Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
Chapter 2
Il sig. Enea Cavalieri nella _Nuova Antologia_ del 1º gennajo 1894 riassume in parte esattamente la storia dell'idea socialista in Sicilia; ma accorda forse soverchia importanza all'antica stampa e agli antichi agitatori. Fu minima l'azione esercitata dal Bakounine da Napoli dopo il 1867, e assai circoscritta e poco duratura quella del suo e mio carissimo amico Saverio Friscia, nel circondario di Sciacca; e minima azione esercitarono i giornali _Lo Scarafaggio_ di Trapani e il _Povero_ di Palermo. Così dicasi pure pel _Riscatto_ e pel _Vespro_ di Messina e per cento altri giornaletti settimanali pullulati in tutte le provincie della Sicilia e che vissero stentatamente e per breve tempo. Vorrei poter meritare l'onore, che mi attribuisce, affermando che il punto culminante della propaganda socialista bisogna riconoscerlo nella pubblicazione del mio libro sul _Socialismo_ e del giornale quotidiano _L'Isola_ da me diretto. Del primo so qualche cosa, perchè ne fui l'editore: poche copie se ne vendettero in Sicilia e credo nessuna ne pervenne tra le file del popolo.
La seconda, per quanto ispirata alle idee repubblicane e socialiste penetrava maggiormente tra la borghesia più onesta e più intelligente. Invece credo che negli animi delle popolazioni ho fatto più breccia colla campagna elettorale del 1890 combattuta in quattro collegi. Dei giornali quello che ha maggiormente contribuito a creare la coscienza socialista nella cerchia della provincia di Catania fu ed è l'_Unione_ del De Felice; vengono dopo la _Nuova Età_ di Palermo e di Marsala e l'_Esule_ di Trapani.
III.
IL PROGRAMMA--I RISULTATI--LE ACCUSE.
Quale fosse il programma _ufficiale_ dei _Fasci dei lavoratori_ è facile conoscerlo, poichè venne riassunto in un opuscolo di propaganda di Garibaldi Bosco. (_I fasci dei lavoratori; il loro programma ed i loro fini._ Palermo 1893.)--Questo programma è quello del partito socialista dei lavoratori italiani; è il programma della scuola marxista. Non si vuole _divisione delle terre_, ma socializzazione di tutti i mezzi di produzione; si vuole e si combatte per l'abolizione del salariato, e come mezzo si adotta la lotta di classe, cioè degli sfruttati contro gli sfruttatori; della lotta di classe si servono per fare in modo che le classi odierne possano sparire, distruggendo tutte le ineguaglianze artificiali, artificialmente create.» (p. 11).
Questa parte per così dire radicale del programma non è detto chiaramente ed esplicitamente che sarà realizzata in un avvenire non prossimo, come riconosce lo stesso Bebel. Ma si argomenta che i capi non dovevano ritenere di pronta attuazione la socializzazione dei mezzi di produzione, da quello che dicevano su di essa in altra parte del programma,--che consideravano come d'immediata attuazione e adatta alle condizioni dell'ambiente--e cioè: cooperative di consumo, cooperative di lavoro, conquista dei municipî, delle provincie ed anche del parlamento.
[IL PROGRAMMA DEI FASCI]
Queste modeste aspirazioni, che sono propugnate da tanti che non sono socialisti e pel cui conseguimento (se non vi facesse ostacolo la intolleranza di alcuni capi), si potrebbe trarre profitto dall'impiego di tante altre forze, rappresentano molto meno di quello che c'era nel programma minimo del cosidetto partito _possibilista_ francese, ch'ebbe ad interprete autorevole e stimato il Malon.
Non avevano messo nel programma neppure le _cooperative di produzione_, perchè disgraziatamente nemmeno quelle di _consumo_ e di _lavoro_ hanno potuto attecchire in Sicilia, dove indarno si cercherebbe una associazione di semplice mutuo soccorso, che possa gareggiare con la più meschina _Trade-Union_ inglese del vecchio stampo.
