Part 3
Se tutti io volessi quì registrare glʼinterpetri della Sacra Scrittura, e devierei dal cammino, che mi debbo proporre, e diffondermi dovrei soverchiamente. Parlerò però soltanto di volo dʼalcuni che questa parte coltivando deʼ sacri studj fecero uso della lingua Ebraica, il che mi pare intimamente connesso col mio argomento. E prima ricorderò lʼErmeneutica del già citato Arizzarra[39] nella qual opera, oltre alle molte cose, che al teologo appartengono, e allʼuomo erudito, più altre ne sono, che questa lingua riguardano, cioè dove parla della necessità di studiarla, delle Bibbie Poliglotte, del Talmud, e deʼ Commenti Rabbinici, dello stile deʼ Sacri Libri, dellʼofficio proprio dʼun sacro interpetre, del merito deʼ SS. PP. e deglʼInterpetri moderni, deʼ varj sensi della Sacra Scrittura, e delle regole, che voglionsi osservare nellʼErmeneutica Sacra. AllʼArizzarra, che generalmente ha trattata questa parte, coloro debbon succedere, che più particolarmente collʼuso della lingua Ebraica, o dellʼaltre Orientali han preso a spiegare le sacre carte. Tale è il Gesuita Airoli, che in più e diverse dissertazioni mostrò quanto profondo egli fosse in queste lingue, le quali insegnava nel Collegio Romano.[40] Tale è il Pasini, che mentre nel Seminario di Padova insegnava queste lingue un picciol libro pubblicò pieno di dottrina sul sacro testo sulle sue traduzioni, e su parecchi luoghi del testo medesimo, i quali collʼajuto di molta erudizion poliglotta egli spiega dottamente.[41] Questʼopera forse fece sì che la fama del suo sapere giunse al Re Sardo, il quale lo chiamò a Torino professore delle lingue Orientali. Ivi oltre alla Grammatica di cui ho parlato, ed altre opere, che altrove si accenneranno, stampò con molto corredo dʼerudizione, e di dottrina le sue dissertazioni sul Pentateuco.[42] Al Pasini successe prima in Padova lo Zanolini, e poi nella scuola di Torino il Marchini, i quali pure rivolsero la lor dottrina Orientale alla interpetrazione della Scrittura.[43] Intanto il Seminario di Napoli aveva affidata la stessa scuola al celebre Alessio Simmaco Marzocchi, che col suo _Spicilegio Biblico_[44] aveva confermata quellʼalta idea di vasta erudizione, che lʼaltre sue opere gli aveano procacciata. A queste opere voglionsi aggiugnere le _Pandectae Biblicae_ opera inedita di Jacopo Cavalli in trenta volumi, _nella quale si rischiarano tutte le voci, i sensi tutti, tutte le spiegazioni della sacra Scrittura, colla concordanza deʼ sacri interpetri, deʼ dottori Cattolici, e di quanto scrisse principalmente il Cardinale Ugone neʼ suoi biblici comentarj_, come dice il P. Zaccaria negli _Annali letterarj dʼItalia_ T. 3. _p._ 505.
Molto aggiunger potrei, se le minori opere di questo genere volessi andare indagando, come una lettera del P. Ferdinando Mingarelli contro il Celotti[45] il Commentario del Matani sopra il nome di Dio presso gli Ebrei,[46] una dissertazione del Marcuzzi[47] sullʼinterpetrazione dʼun passo di S. Matteo, quella del celebre Signor Ab. Caluso sul nome tetragramma di Dio stampata dal Bodoni, ed altre sì fatte moltissime. Queste dunque tralascio, e tante altre, che stampar solevano i Gesuiti Interpetri della sacra Scrittura nel Collegio Romano, delle quali molte si debbono al solo P. Antonio Casini. Questi è ancora autore dʼuna Enciclopedia scritturale piena dʼingegnose riflessioni, ma mancante dʼordine e di metodo.[48]
Finalmente debbo far menzione del P. Luigi Mingarelli. Il P. Cavalieri che ne scrisse la vita ci fa sapere, che egli lasciò manuscritte alcune osservazioni sopra il Salterio Ebraico stampato a Mantova da Rafaele Hajim il 1743.: altre osservazioni sopra unʼEbraica Grammatica stampata in Venezia dal Vandramini ed altrove, il titolo della quale suona in latino: _Portae Sion: adduntur praeparatio convivii, et liber formationis_: osservazioni sopra i passi del vecchio Testamento, che occorrono nel nuovo: e finalmente lʼindice ragionato deʼ codici Ebraici, Greci, e Latini della libreria di S. Salvatore di Bologna. Queste tre opere non hanno veduta la pubblica luce, e furono ignote al Fantuzzi, che non ne ha parlato neʼ suoi _Scrittori Bolognesi_: ed io non avrei potuto darne questo cenno, se il P. Cavalieri non ne avesse fatta menzione nella vita allegata.
