Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II

Part 2

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Le Grammatiche di questa lingua pubblicate in Italia nel secolo decimottavo non sono poche; ma io indicherò quelle solamente, che o per la celebrità degli autori, o per qualche pregio particolare meritano, che se ne faccia special menzione. E sia la prima quella di Gennaro Sisti, che ha per titolo _la lingua santa da apprendersi anche in quattro lezioni_.[18] Per lʼuniversità di Napoli aveva egli pubblicata una breve grammatica[19], e poi lʼOfficio Pentaglotto a vantaggio di quella gioventù. Ma per agevolare vie più lʼapprendimento di questa lingua immaginò poscia un metodo brevissimo e facile, e lʼespose in questo libro. Pochi precetti racchiusi in piccoli versi, alcune tavole peʼ suffissi deʼ nomi, e deʼ verbi e per le conjugazioni, certe industrie nella maniera dʼespor le regole, di combinare, e riunire quelle, che hanno fra loro qualche analogia, e regolare gli esercizi, che dagli scolari si debbon fare, sono le cose, che rendono compendioso molto il metodo del Sisti. Esso è diviso veramente in quattro lezioni, ma queste son tali però, che richiedono almeno venti giorni neʼ giovani più perspicaci dʼingegno. Nè con ciò sʼimpara la lingua, il che sarebbe impossibile, come ognun vede; ma solamente la declinazione deʼ nomi, i pronomi, la conjugazione deʼ verbi, i principali precetti intorno alla mutazione deʼ punti, ed a far uso del Lessico, col quale poi si possa cominciare a tradurre. Ma per dire il vero volendo esser breve è riuscito mancante di cose necessarie, e talvolta segue certe sue opinioni, che non da tutti gli saranno concedute. Quei versi poi sono affatto barbari, e spesso non intelligibili, e presso che sempre mancanti talmente, che la spiegazione aggiunta in prosa deve supplire a molte cose. Quantunque imperfetti però mi sembrano utili quei versi, come ajuti della memoria, alla quale basta spesso una parola, o un piccolo cenno, perchè si risvegli lʼidea di più altre cose, che a quella parola, o a quel cenno sono connesse. Quantunque poi sia nuovo il metodo del Sisti non è nuovo il vanto dʼinsegnar questa ed altre lingue in tempo brevissimo.[20] Non può negarsi a questi metodi la lode di molta utilità, perchè giovano ad imparare la parte, che chiamano materiale delle lingue, ed a diminuirne la noja, che trattiene parecchi dal continuarne lo studio. Ma riuscirebbono dannosi ove un dotto e diligente Maestro non supplisse poi, quando è opportuno, con altri più diffusi precetti. _In ordine autem, et modo disciplinae_, diceva Bacone da Verulamio, _illud in primis consuluerim, ut caveatur a compendiis, et a praecocitate quadam doctrinae, quae ingenia reddat audacula, et magnos profectus potius ostentent, quam faciant_. Ho quì voluto notare queste parole, affinchè lʼautorità di tanto scrittore serva a me di difesa, se tralascerò di registrare tanti compendj, che per la lingua latina massimamente agli anni passati inondaron lʼItalia ad imitazione di qualche altra nazione, e al tempo stesso sia dʼavviso a coloro, che con simili arti vogliono fare deʼ giovanetti tanti prodigj di dottrina in ogni facoltà; ma formano deʼ prodigj dʼignoranza.

