Part 34
— Se tu potessi scoperchiare le case di una città, tu non scopriresti forse quasi altro che orrori simili o peggiori di questi — rispose il Rosetti. — Scomponi la civiltà nostra nelle singole esistenze che la compongono e non troverai, tranne poche eccezioni, che invidia, odio, cupidigia, vanità, egoismo, brutalità, rozzezza, sfrenata avidità di godimenti sensuali, se non addirittura vizio e depravazione.... I nostri tempi sono grossolani: è vero; hai ragione; non te lo nego. Ma nell’insieme, no. Lo spirito che anima il mondo moderno all’aspra fatica quotidiana è nobile: è un gran soffio in cui si mescolano l’odio dell’ozio, un gran desiderio di far bene e di far meglio, un vivo sentimento di solidarietà e di giustizia, una umanità, una serietà, uno scrupolo del dovere, una dignità e fierezza che gli antichi non conoscevano. Aggiungi al conto che noi abbiamo quasi vinta quella fiera belva, che per tanti secoli il diritto, lo Stato, la religione avevano inutilmente minacciata, percossa, tentato di legare o di addomesticare: la prepotenza! Come la spieghi tu questa contraddizione? Io mi chiedo ogni tanto se la ragione non potrebbe esser questa: che una volta, ai tempi in cui la storia si stava sbagliando — e sorrise dicendo queste parole — la religione e un pochino anche certe filosofie cercavano di imporre alcuni modelli e regole di morale personale, d’insegnare ad ogni uomo e a ogni donna, in tutte le classi, sebbene com’è naturale in misura diversa, a confrontare ogni tanto sè stesso con quei modelli e ritratti di perfezione, a frugare nella propria coscienza, a riconoscere i propri vizi e difetti.... Oggi manca il tempo: l’uomo si butta con troppa furia sulla terra per depredarla o in mezzo agli altri uomini per divertirli o dominarli; e anche avesse il tempo di raccogliersi, quale è oggi l’autorità che potrebbe imporgli il modello? Quindi oggi ogni singola coscienza è sovrana, è autonoma, è regina di sè medesima: pone da sè il ritratto in cui specchiarsi; e quindi si vede bello e perfetto come un Adone. Se noi potessimo discendere in fondo all’anima di ogni uomo, noi vedremmo oggi uno spettacolo singolare; che ognuno si crede sinceramente un modello impareggiabile, un vero «vas electionis», un angelo a cui non mancano che le ali sulle spalle.... Ti ricordi come cominciano le «Confessioni» di Rousseau? Quando si rivolge a Dio, e gli dice di convocare intorno a lui tutto il genere umano, e che ciascuno vuoti ai suoi piedi il sacco delle proprie colpe e dei propri meriti; «et puis qu’un seul te dise, s’il l’ose: Je fus meilleur que cet homme-là»? Rousseau è proprio il maestro dei tempi moderni. Ognuno di noi sarebbe pronto a ripetere dinanzi all’Eterno questa poco modesta apostrofe, anche i tuoi amici della terza classe, anche il signor Feldmann. Già l’ho detto. Orsola, perchè non ha tradito suo marito, si crede una donna così perfetta da aver diritto di non pagare i debiti. Antonio cascherebbe dalle nuvole, se sapesse quel che noi pensiamo di lui. Sua moglie gli ha fatto un torto: è giusto dunque che lo risarcisca: e stai pur sicuro che sinceramente si reputerà in credito, sinchè Maddalena vivrà. Quanto al signor Feldmann, non dubitare: anche quello è sinceramente, profondamente, incrollabilmente persuaso che se si è presa un’amante, e vuol piantare in asso la moglie, la colpa è della moglie, tutta di lei, di lei soltanto che avrà fatte o non avrà fatte chissà quali cose. Per esempio: tentato di avvelenarlo! Ognuno si crede perfetto oggi: e quindi di tutto il male che gli capita o che fa, la colpa è sempre degli altri, mai sua: ognuno si sente vittima sempre, colpevole mai, e quindi non c’è orrore di cui non sia pronto ad accusare chi l’offende o molesta; e come potrebbe non essere, nonostante le migliori intenzioni, uno spietato tormentatore dei suoi simili prima e di sè medesimo poi, nella misura delle sue forze? Accoppia due esseri umani: un uomo debole, orgoglioso, avido, egoista, sgobbone, pedante e sensuale: una donna bella, intelligente, artista, buona, virtuosa