NOTE:
[34] _Variae lectiones veteris Testam. ex immensa M. SS. editorumque codicum congerie haustae, ad vetustissimas versiones, ad accuratiores sacrae criticae fontes ac leges examinatas, perpetuisque notis historico-criticis illustratae a Io. Bernardo de Rossi Parmae_ 1784. 1788. T. 4, in 4. Ne aveva prima dato un luminoso saggio con un libro intitolato _Specimen variarum lectionum sacri textus, et Chaldaica Estheris additamenta cum latina versione ac notes ex MS. codice Pii VI. ac variis dissertationibus. Accedit appendix de celeberr. codice tritaplo Samaritano bibliothecae Barberine. Romae ex Typ. Prop. Fidei_ 1782. in 8. e di nuovo _cum nova auct. praef. et variis lect. ex antiq. MS. suo codice Tubingæ_ 1782. in 8.
[35] _Scholia critica in veteris Testamenti libros, seu supplementa ad varias sacri textus lectiones Parmae._ 1798. in 4.
[36] Tutto ciò che io dico delle opere MS. di questo autore, e parte ancora di ciò che dico delle stampate è preso dalle _Memorie Storiche_ deʼ suoi studj stampate in Parma il 1809.
[37] _Parma_ 1773. in 4.
[38] _Parma_ 1775. in 8.
[39] _Elementa Sacrae Ermeneuticæ seu institutiones ad intelligentiam Sacrarum Scripturarum etc. Castri Novi Carfagnanæ_ 1790. in 4.
[40] _Jacobi Mariae Airoli dissertatio Biblica, in qua Scripturae textus aliquot insignores adhibitis lingua Hebraea, Syriaca, Chaldaea, Arabica, Graeca, Latina per dialogismum elucidantur. Romae._ 1764. _Liber_ LXX. _hebdomadum resignatus ib._ 1717. _et_ 1748. _Theses contra Judaeos de_ LXX. _hebdomadis ib._ 1720. _et_ 1748. _Dissertatio de annis ab exitu Israel de Aegypto ad quartum Salomonis_ nellʼappendice del P. Tournemine al Menochio.
[41] _De praecipuis SS. Bibliorum linguis, et versionibus polemica dissertatio, cui accedunt quaestiones aliquot ex ipsarum linguarum interpretatione ortae. Patavii typis Semin._ 1716. in 12.
[42] _Decem disseriationes selectae in Pentateucum. Aug. Taur._ 1722. in 4.
[43] _Antonii Zanolini quaestiones e Sacra Scriptura ex linguarum Orientalium interpretatione ortae. Patavii_ 1775. in 8. _Ejusdem dissertationes ad Sacram Scripturam spectantes de festis et sectis Iudaeorum ex antiquis et recentibus tum Rabbinorum tum Christianorum monumentis collectae. Venetiis_ 1753. _in_ 4. _Ioannis Francisci Marchini tractatus de divinitate, et canonicitate sacrorum Bibliorum. Taur._ 1777. in 4. Opera postuma. Di lui si conservano ancora altre opere inedite ricche dʼerudizione orientale.
[44] _Napoli_ 1763. T. 3. in foglio.
[45] _Epistola qua Cl. Celotti emendatio v._ 26. _Matthæi Cap. 1. rejcienda ostenditur editio secunda aucta adnotationibus et Antirrhesi Romæ_ 1761. in 4. La prima volta fu stampata nella nuova raccolta del Calogerà T. 10. Essa è piena dʼerudizion Greca, Latina, ed Ebraica.
[46] _Lucae Typis Iosephi Rocchii_ 1767. in 4.
