I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1
Part 17
Angelica guardò di nuovo Andrea, ma lungamente questa volta, e leggendogli negli occhi ciò che le domandava, ciò di cui la supplicava, arrossendo e sorridendo, rispose appena con un filo di voce:--Sì.... un poco....--e disse queste semplici parole così dolcemente, così teneramente che Andrea ne sentì l'impressione come d'un soffio, come d'una carezza. Commosso, pallidissimo e tremando alla sua volta, le prese daccapo una mano, poi l'altra, e a un tratto, sollevò Angelica come per attirarsela sul petto anelante; ma in quel punto sentì le mani, il braccio di lei irrigidirsi, mentre i begli occhi lo fissavano attoniti con un'espressione indefinibile di sgomento e di dolore.
--Perdono, marchesa,--balbettò,--perdono, non a me, ma al mio cuore....
Angelica non rispose, tornò a sorridergli affabilmente, e prese fra le sue mani piccole e delicate le mani forti di Andrea, le accarezzò colla guancia infocata.
--Sempre.... sempre la bimba, la mia bimba cara e adorata di sedici anni!--esclamò il Martinengo intenerito.
--No, non ero più la stessa!... È lei che mi ha fatto ritornare come allora!... Ho tanto bisogno di credere in lei, e di poter pensare a lei, senza dover arrossire, proprio come al mio ideale _alto e puro_. Sono parole sue; le ricorda? Le ha scritte in una lettera cattiva, ma che io le perdono, le ho perdonato, appunto per queste parole, le sole buone.... ma tanto, tanto buone!... Oh davvero, fossi ancora una bambina; fossi padrona di me! Adesso sì, mi sentirei la forza, il coraggio di lottare!... Ma ciò di cui posso disporre, ciò che è ancora mio.... l'anima.... gliela dò intera!...--E Angelica strinse la mano di Andrea con uno slancio vivo di passione; poi, subito, si fe' muta e lo fissò di nuovo cogli occhi smarriti.
--Che ha?... A che pensa adesso?...
--A.... a nulla.
--No, no, non è vero!... Mi dica; la prego, la supplico, mi dica tutto: voglio saperlo.
--Penso... che nemmeno dell'anima non ho il diritto di disporre!--rispose infine Angelica con voce fioca e colle parole rotte da un singhiozzo che si sforzava di soffocare.--No, nemmeno dell'anima!
--Perchè, Angelica?
--Perchè.... perchè ho un figliuolo, e la mia anima è sua: gli appartiene. E pure, che vuole?... Questi due sentimenti così opposti, dei quali l'uno è santo e l'altro.... oh l'altro no, Andrea! questi due affetti che dovrebbero essere in urto fra loro, si confondono invece nel mio cuore, e si dividono ogni mio pensiero. Ma tuttavia non mendico scuse, nè voglio farmi illusioni. Sentendo così, e parlando a lei così so di esser molto colpevole. So che uno solo di questi due affetti avrebbe dovuto bastarmi; avrebbe dovuto infondermi tutta la forza, tutto il coraggio di vivere, e che è per colpa mia, solo per colpa mia, e non d'altri, se l'affetto del mio figliuolo non basta per rendermi felice, non basta per rendermi sopportabile l'esistenza.
--Non dica così,--interruppe Andrea vivamente,--non confonda la rettorica colla realtà della vita!
--Non confondo, no; ragiono bene,--continuò Angelica; e nella sua voce limpida, melodiosa traspariva un'amarezza profonda.--Tutte queste cose me le son dette e ripetute le mille volte, e le sentivo giuste e vere nella mia coscienza quando credevo di poter esser più forte contro di lei; e adesso mi turbano ancora, come un rimprovero e.... e lei stesso, vede, in questo punto pensa, cerca qualche argomento a mia difesa; ma onesto e leale, neppur lei non può, non sa trovar nulla!
--No, non è vero; non dica così!--ripetè Andrea un po' sconcertato.
--Vede, vede, che non c'è scuse per me?
--No, non è vero!--ripetè ancora Andrea accalorandosi--non è vero, perchè il mio cuore non solo la difende e la giustifica, ma l'onora e l'ammira!
--Il suo cuore, solamente il suo cuore,--balbettò Angelica tristamente,--ma il giorno che il suo cuore fosse muto per me....
--Ciò non sarà mai!
