Part 1
GARIBALDI
DI GIUSEPPE GUERZONI.
Vol. I (1807-1859)
CON DOCUMENTI EDITI E INEDITI, PIANTE TOPOGRAFICHE ED UN FAC-SIMILE.
Terza edizione.
FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1889.
Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti di riproduzione e traduzione sono riservati.
ALLA VENERATA MEMORIA
DI
C. V. B.
PRIMA ISPIRATRICE DI QUESTE PAGINE.
PREFAZIONE.
Amai Garibaldi con affetto di figlio e fedeltà di soldato: lo seguii nelle sue imprese da Varese a Milazzo, dal Volturno a Condino, da Aspromonte a Mentana; vissi con lui in Caprera circa nove mesi nella dolce intimità della vita domestica, ed ebbi l’immeritata fortuna di accompagnarlo nel suo gran Trionfo d’Inghilterra; fui sovente il depositario e l’interpetre de’ suoi più nascosi pensieri, e, onore anche più grande, non mi fu negato di fargli sentire, talvolta, i consigli di quella che a me pareva la Verità; subii, come tutti coloro che l’accostarono, il fascino della sua eroica bellezza; piegai, come i più, all’impero della sua grande anima dittatoria, ma, liber’uomo in faccia al Liberatore, ne sostenni i fulgori, e seppi scorgerne le ombre; e spero che tutte queste ragioni mi giustificheranno presso ogni discreto lettore dell’audacia di scriverne la vita.
«Una delle mille!» esclamerà qualche frettoloso. Pur troppo! Anzi fra pochi giorni si potrà soggiungere: una delle migliaia! E in verità se non avessi dovuto ripensare ad altro che a quanto fu scritto in passato e si scriverà ancora in avvenire, nei secoli più lontani, intorno a Garibaldi, la tentazione di presentarmi anch’io a questo universale torneo di penne, non mi sarebbe passata pel capo. Soltanto non bisogna dimenticarsi che se la bibliografia di Garibaldi è già grande, e sarà tra poco immensa, Garibaldi lo è ancora più. Egli può dirsi, come il Shakespeare immaginato da Vittor Hugo: infinito come l’Oceano. Invadetelo da tutti i porti: navigatelo, corretelo, frugatelo in tutti i sensi, e vi resterà sempre qualche seno nascosto, qualche banco sottacqueo, qualche scogliera inavvertita, dove anche la navicella del più umile ingegno potrà ormeggiarsi e gettar lo scandaglio.
Lo so! non correranno molti anni e ci sarà una _Letteratura Garibaldina_, come ci è una Letteratura Omerica, Dantesca, Shakespeariana e via dicendo; ma affinchè quella letteratura possa sorgere degna del suo grande tema, ed acquistare un valore reale nella storia della nostra patria e del nostro secolo, occorre anzitutto che il pubblico dei lettori e dei critici non guardi soltanto alla mole dei libri pubblicati sullo stesso soggetto, non li misuri tutti in fascio a occhio e croce, non faccia il viso dell’arme ad ogni libro nuovo, solo perchè viene ad ingrossare la catasta de’ vecchi. Abbiamo ed avremo la farraginosa compilazione indigesta, e l’utile compendio popolare; abbiamo ed avremo la pesante orazione accademica, e lo svelto bozzetto giornalistico; abbiamo ed avremo il partigiano panegirico tribunizio e la rabbiosa invettiva clericale; abbiamo ed avremo la scialba fotografia borghese o la pettegola cronica aneddotica, e la sintesi ardita coniata in bronzo, o la greca effigie incisa in cammeo: non abbiamo ancora, ma forse l’avremo un giorno, la Vita Plutarchiana, il Poema Omerico, o il Dramma Sofocleo; e confido che in questa mondiale biblioteca non si vorrà rifiutare l’entrata anche a questo mio modesto volume, che non è ancora, s’intende bene, la storia; ma che pure aspira, senza jattanza come senza ipocrisia, a tentarne il primo saggio ed a scriverne la prima sillaba.
