Part 52
Ancora la cabala ed altre vanità astrologiche dirigevano le cure de' medici anche meno pregiudicati[389], e l'illustre L'Hôpital cancelliere di Francia, diceva che a Roma dominavano i matematici e gli astrologi[390]. Paolo Taggia, dottissimo modenese, scriveva al Gualdo di Padova: «Il matrimonio continua nella congiunta disgiunzione, tuttochè non cessino le orazioni, i digiuni, le elemosine e gli esorcismi. Questo solo v'è di buono che consta del legame e incanto, sì nel giovane come nella giovane; onde possiamo sperare assai tosto buon fine[391]». Il valente matematico Cavalieri, nella _Ruota planetaria_ pretese rivelar ciò che fanno nelle loro sfere le stelle, e come in bene e in male influiscano; il Borelli dettò una difesa dell'astrologia per Cristina di Svezia; Marcantonio Zimara di Otranto, famoso medico, pubblicò _Antrum magico-medicum, in quo arcanorum magico-physicorum, sigillorum, signaturarum et imaginum medicarum, secundum Dei nomina et constellationes astrorum, cum signatura planetarum constitutarum, ut et curationum magneticarum, et characteristicarum ad omnes corporis humani affectus curandos, thesaurus locupletissimus, novus, reconditus etc._, con un trattato del conservar la bellezza, e uno del moto perpetuo senz'acqua nè peso.
Il Capecelatro, ch'è de' migliori storici napoletani perchè versato negli impieghi, entrando a descrivere la sollevazione di Masaniello trova che quegli scompigli furono «causati da cattiva influenza di stelle, o pure dall'eclisse del sole, succeduto di mezzogiorno nel segno di leone la precedente estate, il qual segno domina Napoli, predetto da Paolo Cocurullo celebre astrologo, di minacciarle rivoluzione e ruina con suo grave incomodo e danno». Egli stesso avverte che tal sollevazione avvenne nel secolo XVII dopo Cristo, nel XVII anno dopo la famosa peste, nel XVII mese del governo del duca d'Arcos, nel VII anno dopo il 1640, nel VII mese dell'anno, VII giorno del mese, VII giorno della settimana, VII ora del giorno. Durante quella si disse che gli Spagnuoli mandavano streghe ad incantare i posti; la gente arrestò tre vecchie, ad una delle quali mozzò tosto il capo, le altre pose in carcere per essere tormentate; e mandaronsi sacerdoti a esorcizzare que' posti.
Con Caterina De Medici era passato in Francia Cosmo Ruggeri astrologo e mago, che in quella corte acquistò fama per oroscopi, talismani, filtri da ispirar amore o da far morire; e Caterina l'adoprava forse a ciò, probabilmente a spiare. Per accusa di cospirazioni torturato e messo alla galera nel 1574, poi liberato; sotto Enrico IV fu arrestato di nuovo perchè teneva una figura di cera di questo, e la pungeva ogni giorno, ma le istanze di cortigiani e di gran dame fecero sospendere il processo. Pubblicava ogni anno almanacchi; fu fatto abbate di San Malò, e ch'è più strano, storiografo; in morte ricusò le consolazioni religiose, dicendo che non v'ha altri diavoli che i nemici, i quali ci tormentano quaggiù, nè altro Dio che i principi, i quali possono farci del bene; onde il suo cadavere fu trascinato al mondezzajo[392].
Il Concini fiorentino, occhio dritto dell'altra regina di Francia Maria De Medici, ed elevato al grado di maresciallo d'Ancre, fu colla moglie condannato a morte come mago[393]. Essa marescialla nel 1611 avea fatto venir in Francia un Montalto medico ebreo, il quale avea ricusato le offerte fattegli di professare a Bologna, a Messina, a Pisa, e fin di succedere all'insigne Mercuriale. La relazione con costui distolse la marescialla dalle pratiche cristiane: e le furono trovati due libri, uno intitolato _Cheinuc_, cioè costumanza, specie di catechismo; e l'altro _Machazor_, specie d'almanacco stampato a Venezia per gli Ebrei spagnuoli. Si provò ch'essa usava esorcismi, oblazioni, sagrifizj secondo il rito giudaico, facendoli notte tempo in chiese di Parigi, donde principalmente udivansi i gridi d'un gallo, oblazione consueta fra gli Ebrei nella festa della riconciliazione. Tutto ciò era provato coi soliti modi.
