Frutti proibiti

Part 12

Chapter 123,322 wordsPublic domain

«Al punto a cui siamo giunti, nessun rapporto è possibile fra di noi.

«Abbiamo obbedito ad una forza superiore alla nostra volontà, potevamo sottrarci ad un vincolo odioso e non l'abbiamo voluto; perchè? di voi non so, so di me sola; pareva a me che questa unione fosse nei decreti immutabili della Provvidenza, mi lasciai punire con le stessa armi adoperate alla colpa. Non egli si vendica, ma è vendicato.

«Era necessario diventare vostra moglie per comprendere tutta la gravità della mia colpa, e sarebbe necessario vivere con voi per provare tutta l'amarezza del supplizio. Ma ciò è superiore alle mie forze di donna, nè io voglio involgervi più oltre nelle mie sciagure.

«Riprendetevi dunque la vostra libertà; dimenticate la donna che vi ha dato il suo affetto, la sua pace, il suo amore ed a cui avete dato il vostro nome. La spensierata gioventù vi aspetta; dove l'orgia beffa e ride, scorre ancora copiosa l'onda dell'oblio.»

LXXXVIII.

Più tardi.

Durante una notte d'inverno — inverno rigido e notte nevosa — fu consegnata a Riccardo nelle sale dei circolo una lettera premurosa.

Quella notte il tavoliere era coperto di biglietti di banca, e Riccardo perdeva. Ricevendo la lettera si strinse dispettoso nelle spalle, e volle darsi aria disinvolta cacciandola con negligenza nelle tasche; ma si arrestò a mezzo, colpito da un improvviso pensiero.

Guardò la soprascritta... i caratteri non gli erano ignoti...

Un lampo brillò nella sua memoria; si scostò bruscamente dal tavoliere, si raccolse in un cantuccio e lesse:

«Bice sta male; so che desidera vedervi.

«EMANUELE POOL.»

La notte era alta, e nevicava a larghi fiocchi

Riccardo attraversava le vie deserte della città, affondando il piede nel fitto strato di neve. Era commosso e camminava a gran passi; e per quanto glielo consentiva il confuso alternarsi di mille idee diverse, pensava.

«Bice sta male!». Così era scritto; ma poteva la sua anima d'innamorato infedele serbare la pietosa illusione che era concessa al marito?

«Bice sta male!» Così era scritto, ma egli leggeva:

«Bice muore!»

«Bice muore!» Era un sogno? La giovinetta ingenua, bella, piena di vita, il fiore appena sbocciato, a cui rideva tanta serenità di cielo e tanta luce di sole, essa, l'amore innocente della sua vita sciagurata, stava per morire!

«Bice muore!» E come aveva egli lasciato trascorrere tanto tempo senza vederla, senza domandarne conto? La vergogna soltanto gli aveva fatto trascurare una creatura in cui viveva tanta parte del suo passato!

«So che desidera vedervi,» proseguiva Riccardo. Il tempo non aveva cancellato da quel cuore vergine l'impronta del primo affetto! Egli viveva ancora nel pensiero di lei; era rammentato, desiderato, amato!

L'anima di Riccardo era facile alla tenerezza, a questo pensiero egli sentì correre il sangue più ardente e più rapido, e come un entusiasmo melanconico rinvigorirgli le fibre. Levò il capo in alto e cercò il cielo con occhi illanguiditi.

Ma il cielo era bigio e nevicava sempre.

«So che desidera vedervi!» Il signor Emanuele Pool lo sapeva.... perchè lo aveva indovinato! Era pietà che lo aveva indotto a scrivere quella lettera; pietà strana in ogni altro marito, ma non nel degno socio di fratel Biagio.

Con questo nugolo d'idee pel capo egli giunse all'abitazione del signor Emanuele Pool.

LXXXIX.

Un personaggio nuovo.

Un'invincibile commozione tratteneva il nostro eroe sulla soglia della camera dell'inferma.

Dalla porta lievemente socchiusa penetrava il raggio d'una lampada notturna; non si udiva parola.