Alcuni accusano la maggior parte delle grammatiche dei Cattolici di soverchia scarsità di precetti, ed altri condannano quelle degli Eretici, e molto più quelle degli Ebrei di soverchia prolissità, e minutezza. Il Pasini si prefisse di tenere una via media, e con questo intendimento fece la sua grammatica tratta in gran parte dal Buxtorfio.[21] Discreta e sufficiente quantità di precetti, chiarezza, e precisione nellʼesporli sono i pregj di questa grammatica, che a ragione vien molto adoperata in parecchie scuole dʼItalia. Molte eccezioni ed anomalìe, che sparse nella grammatica annojerebbono i principianti, e verrebbono dimenticate, si tralasciano, e a ciò si supplisce più opportunamente col porre in fine il catalogo alfabetico, e la spiegazione delle voci anomale, che nella Bibbia sʼincontrano. Io bramerei solamente, che maggior estensione avesse data al trattato della sintassi, come tra i Cattolici ha fatto il Guarin, e tra gli Eretici il Buxtorfio, ed altri. Se nella lingua latina, nella quale tanti ajuti abbiamo per bene impararla, a lungo e minutamente si spiega la sintassi, e niuno crederebbe dʼaver bene insegnata questa lingua, se ciò non facesse, io non so comprendere, come altri possa sperare dʼaver bene insegnata lʼEbraica, facendo altrimenti. Alcuni dicono, che lʼuso in ciò è il miglior maestro; ma se nella latina allʼuso si vuole unire lʼabbondanza delle regole, a me pare, che si debba dir lo stesso ancor dellʼEbraica. Il qual rimprovero io faccio non al Pasini solamente, ma ancora ad altri molti Grammatici Ebraici, ed a quelli delle altre lingue orientali, e della Greca. Nè mi si oppongano quelle, che poco fa hanno mandate alle stampe due chiarissimi luminari in questo genere di letteratura i signori Abb. de Rossi e Valperga Caluso.[22] Essi hanno voluto darci dei compendj, i quali io non condanno; anzi li credo neʼ primi rudimenti giovevoli più che i molti precetti. Ma credo poi, che ai compendj debba succedere più copioso insegnamento o dʼuna grammatica più diffusa, o della viva voce dʼun dotto Precettore, quali sono appunto i due testè nominati. E certamente il primo non tiene in se racchiuso il tesoro (bisogna bene usar questa voce per parlare di lui con verità) della sua erudizione, ma lo comunica senza riserva aʼ suoi uditori. Nè altrimenti fece il secondo, finchè fu moderatore della scuola Torinese, dove le prime, e vere origini della lingua Ebraica spiegava secondo glʼinsegnamenti dello Schultens, e degli altri più insigni letterati Tedeschi ed Olandesi, il che senza dubbio si pratica ancora dal Signor Peyron, il quale ha meritato dʼessergli successore.[23]

Oltre alla Grammatica già citata altre opere ha preparate il Signor Ab. de Rossi, che riuscite sarebbono utilissime agli studiosi, e dobbiamo dolerci, che gli siano mancati glʼincoraggiamenti per pubblicarle.[24] Utile altresì dovremo credere, che sarebbe riuscita, se si fosse pubblicata la Grammatica Ebraica, e Caldaica di Jacopo Cavalli Veronese, se possiamo congetturarlo dal titolo, che ne porta il P. Zaccaria negli annali letterarj dʼItalia T. 3. p. 505.[25]

Non mancarono i Lessici allʼItalia. Primo di tempo, se non di merito è quello del Bouget.[26] Egli non era Italiano, ma nato a Salmur, e lo pongo quì solamente, perchè fu per più e diversi anni maestro di questa lingua nel Seminario di Propaganda, e poi della Greca nellʼUniversità di Roma, e per quel Seminario fece il suo Lessico, ed una Grammatica.[27] Egli lasciato lʼordine delle radici segue lʼalfabetico, il che dispiacerà a molti. Ma più assai di questo credo, che si debba rimproverare al Bouget la totale mancanza dʼesempj, e il significato non sempre esatto e compiuto delle voci, oltre allʼesecuzion Tipografica, che spesso genera confusione.

