Part 67
Ciò non basterebbe a infirmar la diretta asserzione di Alano Dell'Isola, ed anche di san Tommaso. Ma Ranerio Saccone, che abbiam mentovato altrove (vol. I, pag. 79), nel 1250 scrisse una _Summa de Catharis_, e men iroso che non sogliano i convertiti, racconta con calma e senza fanatismo, non nega lodi ai settarj, confessando il loro attaccamento alla Bibbia, e i lor buoni costumi. Or egli afferma opinare i Valdesi _quod non licet regibus, principibus et potestatibus punire malefactores_. Anche il padre Moneta cremonese, che fece un dotto trattato _Adversus Catharos et Valdenses_ nel 1250, ha un lungo capitolo per provare contro i Valdesi, che la società civile possiede lo _jus gladii_. Nella _Biblioteca Maxima Patrum_, t. XXV, p. 308, è un _Index errorum quibus Valdenses infecti sunt_, fatto da un contemporaneo, fra' quali mette per XXIV: _Omne homicidium quorumcumque maleficorum credunt esse mortale peccatum: sicut nos non posse vivificare, non posse occidere._
È dunque singolare veder dagli accusatori asserita e dai difensori negata una dottrina, che molti oggi ascriverebbero a merito ai Valdesi.
[520] È il nome che, nell'Accademia senese, apparteneva a Girolamo Bargagli, come quel di Frastagliato a Fausto Sozzini, di Focoso a Giulio Spannocchi, di Attonito a Lelio Marretti.
[521] Le ricerche intorno ai Soccini non son nuove, siccome apparrà dalle seguenti lettere, che sono fra i manuscritti della Biblioteca di Siena, codice E. IX, 17 a c. 35.
«_Al signor Uberto Bentivoglio, Siena._
«Illustrissimo signore, Essendomi venuto alle mani alcuni autentici attestati in discolpa di Celso di Mariano Sozzini, e di Cornelio della medesima famiglia, la di cui moglie era Francesca di Atoleo Bolognese, i quali vivevano nel 1560, desidero da v. s. illustrissima di sapere se alcuno di essi si dipartisse dal grembo di santa madre Chiesa, mentre le dette attestazioni in forma pubblica furono ricercate, per esser loro incolpati di vivere da Luterani e Eretici, da un certo Paolo de' Cataldi bolognese, che era di quel tempo prigione in Siena a instanza dell'Inquisizione, e per un esame statogli fatto dopo che fu scarcerato, e per dar luogo alla verità, disse che tali imposture gli erano state fatte dire da quell'inquisitore. V. s. illustrissima appaghi con tutto suo comodo la mia curiosità, ecc.
Di V. S. Illustrissima
Firenze, 24 ottobre 1772.
_Dev. Obbl. Serv._ ANTON FRANCESCO MARMI».
Della risposta hassi la minuta del 29 novembre 1772 non firmata, ma evidentemente del Bentivoglio, al codice E. IX, 18. a c. 243.
«.... di Cornelio Sozzini non ho alcuna notizia: di Celso Sozzini io ho le sue dispute, fatte, a mio credere, intorno al 1540. Di costui così ne parla il P. Ugurgieri nel 3º tomo inedito delle Pompe Sanesi. — Celso Sozzini fratello d'Alessandro, anch'egli nobile giureconsulto, professò primieramente nella patria, ispiegando l'instituta civile e tenendo poi una cattedra straordinaria: e poi in grazia del padre lesse in Bologna Jus canonico con salario di scudi cento d'oro, e poi, morto il padre, lesse Jus civile, ma dopo pochi anni lasciò la professione. Si legge di suo un'Epistola al cardinale d'Augusta, la quale è stampata nel 4º tomo de' Consigli di Mariano suo genitore.
