Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause

Chapter 19

Chapter 193,486 wordsPublic domain

Non può trovare parola di scusa il sistema quando si applica in paesi che si mantennero sempre calmi e che ebbero dimostrazioni ultrapacifiche. Di questi arresti ne avvennero prima dello Stato di assedio; ma dopo assunsero proporzioni da fare supporre che coloro che li ordinavano erano invasi da una vera mania. Io non ho una statistica delle persone che furono private della libertà dal 1º di Gennaio in poi; ma spigolando nella collezione del _Giornale di Sicilia_ solamente dal 15 al 31 Gennaio, si arrestarono i cittadini a decine e a centinaia per ogni luogo: a Racalmuto, Favara, Menfi, Raffadali, Terranova, Mazzara, Niscemi, Camporeale, Caltanisetta, Salemi, Palermo, Cattolica, Calatafimi, Castelvetrano, Castrogiovanni, Palma-Montechiaro, Marsala, Mazzarino, Castellammare, Santa Ninfa, Mussomeli, Bronte, Ciminna, Baucina, Marianopoli, Riesi, Lentini, Montallegro, Castelbuono, Sommatino, Villarosa, Centuripe, Aidone, Pedara, Sciacca, Bisacquino, Francofonte, Campofelice, Paternò, Belmonte-Mezzagno, Monterosso-Almo, Gangi, Poggioreale, Prizzi, Contessa Entellina, San Mauro, Noto, Ragusa, Modica, Trapani, Adernò, Riposto, Leonforte, Assoro, Agira, Catania, Militello, Vizzini, Scordia, Gratteri, Mascalucia, Gerace-Siculo, Giuliana, Acireale, Acicatena, Viagrande, Licodia-Eubea, Regalbuto, Messina, Misilmeri, Sperlinga, Nicosia, Randazzo, ecc., ecc.

Questi enumerati, sono oltre settanta paesi dove si procedette ad arresti in quindici giorni; sono quelli dove il _Giornale di Sicilia_ ha corrispondenti, che lo hanno avvisato di ciò che avveniva; tenendo conto, quindi, degli altri dei quali nessuno si curò di scriverne al giornale e di quelli nei quali gli arresti si verificarono prima o dopo il periodo compreso tra il 15 e il 31 Gennaio; si può essere sicuri che non vi è stato piccolo o grande comune di Sicilia che non abbia dato il proprio contingente, piccolo grande, alle prigioni dello Stato. E i carcerati devono essere stati a migliaia e forse si è dovuto pensare che c'era un modo di risolvere la questione sociale in Sicilia: quello di mantenere gli affamati a spese dello Stato nelle prigioni.

[A DOMICILIO COATTO]

Per molti l'arresto è stato seguito dall'invio a domicilio coatto! Oltre _mille_, infatti si crede che siano i cittadini inviati nelle isole senza alcun processo.

Il _Giornale di Sicilia_ è temperatissimo e i suoi corrispondenti sono reclutati in grandissima maggioranza tra le file delle persone tranquille e che non hanno fisime in testa da poterle far qualificare come sovversive; pure quasi tutti scrivono al giornale (che è devotissimo all'on. Crispi), nel dare conto degli arresti di ricchi e di poveri, di proletarî e di proprietarî, di studenti, e di operai, di consiglieri, maestri e segretari comunali, di donne, di vecchi ed anche di fanciulli, scrivono, ripeto: che il paese è sorpreso e indignato degli arresti e che gli arrestati spesso lasciano le famiglie nella più squallida miseria e che la loro partenza, essendo ammanettati e di ordinario tra due file di soldati, ha dato luogo a scene drammatiche e strazianti. Il terrore ha soggiogato tutti, e tutti temendo di essere ghermiti dagli agenti del Regio Commissario straordinario si danno alla fuga e rimangono abbandonate le case o abitate da povere ed isolate donne; e rimangono deserte le campagne ed abbandonati i lavori agricoli!