--Mio Dio, che non sia mai davvero,--interruppe la marchesa con un sospiro,--perchè il giorno che non mi volesse un po' di bene, non mi stimerebbe nemmeno più!
--Queste ch'ella dice sono tutte eresie!--esclamò Andrea, il quale, scosso per un momento dalle parole della marchesa, tornava alle esaltazioni dell'amore.--Sono tutte eresie; e se mi manca la eloquenza per ribattere le sue accuse, non vuol dire che mi manchino anche le ragioni. Lei ha più ingegno, molto più ingegno di me, e però mi confonde, mi sbalordisce, anche quando non riesce a convincermi. Io sento che esagera molto i suoi scrupoli; io sento che ha torto quando parla di rimorsi perchè noi non ci rivedremo più; perchè il suo cuore me l'aveva già dato quando era padrona di disporne; perchè l'hanno ingannata e sacrificata!
--Ma dice anche lei che ci vorrebbe eloquenza per difendere la mia causa,--ribattè la marchesa con un'ostinazione che turbava il Martinengo.--Dice anche lei che non mi può servire la franchezza del soldato, ma che ci vorrebbero invece i sofismi del causidico.... No, non si arrabbi,--soggiunse poi, vedendo che l'altro non poteva trattenere un moto d'impazienza,--so che faccio male a dirle queste cose. Quando si sentono dentro di sè, e non si ha poi la forza di fare quel che si dovrebbe, il parlarne è peggio, perchè non si riesce ad altro che a provare la propria debolezza. Ma, per quanto ci pensi, non saprei dire quando ho cominciato a essere debole, a transigere, a cedere. Ecco, questo non so; e questo solo è forse un po' la mia scusa. Venendo qui non intendevo certamente di accondiscendere a un suo desiderio; credevo, m'imaginava di compiere un dovere. A malincuore ho risposto alla sua prima lettera, e ho risposto soltanto perchè così mi consigliava la prudenza. Non le ho scritto intenerita dalle sue preghiere e dalle sue lacrime, ma solo spaventata dalle sue minacce.
--Non per altro, proprio?
--No, non per altro!--rispose Angelica con più forza.--Non posso ricordare in che modo, come, quando, ha cominciato questo strano mutamento del mio cuore.... e anche un po' della mia testa. Ieri sera ancora tremavo tanto all'idea di dovere venir qui; era tale il mio orgasmo, che non mi sarebbe stato possibile di calmarmi per interrogare me stessa, nè per riflettere se facevo bene o male. Questa notte non ho potuto chiudere occhio; ero agitata, convulsa per lo spavento, per l'angoscia di ciò che stavo per fare: tremavo di essere scoperta, eppure sono venuta!... Ma, sa, credevo proprio di venire, di _dover venire_, per pregarla e anche per imporle di non pensare più a me, di dimenticarmi.... e invece....
La poveretta s'interruppe, le lacrime la soffocavano, e allora premendo il fazzoletto sugli occhi non potè più frenarsi, e cominciò a singhiozzare.
Andrea, commosso, ma dolcemente commosso, cercava di riprenderle la mano per vedere gli occhi cari che piangevano per lui, e:
--Quanti che si credono onesti e forti--esclamò--solamente perchè sono felici, non valgono, con tutta la loro facile virtù, una sola di queste sue lacrime!...
Intanto la cingallegra continuava a saltellare sui ramoscelli alti della siepe, ma non cantava più. Pareva volesse sentire anch'essa ciò che diceva il bel giovane bruno colla bella signora bionda.
--Pensi a questo, marchesa, che volendomi un po' di bene fa un'opera buona.
--Un'opera buona?--domandò Angelica, maravigliata, alzando il visetto incantevole ancora tutto rosso e sparso di lacrime.