Se alcuni dei capi conoscevano le teorie di Marx--e alcuni le avevano studiate con amore e le spiegavano con molta chiarezza, come il Montalto, il Barbato, il De Luca, il Petrina, ecc.;--la immensa maggioranza dei soci dei _Fasci_, per non dire la totalità, non riusciva a formarsene la più lontana idea. Così avveniva che mentre i giornali ed i capi del partito parlavano di _collettivismo_, tra i socî e specialmente tra i contadini più arditi e più radicali si aspirava alla divisione delle terre, alla quotizzazione. Per loro una buona _legge agraria_ sarebbe l'ideale; molti altri si sarebbero contentati della riforma dei patti colonici. La elevazione dei magri salarî per gli uni, la mezzadria ad oneste condizioni--come c'è in Toscana e nell'alta Lombardia, e di cui non mancano buoni e numerosi esempî nella stessa Sicilia--per gli altri, sarebbero bastate a soddisfarli ed a quietarli per un pezzo.
Il sig. Enea Cavalieri giustamente osservò che in fondo, «astraendo dal loro infeudamento al socialismo, i _Fasci_, come nuclei operai, dovevano qualificarsi Società di resistenza, _Trade-Unions_ insomma: principio di resistenza, che ha alte giustificazioni.»
[LE ASPIRAZIONI DEI CONTADINI]
Nessuno aveva, dunque, motivo di allarmarsi e di protestare se praticamente, in sostanza, i contadini e gli operai di Sicilia si organizzavano come in Inghilterra e facevano domande d'immediata realizzazione che vennero trovate ragionevoli da illustri professori di diritto, che le difesero in seno della Regia Commissione che discusse i _Contratti agrarî_.
Per la parte più radicale, ma di remota realizzazione, poi è bene notare che l'on. Marchese di San Giuliano, ex sottosegretario di Stato nel Ministero Giolitti--e _pour cause_ mi limito tra i liberali e i conservatori a citare il solo rappresentante di Catania--nel suo libro: _Le condizioni presenti della Sicilia_ (p. 135) considera come _superstiziosa_ la venerazione di cui viene circondata la proprietà privata, che considera--al modo di Lassalle--quale una categoria storica modificabile col tempo nella legislazione. A che dunque far la voce grossa contro i socialisti, che dicono la stessa cosa?
In quanto allo spirito e ai moventi reali che spinsero alla costituzione dello insieme dei _Fasci_, perchè i fatti posteriori mi dettero ragione, credo opportuno ripetere ciò che scrissi altra volta.
[LA DEGENERAZIONE DI PARECCHI FASCI]
«Anzitutto,--osservai in sul finire del luglio 1893--a spiegare certi fenomeni non degni di ammirazione, è d'uopo rilevare che certi _Fasci_ sono sorti come arma di combattimento contro locali Società operaie infeudate ad uomini ed a partiti diversi. L'ideale socialista in questi casi non è servito che come marca di fabbrica, che doveva coprire la merce di contrabando. Così alla prima occasione tali _Fasci_ si sono visti rinnegare i principî, che dovrebbero inspirarli e in nome del socialismo combattere anche i socialisti.»
«Più di frequente i soci, che accorsero numerosi, furono trascinati nelle nuove associazioni dall'innegabile contagio psichico, che tanto più attivamente agisce quanto meno colte sono le masse sulle quali dispiega la sua azione; ma ognuno crede che in questi casi, scomparso il fascino del momento ed anche la parvenza teatrale, rimangono poco utili, se non addirittura dannosi, al sodalizio, dove portano un pericoloso contingente di svogliatezza e di malumore.»
«Nel maggior numero, infine, degli operai, che si sono iscritti nei _Fasci dei lavoratori_ della Sicilia e che del resto ne costituiscono l'elemento migliore prevalse quel socialismo sentimentale, ch'è fatto di forte malcontento--ben giustificato--dello stato presente, e di vaga aspirazione verso un più lieto avvenire, tanto più seducente quanto più inghirlandato colle magiche promesse contenute nelle parole _giustizia_ ed _eguaglianza_. Manca, però in questo maggior numero la coscienza vera di ciò che si vuole, dei mezzi congrui per conseguirlo ed anche il concetto adeguato della forza, che si ha nelle proprie mani--giudicata talora grandissima e tal altra minima--e manca in generale questa coscienza perchè manca la coltura intellettuale anche la più elementare». (_Rivista popolare_ 1. agosto 1893). Tutto questo era innegabile dinanzi allo spettacolo di _Fasci_ sorti e presieduti da liberali ortodossi, come quello di Militello, o dei _contro-fasci_, come quello di Monreale.