[47] _Sebastiani Marcutii dissertatio in Matthaei XIX. 9. Quicumque dimiserit ec. in qua hic locus ex hebraeorum antiquitatibus illustratur, Catholicae sententiae auctoritas vindicatur. Taurisii._ 1752. in 4. Questo dotto, e pio Ecclesiastico ha lasciate inedite varie osservazioni, e paralleli deʼ migliori autori Greci, Latini, ed Italiani. _Giornale di Modena_ T. 43. p. 72.
[48] _Encyclopædia Sacrae Scripturae, sive selectae in omni scientiae et doctrinae genere quaestiones ex sacris potissimum litteris enodatae. Venetiis_ 1747. in 4. Non ne fu stampato che il primo volume.
_Traduttori deʼ Libri Sacri._
~CAPO~ IV.
Ma questo è un modo troppo indiretto per illustrar le lingue. Molto più tendono allo scopo del mio ragionamento le traduzioni, delle quali ora farò parola. Tralascio però la traduzione in prosa deʼ sacri libri di Monsignor Martini prestantissimo Arcivescovo di Firenze, il Giobbe del Rezzano, e del Zampieri, le lamentazioni di Geremia del Menzini, e di Gianfrancesco Manzini, i Salmi penitenziali del Vicini, e del Cerati, quelle deʼ Profeti minori ed una parte delle lamentazioni di Geremia di Monsignor Domenico Pacchi, la parafrasi deʼ Proverbj, dellʼEcclesiaste, dellʼEcclesiastico, dʼalcuni Salmi del medesimo, e le altre molte, che fatte sono sulla volgata per ristringere il mio discorso solo a quelle dellʼoriginal testo Ebraico. Il P. Ab. Luigi Mingarelli Canonico Regolare del Salvatore aprirà lʼadito a questa parte del mio discorso colla traduzione in prosa dei Salmi.[49] Egli ha voluto combinare il testo Ebraico, e la volgata, e alle volte si scosta da quello per seguire la seconda, senza che se ne veda la ragione. Più famosa molto è la poetica traduzione deʼ Salmi, e dʼaltri libri poetici della Bibbia dellʼAvv. Mattei, di cui tanto si è parlato a favore, e contro, e della quale si son vedute tante edizioni. Lʼantologia Romana, il giornale Ecclesiastico pure di Roma, il giornale di Modena, il P. Hintz, il P. Canati Teatino, il P. Fantuzzi, Monsignor Rugilo[50] ed altri ne hanno fatte critiche acri, ma vittoriose, che risparmiano a me la fatica di diffondermi sopra di lui con particolari osservazioni. Dirò solamente in generale, che egli è da riprendersi per glʼindecenti rimproveri, che fa ai SS. Padri ed ai moderni interpetri con espressioni spesso mordaci, e ingiuriose: è da riprendersi per lʼarbitraria spiegazione deʼ titoli deʼ Salmi, neʼ quali di suo capriccio trova i nomi deʼ maestri di Cappella, degli strumenti, che dovevano accompagnare il canto, il tempo della musica, se comune, o di tripola, ec. ed altri simili sogni: è da riprendersi per la libertà intollerabile, colla quale ora vorrebe, che si cangiasse la punteggiatura, ora che si aggiugnesse qualche versetto, ora che se ne togliessero altri, o si mutilassero: è da riprendersi per erronee spiegazioni del testo, o male adottando le altrui, o proponendone delle nuove: è da riprendersi per gli errori di lingua, neʼ quali cade più volte: è da riprendersi per lʼimitazione del Metastasio, al quale però poche volte si accosta, ma generalmente troppo ne è lontano. Ma lo stile del Metastasio bellissimo è peʼ drammi, e acconcio sarebbe ancora ad alcuni altri generi di poesia, mal però si adatta ad una traduzione deʼ Salmi, nè ha quel genere di sublimità, o di delicatezza, che questi richiedono. I suoi panegiristi sono col tempo scemati molto di numero, e fra questi il Mingarelli nella sua traduzione si allontano dalle opinioni del Mattei, ed Evasio Leone, che nʼera stato grande ammiratore, confessò poi dʼaver cambiato avviso in una lettera diretta al chiarissimo signor Giordani.[51] Molto ancora offerirebbero a dire le sue dissertazioni, ma lʼentrare in questa indagine mi farebbe deviar troppo dal mio sentiero. E già di queste pure si è tanto parlato, che pare inutile il parlarne di nuovo.
