Part 5
Carità!... Veste bianca come benda, croce al petto vermiglia come piaga: tra fumo e fuoco e sangue che dilaga ala e riparo di pietosa tenda:
quando ancor l'aria palpita del rombo della mitraglia, ed all'incendio in groppa Morte per campo e per trincea galoppa sugli eroi cui trafisse il ferro e il piombo,
piccola suora che non teme agguato di palle sperse, e dei feriti il carco segue e protegge per sinistro varco, della pietà, che l'arma. Eroe-Soldato!...
Chi m'è fratello ignoro e chi nemico, colui che a me si affida è tutto mio; e più egli soffre e più ritrovo Iddio nella miseria sua che benedico.
Come un leone ha combattuto, ed ora --«Mamma!.....--implora, con l'ansia d'un bambino Ch'io ti menta per lui, bacio divino: ch'io sia la madre della tragica ora!...
E il marcio e il lezzo delle piaghe, e i grumi di sanie, ed i troncati arti, ed i ciechi occhi divelti e i cavi petti e i biechi labbri ruggenti e il sangue sparso a fiumi
liberin me da me, mi rendan pura d'ogni memoria mia: così perduta nel pianto altrui, che dentro il cor sia muta la bestemmia dell'intima tortura.
II.
_Salvation Army._
_Salvation-Army!_...--Senza nome e senza patria, per tutti i lastrici del mondo e le case perdute e il trivio immondo, gettare, in gaudio, la mia pia semenza:
essere una, ed esser mille e più di mille: nei bassi vicoli e nei covi discendere, ove ingurgitan, da nuovi e vecchi sbocchi, delinquenti, drudi,
vittime stanche, femmine da conio, Barabba e Alfonso, Maddalena e Taide, e turbe vaporanti dalle laide carni dell'alcoöl l'arso demonio:
dove, figlia dell'ombra, la miseria s'accoppia al vizio e genera il delitto, tutta avventarmi, col vibrar diritto della siringa in una guasta arteria!...
Essere una, e mille, e più di mille. Esser piccola e pallida, e risplendere quale una torcia, e alla mia fiamma accendere umane innumerevoli scintille:
e sentir che, da esse, opache turbe potrebber forse divampare in roghi devastatori del mal seme, in roghi d'anime, illuminanti i campi e l'urbe:
per la carne che soffre e per l'anelo amor che l'arde, pel sottil sarmento e il magnifico incendio, essere il vento che sospinge le fiamme insino al cielo.
III.
_«Libera me da me.»_
Infilar presso a te punto su punto nel tugurio ove ignori e sonno e pace, o dolorosa, che, se il labbro tace, riveli il tuo patir nel volto smunto:
dell'aratro con te tirar la stanga per fender solchi che ci diano il pane, uomo, che tutte le scïenze umane sai, poi che in pugno sai stringer la vanga:
santificar con libero e fraterno gesto il tuo maglio, o fabbro, il tuo piccone, o minatore, la tua passïone umile, o schiavo del travaglio eterno!...
Libera me da me, nell'oceanico tumulto travolgendo il mio rottame naufrago, umanità, che hai sete e fame di cuori, a pasto del tuo cuor titanico!...
Forse la triste femmina in gramaglie pesanti, la reclusa che mi mugola dentro, con tal convulso arrancar d'ugola che par l'anima schizzi fra tanaglie,
tacerà.--Sarò un'altra. Sarò quella che dona. Sarò l'ombra della vita. Coglierò fiori con le bianche dita per alcun che dirà:--Grazie, sorella....--
E udrò l'onda del sangue gorgogliare non solo in me, ma in ogni calda polla della terra; e fluir, placida, colla calma d'un fiume che discende al mare.
I SOPRAVVISSUTI
I.
Fu, prima, ferocissima, la guerra. Poscia, il saccheggio con la pestilenza. E siccità distrusse ogni semenza. E il terremoto devastò la terra.
Mostruosi grovigli d'insepolte vittime scavalcando con demente rabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente, abbandonaron le crollate vôlte.
E ad uno ad uno caddero per via. E per giorni e per notti la tormenta divina imperversò, fin che fu spenta ogni voce nel mondo in agonia.
