Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II

Part 8

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Anche gli editori delle antiche inscrizioni sono illustratori delle lingue, laonde essi pure non debbono essere dimenticati. Il Muratori nel suo Tesoro, il Donati nel supplimento, il Gori nelle iscrizioni Doniane e in quelle della Toscana dettero iscrizioni Greche, ma lʼindole di queste opere non era tale, che porgesse loro occasion favorevole per far conoscere una perizia non ordinaria in questa lingua. Maggiori Grecisti si mostrarono nel Museo Veronese il Marchese Maffei, in varie opere il P. Corsini, neʼ monumenti del Peloponeso il P. Pacciaudi, e nelle due iscrizioni di Regilla il sommo antiquario Signor Visconti cui la Francia poi rapì allʼItalia. Non bastò ai tre ultimi principalmente di mostrare il lor valore in questa lingua pubblicando, e spiegando iscrizioni; ma vie più lo mostrarono in queste, e nelle altre opere dʼantiquaria interpetrando ed emendando gli antichi scrittori. Ed io son dʼavviso, che se il Pacciaudi, ed il Visconti non si fossero rivolti a maggiori imprese, e avessero voluto coltivare ex professo quella parte della critica, che si aggira intorno alla emendazione delle opere antiche non sarebbono mancati allʼItalia gli Hemsterhusi, gli Heyne, e i Wittenbach. Lo stesso dicasi dʼaltri parecchi, che in ciò si sono esercitati quasi per ozio. Tali sono oltre il Mingarelli, il Pagnini, ed altri nominati di sopra, il Martorelli nelle sue opere dʼantiquaria, lʼIgnarra nelle annotazioni sopra lʼinno a Cerere attribuito ad Omero, il Salvini in varie opere, e massimamente nelle emendazioni di Menandro e Filemone, di cui pure ho già fatta parola. A questi si deve aggiungere Benedetto Averani, che nelle sue dissertazioni parecchi luoghi dellʼAntologia, di Tucidide, ed Euripide tra i Greci, di Livio, Cicerone, Virgilio tra i Latini spiega o corregge.[215] Anche lʼAlmagesto di Tolomeo avrebbe ottenuto da lui somigliante favorevole officio, ed i Comentarj di Teone, di Nicolao Cabasila, e di Pappo sullʼAlmagesto, le quali opere aveva egli cominciato a trasportare in latino, ed a collazionare coi codici Laurenziani: ma poi ne abbandonò lʼidea, quando seppe, che il Viviani dal Cardinal Leopoldo deʼ Medici aveva ottenuto un Codice contenente la traduzione deʼ Comentarj di Teone fatta da Teofilo dʼUrbino, e che questi troppo liberalmente donata lʼaveva non so a qual Francese a condizione che ritornato in Patria la desse alle stampe. Ma il Francese quanto fu facile a ricevere il dono, altrettanto fu restio a mantenere la data fede.[216] Al secolo diciassettesimo a dir vero appartiene Benedetto Averani più presto che al diciottesimo: siccome però in questo egli è morto, in questo sono stampate le sue dissertazioni, ho giudicato non alieno dal mio argomento il farne parola. AllʼAverani si unisca il P. Politi. Fino dagli anni suoi giovanili egli coltivò questa parte della critica, e non cessò di coltivarla finchè visse. Molto si adoperò per illustrare lʼEtimologico magno, Stefano Bizantino, Dionisio dʼAlicarnasso, Erodoto, e Marziale; ma nulla di ciò è uscito in luce. Se però dalle annotazioni sopra Eustazio possiamo trarre argomento, di leggieri cʼindurremo a credere che utile ne sarebbe la pubblicazione.[217]

NOTE:

[131] _Osservazioni sopra alcune Lezioni della Iliade dʼOmero. Milano._ 1813. in 8.