Altri pure hanno tentato la medesima impresa e fra questi è il signor Canonico Alberto Catenacci dʼAmeria, che al cadere del secolo decimottavo pubblicò una sua traduzione dallʼEbraico deʼ Salmi, e deʼ cantici della Bibbia in varj metri.[52] Ma lʼopera sua è per lo più una vera parafrasi, come il suo titolo annunzia, e una parafrasi poetica non appartiene a quel genere di traduzioni, che illustrano una lingua. Lo stesso è da dirsi della sua traduzione dʼaltri libri poetici della Bibbia.[53] Un motivo molto diverso mi dispensa altresì dal parlare della traduzione deʼ Salmi del P. Canati Teatino, che non mi è avvenuto di vedere. Ne parlerà per me il Ch. signor Abate Andrea Rubbi, il giudizio del quale valuto moltissimo, e meco lo valuteranno gli nomini dotti. Egli[54] dunque alludendo alla sua critica del Mattei da me citata poco fa, e a questa sua traduzione dice, che il P. Canati _fece un volume dʼingiurie contro Saverio Mattei; poi volle superarlo con sua traduzione. Col primo screditò la sua fama; col secondo la sua penna_. La traduzione dunque deʼ Salmi è infelice, e riguardo alla critica del Mattei è vero che screditò la fama del P. Canati, perchè piena è tutta dʼingiuriose espressioni contro quello scrittore, dalle quali ogni uomo onesto si dee astener favellando, ed assai più scrivendo. Finalmente Monsignor Rugilo tradusse i Salmi in metri lirici lodevolmente, ma per soverchio zelo criticando il Mattei usò maniere troppo aspre, ed ingiuriose.
Molto più felice di tutte quante le traduzioni fin quì nominate è la Cantica dʼEvasio Leone.[55] Essa a dir vero non è tratta intieramente dallʼoriginale, ma in gran parte dalla volgata, alla quale il dotto autore ha avuto molto riguardo. Siccome però non ha mai perduto di mira il testo Ebraico, e questo nelle annotazioni ha egregiamente illustrato, deve aver quì luogo. Egli ha conosciuto con altri, che lʼopera ha una forma drammatica, ma divisa, in varie parti, che noi diremmo cantate. Ha per ciò usati i versi drammatici, tali però, che sono degni del Metastasio. Lo stile dunque è bellissimo, e solamente alcuno potrebbe credere, che fosse troppo molle principalmente per un sacro argomento. Egli previene questa objezione (_opere_ T. 3. p. 140.) indicando il fine, chʼegli si era proposto in questa sua fatica, e ricordando gli esempj di quelli, che lʼavevano preceduto. Il suo scopo era di opporsi allʼempio autore del _Precis sur le Cantique des Cantiques_, e al non meno empio volgarizzatore Italiano di quel librettaccio Francese, il che richiedeva fedeltà nella traduzione. Nel metro stesso ha egli tradotti i treni di Geremia ottimamente, ma dubiterei, che per questo non fosse adatto il metro drammatico da lui usato anche quì; ed a me pare, che con miglior consiglio il Menzini adoperasse la terza rima, e il Manzoni quello delle Canzoni Petrarchesche. Un altro valoroso traduttore ancora ha avuto la Cantica, ed uno Giobbe; la prima nel celebre signor Abate Valperga Caluso nascosto sotto il nome di Euforbo Melesigene, e il secondo nel signor Ab. Ceruti,[56] i quali hanno mostrato, come si possa esser fedele traducendo, e meritarsi nel tempo stesso il titolo di buon Poeta.
