Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II

Part 4

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[62] Le opere di bibliografia Ebraica di questo instancabile scrittore sono le seguenti. I. _De Hebraicae Typographiae origine ac primitiis, seu antiquis ac rarissimis hebraicorum librorum editionibus sec._ XV. _Parmae_ 1776. in 4. E di nuovo colla prefazione dellʼHufuagel _Arlangae_ 1778. in 8. II. _De Typographia Hebraeo-Ferrariensi Commentarius historicus, quo Ferrarienses Judaeorum editiones hebraicae, hispanicae, lusitanicae, recensentur, et illustrantur. Parmae_ 1780. in 8. E di nuovo _cum auctoris epistola, qua non nulla Ferrariensis typographiae capita illustrantur, Hufnagelii praefatione. Erlangae_ 1781. in 8. III. _Annali Ebreo-tipografici di Sabioneta in fine della vita di Vespasiano Gonzaga del P. Affo. Parma_ 1780. in 4. E di nuovo tradotti in latino dal Roos con unʼappendice dellʼautore. _Erlangae_ 1785. in 8. IV. _De ignotis nonnullis antiquissimis hebraici textus editionibus ac critico earum usu. Accedit de editionibus hebraeo-biblicis appendix historico-critica ad nuperrimam Bibliothecam Lelongo-Marchianam. Erlangae_ 1782. in 4. V. _Annales Hebraeo-typographici Saec._ XV. _Parmae_ 1795. in 4. VI. _Annales Hebraeo-typographici ab ann._ 1401. _ad_ 1540. _Parmae_ 1799. in 4. VII. _Bibliotheca judaica antichristiana, qua editi et inediti judaeorum adversus christianam religionem libri recensentur. Parmae_ 1800. in 8. VIII. _Apparatus hebraeo-biblicus, seu MSS. editique codices sacri textus, quos possidet novaeque variarum lectionum collationi destinat auctor. Parmae_ 1782. Non è di questo luogo il parlare del Catalogo di tutti i suoi codici, nè del Dizionario storico degli Autori Ebrei, perchè sono stampati nel 1802. e 1803. Dirò però che la sua Biblioteca forma lʼammirazione degli uomini dotti, che lʼhanno veduta. Basti per tutti il celebre Adler il quale nel suo viaggio _Biblico-critico_ di Roma dice, che essa merita di fare un viaggio a Parma per vederla; che chi vuole applicare allo studio deʼ MSS. Ebraici biblici, o alla critica deʼ Sacri testi primitivi può risparmiare dʼintraprendere altri viaggi, e di vedere o consultare altre Biblioteche, perchè Parma sta in luogo di tutte. S. M. I. lʼArciduchessa Duchessa di Parma, per quellʼamore che nutre peʼ buoni studj, si è poi degnata di comprarla, e generosamente lʼha donata alla Libreria pubblica di quella Città, lasciandone però lʼuso a lui finchè vivrà.

[63] _Codices MSS. Bibliothecae R. Taurinensis Athenaei. Taurini ex Typogr. R._ 1749. T. 2. in f.

[64] _Bibliothecae Hebraicae et Grecae Florentinae, sive Bibliothecae Mediceae-Laurentianae catalogus. Florentiae_ 1757. in f. et in 8. T. 2.

[65] _Stephani Evodii Assemani Episcopi Apamaeensis bibliothecae Mediceae Laurentianae et Palatinae codicum MSS. Orientalum Catalogus. Florentiae_ 1742. in f.

[66] _Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codicum manuscriptorum catalogus in tres partes distributus, in quarum prima Orientales, in altera Graeci, in tertia Latini, Italici, aliorumque Europaeorum idiimatum codices: Stephanus Evodius Assemamus. ec. digesserunt, animadversionibusque illustrarunt. Partis primae Tomus primus complectens codices Hebraicos et Samaritanos. Romae ex Typographia linguarum Orientalium Angeli Rotilii in aedibus Maximorum._ 1756. in f. I tomi secondo e terzo contenenti i Codici Siriaci, e Caldei furono anchʼessi stampati; ma unʼincendio destatosi nella stanza dove erano questi volumi li consumò la notte deʼ 30. Agosto del 1768. _Bjoerns. Lett. deʼ suoi viag._ T. 3. p. 263.