[132] _Eustathii Diaconi a supplicibus libellis et oratorum magistri, postea Archiepiscopi Thessalonicensis Commentarii in Homeri Iliadem. Alexander Politus Florentinus de Cl. R. Scholarum Piarum nunc primum Latine vertit, recensuit, notis perpetuis illustravit. Accedunt notae Antonii M. Salvini. Florentias apud Bern. Paeperinium._ 1730.—1735. T. 3. in f.

[133] _Anonymi Scholia Graeca in Homeri Iliados Librum primum. Venetiis_ 1740. in 4.

[134] _Homeri Ilias ad veteris codicis Veneti fidem recensita. Scholia in eam antiquissima ex eodem Codice aliisque nunc primum edidit cum asteriscis, obeliscis, altisque signis criticis. Io. Bapt. Caspar dʼAnsse de Villoison. Venetiis, typis et sumptibus fratrum Coleti._ 1788. in fol. Sarebbe stato opportuno che il Grecista Francese avesse voluto mostrarsi in questa edizione meglior critico, e avesse purgati quegli scolj dai molti errori, di che sono soverchiamente imbrattati. Dovevasi ancora porvi gli accenti, perchè a questi vi si allude talvolta.

[135] _Anecdota Graeca e Regia Parisiensi et e Veneta S. Marci Bibliothecis deprompta edidit L. B. C. dʼAnsse de Villoison. Venetiis typis et sumptibus Io. Coleti_ 1781. T. 2. in 4.

[136] _Apollonii Sophistae Lexicon Graecum Iliadis et Odisseae etc. Lut. Par._ 1773. T. 2. in 4.

[137] _Patavii_ 1747. in 8.

[138] _Ex Regio Parmensi Typographio_ 1785. in 4.

[139] _Theognidis Megarensis sententiae, Phocylidis poema admonitorium, Pythagorae aurea carmina. Graecis ex adverso Latina interpetratio adposita; multis in locis quam antea correctior prodierit. Accedit Italica versio metrica_ (Ant. M. Salvini) _curante Ang. M. Bandinio etc. Florentiae typis Mouckianis._ 1766. _in_ 8.

[140] _Callimachi Hymni etc._ Ibid. 1763. in 8. _Arati Solensis apparentia etc._ Ibid. 1765. in 8. _Nicandri Theriaca et Alexipharmaca etc._ Ibid. 1764. in 8. _Tryphiodori. Aegyptii Grammatici excidium Trojae_ etc. Ibid. 1765. in 8. _Coluthi raptus Helenae_ etc. Ibid. 1765. in 8. _Musaei Grammatici de Herone et Leandro Carmen._ ec. Ibid. 1765. in 8.

[141] Egli avverte con ragione, che lʼedizione del 1742. è del Lami, ma erra poi asserendo, che è proibita dalla Chiesa. Il Lami la fece ad uso del Seminario Fiorentino. Monsignore Incontri però se ne dolse con lui non essendo conveniente di porre in mano di giovani, e ciò che è più, di giovani ecclesiastici lʼintera collezione delle poesie dʼAnacreonte; onde il Lami fu costretto di mutare il frontispizio, togliendone le parole _ad usum Seminarii Florentini_. Io ne ho un esemplare con queste parole donatomi dal Ch. Sig. Ab. Fiacchi. Egli ha seguita la prima edizione dʼEnrico Stefano, e vi ha aggiunta la versione poetica del medesimo, e in mancanza di questa ha supplito con quella dʼElio Eobano Hesso. Il testo è senza accenti tranne quei luoghi, dove giovano allʼintelligenza. Ciò parmi strano giudicando, che o debbansi porre tutti, o tutti tralasciare.

[142] _Notices des Mss. de la Bibl. Nat._ T. 5. p. 465.

[143] _Anacreontis Teii Odaria praefixo commentario, quo Poetæ genus traditur et Biblioteca Anacreontica adumbratur additi var. Lectionibus. Parmæ ex Regio Typographeio._ 1785. in 4.