Riccardo picchiò leggermente all'uscio; subito un'ombra nera apparve nel vano, e una voce sommessa disse una sola parola: «entrate.» Il melanconico amatore riconobbe il marito, e gli porse la destra, ma l'altro non vide l'atto ed accennando al letto della poveretta, si ritrasse a capo basso in un canto.

Quella camera era vasta, e la debole luce lasciandone le pareti nell'oscurità pareva crescerne l'ampiezza. La lampada mandava ogni tanto strani guizzi, che riflettevano bagliori fantastici sul soffitto, sui mobili e sui volti impalliditi che vegliavano nel silenzio.

Sopra il fondo candido dei guanciali del letto si disegnava il volto affilato di Bice, immobile, sereno come cosa che non è più della terra.

Gli occhi aveva velati, come se dormisse, e le labbra semiaperte parevano socchiuse da un sorriso pieno di dolcezza. Sognava forse il suo ultimo sogno!

Non ostante il pallore delle guancie fatte scarne dalla febbre, era bella; i capelli biondi le scendevano scompostamente sugli omeri e sul collo, mettendole nel volto una specie d'aureola.

Riccardo stette alcuni istanti immobile ai piedi del letto, poi si fece presso al capezzale.

All'accostarsi dell'antico amatore, Bice aprì gli occhi e li tenne fissi sopra di lui; poi li richiuse lentamente, compose il volto ad un'espressione di dolcezza e ricadde nel sopore.

Tutte le potenze dell'anima di Riccardo irruppero a tumulto; ah! quella dolcezza che rallegrava la povera inferma gli diceva tutta una leggenda di dolori usciti dalle sue mani.

Per la prima volta guardò intorno a sè, pauroso di leggere nei volti dolenti che uscivano dalle ombre la terribile accusa che ogni battito del suo cuore ribadiva come un martello: «è l'amore che la uccide!»

Tre persone vegliavano con lui: il signor Pool, la zia Angelica e un'altra donna che le stava al fianco, nascondendo la faccia fra le mani. Chi era essa?

Il silenzio durava profondo. Non si disperava ancora; la calma del sonno dell'inferma ingannava quei cuori avidi d'inganno.

Chi ha vegliato al letto di una persona amata, sa che cosa sia la speranza ad ogni tratto smarrita, e trattenuta sempre a prezzo d'una lotta tormentosa; ricorderà le ansie, i dubbi, le paure, i lunghi sguardi rivolti al cielo, gettati come scandaglio nelle tenebre della morte, e le invocazioni brevi e disperate — e poi le nuove paure, la nuova sfiducia, la nuova angoscia — e finalmente un rantolo, un sospiro, e un grido supremo...

Oh! le terribili lotte dell'amore e della morte!

Il signor Pool si era accostato ansioso al letto della moglie; il dolore aveva impresso un profondo solco sulla sua faccia severa, era negli occhi suoi l'attonitaggine della sventura, e sul suo labbro un sorriso tra amaro e benigno; un sorriso che era preghiera e bestemmia.

Riccardo si ritrasse istintivamente all'accostarsi di messer Pool; si sentiva rimpicciolito; all'aspetto di quel dolore profondo e sincero.

Bice sorrise al marito, gli porse la mano, lo trattenne al suo fianco, ed aprì le labbra quasi gli volesse dire parole di riconoscenza e d'affetto; poi si volse e chiamò con un filo di voce: «Camilla!»

Camilla intese, drizzò il capo mostrando il volto lagrimoso: prese la mano di Bice e le sorrise fra le lagrime. E quando i suoi sguardi s'incontrarono con quelli di Riccardo, non li ritrasse, non arrossì, non mostrò turbamento. Tutte le vipere del rimorso rialzarono il capo nel cuore dello sciagurato; non mai l'immagine della propria colpa eragli apparsa coll'evidenza così crudele. Bice, Camilla, fratel Biagio! Quante care larve svanite!