Non meno convinta fu di arte magica. Si trovò una lettera ove interrogava una certa Isabella, creduta fatucchiera, se per l'arte sua avesse conoscenza di alcuna cosa che riguardasse lei o la sua famiglia. Trovaronsi libri in caratteri strani, e una scatola con cinque tondi di velluto, i quali si sa adoprarsi per aver efficacia sulla volontà dei grandi. Ella avea fatto venire dei frati Ambrosiani da Nancy, i quali effettivamente erano istrioni, per assisterla nel sagrifizio del gallo; inoltre degli amuleti da metter al collo: e figure di cera che custodiva in cataletti. Son pure descritte le arti e gli esorcismi di quegli Ambrosiani, che in tali occasioni allontanavano i servi: e fra queste arti era il benedir l'acqua santa il giorno dell'Epifania: lo che doveva esser non senza mistero, non avendo ella saputo renderne ragione.
Don Domenico Manuele Gaetano conte di Ruggero, maresciallo di campo del duca di Baviera, generale, consigliere, colonnello d'un reggimento di fanteria, comandante a Monaco, e maggior generale del re di Prussia, nato a Pietrabianca presso Napoli; istrutto d'orefice, nel 1695 fu iniziato all'alchimia tramutatoria probabilmente dal famoso Lascaris, da cui ebbe la cintura bianca e la gialla per fare l'argento e l'oro, ma in piccola quantità. Alla loro scarsità ed efficacia supplì colla ciarlataneria, annunziando poter tramutare metalli a josa, e facendone esperienza su pochissimi, ottenne credito. Scorsa Italia, fece per quattro mesi eccellenti affari a Madrid, donde l'inviato di Baviera l'indusse a passar dall'elettore, che allora stava governatore a Brusselle. Vi eccitò ammirazione; e Massimiliano, posta piena confidenza nelle magnifiche promesse d'esso, gli concesse cariche e titoli e sussidj per seimila fiorini: poi scopertolo bugiardo lo fece buttare in fortezza. Dopo due anni riuscito a fuggire, comparve a Vienna nel 1704, e qualche projezione gli avvenne sì destramente, che tutta la Corte ne rimase stupita; l'imperatore Leopoldo sel prese a servizio: ma la morte di questo avrebbe intercisa la sua fortuna se non fosse stato assunto dall'elettor palatino, al quale e all'imperatrice egli promise in sei settimane dare settantadue milioni o la sua testa. Prima del termine egli fuggì con una signorina; ed eccolo a Berlino, acquistandovi favore col dirsi perseguitato dall'Austria; e re Federico, sentito il consiglio di Stato che non trovò da opporsegli, ne accettò le proposizioni. Con grand'apparato di testimonj fece alcune trasmutazioni, constatate rigorosamente, e promise fabbricare polvere di projezione quanta basterebbe a far sei milioni di talleri. Bisogna crederlo espertissimo giocoliero chi veda quanti ingannò, e gli onori che ottenne; pure la promessa al re non venendo ad effetto, questi il regalava a miseria; alfine avvertito de' costui precedenti, lo fece chiudere a Custrin, e non avendo saputo adempiere la promessa, fu processato, e come reo di maestà impiccato a Berlino il 29 agosto 1709, coperto d'un vestone d'orpello, con forca dorata. Federico ebbe vergogna d'essersi lasciato ingannare prima, o d'averlo punito sproporzionatamente, e non volle che più quel nome si menzionasse.
In Piemonte[394] nel 1710 un Bocalaro di Caselle fu tanagliato e ucciso per aver fatto un'effigie di cera onde procurar la morte del re; nel 1718 giustiziato il canonico Duret per aver cercato tesori con incantesimi; furono chiusi nel castello di Miolans un marchese Risaja per arti magiche, un panierajo che avea rubato un'ostia per valersene a sortilegi, un Francesco Freylino, che accusò se stesso ed altri di malìe contro il principe, finchè in articolo di morte confessò aver finto tutto ciò per conseguire qualche impiego; nel 1723 fu decapitato in Aosta il conte Andrea Dupleoz per avere con fatucchierie attentato alla vita della moglie.
