe il coraggio di andarsene e tornò daccapo a passeggiare quasi non sapendo trovar la parola solita per dire _addio_.
--Che ora è?--domandò finalmente, dopo essersi schiarita la voce che gli usciva soffocata dalla strozza, e senza guardare in faccia la Betta.
--Le sei, credo.
--Chè, chè! Ti gira?!... dev'esser molto più tardi....
La Betta non fiatò.
--Saranno almeno le sei e mezzo,--riprese Pompeo dopo una lunga pausa.
Perchè sua moglie non gli diceva lei di uscire, di muoversi, di andare a prendere una boccata d'aria?... Così, da solo, non sapeva risolversi a fare quel primo passo. Aveva bisogno che qualcuno gli desse una spinta.
--Auf, si soffoca qui dentro!
Ma la Betta, cheta cheta, continuava a mangiare col suo bambino, senza dir verbo.
--Perdio! leccate anche i piatti stasera; che non la smettete più?--brontolò alla fine il portinaio, tutto stizzito, per quel silenzio che lo impacciava.
Betta, subito, mise il bimbo in terra, gli pulì la bocca con una cocca del tovagliuolo disteso sul desco, poi cominciò a sparecchiare.
A un tratto dalla chiesa vicina si udì suonare l'_Ave Maria_.
--Sono le sette,--esclamò Pompeo. L'ora già tarda, e il rintocco delle campane, echeggiando nel cortile e nella stanza gli dette animo e lo fece risolvere. Si avviò prestamente verso la porta; ma poi quando fu nell'andito si fermò di botto preso da una nuova inquietudine.... Se fosse uscita anche la donna per andare in chiesa, chi sarebbe rimasto a far la guardia al cassettone?... Ma in un attimo si rimise in cammino e tirò dritto, contento di poter provare a sè stesso che nel supremo momento non si era dato alcun pensiero del danaro affidatogli.
Quella sera egli non si perdette a girar per le strade. Andò dritto all'_Arco Vecchio_, e quando fu per infilare la porta della sua antica abitazione, non si voltò neppure, come faceva di solito, per vedere se aveva dietro qualcuno che lo spiasse.
L'enormità del suo delitto, gli aveva messo addosso, nel momento di compierlo, uno sgomento così nuovo e così strano, una agitazione, un orgasmo, da farlo traballare come un ubbriaco. La corte era deserta; ma quelle ombre oscure che Pompeo, senza osare di girar la testa, vedeva colla coda dell'occhio, gli parevan piene di gente che stesse là in agguato per saltargli addosso e pigliarlo alla gola. Ansava nel montar la scala, e sudava, e tremava, ma non si fermò: ormai era troppo tardi.
Quando fu giunto dinanzi alla porta del _Mediatore_ era livido, e mentre picchiava all'uscio adagio adagio, chiudeva gli occhi, e si sentiva girar la testa come se fosse sul punto di buttarsi giù da un precipizio.... Avrebbe voluto esser ancora a casa sua, accanto al fuoco, a riflettere. In quell'attimo rivide la stanzuccia bassa, scura, piena di mobili e di roba.... Rivide pur anco il cassettone, e in mezzo al turbamento, provò un intimo senso di contentezza udendo lo strisciare dei passi di Don Miao, che veniva ad aprire.
Il dato era tratto.
Ritornò a casa prestissimo: aveva le gote accese e appariva così agitato e sconvolto che la Betta gli domandò se si sentiva male.
--No. Ho caldo. Mi sento soffocare.
Si era levato il cappello, ma non trovava dove posarlo, e tornò a cacciarselo in testa; voleva sedersi a tavola, ma non vedeva la seggiola che avea lì davanti. Colla Betta poi, era ancor più trattabile di prima; non si era mai mostrato tanto cortese. Pareva proprio che avesse bisogno di qualcheduno che gli stesse sempre vicino e che gli fosse affezionato. Domandò di Giulio, lo voleva vedere, ma era già a letto. Allora sospirò e giurò a sè stesso che, se non avesse avuto famiglia, non avrebbe fatto quello che avea fatto....--Chè! mai, mai! Se non avesse avuto moglie e figliuolo, sarebbe corso anche lui alla guerra, come lo Sbornia!