ma ingenua, sincera, impetuosa, ostinata, poco paziente e poco abile a dissimulare. Aggiungi loro una di quelle grandi fortune moderne che fanno gli uomini così esigenti e prepotenti: e Dio solo sa quel che potrà succedere in tempi come i nostri. Si ameranno con trasporto, sì, sinchè la bellezza di lei solleticherà in lui quell’istinto oscuro e potente di cui la natura ha dotata la povera specie mortale: ma anche in mezzo a questi trasporti quanti mali pensieri, e sospetti, e litigi, e reciproche accuse — perfino di codardia e di veleno — nasceranno ogni giorno: per motivi futili, tu dici: a proposito di quadri, di mobili e di cerimoniale. Ma chi può misurare l’effetto che l’atto, il gesto, il detto più innocente e spontaneo possono fare sopra un uomo o una donna che abbia redatta da sè, per la propria sensibilità e vanità, una fantastica _Magna Charta_ di diritti inviolabili? Senza dubbio molto tempo potrà passare, prima che l’uno e l’altra si accorgano che essi si odiano assai più che non si amino; e ciascuno imputerà all’altro i dissapori e le discordie: sinchè un bel giorno o un brutto giorno un altro uomo o un’altra donna comparisce; e allora.... Catastrofe! La luce si fa nelle anime: il coniuge che vuole mutar compagnia scopre mille ragioni per le quali non può più amare e deve lasciare il marito o la moglie. Quanti matrimoni vanno male, per questa ragione, e non c’è mezzo di decidere chi ha ragione e chi ha torto, se il marito o la moglie: perchè nessuno saprebbe più oggi dire quali siano rispettivamente i diritti e i doveri dell’uno e dell’altra?
— Ma, ingegnere, — interruppi, — lei dà ragione al dottore.... La terra è un immondezzaio e ci vorrebbe una granata michelangiolesca per ripulirla.... Limiti ci vogliono, dunque: anche a costo di distruggere le macchine....
Il Rosetti pensò un poco, continuando a passeggiare: poi a un tratto e vivacemente:
— No, no — disse. — Sono vecchio ormai; e questo è l’ultimo viaggio che fo tra i due mondi....
Feci un gesto di protesta. Ma egli subito lo represse:
— Sono vecchio; e questo è l’ultimo viaggio. Ma sono stato anch’io giovane.... E da due giorni, sul finire dell’ultimo viaggio, ora che ho detto il mio supremo addio al nuovo mondo dove feci fortuna tanti anni fa, penso sempre a quel mio primo viaggio del 1865. In un vapore a ruote, l’ho fatto — vera tartaruga del mare — che partiva dall’Havre, mi ricordo: se il signor Vazquez lo sapesse! E una vertigine mi piglia: mio Dio, quanto è mutato il mondo! È proprio passato solamente quanto tempo basta ad invecchiare una generazione? O non ho io vissuta la vita di due o tre generazioni? Ma no: ho vissuto tra i due mondi, anche io, senza diventar matto, lo spero almeno: e di viaggio in viaggio ho visto il mondo ingrandire, i deserti dell’America popolarsi, le città pullulare, e la smania eroica dell’illimitato invader le menti. Sì, la smania eroica di rovesciare e varcare i limiti: perchè dimmi un po’: se l’uomo non avesse osato varcar tutti i limiti in cui le antiche civiltà lo tenevano prigioniero; se non avesse avuto il coraggio d’imbruttire il mondo pur di ingrandirlo, di esporre la natura umana al pericolo di cento corruzioni antiche e nuove pur di infonderle questo slancio tenace e questa infaticata alacrità, viaggeremmo noi così speditamente, comodamente e sicuramente in questo vapore; avremmo noi conquistata la terra con le ferrovie e l’aria con gli areoplani; saremmo noi così potenti, così sapienti, così giusti e umani, così sicuri di noi e del nostro avvenire? Ci son gioie più profonde ed intense di quelle che noi proviamo varcando o rovesciando dei limiti? della gioia del ragazzo che diventa uomo? del collegiale che esce dalla sua prigione? dell’Amore che vince il Pudore? del mistico che s’illude di entrare in contatto diretto con Dio? del popolo tripudiante nei primi giorni che seguono una rivoluzione vittoriosa? E il Genio che noi adoriamo ormai sugli altari nelle nicchie dei santi; e la Guerra, l’arte che tra tutte l’uomo si è studiato