Part 54
La conseguenza potrebb'essere tutta opposta a quella ch'esso deduce; vale a dire che la Chiesa cattolica, perfin ne' suoi membri più devoti quali sono i monaci, non ripudia la discussione e anche la proclamazione di dottrine, contrarie alle legali, ma che pur non intaccano il dogma e il vincolo della carità. Un'argomentazione simile a cotesta facea che, nel XVI secolo, i Riformati considerassero come loro fautori molti, che con vivacità e fin con amarezza disapprovavano i disordini della Chiesa, ma senza rinnegarla. Del resto ciò non fu fatto solo coi nostri. A Dresda nel 1860 e seguenti, si pubblicò _Aurora, sive Bibliotheca selecta ex scriptis eorum qui ante Lutherum ecclesiæ studuerunt restituendæ. Ediderunt_ F. PISTOTH, SCHOEPFF, NEUMANN.
Vedi pure C. ULLMANN, _Reformators vor der Reformation, vornemlich in Deutschland, und den Niederlanden_. Amburgo 1841. Sono teologi tedeschi, Giovanni di Goch, Giovanni di Wesel, Cornelio Grapheus, Gregorio di Heimburg, Giacomo di Jüterbock, Matteo di Cracovia.
BONNECHOSE, _Les Reformateurs avant la Reforme_. Parigi 1860.
SIMON GOULART, _Catalogus testium veritatis_.
[535] _I tre testimonj fedeli_, cap. 37.
[536]
_Cum casum miseratus ille magnus_ _Carapha, Italiæ decus Carapha,_ _Ad cœlum geminas manus tetendit_ _Multis cum lacrymis Deum salute_ _Orans de mea: et ecce acerba fugit_ _Febris, et lateris dolor, refectæ_ _Vires, etc._
Nello SCHOELHORN, vol. II, è un trattato _De religione M. Antonii Flaminii_, e vi si legge: _In ipsa Italia, veritati evangelicæ inimica, et in medio pravi perversique generis hominum micabat tamquam splendidum luminare, plenusque divinæ lucis radiis ita sensit, ita vixit, ut non dubitemus virum optimum purioris religionis veræque pietatis studiosis adscribere. In præcipuis fidei christianæ capitibus eum nobiscum conspirasse evidentissime probatum dabunt loca, quæ deinde ex ipsis ejus scriptis recitabimus piane egregia_.
[537] Vedansi nelle _Lettere Volgari del_ 1567.
[538] Si sa che, dell'_Imitazione_, un volgarizzamento del XIV secolo trovò Antonio Parenti, il che lo proverebbe anteriore al Gerson e a Tommaso da Kempen, credutine autori, e appoggerebbe chi lo aggiudica al Gersen, abate di Sant'Andrea di Vercelli.
Bossuet chiama questo libro «epilogo del cristianesimo, dotto e misterioso compendio di tutta la dottrina del vangelo, di tutte le istituzioni de' santi padri, di tutti i consigli di perfezione; dove compajono eminenti la prudenza e la semplicità, l'umiltà e il coraggio, la severità e la dolcezza, la libertà e la dipendenza; dove la correzione ha tutta la sua fermezza, la condiscendenza tutto il suo vezzo, il comando tutto il suo vigore, la soggezione tutto il suo riposo, il silenzio la sua gravità, la parola la sua grazia, la forza il suo esercizio, la debolezza il suo sostegno».
Poichè i Protestanti vollero vedervi un loro precursore, giovi notare come tutto il libro V tratti della comunione in senso affatto cattolico.
C. 2. «Mirabil cosa e degna di fede, e che pur trascende l'umano intelletto, che tu, signor Dio mio, vero Dio e uomo, sotto piccola specie di pane e vino, tutto sii contenuto, e senza consumazione sii mangiato da chi lo prende».
Al c. 5 tratta della dignità del sacerdote «che consacra e maneggia Cristo sacramentato, e prende in cibo il pan degli angeli»: e gli raccomanda non intorpidisca dall'orazione finchè meriti impetrar la grazia e la misericordia. Quando il sacerdote celebra, onora Iddio, edifica la Chiesa, ajuta i vivi, _dà requie ai morti_, e si rende partecipe di tutti i beni». Prima della comunione (dice il Diletto) «esamina la tua coscienza, e con ogni potere, con vera contrizione ed umile confessione mondala e chiarificala». E conforta a non tralasciar di comunicarsi per qualche turbamento o avversione: «ma va tosto a confessare, e perdona le offese altrui. Or che giova il tardar la confessione e differir la comunione?»