[UNA MENZOGNA SPUDORATA]

Quando gli arresti non si possono giustificare e spiegare col pretesto della cospirazione e del relativo processo si afferma dalle competenti autorità che sono stati colpiti i malviventi, i pregiudicati, gli ammoniti. Menzogna spudorata! E che sia menzogna lo prova lo arresto di alcuni la cui notoria rettitudine pubblica e privata è al disopra di ogni sospetto, la cui reputazione non può essere mai insozzata dalla bava dei poliziotti, dei delatori, dei miserabili che hanno colto la favorevole occasione per fare le loro private vendette. Tale è il caso di Mario Aldisio Sammitto, ricco, coltissimo e mite pensatore, di Salerno-Vinciguerra da Terranuova, di Amato-Cotogno, e del D.r Salvati, di Cortese Pinnavaja da Caltanissetta, di Ballerini, Colnago e Crimaudo da Palermo, dei Di Lorenzo, milionarî, da Gibellina, del D.r Crescimone da Niscemi, di Agesilao Porrello da Villarosa, di Lo Sardo, studente, da Naso, di Bruno da Milazzo, dell'avv. Rao da Canicattì e di cento altri di cui adesso non mi viene alla memoria il nome. Alcuni sono stati tra i più energici e più fortunati nel mantenere l'ordine nel periodo dei tumulti: tra questi merita specialissima menzione l'avv. Gaetano Rao. Altri sono stati rimessi in libertà: Amato, Salvati, Crescimone, Porrello; ma vi sono stati quelli, che come volgari malfattori sono stati deportati all'isola di Favignana, di Tremiti, ecc. Tale sorte durissima toccò allo studente Lo Sardo di Naso, al Pinnavaja di Caltanisetta. Nessuno ha osato formulare un accusa contro il primo: l'università di Messina--studenti e professori--ha levato sdegnata la voce; e in quanto al Pinnavaja, che conosco personalmente da molti anni assicuro e garantisco sul mio onore e sulla mia coscienza, che mentisce e calunnia chiunque osa dipingerlo come malvivente o pregiudicato e sinanco come politicamente pericoloso, poichè egli ha l'animo mite di una fanciulla![56]

Mentre scrivo--luglio 1894--sette mesi sono trascorsi dal giorno della proclamazione dello Stato di assedio, l'ordine non è stato menomamente turbato e le prigioni d'Italia rigurgitano ancora di prigionieri siciliani, e a Favignana, Pantelleria, Lampedusa, Ponza, Ustica, Lipari, Tremiti, Porto Ercole, ecc., si contano a centinaia i cittadini condannati a domicilio coatto senza alcun processo e spessissimo senza che mai per lo passato abbiano avuto da fare colla giustizia e colla polizia.

[LO STRAZIO DELLA LIBERTÀ]

[CONTRO IL DIRITTO DI RIUNIONE]

Lo strazio fatto della libertà individuale--il più prezioso dei diritti--è stato completato da quello della libertà di riunione e di associazione. Quando la reazione stende le unghie adunche per violare il diritto di riunione e di associazione lo spettacolo, ora si fa grottesco, ora volge al serio ed al doloroso. _I Fasci dei Lavoratori_ in generale non aspettarono le ingiunzioni del generale Morra di Lavriano per isciogliersi; quando fiutarono per l'aria ciò che si apparecchiava contro di loro, spontaneamente si sciolsero e divisero la modesta mobiglia tra i socî o la regalarono ad istituti pii; fecero in pezzi i gonfaloni e li conservarono come un caro ricordo e colla speranza di poterli riunire in un non lontano e meno triste avvenire; bruciarono gli elenchi dei socî e divisero ai poveri lo scarso peculio, dove c'era. Ma i rappresentanti delle autorità non sapevano darsi pace di queste auto-dissoluzioni, volevano darsi il gusto di perquisire, di frugare, di sequestrare; nell'auto-dissoluzione scorgevano un tranello ed una futura e immediata ricostituzione: e frugavano nelle stanze vuote che furono sede dei _Fasci_, e quando nulla potevano ghermire, acchiappavano chi per un meschino stipendio--senza la menoma pretensione politica--aveva fatto da custode. In un punto si sequestra con grande ardore la tabella di legno sulla quale era scritto: _Fascio dei Lavoratori_, mentre l'economo ex-Presidente la faceva staccare per condurla a casa e far cuocere la minestra; in un altro, un bravo e buon delegato di Pubblica Sicurezza prega che gli si faccia trovare nei locali un oggetto purchessia, che appartenne al _Fascio_, per far contento il suo prefetto e promette in contraccambio di mostrarsi moderatissimo negli arresti..... Nè il furore si sfoga soltanto contro i _Fasci_, ma si sciolgono pure le innocue società di mutuo soccorso, che non sono se non onesti ritrovi serali pei lavoratori non dediti all'ubriachezza; e si colpiscono le associazioni sfegatatamente monarchiche, denominate: _Regina Margherita, Principe di Napoli, Francesco Crispi..._ Si dirà, che dichiarata la guerra al diritto di riunione e di associazione la guerra si fa con lealtà e trattando tutti alla stessa stregua? Nossignori, poichè vengono rispettati e tenuti aperti i _clubs_, i cosidetti _Casini dei civili_, costituiti e frequentati dall'aristocrazia e dalla borghesia. I maligni hanno interpretato l'eccezione come un odioso stratagemma per aizzare viemaggiormente l'odio tra le diverse classi sociali, per rendere sempre più invisi _li cappedda_ ai popolani; e questo stratagemma sarebbe più efficace degli articoli di certi giornali settimanali che il Pubblico Ministero sequestra con tanta rabbiosa premura.[57]