«Questo Celso nella nostra accademia fu chiamato il Sonnacchioso, e stampò anche altre opere che si ritrovano in _Bibliotheca auctorum polonorum_, il che essendo, non pare a me che vi sia da dubitare ch'egli non fusse un eretico; e certamente costoro nel famoso passaggio dei Tedeschi abbracciarono il luteranismo, com'apparisce da processi che si ritrovano nella nostra Inquisizione, ma di poi riconoscendo la vanità di questa sètta, e non volendo ritornare al grembo di nostra santa fede, si fecero unitarii, che oggi dichiamo Soccinisti. E di questa illustre famiglia tali stimo che fossero Lelio, Fausto, Celso e Alessandro Sozzini, ma, a dire lo vero, Celso dovette ritornare alla vera fede, mentre, se dobbiamo credere a quello che dice il P. Ugurgieri nel titolo 16, fog. 433, egli morì in Siena li 12 di marzo 1570, e fu seppellito nella chiesa di San Domenico di Siena».
[522] Soccino, nella terza lettera a Mattia Rudeio, parla della sua disputa col Puccio, il quale non si tenne vinto, ma non si volle più ascoltarlo, nè legger un suo libro in italiano.
Vedi GIAMBATTISTA GASPARI, _De vita... Francisci Pucci Filidini_ nella Nuova Raccolta Callogeriana, tom. XXX. Venezia 1776. BAYLE _ad nomen_ e DODD.
Nel volume della «Biblioteca de' fratelli Polacchi» v'è una _De statura primi hominis ante lapsum disputatio_, che contiene dieci tesi del Pucci, con cui pruova che tutte le creature erano immortali avanti il peccato; la risposta di Soccino, la replica del Puccio; la difesa del Soccino.
[523] _Ann. Eccl._ al XL del 1583.
[524] Nella relazione sulla _Nunziatura di Polonia_ del cardinale Alberto Bolognetto, stampato da F. Calori Cesi a Modena 1861, dicesi che i Polacchi mal soffrivano di veder i beneficj posseduti da stranieri, fra cui nomina «il Bucella, medico padovano, eretico ostinatissimo, l'Alamanni gentiluomo fiorentino, maestro di cucina, uomo cattolico e dabbene».
[525] In una lettera di monsignor Della Casa da Venezia, 2 luglio 1547, leggesi: «Uno Stancario, che fu già preso qui per eretico e abjurò, ha scritto a questi signori deputati (come v. s. illª vedrà per le copie incluse in questa), e mandato a lor signorie un libro suo stampato, e intitolato alla Ill. Signoria, il qual libro ha di molte eresie. Per il che i prefati signori deputati stanno sospesi se debbiano farne querela o sprezzarlo, e hanno detto, così per via di discorso che sarebbe forse bene che io scrivessi al cardinale d'Augusta per far pigliare il detto Stancario. Io non so come Augusta si governi, e però sono andato sfuggendo, e mi è parso dare avviso a V. S. Illª (il cardinale Farnese). _Lettere d'uomini illustri conservate nell'Archivio di Parma._
[526] Ap. DE PORTA, P. II, pag. 120.
APPENDICE III.
Non crediamo siasi mai pubblicato l'albero genealogico della famiglia Sozzini; e trattandosi de' maggiori eresiarchi, i lettori ci sapranno grado d'offrirlo.
MARTINELLO di Percena.
Suoi figli:
_Andrea_, che si trova nominato nel 1318.
SOZZO, banchiere, vivo nel 1294.
BINDO, registrato nel Libro delle Denunzie del 1326 e 27.
Figli di Sozzo:
Giovanni o GIANNI, registrato al Libro delle Gabelle gli anni 1304-1305 come cittadino sanese. Sposò _Margherita_, morta dopo il marito nel 1345; sepolta in San Domenico. Ebbero due figliuoli: _Minuccio_, gonfaloniere nel terzo di San Martino il 1368: e _Checco_, che trovasi nominato nel 1344.
Ser MINO, notaro, dal castello di Percena sopra Buonconvento tramutò la sua famiglia in Siena, ov'è registrato nel Libro delle Gabelle gli anni 1304 e 1305. Morì l'aprile del 1340. Sua moglie _Gherarda_ morì nel 1348, e fu sepolta in San Domenico.