[144] Io aveva scritte queste cose, quando mi sono pervenuti _Empedoclis et Parmenidis fragmenta. Lipsiae._ 1810. carissimo dono dellʼegregio poliglotto Sig. Ab. Peyron. Ivi alle pag. 32. 33. si difende questa edizione dalle inurbane accuse del Fischer. A lui perciò mi rimetto.

[145] _Le Odi dʼAnacreonte e di Saffo recate in versi Italiani da Francesco Saverio de Rogati. Colle_ 1782. T. 2. in 8. Una bella traduzione ha poi fatta dʼAnacreonte e Saffo il signor Giovanni Caselli, che ha pubblicata magnificamente peʼ torchi del Piatti a Firenze il 1819. in f.

[146] _Roma._ 1762. T. 3. in 8.

[147] P. 50. della prefazione alla sua edizione di Pindaro di Gottinga 1798. LʼOpera del Mingarelli è intitolata: _De Pindari Odis Conjecturae Bononiae_ 1772. in 4. Non 1775. come per errore si dice nella citata prefazione.

[148] Si veda fra gli altri luoghi la Prefazione p. 17.

[149] _I Sette in Tebe Tragedia dʼEschilo recata per la prima volta dal testo Greco in versi volgari e con annotazioni illustrata. Vinegia Coleti_ 1784. in 8. _Prometeo legato_ etc. Ivi 1785. in 8.

[150] _Roma_ 1754. in 4.

[151] _Padova_ 1743. e seg. T. 20. in 8.

[152] _Pro Euripide et novo ejus Italico Interprete dissertatio P. Carmeli. Patavii_ 1750. in 8. Si replicò negli atti di Lipsia del 1751. con nuova, e più acre censura.

[153] _Comment. in Anthol._ T. 1. p. 12.

[154] _Not. in Aristoph._ T. 1. p. 47.

[155] _Appar. Dem._ T. 2. p. 468.

[156] _V. Euripidis opera_ T. 3. p. XV. ed. Lips. 1788.

[157] _Aristophanis Comoediae Graecae emendatae ex auctoritate praesertim libri optimi saec. X. cum scholiis antiquis hactenus ineditis et commentario, auctore Philippo Invernizzio Lipsiæ_ 1793. T. 3. in 8.

[158] _Venezia_ 1752. in 8.

[159] _Firenze_ 1751. ivi 1754. in 4.

[160] _Giorn. deʼ Lett. di Fir._ T. 3. p. 221. e 222.

[161] _Demosthenis Orationes de Repubblica ad populum habitae Latio donatae ab. Io. Vincentio Lucchesinio Patritio Lucensi cum notis criticis et historicis. Romae_ 1712. in 4.

[162] _Ad Charit._ p. 177.

[163] T. 1. p. LI.

[164] App. Dem. T. 2. p. 5.

[165] Vediamolo solamente nelle tre Olintiache. Olint. 1. T. 1. Reiske nella nota alla p. 9. l. 13. adotta la spiegazione proposta nella prima nota allʼOlint. 1. p. 153. La spiegazione del verbo διάθεσθαι per _vendere_ dellʼOlint. 2. è seguitata nella nota alla p. 22. l. 1. 26. La correzione della punteggiatura fatta nella prima nota allʼOlint. 3. p. 155. è ammessa nella nota alla p. 30. l. 10.

[166] _Firenze_ 1761. T. 4. in 12.

[167] Ambedue stampate a Parma pel Bodoni, la prima il 1780. T. 2. in 4. e la Seconda ivi p. 1792.

[168] Romae. 1759. in 4.

[169] _Chardon de la Rochette Mel._ T. 1. p. 253.

[170] _Archimedis opera ec. Oxoniae_ 1792. in f.

[171] _Lett. deʼ suoi viaggi_ T. 3. p. 201.

[172] _Heliodori Larissaei capita opticorum. Pistorii_ 1758. in 8.

[173] _Roma._ 1791. 1794. T. 2. in 4.

[174] _Lett. deʼ suoi viaggi_ T. 3. p. 202.

[175] Neap. 1747. 1749. T. 2. in f.