Nella illustrazione delle lingue meritano onorevol menzione gli editori deʼ Classici, di che ora debbo parlare. Passerò sotto silenzio le molte edizioni del testo Ebraico del vecchio testamento, che non hanno verun pregio particolare per essere commendate. Ma non tacerò quelle di Mantova di Livorno e di Pisa con ottimo avvedimento emendate secondo le correzioni del Norzi. Non è di questo luogo il dire qual fosse la diligenza usata dal Norzi nel secolo sestodecimo per richiamare il testo Ebraico alla primitiva lezione, e come in gran parte riuscirono commendabili le sue fatiche; di che ha già parlato abbastanza il dottissimo signor Abate de Rossi.[57] Il suo comento con troppo superbo nome intitolato da lui _Gomér peretz_, cioè _Riparatore della rovina_ fu finalmente posto in luce coʼ torchj di Mantova il 1742. insieme col sacro testo da Raffaele Chajìm Basilea, che vi aggiunse ancora alcune sue utili note, e lʼesame di ben novecento varianti, che il Vander Hoogth aveva raccolte da altre edizioni della Bibbia. Questo dotto editore intitolò il comento del Norzi più modestamente _Minchad scai_, cioè _oblazione liberale_, e presso che sempre emendò il sacro testo secondo lʼavviso di quellʼantico Rabbino. Lʼedizione Mantovana della Bibbia fu ripetuta in Livorno nel 1780. e poi in Pisa nel 1803.[58] Ma i due Editori non la ripeterono servilmente, avendo essi ora seguiti ed ora abbandonati i consigli del Norzi, quando il Mantovano Basilea aveva fatto altramente. Il signor de Rossi colla sua profonda dottrina ha già mostrati parecchi deʼ pregj e deʼ difetti di queste edizioni, e a lui potranno ricorrere gli studiosi della lingua Ebraica.[59]
NOTE:
[49] _I Salmi tradotti in Italiano dallʼoriginale Ebraico con accanto la versione volgata dei medesimi, e colle differenze di essa dal detto originale. Si aggiungono in fine i Cantici deʼ quali si serve la Chiesa nel Divino Offizio. Lucca presso Francesco Bonsignori_ 1787. T. 2. in 12. senza nome dʼautore. La traduzione deʼ Cantici è fatta sulla volgata. Lo stesso autore pubblicò ancora il bel comento sui Salmi di Marco Marino da Brescia, _Bononiae_ 1748. T. 2. in 4. cui aggiunse la traduzione dei Cantici.
[50] Le opere del P. Hintz, del P. Fantuzzi, di M. Rugilo saranno da me citate fra poco. Quella del Canati è intitolata: _Supplimento, che serve per Tomo nono allʼedizione di Padova deʼ Salmi tradotti dallʼEbraico originale da Saverio Mattei, di D. Valerio Canati C. R. T. Venezia_ 1785.
[51] _Evas. Op._ T. 3. p. 135.
[52] _Salmi, e Cantici parafrasati in versi Toscani dal Canonico Alberto Catenacci Patrizio Amerino. Lucca_ 1794. T. 2. in 8.
[53] _I Libri deʼ Profeti parafrasati in versi_ dal medesimo. _Fuligno Tomassini_ 1796. T. 5. in 8. Vi sono uniti il libro di Giobbe, e il Cantico deʼ Cantici.
[54] _Parnasso deʼ poeti classici dʼogni nazione trasportati nella lingua Italiana_ T. 2. p. 23.
[55] _Torino_ 1787. in 8. Di nuovo nel T. 1. del _Parnasso deʼ classici trasportati in Italiano_, e nel T. 1. delle susue opere stampate a Piacenza il 1812.
[56] _Il libro di Giobbe recato dal testo Ebraico in versi_ (sciolti) _Italiani dallʼAb. Giacinto Ceruti Dottor di Teologia. Seconda edizione corretta aumentata ed arricchita col testo originale e con note. Roma Casaletti_ 1773. in 8. La prima edizione è di Torino del 1754. In questa vi sono uniti alcuni saggi della Cantica, i Salmi 44. e 135. e il Canto dʼIsaia al C. 14.
[57] _Diz. Stor. degli Ant. Ebr._ T. 2. _p._ 79.
[58] Questa edizione appartenendo al secolo presente non dovrebbe quì aver luogo. Io ne parlo solamente per non lasciare imperfetta la notizia, del testo Norziano.
[59] _Compendio di Critica Sacra._ p. 13. e seguenti.
_Scrittori dʼantiquaria, e di bibliografia. Scrittori in Ebraico_
~CAPO~ V.