Figli di ser Mino:
SOZZINO, mercante; ambasciadore nella città di Aquila il 1349; ascritto alla confraternita di Cristo Crocifisso (oggi della Madonna, sotto le volte dello Spedale). Nel 1355 era capitano del popolo quando morì, ed ebbe pubbliche esequie.
FRANCESCO, fu della Signoria il 1377; e ambasciadore a Firenze il 1381.
PERCENA morì il 1376, e fu sepolto in San Domenico.
GIOVANNI, capitano del popolo il 1351 e 56; dei Dodici nel 1361, 63, 67: confratello del Cristo Crocifisso avanti il 1360; un degli statichi dati dal Comune di Siena ai capi della Compagnia Bianca nel 1364; morì l'agosto 1374, e fu sepolto in San Domenico. Ebbe moglie una Bargagli, forse Lodovica.
LODOVICO, nominato in un documento dello Spedale di Santa Maria della Scala, 1335, con altri figliuoli di ser Mino.
MARGHERITA, morta il 1360, sepolta in San Domenico.
AGNESE, moglie di Filippo di Lapo, morto il 1397.
Venerabile PIETRO, domenicano, studiò teologia a Parigi, e ne fu maestro; dal vescovo Domesdeo fu eletto inquisitore in Siena, e morì della peste del 1348.
BENEDETTO, dei Dodici nel 1356, 66, 68; della Signoria nel 88; ambasciadore a Bologna nel 1357; a papa Urbano V nel 65; a Carlo IV nel 68; gonfaloniere pel terzo di San Martino nel 1367; cacciato come ribelle; richiamato per aver dato fuoco a due porte di Firenze nel 1391; morto l'aprile 94, e sepolto nel chiostro di San Domenico.
Ebbe figli un _Betto_, morto il 1411; _Niccola_, morto il 1383, e sepolto nel chiostro di San Domenico; un altro Niccolò, non ben certo, che generò una Andrea, maritata a Carlo di Bandino Piccolomini con 400 fiorini di dote.
Da SOZZINO nacquero _Ghera_, che nel 1415 era vedova di Francesco di Toro; _Franceschino_, che nel 1370 era de' Priori; e l'agosto 98 morì a Mantova, lasciando un _Pietro Paolo_, che nel 1462 era castellano a Massa e Montauto in Maremma; e generò un _Gabriello_, da cui una _Virginia_, maritata a Jacomo Tomma il 1481 con 1000 fiorini di dote.
_Jacomo_, confratello del Crocifisso: _Betto_, morto il 1363, come anche Pietro; _Mariano_, indicato per _famosus mercator_ nel necrologio di San Domenico; dei Signori nel 1401, e gonfaloniere nel terzo di San Martino, morto nel febbrajo 1402. _Giovanni_, che nel 1351 era ambasciadore del Comune a Perugia; dei Dodici nel 1361, 65, 67; ambasciatore a Cortona nel 58, a Firenze nel 59 e 64; al signore di Montefeltro nel 1362.
Egli generò _Mariano_ nel 1409: _Agnolina_, maritata il 1427 in Francesco Ciani, con 800 fiorini di dote, e morta il 1459.
_Sozzino_, morto il 1419 e sepolto nell'avello di famiglia, nel chiostro vicino alla porta di San Domenico; lasciando un figlio _Niccolò_; da cui una _Romana_, maritata il 1507 a Deo Dei di Chiusi, con 1000 fiorini di dote.
Alla storia importa la discendenza di GIOVANNI. Eccola:
_Barbato_, m. 1374; una figlia sepolta a San Domenico, 1363.
_Mino_, della Signoria nel 1389, 95, 99: morto l'aprile 1419 e sepolto nell'avello domestico. Nacquero da lui _Benedetto_ nel 1393. _Bartolomeo_ nel 1402. _Niccola_ nel 1403. _Antonio_ nel 1405. Angelino morto nel 1420. _Nanni_, che nel 1383 riceveva un legato da Giovanni frate Gaudente.