[SOCIALISMO SENTIMENTALE]
Questo giudizio onesto di un socialista onesto, che credeva giovare alla causa prediletta col culto della verità, senza orpelli e senza illusioni, non piacque a coloro che in Italia hanno preso nelle mani il monopolio del socialismo intransigente, come non piacque ciò che dissi con altrettanta franchezza nella _Grande Revue_, e venni considerato come un nemico dei _Fasci_ e designato al disprezzo come un _socialistoide_. A mio conforto ed a mia giustificazione venne dopo una corrispondenza da Reggio Emilia--all'epoca del congresso socialista--nel _Peuple_ di Bruxelles, e che certamente è dovuta al Vandervelde--uno dei capi più autorevoli del socialismo belga--nella quale è detto: «In Sicilia il movimento socialista data da ieri. Si è sviluppato con una rapidità che fa pensare alla formazione delle leghe operaie belghe, dopo gli avvenimenti di marzo 1866. Sinora i contadini siciliani erano rimasti completamente al di fuori di tutte le preoccupazioni socialiste. Bruscamente in meno di un anno, tutto questo proletariato si è organizzato; ma _il va sans dire_ che questi nuovi aderenti non sono arrivati alla _piena ed intera coscienza dell'ideale socialista_. La maggior parte accettano il nuovo vangelo, _come quei pagani che si facevano battezzare, ma che continuavano a portare delle ghirlande di fiori sugli altari di Freja_. In qualche società i membri sono obbligati di assistere, da una parte alle riunioni socialiste, dall'altra alle feste annuali della Madonna. Ci si cita un gruppo--_Il circolo della regina Margherita_--che accetta ad una volta il principio della _lotta di classe_ e il patronato del re d'Italia.
Questo giudizio era forse più aspro del mio; ma non era meno vero; e più severo sarebbe stato se fosse venuto all'indomani di certi luttuosi fatti determinati da domande giuste offuscate da altre assai reazionarie (_Giardinelli_ ecc.).
[NUOVA COSCIENZA NEI LAVORATORI]
È bene osservare però, che se per i lavoratori della Sicilia il programma marxista era incomprensibile, un passo notevole nel senso socialista in Sicilia si fece in questi ultimi tempi colla modificazione profonda nella coscienza degli stessi lavoratori, nel considerare la loro posizione di fronte alle altre classi e nel reclamare il loro diritto. Pel passato le classi dirigenti avvalendosi dei mezzi più poderosi di dominio--morale, religione, politica--adoperati nel modo descritto dal Loria, erano riuscite a mantenere in una specie di servitù di fatto i lavoratori che si credevano nel dovere di soffrire ed ubbidire. In altri tempi, costrettivi dalle sofferenze fisiche, poterono ribellarsi, ma essi raramente invocavano e facevano valere i propri diritti e credevano che il poco che potevano chiedere e sperare lo dovevano attendere dalla carità e dalla generosità altrui. Ora invece sanno e dicono che quel poco che chiedono è loro _dovuto_ ed hanno _diritto_ di esigerlo.
A Partanna nei tumulti si grida: _Vogliamo lavoro e non elemosine!_ A Piana dei Greci, quando Plebano, Farina e Comandini visitaronla i contadini, benchè affamati e nella più squallida miseria, respingevano l'elemosina credendosi avviliti, degradati accettandola.
Questi fatti provano la formazione della coscienza socialista nelle masse siciliane, e non è poco. Questa coscienza non si potrà più distruggerla e darà i suoi frutti.