di far la più perfetta; la Rivoluzione; e l’Eroismo: che cosa sono se non forze che rovesciano e spostano i limiti? E anche io ho preso parte a questa gran gesta nuova del mondo, come la chiama l’avvocato. Ho costruite ferrovie, ho dissodati terreni, ho educati ingegneri, laggiù. E quante volte anch’io, ultimo fantaccino dell’esercito immenso che assalta, rovescia, sorpassa tutti i limiti più antichi e rispettati per conquistare la terra, ho emesso anch’io il mio grido di trionfo sulle rovine dei limiti devastati e crollanti che ingombrano il mondo! Ma gli anni passarono; i capelli incanutirono; gli ardenti desideri della giovinezza si appagarono. E a poco a poco, invecchiando e meditando, ho veduta anche l’altra faccia delle cose.... La bellezza, la verità, la virtù non nascono forse da una limitazione? Che cosa è uno stato se non un sistema di leggi — una religione se non un sistema di precetti — cioè l’uno e l’altra di limiti? E Dio non è il più augusto e il più antico dei limiti? E non sono forse limiti anche il Dolore, il Pudore, l’Onore, la Metrica, la Grammatica? Il Genio, la Guerra, la Rivoluzione, l’Eroismo sono forze che rovesciano e oltrepassano i limiti: sta bene, ma tali sono anche la Pazzia, il Delitto, la Rivolta, la Ebbrezza: Lieo è il Dio che scioglie dai vincoli e dai limiti! E che altro è se non un limite la patria, un limite ideale e un limite tangibile tracciato da un confine? E l’amore, infine.... Ma mi sapresti tu dire se l’amore è la più tragica o la più frivola tra le passioni umane? Dipende dai limiti: perchè di nessuna passione umana è più facile rovesciare il giudizio. Stringilo in limiti rigidi e quasi sacri — il limite dell’onore, il limite del peccato, il limite del dovere — e si riempie di scrupoli, s’infiamma, talora si trasfigura e si inciela, si insospettisce e inferocisce. Rimuovi questi limiti: e che cosa è l’amore se non un piacere intenso ma breve, che bisogna affrettarsi a godere? E perchè, quando la natura ci ha largito questa fontana di voluttà, mutarla noi stessi in un tormento? Il peccato di un uomo e di una donna fa forse vacillare l’universo sulle sue fondamenta? L’uomo che oggi si dispera e vuol morire, perchè la donna amata non lo riama, non riderà di sè stesso e delle sue smanie, di qui a sei mesi, quando un’altra gli piacerà? E perciò abolite sulla terra tutti i limiti, e l’uomo non riesce più a capire se l’Amore è un dovere o un capriccio. Le disgrazie della signora Feldmann e l’imbroglio dei tuoi passeggieri di terza classe son capitati forse in buon punto, non per dimostrarci che il mondo è depravato e corrotto, ma per ricordarci — l’avevamo un po’ dimenticato in tutti i nostri discorsi — che ai tempi moderni non manca solo una legge di osservanza interna — come l’onore e il giuramento — manca pure una morale sessuale — perchè tutte le regole che governano ancora un po’ i nostri costumi ci furono trasmesse dai tempi della civiltà limitata, e perdono forza con il perdersi dello spirito di limitazione. La signora Feldmann protesta che il marito non ha diritto di scacciarla dalla casa perchè essa non l’ha tradito, e il pubblico che Antonio non ha il diritto di sfruttare a quel modo la colpa della moglie: ma quale è la sanzione, poichè l’uno e l’altro sono persuasi di averlo, e sacrosanto, questo diritto? Tutti ci aggiriamo, cercandoli, sul luogo dove ci pare ci dovrebbero essere dei limiti: ma invano! Il segno non c’è.... No: una epoca che non sa rispondere risolutamente alla questione se New-York è bella o brutta, perchè non riconosce nè autorità nè criterio per decidere, non capisco in nome di quale autorità potrebbe dire a un uomo e a una donna: «Andate d’accordo, non fatevi dei torti, sopportatevi a vicenda, e generate dei figli». Lo Stato con la forza può imporre istituzioni e leggi: ma la sua potenza vien meno sulle soglie di Citera.... Non mi riesce di imaginare come lo Stato potrebbe costringere gli uomini e le donne ad amarsi e a generare.... Questo è uno dei limiti insuperabili della sua potenza....