_In Sacramento altaris, totus præsens es, Deus meus, homo Christus Jesus... O invisibilis conditor mundi, quam mirabiliter agis nobiscum, quibus semetipsum in sacramento sumendum proponis, etc_. Lib. IV, c. 1, e tutto quel libro.
Il discepolo offre al Signore tutte le opere sue buone, per quanto poche e imperfette; i pii desideri de' devoti, e quei che desiderarono dicesse preghiere e messe per loro e pe' suoi, o vivano ancora o siano defunti.
Al libro III, c. 12: «Se dirai non poter te molte cose soffrire, e come sosterrai il fuoco del _purgatorio_?
Al c. 6: «Sappi che all'antico nemico spiace l'umil _confessione_: e se potesse, farebbe cessare dalla comunione».
«Oh quanto soave e giocondo convito istituisti quando te stesso desti in cibo». Lib. IV, c. 2.
Quanto al sacerdozio:
«Oh com'è grande e onorevole l'uffizio de' sacerdoti, ai quali è dato il signor della maestà consacrare con sacre parole, benedir colle labbra, toccar colle mani, prender colla propria bocca, somministrarlo ad altrui!» C. 11, lib. IV.
«Tu devi te stesso a me volontariamente in oblazione pura e santa, ogni giorno nella messa con tutte le forze e gli affetti tuoi offerire». C. 8.
«Solo i sacerdoti, regolarmente ordinati nella Chiesa, hanno la podestà di celebrare e di consacrar il corpo di Cristo». C. 5.
«È necessario a me, che sì spesso travaglio e pecco, m'intepidisco e manco, che con frequenti orazioni e confessioni, e col prender il corpo tuo, mi rinnovi, mi mondi, m'accenda». C. 3.
E quanto all'esame e a l'autorità:
«Guardati da inutili e curiose indagini su questo profondissimo sacramento, se non vuoi sommergerti nel profondo del dubbio. Chi scruta la maestà sarà oppresso dalla gloria. Beata la semplicità che lascia le difficili vie delle questioni, e va pel piano e sodo cammino de' comandamenti di Dio». Lib. IV, c. 18.
E sulla soddisfazione:
_Nunc labor tuus est fructuosus fletus acceptabilis, gemitus exaudibilis, dolor satisfactorius et purgativus... Melius est modo purgare peccata et vitia resecare, quam in futuro purganda reservare_. Lib. I, c. 24.
[539] A Carlo Gualteruzzi, 28 febbrajo 1542.
[540] _Epistolarum R. Poli collectio II_, civ. pubblicata dal cardinale Quirini.
[541] Il Polo scrive male l'italiano, e tratto tratto l'abbandona per ripigliare il latino col quale ha maggior pratica. Ma del resto si sarà potuto vedere dalle carte da noi addotte come tale fosse la consuetudine generale allora: siccome oggi per molti si fa col francese.
[542] Il Caracciolo, autore della vita di Paolo IV manoscritta, ebbe a mano il compendio de' processi dell'Inquisizione, e ne usa con poca critica, non distinguendo il sospetto dalla colpa. Secondo lui, il cardinale Polo era molto sospetto di eresia, della quale era infetta tutta la sua Corte a Viterbo, estendendosi alle monache di colà: «com'anche a Firenze i monasteri interi erano infetti».
Nel processo del cardinal Moroni, un testimonio racconta d'un prete che, divenuto familiare del Polo, fu da questo convertito alle nuove dottrine; talchè scrisse al Contarini, lagnandosi gli avesse insegnato tanti errori, mentre ora aveva aperto gli occhi alla verità. Vuol pure che il Moroni fosse stato pervertito da esso Polo.
[543] Il Polo morì nel 1558, ed oltre il citato _Pro unitate Ecclesiæ ad Henricum VIII_, scrisse _De Concilio; De summo pontificis ufficio et potestate; De justificatione; De baptismo Constantini_.