--Sì, un'opera buona,--ripetè Andrea accarezzadole le mani che teneva unite fra le sue.--Ero scettico, sfiduciato, e lei mi ha ridata la fede: la fede nel dolore e nell'amore.--Ero misantropo e tristo, e lei ha ridestato in me la soave poesia della vita. Il mio cuore arido non aveva più palpiti, ed ora senta, senta, marchesa, come batte forte sotto la sua mano!... Pensi che la mia anima è sua; e pensi ch'ella potrebbe farne anche l'anima d'un dannato! Io per me, per sola forza mia, non sono nulla, nè posso essere nulla. È lei, sempre lei, che mi fa e mi rifà come vuole. Ero cattivo perchè lei mi aveva fatto cattivo col suo abbandono; adesso ritorno buono perchè lei mi vuol bene ancora. E così sarà sempre; sempre così!... Una madre dà la vita materiale, la donna che ci vuol bene, creda, marchesa Angelica, ci ridà anche la vita dello spirito; e però non soltanto il nostro cuore, ma anche la nostra coscienza è nelle sue mani. Pensi che per cagion sua, un giorno, ho maledetto ogni cosa del mondo; pensi che non volevo più vivere.... ed oggi invece, sempre per lei e solamente per lei, ho cara l'esistenza, e trovo il mio primo giorno di felicità. Sì, è proprio vero. Quantunque sia questo il momento in cui dobbiamo dirci addio e, chi sa, forse per sempre, pure è il momento più felice, creda, marchesa Angelica, il solo veramente felice di tutta la mia vita!
Più che ascoltare le parole di Andrea, Angelica le aspirava coll'anima ammaliata, e le sentiva scendere nel profondo del cuore e diffondersi per tutto l'essere suo, soavi, benefiche; poi dopo un lungo silenzio a cui si era abbandonata, vinta da quel rapimento, mormorò con l'amore che le prorompeva dagli occhi, e le scoloriva le labbra e le gote:
--Anch'io, sa, ad onta delle mie lacrime e dei miei rimorsi.... perchè non dovrei dirlo? è la verità.... ad onta anche de' miei rimorsi, sento che è questo il primo giorno, il primo momento in cui sono felice!
Il sole alto oramai cominciava a dardeggiare. Montebaldo nell'orizzonte lontano non era più avvolto dalla caligine vaporosa, nè la cima superba si perdeva dentro un velo bigio di nubi, ma appariva chiara e nitida nel sereno profondo. Manerba distesa ai piè della rocca odorante di muschio, dove ancora vagano i canti di Catullo fra il sussurro del vento che le porta tepido un profumo di cedri; Manerba, con la sua candida chiesa, splendeva di luce viva; e dall'azzurro cristallino delle acque, dov'è più verde e amena la riviera, sorgeva Moniga, romanticamente leggiadra fra la sollazzevole allegria dei vigneti, ergendo in mezzo al cielo turchino la torre bianca del castello feudale.
Bisognava scambiarsi gli ultimi saluti; bisognava separarsi per sempre. Tuttavia anche nel momento del doloroso distacco il viso di Angelica esprimeva, pur fra le lacrime, una vivezza insolita; pareva che un raggio di quel bel sole le fosse sceso nel cuore.
Non si sarebbero riveduti più, ma promisero di scriversi. E allora, in quell'ultimo istante, uniti dal comune dolore, si abbandonarono alla più dolce intimità, e combinarono insieme i loro disegni. Come, dove, quando avrebbero dovuto scrivere per essere più sicuri?
Angelica raccomandò al Martinengo di spedire sempre le lettere a Padenghe, dirette alla Balladoro.
--Ma saremo poi sicuri veramente con questa signora?--domandò Andrea.
--Spero; spero di sì,--rispose la marchesa.--Non avrebbe nessun motivo per tradirmi, per farmi del male. In ogni modo bisogna rassegnarci. Se mi vuol scrivere non c'è altra via. Mandare le lettere a me direttamente è impossibile; io non potrei, neppur per sogno, andare a prenderle alla posta, e non ho un'altra persona di cui potermi fidare. Poi Donna Lucrezia è una chiacchierona, un po' frivola, un po' leggera, ma ha molto cuore, e a me ha dimostrata sempre una grande affezione. Di più è stata lei la prima ad offrirsi e, capirà, anche questa è una prova di amicizia, e mi ha risparmiato una gran pena.... Io certo non mi sarei sentito il coraggio di confidarmi per la prima, e di pregarla di farmi un simile favore....
Andrea si mostrò pago di queste ragioni. Egli, d'altra parte, se aveva maggior esperienza del mondo e se non si abbandonava ciecamente alla fiducia di Angelica, non conosceva punto Donna Lucrezia, nè poteva avere alcun sospetto.
Bisognava proprio partire. Ancora una stretta di mano, ancora un addio, una preghiera rotta dalla commozione, e poi.... non rivedersi più!
--Ma se proprio avremo la guerra, e....