Di cerchia in cerchia ruinò sperduto del sole in traccia, come pazzo, il mondo; nel suo terrore d'astro moribondo all'altre stelle in van chiedendo aiuto.
Ma la celeste rutilante aurora, per volontà di Dio dal caos balzando, disse: Pace!...--e le arrise il miserando regno dei morti e del silenzio, ancora.
E pace fu, sopra la terra. Il solco, sazio di sangue e di midollo umano, in opulento biondeggiar di grano risfolgorò, senz'opra di bifolco.
E ancor le piante misero le fronde. E qualche uccello ancor vi pose il nido. Tutto tornò com'era, a monte e a lido, al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.
Sol fu distrutto quel che l'uom creò, la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio, la macchina: e distrutto egli, con l'empio suo cuore.--Ma un manipolo restò.--
Restò, padrone, in faccia al cataclisma. Restò, più forte della cieca morte. --Compagni!... Nostre ormai sono le porte del tempo!... Assunti dal vermiglio crisma
al gran destino, di gladïatoria possanza i maschi, di superba grazia le donne,--avanti!...--Il nuovo impero spazia da nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...--
II.
Ultimi d'una stirpe di titani, progenitori di più eccelsi eroi, or che faremo?... Quale, ora, da noi prova attende, alba vergine, il domani?...
Sparvero i lari, i codici, i messali, i crocifissi dalle tese braccia consolatrici: inabissò ogni traccia di civiltà negl'ìnferi letali.
O mio compagno atletico, rammenti tu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza, femmina bella come la bellezza, che smarrita mi guardi e non mi senti?...
E tu, che ascondi dietro il fronte enorme la scïenza dei secoli;--e de' tuoi volumi, ove scrutasti il prima e il poi, l'ammasso in gora senza scampo dorme?...--
E tu, che sulle storte gambe reggi ligneo torso nodoso, uso al travaglio di leva?... e tu, che corda di bavaglio tessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...
E tu, donna, che porti sulle labra impresso il bacio d'una moltitudine?... Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudine scandagliavi l'insonne anima scabra?...
Novello nome per virtù novella venga a ciascun dal limpido lavacro donde ei, fanciullo primigenio, il sacro cammino imprenda verso nova stella!...
Sia rimesso a ciascuno il suo peccato s'egli peccò secondo la scomparsa legge:--maravigliosa anima, apparsa dal caos, prima di te nulla era nato!...
Parli e agisca ciascun secondo il detto della sua verità, nuda ed eterna come quella che i sommi astri governa e un perchè impone all'albero e all'insetto:
ciascun discopra, invïolato, il volto della sua verità dall'ombra trista: per la bellezza che non fu ancor vista, per l'amore che ancor non fu raccolto.
III.
Fiorirà dal novissimo pensiero la novissima lingua; ai puri infanti coi colloquî degli alberi e coi pianti dell'acque intatto offrendo il suo mistero.
Maravigliosa anima nostra, figlia del caos, sì presso alla lucente origine che tocchi, col respiro, la vertigine degli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...
Nella tua nudità senza vergogna, nella tua forza che a se stessa è braccio, e, perchè sciolta d'ogni falso laccio, innocente di frode e di menzogna!...
Da oggi a sempre, o tu che nel tuo viso sol ti rifletti, va per vie d'amore, lieve ondeggiando in cerchi di splendore cosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!...
.... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Dio di questo giorno: già, sanguinolente nubi e spade di fiamma ad occidente guardano a noi come per dirci addio.
Mai non vedemmo, o miei fratelli, il sole con tristezza sì grande naufragare: sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare, di tacite impalpabili viole.
Dove sono, o fratelli, le campane che suonavano un dì l'Ave Maria, accompagnando il pellegrin per via, dolci di tutte le dolcezze umane?...
Dove le umìli tremule fiammelle dei lari, guida al vagabondo e scorta?... O memoria, tu dunque non sei morta!... uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...
Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore, se ha freddo. E dentro soffochi il singulto. Se rivelato essere a noi l'Occulto deve, e vinto da noi tempo e dolore,
dal più profondo anelito dell'Io sorga e s'adori,--come nella culla di strame il Cristo,--innanzi al tutto e al nulla, l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.
FINE.
Nota dei trascrittori
Le grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.