Quando si arriva al sequestro dei telegrammi da e pel continente, e dei giornali di tutti i colori l'arbitrio suscita, a seconda dei temperamenti, il riso o la indignazione.

[CONTRO LA STAMPA]

Il generale Morra di Lavriano non permise mai che venissero divulgati in Sicilia i più innocenti commenti e le notizie più esatte che circolavano liberamente da Susa a Reggio Calabria; nè che per telegrammi si conoscesse nel continente la verità sulle condizioni dell'isola. Vero è che egli dovette sentire gran rammarico perchè si sentì impotente a sopprimere le corrispondenze epistolari; però di tale impotenza si vendica sequestrando i giornali invisi. E sequestra di preferenza il _Secolo_, il _Messaggero_, il _Don Chisciotte_, il _Roma_, il _Corriere della Sera_, financo l'ufficiosa _Tribuna_, e sequestra... l'_Illustrazione Italiana_ per certe figure sospette di contadini, che il corrispondente Ximenes aveva riprodotte. L'Austria fu sorpassata, poichè a Trieste sua eccellenza Rinaldini, nei peggiori tempi della guerra all'irredentismo, non dette la caccia ai giornali italiani come sua eccellenza Morra di Lavriano la dette in Palermo. E dico in Palermo, poichè se i giornali arrivavano per la via dello stretto nel resto dell'isola potevano circolare liberamente.

[IL SEQUESTRO DEI TELEGRAMMI]

Pochi esempî per dare un'idea di questa libidine di sequestri di telegrammi. Sequestra il telegramma da Palermo alla _Tribuna_ e al _Secolo_, che riproduce un brano del discorso inaugurale dell'anno giuridico del Procuratore generale Sighele; sequestra il sunto telegrafico, trasmesso da Roma al _Giornale di Sicilia_ di un articolo della _Riforma_, di cui è proprietario l'on. Palamenghi-Crispi; sequestra parte di un telegramma da Girgenti al _Secolo_ in cui era detto che era stata ascoltata attentamente una mia deposizione innanzi al Tribunale penale; sequestra un telegramma da Catanzaro al _Giornale di Sicilia_, in cui si dava conto di una seduta tempestosa del Consiglio Comunale e nella quale si era protestato contro un telegramma del sindaco, apologetico pel questore Lucchese e di smentita ad una testimonianza dell'on. Altobelli innanzi al Tribunale di Guerra in Palermo; sequestra il telegramma con cui il corrispondente romano del _Giornale di Sicilia_ riferiva lo svolgimento della interrogazione alla Camera dei Deputati sul precedente sequestro; sequestra un telegramma da Palermo alla _Tribuna_, in cui si accennava alla deficienza... di ospedali; e quando è stanco di sequestrare telegrammi e giornali S. E. il Generale Morra di Lavriano fa sequestrare in Messina i pericolosissimi garofani rossi...