[544] Testè alcuni membri della chiesa alta inglese sperarono poter profittare dell'inclinazione de' Puseisti verso il cattolicesimo, e rimettere in unità la Chiesa anglicana e la russa colla romana. Il cardinale Patrizzi, 18 novembre 1865, rispondeva loro, affettuosamente, badassero non ingannarsi supponendo che la Chiesa, fondata sul solo Pietro, possa transigere con altre; giacchè cesserebbe di diritto e di fatto d'essere cattolica: nè potersi procurar un accordo se non riconducendo le altre chiese ai principj su cui la nostra fu fondata da Cristo, una, indivisibile, eguale in tutti i tempi e i luoghi, e propagata dagli apostoli e loro successori. Per arrivare a l'intercomunione ecumenica non basta deporre ogni ostilità ed ira contro la Chiesa romana, ma vuolsi abbracciare compitamente la fede e la comunione di essa.
Ciò serve di commento ai molti tentativi di riconciliazione, che indicammo e indicheremo fatti al tempo che discorriamo e posteriormente, fra cui vanno distinti i nobili sforzi del Leibniz, seguìti dalla disperazione di riuscita. Nel qual senso il Grozio diceva «aver sempre desideratissima la riconciliazione dei Cristiani in un sol corpo: ma essergli dimostrata impossibile perchè gli animi di quasi tutti i dissidenti ne sono alienissimi, e per non aver quelli alcun principio di unità nel reggimento ecclesiastico. Per le quali ragioni (e' prosegue) le antiche parti non si potranno ricongiungere, e di sempre nuove ne sorgeranno. Onde penso non potersi rannodare i Protestanti se prima non si rannodino colla sede romana: senza la quale nessun reggimento comune si può sperare: ond'è desiderabile sia tolta la scissura, e le cagioni che la produssero. Fra le quali cagioni non è dà noverare il primato del vescovo romano, ch'è conforme ai canoni, per confession di Melantone, il quale anzi lo stima necessario all'unità. Ciò non è un assoggettar la Chiesa all'arbitrio del pontefice, bensì un riporla nell'ordine che la sapienza le ha costituito». GROTII OPERA, t. IV, p. 744.
[545]
Se l'imperio terren con mano armata Batte la mia Colonna entro e d'intorno, La notte in foco e in chiara nube il giorno Veggio quella celeste alta e beata, Sua mercè, colla mente: onde portata Sono in parte talor, che, se in me torno, Dal natural amor che fa soggiorno Dentr'al mio cor, ben spesso richiamata, Mi par per lungo spazio e queto e puro Quanto discerno e quanto sento caro.....
E al papa dirigea varj sonetti, fra cui questo:
Veggio rilucer sol di armate squadre I miei sì larghi campi, ed odo il canto Rivolto in grido, e 'l dolce riso in pianto Là 've prima toccai l'antica madre. Deh mostrate con l'opre alte e leggiadre Le voglie umili, o pastor saggio e santo! Vestite il sacro glorioso manto Come buon successor del primo padre. Semo, se 'l vero in voi non copre o adombra Lo sdegno, pur di quei più antichi vostri Figli, e da' buoni per lungo uso amati! Sotto un sol cielo, entro un sol grembo nati Sono, e nudriti insieme alla dolce ombra D'una sola città gli avoli nostri.
[546] Altrettanta fiducia palesa in questo sonetto:
Chi temerà giammai nell'estrem'ore Della sua vita il mortal colpo e fero S'ei con perfetta fede erge il pensiero A quel di Cristo in croce aspro dolore? Chi del suo vaneggiar vedrà l'orrore Che ci si avventa quasi oscuro e nero Nembo in quel punto, pur ch'al lume vero Volga la vista del contrito core? Con queste armi si può l'ultima guerra Vincer sicuro, e la celeste pace Lieto acquistar dopo 'l terrestre affanno. Non si dee con tal guida e sì verace, Che per guidarne al ciel discese in terra, Temer dell'antico oste nuovo danno.