Altri Lessici dettero lo Zanolini e il P. Montaldi. Ambedue seguono lʼordine delle radici, ambedue ebbero in mira di togliere dalle mani della gioventù i lessici degli Eretici, neʼ quali vʼha sempre più o meno nascosta qualche parte deʼ loro errori. Il primo lo fece pel Seminario di Padova.[28] Egli è diligente nel registrare i significati diversi di tutte le voci, le diverse modificazioni deʼ nomi, e le costruzioni loro cogli affissi; ed inoltre vi ha aggiunte alcune osservazioni intorno alle antichità Giudaiche, ed alla Filologia Sagra, dove gliene veniva il destro. Io sarò costretto dʼaccusare più volte di plagio questʼautore, ma non posso dire, se simil taccia abbia meritata ancora nel Lessico Ebraico, che non ho veduto. Il secondo,[29] professore della stessa lingua e di controversie nel Collegio Germanico di Roma ha usato anchʼegli la maggior diligenza nel porre tutte le modificazioni testè accennate, e le diverse spiegazioni delle voci, ricorrendo, ove è qualche controversia, ai migliori Lessicografi e Critici sacri, ed alle interpetrazioni Greche dei Settanta dʼAquila di Teodozione e di Simmaco, e a quelle delle altre lingue affini allʼEbraica, ed ai migliori Rabbini, avendo però sempre quel riguardo, che alla volgata si deve in quelle cose massimamente, che ai costumi appartengono ed alla Fede. Sì fatta cautela è senza dubbio non solo commendabile, ma ancor necessaria: e riprendo lʼardir degli Eretici autori di cose ebraiche, che spesso a lor talento spiegano il sacro testo. Parmi però, che alcuna volta util cosa sarebbe ricorrere alle lingue araba, e siriaca, che sono, dirò così, della stessa famiglia collʼebraica, come hanno fatto parecchi Tedeschi, e massimamente lo Schultens, il Michaelis, il Simonis, lʼEichorn, ed altri: ed ove ciò si faccia non a capriccio, ma secondo le regole della critica i cattolici dogmi rimarrebbono inconcussi, salve le leggi deʼ costumi, e la Santa Romana Chiesa trionfante. Un Lessico Ebraico compilò il dottissimo Cardinale Michelangelo Luchi, che si dee conservare fra i molti suoi manuscritti nella Vaticana. Ed il Bjoernstaehl neʼ suoi viaggj parla del P. Conreale monaco Benedettino, che nellʼanno 1772. viveva a Monte Cassino e fece una Grammatica, un Lessico, ed altre opere intorno a questa lingua in novanta volumi in foglio, di che ha pubblicato ancora un saggio,[30] ma non mi è riuscito dʼaverne ulterior notizia.

Celebre è la quistione, che fra gli eruditi si agita intorno alla poesia degli antichi Ebrei. Vogliono alcuni, che essa consistesse in una determinata disposizione di piedi composti di sillabe lunghe, e brevi, come la Greca, e la Latina. Altri pretendono, che avesse rime, e fosse simile alla nostra. Vʼha chi la fa consister tutta negli accenti. E finalmente alcuni niuna altra poesia concedono agli Ebrei, fuorchè lo stile. LʼAbate Biagio Garofolo scrivendo intorno alla poesia degli Ebrei e deʼ Greci difese la seconda opinione.[31] Vuol però, che le rime degli Ebrei non fossero sempre composte delle stesse lettere. Confessa, che mancano molte rime, e lo attribuisce a negligenza deʼ copisti. Quindi parla dello stile, di cui rileva le bellezze: e finalmente deʼ principali poeti Greci ragiona secondo i tempi, in cui vissero, e secondo i diversi generi, neʼ quali scrissero, dando di ciascuno un conveniente giudizio. Incontrò egli un acre avversario in Raffaele Rabbenio Medico Ebreo, che sotto finto nome stampò, _squarcio di Lettera del dottissimo Bernabò Sacchi sopra le considerazioni del signore Biagio Garofolo intorno alla poesia degli Ebrei_. _Aosta._ (_Padova_) 1709. in 8. E poco dopo una _Lettera di_ *** _scritta ad uno deʼ suoi amici sopra un saggio di critica del signor Giovanni Clerico intorno alla poesia degli Ebrei_. in 8. Il Rabbenio voleva provare, che la poesia Ebraica avesse metro consistente in una determinata misura di piedi composti di sillabe lunghe, e brevi, ma gli è accaduto di mostrar solamente, che consiste nelle parti del tempo, in cui i versi si pronunziano, e che la quantità di questo tempo dipende dallʼaccento, il che avverte il Garofolo nella sua replica.[32] Il Rabbenio, negando la rima alla poesia Ebraica, confessò però, che vi si trovano alcuni _finimenti simili_, nella qual confessione crede il Garofolo, che egli si contradica, perchè i _finimenti simili_ sono rime. Ma a me pare, che in ciò lo riprenda a torto, perchè il trovarsi qualche rima nel testo Ebraico non vuol dire, che nella rima consista quella poesia. Più altre operette poi si stamparono da ambe le parti, che tralascio dʼindicare, perchè niun utile ne venne per decidere la questione, o per illustrare la lingua. Favorevole alla rima si mostrò ancora il P. Casini Gesuita, e Lettore di Sacra Scrittura nel Collegio Romano nella sua breve dissertazione _de divina poesia sive de psalmis, canticis, deque omni re poetica_. _Romae_ 1751. in 4. Ma distingue due sorte di versi, una a più severe leggi soggetta di certa misura di piedi, e di desinenze, e la vuole usata nelle lamentazioni neʼ cantici, e neʼ Salmi; lʼaltra più libera, e quasi media fra la prosa e il nostro verso nella quale dice, che scritte furono le profezie. LʼAvvocato Mattei, che trattò anchʼegli della poesia Ebrea[33] molto saviamente lasciò indeciso, se fosse rimata, o simile alla Greca, e alla Latina, o se consistesse in altro modo diverso; ma poi, non so con qual fondamento, pretende, che essa fosse a foggia deʼ ditirambi, neʼ quali si trovano unite a capriccio molte sorte di versi. Il fatto sta che non abbiamo più mezzi per decidere sì fatta questione, cui gli eruditi dovrebbono ormai abbandonare, come insolubile.