Questa mania di sequestri fu forse il prodotto dell'eccitamento morboso, e della paura dei primi momenti quando da per tutto si vedevano cospiratori e bande armate? Oibò: il sequestro del telegramma per la deficienza degli ospedali di Palermo è della metà di luglio. Sicuramente a tanto non sarebbe arrivato Maniscalco, ch'era ai servizî di un governo assoluto ed agiva conformemente; ma quello era una persona seria.[58]

[LA CENSURA PREVENTIVA]

Pari intelligenza e pari liberalismo ed equanimità si mise nello esercizio della censura preventiva, poichè è bene sapere che per un certo tempo le bozze di stampa dei giornali erano esaminate e non potevano pubblicarsi senza il permesso dei superiori. Si vede che il generale Morra di Lavriano volle far godere ai Siciliani lo spettacolo della risurezione frammentaria del regime pontificio, per far loro meglio apprezzare i benefizî del regime costituzionale italiano sotto il quale semplicemente si sequestra. E per siffatta censura preventiva i giornali spesso si ponevano in vendita con delle intere colonne in un bianco candidissimo, che rappresentavano gli articoli pei quali non era stato accordato il sabaudo: _imprimatur!_

Dopo la censura, si ha la soppressione pura e semplice.

[LA SOPPRESSIONE DEL "SICILIANO"]

Fu soppressa l'_Unione_ di Catania: soppressi il _Riscatto_, il _Vespro_, i _Pagliacci_ di Messina; e soppresso in Palermo fu l'_Amico del popolo_, giornale monarchico che si pubblicava da trentatrè anni, e soppresso fu il _Siciliano_. Quest'ultima soppressione merita qualche parola di più del semplice annunzio del fatto. Il _Siciliano_, giornale repubblicano socialista, durante lo stato di assedio sbalordì per la sua temperanza; esso, senza rinunziare ai propri ideali, tenne un linguaggio che anche ai tempi di Maniscalco, di borbonica memoria, sarebbe stato trovato correttissimo. Ma al generale Morra di Lavriano erano le idee propugnate con sincerità che non piacevano, quale che ne fosse la forma: non per nulla egli rispecchiava le tendenze reazionarie di coloro che lo circondavano! Perciò _côute que côute_ ne giurò la morte. E siccome voleva evitare lo scandalo di una soppressione, per nessuna ragione giustificabile, cominciò coll'arrestare il redattore-capo, avv. Crimaudo, e il collaboratore assiduo, barone Colnago; al direttore, principe di Cutò, si era dato lo sfratto da Palermo sin dai primi giorni dello Stato di assedio. S'ingannò il generale sui risultati dei suoi soldateschi procedimenti e il _Siciliano_, ad opera di giovani valorosi e coraggiosi--Benedetto Salemi[59] Enrico La Loggia, Aurelio Drago--continuò a pubblicarsi. Corse voce di un indegnissimo ricatto: cioè, si sarebbero posti in libertà Colnago e Crimaudo purchè il _Siciliano_ avesse cessato le sue pubblicazioni.

Questa voce fu poi smentita da un avvocato--che si diceva essere stato intermediario nelle trattative--con una lettera sibillina, ma certo è che delle proposte di quel genere ci furono, sebbene io mi rifiuti a credere che siano partite dal Regio Commissario straordinario ed è probabilissimo invece che ne sia autore qualche basso arnese di questura. Certo è che quella proposta venne sdegnosamente respinta dai redattori, sicuri d'interpretare la volontà dei compagni imprigionati.

Onde, visto che erano inefficaci gli arresti, visto che non approdava la censura, visto che si respingevano sdegnosamente le proposte disonorevoli, fu decisa ed eseguita la soppressione del _Siciliano_. Ci fu un pretesto per la soppressione? Questa avvenne dopo la pubblicazione del Nº del 9 Febbraio per un capo-cronaca intitolato: _Onore ai fucilatori!_ nel quale senza alcun commento si riferiscono alcuni brani dell'allocuzione del generale Morra di Lavriano di cui già si fece parola.

[IL "GIORNALE DI SICILIA" IN PERICOLO]

E di soppressione fu minacciato lo stesso _Giornale di Sicilia_ per avere _composto_ soltanto la deliberazione della giunta comunale di Castelbuono. Il Regio Commissario seppe che il giornale dovea pubblicare tale deliberazione e poco prima che fosse posto in vendita mandò un semplice _aut aut_: se la deliberazione sarà pubblicata il giornale verrà soppresso.

Com'è naturale la pubblicazione non avvenne; ma gl'italiani devono conoscere questo caratteristico documento, che riporto integralmente:

[UN DOCUMENTO PREZIOSO]

«La Giunta Comunale di Castelbuono, presieduta dal sindaco funzionante P. Barreca, vivamente impressionata protesta contro gli atti abusivi commessi dalla squadra volante di pubblica sicurezza capitanata dal delegato Breda, la quale nei giorni 8 e 9 percorrendo la strada che da questa città conduce ai due comuni finitimi di San Mauro e Geraci, a due km. dal paese, commetteva delle ferocie degne di altri tempi, bastonando senza ragione e senza riguardo di età tutte le persone che incontrava, riducendo non pochi onesti cittadini nell'impossibilità di lavorare. Ciò per la sciocca pretesa di aver notizie della banda maurina.

