Giovanni Tolu, vol. 2/2

Part 16

Chapter 161,489 wordsPublic domain

[38] Ecco un brano del verbale di arresto, eseguito il 22 settembre 1880, firmato dal maresciallo Guangani; dal brigadiere Badino, dal vice brigadiere Cicotti, e dai carabinieri Morelli, Gallu, Zunchelli, Mirra, Battiston, Spada, Vagnone, Banalli, Concu, Agostini e Dalpozzo:

«Non appena Tolu si avvide del gruppo dei carabinieri, tentò sottrarsi colla fuga, uscendo dalla porta laterale e dirigendosi verso il suo nascondiglio; ma non appena ebbe percorso circa 80 metri, si trovò di fronte a noi. Gli intimammo il ferma e di arrendersi. Egli si fermò, continuando sempre a tenere il fucile impugnato con ambe le mani, a braccia distese; ma vistosi attorniato in modo da aver preclusa ogni via di scampo, sia colla fuga, come col far fuoco, e in seguito pure alle continue minaccie di arrendersi, con un certo malincuore gettava il fucile a terra, le pistole cariche, e pugnale, e ventriera con entro 35 palle, e capsule, e fiaschetta di polvere.»

[39] Riporto fedelmente alcune frasi, per dimostrare il buon senso e lo spirito di Tolu, che faceva entrare dappertutto la storia di _Bertoldo_, la Storia Sacra e quella dei _Reali di Francia_.

[40] Fra le deposizioni scritte, trovo nel processo quella di Don Antonio Pitzolo; il quale asserisce, che Giovanni Tolu s’impietosì quando un giorno vide nella Nurra i figli del drudo di sua moglie, ch’erano laceri, scalzi e in uno stato miserando. Egli disse loro: — Assicurate vostro padre, che da me non avrà mai male!

Questo fatto mi venne taciuto dall’ex bandito, non so se per dimenticanza, o per altro scopo.

[41] I certificati sono delle Giunte comunali e Sindaci di Ploaghe, Florinas, Cargeghe, Banari, Portotorres, Ossi, Alghero a Sassari; più del capitano dei barracelli e del parroco di Florinas.

La Giunta di Florinas (7 Agosto 1869) certifica, come il prete Pittui inveleniva i dissidî fra Tolu e la moglie, anzichè consigliar loro la pace e la concordia. Accenna a vari documenti ufficiali, fra cui alla nota in data 21 agosto 1850, rilasciata dall’Intendente Generale, nella quale si biasima la condotta del prete e si dà incarico al Sindaco di Florinas di chiamare Maria Francesca, invitandola a far la pace col marito, con minaccia, in caso contrario, di ricorrere alla forza.

Il parroco di Florinas (nel luglio del 1869) certifica, che Tolu adempì alle pratiche religiose e frequentò i sacramenti. Dice, che nell’ultimo triennio, conosciuta l’infedeltà della moglie, invece di pensare alla vendetta, egli si contenne da buon cristiano, e perdonò, in modo da lasciare ai suoi conterranei un esempio splendido da imitare.

Questi documenti (da me consultati dopo la morte di Tolu) attestano la scrupolosa narrazione del bandito.

[42] L’egregio Antonio Pezzini scrisse testè nel pregievole suo opuscolo _Sulle condizioni d’Italia, e sue riforme_, queste dure parole:

«Nella bizantina e inconseguente Italia, noi consideriamo il delinquente in generale come un perseguitato ingiustamente dalle leggi, tanto che molti ascrivono a merito di nasconderlo, e possibilmente anche di salvarlo.»

Ho parlato nelle _pagine storiche_ di un bandito raccomandato al re dal cardinale Alboni nel 1733. Il detto Pezzini parla dei briganti Crocco e La Gala, che sotto la bandiera francese, verso il 1860, ricevettero dal Papato onori, benedizioni, sicurezza, e mezzi.

[43] La disgrazia avvenne il 14 luglio del 1883.

[44] D’ordinario i carri funebri si fermavano al _Ponte romano_. Di là veniva dato avviso al prete, che vi si recava per accompagnare il cadavere al cimitero. Da una diecina d’anni a questa parte, i morti della Nurra vengono seppelliti nel cimitero di Sassari o dell’Istintino.

[45] L’_uscita_ ha luogo ai tre, ai cinque, o ai sette giorni dopo i funerali. Se venisse fatta in giorni non dispari sarebbe per il popolo un _malaugurio_!

[46] Ed infatti fu scrupoloso e disse la verità. Tacque molti atti di beneficenza che risultano dal processo; e si accusò di molte colpe, ignorate o dubbie — come, per esempio, la morte di Salvatore Rassu nel 1854, ed i delitti per cui fu dichiarato _non farsi luogo a procedimento_, come lo sparo a Piana nel 1851 — la ferita al brigadiere Andorno nel 1852 — e l’omicidio di Salvatore Moro nel 1856.

[47] Era già in corso di stampa il presente libro, quando una novella prova venne ad avvalorare la misteriosa relazione fra il prete Pittui e la moglie di Giovanni Tolu.

Fatti da me consultare i libri della parrocchia di Florinas, non vi si rinvenne l’atto di nascita di Maria Francesca, mentre nessuno vi mancava degli altri figli di Salvatore Meloni Ru. Sospettai subito, che la moglie di Tolu non fosse che una figlia adottiva, affidata alle cure dei coniugi Meloni da qualche ragguardevole e misterioso peccatore.