Coloro che stavano alla direzione del movimento opportunamente avevano pensato ad eliminare molte stridenti contraddizioni; avevano messo in mora parecchi _Fasci_, che vi si abbandonavano ed alcuni anche ne avevano eliminato dal seno del partito; (Lercara, Delia, ecc. ecc.); ma i fatti rimangono sempre come un indizio dello spirito che c'è nelle masse e della loro maturità maggiore o minore per accogliere i dettati del rigido socialismo marxista.
[I FASCI E I CONTRATTI AGRARII]
Intanto è bene avvertire che nel programma minimo i _Fasci_ avevano già ottenuto notevoli risultati. In taluni punti i salarî si erano elevati alquanto; altrove erano stati accettati dai proprietarii,--per timore di peggio o per ridestato senso di umanità--i patti colonici votati dal Congresso di Corleone. Il Cavalieri alludendo a questi successi sul terreno economico, nota che le modificazioni nei _contratti agrarî_, indarno raccomandate da tanti anni da Villari, da Rubieri, da Sonnino ecc., le ottennero i _Fasci_ colla _violenza_ e colla _minaccia_ e perciò in fondo loda l'opera del Congresso di Corleone[6].
Credo che egli sia stato inesattamente informato sui mezzi adoperati dai _Fasci_ di contadini per ottenere più eque condizioni dai proprietarî delle terre, a meno che egli non consideri come una violenza lo sciopero; ma se pur egli fosse nel vero, si potrebbero biasimare coloro che da secoli sono stati vilipesi ed abbandonati e che colle buone non erano mai riusciti a migliorare la propria tristissima condizione?
[GLI OPERAI NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE]
La vittoria, infine, aveva coronato non poche lotte elettorali amministrative. A Piana dei Greci, a Corleone, a Prizzi, a Partinico, ad Alcamo, a San Giuseppe Jato, a Sancipirrello, ecc. ecc. contadini ed operai, candidati dei _Fasci_, erano andati a far parte dei Consigli Comunali.
Si avrebbe torto, però, ritenendo che questi ed altri successi elettorali fossero dovuti esclusivamente alle forze socialiste: gli operai da un pezzo senza vero programma di partito prevalsero in molti comuni: alcuni li ebbero in mano completamente--Caltagirone, Agira, Biancavilla, ecc.--Altrove, ad esempio a Catania, a Messina gli eletti socialisti e con grande numero di voti, sono l'espressione di molte cause concomitanti e specialmente del malcontento suscitato dalle precedenti amministrazioni; negli eletti giovani onesti, intelligenti e coraggiosi si è visto un freno ed un controllo utile. In qualche punto i clericali e quella congerie di partiti locali senza programma alcuno hanno adescato i lavoratori, hanno messo all'asta il loro appoggio, accordando posti nei Consigli comunali a chi dava loro un maggior numero di voti e accordandoli spesso a coloro che meno li meritavano!
[I FASCI NELLE ZONE AGRICOLE]
I successi reali i cui risultati economici sono stati visibili ed immediati, si sono visti con particolarità nelle zone agricole; si spiega perciò come e perchè i contadini fossero i più ardenti nella lotta e si può prevedere che i loro _Fasci_ si riorganizzeranno presto e meglio degli altri non appena sarà passata la bufera attuale e prevarranno se saranno accortamente diretti; direzione accorta che c'era a Piana dei Greci per merito del D.r Barbato ed a Corleone per opera di Bernardino Verro. È facile prevedere ciò che avverrà in queste zone dal risultato delle elezioni amministrative in Piana dei Greci, dove pochi giorni prima della iniqua sentenza del 30 maggio, il D.r Barbato e i suoi compagni del _Fascio_, non ostante lo stato di assedio e le cancellazioni arbitrarie ed odiose dalle liste elettorali fatte dal Regio Commissario straordinario,--vennero eletti consiglieri comunali alla quasi unanimità.