E forse con ciò ho già detto che questo non è un libro d’occasione. Egli segue di poche settimane la scomparsa dell’eroe; ma esso fu meditato e preparato da tempo. Frutto sudato di quasi tre anni di ricerche, di studi, di fatica, esso potrà meritare tutte le taccie fuorchè quelle della estemporaneità e della fretta. Il culto stesso, che tanto io quanto i miei giovani editori, professiamo alla memoria venerata del grande Patriotta, ci avrebbe sempre preservati da questo sacrilegio. Nè io avrei mai voluto deporre ai piedi della tomba recente di Caprera il vile tributo d’una compaginatura abborracciata, nè gli eredi dell’onorato nome di Gaspero Barbèra avrebbero mai consentito a prestar mano ad un’opera bastarda che, sfruttando una grande popolarità ed una grande sventura, mirasse soltanto ad occupare il già troppo stipato mercato librario e ad impaniare in una frasconaia di pagine rapinate il pubblico dabbene.
Ben altro fu il mio scopo; ben altra è la mia speranza. Ripensando spesso, e come non pensarvi!, a Garibaldi; riguardando a quella nova e portentosa figura di gigante, rifacendo nel mio pensiero il poema di quell’epica vita, poscia leggendo o rammentando quanto si era scritto di lui in verso e in prosa, m’era accaduto, in più d’un caso, di consentire o d’ammirare; ma poi, riepilogando le cose lette e confrontando il Garibaldi del mio pensiero con quello stampato fin allora ne’ libri, chinavo il capo con un senso di scontentezza e conchiudevo: Eppure in tutti questi volumi c’è del bello e del buono, ma il Garibaldi vero, il Garibaldi della storia, non del romanzo; della patria, non della parte; dell’amore, non dell’idolatria, è molto, ma molto lontano di qui.
E va da sè ch’io non m’impanco in alcun modo a censore di coloro che mi precedettero in questa medesima impresa, ed a molti dei quali io stesso vado debitore di non pochi ed utilissimi sussidi. Incitati dall’occasione, incalzati dall’ora, preoccupati principalmente di portare, come corre il detto, il loro «sasso all’edificio,» lavorarono co’ primi materiali che loro caddero sotto mano, scrissero come l’amore dettava, e sarebbe davvero imperdonabile indiscretezza il chieder loro di più.
L’ingratitudine di chi viene ultimo non sarà certo, per parte mia, il compenso di chi ebbe il merito di essere primo. Soltanto non è far torto a chicchessia il dire che per ragioni affatto indipendenti dalla volontà e dall’ingegno degli scrittori anteriori, i falli trascorsi e i vuoti rimasti ne’ loro libri sono ancora sì numerosi ed importanti, che diventa impossibile accettar quelle opere per fondamento certo e per modello compito d’una vera storia critica e ragionata dell’uomo che hanno rappresentato. E rinviando al testo ed alle sue note l’esame dei particolari, ecco in riassunto i difetti capitali e le lacune più evidenti che scòrsi in quelle opere e più vivamente mi colpirono:
Una trascuranza ingiustificata dell’ambiente in cui Garibaldi crebbe e si sviluppò; quindi un esame molto leggero ed una rassegna molto affrettata di tutti quegli elementi domestici, sociali e politici, che dall’arte paterna all’educazione materna, dai primi suoi amici ai primi suoi viaggi, dalle sue lunghe consuetudini colla sconfinata libertà del mare alla sua dimora decenne tra le solitudini della pampa, contribuirono a svolgere il germe della sua vita eroica ed a plasmare il suo carattere;
Una conoscenza scarsa ed una esposizione inadeguata della storia e delle costumanze, delle fazioni e delle rivoluzioni appunto di quei due Stati dell’America meridionale, il Rio-Grande e l’Uruguay, tra i quali Garibaldi si formò; epperò una rappresentazione troppo vaga e fantastica della parte che egli vi ebbe, degli influssi che vi subì, del patrimonio di idee e di abitudini che ne riportò;
Un’analisi troppo superficiale od una sintesi poco fedele di tutte quelle antinomie, quelle contraddizioni, quelle mutazioni rapide ed assidue che frastagliano come fasci di vapori nembosi la serena splendidezza del suo volto, e lo convertirebbero in una specie di Proteo mostruoso, se allo storico armato della fiaccola della filosofia mancasse l’ardire di scendere fino all’ultimo fondo gli abissi di quell’anima, e scrutarne l’alto mistero;
Una narrazione delle sue imprese dal 1859 al 1870, specie delle maggiori, di Marsala, Aspromonte e Mentana, veridica e piena nel suo complesso; ma in molti particolari scarsa, in molte affermazioni gratuita, in molti giudizi erronea, e che svisando alcuno dei tratti più caratteristici dell’Eroe nelle tre azioni più importanti della sua vita, svisano insieme ne’ suoi aspetti più solenni la storia del nostro Risorgimento;
Infine, ed è forse il più, una narrazione parziale ed angusta delle sue gesta militari, ed una sconoscenza o grossolana o meschina delle sue doti geniali di vero e grande Capitano; parzialità, angustia e sconoscenza che traggono origine in gran parte dai pregiudizi e dalle gelosie della vecchia scolastica militare, che questo mio libro non riuscirà certamente a debellare, ma che forse sforzerà ad ammutolire od a provare il contrario.