Illustratori di questa lingua chiamar si debbono anche coloro, che i suoi riti spiegarono, gli usi, e i costumi, e le leggi, e tuttociò che sotto il nome dʼantichità si suole intendere, come pure quelli che trattarono della Bibliografia dei libri Ebraici, e della storia letteraria. Gli scrittori, e i raccoglitori dʼopere dʼantiquaria allora illustrano una lingua, quando o scrivendo in questo genere entrano neʼ misteri di quella lingua, o danno in luce opere dʼantichi autori, che in essa hanno scritto. Tale appunto è Taddeo Ugolino, che nel suo tesoro dellʼEbraiche antichità[60] parecchie opere di Rabbini raccolse, o quelle dʼaltri, che allʼintelligenza della lingua Ebrea, della Caldea, e della Rabbinica sono vantaggiose. Noi dobbiamo saper di ciò molto grado a lui, che con molta fatica e dottrina eseguì così nobile impresa, e allʼimmortal Mecenate, che per solo amore dei buoni studj la promosse, e ne sopportò la spesa, voglio dire il signor Francesco Foscari nobile Veneziano. Nè fu egli editor solamente, ma dieci sue dissertazioni vʼinserì, ad alcune di altri fece considerabili aggiunte, e le opere deʼ Rabbini tradusse, illustrò, ed arricchì di sue appendici. Lo Schooetgenio nelle sue ore Ebraiche, e Talmudiche lo biasimò per aver quì pubblicate alcune opere del Rabbino Maimonide, di cui parlò con sommo disprezzo. Gli rispose però lʼUgolini, e per avere nella questione un giudice, cui lʼavversario non potesse ricusare diresse la sua risposta al celebre Cristiano Benedetto Michaelis, e la stampò in Venezia nel 1748. Due soli oltre allʼeditore sono glʼItaliani, che in questo tesoro abbian luogo, cioè il P. Casto Innocenzo Ansaldi con un libro _de Forensi Iudaeorum buccina_, e il P. Gio. Girolamo Gradenigo con una dissertazione _de Syclo argenteo Brixiae reperto_.[61]
Per ciò poi che spetta alla bibliografia e alla storia Letteraria ritorna di nuovo in campo il celebre signor Ab. de Rossi, che le origini indicò dellʼEbraica tipografia, la storia della tipografia di Ferrara, di Sabioneta, e di Cremona, non meno, che dellʼEbraica tipografia in generale, e dette il novero degli Ebrei, che scrissero contro la santa Religion nostra, e la descrizione deʼ codici daʼ quali trasse le varianti della Bibbia.[62] Dopo questo grande scrittore si dee far menzione altresì del Pasini, Rivautella, e Berta, che il Catalogo ci dettero dei codici della Real Libreria di Torino,[63] fraʼ quali han luogo pure gli Ebraici; del Canonico Biscioni, che quello ci dette della Laurenziana di Firenze;[64] e dellʼAssemani, che tutti descrisse i codici orientali della Laurenziana e della Palatina della stessa Città.[65] Egli con Giuseppe Simonio Assemani quello ancora intraprese della Vaticana.[66]
Vuolsi finalmente fare onorevol menzione di coloro, che alcune cose scrissero in lingua Ebraica, il che tanto più è da lodarsi, quanto più sono rari quelli che possono farlo. Più e diverse cose in questa lingua, ed in più altre orientali ha scritto il Sig. Ab. de Rossi, che ho già lodato più volte, e che non posso mai lodare abbastanza. Nelle memorie storiche deʼ suoi studj si vedono registrate,[67] il catalogo delle quali troppo lungo sarebbe a trascriversi. Il Cardinal Luchi scrisse un dialogo in questa lingua fra un Cristiano, ed un Ebreo, e prese a tradurre dal Greco in Ebraico il vecchio, e il nuovo Testamento ma la sua versione è rimasta imperfetta.[68] E finalmente lʼAb. Angelini (per tralasciare parecchi altri, che hanno fatto cose minori) alcune sue poesie Ebraiche ha unite alla sua traduzione dʼalcune Tragedie di Sofocle.[69]
NOTE:
[60] _Thaddæi Ugolini Thesaurus antiquitatum sacrarum complectens selectissima clarissimorum virorum opuscula, in quibus veterum Hebræorum mores, leges, instituta, ritus sacri et civiles illustrantur. Venetiis_ 1744. 1769. T. 34. in f. E quì e in seguito, dove parlo dʼaltre lingue, passo sotto silenzio quelle opere dʼantiquaria, che non appartengono alla illustrazione delle medesime. Seguo in ciò lʼesempio del _Rapport_ ec. dove sʼè parlato del _Museo Pio-Clementino_ del quale io pure farò parola, e sʼè taciuto di moltissimi altri libri dʼantiquaria.
[61] T. 27. p. 36. T. 28. p. 806.