L'inferma rimaneva immobile, quasi titubante; poi abbandonò la mano del marito, e volle quella di Riccardo. I suoi occhi rivolti a Camilla dicevano la sua intenzione. Riccardo comprese, e Camilla pure; chinarono il capo e non si ritrassero...

Ma un improvviso rantolo sopravvenne in quel punto a Bice.

Il signor Pool, la zia Angelica, Camilla e Riccardo, curvi sul corpo dell'inferma, si guardavano a vicenda, ricercando nei loro volti imbiancati dal terrore il conforto d'un'ultima speranza.

Passava intanto il tempo indifferente. Si udivano i tocchi uguali degli orologi lontani e tratto tratto un crepitìo leggero: era la brezza, che spingeva la neve contro i vetri delle finestre.

Bice taceva e sorrideva ancora; la sua anima, librata sul confine d'un mondo, pareva misurare il volo per lanciarsi nell'altra vita...

Ma chi è che rompe coi singhiozzi l'angoscia mortale di quel silenzio?.... Lui, l'uomo onesto, il marito, il cui affetto è un'ara sacra. Ch'egli si lamenti, ch'egli gema, ch'egli domandi conto dello strazio, non meritato; ch'egli difenda il suo tesoro fino all'ultimo — è il suo diritto; chi sa che le sue lagrime non inteneriscano la morte. Ma se il cielo vuole che il suo gemito si muti in una bestemmia, quella bestemmia sia raccolta fra le cose più sante del cuore.

Riccardo no, non piange, non sa piangere. A che gioverebbero le sue lagrime? E chi le crederebbe sincere? E di che soffre egli, e che perde che già prima non avesse perduto?

«Bice muore!»

Sotto l'ipocrisia d'una mano che nasconde due occhi asciutti, vi è una coscienza che morde — è vero — ma vi è pure una fantasia meschina, che ripete:

«È l'amore che la uccide!»

Ebbene sì, è l'amore che l'uccide, l'amore nobile, l'amore santo, l'amore che è sagrifizio e dolore, l'amore che va fino al limitare della morte per apprendere il suo ministero di pietà!... Non lo avete dunque udito il primo pianto del bamboletto color di rosa?...

Egli è di là, in un'altra camera, e guarda gli occhi d'una donna che non è una madre, egli è di là mentre la poveretta che gli ha dato la vita se ne muore!

La udite ora la sua vocetta dolente?.. Quello è un gemito che domanda un miracolo.

La povera madre l'ha udito — tende l'orecchio — e l'ode ancora..

Mettetelo nelle sue braccia, il bambinello; chi sa che i battiti di quel cuoricino non riaccendano la vita di cui egli è parte! forse la morte non oserà rendere gelido il petto d'una madre che stringe la propria creatura...

La sentite? — essa piange, ha trovato la forza di piangere; non vuol morire, perchè la sua vita è necessaria...

No, non è l'amore che la uccide, è l'amore che la fa rivivere!...

. . . . . . .

XC.

Riccardo a Camilla.

«Per pietà, Camilla, non mi opprimete con la vostra indifferenza. Se poteste numerare le mie torture, direste forse che sono punito abbastanza.

«Ho bisogno del vostro perdono; mi dovete ridonare, non dico il vostro affetto, ma una parte almeno della vostra stima. Perchè io soffro; perchè la vita mi è diventata incresciosa.

«Lo avete detto voi altra volta; lasciatelo ora ripetere a me con l'accento della disperazione: — salvatemi dal rimorso! —

«Lunga serie di avvenimenti ha legato i nostri destini; vano è il fingere un'indipendenza che non abbiamo; vano sopratutto tentare di divincolarci.

«Credetelo — assai più stretti dei nodi con cui ci lega la legge, sono quelli che ci ha imposto la Natura; viatori smarriti del mondo, la norma che ci dirige non proviene dal mondo — non la udite dunque voi pure questa voce di tomba?

«Non è vaneggiamento il mio; il passato ha tracciato la nostra via, che conduce all'espiazione.