NOTE:
[6] Questo piccolo episodio siciliano illustra sempre più ciò che L. Bissolati brillantemente sostenne contro l'on. Prof. Luigi Luzzatti sulla assoluta mancanza di spontaneità nelle _concessioni_ fatte dalla borghesia al proletariato (V. L. Bissolati: _La lotta di classe e le alte idealità della borghesia_. Milano 1893). L'avvocato cremonese dimostra che tutte le leggi sociali favorevoli ai lavoratori in Inghilterra sono in correlazione colla conquistata influenza politica degli ultimi. Giustissimo! Sostenni sempre tale tesi, che formò il caposaldo delle mie teorie politico-sociali: la esposi nella conferenza al Teatro S. Cecilia in Palermo (1890) e al Consolato Operaio in Milano (1891). Allora dai valvassori del socialismo fui deriso e canzonato.... E ora?
IV.
LE CAUSE--IL MALCONTENTO IN ALTO.
Alla descrizione del movimento socialista siciliano nelle sue fasi e nelle sue condizioni attuali parmi opportuno far seguire un breve studio sulle cause, che lo hanno fatto assorgere ad una importanza, che non ha riscontro sul continente italiano; studio utile perchè somministra le migliori e più esatte indicazioni sulla condotta da seguire per regolarlo.
Il Prof. Lombroso, ch'è rimasto colpito dal rapido sviluppo del socialismo in Sicilia, per ispiegarlo attribuì un'azione preponderante al miscuglio delle razze e al clima. Senza intrattenermi di questo secondo fattore, la cui esagerata influenza ho dimostrato insussistente nella _Sociologia Criminale_ (Vol. 2º), osservo sulla prima che a torto adesso lo si invoca.
I contatti tra razze diverse certamente producono fermenti insoliti e acceleramento della vita sociale: Carlo Cattaneo, precedendo il Gumplowicz e parecchi altri etnologi e sociologi contemporanei, giustamente lo affermò. Non è il caso di ricorrere a questa spiegazione oggi in Sicilia dove le razze sono fuse da oltre dieci secoli e dove la miscela non sarebbe nè maggiore, nè più recente che in Lombardia o nel Napolitano.
Alcune alte autorità, che non hanno coltura sufficiente per comprendere che una propaganda che non trovasse l'_ubi consistam_ nelle opportune condizioni sociali, rimarrebbe sterile e forse neppure sarebbe tentata, attribuiscono tutto all'azione degli agitatori, dei demagoghi, come essi li chiamano per designarli al disprezzo pubblico; e agli agitatori assegnano moventi non confessabili. Dicono che questi ultimi sono mossi dall'ambizione di divenire consiglieri comunali e provinciali o anche deputati; osano affermare che si volle fare il giuoco di Crispi e rendere necessario il suo ritorno al potere; che si aspira alla separazione col protettorato inglese, sotto il quale Malta fiorisce; che la Francia soffia nel fuoco e vuole trarre partito di un movimento insurrezionale da lei favorito; che tutto il movimento non è che una manifestazione brigantesca e che la organizzazione non è socialistica, ma modellata e inspirata dalla _mafia_.
[SCIOCCHE CALUNNIE]
La maggior parte di queste affermazioni rappresentano calunnie tanto odiose, quanto ridicole. Per quella piccola parte di vero che c'è dirò che bisogna non conoscere il cuore umano per meravigliarsi che l'ambizione si annidi nel cuore di qualche giovane intraprendente: essa anzi è un grande stimolo a mutare ed a progredire; e senza ambizione si può dire che non vi sono nell'attuale organizzazione sociale se non gl'inetti e i disgustati dalla vita pubblica. Tutto sta nel modo come si esplica e si cerca di soddisfare; e in quanto a questo, io che conosco quasi tutti i giovani, che stavano alla testa dei _Fasci dei lavoratori_ posso assicurare con serena coscienza, ch'essi sono davvero eccellenti nella grandissima maggioranza.[7]
[LA JEUNESSE DORÉE SICILIANA]
E non a torto l'on. Comandini ha descritto, in una delle sue corrispondenze, la _jeunesse dorée_ del socialismo siciliano, simpaticamente, come dedita allo studio e alla propaganda. Il caso non è nuovo e non deve affatto sorprendere. Chi non ricorda il lavorio di demolizione di tutte le vecchie credenze che venne fatto in Francia nel secolo scorso da buona parte della _jeunesse dorée_? E chi non sa che al nihilismo i martiri e gli eroi più belli vennero dalla borghesia e dalla aristocrazia?