SOZZINO, che abitava nella contrada di Pontaneto; fu de' Priori nel 1389 e 98; gonfaloniere del terzo di San Martino nel 1400; nel 1386-87; dai conjugi Filippo Franzoli e Landomia Tolomei comprò la fortezza di Micciano per 412 fiorini; nel 76 fu ambasciadore agli Aretini; morì nel maggio 1403, e fu deposto presso i suoi avi. È considerato capo stipite della famiglia, che addottò per casato il nome di lui, come allora si usava.
Figli di SOZZINO:
BARTOLOMEO, da cui un Girolamo, che fu de' Priori nel 1499.
LORENZO, m. 1462.
FRANCESCO, m. 1381.
CATERINA, maritata in Fazio Bellarmati con fiorini 450 di dote.
GIOVANNI, m. 1427, e sepolto nel chiostro di San Domenico, capo d'altra linea di cui esibiamo l'albero in A.
MARIANO seniore, canonista famoso; n. 1397; studiò in Siena e in Padova, dove pare fosse professore; professore a Siena verso 1450, ove stabilitosi il 1457, dalla casa della Sapienza, comprò per sè e pei nipoti Pietro e Sozzino l'albergo del Gallo, in via degli Alberghi. Nel 58 era ambasciadore al nuovo papa Pio II, che lo nominò avvocato concistoriale nel 67. A istanza del beato Giovanni da Capistrano, 1449, fondò il convento de' Padri Osservanti d'Asinalunga sotto il titolo di Santa Maria di Monte Baldino. Fu sepolto nella nuova cappella di Santa Maria delle Nevi in San Domenico. Nel 1430 avea sposato Niccola Venturi con 1450 fiorini di dote, la quale morì il 1483.
Figli di MARIANO:
GIOVANNI, n. 1432.
MARGHERITA, nel 1459 maritata a Salimbene Capocci con 1000 fiorini di dote.
CAMILLO, n. 1434.
_Giovan Sozzino_, n. 1442.
_Bartolomeo_, capo d'altra linea che diamo in B.
ALESSANDRO, n. 1443; de' Priori 1493 e 98; de' Regolatori nel 97; gonfaloniere pel terzo di San Martino, 1503, quando morì e fu sepolto nella cappella avita. Nel 1477 avea sposato Laura di Francesco Arringhieri, con fiorini 1400 di dote, morta il 1500.
Figliuoli d'ALESSANDRO:
BERNARDINO, n. 1492.
CAMILLA, maritata ad Alessandro Borghesi con fiorini 1810 di dote.
FRANCESCO, n. 1483; de' Priori 1508 e 1519; fra quelli che, il 20 settembre 1555, giurarono fedeltà al re di Francia e alla repubblica di Siena ritirata in Montalcino.
NICCOLÒ, n. 1488.
GIAMBATTISTA, n. 1496.
GIROLAMO, n. 1480; de' Priori nel 1505 e 1512; che generò Cesare nel 1528. m. 1530.
MARIANO juniore, n. 1452; capitano del popolo 1508 e 1524; dal 1507 al 1524 insegna Istituzioni civili e canoniche in patria; poi a Pisa, Padova, Bologna; e fu cerco altrove invano. Ambasciadore ai Fiorentini e a Leon X. Nel 1551 Giulio III lo dichiara avvocato concistoriale. Enea Silvio il loda assai come di piccolissima statura ma robusto, di sapere universale. Un giorno, rimproverato perchè avesse interrotto le sue lezioni, rispose: «Son ammogliato. — Anche Socrate avea moglie, eppure... — Ma Santippe era accattabrighe e brutta forse, mentre io ho bella moglie e benevola». 1543 compra la tenuta di Scopeto dai figli di Scipione Sozzini. Nell'accademia degli Intronati nominavasi _Lo Sgualcito_. Nel 52 fe testamento. Nel 56 morì, e fu sepolto nel chiostro di San Domenico di Bologna.
Nel 1508 avea sposato Camilla Salvetti con 1666 fiorini di dote, che morì nel 1554.
Figli di MARIANO:
CAMILLA, maritata in Marco Tondi con fiorini 1400.
CORNELIO, che stava a Roma nel 1552, quando il padre in testamento gli legò 70 scudi d'oro; fu imputato d'eresia. Da Francesca di Atoleo bolognese generò _Francesca_, m. 1572, e sepolta in San Domenico.