Ma si faceva tardi, e bisognava trovare il modo di liberarsi della Betta. Non la voleva presente all'arresto del padrone. Pensò di mandarla a prendere un fiasco di vino in una bettola lontana da casa Alamanni, in via dei _Tre Alberghi_.
Ma la donna fece la strada in fretta e ritornò più presto di quanto Pompeo avesse pensato.
Essa lo cercò nella prima stanza... non lo vide. Posò il fiasco sulla tavola, prese la candela, e passò nell'altra camera: non v'era nemmeno là. Allora, maravigliata, si mise a chiamare:
--Pompeo! Pompeo!
--Son qui!--rispose una voce bassa, soffocata, dal fondo della camera. La Betta alzò il lume per vedere di dove veniva la voce, e scoprì Pompeo rannicchiato, nascosto fra il letto e la parete.
--Che hai?!... Ti senti male?--domandò spaventata.
--No. Ti aspettava....--e così dicendo Pompeo si alzò in piedi: tremava come una foglia.
--Oh povera me! Tu sei malato!
--No.... no.... Dammi un bicchier di vino.
Ma la Betta non ebbe tempo di passare nell'altra stanza a prendere la bottiglia; un rumore confuso di voci, di passi pesanti, di sciabole e di fucili risuonò a un tratto sotto l'atrio della casa.
--Vergine santa! I _gendarmi_!...--gridò la Betta nascondendosi il capo fra le mani.
Pompeo non si mosse, non disse verbo; allibì.
Soltanto quando la Betta fece l'atto di uscire le afferrò un braccio e se la tirò vicina, addosso, come se volesse ripararsi dietro a lei.
--Gesummaria, vengono ad arrestarti!--mormorò la povera donna che non sapeva spiegarsi altrimenti il tremito del marito.
No... no.... Li senti?...--rispose Pompeo, e tese l'orecchio con ansia.--Si mettono in ordine.... Vanno via.
I gendarmi si avviarono in fatti verso la porta di strada; ma il cancello sotto l'atrio era chiuso e però dovettero passare per l'andito angusto della porteria.
La Betta, sbigottita, gli vedeva sfilare a due a due dalla finestrina a cristalli in fondo alla camera, quando si spalancò all'improvviso la piccola imposta, sbatacchiata violentemente, e dal breve pertugio si affacciò come spettro, una figura pallida, sbiancata; cercò, fissò Pompeo con due occhi di foco e gli gridò contro, come una maledizione:
--_Spia!_
--Il padrone!--urlò la Betta esterrefatta. Più che al viso, lo avea riconosciuto alla voce.
I gendarmi cacciarono innanzi l'Alamanni col calcio dei fucili; quindi si udì aprire e poi chiudere la porta con gran fracasso.
--Tu.... Sei stato tu, che hai fatto la spia al padrone?!--proruppe la Betta con voce soffocata ma terribile, mentre il passo misurato dei soldati risuonava allontanandosi a poco a poco por la strada.
--Sta zitta.... Sapevano tutto!--rispose Pompeo intimidito, umile dinanzi alla moglie, senza accorgersi che con quelle parole invece di negare, si accusava da sè.
--Tu?!... Tu?!... Spia!... E la padrona... la padrona prima di morire...--Ma la Betta non potè dir altro: cadde giù, bocconi, sulla sponda del letto, scoppiando in gemiti e singhiozzi.
--Calmati... calmati... Sta zitta,--mormorò Pompeo dopo un poco, avvicinandosi, ma senza osare di toccarla.--Calmati.... Sveglierai Giulio... che dorme!
Ma la Betta non lo udiva nemmeno. Continuava a singhiozzare, mentre un tremito convulso di tutta la persona le faceva battere i denti.
In breve le stanzucce dei portinai si empirono di gente. Erano lo persone addette alla casa, che correvano là ansiose di raccogliere informazioni intorno all'arresto del padrone.
--Come mai, e da quando il signor Giulio era ritornato a Milano?... Come aveva fatto per entrare in casa?... Chi lo aveva veduto?... In che modo era stato scoperto dalla polizia?