In quanto alla ingerenza e all'influenza della _mafia_ e del _brigantaggio_, l'accusa è iniquamente bugiarda. Qualche ammonito, e davvero pochi, faceva parte dei _Fasci_; ed a me che una volta deplorai il fatto si rispose: «dunque non si dovranno mai riabilitare? E perchè si meravigliano di qualche ammonito ch'è nei _Fasci_ se hanno mandato Tanlongo in Senato e tanti ladri del pubblico denaro stanno in Parlamento? E perchè desta tanto scandalo un disgraziato che violò la legge per miseria per ignoranza e viene da noi paternamente accolto, mentre si trova regolarissimo che il Barone Tizio sia sindaco, sebbene abbia passato qualche anno in carcere sotto gravissima accusa; e il Conte Filano tenga ai suoi ordini, come _bravi_, i peggiori _mafiosi_ dell'isola? Cristo, del resto, impone il perdono!»
Questo linguaggio semplice, onesto, elevato fu tenuto anche a Piana dei Greci a Rossi della _Tribuna_.
Mi piace aggiungere che a me consta, che alcuni ammoniti da che erano stati ricevuti nei _Fasci_ avevano tenuto una condotta irreprensibile. E il fenomeno non è nuovo, per quanto possa sembrare strano a coloro che non conoscono il cuore umano. Ci fu in Sicilia nel 1893 un leggero aumento nella delinquenza; ma fu anche maggiore in gran parte del continente senza che vi fossero _Fasci_, ma per le cause sociali generali.
[LE ACCUSE STOLTE E I FATTI]
Se s'ingannano da pessimisti le autorità politiche e le classi dirigenti, o vogliono ingannare, non si appone neppure al vero il Bosco nella parte in cui si abbandona ad un ingenuo ottimismo e adduce come fattori concomitanti del progresso del socialismo in Sicilia lo sviluppo intellettuale e morale delle masse. Questo sviluppo è tale meschina cosa che davvero non avrebbe potuto dare i risultati che gli vengono attribuiti. L'analfabetismo e la delinquenza--negli omicidî Caltanissetta e Girgenti hanno il primato assoluto--nell'isola sono altissimi, e la lasciano a grandissima distanza dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Toscana, dove il socialismo è assai meno rigoglioso in questo momento.[8]
Ispira simpatia il caso citato dal Rossi della _Tribuna_ di quei socî del _Fascio_, poveri anch'essi, che si quotizzarono per ricomprare il mulo al compagno che l'aveva perduto, come si farebbe nella _Zadruga_ degli Slavi meridionali. Ma il caso isolato non autorizza affatto il Bosco a scrivere: «Moralmente il nostro contadino è di molto migliorato. Egli a poco a poco va spogliandosi della laida veste dell'egoismo e sente vivo l'amore pel prossimo; egli che non comprendeva nemmeno l'amore per la famiglia, ama oggi il fratello di dolore e lo aiuta in tutto quello che può. E di azioni veramente altruistiche, che indicano un grande progresso morale, potremmo citarne a _centinaia_(!!)»
Questa è poesia bella e buona; la realtà è diversa e si avvicina molto a quel materialismo economico da cui un discepolo di Marx non avrebbe dovuto discostarsi.
[I FATTI E LE ESASPERAZIONI]
La realtà è questa: in Sicilia c'è un grande malcontento pel malessere economico aggravato dalle condizioni politiche; malcontento che spinge alla protesta e alla reazione, coadiuvato dall'influenza ereditaria e dalle tradizioni locali. Il malcontento ha cause economiche generali e ne ha particolari che lo hanno reso più rapidamente sensibile: il malcontento è in alto e nelle classi dirigenti, che a forza di mormorare e di protestare hanno incitato il popolo ad imitarle; e col malcontento in alto sono venuti meno i freni morali e materiali, che avrebbero potuto rattenere e moderare il malcontento irrompente in basso.
[IL MALCONTENTO NELLE CLASSI DIRIGENTI]