[547] Venezia, Aldo 1561. Dalla vita di essa, stampatane da Lefevre Derimier a Parigi il 1856 poco s'impara. Vedasi piuttosto _Rime e lettere di Vittoria Colonna_. Firenze 1860, edizione tratta da quella che erasi fatta a Roma da P. E. Visconti per uso privato.
[548] _Lettere volgari di nobilissime donne_ ecc. Grave difetto di quella raccolta è il non mettere la data delle lettere.
[549] Il Flaminio dirige a un tal Ottavio Pantagato de' faleucj per invitarlo alle acque di Viterbo.
_Octavi pater, ad viterbiensem_ _Secessum venias, rogamus omnes,_ _Polus, Parpalias, Priulus, ipse_ _Tuus Flaminius. . . . . . . ._ _Cur ergo, pater, huc venire cessas?_ _Num te illa innumerabilis librorum_ _Tenet copia curiosum? habebis_ _Et hic græca volumina ut latina,_ _Quæ lassare valent decem otiosos_ _Plinios, licet usque, et usque, et usque_ _Noctes atque dies legas, et hercle_ _Facis, etc. etc._
[550] Su quelle lettere fu molto escusso il cardinal Morone, e rispondendo sul conto della marchesa, disse: «Io la conobbi in Napoli, e, quando fui fatto vescovo, mi mandò certi rochetti e breviarj, e dopo qualche anno, la vidi in Roma, e forse prima in Viterbo essendo per passaggio, ce la conobbi molto affezionato (come mostrava spiritualmente) del cardinal Polo, il quale allora era povero, e pativa gran persecuzione dal re d'Inghilterra per un libro che avea scritto contro detto re in favore del primato di Nostro Signore: e per quanto mi fu riferito da diverse persone, mandarono qui uomini a posta per farlo avvelenare, ed anche per farlo ammazzare, e credo che per questa causa papa Paolo III gli mantenesse alla guardia un certo capitano con alcuni soldati continuamente, e quando volse andar a Trento, Legato al Concilio, la signora marchesa di Pescara mi raccomandò con ogni affetto la salute di questo signore».
Quel che il Morone pensasse lo leggeremo nella difesa di questo.
[551] Troverem ragioni per credere fosse il _Benefizio di Cristo_.
[552] _Epistolæ card. Poli_, III, 208.
[553] GERDES, _Specimen Italiæ reformatæ_, pag. 262.
[554] Vedi _Lettera di Giovanni Checozzi vicentino_, nella edizione delle _Api del Rucellaj_, fatta in Padova dal Comino, il 1718.
[555]
_Felix qui....... ineluctabile fatum_ _Subjecit pedibus, strepitumque Acherontis avari_.
[556] Moltissimi nostri scrissero contro Lutero. Qui accenniamo che Bernardo di Lutzemburg (-1535) nel _Catalogus hæreticorum_ dice che a Roma, l'11 giugno 1521, alle 10 ore secondo l'orologio _nostro, in campo Agonis_, presente infinito popolo, fu eretta una macchina, ove da una parte era dipinto Lutero in abito da frate, dall'altra era scritto _La dottrina di M. L. è dichiarata eretica e riprovata_; vi si aggiunsero libri di lui, fu recitato un discorso del padre Cipriano Beneto, lettore di teologia nelle sapienze, indi vi fu messo il fuoco dagli sbirri.
Esso Bernardo ha un _Opusculum de jubilæo, sive peregrinatorium ad urbem Romam in XXX dietas redactum, in quo miræ antiquitates et sacrorum interpretum sententiæ referentur_: curioso viaggio da Colonia a Roma in occasione del giubileo del 1525.
Un F. G. cremonese, probabilmente domenicano, nel 1520 stampò a Cremona _Revocatio Martini Lutheri ad sanctam sedem_, libretto or rarissimo, ove procura convertir Lutero con questi capi: 1, _Suadeat ratio_; 2, _Hortetur ss. Patrum auctoritas_; 3, _Alliciant accepta munera_; 4, _Premat divinæ justitiæ severitas_; 5, _Trahant in populis orta schismata_; 6, _Preces tuæ professionis emolliant_; 7, _Excitet Germana majestas_; 8, _Invitet heroum christianorum humilitas in primis Francisci I_; 9, _Compellat S. R. E. medio caritatis fonte proluens divina pietas_.