Ma nessuno sapeva spiegare quell'arcano, e Pompeo pareva più sorpreso di tutti. Parlavano tutti insieme, sommessamente, e chi diceva una cosa, chi un'altra. Le donne si facevano ogni momento il segno della croce e intanto il fiasco di vino, portato dalla Betta, andava in giro rincorando gli afflitti.
A un tratto rimbombò sotto l'atrio un gran colpo: picchiavano alla porta; quelli di dentro ammutolirono e si guardarono in viso spaventati. Poi, come Pompeo non si moveva, il mozzo di stalla, fattosi animo, andò lui ad aprire.
Ma appena visto chi entrava, si sentirono sollevati; era il ragioniere, che dormiva in casa.
Il pover'uomo non sapeva ancora nulla dell'accaduto, e strabiliando si faceva raccontare da tutti, e ripetere quella sola cosa che gli potevano dire; che cioè, il padrone, il signor Giulio, era stato preso dai gendarmi!
Anche lui fece le medesime domande che poco prima avean fatto gli altri. "Come mai il signor Giulio era ritornato a Milano?... Chi lo avea veduto?... In che modo era stato scoperto?..." ma neppur lui ottenne alcuna risposta soddisfacente, e allora raccontò alla sua volta che quella stessa sera la polizia aveva messo dentro anche il banchiere Nicola Mazza, quello sull'angolo di _Via Orefici_.
--Diavolo! che retata!--esclamò il cocchiere; ma nessuno fiatò, nè proruppe nelle solite invettive contro i Tedeschi.
Tutta quella gente pensava fra sè e sè che lì nella stessa camera, in mezzo a loro, ci poteva essere la spia; ma nessuno avrebbe mai sospettato nemmen per ombra del "signor Pompeo".
VII.
Frattanto la brigatella riunita nella porteria non sapeva risolversi d'andar a letto; e appena il ragioniere fu uscito, il mozzo di stalla dovette correre a prendere un altro fiasco di vino.
Le donne, in ispecie, impressionate dall'arresto del padrone e dai discorsi fatti di carcere e di forca, si sentivano addosso una certa pauretta all'idea di trovarsi sole nelle camere lontane, su, all'ultimo piano di quel palazzone. Tutta la notte non avrebbero sognato altro che gendarmi e spie e impiccati con tanto di lingua fuori!... Brrr.... venivano i brividi solo a pensarci!
Ma poi un caso inaspettato sopraggiunse a protrarre la veglia di alcune ore. La Betta cominciò a sentirsi male, e allora il mozzo di stalla fu mandato fuori un'altra volta in cerca del medico.
Questi si fece aspettare parecchio; poi, siccome era il medico di casa, invece di entrare subito nella camera dell'ammalata si fermò a lungo nella prima stanza a discorrere coi servitori dell'arresto del signor Giulio e degli altri avvenimenti di quella sera memorabile, e seguitava sempre a parlare quando, infine, passò dalla Betta, tutto lustro nell'abito nero, il cappello a cilindro in testa e il sigaro in bocca. S'accostò adagio al letto, prese in mano la candela ch'era sul tavolino da notte, e si chinò per veder meglio in faccia la donna. Betta avea le gote rosse, accese, e gli occhi immobili, spalancati. Allora il dottore assunse un contegno grave; e levandosi il sigaro di bocca, lo posò accanto al letto, sul piattellino del candeliere; poi tastò sotto le coperte il polso all'ammalata.
--Ha un febbrone da cavallo!--esclamò dopo un istante, cercando cogli occhi Pompeo, rimasto in fondo alla camera muto e preoccupato.
Il dottore, tenendo sempre con una mano il polso della Betta, coll'altra che avea libera cavò dalla tasca del panciotto un grosso orologio d'argento per misurare le pulsazioni.
--Corbezzoli!... Occorre un salasso, subito!
--È cosa grave?--domandò pianino una delle donne che erano entrate nella camera, dietro al dottore, e stavano in silenzio appiè del letto.
Il medico non rispose; ma invece di aspettare il chirurgo, come s'usava allora, tolse da una busta di pelle, che portava sempre con sè, tutto l'occorrente, e si dispose egli stesso a fare il salasso.
La Betta non si mosse, e non fiatò. Continuò a guardare Pompeo cogli occhi spalancati, che pel subitaneo pallore del viso parevano più grandi.