Ma le scienze progredendo portavano spiegazione naturale a molti, riputati fin allora miracoli; la medicina additò le analogie di assai casi; la giurisprudenza persuadevasi non dover bastare alle condanne la confessione del reo; il fatto che più colpiva, cioè l'accordo delle varie deposizioni, si trovava ridursi alle sole generalità, delle quali tutti aveano inteso parlare, e perchè, le interrogazioni dirigendosi in tal senso, spesso non restava che di rispondere sì o no.
Poichè vuolsi coraggio ad affrontar quella despota che dicesi l'opinion pubblica, lodiamo coloro che assalirono intrepidamente l'ubbia popolare. Vanno principali fra questi i gesuiti Adamo Tauner e Federico Spee, se non che il trattar essi la quistione per via di testi e canoni ad uso dei dotti, non apriva gli occhi plebei. Primo recò la querela davanti al pubblico il roveretano Girolamo Tartarotti[395] negando le tregende, e ribattendo specialmente Martin Delrio: eppure non solo accettò, ma sostenne la verità della magia; col che concedendo l'immediata potenza del demonio, non avea motivo a ricusargli la potestà di trasferire anche le maliarde, e riducevasi a conchiudere che, nei casi speciali, ripugnava al buon senso il credere a queste, e sovratutto al loro numero. Gian Rinaldo Carli e Scipione Maffei[396] estesero quella negativa ad ogni immediata arte diabolica, ma allora il Tartarotti protestò che, tacciando d'illuse le streghe, non aveva inteso gittar dubbio sulla potenza del demonio; tanto la ragione umana fatica a sottrarsi alle opinioni nelle quali fu educata. Il padre Zaccaria, annunziando l'opera del Tartarotti, disapprova il negar le magie. «In una città m'accadde di udir un medico spiritoso, il quale negava che si dessero indemoniati, tutto attribuendo alla fantasia di chi si crede offeso... Ma perchè mai tanto impegno di relegare dentro l'inferno i demonj?»[397]
Direbbesi che questo rincrescimento del gesuita si riproduca negli apostoli odierni d'un bugiardo incivilimento. «Fra gli esseri altra volta maledetti, che la tolleranza presente ha ritirato dall'anatema, senza dubbio Satana è quello che più ha guadagnato in questo progresso delle dottrine e dell'universale incivilimento; mentre il medioevo, che poco intendeasi di tolleranza, lo fece a poter suo maligno, tormentato e fin ridicolo». Così scrive Renan, il quale, dopo tolta a Cristo la divina aureola, dice che, rispettando la celeste scintilla dovunque appaja, non vorrebbe pronunziar sentenze d'esclusione per non avviluppare della condanna qualche atomo di bellezza! Ma quella è una falsità storica come tant'altre di esso autore, perocchè il feroce medioevo spinse la sua bontà fin ai dannati; assegnò un giorno ove lo stesso Giuda ha riposo; nell'angelo del male riconobbe le traccie della più bella creatura di Dio, e lo fece rispettoso all'innocenza, sottomesso alla santità; neppure negogli la speranza di redenzione.
E davvero di vilipendere l'età passata come avrà coraggio chi veda altrettanto credula la nostra, che, su fatti accertati non meno di quelli, fonda altre teoriche? Senza quello sforzo di cui pochi sono capaci, di trasportarsi in altra età così poco somigliante, per ispiegar quelle credenze basti osservare alcune particolarità della nostra, cui nessun forse dei difetti, degli errori, dei delitti del medioevo mancò, senz'altra diversità che dell'ora.
Gli uomini han bisogno di adorare e obbedire: se non adorano e obbediscono Dio, sommo bene, volgono l'adorazione al diavolo, ispirator del male. Quindi la cura di questo di sviare da Dio e dal suo Cristo, perchè allora si verrà a lui. E a ciò tendono i tre capitali errori dell'evo nostro, panteismo, materialismo, razionalismo. Se tutto è Dio, non c'è più incarnazione; nè se tutto è materia; nè se escludasi ogni mistero che trascenda i limiti della ragione. Così tornasi al fatalismo e alla servitù de' tempi anteriori a Cristo; stronizzando il quale, si eleva Satana.
Dapprima non si fece che negar Cristo: presto si venne al culto del suo nemico, per quel bisogno che la venerazione interna ha di manifestarsi col culto esterno; e rinacquero le evocazioni, i prestigi, gli oracoli dell'età pagana, con quel che chiamano spiritismo.