«Attraverso le sventure, attraverso la lontananza, l'indifferenza, il disprezzo, le anime nostre devono unirsi un'altra volta.

«Abbiamo forse molte lagrime da confondere e molte amarezze da bevere alla stessa tazza; è il nostro destino; lasciate che si compia. E forse troveremo qualche pallida gioia, qualche nuovo e sereno orizzonte, qualche sorriso di Natura.

«Per l'ultima volta, ascoltate il grido dell'anima mia: lasciate che io venga a voi a domandare in ginocchio il vostro perdono.

«Che se il rancore vi ha chiuso il petto alla pietà, sappiatelo, e il cielo è testimonio del mio giuramento, io seguirò i vostri passi come un demente, sempre e da per tutto.»

XCI.

Conclusione.

Trascorsero otto giorni d'angoscia, durante i quali Riccardo attese invano una risposta.

Col cuore agitato da mille paure, egli fantasticava senza frutto sulle cause di quel silenzio; alla notte si spingeva istintivamente fin presso l'abitazione di Camilla, e guardava ai vetri delle finestre con l'ansia d'un innamorato. Ma le finestre non erano mai illuminate.

Questa volta però egli pareva fermo nel suo proposito; gli pesava più che mai la vita di paure che l'orgia non sapeva soffocare. Perchè egli aveva visto il dolore santo, perchè egli aveva guardato in faccia l'amore generoso; perchè le fatue compiacenze della sua _grand'anima_ avevano per la prima volta taciuto dinanzi alla beatitudine serena d'una madre che ama e che soffre.

Non diciamo che il suo pentimento fosse durevole; e molto meno ch'egli stesso lo credesse — ma era sincero. Oh! perchè dunque Camilla non apre le braccia a quell'anima pentita?... —

Riccardo, dopo molte titubanze, fece il gran passo — andò in casa del signor Pool. Ma si era appena accostato al limitare, e se ne ritrasse.... aveva udito il pianto del nuovo nato. E gli si compose alla fantasia una scena d'amore, una tortura: Bice guarita, felice, che insegna alla propria creatura a sorridere; che ne bacia con avidità i labbruzzi, la fronte, le guancie e le manine; accanto a Bice il signor Pool, l'uomo dozzinale, il negoziante che ha trattato la felicità come una derrata, e se l'è fatta venire in casa legalmente, alla muta...

Dopo essersi scostato titubante, Riccardo scese le scale e fuggì comprimendo il petto nel punto in cui doveva essere il suo gran cuore d'innamorato.

Passarono alcuni giorni prima che egli si rammentasse ancora di Camilla; questa volta si recò bruscamente in casa della moglie, salì le scale senza arrestarsi e picchiò più volte all'uscio...

Nessuno rispose.

Nel ridiscendere incontrò il portinaio e seppe da lui che Camilla era partita da quindici giorni. Per dove? Questo, il portinaio non lo sapeva, ma egli era certo del fatto suo.

Riccardo non ascoltò altro, e corse a casa del signor Pool. E qui lo aspettava un contrasto nuovo: «il signor Pool aveva abbandonato il commercio, ed era partito da quattro giorni _colla famiglia_.»

— Per dove?

— Per l'Olanda. —

L'Olanda! Questa parola gli dice tutto... Egli non si arresterà un istante... correrà in Olanda a raggiungere la sua donna, a cementare il suo nido rovinato! Così egli deve rispondere alla voce beffarda che gli ripete le parole della sua lettera: «seguirò i vostri passi come un demente, sempre e da per tutto.»...

. . . . . . .

Lo sappiano i lettori meno avveduti: Riccardo non è andato in Olanda...

. . . . . . .

Un lungo viaggio. Ma chi non vorrà seguirci fino ad Amsterdam, per rivedere Bice, Emanuele Pool e il piccolo Biagio che ha imparato a sorridere?