[176] _Historiarum Romanorum fragmenta cum novis earumdem lectionibus a Iacobo Morellio Bibliothecae Venetae Praefecto nunc primum edita. Bassani_ 1798. _in_ 8.

[177] Venetiis 1785. in 8.

[178] _Herculanensium voluminum, quae supersunt Tomus I. Philodemi de Musica Liber IV. Neap. ex R. Typ._ 1793. _in f._

[179] _Iacobs Animadv. in Anthol._ V. 2. P. 1. p. 244. e segg. _Chardon de la Rochette Mel._ T. 1. p. 206. e segg.

[180] _Rapport historique sur les progrés de lʼhistoire et de la litterature ancienne depuis_ 1789. _presenté a S. M. lʼEmpereur et Roi par le Classe dʼhistoire etc. de lʼInstitut._ p. 68.

[181] Ivi.

[182] Dicesi, che il celebre chimico Inglese Cav. Davy dia qualche speranza di riuscirvi. Certo è che se la chimica può somministrare mezzi per ottener questo intento egli saprà trovarli.

[183] _Magasin. Encycl. de M. Millin Ian._ 1812. p. 120.

[184] _Libanii Sophistae Orationes XVII. Antonius Bongiovanni nunc primum e MSS. codicibus eruit, latine vertit, notisque illustravit, Venetiis._ 1754. in 4. Leonardo Adami preparò unʼedizione più ampia, e più corretta di tutte le opere di Libanio, che poi non fu stampata. Amaduzzi _praef. ad leg. Nov._ V. anecd. p. XXII.

[185] _De originibus arabicis aliquot vocabulorum civitate Germanica donatorum in Act. Soc. Lat. Jen._ T. 4.

[186] _Chirurgici veteres. Florentiae_ 1764. in f.

[187] _Xenophontis Ephesii de amoribus Anthiae et Abrocomae libri V. Londini_ 1726. in 8. E di nuovo _Lucae_ 1781. in 4. _Graecae Latine, Italice, et Gallice._ Più altre fatiche ancora fece il Cocchi intorno ai Greci Codici Fiorentini. Imperciocchè raccolse le varianti di Filone Ebreo, che poi servirono allʼimpressione fatta in Londra per opera del Mangei il 1742. trascrisse il Romanzo di Caritone, e lo vendè al dʼOrville, e finalmente molto lavorò intorno agli scrittori di medicina, che manoscritti si conservano nella Laurenziana, copiandoli, ed indicandone, le varianti. Fabbroni nella sua vita.

[188] _Xenocratis Arphrodisiensis de alimento ex aquatilibus cum notis integris T. G. Frid. Franzii. Accedunt novae variantes lectiones ex Cod. MS. depromptae et animadversiones Diamantis Coray nunc primum editae: itemque adnotationes, additamenta in glossarium Franzii hodiernam ichthyologiam illustrantia, et lucubratio de piscium esu Cajetani de Ancora. Neap. typis regiis_ 1794.

[189] _Florentiae._ 1750. in 4.

[190] _Romae_ 1788. in 8. Egli ha preparate altresì alcune correzioni ed illustrazioni alla Preparazione Evangelica dʼEusebio, a parecchie iscrizioni del Grutero del Muratori, dello Spon, e dʼaltri, ed a più e diversi autori Greci e Latini. _Caballeros suppl. I._ p. 246.

[191] _Eustathii ec. commentarii in Dyonisium Periegetam Alexandro Polito interprete. Coloniae Allobr._ 1745. _in_ 8. _Orationes octo Alex. Politi ad Accademiam Pisanam. Ejusdem animadversiones in Eustathium ad Dyonisium Periegetam._ Romae 1742. in 4.

[192] Fabroni Vit. T. 8. p. 59.

[193] _Corporis Historiae Byzantinae nova appendix, opera Georgis Pisidae, Theodosii Diaconi, et Corippi Africani Gramatici complectens. Romae_ 1771. in f.