LELIO, n. 1525: giurisperito e dotto di lingue. Nel 1556 cominciò a tener adunanze religiose a Vicenza: esulò, si stabilì a Zurigo, ove morì il 1562.
OTTAVIO, militò in Germania.
GIULIO, n. 1512 e m. 1525.
BARTOLOMEO, n. 1511.
MARCANTONIO, n. 1514.
ASCANIO, n. 1526.
PORZIA, m. nel 1539 a Lelio di Giovanni Pecci con 3000 fiorini di dote.
FILIPPO, che sopravisse al padre.
CAMILLO, legisperito; condannato e scomunicato in contumacia per formali accuse di delitti commessi in Bologna e in Siena.
ALESSANDRO, n. 1509; de' Priori nel 1531; dottorato in Siena da Filippo Decio, vi spiegò le Istituzioni civili; a Padova lesse in concorrenza di Girolamo Vieri e Marcantonio Bellarmati; insegnò nel nuovo studio di Macerata, con 500 scudi l'anno, ed ivi morì nel 1541. Nel 38 avea sposato Agnese di Borghese Petrucci, dotata di 4000 fiorini: e ne ebbe _Alessandro_, che nel 1603 era de' Priori. _Fillide_, n. 1540; maritata nei 1559 a Cornelio di Cesare Marsili con 4000 fiorini di dote.
FAUSTO, n. 1539, che partecipe degli errori dello zio, dovette spatriare, e si ritirò a Lione, 1560; dopo tre anni tornò a casa, e da Cosimo I ebbe onori e impieghi; ma perseverando negli errori, il 1574 si ritirò a Basilea: morì a Cracovia il 3 marzo 1604. Fra gli Intronati era detto il _Frastagliato_. Nel 1578 sposò Elisabetta, morta nel 87; la figlia _Agnese_ maritò in un gentiluomo polacco, che n'ebbe molta figliolanza.
CELSO, n. 1517: de' Priori nel 43 e 49; capitano nel 65; gonfaloniere per terzo di San Martino 1568. Insegnò Istituzioni civili in patria, e gius canonico a Bologna con 100 scudi d'oro di stipendio. Morto suo padre, riprese la cattedra d'Istituzioni civili, e poco dopo lasciò l'insegnamento. Nel 54 istituì l'accademia dei Sizienti: fra gli Intronati era il _Sonnacchioso_. Ebbe titolo di conte palatino, benchè accusato d'eresia. Morì il 1570. Nel 49 avea sposato Albina Bulgarini con 3000 fiorini di dote; e in seconde nozze Lucrezia Sabbatini bolognese, morta nel 90.
Figli di CELSO:
_Mariano_, n. 20 luglio 1594.
_Bartolomeo_, n. 24 ottobre 1595.
_Lucrezia_, n. 18 aprile 1599.
_Lucrezia_, n. 20 agosto 1600.
_Caterina_, n. 5 ottobre 1601.
_Celso_, morto infante, 1604.
_Giovanni Battista_, n. 27 giugno 1604, morto l'anno appresso.
_Caterina_, n. 1 novembre 1606.
_Maddalena Catarina_, n. 17 agosto 1609; maritata 1627 a Marcello Pannocchieschi, conte d'Elci, con 8400 fiorini di dote.
_Mariano_, n. 5 luglio 1613; tra i Filomati ebbe nome di _Circospetto_: a Roma entrò negli Oratoriani, e vi morì in odore di santità il 1680.
NICCOLÒ, n. 5 agosto 1605; fra gli Intronati _il Gelido_; de' Priori 1633 e 35; gonfaloniere del terzo di San Martino 1642; segretario delle leggi e famigliare del principe Mattia: morì il 1699. Nel 35 sposò Caterina Savini, con 8750 fiorini di dote, che morì il 1685.
Figli di NICCOLÒ:
_Alessandro_, nato 26 febbrajo 1635; canonico e auditore del cardinale Nini; fra gli Intronati _il Gioviale_.
_Carlo_, n. 15 settembre 1737.
_Vittoria_, n. 25 giugno 1639.