Ora, scemare, per quanto sia da me, questi difetti e colmare, fin dove possa, queste lacune; tentare la prima prova di una storia ragionata e documentata di Garibaldi, nè frigida nè passionata, nè piazzaiola nè scolastica, che prepari almeno le fondamenta della storia futura e cominci il giudizio della posterità; ricostruire al lume della critica e della ragione tutta intera la maravigliosa figura del gigante, rifondendola coi frammenti più preziosi offerti dalle opere precedenti e rassodandola sul suo eccelso piedestallo, col sussidio dei documenti più autentici e delle testimonianze più autorevoli che mi fosse dato raccogliere; rimontare fino alle origini della sua grandezza, cercandone nei primi ambienti in cui si svolse la sua gioventù, le cause ed i fattori; rifare con maggiore ampiezza e precisione la sua vita di marinaio e cospiratore; correggere, per ingrandirla e nobilitarla, la sua leggendaria odissea d’America, rifacendogli d’attorno, in una storia più veridica ed accurata di quel paese, una scena più pittoresca e più viva; difenderlo dalle partigiane contumelie, difenderlo ancora più dalle cortigiane piacenterie; cingere, se fosse possibile, d’aureola più luminosa il suo volto, ma segnarne al tempo stesso i chiaroscuri, notarne le disarmonie, confessarne le imperfezioni; affrontare, trepido ma non sgomento, l’enigma forte della sua anima, e senza lasciarmi intimidire dalla incantevole sfinge, nè arrestarmi ai primi aspetti del fenomeno, cercare di penetrarlo fino al fondo, fino a quella causa prima e a quell’idea madre che concilii gli opposti ideali in una sintesi suprema; rinnovare con maggior larghezza e precisione tecnica la storia delle sue campagne, fin qui immiserita o svisata, rivendicando da tutti i preconcetti di casta e di scuola le sue geniali qualità di capitano, e sfatando la badiale sentenza: «Fu un ardito guerrillero, non un generale;» questi sono gli scopi principali ed accessori, temerari, ma non superbi, di questo libro, che vorrebbe essere, se la materia rispondesse «all’intenzion dell’arte,» un ritratto ed un quadro, un saggio critico ed un racconto, una storia politica ed una storia militare.
Sarò io riuscito? È l’eterna domanda di chi fa, alla quale raramente soddisfa la risposta di chi giudica. In ogni modo questo so di certo, che dall’istante in cui la tentazione di mettermi a questo cimento mi colse, non ebbi più posa. Scrissi in America per aver libri; viaggiai mezza Italia per raccogliere documenti; tempestai di lettere e di quesiti centinaia di persone; ammucchiai nel mio studio monti di manoscritti e di volumi, da parecchi dei quali non trassi altro frutto che il perditempo e la noia di leggerli; misi a contributo di notizie tutti gli amici e commilitoni del Generale; osai persino salire, nella mia questua di documenti, le scale della Reggia, ridiscendendone, è vero, a mani vuote (e non certo per volontà di re Umberto), ma commosso e confuso dalle parole altamente benigne con cui il figlio di Vittorio Emanuele volle accogliere il mio annunzio e incoraggiare il mio libro.[1] Ma ohimè! Se lo scovare i documenti della storia passata nella polvere degli archivi e fra le tarme dei codici è cosa difficile, strappare le testimonianze della moderna alle mani ed alla bocca de’ contemporanei, lo è ancora più. Nessuno concede tutta la verità, o la concede pura, o la concede in tempo. Interrogate dieci persone, testimoni auricolari ed oculari dello stesso fatto: dieci risposte diverse. Chi fraintende il quesito; chi annega una briciola di notizia in una fiumana di ciancie; chi per la biografia dell’eroe vi dà la sua; chi risponde tardi, quando il capitolo è già scritto e l’informazione è divenuta inutile; chi non risponde affatto. Il giornale politico scrive pel suo Delfino, il documento ufficiale dice la verità ufficiale, il personaggio importante si tiene prudentemente abbottonato, il vecchio cospiratore continua a cospirare, il commilitone si vanta e lo sbarazzino inventa!