[67] Si veda ivi lʼelenco delle sue opere edite ai N. 1. 2. 4. 7. 11. e quello dello inedite ai numeri 2. 3. 9. 11. 12.

[68] Si veda il Catalogo delle sue opere inedite, che è unito allʼOrazion funebre del Canonico Ciolli stampata in Roma il 1802.

[69] _Roma_ 1792. in 8.

_Delle lingue Caldea, e Rabbinica._

~CAPO~ VI.

Alla lingua Ebrea per intima cognazione unite sono la Caldaica, e la Rabbinica, alle quali farò ora passaggio. Di queste volle mostrarsi benemerito lo Zanolini pubblicandone la grammatica e il Lessico,[70] ma in questi due libri egli non fece quasi altro, che copiare il Buxtorf, di che mi ha fatto accorto il signor Peyron dottissimo professore di lingue orientali nellʼAccademia di Torino. In fatti lʼordine, e gli esempj sono gli stessi: nella _Prassi Grammatica_ gli squarci del decalogo ricavati da Onkelos, e da Jonatan, e quelli dello Zoar, e del Sanhedrin sono trascritti dalla _Prassi_ del Buxtorf. Dal suo trattato _de abbreviaturis_ è preso ciò che ivi aggiunge sul Talmud, talchè ne ha copiato fino gli errori tipografici onde alla pagina 105. cita il numero פת dei Chetuvoth invece di פא, perchè si ha così alla pagina 255. del Buxtorf nellʼedizione del 1640.[71] Così pure dal Filologo Ebreo del Leusden prese molto di ciò che disse sopra Onkelos. E riguardo alle abbreviature fu sì fedele al Buxtorf, che nè pure vi aggiunse il supplimento unito dal Volfio alla sua Biblioteca Ebraica, nè quelle che Giovanni Enrico Majo diede nel catalogo della Libreria Uffembachiana.[72] Molto certamente aggiugnerebbe il signor de Rossi, se si risolvesse di compiere e di pubblicare la sua opera _de studio Rabbinico_, la quale in cinque libri parla dellʼuso, e dellʼutilità di questo studio, del modo di leggere ed intendere gli scritti deʼ Rabbini, e delle oscure loro frasi ed autori. Nè questa è la sola opera che mostri la profonda dottrina sua nella lingua Rabbinica. Perchè oltre a quelle, che intorno alla Ebraica Storia letteraria ho già indicate, oltre a quelle che essendo stampate in questo secolo[73] non appartengono ai presente mio ragionamento, altre molte ne serba nel tesoro deʼ suoi manoscritti; che ben si debbono con questo titolo designare, siccome quelli che per la moltitudine sono prodigiosi, e tali debbono essere anche più per la loro profondità. Per esserne convinti basta per una parte percorrerne i titoli nel catalogo delle sue opere inedite, che unito si legge alle memorie della sua vita, e per lʼaltra parte richiamarsi alla mente la vastità della sua dottrina nelle lingue orientali, e nellʼEbraica massimamente. Nel _Rapport historique sur les progrés de lʼhistoire et de la litterature ancienne depuis_ 1789. presentato a Buonaparte M. de Sacy (giacchè a lui appartiene la parte relativa alle lingue orientali) ricorda appunto il signor Abate de Rossi, come versato nella lingua Rabbinica, e gli dà per compagno il signor Tichsen Professore a Rostoch. Del secondo egli dice, che _frequemment consultè par les tribunaux sur des controverses judiciaires dont la decision exige la connoissance du droit actuel des Juifs, a prouvè par ses consultations imprimèes, quʼaucune question de ce genre ne fui ètoit etrangère_. Non negherò al signor Tichsen la lode di uomo versato in questa lingua; ma domando, che questa lode si conceda ancora al signor Malanima chiarissimo Professore di lingue orientali nellʼAccademia Pisana, il quale non dai tribunali, ma dagli Ebrei stessi litiganti è stato chiamato a difendere le loro cause giudiciarie; ed ha pubblicati dotti consulti, in cui dimostra quanto profondamente egli conosca il Talmud e glʼinterpetri suoi.[74] Oltre a ciò i comenti del Rabbino David Kimchi sopra le profezie dʼIsaia trasse dai codici, tradusse, e illustrò dottamente.[75] La stessa lode domando pure, che si conceda allʼAb. Poch Genovese, che nel 1772. scriveva in Roma in lingua Rabbinica una confutazione degli error degli Ebrei,[76] quantunque poi non lʼabbia forse condotta a fine, o almeno non lʼabbia mandata in luce. Finalmente domando la lode medesima per Biagio Ugolini nominato di sopra, il quale nel tesoro dellʼEbraiche antichità tante prove ci ha date della sua perizia nella lingua Rabbinica, ora illustrando nelle sue dissertazioni gli usi di quella nazione, ora pubblicando e traducendo le opere deʼ Rabbini, come ho già detto di sopra.