«Tal fatto ha non solo commosso, ma sdegnato gravemente il paese che vede della povera gente malconcia a tal punto, da giacersi in un letto di dolore e nella dura necessità di non poter provvedere ai bisogni della famiglia.

«Gli offesi da un tanto briaco furore han fatto appello a questa Giunta per una riparazione e la rappresentanza sottoscritta, a tutela dei diritti dei propri amministrati che in quella barbarie vede tutti quanti crudelmente violati, sente alto il suo dovere d'informare l'illustrissimo comandante la zona militare qui di stanza, maggiore cav. Merli, per gli opportuni provvedimenti.

«E qui a giusta lode del sullodato cav. Merli, la Giunta adempie parimente l'obbligo di elogiare la condotta irreprensibile e cavalleresca della 3ª compagnia del 38º fanteria comandata del bravo capitano Abatino, degli ufficiali tutti e dei carabinieri e suoi ufficiali e di questo delegato signor Gherghi, che, pur mai venendo meno al loro compito, seppero acquistarsi l'affetto dell'intero paese.

«Gl'individui più maltrattati sono: Failla Giuseppe fu Onofrio di anni 37 muratore, Fiasconaro Rosario fu Antonio d'anni 62, Lipira Antonino fu Leonardo d'anni 53; Gennaro Vincenzo fu Pietro d'anni 52, Ricotta Santi fu Pietro di anni 50, tutti pastori.»

Seguono le firme degli assessori e del funzionante sindaco.

[LE PRODEZZE DELLA POLIZIA]

Non aveva ragione da vendere il Regio Commissario straordinario nel volere impedire che il pubblico avesse conoscenza delle prodezze dei suoi agenti? E con queste misure--tanto abbiette, quanto i nani degli uomini che governano l'Italia--si crede di arrestare la marcia di un'idea![60].

L'ultima soppressione, però non definitiva perchè fu revocata in seguito ad interrogazione presentata alla Camera dei Deputati dall'on. Picardi e da me, avvenne alla fine del mese di Maggio e colpì, il giornale _Imparziale_ di Messina. È notevole pei criterii, che la determinarono: fu la espressione del più schietto risentimento personale, perchè fu motivata dalla riproduzione di un articolo ironico del _Mattino_ di Napoli contro il generale Morra, che da sè stesso si considerò, modestamente, sacro e inviolabile.

[IL DISARMO]

Sul disarmo c'è poco a dire. Esso sarebbe una misura capricciosa e ridicola se non costituisse un indizio delle paure della reazione trionfante. Nessuna ragione lo consigliava, una volta che in tutti i tumulti di Sicilia _i massacrati giammai fecero uso di armi da taglio o da fuoco_; la qual cosa era tanto conosciuta, che il Tribunale di Guerra di Palermo stabilì che si potessero fare le rivoluzioni.... senza armi! ma la reazione ha pensato che ciò che non avvenne ieri potrà avvenire domani: dunque, essa disse, bisogna disarmare tutti!

Con qual risultato? I malviventi non hanno consegnato alcun'arma; molta gente per bene non le ha consegnate neppure perchè così ha inteso protestare contro l'arbitrio inaudito; delle armi si sono privati soltanto i più timidi e scrupolosi osservatori della legge, colla speranza di averle restituite a breve scadenza. Ciò che, ad onore del vero, in parte e secondo i capricci delle autorità locali, è avvenuto. Allo Stato è rimasta una splendida collezione di vecchi ed arrugginiti fucili della guardia nazionale: ma gli rimane sulla coscienza una conseguenza più grave e più dolorosa: oltre un migliaio di contravvenzioni, che dai tribunali militari furono punite complessivamente colla bellezza di 800 anni di prigione in parte scontati, quando sopraggiunse--in luglio--l'amnistia riparatrice.