--Morrei anch'io!--rispose Angelica, che avea indovinato, con una stretta al cuore, il pensiero di Andrea.
Poco dopo che la marchesa e il Martinengo si erano allontanati dalla _Casina delle Romilie_ l'uscio si aprì pian pianino, e il signor Pompeo mise fuori la testa. Alzò la faccia, ancora verde di bile, girò attorno gli occhietti loschi, spiando se più nessuno non lo poteva vedere, poi rassicurato uscì dal casottino, e si avviò difilato verso Villagardiana.
--Ah! ah!--mormorò fra sè, stirando le labbra con un ghigno sinistro--è il tuo primo giorno di felicità?... Aspetta stasera a dirlo, ipocrita, sfacciata!... Si fa presto a essere forti, e a giurare di non più rivedersi, quando si ha nel cuore la bella speranza che crepi presto chi ci è d'incomodo!
Appena il signor Pompeo era uscito dalla casina la cingallegra con uno strido era fuggita via spaventata, fendendo l'aria, pei campi lontani.
X.
Angelica, ritornata a Villagardiana, s'ebbe molti e fieri rabbuffi, che sopportò pallida e muta, tutta chiusa nel dolore. Il marchese Alberto era sulle furie; avea mandato gente a cercarla e non l'avevano trovata, mentre avea detto alla cameriera che andava a passeggiare verso la riva; invece Stefanuccio per il gran dolore di non veder la mamma s'era messo a strillare e non s'era lasciato lavare; ma poi, sempre ingrugnato, aveva versata tutta la zuccheriera nel caffè e latte, inzuppandovi tante fette di torta da farsi venire un'indigestione. E però se l'ira e i sospetti del marito acquietarono un poco, per naturale reazione, i rimorsi di Angelica, le si ravvivarono alla vista del figliuolo, col muso imbrodolato di lacrime e di latte.
A colazione essa toccò appena il cibo, senza nemmeno rompere il pane. Aveva il petto oppresso, la gola stretta; faceva fatica a inghiottire anche una goccia d'acqua.
Finita la colazione, il marchese Alberto volle essere condotto a prendere il caffè, come di solito, all'ombra di un grosso castagno d'India sul terrazzo. C'erano tutti attorno alla carrozzetta: Angelica, Stefanuccio, la Mary, Giulio Barbarò; tutti, meno Donna Lucrezia. La rispettabile signora quella mattina non si era fatta vedere. Aveva detto alla cameriera di scusarla coi padroni se non scendeva a colazione, perchè "spasimava dal mal di denti." Ma invece del mal di denti aveva un altro male addosso: era inquieta, era arrabbiata di ciò che avea dovuto riferire al Barbarò; e si sentiva sossopra per il colpo terribile che da un momento all'altro doveva rimbombare nella casa.
--Ah, santi numi, santi numi!... Perchè non sono libera e ricca?... Allora, invece di star soggetta a quel muso da cane, gli risponderei per le rime!... E fantasticava un bel giorno di repubblica in cui lo Zodenigo (del _Consiglio dei Dieci_) gli avrebbe fatto impiccare il Barbetta per farle piacere.
Intanto il marchese Alberto, tutto rattrappito nella carrozzella, colle gote accese, perchè mangiava e beveva molto, continuava a brontolare rabbiosamente con Angelica. Adesso s'irritava perchè rimaneva muta e aveva la faccia intontita.--L'emicrania--borbottava--era stata una scusa. Non era per lui certamente, per il dolore della sua prossima fine che si era vestita di bianco e si era fatti i ricciolini!--Stefanuccio voleva le caramelle col rosolio, e strillava. Un po' più lontano, seduta sul muricciolo del terrazzo, la Mary discorreva piano con Giulio Barbarò che rimaneva in piedi, dinanzi a lei. I due giovani, un po' anche perchè ci erano avvezzi, non badavano a quelle scene. Giulio era ritornato allora da Brescia, e aveva portato alla signorina certa musica e alcuni libri, di che essa lo aveva pregato. E sfogliando i libri e la musica più di una volta era successo che le dita del giovane avevano incontrato la mano della fanciulla; e più di una volta alzando la testina dai bei capelli castagni ondeggiati, la Mary avea sorriso amorosamente all'amico suo che, sempre un po' timido, non la poteva guardare senza arrossire.