NOTE:

[8] _De praecipuis caussis ac momentiis neglectae hebraicarum litterarum disciplinae disquisitio elencthica. Augustae Taurinorum._ 1769. Scrisse altresì. _De necessitate linguae hebraicae in theologo ex primariis ejus officiis evicta_, opera inedita. _V. le Memorie della sua vita nel catalogo dalle opere inedite_ § XVI. Aggiungerò quì altre sue cose manoscritte, che in parte non essendo assai indicate nel citato catalogo non posso dar loro conveniente luogo, cioè _introductio ad studia Orientalia_, che forse è lo stesso, che la _Clavis litteraturas Orientalis_ § XXIV. _Synopsis quaestionum philologicarum Orientalium_ § XXIII. _De sacro Orientalium linguarum usu oratio habita. Ann._ 1769. XLI. _Istruzione sopra gli studj Ebraici e la maniera di ben condurli_ § XLIII. _De optima hebraicorum studiorum ratione_ § XLIV. Di lui si vedano gli Opuscoli di Filandro Cretense cioè del chiarissimo signor Conte Antonio Cerati T. 1. p. 122. dove fra molti leggiadri e veraci ritratti fa quello ancora di questo insigne letterato.

[9] _Dellʼantica lezione degli Ebrei, e dellʼorigine deʼ punti, dissertazione. Milano, Orena_ 1786. in 8.

[10] _Bononiae apud Hieron. Corriolani ec._ 1750. in 8.

[11] _De antiquis litteris Hebræorum et Græcorum libellus Io. Baptistæ Bianconi. Bononiae, Colli_ 1748. in 4.

[12] _De Hebraicorum characterum origine et antiquitate disquisitio elencthica auctore Fr. Hyacintho Arizzara. Mutinae apud Soc. Typ._ 1782. in 4.

[13] _De antiq. litt. Haebr. et Gr. p._ 29.

[14] _Ad Plin, H. N. Lib._ 7.

[15] _Gr. et Lat. ling. Hebr. p._ 62.

[16] _Diatrib. qua Bibliographiae antiquariae, et sacrae critices capita aliquot illustrantur p._ 270.

[17] _De Numis Hebraeo-Samaritanis. p._ 165.

[18] _Venezia presso Gius. Bettinelli_, 1747. in 8.