In quel momento comparve la mia signora con dipinta sul volto una viva commozione: aveva visitata Maddalena, che le era parsa quasi morente, eppure non si era in nessun modo lagnata del marito, ma aveva espressa la sua gioia di riveder le bambine e le aveva chiesto quando sarebbe guarita in modo da poter ripigliare il lavoro.
— Maddalena — essa conchiuse — mi ha detto che Antonio non vuol più lavorare; e che fa assegnamento su lei per far fruttare il capitale che portano a casa. Ora capisco perchè Antonio non voleva saperne delle sue diagnosi e delle cure del dottore! Aveva paura di riconoscerle un pretesto o una ragione di non lavorare! Ora invece che spera di sostituire Maria a Maddalena....
L’accusa dell’abruzzese era dunque vera? Mi sentii commosso da pietà per la sventurata; e:
— Ecco una donna — non potei a meno di osservare — che non rovescia sugli altri la propria colpa. Ha trasgredito un segno una volta e si riconosce colpevole.
— Mentre avrebbe così facilmente potuto imputarne il marito... La sua lunga assenza... la sua cupidigia.... la sua brutalità. È dunque una donna virtuosa, davvero: più virtuosa di Orsola. Poichè la virtù consiste non già nel non peccare mai, il che è impossibile, ma nel pentirsi davvero quando si è trasgredito un segno. È la dottrina cristiana della contrizione; così profonda!
Frattanto io avevo ripensato alle cose dette dal Rosetti. Era vero: lo Stato moderno, pur essendo così potente, non poteva imporre la fecondità. Dunque bisogna ottenerla, per mezzo di un’autorità spirituale; e quest’autorità come costituirla in una società insofferente di limiti, senza sconvolgerla? E glielo dissi, conchiudendo che la sterilità era la malattia mortale della nostra società....
Ma il Rosetti non ebbe tempo di rispondermi. Proprio allora un cameriere venne a chiamar la mia signora e me per certe faccende che concernevano i bagagli.
— Per l’appunto — disse il Rosetti. — Bisogna che pensi anche io un po’ ai miei.
Ci salutammo, ma al momento di lasciarci:
— Vedi dunque — disse il Rosetti all’improvviso — che non ha poi tutti i torti la Chiesa se non vuol mettere in cielo Colombo, perchè ha commesso un adulterio. I nostri tempi son facili a annullare i vizi personali con i meriti estrinseci; ed hanno le loro buone ragioni. Ma anche chi sostiene il principio opposto ha le sue.... Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, sì; ha oltrepassato un termine: ma ritornato, ne ha voluto oltrepassare un altro, con quella signorina.... come si chiamava....
— Beatrice Henriquez.
— Dopo l’America, la signorina Henriquez.... Due limiti, andiamo, non è un po’ troppo: anche per Colombo?
Da quel momento la dissoluzione della piccola società natante precipitò. Ritrovi, crocchi, relazioni, tutto fu messo sossopra dall’agitazione dell’arrivo: tutti andavano e venivano frettolosi ed inquieti; febbrile addirittura la signora Feldmann che, aiutata da Lisetta, preparava i suoi numerosi bagagli, in modo da poter correre senza indugio al treno di Parigi.
Pranzammo in fretta, tutti distratti, con la testa al domani e alla terra: dopo il pranzo ricominciò l’agitazione ed il via vai.... Ci fu molto sussurro, tra i viaggiatori meno letterati, verso le nove, quando dal ponte, attraverso le finestre, la signora Feldmann fu vista nel refettorio confabulare con il capo dei camerieri e pagare il suo conto.
— Quanto gli darà di mancia?
— Mille lire?
— Ora che i miliardi sono sfumati?
— E il regalo, ce lo fa poi, sì o no? — aggiunse a un tratto la moglie del dottore di San Paolo.
— Campa cavallo, che l’erba cresce — disse la bella genovese, ironica.
— Eppure — replicò l’altra — Lisetta mi ha detto di sì: che ce lo farà....
— Lisetta è una bugiarda, che si burla di noi, d’accordo con la sua padrona. Ma quanto gli ha dato di mancia? sarei curiosa di saperlo — replicò l’altra.