_Filippo_, n. 13 luglio 1640.
_Silvia_, n. 23 agosto 1641.
_Lisabetta_, n. 22 agosto 1642.
_Camilla_, n. 14 settembre 1643.
_Porzia_, n. 17 aprile 1646.
_Filippo_, n. 6 maggio 1647; canonico del duomo; fra gli Intronati _il Morbido_.
_Orso_, m. 15 ottobre 1648, di due anni, _oppressus a quantitate pustularum, vulgariter_ varolo, _qui morbus neccavit in hoc anno quantitatem non paucam puerorum,_ dice il necrologio di San Domenico.
_Bernardino_, n. 8 ottobre 1649.
_Maddalena_, n. 9 novembre 1650.
_Carlo_, n. 9 maggio 1653.
_Girolamo_, n. 9 maggio 1654.
_Maddalena_, 15 giugno 1655.
_Camilla_, n. 22 settembre 1656.
GALGANO, n. 1638; de' Priori 1663; capitano del popolo 1676; soprantendente alle comunità dello Stato, e un de' quattro conservatori; fra gli Intronati il Franco. Successe all'eredità di Carlo e Francesco Maria Sozzini. Morì il 1711, onorato di pubbliche esequie. Nel 1673 avea sposato Faustina Chigi, con dote di 4500 scudi; morta il 1722.
Figli di GALGANO:
_Porzia_, n. 16 ottobre 1675.
_Girolamo_, n. 1 ottobre 1677.
_Francesco Antonio_, n. 20 agosto 1678.
_Mariano_, n. 24 gennajo 1680.
_Mariano_, n. 11 settembre 1684; nel 1747 dedicò al cardinale Ranieri d'Elci la vita di Mariano suo prozio.
NICCOLÒ MARIA, n. 1674; de' Priori 1678, 1701, 4, 14; capitano del popolo 1716; fra gli Intronati _il Serotino_. Morì il 1755. Nel 1705 avea sposato Agnese Piccolomini della Triana, con 4000 scudi di dote.
Figli di NICCOLÒ MARIA:
_Alessandro_, n. 1706; de' Priori nel 1730, 33, 35, 37, 40, 44; morì di febbre etica il 23 aprile 1748. Nel 43 avea sposato Caterina di Filippo Bonarroti di Firenze, con 4000 scudi di dote.
_Maria_, n. 30 ottobre 1708.
_Bartolomeo_, n. 14 agosto 1710.
_Galgano_, n. 9 marzo 1711.
_Caterina_, n. 24 agosto 1713.
_Vittoria_, n. 8 novembre 1714.
_Caterina Virginia_, n. 8 aprile 1717.
_Orazio_, n. 20 giugno 1718.
_Bernardino_, n. 5 febbrajo 1723.
_Bartolomeo Orazio_, n. 5 aprile 1722; de' Priori nel 1774: gonfaloniere nel 1775, 77, 81; capitano del popolo nel 1776, 84. Con lui si spense questo ramo de' Sozzini.
_Faustina_, n. 24 luglio 1727.
_Porzia_, maritata nel 1728 al conte Gaetano Marciani d'Orvieto, con 2000 scudi di dote; fu erede della sostanza dei Sozzini.
RAMO A.