E ciò non ostante, convinto, malgrado tutti questi inciampi e questi sconforti, che gli elementi per avviare una intrapresa consimile a quella che io andavo vagheggiando esistessero e che anco i pochi da me raccolti potessero bastare; convinto anche più che per condurre a termine un’opera qualsiasi bisogna pure che qualcuno la incominci; trassi coraggio dal pensiero di Voltaire: _que du moins j’aurai encouragé ceux qui me feront oublier_,[2] e mi gettai allo sbaraglio.
Quali siano frattanto quegli elementi, a che si riducano i materiali di cui potei giovarmi, le fonti a cui attinsi, gli ausilii in cui potei confidare, è questo, se non m’inganno, il momento di dirlo e lo farò brevemente.
Le _Vite_ e le _Storie_ stampate sino ad ora intorno a Garibaldi, si dividono in due categorie: opere di seconda mano, compilazioni, rifacimenti, compendi, ec., delle quali non accade occuparsi: opere in parte o in tutto originali, tolte a sorgenti genuine, suffragate da testimonianze solide e da autentici documenti, sulle quali soltanto si può fare un assegnamento e che non esitai di mettere a contributo.
E fra queste, intralasciate le opere di carattere generale o le memorie di soggetto più particolare, che si troveranno citate nel testo, ecco ad una ad una le principali:
Prima di tutte le _Memorie_ stesse di Garibaldi confidate nel 1859 ad Elpis Melena (signora Schwarz) colle parole: «_Bologna 29 settembre 1859. — I manoscritti da me rimessi, ad Elpis Melena sono scritti di mio pugno_;» tradotte e pubblicate dall’Autrice in tedesco col titolo: _Garibaldi’s Denkwurdigkeiten nach handschriftlichen Aufzeichnungen desselben und nach autentischen Quellen_, etc., Hamburg, Hoffmann und Campe, 1861, che vanno dalla nascita dell’eroe sino al 1849 e debbon ritenersi il primo e fondamentale documento della sua vita. Il primo, ma non il solo nè indiscutibile, perchè l’Autore stesso, tradito dalla memoria o dalla fretta, cadde più volte in involontarie confusioni di date e di fatti, e mirando in alcuni punti a descrivere più la propria vita interiore che la esteriore, lasciò nel suo lavoro molte dimenticanze e desiderii.[3]
E dopo le _Memorie autobiografiche edite_, vengono in ordine di cronologia e d’importanza:
La _Biografia di Giuseppe Garibaldi_ compilata da G. B. CUNEO, Genova, R. Tipografia Ferrando di proprietà Martini (senza data di stampa); libretto di sole ottantaquattro pagine, ma prezioso di particolari, specie sulle gesta dell’eroe nell’Uruguay, e che essendo scritto da uno de’ più antichi e fidi amici di Garibaldi, dimorante con lui a Montevideo nei giorni stessi della memorabile guerra contro l’Argentina, è degno della massima fede.
_Montévideo, ou une nouvelle Troie_ par ALEXANDRE DUMAS, Paris, Imprimerie Centrale de Napoléon Caix et fils, 1850; libro che sebben porti un nome alquanto sospetto all’esattezza storica, pure ha il valore indiscutibile d’essere fondato sopra molti documenti uruguajani citati nel testo; compilato sulla più grossa istoria del Wright, _Le Siége de Montévideo_, e in gran parte o dettato o riveduto dallo stesso generale Pacheco y Obes, ministro della guerra e capo della difesa di Montevideo, durante l’assedio, e autore a sua volta della
_Réponse aux détracteurs de Montévideo_, Paris, 1849; opuscolo ricco di documenti ufficiali e di testimonianze gloriosissime, onorevolissime al condottiero italiano; raccolte poi nella _Lettera_ di G. B. CUNEO al _Corriere Livornese_ del gennaio 1847; e nei _Documenti intorno a Garibaldi e la Legione italiana a Montevideo_, pubblicati per cura del colonnello E. DE LAUGIER, Firenze, Tip. Fumagalli, 1846.