Fu dopo le rivoluzioni del 1848 che si annunziarono gli strani fenomeni di tavole giranti; cioè, che per mezzo di certi tocchi, acquistano movimenti diversi. Dapprima si credettero puramente meccanici, poi vi si ravvisò un'intelligenza, e quindi uno spirito che ne fosse cagione. Questo spirito si suppose esser un riflesso dell'intelligenza degli astanti o del _medium_, come s'intitolarono le persone che quasi a volontà provocavano tali fenomeni: ma poi se ne ottennero di indipendenti dal pensiero e dalle cognizioni degli astanti, e fin in contraddizione colle idee, colla volontà, coi desiderj loro. Si dovette dunque ravvisarvi un essere invisibile, e per convincersene bisognava entrar in conversazione con quello. Ciò s'ottenne mediante certi colpi che per convenzione significassero sì o no o lettere dell'alfabeto; col che le tavole _giranti_ divenivano _parlanti_.
Le risposte indicarono trattarsi di spiriti appartenenti al mondo invisibile.
Alla lentezza di quel procedimento si provide col munir una gamba del tavolino d'una matita, che scrivesse; poi si scoprì che, se quello spirito agiva s'un corpo, poteva anche muover immediatamente il braccio d'un uomo, e s'ebbero i medium scriventi, che, sotto l'impulso di spiriti, vergavano involontariamente parole.
Arrivati a ciò, non s'ebbe più limiti: comparvero medium evocatori, medium risanatori. I primi ottengono comparse di spettri, fosforescenze, suoni articolati, scritture spontanee, il subitaneo fermarsi di tutti i pendoli d'una casa, l'insensibilità di tutto o di alcune membra. Gli altri guariscono, non trasmettendo il proprio fluido come i magnetizzatori, ma il fluido appurato degli spiriti.
Verso il 1855 tutta la colta America e l'Europa furono riempite di questa comunicazione dell'uomo con enti immateriali, intelligenti, mal definiti. I fatti men naturali furono attestati da testimonj oculari, ripetuti dai fogli, riprodotti a volontà, discussi, classificati, ragionati: d'ogni parte si accorse a vedere il signor Home; si studiarono le teorie del signor Kardec; i fenomeni si produssero in luoghi sì diversi, con tanti testimonj e con tali circostanze che più non bastò negarli: neppur si potette crederli meri effetti meccanici o fisici, e tanto meno prestigi di giocolieri; e il riso degli scettici, e le frasi convenzionali dei dottrinarj non valendo a infirmare i fatti, s'insinuò la persuasione che c'intervengano spiriti.
Dall'Inghilterra e dalla Francia lo spiritismo tragittò in Italia, massime dopo la guerra del 59, se ne stabilirono cattedre, convegni per esercitarlo e predicarlo: le evocazioni si fanno mediante preghiere mentali, elevazioni a Dio: si ottengono guarigioni miracolose; gli adepti credono ad ossessioni di cattivi spiriti, liberate dai buoni: v'ha apostoli sotto la forma moderna di giornali, e libri cercati coll'avidità di romanzi. Nelle opere recenti ove lo si sostiene e propaga, son riconosciuti come predecessori dello spiritismo nell'antichità gli oracoli, le pitonesse, i genj, e nel medioevo i fatuchieri, i maghi. È dunque un ritorno alle beffate antiche credenze di oracoli e pitonesse: e l'apostolo dello spiritismo non esita a chiamarlo un ridestamento dell'antichità[398]. I credenti furono forse in tanto numero quanto coloro che ne ridevano: e anche passato quel primo furore, molti rimasero fedeli a questa credenza.
Saran dunque o anime e angeli buoni, o diavoli. Ma i primi non sono a disposizione dell'uomo peccatore; tanto più che Dio proibì le evocazioni[399], sicchè chi vi obbedisce gli è ribelle. Neppur potrebbero essere le anime dannate, sulle quali l'uomo non può. Conclusero anche illustri vescovi[400] siano gli spiriti che ne circondano, e che cercano i modi d'ingannarci.