BARTOLOMEO SOCCINI, n. 1436: discepolo di Alessandro Tartagli d'Imola, Tommaso Docci senese, Battista di Sanseverino. Nel 1471 insegnava diritto a Siena, quando fu mandato commissario di guerra a Chianciano. Nel 1480 esulò come ribelle; e si ritirò a Pistoja e a Pisa, dove già nel 73 aveva insegnato collo stipendio di 800 fiorini. Vi ebbe a scolare Leon X. Avendo tentato abbandonar quella cattedra per andare a Venezia, fu messo in arresto. Nel 1482 reso alla patria, vi lesse per tre anni, poi a Padova nel 1498, con 1100 ducati; poi a Ferrara e Bologna. A Siena fu capitano del popolo nel 1483, 87, 94, 1507: ambasciadore a Firenze nel 1487 per la controversia di confini tra Montepulciano e Chianciano. Era profondamente erudito nella sua scienza, talchè il Poliziano diceva poterlo chiamare sicuramente il Triboniano dell'età sua. Amico della taverna, vi passava ore con beoni e giocatori. Improvvisava stupendamente, e all'erudizione univa meravigliosa perspicacia e sano giudizio. Piaceva assai quella franca dicitura, quella parola caustica, quel riso sardonico, quella veemenza con cui sobissava l'avversario, non rispettandone nè il grado, nè l'età, nè il triplice alloro. Lorenzo il Magnifico volle una volta udirlo a lottare col famoso Giason del Majno. Un'ora era già durata la gara, quando Giasone, ridotto alle strette, inventa un testo per tirarsi d'impaccio. Bartolomeo si mostra confuso, vinto, grattasi in testa per cercar qualche risposta, alfine esce con un testo che gli dà decisamente ragione. La scolaresca ad applaudire: ma Giasone gli domanda: «Ove hai tu pescato questo testo?» — E Bartolomeo: «Nella pagina stessa donde hai tu preso il tuo».
Bizzarro, amico delle avventure, risoluto a vincere ad ogni costo, quando gli argomenti o le procedure non bastassero a indur un debitore a confessare il suo debito, suggeriva di cacciargli in corpo due pollici d'una buona lama di Brescia. Poi bravamente slanciava da banda la toga, e sopra un cavallo che maneggiava maestrevolmente quanto la parola, metteasi a capo di alabardieri per abbattere la balìa di Siena, e surrogarvi altra forma di governo. Morì il 1506 in Siena, e v'ebbe pubbliche esequie. Sposò Lodovica Orlandini con 1000 fiorini di dote, morta il 1517.
Figli di BARTOLOMEO:
_Camilla_, maritata il 1477 in Bernardino Borghesi con 1500 fiorini di dote.
_Francesca_, maritata in Pietro Borghesi il 1487: morta il 1512, sepolta ne' Domenicani.
_Caterina_, maritata il 1486 a Lodovico Piccolomini.
_Cornelia_, maritata il 1483 a Pier Anselmo Tolomei con 1800 fiorini di dote.
_Nicola_, maritata il 1505 a Giovanni Turamini con fiorini 2700 di dote: in seconde nozze il 1514 ad Aldello Placidi con egual dote; morta il 1546.
_Francesco_, n. 1465.
_Mariano_, n. 1469, m. 1505: nel 96 fu de' Priori: generò una Cornelia, m. 1518.
_Girolamo_, m. 1501.
SCIPIONE, n. 1467: podestà a Grosseto il 1488: gonfaloniere per il terzo di San Martino nel 1490: uno dei regolatori del Comune il 1493. Nel 1489 sposò Aurelia Tolomei con 2000 fiorini di dote.
Figli di SCIPIONE:
_Pandolfo_, n. 1493.
FRANCESCO, n. 1491: de' Priori nel 1514, 22: sposò Cassandra Petrucci con 2800 fiorini di dote; fece testamento il 5 maggio 1529. Morì nel marzo 1530, sepolto in San Domenico.
Figli di FRANCESCO:
_Isabella_, n. 1529: maritata il 1548 a Francesco Colombini con fiorini 2500 di dote; poi il 1501 a Giambattista Ornoldi con fiorini 800.
_Deifile_, n. 1526.
_Proserpina_, n. 1516.
_Faustina_, n. 1512.
_Livia_, maritata il 1543 a Ranieri Pannocchieschi dei conti d'Elci, con fiorini 1500 di dote.
_Flavia._
_Filomena._
_Elisabetta_, monacatasi il 1543: ebbe dal padre 350 fiorini.
_Lavinia_, n. 1521: maritata il 1544 a Girolamo Petrucci con 1900 fiorini: m. 1584.
_Cleopatra_, n. 1524.
_Ottavio._ Era il tempo del famoso assedio di Siena: ed essendo sergente maggiore, il 9 aprile 1554 toccò un'archibusata: morì il 17; sepolto in San Domenico. Nel 1551 avea generato _Cesare_.