Infine, tacendo per ora di altri opuscoli e giornali sulle vicende di quel periodo, che più tardi a suo luogo si troveranno, la
_Reseña Historica Estadistica y Descriptiva con Tradiciones orales de las Repúblicas Argentina y Oriental del Uruguay desde el descubrimiento del Rio de la Plata, hasta el año de 1876_, por FLORENCIO ESCADRO, Montevideo, Imprenta de la _Tribuna_, Calle 25 de mayo, 124, 1876, dove si trova più d’un capitolo dedicato alle prodezze del nostro Eroe.
E passando con lui in Italia:
_L’Écho des Alpes Maritimes; La Concordia_ di Torino; _L’Italia del Popolo_ e _Il 22 Marzo_ di Milano, tutti giornali del 1848 che abbondano, quali più, quali meno, di particolari e aneddoti sul ritorno di Garibaldi in patria.
_La Italia_, Storia di due anni (1848-1849) di C. AUGUSTO VECCHI, Torino, Tip. Scolastica di Sebastiano Franco e figlio, 1856, 2ª edizione; libro in cui Garibaldi campeggia, e scritto dall’autore con candidissima fede; ma, tranne che nei fatti di cui il Vecchi fu testimonio, o nelle parti documentate, da accettarsi con qualche cautela.
_La Storia dell’Intervento francese in Roma nel 1849_, del colonnello FEDERICO TORRE, Torino, Tip. del _Progresso_, 1851; _La Repubblica Romana del 1849_, di G. BEGHELLI, Lodi, Società Cooperativo-Tipografica, 1874; _L’Assedio di Roma_, di F. D. GUERRAZZI, Livorno, Tip. A. B. Zecchini, 1864; variamente pregevoli, ma soltanto nelle pagine documentate, o avvalorate da testimonianze oculari, fondamenti di storia.
_Garibaldi in Rom, Tagebuch aus Italien 1849_, von GUSTAV HOFFSTETER, già maggiore nell’esercito romano, Zurich, Schulbers, 1860. Diario indispensabile alla storia della celebre ritirata da Roma.
_I Cacciatori delle Alpi comandati dal generale Garibaldi nella guerra del 1859 in Italia_ di Francesco Carrano, capo di stato maggiore di Garibaldi, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1860. Racconto popolare. Libro fondamentale per la campagna di quell’anno.
_Varese ed Urban nel 1859 durante la guerra per l’Indipendenza Italiana_; notizie storiche raccolte e compilate su documenti dal sacerdote GIUSEPPE DELLA VALLE, Varese, Tip. Giuseppe Carughi, 1863. Preziosissima cronica.
_I Mille_, di GARIBALDI, Torino, Tip. e Lib. Camilla e Bertolero, 1874; dove la storia s’intreccia al romanzo, e nelle stesse parti storiche l’autore non osserva abbastanza l’esattezza delle date, o confonde alcune particolarità; ma di cui basta il nome per testimoniare la importanza.
_La Vita di Giuseppe Garibaldi_, narrata dal P. GIUSEPPE DA FORIO, Napoli, St. Tip. Perrotti, 1862; compilazione laboriosissima in due volumi in-8º, e nel secondo, repertorio affastellato, ma fitto di articoli di giornali, di lettere di Garibaldi, o a Garibaldi, di squarci di libri, di documenti e materiali d’ogni data, nel quale frugando con tatto e accortezza, si può accattare una messe di notizie.[4]
Le Memorie dell’ammiraglio inglese SIR RODNEY MUNDY, _«Hannibal» at Palermo and Naples during the Italian Revolution 1859-1861. With notices of Garibaldi, Francis II and Victor Emmanuel_, London, Murray, 1863; opera indispensabile.
_Diario privato politico militare_, dell’ammiraglio C. DI PERSANO, nella campagna navale dell’anno 1860-1861, Torino, Roux e Favale. Un vol. in-8º, notissimo, indiscretissimo, utilissimo.
ABBA GIUSEPPE CESARE, _Noterelle d’uno dei Mille_, edite dopo venti anni, Bologna, Zanichelli, 1880; gioiello di ricordi personali, legato in una forma di finissimo lavoro.