Giulio Barbarò non si era fatto un bel giovane. Aveva il viso palliduccio, la figura esile e sembrava più piccolo della Mary; ma quando la fanciulla lo guardava co' suoi occhioni che avevano la lucentezza morbida del velluto, egli pareva trasformarsi; pareva che un nuovo calore, una nuova vita si diffondesse in lui e il suo viso diventava piacente, tanto era l'amore profondo e la docile bontà che allora esprimeva.
I due giovani continuarono così molto tempo a sfogliare i libri e a discorrere quietamente, e il marchese Alberto, addormentatosi, avea finito di brontolare, quando si udì un rumore di passi: Stefanuccio, seduto sulle ginocchia della mamma, si fermò subito dal succhiare la caramella e come un cane di guardia puntò chi si avvicinava.
Era il signor Pompeo, umile e cerimonioso, che veniva a informarsi della salute del marchese Alberto e a presentare i suoi omaggi alla marchesa Angelica.
Il Collalto si destò subito e, sbadigliando, guardò in giro cogli occhi pesi.
--Oh _bon dì_, sor Pompeo!
--Sono dispiacentissimo!... Ella riposava un poco, e io l'ho disturbato....
--Chè! Non dormivo; non dormo mai!... Ho troppi pensieri; troppi dolori.... E poi, presto, avrò tanto tempo da dormire!...
--Che cosa dice, che cosa dice mai, signor marchese!... Questi, scusi, sa, sono brutti pensieri che bisogna bandir dalla mente. Ella è giovane; la gioventù è un gran rimedio e vivrà, diamine, vivrà lungamente, per tutti coloro che le vogliono bene!...
--Allora potrei crepar domani,--borbottò il Collalto a mezza voce; poi con un cenno di mano si chiamò vicino il signor Pompeo, che si curvò sulla carrozzella, e gli domandò all'orecchio:
--E così?
--Ho potuto trovare duemila lire.
--Be'.... per il momento basteranno....
--Dopo giri e rigiri--continuò il Barbarò sempre a bassa voce--le ho avute a Desenzano, da un mio amico.....
--Bravo bravo, signor Pompeo!
--Ma....
--Ma?
--Ho un dispiacere, signor marchese....--Il Collalto guardò Pompeo con piglio diffidente.--Dovrò forse farla andar in collera....
--Che c'è di nuovo?
--No, no; niente di nuovo; ma, come al solito, dovremo ricorrere alla firma della signora marchesa....
--Usurai villani!--grugnì il Collalto stizzito.--La mia firma è stata sempre onorata a Vienna, a Parigi, a Londra, e non deve bastare a Desenzano!
--Pur troppo, signor marchese; pur troppo non basta più e, come ho avuto il dolore di doverle dire altre volte.... il trovar danaro mi riesce ogni giorno più difficile.... Sarebbe proprio necessario, signor marchese....
--Va bene, va bene; ho capito.
--Ma....
--Ne discorreremo un altro giorno, quando mi sentirò meglio....
--E se fosso troppo tardi, signor marchese?...
Il Collalto guardò per un momento il Barbarò con apprensione, ma parendogli di scorgere un sorrisetto balenare negli ocelli furbi si riconfortò, e sdraiandosi nella carrozzella mormorò quasi piagnucolando:--Mi sento tanto male.... ho la vita rotta dai dolori!--poi, rivolgendosi alla moglie:--Angelica--le disse--il signor Barbarò avrà da parlarti.
Angelica guardò con inquietudine Pompeo che le si era avvicinato, e gli domandò:
--Ancora?
L'altro abbassò il capo sospirando e soggiunse piano:
--Devo parlarle, signora marchesa: è assolutamente necessario che le parli.
--Mio Dio!... Lei mi spaventa, signor Pompeo!
--Mah!...--rispose il Barbarò e, sospirando una seconda volta, indicò il marchese col volgere degli occhi--non mi ha mai voluto ascoltare!...
--Ebbene, fra un quarto d'ora torneremo in casa; se vuol venire l'aspetterò nel mio salottino.
--Grazie, signora marchesa,--balbettò Pompeo con voce sorda.
Sulle gote verdognole gli passò un guizzo di foco, ma non osò guardare in viso Angelica. Si avvicinò invece alla carrozzella e inchinandosi per salutare Alberto gli disse sommessamente:
--Vado e torno; consegnerò il danaro alla signora marchesa.