Se questi scrittori fra i Cristiani illustravano così la lingua Rabbinica, ragion voleva, che molto più si adoperassero di coltivarla gli Ebrei, scrivendo in essa sopra ogni argomento. Cominciamo dai Grammatici. Io non ho vedute le _Instituzioni Ebraiche_ di Giuda o Leone Briel primario Rabbino di Mantova, nè so se sieno scritte in Rabbinico, o in Italiano. Ma in Rabbinico scrisse certamente Simone Calimani la sua _Grammatica Ebraica_, che si legge al principio della Bibbia nellʼimpression di Venezia del 1739. La volgarizzò poi, e in questa nuova forma la pubblicò colle stampe della stessa città nel 1751. Alla Grammatica doveva poi succedere un lessico Ebraico ed Italiano, che fin da quellʼanno aveva cominciato a compilare: ma quantunque lungo tempo vi faticasse non giunse a compirlo. Anche i precetti dellʼeloquenza furon dettati in questa lingua per opera di Mosè Chajìm Luzzato che gli stampò in Mantova il 1727. col titolo di _Lescòn limudim_, cioè _lingua dei dotti_, indirizzandoli al suo precettore Isaìa Bassani, di cui parlerò altrove.

Fra gli Oratori due soli ne trovo in questo secolo, e sono Biniamino Coèn, e Giacobbe Saravàl: giacchè quantunque Abramo Coèn, di cui farò parola in altro luogo, appartenga a questʼepoca, i suoi ragionamenti però intitolati _la gloria deʼ sapienti_, essendo impressi il 1700. appartengono al secolo precedente. Di Biniamino Coèn e del Saravàl abbiamo alcuni ragionamenti morali: ma quelli del secondo principalmente non ottennero molto plauso. Maggior lode riscossero gli Ebrei nella Poesia, o il numero si consideri di quelli, che la coltivarono, o il lor valore. Se fra gli oratori del secolo decimottavo non ho potato annoverare Abramo Coèn,[77] posso almeno collocarlo fra i poeti. Una bella parafrasi deʼ Salmi abbiamo da lui in varj metri, impressa in Venezia il 1719. col titolo di _Cheunàd Avraàm_, cioè _Sacerdozio dʼAbramo_, per cui egli si meritò uno deʼ più onorevoli posti nel Parnasso Rabbinico. Non meno di lui degno è di lode Israele Biniamino Bassani Rabbino di Reggio commendato ugualmente per le sue virtù e per la sua dottrina. Ma le eleganti poesie di questo Rabbino, che gli detter nome dʼuno deʼ poeti migliori della sua età fra gli Ebrei, giacciono qua e là disperse, nè mai raccolte furono unitamente.[78] Si loda altresì una _Kinà_, o poema lamentevole di Giacobbe Saravàl testè mentovato pel funesto accidente della caduta dʼun pavimento, per cui nel 1776. rimasero in Mantova morti ad un tratto e sepolti sessantacinque deʼ suoi; ed unʼaltra _Kinà_ di Sansòn Modòn in morte di Giuda o Leone Brièl. Più lunga e difficil fatica intraprese Sabtai Chajìm Marini Medico e Rabbino di Padova, che in altrettante ottave Ebraiche tradusse la versione dellʼAnguillara delle Metamorfosi. Lʼoriginal manoscritto si conserva nellʼincomparabile libreria del signor Abate de Rossi col titolo di _scirè Hahhaliphòth_, cioè _Canto delle mutazioni_.[79]