La insana misura, che non ebbe l'approvazione dei reazionarî, chè in molti punti non sfuggirono ai soprusi, alle vessazioni di una polizia tanto inetta quanto prepotente--a Caltanissetta si perquisì il domicilio di un Consigliere di Prefettura ed a Piazza Armerina quello del _pericolosissimo_ on. Lavaccara, provocando la più schietta ilarità di mezza Italia!--ebbe un'altra triste conseguenza, prevista in Parlamento nella discussione di febbraio e verificatasi esattamente: l'incremento inaudito del malandrinaggio.

A rendere meno incompleto il quadro dei fasti della reazione trionfante dovrei ora occuparmi della istituzione dei Tribunali militari; ma questo grande argomento merita una trattazione a parte; qui trova posto invece una parola sul contegno conservato dalle _classi dirigenti_ in questo sinistro periodo di ecclissamento di ogni concetto di giustizia e di legalità.

[LE CLASSI DIRIGENTI E LA REAZIONE]

[STATU QUO ANTE TUMULTUS]

La reazione del governo non fu uguagliata che dalla reazione di una gran parte delle _classi dirigenti_. Queste, che per alcuni mesi si erano ecclissate e rannicchiate in modo da rendersi invisibili, o avevano fatto buon viso a cattivo giuoco, modificando i patti agrari, elevando i salarî, trattando da uomini i lavoratori, non appena il governo si mostrò _forte_ e ristabilì l'ordine, smisero ogni ipocrisia; e gli uomini sciacalli--vili nel pericolo ma sanguinarî quando possono esserlo senza timore--sono sbucati dai loro nascondigli preparandosi alla riscossa. Ridono delle miserie dei lavoratori, si compiacciono delle fucilazioni e del sangue sparso, inneggiano agli arresti e ai processi. Le promesse fatte durante i tumulti non vengono mantenute, e le concessioni vengono ritirate. _I grandi proprietarî_ riuniti nella sala Ragona di Palermo per cura del loro Comitato promotore, fanno voti perchè l'insegnamento ufficiale dato nelle scuole sia a _base morale_, e c'è chi nella stessa riunione propone che si abolisca l'istruzione obbligatoria tra gli applausi dell'assemblea! Ecco ciò che le _classi dirigenti_ sanno escogitare e proporre per venire in aiuto degli affamati. Esse si chiariscono degne del loro passato, di quel passato, che fece giudicare al senatore Zini «la Baronia siciliana _ignava e superba_ e non ultima cagione del pervertimento morale, onde volentieri si rigetta tutto il carico sul mal governo dei Borboni»; esse si mostrano degne del governo attuale e questo degno di loro; formando un circolo vizioso nel cui perimetro le oligarchie, alte e basse, trovano modo di rafforzarsi e di sostenersi a vicenda, a tutto detrimento della libertà e del benessere popolare. Allegri italiani: la Sicilia ritorna allo _statu quo ante tumultus_!

NOTE:

[53] Alla riunione intervenne persona che rappresentava Bosco, Verro e Barbato, latitanti.

[54] Il telegramma-circolare è del seguente tenore: «In nome di tutti i compagni di fede vi scongiuro di mantenere calma assoluta ed evitare qualunque occasione, che possa produrre inutile spargimento di sangue, doloroso sempre e dannoso adesso principalmente per la causa dei lavoratori--occorre che la vostra attitudine pacifica, serena, dimostri superflua ogni misura repressiva. Cessati i disordini, resterà l'impegno al governo di riparare a quella parte dei vostri mali, che ha ora riconosciuto.--È necessario attenderlo all'opera promessa, augurando che possa vincere la resistenza delle camarille locali, cointeressate al mantenimento delle attuali ingiustizie, e sappia riconoscere i vostri diritti sinora conculcati. Le condizioni attuali impongono questa condotta. Chi consiglia altrimenti è pazzo o traditore.»

[55] L'on. Comandini in una lettera pubblicata nel _Corriere della sera_ in risposta ad altra dell'on. Saporito-Ricca, disse che lo stesso on. Crispi gli confessò le pressioni, che gli si facevano in favore della reazione.

[56] Pel Pinnavaja e pel Giannone da Caltanisetta intercedettero la società dei militari in congedo e il colonnello Pittaluga del 27º Reggimento fanteria. L'on. Conte Testasecca si rese garante del Pinnavaja: ma il De Rosa, Prefetto di Caltanissetta tenne duro nel volerlo mantenuto a domicilio coatto. Il De Rosa cadde in numerose contraddizioni per giustificare il proprio operato.