--_Bon dì_, sor Pompeo!--rispose il Collalto senza nemmeno voltarsi, e continuando col cannocchiale a guardare Garda, Sirmione, Solferino, e a cercare i paeselli della riva veronese.
Pompeo era così confuso che andò via senza pensare di salutar la Mary. Il colloquio, cui era stato volontario spettatore, aveva attizzato d'odio e di gelosia la sua passione brutale; era in trepidazione aspettando il momento di trovarsi con Angelica; le mani gli tremavano, gli ballavano le gambe, aveva le fiamme in viso, non sapea più che cosa si facesse. Ogni poco guardava l'orologio, ma la mezz'ora d'indugio che per convenienza si era assegnata, non passava mai; si spazzolò l'abito, spolverò le scarpe, ravviò i capelli lustrandoli con due colpi del cerone nero e poi guardò di nuovo l'orologio.... La mezz'oretta era trascorsa. Allora, invece di essere contento, sentì crescere l'agitazione.
--Ma se poi la marchesa non avesse voluto accettare le sue proposte? In tal caso.... tanto meglio!... Tutti quattrini risparmiati!--pensò il Barbarò che voleva premunirsi in caso di sconfitta.--Tutti risparmiati; e se la marchesa non vorrà pensare al suo interesse, io farò il mio!... Ma non è possibile; non le resta più, quasi, da vivere e sullo zio Diego non c'è da fare assegnamento. Buone parole e complimenti assai, ma fastidi non se ne piglia per nessuno! Non credo che per un capriccetto sia poi disposta a stentare e a sacrificare suo marito e la sua _mummietta_....
Quanto a sè, il signor Barbarò aveva la coscienza di non poter essere più generoso. Erano rari i "minchioni" che per i begli occhi di una donnina sarebbero stati disposti a sobbarcarsi a tanti sacrifici. E poi, alla fine, egli giocava a carte scoperte; non faceva il _gesuita_; non adoperava sotterfugi; e la marchesa doveva riflettere quietamente a ciò che meglio le convenisse di fare.
Guardò un'altra volta l'orologio: poteva aspettare ancora cinque minuti.
"Era proprio vero che l'amore lo rendeva un gran minchione!" E intanto colla cocca del fazzoletto di tela grossa colorata, bagnata di saliva, si lustrava gli anelli delle dita. "Minchione...." ma non al punto, per altro, che una volta accettati i suoi patti la biondina potesse sperare d'ingannarlo. Oh i cancelli di Villagardiana sarebbero stati chiusi per tutti, e avrebbe pensato lui a tenerla d'occhio e a impedire le passeggiate mattutine! Non ci sarebbero state più lettere: col capitano doveva finire ogni corrispondenza. E se al bel damerino spiantato la pillola sembrava amara, li mettesse fuori lui i quattrini. A buon conto, quell'altro non aveva che chiacchiere, mentre lui si faceva avanti coi fatti!... Se la marchesa aveva un po' di testa doveva capire che "quel bonomo del signor Pompeo" era una provvidenza per lei!... A Villagardiana avrebbe sempre figurato di esser lei la padrona!... E mediante la cessione da parte dei Collalto di tutto il loro patrimonio, egli avrebbe fissato al marchese un assegno vitalizio col quale avrebbero potuto vivere comodamente, e con decoro.... Poi, era un galantuomo e, morto il marito, l'avrebbe sposata. Il marchese poteva morire fra qualche mese, gli aveva detto il medico, e poteva campare anche dieci anni.... ma al modo onde intendeva regolar le cose avrebbe potuto aspettare. Intanto non avrebbe perduto tempo e.... avrebbe abituata la marchesa ad essere economa, e a condursi come piaceva a lui....
--Morrei!... morrei!...--ripetè poscia fra sè pensando all'addio che aveva dato Angelica al Martinengo.--Tutte smorfie.... Un po' di lucciconi in sulle prime, e poi colla vita quieta si farà più grassa!...
Ma quando, preceduto dal cameriere che gli aprì l'uscio, e sparve subito, il signor Pompeo entrò nel salottino della marchesa, non era più tanto sicuro.
Colle persiane socchiuse e le tendine calate, il salottino era avvolto in un'oscurità piacevole e tranquilla, e odorava del profumo proprio della marchesa: quel profumo che spirava dalle sue vesti, dalla sua persona, da tutte le cose sue....