Niuno scrittore di storia abbiamo in questo secolo, tranne Chajìm David Azulai, che unʼopera di Bibliografia pubblicò in Livorno col titolo di _scem haghedolìm_, cioè _Nomi deʼ grandi_ per le prime due parti, e di _Vahad lachachamim, o assemblea dei dotti_ per la terza. Essa è ripiena di ottime e non comuni notizie, essendo egli stato uomo erudito, e possessore di parecchi pregevoli manuscritti. Anche Sabbatai Ambron romano[80] voleva darci una Biblioteca Rabbinica, che superasse quella del Bartolocci; ma, qual che ne sia stata la cagione, la sua opera o non fu per lui condotta a fine, o non ha veduta la luce. Il giornale deʼ Letterati dʼItalia, che si stampava a Venezia per opera dʼApostolo Zeno[81] gli attribuisce unʼaltrʼopera intitolata _Pancosmosofia_, in cui prendeva _a investigare quanto appartiene alla scienza della fabbrica dellʼuniverso, e di dare una nuova ipotesi del sistema del mondo_. Ivi si dice, chʼessa era sotto il _pesatissimo esame deʼ Revisori_. Il Mazzucchelli per un equivoco singolare chiamò _pesantissimo_ quellʼesame, e ad esso attribuì il non essere venuta in luce. Ciò è falso. Basta vedere in quel giornale il breve cenno, che se ne dà, per conoscere gli errori, di che era pieno quel libro: onde è da credersi, che niuno stampator di Venezia, dove lʼautor si recò per pubblicarlo, fosse così poco avveduto, che stampar lo volesse con proprio sicuro danno. Che che sia di questo, se si considera, che lʼopera, e le sue diverse parti sono intitolate con nomi presi dal Greco, si crederà, chʼessa non era scritta in lingua Rabbinica, e che perciò non appartiene alla mia indagin presente.

Non vuolsi dunque annoverare lʼAmbron traʼ Filosofi, che scrissero in questa lingua; deʼ quali passando ora a favellare trovo solamente Mosè Chefetz, o Gentili, come lo chiama il Giornale citato,[82] oriundo di Trieste. Egli nel 1710. allʼetà di centʼanni cominciò a stampare unʼopera, che ha per titolo _Melechèd machascevèd, opus adinventum_, che è quasi un comento filosofico del Pentateuco, cui aggiunse più e diverse dissertazioni su gli attributi di Dio, su gli Angeli, su lʼanima umana, sul libero arbitrio, su i premj e le pene della vita avvenire, e su lʼanima delle bestie, spargendo ovunque non volgari cognizioni della moderna filosofia.

Ma la parte, in cui più si esercitaron gli Ebrei nel secolo trapassato è quella, che riguarda lʼEbraica Religione. Cominciamo dai critici Comentatori del sacro Testo. Non farò quì parola di quei dotti Rabbini di Mantova, Pisa, e Livorno, che si adoperarono di pubblicare ed emendare la Bibbia del Norzi; perchè di questi ho già favellato di sopra. Chiunque è mezzanamente instruito neʼ biblici studj sa, che sia la Masora, e quali difetti essa abbia, colpa deʼ copisti, ed anche dei suoi primi autori. David Viterbo Mantovano la prese a scopo delle sue fatiche, e sopra essa scrisse e stampò in patria il 1748. lʼ_Em lammasored_, cioè _Madre della Masora_, che essendo dal signor Abate de Rossi riputata utile ai sacri Critici, niuno si vorrà opporre alla sentenza dʼun giudice così autorevole. I Treni di Geremia interpetrò Biniamino Coèn con unʼopera, che dal lamentevole argomento del testo intitolò _Allòn bacuth_, _quercia del pianto_, e con un altro comento illustrò i _Pirkè avoth_, _capitoli deʼ Padri_, cioè quella collezione di sentenze morali degli amichi Rabbini, che porta questo titolo. Emmanuele Riki Rabbino Ferrarese prese ad interpetrare i Salmi con un comento cabalistico, che nel 1742. stampò in Livorno col titolo di _Chazè Tziòn_, cioè _Profeta di Sion_, del quale scrittore abbiamo ancora il _Moasseh Choscèv, o opera artificiosa_, che contiene la descrizione dellʼantico Tabernacolo, e venne in luce il 1737. coʼ torchj dʼAmsterdam. Un comento sopra i Salmi aveva compilato anche un altro Rabbino, cioè Giosuè Segre di Vercelli, che non è impresso.[83] Non mai pubblicata parimente, e forse nè pure compita è la dilucidazione dellʼEcclesiaste, che fin dal 1772. preparava Giacobbe Saravàl Rabbino prima in Venezia sua patria, e poi in Mantova. In essa egli si assottigliava di mostrare che la voce _Koheleth_ che porta in fronte questo sacro libro, significa _Accademia_, e che esso consiste tutto in un dialogo fra diverse persone.[84]