[194] _Georgii, seu Gregorie Cyprii Patriarchae Constantinopolitani vita, quae ex Codice Lugduno Batavensi nunc primum græce in lucem prodit cum latina interpretatione et notis. Accedunt dissertationes duae Historicae et Dogmaticae cum binis epistolis ejusdem Cyprit ad amicum, et Moschamperis Excorto phylacis ad ipsum nunc primum editis: queis Byzantina Georgis Pachymeris historia illustratur auctore Fr. Jo. Francisco Bernardo M. de Rubeis Ord. Pred. Venetiis_ 1753. in 4.

[195] _Bjornstahel Lett. deʼ suoi viaggi_ T. 3. p. 42.

[196] _Anecdota Graeca Patavii._ 1713. T. 3. in 4. Oltre agli Aneddoti latini stampati separatamente.

[197] _Graecae Eulesiae vetera monumenta Florentiæ_ 1761. T. 3. in 8.

[198] _Deliciæ eruditorum seu veterum anecdotorum collectanea. Florentiæ_ 1736.—44. T. 15. in 8.

[199] _Anecdotorum fasciculus. Romæ_ 1756. in 4.

[200] _Clarorum virorum ec. epist. ex. codd. MMS. Bibliothecæ Collegii Romani S. T. nunc primum vulgatæ Romæ_ 1754. T. 2. in 8.

[201] _Anecdota litteraria ex. MSS. Codicibus eruta. Romæ_ 1773. T. 4. in 8.

[202] _Catalogus codicum MSS. Bibliothecae Lauretianae ec. Florentiæ._ 1764.—93. T. 11. _in f. Graeca Divis Marc. Bibliotheca codicum MSS. Venetiis_ 1740. T. 2. _in f. Graeci codices manuscritti apud Nanios Patricios Venetos asservati. Bononiae_ 1784. in 4. Il P. Luigi Mingarelli descrisse altresì i codici Greci e Latini della celebre libreria del Cardinale Passionei, come dice il P. Cavalieri nella sua vita, e il Cardinal Quirini mentre era monaco compilò il catalogo di quella della Badia di Firenze. Un breve, ma bel catalogo della libreria Veneta di S. Marco dette il Cavaliere Abate Morelli nel 1802. coʼ torchi di Bassano, il quale non appartiene al mio instituto.

[203] _Institutiones Thealogicae antiquorum Patrum ec. Romae_ 1769. T. 4. in. 4.

[204] _Romae_ 1740. in fol. e Tom. 2. in 4.

[205] _Bononiae_ 1779. in fol. II dottissimo Sig. Ab. Morelli, alla diligenza del quale niuna cosa fugge, ha benissimo osservato, che questa storia non è diversa da quella che col nome di Giulio Polluce pubblicò poi come inedita il Sig. Ignazio Hardt a Monaco nel 1792. in 8.

[206] _S. Gregorii Agrigentini Explanationes Ecclesiasticae, Libri X. Ven. Coleti_ 1791. in fol. Lʼunica cosa, che è da desiderarsi in questa edizione è lʼuso degli accenti, che si sono tralasciati contro la pratica deʼ migliori editori dʼopere Greche principalmente di quegli scrittori non molto antichi, che certamente gli adoperavano.

[207] _Romae_ 1788.

[208] _Veronae_ 1732. in 4.

[209] _Romae_ 1772.

[210] _Romae_ 1721. in 4. Altre cose liturgiche deʼ Greci egli pubblicò ancora nelle _Diatribae quinque etc._

[211] _Romae_ 1794. in 4.

[212] Ivi. 1795. in f.

[213] _Romae._ 1795. in f.

[214] Nella Raccolta Milanese del 1757.

[215] _Benedicti Averanii dissertationes habitae in Pisana Academia. Florentiae_ 1716. 1727. in fol.

[216] _Fabbroni Vit._ T. 8. p. 17.

[217] Avvedutamente ho trascurate alcune piccole cose di non molto momento impresse nelle Raccolte del Calogerà, e del Mandelli ec.