Noi non ne parliamo che incidentalmente per ispiegare o render ragione delle eresie demoniache del secolo XVI, beffa testè o imprecazione degli spiriti forti. Il negare il sopranaturale satanico porta a negare il divino, e i santi padri attribuirono ai demonj molti fenomeni fuor di natura; onde non a torto a questi ricorrono i teologi odierni per ispiegare i fatti dello spiritismo. Del quale si dice che convertì molti, recandoli a credere esista qualcos'altro che la materia: ma più traviò insegnando non solo assurdità, ma errori veri; or la trasmigrazione, or la temporarietà delle pene, or l'indifferenza de' culti, adesso come nel medioevo se ne traggono titoli di fede e titoli d'empietà, pretendendo alcuni dimostrare con ciò che esistono le anime e la vita postuma; altri facendo da quegli spiriti dichiarare che Cristo non è Dio. E tali dottrine si fan professare da David, da san Tommaso, da san Paolo, da san Giovanni evangelista, da Dante, dal La Mennais, dal curato di Ars. E pretendesi sia un modo di rivelazione nuovo, che cambierà le religioni, e ne recherà una nuova, la quale insomma non potrebb'essere che il culto del demonio.
Queste opinioni ne' secoli passati furono combattute colle armi d'un tempo che credeva, e che tutto applicava al supremo affare della salute eterna; adesso colle armi d'un tempo che non crede neppur alle verità positive, e che mai non fissandosi su nulla, abbatte la credenza di jeri coll'abbracciarne oggi un'altra, che domani avrà posta nel dimenticatojo. Il risultato più generale è la negazione del cristianesimo: la carità è annunziata per unico mezzo di salute, donde l'indifferenza delle credenze e delle pratiche: intanto crescono i casi di pazzia, crescono i suicidj; si difonde il disprezzo pel cattolicismo e l'odio per Roma e dopo idolatrato il dio del bello, poi il Dio della libertà, eccoci a venerar il Dio del male, che, vinto sul Calvario, non vedendosi ormai più frenato dal cristianesimo, vien a farsi adorare in vece dello Spirito Santo[401].
NOTE
[345] _Striges, ut ait Verrius, Græci_ στριγας _appellant, a quo maleficis mulieribus nomen inditum est; quas volaticas etiam vocant._ FESTO. — E PLINIO: _Fabulosum arbitror de strigibus, ubera eas infantium labris immulgere_; e altrove: _Post sepulturam visorum quoque exempla sunt_. — APULEJO, Metam. 5: _Scelestarum strigarum nequitia_. — PETRONIO, Fragm. 63: _Cum puerum mater misella plangeret, subito strigæ cæperunt... Strigæ puerum involaverunt, et supposuerunt stramenticium_. — Lucano nel lib. VI descrive i patti col diavolo e le stregherie, come potrebbe fare un cinquecentista:
_Quis labor hic superis cantus herbasque sequendi,_ _Spernendique timor? Cujus commercia pacti_ _Obstrictos habuere Deos?_ _An habent hæc carmina certum_ _Imperiosa Deum, qui mundum cogere quidquid_ _Cogitur ipse potest?_
e Sereno Samonico (cap. 59):
_Præterea si forte premit strix atra puellos,_ _Virosa immulgens exertis ubera labris,_ _Allia præcepit Titini sententia necti._
Festo conservò due versi come preservativi, ma scorrettissimi; Dachery gli emenda così:
Στρίγγ ’ἀποπἓμπειν νυκτινόμαν, στρίγγα τ’ἀλαὸν, ’Ωρνιν ἀνώνυμον, ὠκυπορόυς, ἐπὶ νῆας ἐλαὐνειν.
_La strige rimuovi notte-mangiante: la sucida strige, uccello ferale, fuga nelle veloci navi._
I passi di antichi, attestanti le magiche arti, sono prodotti da DELRIO, _Disquisitiones magicæ_, lib. II. qu. 9, e _passim_.
[346] _Consilia in causis gravissimis_, p. 414, citato da Alfredo Maury, _Revue Archéologique_, 1846, pag. 161.
[347] TRITHEMIUS in Chron.; SPANHEIM ad 1501.
[348] Questo frà Girolamo Armenini, che dovette vivere sin verso il 1520, lasciò un _Volumen adversus Tiberium Russilianum Sextum calabrum de artis astrologicæ falsitate_. Questo calabrese sosteneva pure che il diluvio universale accadde per natural congiunzione di astri, e l'Armenini lo combattè; come combattè altri che sostenevano Cristo essere stato concetto non nell'utero di Maria, ma presso al cuore da tre goccie di sangue. Vedi _Scriptores ordinis Prædicatorum_.
Il cardinale Cajetano ha un trattato, _Utrum liceat maleficium solvere opera malefici parati utendo_. Milano, marzo 1500.