[19] _Epitome linguae sanctae. Neapoli_ 1741. _Il Sisti scrisse ancora trattato delle quattro dentali. Venezia._ 1766. in 8. e _Trattato delle quattro gutturali e della sola aspirazione H. Ivi_ 1768. in 8. _che non ho veduti._

[20] Il celebre Cardinal Bellarmino si offeriva di insegnar lʼEbreo in otto giorni, come dice il P. Bartoli nelle sua vita Lib. 1. Cap. 10. Ruggiero Bacone secondo il Vood, _Ath. et Ant. Oxon._ asseriva, che potrebbe insegnare sufficientemente questa lingua e la greca in tre giorni soli. Il P. Bohslao Balbino Gesuita neʼ _verisimili delle umane lettere_ dice dʼavere ammaestrati parecchi nella greca in un giorno in modo, che potessero in essa scrivere non solo correttamente, ma anche elegantemente. Ma questi non hanno palesato i loro metodi. Altri gli hanno pubblicati, come Guglielmo Schikerdo _Horologium Hebraeum, sive consilium quomodo sancta lingua spatio vigintiquatuor horarum aliquot collegis sufficenter apprehendi queat_. Michele Dilhero nel 1659. pubblicò _Atrium linguae sanctae Hebraicae_, che domanda nulla più di sei ore. Finalmente del Gesuita Ignazio Weintenaver si ha _modus addiscendi intra brevissimum tempus linguas Gallicam, Italicam, Hispanicam, Graecam, Hebraicam, et Chaldaicam, ut ope Lexici explicare queas. Francof. ad Maen._ 1755. e il tempo brevissimo da lui richiesto è dʼun giorno per ciascheduna di queste lingue. Quanti sogni!

[21] _Dikduk lascion hakodesc, hoc est Gramatica linguae sanctae institutio cum vocum omnium anomalarum indice, et explicatione auctore Josepho Pasino. Patavii_ 1739. in 8. Questa è la più antica edizione, che io ne conosca; ma debbono esservene altre anteriori.

[22] _De Rossi Synopsis institutionum hebraicarum. Parmae_ 1807. in 8. Caluso _Prime Lezioni di Grammatica Ebraica. Torino_ 1805. in 4.

[23] A me rincresce di non potere onorare queste mie carte facendo menzione delle opere, di un uomo così dotto nelle lingue Orientali e nella Greca, quale è il Sig. Amadeo Peyron. Ma egli lʼanno 1800. termine a me prescritto non aveva che 15. anni, e le dottissime cose da lui scritte appartengono al secolo presente.

[24] _Istruzione sopra gli studj Ebraici, e la maniera di ben condurli. Chiave dellʼEbreo senza punti, o epilogo dʼosservazioni, che ne facilitano la lettura, e lʼintelligenza. Synopsis phraseologiae hebraicae. Anthologia hebraica._ Tutte opere inedite, tranne lʼultima.

[25] _Dikduk, sive utriusque grammaticae hebreae scilicet atque Chaldaicae accuratae disquisitiones, praecaeteris quae hactenus prodiere, castigationes non tam aequa, quam facili methodo digestae ec._

[26] _Lexicon haebraicum et Chaldaico-Biblicum ordine alphabetico ad usum Collegii Urbani de Propaganda fide. Romae_ 1737. _in fol_.

[27] _Grammaticae hebreae rudimenta ad usum Collegii etc. Romae_ 1717. _in_ 8.

[28] _Otzar lascion hukodeso_ (_Thesaurus linguae sanctae_) _Lexicon hebraicum ab Antonio Zanolino T. U. D. in Seminario Patavino linguarum Orientalium praeceptore contentum ad usum ejusdem Seminarii. Patavii. Typis Joannis Manfrè._ 1732. _in_ 4.

[29] _Lexicon Hebraicum et Chaldaeo-Biblicum etc. Io. Buxtorfii et aliorum doctissimorum virorum operibus excerptum digessit, multisque auxit atque illustravit Fr. Ioseph. Montaldi Ord. Praed. ec. Romae ex Typog. Io. Zempel._ 1789. T. 4. _in_ 8.

[30] _Bjoern. Lettere su i suoi viaggi._ T. 2. _p._ 211.

[31] _Considerazioni intorno alla Poesia degli Ebrei, e deʼ Greci. Roma_ 1707.

[32] _Osservazioni di Ottavio Maranta_ (cioè del Garofolo) _sopra la Lettera di Bernabò Sacchi ec. Venezia_ 1711. _in_ 8.

[33] _I Libri Poetici dalla Bibbia. Dissertazione preliminare Capo_ 1. _e_ 2. Mi servo dellʼedizione Napoletana del 1773. non avendo quella più ampia di Torino.

_Interpetri deʼ Libri Sacri._

~CAPO~ III.