_Traduzioni._

~CAPO~ IX.

Dopo aver finquì parlato degli editori vuolsi ora far passaggio ai traduttori. Questi però sono tanti di numero, che reputo conveniente di tralasciare del tutto coloro, che poche, e piccole cose hanno volgarizzate. Degli altri poi parlerò brevemente, tranne alcuni che richiedono più lungo ragionamento. E in primo luogo si dee molto commendare il chiarissimo Sig. Ab. Rubbi, il quale con ottimo divisamento prese a raccogliere le versioni dei poeti tolti dʼogni età, e dʼogni nazione, e solamente è da dolersi, che la morte dello Stampatore Zatta abbia interrotto così util disegno[218]. Nè bastò a lui dʼesser giudizioso editore, ma fu ancora traduttore elegante, inserendovi oltre ad alcuni pezzi biblici, (i quali non essendo volgarizzati dallʼoriginale non appartengono alla presente trattazione) la versione del poemetto di Museo sugli avvenimenti dʼEro, e Leandro, che ivi si legge da lui recato in bei versi sciolti. Due sono i traduttori, che per certi riguardi a mio giudizio richiedono special menzione, cioè Anton Maria Salvini, e il Cesarotti. Moltissime son le traduzioni fatte dal primo, parecchie stampate, ed alcune inedite; e sono tante, che appena si crederebbe esser lavoro dʼun solo uomo. Egli volgarizzò Omero, Esiodo, Anacreonte due volte, Callimaco, Teocrito, Oppiano, Orfeo, Nicandro, Teognide, Museo, Trifiodoro, Coluto, Senofonte Efesio, Epitteto, Quinto Calabro, Nonno Panopolita, alcune cose dʼEuripide, dʼAristofane, di Proclo, di Luciano, di Diogene Laerzio, di Plotino, di Libanio, e di S. Gregorio Nazianzeno, oltre ad alcuni scrittori Latini, Francesi, Inglesi, e a molte altre produzioni letterarie. Egli traduce sempre letteralmente, avendo cura di rendere Italiana quasi ogni parola dellʼoriginale. Lo stesso si dica delle versioni da lui fatte in latino, e di quelle che dal Latino ha fatte in Italiano o in Greco. Ora ognun vede, che traducendo così in versi i poeti debbono le sue versioni esser prive di quella grazia o maestà o forza, che hanno gli originali. E tali sono veramente; onde gran lamento si fa da molti contro a lui per questo appunto. Anzi non vʼha quasi traduttore buono o mediocre (parlo di quelli, che si sono allontanati dal metodo Salviniano) il quale non lʼabbia a quando a quando voluto mordere. Ma tanti rimproveri sono poi giusti? Era il Salvini assai buon poeta, come si vede dalle sue rime; e se nelle versioni usò modi triviali, e diciam anche plebei che non usò poi nelle rime, è manifesto segno, che egli non volle in queste esser poeta, e solamente ebbe in mira di giovare a coloro, che hanno bisogno di qualche ajuto per intendere quegli Autori. Laonde il biasimar lui, perchè non ha conservata la dignità la grazia e gli altri pregi deʼ Greci Poeti, è lo stesso che se altri biasimasse il Cesarotti, perchè non ha espresso nella _morte dʼEttore_ il rigoroso significato di qualche parola, o di qualche espressione dellʼIliade. Ha egli tradotto in versi, perchè forse credeva, che, qualunque sia il fine, che altri si propone traducendo, fosse disdicevole di recare in prosa le opere deʼ Poeti; non perchè usando la misura deʼ versi giudicasse necessario adoperar lo stile proprio della poesia: cioè prese dalla poesia tutto quello, che poteva senza allontanarsi dal suo scopo. Un altro fine ancora ebbe egli forse, o almeno un altro vantaggio si ritrae daʼ suoi volgarizzamenti, ed è il vantaggio della nostra lingua. Molte voci, e maniere di dire, che erano disusate richiamò a nuova vita, molte ne tolse dalla lingua Greca dalla Latina dalla Francese ad arricchire il tesoro della nostra. I suoi contradittori hanno avuto in mira dʼemulare quanto era possibile gli originali, sforzandosi di rappresentare con parole, e modi Italiani, o Latini la grazia, la forza, la dignità loro, mentre procuravano di rappresentarne il senso. Quantunque io confessi, che non sempre sia riuscito al Salvini di conseguire i fini, che si era proposti, pure desidero, che i suoi critici non si siano mai allontanati dal loro meno di quello, che egli abbia fatto dal suo.