Frà Paolino Bernardini di Lucca (-1585), che fu uno de più ferventi difensori del Savonarola, fra molte opere teologiche ha una _Concordia Ecclesiastica_ contra tutti gli eretici, ove si dichiara qual sia l'autorità della Chiesa, del concilio della sedia apostolica e de' santi dottori, Firenze 1552, cui è soggiunto un _Discorso sopra lo stato, dottrina e costumi de' Luterani_, tradotto dal latino di Giorgio Vicellio.
[557] _Influence de la Réforme de Luthèr_.
FINE DEL VOLUME I
(_Aprile_ 1866)
INDICE DEL PRIMO VOLUME
AI LETTORI SERJ _Pag._ 5
Discorso I. Fondazione e stabilimento della Chiesa » 15 II. Prime eresie. Consolidamento della primazia papale. Gli Iconoclasti » 37 III. Età ferrea del pontificato. I concubinarj. Le investiture. Guerra fra il pastorale e la spada » 52 IV. I Patarini. Gli Ordini mendicanti. La scolastica » 75 V. Origine dell'inquisizione. Segue de' Patarini. La Guglielmina » 103 VI. Mistici. L'Evangelio eterno » 121 VII. Crollo all'onnipotenza pontificia. Bonifazio VIII e Dante. Cecco d'Ascoli » 137 VIII. L'esiglio d'Avignone. Il grande scisma. Concilj di Costanza, di Basilea, di Firenze » 156 IX. Eresia scientifica e letteraria. Paganizzamento dell'arte, della vita. Eresia politica » 171 X. Scandali della Chiesa. Rimproveri fattile e tollerati » 200 XI. I papi politici. Alessandro VI. Il Savonarola » 217 XII. Giulio II. Concilj di Pisa e Laterano » 240 XIII. Leone X. Magnificenza profana del papato » 248 XIV. I Tedeschi a Roma. Erasmo » 258 XV. Lutero, le Indulgenze, la Bibbia » 273 XVI. Incremento e suddivisione de' Protestanti » 301 XVII. L'apologia cattolica. Conseguenze della Riforma » 327 XVIII. Adriano IV papa riformatore. Clemente VII. Sacco di Roma. Preludj d'un Concilio » 355 XIX. Il Valdes » 375 XX. Primi riformati italiani. Pietà sospetta. Michelangelo. Il Flaminio. Il Cardinale Polo. Vittoria Colonna » 387
ERRATA-CORRIGE
Pag. 16 lin. 23 _invece di_ rilevate _leggasi_ rivelate
Pag. 19 lin. 19 _invece di_ pare _leggasi_ appare
Pag. 34 lin. 5 e 13 _invece di_ Cyprian. _leggasi_ Ciprian.
Pag. 116 nota(9) _invece di_ _juxta_ _leggasi_ _justa_
Pag. 139 lin. 11 _invece di_ 1234 _leggasi_ 1294
Pag. 150 lin. 17 _invece di_ esso Dino potea gli _leggasi_ esso Dino gli
Pag. 155 nota(25) _i versi di Dante leggansi_
Che se potuto aveste veder tutto Mestier non era partorir Maria
Pag. 158 lin. 24 _invece di_ S. Ireneo di Poitiers _leggasi_ S. Ireneo
Pag. 177 lin. 8 _invece di_ presene _leggasi_ presone
Pag. 177 lin. 27 _invece di_ Paola _leggasi_ Paolo
Pag. 182 lin. 9 _invece di_ achitto _leggasi_ achito
Pag. 197 lin. 12-14 _leggi_ probare videntur mortalitatem animæ......: si quæ videntur probare ejus immortalitatem ecc.
Pag. 212 lin. 8 ult. _aggiungi in nota_ Revelatio S. Brigitæ, l. 1, c. 41, ed. Romæ 1628.
Pag. 212 lin. 6 ult. _invece di_ anelvano _leggi_ anelavano
Pag. 212 lin. 4 ult. _invece di_ scorie _leggi_ scoria
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (chierici/cherici, Lepanto/Lèpanto e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni elencate a pag. 432 (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo.
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