In quel momento il cameriere faceva un profondo inchino alla signora, che usciva: a guardarlo in faccia mi sembrò soddisfatto: ma non così alla genovese.
— Guardi che faccia fa.... Ci si legge che è malcontento....
— Grandezza e Decadenza — mormorò il Cavalcanti, che osservava con me.
Verso le dieci vedemmo lontano dei lumi.
— È Marsiglia — dissero alcuni.
— Le isole Hyères — altri.
La Francia insomma. La grande Europa accennava e salutava di lontano i ritornanti con piccole luci! Scorsi anche la signora Feldmann, la faccia rivolta verso la notte, intenta a guardar quelle luci: mi avvicinai a lei: si volse: gli occhi erano rossi e lucenti di pianto! Ci coricammo tutti tardi: dormii poco: ci alzammo di buon’ora tutti come se così si arrivasse più presto, ed uscii sul ponte verso le sette. Era una mattina grigia e nebulosa: e già si vedevano in lontananza il Capo Mele, le colline della Liguria fitte di case, l’Italia.... Con che gioia pascemmo gli occhi di quella vista, tanto desiderata per due lunghe settimane! I bagagli essendo già quasi tutti pronti, non avevamo più nulla da fare, e potevamo star chiacchierando sul ponte, nella mattina fredda, oziosi e inquieti, impazienti e annoiati, spiando se si vedeva di lontano la lanterna di San Benigno; tutti fuorchè il Cavalcanti che, non avendo fatti i bagagli il giorno prima, per meditare sul mito di Apollo e di Prometeo, era condannato alla cabina in quel momento.
Incontrai il Rosetti già pronto a sbarcare; e passeggiammo un po’ guardando la terra, ragionando dell’America, dell’Italia, di Bellaria e delle nostre faccende, dei propositi futuri e del viaggio allora allora terminato. Lo ringraziai, anche a nome del Cavalcanti, delle belle e profonde idee che ci aveva esposte; gli dissi che avremmo riflettuto su quello a lungo. Ma non mi lasciò terminare; mi guardò sorridendo; e:
— Per chi mi pigli? — disse. — Per un filosofo? Non ci mancherebbe altro.... Tutto quel che ho detto si può stringere in una formoletta semplice semplice: che non bisogna volere tutto, non tutta la bellezza, non tutta la verità, non tutti i beni; ma occorre saper limitarsi perchè noi siamo degli esseri limitati. Ti par che occorra un nuovo Platone per scoprire e propagare una verità come questa? O per accorgersi che la felicità, il sommo bene come diceva Aristotele, il grande delimitatore, dipende da questa regola semplice come l’a, b, c?
— Altrochè se ce n’è bisogno! — interruppi vivacemente. — Ma se gli uomini l’hanno dimenticata del tutto, oggi, questa verità, che a lei pare e che dovrebbe essere così semplice!
— Perchè abbiamo scoperta l’America e inventate le macchine? Perchè siamo diventati ricchi, sapienti e potenti? Perchè spesso i filosofi ficcano il naso in molte cose che non li riguardano? Ma credi tu che così poco basti ad alterare l’equilibrio dell’Universo? La Vita è una cosa più semplice e chiara, che non paia a molti filosofi, oggi.... Guarda, per esempio: noi abbiamo discusso per due settimane, vivacemente, confusamente, cercando argomenti in cielo e in terra, se è meglio arricchire o studiare, coltivar campi o crear opere d’arte o inventar macchine; sino a qual punto si possa e si debba desiderare la ricchezza, cercar la verità, spasimare per la Bellezza; come si debba intendere il progresso: se noi siamo più virtuosi o più viziosi dei nostri antenati.... Ebbene? Abbiamo noi preso a discutere l’Universo tutto quanto o una questione semplice, semplice, che si scioglie con un po’ di buon senso in un batter d’occhio: questa: quali sono i rapporti tra l’Arte, la Morale, la Verità, e la Utilità o la Pratica che dir si voglia?...
— Alla grazia! Sicuro: noi abbiamo discusso semplicemente questa questione. Ma in questa questione che a lei pare semplice semplice è implicato l’universo tutto quanto!...