Lo studio della lingua Ebraica dee sopra tutto esser rivolto alla interpetrazione dei divini libri del vecchio Testamento, e questo scopo non è stato dimenticato dai nostri. Il primo mezzo per ottenere ciò è stato il raccogliere le varie lezioni, il che ha fatto con incredibil fatica ed erudizione il Sig. Ab. de Rossi. Il Kennicott aveva già prima intrapresa ed eseguita questa fatica in Inghilterra, nella quale opera si era prevaluto degli Europei più dotti nella lingua Ebraica, fraʼ quali voglionsi da me ricordare il medesimo Signor de Rossi, che non pensava allora ad essergli successore nello stesso lavoro, il P. Porta in Milano, i PP. Berretta, e Bartoli in Firenze, i due Assemani, i PP. Giorgi, Teoli, Ballerini, e il Costanzo in Roma, ed altri certamente a me ignoti. Fu lodata la fatica di quel dotto Inglese; ma quando vennero alla luce le varianti del Poliglotto Italiano[34] la gloria del primo restò offuscata. I MSS esaminati dal Kennicott erano 579. e quelli solamente che possedeva lʼautore Italiano nella domestica sua ma ricchissima libreria erano 617. A queste si aggiungano 310. sue edizioni, 46. MSS. Samaritani, 134. codici e 42. edizioni dʼestere librerie. Se grande fu la sua diligenza nel raccogliere ed esaminare tanti codici, e trarne le varianti di qualche importanza, lasciate le minuzie masoretiche, di che ridonda lʼopera Inglese, fu anche maggior la dottrina, con cui nei prolegomeni si parla deʼ fonti della critica sacra, nelle dissertazioni si esaminano le precedenti collazioni fatte dagli Ebrei e dai Cristiani, e si mostra lʼutilità di questa, e tutta lʼopera dal principio sino alla fine è condotta. E quantunque tanto facesse allora, pure questʼuomo instancabile trovò poi modo di fare a quellʼopera unʼappendice di nuove varianti importantissime.[35] Nè in ciò si limita lʼillustrazione del sacro testo fatta da lui, ma sono fra le sue carte altre cose non ancor pubblicate, in parte già compite, in parte cominciate soltanto. Eʼ fra le prime una _Manuductio philhebraei ad hebraia biblia_, che contiene una breve, ed esatta notizia del suo pregio, autorità, ed uso delle migliori sue edizioni, e delle più stimate traduzioni.[36] Vi è lʼ_introductio in criticam sacram veteris Testamenti_, una parte della quale ha servito ai prolegomeni delle varianti. Vi è lʼopera _de studio legis, seu Biblico ex Rabbinorum praeceptis optime instituendo_. È fra le seconde la _synopsis institutionum Biblicarum Sacrarumque antiquitatum_, e un commentario _de locis theologicis hebraeorum eorumque tum apud Judaeos tum apud Christianos auctoritate_.

A questa classe può riferirsi ciò che egli scrisse intorno al Messia, cioè in primo luogo lʼopera _della vana espettazione degli Ebrei del loro Re Messia dal compimento di tutte le epoche_.[37] Mostra egli che vʼha una data e certa epoca rivelata della venuta del Messia, che questa non poteva esser ritardata, che tutte lʼepoche più autorevoli determinate dalla Scrittura o dalla tradizione sono passate, che in niuno, come in Gesù Cristo, si avverano queste epoche, e i caratteri tutti del Messia. Questʼopera applaudita trovò due oppositori, ma per loro onore non dirò quali fossero, e quanto spregevoli le loro obiezioni. Dirò solamente, che il Signor de Rossi rispose collʼ_esame delle riflessioni teologico-critiche contro il libro della vana espettazione degli Ebrei_,[38] nè i critici osarono più di ritornare in campo. Altre opere ancora aveva preparate intorno al Messia, cioè il _lumen salutis, seu Biblica Messiae oracula ex Chaldaicis paraphrasibus ac Rabinorum commentariis illustrata_, alcuni estratti del _Sanhedrin_ in Ebraico, e in Latino, e il _systema recentioris judaeorum theologiae de eorum rege Messia_, ma rimangono manoscritte.