Noi non ci ritrarremo innanzi al limitare della casa tranquilla del negoziante, che ha trattato la felicità come una derrata, perchè nelle pareti che chiudono quella derrata vi è pure uno scrigno di cui nessuno potè mai numerare i tesori fino a oggi. Quello è uno scrigno che si nasconde, quella è una felicità che si nasconde — è il loro segreto.

Andiamo innanzi; lasciamo i terrori alle anime fatte vuote per aver prodigato affetti alle aure e alle stelle, lasciamoli agli sciagurati che non comprendono la casta avarizia del cuore e solo ne conoscono il lusso e la miseria.

L'uomo imbronciato, lo spauracchio del sentimentalismo è nel suo nido; si crede al sicuro da ogni sguardo indiscreto, e sorride, ed ama, e si abbandona pazzamente alla gioia.

Anch'egli sa essere felice!

E sa rendere felici!... Domandatelo alla madre di suo figlio s'egli sa rendere felici!

Ecco: è il tramonto d'una delle ultime giornate d'inverno; l'oscurità scende a poco a poco in una camera silenziosa, dove dorme il bambinello; i tizzi agitano le loro lingue di fuoco lottando allegramente con le ombre, e i due sposi, seduti l'uno accanto all'altro, si stringono in silenzio la mano.

A che pensano? Alla neve che scende al di fuori e copre i tetti, le vie e gli alberi; a un viale che hanno percorso il mattino, ad un vasto campo in cui le lagrime fecondano gli amaranti, ad un monumento marmoreo nascosto sotto la neve, ed al nome scolpito su quel marmo e alle care sembianze che la terra non invola interamente agli occhi dell'amore.

Bice lo ha sulle labbra quel nome diletto: Fratel Biagio... Cento domande corrono dietro a quel nome...

— Oggi sono forte, — dice alla fine con un sorriso.

Emanuele comprende e tace, l'altra insiste collo sguardo.

— Eccola lì, la mia bella melanconica che ha voglia di piangere un'altra volta...

— Non piangerò, te lo prometto... dillo, dillo: come è morto?

— ... Nelle mie braccia...

— E soffriva? e ti parlava di me?.... dimmi tutto, lo vedi... non piango...»

Ma la voce le esce rotta dai singhiozzi. Lo zio Emanuele si turba a quelle lagrime, balbetta.... poi, pigliando le mani della moglie e tirandosele al petto, le dice affannosamente:

— Ebbene, sì, ti voglio dir tutto.... quando ti lasciai sapevo il _suo_ proposito, e partivo sperando di arrivare in tempo a trattenerlo.... lo trovai invece morente... aveva voluto colpirsi nel cuore, ma la palla aveva deviato... gli aveva concesso alcuni giorni d'agonia:... poi morì nelle mie braccia... col tuo nome sulle labbra... Ed ora che sai tutto, piangi, qui, sul mio petto, cattivella; e se tu la duri un pochino, mi ci metto anch'io e faremo un bel duetto... —

Oh! la mestizia profonda di quei singhiozzi, di quella neve che scende lenta lenta, di quelle ombre che avviluppano i cuori amanti, di quei tizzi semispenti che rotolano fumigando nel caminetto!

Ma un grido scioglie l'incanto melanconico delle memorie, un piccolo grido partito dalla culla... È l'avvenire che si sveglia! —

Si accendano i lumi, perchè l'infanzia non ama le tenebre, si ridoni la fiamma al focolare.

Ecco: la scena è mutata, le ombre sono in rotta, le lagrime luccicano come perle, e un bacio le rasciuga; torna il sorriso e il bambinello tace fra le carezze della mamma.

— Lo vedi, Emanuele, tutto è passato, non ti affliggere più. —

È una festa, è un tripudio, è un tesoro di parole affettuose che si rovescia dallo scrigno.

— Non facciamo chiasso, interrompe Bice, Camilla potrebbe udirci...

— Povera Camilla! —

Essi temono d'affliggerla, la povera Camilla, e perciò le nascondono la propria felicità; mentre la disgraziata donna spia in segreto le loro gioie perchè non si crede degna di esserne testimone, e prega ardentemente il cielo, quando Bice, mostrando la sua creaturina al marito, gli domanda di nascosto:

— Non ti pare che _gli_ somigli?... —

FINE.