_Aspromonte_, ricordi storici militari, del marchese RUGGIERO MAURIGI, ec., Torino, 1862; e _Verità sul fatto di Aspromonte_, per un testimonio oculare, Milano, 1862, pubblicato da A. Dumas; aiuti pregevolissimi, il primo più del secondo, alla conoscenza di molti particolari del triste episodio del 1861.
_Politica segreta italiana_ (1863-1870), Torino, Roux e Favale, 1880; abbondante di documenti e di notizie, non sempre esatte, sul viaggio di Garibaldi in Inghilterra, e sul breve periodo d’Ischia, e però da usarsi con molta critica e cautela.
_Garibaldi_, di ALBERTO MARIO; ritratto vigorosamente schizzato, che direi tra i più somiglianti, se in molti tratti non si risentisse troppo della nota fede e del noto entusiasmo dell’autore; ma per tutti quegli episodi del 1860, del 1866, del 1867, di cui il Mario stesso fu partecipe e spettatore, autorevole come una storia.
_Storia della Insurrezione di Roma nel 1867_, per FELICE CAVALLOTTI, continuata da B. E. MAINERI, Milano, presso la Libreria _Dante Alighieri_, 1869; _L’Italia nel 1867_, storia politica e militare, ec., per GUSTAVO FRIGGESY, comandante la seconda colonna nelle giornate di Monterotondo e Mentana, Firenze, 1868; per giudizi molto discutibile, per copia di documenti e valore di testimonianze assai autorevole.
_Garibaldi et l’armée des Vosges_. Récit officiel de la campagne, avec documents etc., par le général Bordone, chef d’état major de l’armée des Vosges, Paris, Librairie internationale, 1871; e il titolo solo ne dice la importanza. — E per quanto poi sia difficile vincerne la ripugnanza, utile a consultarsi.
_Garibaldi, ses opérations en l’armée des Vosges_, par Robert Middleton, Paris, Garnier frères, 1872; non foss’altro come documento del furore d’ingratitudine a cui il rimorso d’un beneficio immeritato può trasportare la bestialità umana. — Dal laido libro ne ristorerà per la festiva vivacità.
_La Camicia rossa in Francia_, di G. BEGHELLI, Torino, Civelli, 1871; e _I Garibaldini in Francia_, di JESSIE WHITE MARIO; florilegio delicatissimo di esempi di carità e di valore dato da quei generosi che, sotto le insegne del Capitano dei Mille, andarono a restituire alla Francia agonizzante il sangue di Magenta e di Solferino.
E quando io abbia aggiunto a tutto ciò i Documenti e le Lettere che si possono cavare dalle grandi Raccolte e dagli Epistolari politici più noti; quali: l’_Archivio Storico triennale delle cose d’Italia_; i _Documenti della Guerra Santa_; la _Storia documentata della Diplomazia Europea_, di NICOMEDE BIANCHI; i Documenti ufficiali pubblicati dal Governo, specialmente nei due momenti d’Aspromonte e di Mentana; gli _Atti della Camera dei Deputati_; i _Discorsi Parlamentari del conte di Cavour_, editi da Giuseppe Massari; gli _Epistolari_, del LA FARINA, dell’AZEGLIO, del PANIZZI, del PALLAVICINO; e infine le innumerevoli lettere del Generale, gettate, spesso per isconsiderato zelo di imprudenti amici, ai quattro venti della pubblicità, e dal 1859 stampate in tutti i maggiori giornali contemporanei; e poscia si compia questa già troppo lunga rassegna, col ricordo delle principali e più accreditate storie generali politiche e militari; notevoli tra le prime la _Storia in continuazione del La Farina_, dello ZINI, e la _Cronistoria dell’Indipendenza_, del CANTÙ;[5] indispensabili tra le seconde, oltre i Rapporti ufficiali dei quattro stati maggiori, italiano, francese, austriaco e prussiano, le istorie del Rustow, del Lecomte, del Pecorìni-Manzoni, del Chiala, del Corsi, del Ferrari, il lettore potrà formarsi un’idea approssimativamente esatta del materiale stampato sul quale io ho condotto questo mio lavoro, e dei principali criteri coi quali ne ho fatto la scelta e l’ho messo in opera.