Maggior sollecitudine, come ognuno può agevolmente immaginare, adoperaron gli Ebrei nel combattere la santa Religion nostra, o nel difendere i loro errori contro gli assalti deʼ nostri Teologi. Prese a guerreggiar questa guerra il Rabbino di Mantova con Giuda Brièl coʼ suoi _Assagoth_, o _Argomenti contro i racconti degli Apostoli, e contro gli Evangelj_. Ma quantunque il titolo sia così generale, lʼopera però nel codice del signor de Rossi non parla che dei diciannove primi Capitoli del Vangelo di S. Giovanni.[85] Non so, se altri manuscritti ve ne abbia, che meglio rispondano alle promesse del titolo: ma so per testimonianza del medesimo signor de Rossi, che lʼautore mostra unʼignoranza grande della lingua latina, quantunque pretenda di chiamar ad esame parecchi luoghi della traduzione del sacro Testo lasciataci in questa lingua da S. Girolamo. Non minore ignoranza e presunzione ebbe il suo discepolo Giosuè Segre di Vercelli, Rabbino di Scandiano, che nellʼarringo medesimo volle entrare collʼ_Ascàm talui_, o vogliam dire _peccato del dubbio_.[86] Non contro i nostri, ma sì contro glʼincreduli difese lʼEbraiche dottrine, e le sentenze degli Ebrei Dottori Aviad Basilea Rabbino di Mantova stampando in patria il 1730. il suo _Emunàd chachamim_, cioè _la Fede deʼ Sapienti_. Unʼopera liturgica altresì egli compose, facendo lʼapologia del rito ebraico della Pasqua contro il P. Carlo da Crevalcore: ma il modo, con che ne parla il signor de Rossi, mi fa credere, che essa sia scritta in Italiano.[87] In Ebraico bensì Isacco Lampronti Medico e primario Rabbino di Ferrara scrisse un amplissimo Dizionario su i riti tutti quanti della sua nazione in parecchi volumi in foglio, i quali non oltrepassano la lettera Teth. A queste voglionsi aggiugnere le _Tephiloth_, cioè uno dei libri di preghiere usate dagli Ebrei, che Mardocheo Ventura tradusse in Francese, e stampò in Nizza il 1772.

Se poi dalle leggi, che riguardano i sacri riti facciam passaggio alle altre ci si presentano in prima i Consulti legali e dommatici dʼIsaia Bassani Rabbino di Reggio, che formano la seconda parte dei _Todàd scelamìm_ impressi in Venezia il 1741. Ed a questo scrittore voglionsi unire eziandio Giuda o Leone Briel, che ho nominato fra i grammatici, e Sansone Morpurgo Medico e Rabbino in Ancona, i quali ottennero in questo genere molta lode. I Consulti legali del primo sparsi si leggono in varj libri, e quelli del secondo vider la luce in Venezia il 1743. col titolo di _Scemèsc tzedakà_, cioè _Sole di giustizia_ per opera del figlio, che glʼillustrò con parecchie annotazioni. Nè questa è la sola opera, che abbia meritato plauso a Sansone: ma fin dal 1704. egli aveva stampato un comento del _Bechinàd olàm_ da lui chiamato _Etz adahad_, o _albero della scienza_, il quale come avverte il signor de Rossi si annovera fra i comenti migliori di questa celebre opera morale.

Fra glʼItaliani finalmente non per nascita, ma per lungo domicilio, si può annoverare Zelig figlio dʼIsacco chiamato Margalioth, che il 1715. stampò in Venezia una raccolta di sue osservazioni su varj trattati Talmudici. Ma già abbastanza, e forse ancor troppo a lungo mi son trattenuto tessendo questa nojosa serie di nomi, ed è ormai tempo di percorrere un più vasto campo, e meno ingrato.