Ho detto, che al Salvini non è sempre riuscito di conseguire ciò che si era proposto, volendo intendere, che non è stato sempre fedele allʼoriginale. Questo rimprovero gli fece Giuseppe Torelli,[219] al quale però procurò di rispondere il Lami sotto il nome di Accademico Apatista nelle Novelle Fiorentine del 1747. Glielo fece altresì il celebre Ab. Lazzaro Spallanzani, che la sua carriera Letteraria cominciò con due lettere dirette al Conte Algarotti,[220] nelle quali esamina i primi due libri della traduzion dellʼIliade. E in altri volgarizzamenti ancora altri potrà notare qualche difetto. E perchè no? In una notte tradusse Museo, come si vede da una postilla, che egli vi aggiunse in fine. E gli altri suoi volgarizzamenti debbono pure esser fatti con molta fretta, il che si deduce dal loro numero grande, e dal numero pur grande dellʼaltre cose sue. Che se Omero dormicchia talvolta, come dice Orazio, e chi è discreto, gliele perdona, può ben dormicchiare anche il Salvini. Ma la sua negligenza non è frequente, ed è perdonabile. Pure le sue versioni meriterebbono dʼessere alquanto più accarezzate dagli eruditi, e dirò anche studiate, e ne ritrarrebbono ottime emendazioni degli originali. Ognuno se ne potrà di leggieri persuadere, ove solamente si prenda fra mano il Senofonte Efesio del Baron Loccella, che più, e diverse volte lo fa vedere. So che lʼHemsterhusio, lʼAbresch, il dʼOrville, e sopra gli altri il Loccella hanno molto più del Salvini giovato alla correzione di quel romanzo. Ma essi lo studiarono lungamente a fine dʼemendarlo, ed il Salvini lo leggeva per tradurlo, e traducendo faceva quelle emendazioni, che spontanee gli si presentavano alla mente.

Certo è che dottissimo era nella lingua Greca, e il Pope non molto modestamente soleva dire, che due sole persone aʼ tempi suoi erano al Mondo, le quali sapessero bene questa lingua, cioè il Salvini in Toscana, ed egli stesso in Londra. Io non dirò tanto nè dellʼuno nè dellʼaltro, ma francamente asserisco, che ambedue erano dottissimi, e del Salvini lo mostrano i contrastati suoi volgarizzamenti, fraʼ quali non tiene lʼultimo luogo quello testè citato di Senofonte Efesio, e tiene il primo per lʼeleganza, colla quale ha ottimamente emulato lʼelegantissimo originale.

Il Cesarotti è lʼaltro traduttore di cui vuolsi far, come ho detto, più special menzione. Osserva il Salvini una scrupolosa fedeltà; segue il Cesarotti una libertà or più or meno grande. Non tenne egli questo metodo volgarizzando il Prometeo dʼEschilo nel qual lavoro fu Salviniano anzi che no.[221] Ma poi nella traduzione di Demostene, nel corso di letteratura Greca, ed in Omero fu molto diverso. E quì, se pongo mente alle molte cose, che meriterebbono dʼessere esaminate, ed alla riputazione grande, alla quale questo celebre letterato è salito, mi vedo costretto ad entrare in un campo vasto e pericoloso e superiore di molto alle mie deboli forze. Pure dirò ciò che sento, e lo dirò più brevemente che mi sarà possibile.