Milano — Libreria Editrice Contemporanea — Milano

Romanzi e Novelle di SALVATORE FARINA

=Due amori.= Terza edizione rinnovata L. 2 — =Un segreto.= Terza edizione rinnovata » 2 — =Frutti proibiti= (_Fiamma vagabonda_). Quinta edizione » 2 50 =Il Romanzo di un Vedovo.= Terza edizione riveduta » 2 — =Il Tesoro di Donnina.= Quarta edizione » 4 — =Amore bendato.= _Racconto._ Quinta edizione » 2 50 =Una separazione di letto e di mensa= — =La famiglia del signor Onorato= — =Un uomo felice.= Terza edizione » 1 20 =Fante di Picche.= Terza edizione illustrata » 1 50 =Capelli biondi.= _Romanzo._ Quarta edizione » 4 — =Un Tiranno ai bagni di mare.= _Tre scene dal vero._ Terza edizione » 1 20 =Dalla spuma del mare.= Terza edizione » 2 50 =Oro nascosto.= _Scene della vita borghese._ Terza edizione » 4 — =Mio figlio! — Prima che nascesse.= _Novelle._ Quarta edizione » 1 50 » =Le tre nutrici.= _Novella._ Quarta edizione » 1 50 » =Coraggio e avanti.= _Novella._ Quarta edizione » 1 50 » =Mio figlio studia.= _Novella._ Quarta edizione » 1 — » =L'Intermezzo e la pagina nera.= _Novella._ Seconda ediz. » 1 50 » =Mio figlio s'innamora.= _Novella._ Seconda edizione » 1 50 » =Il marito di Laurina.= _Novella._ Seconda edizione » 2 — » =Nonno.= _Novella._ Seconda edizione » 1 50 =Mio figlio!= Sesta edizione » 5 — =Il signor Io.= Quinta edizione illustrata » 2 50 » Terza edizione illustrata, per bibliofili, legatura in pergamena » 4 — =Fra le corde di un contrabasso.= _Racconto._ Seconda edizione » 1 20 =Amore ha cent'occhi.= Terza edizione » 5 — SI MUORE. — =Caporal Silvestro.= _Storia semplice._ Terza edizione » 2 — » =L'ultima battaglia di Prete Agostino.= _Novella_ » 2 — » =Vivere per amare= » 2 50 » =Per la vita e per la morte= » 4 — =Pe' belli occhi della gloria.= _Scene quasi vere_ » 4 — =I due Desiderii.= _Prologo ed epilogo_ » 3 — =Don Chisciottino= » 3 50 =Più forte dell'amore?= » 2 50 =Perchè ho risposto no?= _Novella_ » 1 20

IN PREPARAZIONE:

=Che dirà il mondo?=

=Novelas.= Traducidas del italiano por D. Cecilio Navarro, illustradas por Apeles Mestres y D. F. Gómez Soler, fotograbados de C. Verdaguer («Entre la cuerdas del contrabajo — El Senor Yo — La Sota de Espada.») Legato in tela a colori e oro L. 5 — =Hiyo mio!= Versión castellana di Maria de la Pena, illustración de F. Gómez Soler. Legato in tela a colori e oro » 10 — =Cabellos rubios.= Novela italiana, traducida al castellano y precedida de un Prólogo por Luis Alfonso. Illustración de M. Foix, grabados de Gómez Pelo. Leg. in tela a col. e oro » 8 — =Oro escondido.= Novela italiana, traducida al castellano por Luis Alfonso. Illustración de F. Gómez Soler, grabados de Gómez Pelo. Legato in tela a colori e oro » 8 — =Amore tiene cien ojos.= Versión espanola de Waldo G. Romera. Ilustrada por P. Carcedo y M. Urrutia » 4 — =Amorvendado.= Narracion italiana, vertida al espanol por M. de la Pena » 2 —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.