NOTE:

[70] _Ratio institutioque addiscendae linguae Chaldaicae, Rabbinicae, Talmudicae cum singularum dialectorum etiam Latinitate donatis ec. Accedit Peregrinatio Patachiae cum interpetratione latina, et adnotationibus. Patavii_ 1750. in 4. _Lexicon Chaldaico-Rabbinicum cum Rabbinorum abbreviaturis. Accedit disputatio de Targumim ec. et historia quædam a Rabbino Abrahamo Majemonide ex lingua Arabica in Hebraicam Rabbinicam translata. Ad usum Sem. Pat. Patavii_ 1747.

[71] Parimente nel Lessico alla facc. 595. alla v. רעב nel primo esempio si legge per errore ריאח invece di יראה perchè il Buxtorf nello stesso esempio ha lo stesso error tipografico.

[72] Part. I. col. 311. et 401.

[73] _Rabbi Immanuelis filii Salomonis scholta in selecta loca psalmorum ex inedito eorum commentario decerpta et latine versa. Parmae_ 1806. in 8. _Lexicon hebraicum selectum, quo ex antiquo et inedito R. Parchonis Lexico novas ac diversas rariorum ac difficiliorum vocum significationes sistit. A. B. de Rossi Parmae_ 1805. in 8.

[74] _Voto per la verità nella Liburnen. Emphyteuseos quoad jus succedendi pendente in grado di appello avanti glʼIllustrissimi Signori Consoli di Mare di Pisa, fra i signori fratelli Moscato Ebrei da una parte, e i signori Giuseppe Pizzotti ec. dallʼaltra parte. Livorno_ 1787. in fol. Sotto nome di Rabbi Samuel Ozia è nascosto il signor Malanima. Un altro simil voto aveva egli apprestato in occasione di certa legge, che si voleva far contro al lusso dal Sinedrio di Livorno. Ma lʼaffare fu poi sopito prima che il voto venisse in luce.

[75] _Rab. Davidis Kimchi commentarii in Isaiam Prophetam, quos ex Hebraeo in latinum sermonem vertebat notulisque illustrabat Caesar Malanimaeus J. U. D. Praeter nonnullas confutationes Jeudaicorum errorum inserta est post v._ 15. _Cap._ 7. _diatriba in explicationem totius prophetiae ile partu virgineo. Florentiae_ 1774. in 4. Con questo libro il signor Malanima ha mostrato quanto bene posseda le lingue Ebraica Rabbinica ed Araba, di che dà ottima testimonianza nelle brevi ma dotte annotazioni. Così avesse egli avuti maggiori incoraggiamenti, e quindi ci avesse dati i comenti dello stesso Rabbino sopra Geremia ed Ezechiele, essendo questi assai utili a ben penetrare lʼindole della lingua Ebraica, ed a spiegare più, e diverse cose oscure di quei profeti.

[76] _Bjoernens. Lett._ T. 5. p. 35.

[77] Il Mazzuchelli lo chiama _Abramo Sacerdote_, cioè esprime in nostra lingua il significato del cognome, il che non si deve approvare, dovendosi dare i cognomi, come sono, non tradurli.

[78] Il Mazzuchelli ricorda solamente le sue _Ottave Ebraiche colla versione Italiana allʼA. S. di Francesco III. Duca di Modena ec. umiliate per il suo felicissimo ritorno neʼ suoi Serenissimi Stati. Venezia, nello Stamp. Bragadina_ 1750. _in f._

[79] _MSS. Cod. Hebr. Bibl. de Rossi_ T. 3. _Cod._ 1110.

[80] Il Mazzuchelli chiama questo scrittore Sabbato Ambroni.

[81] T. 2. p. 521. 524.

[82] Ivi in fine.

[83] De Rossi Diz. degli Aut. Ebr. T. 2. p. 125.

[84] Bjoernstahel Lett. deʼ suoi Viaggi T. 3. p. 210.

[85] De Rossi _Codd. MSS_. T. 3. n. 1202. Pare che il Brièl abbia scritte ancora alcune cose sulla Scrittura sacra, le quali non sono note. Si veda de Rossi _Diz. degli Aut. Ebr._ T. 1. p. 75. Quelle da lui composte in lingua Italiana non appartengono al mio argomento.

[86] _De Rossi Codd. MSS._ T. 3. n. 1271. e _Diz. degli Aut. Ebr._ T. 2. p. 125.

[87] _Diz. degli Aut. Ebr._ T. 1. p. 62.

_Della lingua greca. Grammatici._

~CAPO~ VII.