Nella XXIX lettera al signor Dell'Isola, frà Paolo Sarpi scrive: «Non posso penetrare in modo alcuno il senso di quelli che dicono, Dio ha predetto e voluto questo, e tuttavia si affaticano acciò non sii. Ma dell'astrologia giudiziaria bisognerebbe parlarne con qualche Romano, essendo quella più in voga nella loro corte che in questa. Con tutto che pur concorra ogni abuso, questo mai ha potuto aver luogo: la vera causa è perchè qui le persone non aggrandiscono se non per gradi ordinarj, e nessun può sperare oltre lo stato suo, nè fuori dell'età conveniente. In Roma, dove oggi si vede nel supremo grado chi jeri era ancora nell'infimo, la divinatoria è di gran credito».
[349] GIO. CAMBI, _Storia fiorentina_ al 1517.
[350] Il trattato del Savonarola contro l'astrologia fu tradotto elegantemente in latino da frà Tommaso Buoninsegni di Siena (-1609), teologo lodatissimo, del quale mi piace ricordare alcuni trattati, che tanto farebbero ai casi odierni:
_Dei cambj, dove con molta brevità e chiarezza si dichiarano i modi oggi usitati nei cambj, e la giustizia che in quelli si contiene._ Firenze 1573.
_Trattato delli sconti e del tagliar le dette._ Firenze 1585.
_Trattato de' traffichi giusti ed ordinarj, cioè della vendita a credenza, la diminuzione del prezzo per l'anticipato pagamento, i cambj, i censi, i giuochi e i monti._ Venezia 1588.
[351] _Compendio dell'arte esorcistica, e possibilità delle mirabili e stupende operationi delli demonj e dei maleficj, con li rimedj opportuni alle infermità maleficiati... opera non meno giovevole agli esorcisti che dilettevole ai lettori, ed a comune utilità posta in luce._ Venezia 1605.
[352] Pag. 218, 214, 302 del _Palagio degli incanti e delle gran meraviglie degli spiriti e di tutta la natura, diviso in libri quarantacinque e in tre prospettive, spirituale, celeste ed elementare, di_ STROZZI CICOGNA. Vicenza 1605.
[353] Il penitenziale del vescovo Burcardo, anteriore al Mille, assegna le penitenze per chi crede che altri possa per incantagione eccitar procelle, odio o amore, affascinare o venir alle tregende. Il Muratori, _Ant. Medii Ævi VI, Dissertaz. LXVIII_, pubblicò un penitenziale del monastero di Bobbio, ove si legge: _Qui cum vidua aut virgine peccavit, qui falsa testimonia super alios apponunt, et ad sorcerias recurrunt, aut divinationes credunt... isti pœniteant V annis, vel III ex his in pane et aqua_.
[354] _Communis catholicorum sententia docet re ipsa hanc commixtionem dæmonum mulierumque accidere._ Theol. Christ., tom. III. Il milanese frà Francesco Maria Guacci, nel _Compendium maleficarum_, stampato a Milano nel 1608 e nel 1626, ove le dottrine sono illustrate con molte figure, al cap. 12 del lib. I, scrive: _Solent malefici et lamiæ cum dæmonibus, illi quidem succubis, «hæc» vero incubis, actum venereum exercere; communis est hæc sententia patrum, theologorum, philosophorum, doctorum, et omnium fere sæculorum atque nationum experientia comprobata_.
[355] _Sunt qui credunt mulieres quasdam maleficas, sive potius veneficas, medicamentis delibutas, noctu in varias animalium formas verti et vagari, seu potius volare per longinquas regiones, ac nuntiare quæ ibi aguntur, choreas per paludes ducere, et dæmonibus congredi, ingredi et egredi per clausa ostia et foramina, pueros necare, et nescio quæ alia deliramenta._ De situ Japigiæ, pag. 126.
[356] Forma seguito alla _Lucerna Inquisitorum hæreticæ pravitatis reverendi patris fratris BERNARDI comensis ordinis Prædicatorum ac inquisitoris egregii, in qua summatim continetur quidquid desideratur ad hujusce inquisitionis sanctum munus exequendum_. Milano 1566. Fu stampato per opera del reverendo padre inquisitore di Milano _ad laudem Dei_, ristampato delle volte assai, e commentato da Francesco Pegna.