Recatomi nel passato febbraio (1897) a Florinas, in compagnia dell’amico Giuseppe Dessì, andammo a visitare Peppe, il gemello di Giovanni Tolu. Egli ci dichiarò francamente, di aver sempre ritenuto Masala Pittui come padre, non come amante di Maria Francesca, da lui ritirata in casa fin da bambina. Peppe Tolu non si mostrò meravigliato dell’omissione dell’atto di nascita nei libri della parrocchia, perocchè il caso si era verificato altre volte a Florinas. Egli, per esempio, volle citarci il proprio fratello Giomaria, il cui nome non figura nei registri di quella parrocchia.

Il fratello di Tolu volle consultare in proposito, alla nostra presenza, una vecchia più che ottantenne, la quale ci dichiarò che per la gravidanza di Caterina Merella (madre di Maria Francesca) nacquero malumori e scompigli in casa di Salvatore Meloni — tanto che i due coniugi vissero separati per oltre tre mesi. Dietro questi trambusti, fu omesso, (forse per trascuranza, forse per diffidenza di Salvatore, o per altre ragioni occulte) di registrare l’atto di nascita della bambina.

Sulla grave e inaspettata rivelazione dalla vecchia, potrebbero farsi non pochi commenti, che io lascio tutti al lettore. Misteri dell’amore o del capriccio, comuni in ogni luogo, in ogni tempo, e in ogni classe sociale!

Il gemello Peppe rassomiglia perfettamente a Giovanni Tolu nella sembianza, nella voce e nelle movenze — non nelle forme, assai più delicate. È un vecchio pieno di spirito e di buon senso, ed ha un ingegno acuto, forse superiore a quello di Giovanni. Nel narrarci diversi episodi (che combinano con quelli narrati dal fratello) egli non dimenticò, come antico sagrestano, d’infiorarli con qualche citazione in latino.

[48] Vedi la vignetta della cascina a pagina 260.

[49] Sono non poche le inesattezze e gli episodi fantastici, che corrono sulla vita di Giovanni Tolu. Basti, fra gli altri, la storiella del marito, che ha _ucciso_ il prete per vendicare il proprio onore oltraggiato. In una recente _conferenza_, letta a Roma, si osò asserire, che Tolu fosse un _laureato_ (!), e che uccise il prete sull’altare, al momento dell’_elevazione_ (!!).

Questo valga per dimostrare, come la fantasia del popolo riesca a creare le _leggende_, anche su personaggi contemporanei. Che diremo di certi fatti, a noi trasmessi dai secoli più remoti? Povera Storia, se mancassero i documenti o la buona fede!

Meno fantastici, in generale, sono gli scrittori stranieri, nel parlare di Giovanni Tolu. Ecco quanto scrive il valente pittore e poeta francese Gustavo Vuillet, nel pregievole suo libro illustrato: _Le isole dimenticate_. (Parigi, 1893).

«_Certains_ BANDITI, _tels que Giovanni Tolu, ont rendu de grands services au pays. Tolu purgea toute une région de malfaiteurs à ses risques et pèrils au milieu de continuels dangers. Il se rendit aussi dans la Nurra, ou les habitants ètaint en armes: il éteignit les haines, réconcilia les familles, et delivra le pays de brigands_ (?) _qui l’infestaient; souvent il protegea les volés contre le voleurs, et, gràce à lui, plus d’un brave paysan vit revenir à l’étable, ou à l’ècurie, les bêtes dont des mècréants l’avaient soulagè. On racontait bien que Tolu avait tuè quelques carabiniers, mais en cas de lègitime défense, et tout le monde lui donnait raison._»

Il quadro, sebbene a tinte color di rosa, ha un fondo di vero.

[50] Giovanni Tolu, di statura media, era robusto, tarchiato, diritto della persona, sebbene contasse 74 anni. Aveva grave il portamento, fiero lo sguardo, folta e bianca la barba.

Serio, compassato, sentenzioso, di poche parole, egli rideva di rado, ma aveva sempre pronta la barzelletta e il motto di spirito, per lo più sarcastico. Di carattere piuttosto burbero, tenace delle proprie idee, difficilmente cedeva all’altrui consiglio. Menava vanto, assai spesso, della propria forza e della propria perspicacia, forse perchè troppo magnificate dal volgo.

Era diventato un po’ sordo, e inforcava gli occhiali quando voleva leggere o scrivere. Sobrio e frugale, non beveva mai vino fuor di pranzo.

Da una trentina d’anni indossava una giacca di fustagno o di velluto, pantaloni lunghi, berretto alla sarda, e cappottone con cappuccio nell’inverno. Usava da qualche tempo fasciare il collo con una larga pezzuola di lana bianca, come lo si vede nel ritratto, eseguito a Sassari dal fotografo Lori.

[51] Diversi giornali aggiunsero: «l’_uccisore di diciasette carabinieri_ (!?)».

[52] A proposito di quanto asserisco, si legga la storia di Domenico Tiburzi (ucciso nell’ottobre del 1896) di recente pubblicata dal _Conte Alvise da Santafior_, nel _Corriere Agricolo Commerciale_ di Milano, (in 20 puntate).

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate nella Nota a fine indice sono state riportate nel testo.