— Lo credi? Io direi invece di nuovo che è una questione semplice semplice, anche se a molti filosofi sembra assai oscura. La Vita non la risolve ogni giorno, senza esitare? Ma sono dei limiti vicendevoli, per Bacco! Per esempio: il senso del Bello può trattenere la Morale da certi eccessi punto estetici dell’Ascetismo; la Morale distogliere l’Arte da certi soggetti perniciosi, l’Utilità imbrigliare un po’ la Verità, ricordando all’uomo che «toute verité n’est pas bonne à dire», o impedir l’arte e la morale di divenir fine a sè stesse e disumanarsi; e via dicendo.
— Sta bene: ma quando come e a che punto l’una di queste cose deve limitar l’altra? Qui, ce la voglio.... Chi porrà il limite?
— La Volontà. La Volontà grande dei popoli e delle civiltà. Che cosa è la gloria se non lo sforzo perenne della Volontà per trarre nuovi e più perfetti equilibri e limitazioni, tra i diversi elementi della Vita universale? Dunque non ti inquietare: compi l’opera tua con fede e coscienza, senza presumerne troppo, senza offenderti troppo delle delusioni che ti procaccia, senza voltarti troppo spesso indietro: ed aspetta. Un giorno o l’altro l’atto di volontà aspettato proromperà. Da dove? Sappiamo forse noi donde è venuta la spinta che muove gli astri a cerchio delle loro orbite?
— Sarà: ma intanto il mondo moderno precipita nell’anarchia; e se l’anarchia le sembrasse un male ancora sopportabile, è minacciato dalla sterilità. Lei ha trovato l’altro giorno l’argomento decisivo contro questa civiltà illimitata, a favore delle antiche civiltà limitate. È questo; è la sterilità — inevitabile effetto del cadere di ogni autorità morale....
Il Rosetti pensò un poco; poi con fare esitante e come parlasse con sè stesso:
— E se la sterilità preparasse la rivincita della quantità e il rinascere dei limiti? In quelle antiche civiltà limitate, la popolazione non cresceva poco o spesso addirittura non scemava? Potremo noi pensare a raffinar questo gran blocco greggio che è la civiltà moderna, se gli uomini continueranno a pullulare da ogni parte? O non bisognerà allora continuare a inventar macchine, a saccheggiar territori in fretta e furia, a rovesciar tutti i limiti, a dire che è progresso il far più presto, anche facendo peggio?
Delle grida interruppero il discorso. Dei passeggeri credevano di scorgere Genova. Un cameriere porse il suo conto al Rosetti che partì con lui.
Vedendo nelle terze classi i bagagli degli emigranti accatastati nel mezzo, mi ricordai di Orsola e delle sue lettere: ma Orsola con mille discorsi, pianti e lai mi disse che le lettere dovevano avergliele rubate, perchè non c’erano più nella valigia. Le voltai indispettito le spalle, certo ormai che avevo avuto a fare con una isterica inquieta e piena di fole.
— Purchè le sue storie non vadano ad arricchire la letteratura dell’emigrazione! — pensai.
Tornato sul ponte, sentii la bella genovese che in un crocchio diceva con disprezzo:
— Sapete quanto ha dato di mancia? Duecento lire!
Il gioielliere era sdegnato; gli altri non si pronunciavano; solo la moglie del dottore di San Paolo:
— Se però — diceva un po’ timidamente — avessimo dato tutti in proporzione!
Ma la genovese inviperita:
— E il bel regalo, lo ha ricevuto non è vero, anche lei? Bello come il mio!
Ahimè! la leggenda della signora era stata ben caduca. Ma in quella sopraggiunse l’Alverighi, sbuffando:
— Come si respira male, nel Mediterraneo. Appena si esce dall’Atlantico si sente il chiuso e lo stantio, non è vero?
Poi ci additò in lontananza i monti della Liguria e le piccole case.
— E pensare — disse — che ognuno di quei miserabili che stentano la vita su quei dirupi potrebbe diventar milionario, se emigrasse in Argentina! L’Europa è piena di imbecilli!
Gli risposi ridendo che non sarebbe poi una così bella cosa se tutti diventassero milionari, perchè allora chi ci lustrerebbe ancora le scarpe? Ma non mi diè retta e:
— Abbiamo discorso per due settimane di cose inutili, Ferrero; vuol che facciamo un piccolo discorso serio? Vuol che i suoi figli almeno un giorno siano milionari? Compri terre nella provincia di Mendoza, dove le abbiamo noi. O nella provincia di Cordova....
E mi spiegò diverse speculazioni, per conchiudere: