Part 17
La moltiplicità delle cose, che mi si para dinanzi in questa parte del mio argomento esige, che io le divida in due classi, e prima faccia parola di quelle opere, che a Grammatica appartengono, indi di quelle, che appartenendo alle antichità ed alla mitologia indirettamente illustrano le lingue, che si parlano nellʼIndia. E prima di tutti richiama a se il mio discorso il P. Clemente Peanio Piemontese Carmelitano Scalzo e Missionario. Egli dopo aver diretta la formazione deʼ Caratteri della lingua _Grandonica_, o _Grantham_ per la stamperia di Propaganda, ne descrisse lʼalfabeto, e le regole per leggere, che ivi furono stampate[525] con una erudita prefazione dellʼAbate Amaduzzi. Eʼ questa la lingua, che nel Malabar è usata per le cose letterarie e sacre, e il suo alfabeto serve comodamente ancora alla lingua Samscrit. Volgarmente poi ivi si adopra la lingua Tamulica, intorno alla quale molto si affaticarono i Missionarj Italiani, dandone e Grammatiche, e Dizionarj[526]. Nè solamente la grammatica si illustrò per essi; ma più e diverse opere ancora si scrissero in quella lingua daʼ banditor del Vangelo peʼ novelli fedeli, ed altre dalle varie lingue dellʼIndie se ne trasportarono alla nostra, onde abbiamo il Catechismo in lingua Barmanica del P. Gaetano Mantegati[527] alcuni devoti Inni del P. Beschi, e un Catechismo del Vescovo Vigliotti, la _compendiaria legis explicatio omnibus Cristianis scitu necessaria_ (1772. in 8.) del P. Peanio, e un trattato deʼ Sacramenti del Vescovo Limirense Gio. Battista Multedo Genovese,[528] oltre al compendio di moral teologia del P. Paolino testè citato. Ed a mostrar gli errori dellʼIdolatrica Religione il P. Gaetano Mantegati Barnabita ed ora Vescovo di Massimianopoli e Vicario Apostolico neʼ Regni dʼAva e del Pegù scrisse alcuni dialoghi tra un Khien selvaggio ed un Siamese Talapoino, neʼ quali la religione dei Talapoini si confuta (P. Paol. Cod. Borg. p. 47.) e contro quella deglʼIndiani il P. Giuseppe Maria di Garignano Cappuccino e Missionario a Nepal alla metà del secolo trapassato uno ne compose in lingua Indostana fra un Cristiano, e un Gentile Indostano sopra la verità di nostra religione, che al Re di Nepal fu presentato, e da un altro Cappuccino Missionario, cioè dal P. Marco dalla Tomba fu tradotto in Italiano[529]. E il nome di questo Missionario naturalmente mi conduce a parlare ora delle traduzioni dʼantiche opere Indiane, siccome ho promesso, delle quali ne ha egli somministrate parecchie. Imperciocchè il poema per lui intitolato _Salecpuran_, o piuttosto come il P. Paolino vorrebbe, _Balapurana, o Balagapurana_, il che vuol dire storia del fanciullo, cioè del Dio _Krshna_ lʼ_Argianaguita_, o canto dʼArgiuna, il _Dharmashastra_, o instituzione alle opere di virtù e di pietà, in cui le principali tradizioni dellʼIndiana mitologia sʼinterpetrano moralmente, il _Mulpanu_, cioè libro della radice o del fondamento, che una parte delle tradizioni medesime spiega fisicamente, lʼ_Ultercand_, che è lʼultimo tomo del gran libro _Ramaen_, ossia dellʼincarnazione _Ram_, del Dio _Vishnu_ incarnato in Ram per uccidere il gigante _Raun, o Ravana_[530]. Queste opere, dissi, quel dotto e paziente Cappuccino volgarizzò. A queste traduzioni vuolsi aggiungere quella, che il P. Carpani Barnabita e Missionario fece dalla lingua del Pegù del libro intitolato _Kammuva_ sullʼinstituzione e ordinazione dei Talapoini; il che è tutto quello che in questo genere è a mia notizia pervenuto[531].
Utili altresì alla illustrazione di queste lingue furono queʼ Missionarj, che le antichità, gli usi, i costumi, e la religione presero a spiegare. Sul quale argomento si debbono per me ricordare le osservazioni del P. Carpani sopra due libri Barmani[532], il viaggio allʼIndie Orientali del P. Marco dalla Tomba[533], e le sue osservazioni sopra le relazioni del sig. Holvvell Inglese relative al Bengala, e allʼIndostan[534] e le notizie laconiche dʼalcuni usi, sacrifizi, ed idoli nel regno di Nepal del P. Costantino dʼAscoli[535]. Della Mitologia, della letteratura, deʼ costumi, e degli usi degli Indiani ha parlato il Signor Lazzaro Papi con accuratezza, con eleganza, senza preoccupazione di sistema, e con una certa naturalezza che si concilia la persuasione[536]. Lʼopera sua non appartiene al secolo decimottavo, il quale solo debbo quì avere in mira; laonde contento dʼavere in breve accennati i principali suoi pregj non ne dirò più oltre, e più tosto rivolgerò il mio discorso alla lingua del Tibet, o Tangut, come dicono gli abitanti.
Il celebre P. Agostino Giorgi Agostiniano dottissimo nelle lingue Orientali esortato dal Cardinale Giuseppe Spinelli e da Costantino Ruggieri Presidente della stamperia di Propaganda pubblicò il suo alfabeto Tibetano[537], e lo corredò con tanta profondità di dottrina, e vastità dʼerudizione, che poche altre opere si possono vantare a quella uguali. Consultò egli il P. Cassiano Beligatti, che essendo vissuto lungo tempo nel Tibet in questa lingua, come in più altre era dottissimo. Erra di molto il chiarissimo Presidente dellʼAccademia di Calcutta signor Iones, al quale è piaciuto dʼasserire, che lʼopera del P. Giorgi è tratta dalle carte del P. Cassiano[538], accusandolo falsamente di plagio. Se io domandassi al signore Iones le prove dʼunʼaccusa così inconsiderata, niuna ne potrebbe addurre. Ma è inutile che io lo interroghi, quando la somma dottrina del P. Giorgi, e le sue opere attestano abbastanza, chʼegli non aveva bisogno di vestirsi dellʼaltrui penne per comparire e meritare il plauso dei letterati. Due specie di scrittura usano i Tibetani. Una serve alle cose della religione, della letteratura, e della magia, lʼaltra al privato commercio. Mostra il P. Giorgi brevemente la seconda, e si diffonde a lungo sulla prima, come ragion voleva. In fine vʼaggiunge il _Pater noster_, _lʼave Maria_, _il Credo_ i precetti del Decalogo, da lui tradotti in lingua Tibetana, sei pubblici documenti di privilegi a favore di queʼ Missionarj Cappuccini da lui tradotti in Latino, e finalmente la _Tabula Tibetana e voluminibus non longe a fontibus Irtis repertis excerpta_ stampata già negli atti degli eruditi di Lipsia in quella lingua e dal Bayer trasportata in Latino[539], ed ora quì dal P. Giorgi pubblicata di nuovo con molte sue erudite annotazioni. A tutto ciò egli ha premessa una lunga dottissima dissertazione sulla religione, la storia, e la geografia di questo paese, la quale pienamente fa conoscere quanto in lui fosse vasta lʼerudizione, profonda la dottrina, estesa la cognizione delle lingue Orientali. Lʼopera sua, che alla santa Religion nostra era favorevole, ed impugnava le impudenti menzogne dette dal Beausobre contro i SS. Padri, e contro S. Agostino massimamente, doveva avere contradittori, e nʼebbe. Un anonimo affatto ignaro delle lingue Orientali fu il primo, che poche objezioni gli fece, e di niun momento[540], e a lui rispose lʼAmaduzzi quantunque non palesasse il proprio nome[541]. Il Pauvv fu il secondo[542], che volle riprenderlo dʼavere acremente criticato il Beausobre, dichiarò improbabile la sua cronologia deʼ Re Tibetani, e lo tacciò dʼaver troppo facilmente creduto ai privilegj mostrati dai Missionarj Cappuccini, che non dubitò di chiamare impostori; la quale ultima ingiuriosa obiezione adottarono ancora glʼInglesi autori della storia universale[543]. Lasciamo stare il Pauvv, lʼopera del quale è caduta in quel totale oblio, che meritava. Riguardo aglʼInglesi dirò, che gli originali di queglʼimpugnati privilegj furono dal Cardinal Borgia posti nella Biblioteca di Propaganda. Ora si dice che lʼesterior loro aspetto niuna cosa offera atta a risvegliar qualche dubbio di falsità; ed è certo che niun dubbio pure risveglia il lor contenuto. Sarebbe poi stato desiderabile, che questi scrittori non avessero diffamato come impostori queʼ Missionarj, non avendo valevoli prove per farlo; quando non si creda, che coʼ Missionarj possano gli uomini onesti tenere un diverso contegno da quello che cogli altri uomini si dee tenere.
Non molto dopo il P. Giorgi anche il P. Cassiano Beligatti pubblicò il suo alfabeto Tibetano che merita lode, ma non richiede nuove osservazioni[544]. Dotto altresì in questa lingua fu il P. Francesco Orazio da Penna di Billi nel paese dʼUrbino Missionario anchʼegli, e Cappuccino, che per ben venti anni la studiò, ed ebbe a maestro un solenne dottore di quelle contrade[545]. Egli è doppiamente benemerito della lingua Tibetana, e per la Corografia del Tibet che il P. Giorgi cita molte volte; e perchè inviò a Roma le lettere tutte di quellʼalfabeto, che il Cardinal Belluga fece poi fondere in Roma dal Fantuzzi nel 1738. per la stamperia di Propaganda.
Resta finalmente che si parli per me della lingua Chinese, della quale poco ho da dire. Due soli scrittori debbo quì ricordare, uno deʼ quali è il P. Giuseppe Cerù Lucchese deʼ Chierici Regolari Minori, e lʼaltro è il P. Domenico Perroni Napoletano deʼ Chierici Regolari della Madre di Dio, di quella Religione cioè, chʼè nata in Lucca da Lucchese Fondatore, per opera deʼ Lucchesi è cresciuta altrove, e benchè fra piccol numero racchiusa pure diede molti uomini chiarissimi nelle lettere, deʼ quali la massima parte è Lucchese. Ambedue furono Missionari alla China. Il Perroni visse colà 19. anni, dette opera diligente allo studio di quella lingua, e compose un Dizionario Chinese, e latino per comodo delle Missioni, che non è stampato[546]. Il P. Cerù stampò a Canton nel 1713. in lingua Chinese un libretto ascetico peʼ Cristiani di quelle parti sulla divozione di S. Giuseppe colla novena di questo Santo. Di lui, e della sua perizia in questa lingua parla con lode il P. Viani nel _Diario delle cose operate alla Cina da Monsignor Mezzabarba_. Se si potesse prestar fede al P. Norberto si dovrebbe dire, che i suoi nemici si adoperassero di calunniarlo, e togliergli il credito di questa sua perizia[547]. Ma chi può credere alle menzogne di quel troppo celebre apostata impostore?
NOTE:
[509] _Sidharubam, seu Grammatica Samscrdamica ec. Romae ex Typograph. S. Congr. de Prop. fid._ 1790. in 4.
[510] _Vyacarana, seu locupletissima Samscrdamicae linguae institutio in usum fidei praeconum in India Orientali, et virorum litteratorum in Europa adornata. Romae typis S. Congr. de Prop. fid._ 1804. in 4.
[511] _Viaggio allʼIndie Orientali. Roma pel Fulg._ 1796. in 4.
[512] _Systhema Brahmanicum Liturgicum Mythologicum, Civile ex monumentis Indicis Musaei Borgiani Velitris. Ibid. typis S. Congr. de Prop. Fid._ 1790. in 4.
[513] _Musaei Borgiani Velitris Codices MSS. Avenses, Peguani, Siamici, Malabarici, Indostani animadversionibus. Historico-criticis castigati et illustrati ec. Ibid apud Fulgon._ 1793. in 4.
[514] _Examen Historico-Criticum codicum Indicorum Bibliothecae S. Congr. de Prop. Fid. ibid. Typis ejusdem S. Cong._ in 4.
[515] _Centum adagia Malabarica cum textu originali et versione latina Ibid. apud Fulg._ 1791. in 4.
[516] _De veteribus Indis dissertatio, in qua cavillationes autoris Alphabeti Tibetani castigantur. Ibid. apud Fulg._ 1795. in 4.
[517] _De latini sermonis origine et cum Orientalibus linguis connexione. Ibid. apud eund._ 1803. in 4.
[518] _De antiquitate et affinitate linguae Zendicae, Samscrdamicae, et Germanicae. Patavii typis Semin._ 1799.
[519] _De MSS. Codicibus R. P. Ioannis Hanxleden Epistola ad R. P. Alexium Mariam a S. Ioseph. Carm. Exc._ (Viennae) in 4.
[520] _Scitismo sviluppato in risposta alla lettera del sig. Conte Castone della Torre Rezzonico. Roma._ 1793. in 4.
[521] _Monumenti Indici del Museo Naniano illustrati. Padova nella stamperia del Seminario_ 1799. in 4. Fra queste opere quella _de latini sermonis ec._ non appartiene allʼepoca della quale io parlo; ma per la connessione della materia non ho voluto ommetterla. Vi sono ancora altre opere di questo instancabile scrittore, che a me mancano, a non ho potuto vedere. Fra queste lʼ_India Orientalis Christiana. Romae Typis Salomonianis_ 1794. e _Mumiographia Musaei Obiciani, Patavii typis Seminarii_ 1799. potrebbono forse contener qualche cosa spettante alle lingue dellʼIndie.
[522] _Bibliotheca Indica referens_ 313. _codices Indicos MSS. opus ineditum, quod aere curaque Stephani Card. Borgiae vulgari debuit._ Così si legge in un foglio volante, che contiene il Catalogo delle sue opere.
[523] _P. Paul. Cat. Cod. MSS. Bibl. S. Congr. de Prop. Fid._ p. 75. 76.
[524] V. il suo Alfabeto Tibetano, e una lunga nota, o piuttosto dissertazione nellʼ_Op. de Mirac. di S. Coluto_ p. CCI.—CCCV. che ho già citata.
[525] _Alphabetum Grandonico-Malabaricum, sive Samscrudonicum. Romae typis S. Congr. de Prop. Fide_ 1772 in 12.
[526] Il P. Costantino Giuseppe Beschi Missionario Gesuita pubblicò a Tramquebar il 1738. in 8. colle stampe della Missione Danese una Grammatica Tamulica col titolo: _Grammatica Latino-Tamulica, in qua de vulgari lingua Tamulica fusius tractatur_. Egli vi aggiunse un capitolo _de variis quotidiano usui praecipue necessariis_: e con ciò egli soddisfece al bisogno di coloro, che trattar debbono con quegli Indiani, i quali parlano il Tamul. La lingua volgare è la chiave di quella che chiamano letteraria: e di questa ancora fece il P. Beschi una Grammatica, intitolandola: _Grammatica Latino-Tamulica, ubi de elegantiori Linguae Tamulicae dialecto, cui adduntur Tamulicae prosae rudimenta_, che non ha ancora veduta la luce. Egli scrisse altresì un Dizionario Tamulico-Latino pel dialetto volgare, come il _Sader Agaradi_, parimente non impresso mai. Eʼ il _Sader Agaradi_ un Dizionario del dialetto letterario, ed è diviso in quattro parti. La primo _Peyer_ dà i significati diversi dʼogni parola; la seconda _Porul_ dà i sinonimi; la terza _Toguei_ dà le specie subordinate dei termini tecnici, delle scienze, o delle lettere; la quarta _Todpe_ è un rimario. Si veda il dottissimo Signor Langlès negli _Annal. Encycl._ di M. Millin Dec. 1817. p. 291. e seguenti. Il suo Dizionario fu veduto anche dal P. Paolino allʼIndie. Lo stesso signor Langlès (ivi p. 301.) parla ancora dʼuna dissertazione della stesso P. Beschi sul modo di calcolare il tempo usato daglʼIndiani per anni solari secondo il sistema del _Vakia_, e del _Siddhanta_ che sono i due più famosi trattati dʼastronomia, che si abbiano in Tamul. Il P. Angelo Francesco Vigliotti Piemontese Carmelitano Scalzo, poi Vicario Apostolico, e Vescovo Meletopolitano fece una Grammatica con un breve Vocabolario, che si conserva nella libreria di Propaganda. Quella delle Missioni Apostoliche di S. Pancrazio fuori di Porta Aurelia ha MS. unʼaltra Grammatica e un Vocabolario Portoghese-Latino-Malabarico del P. Stefano da S. Maria Veneziano Carmelitano Scalzo e Missionario. (Amaduzzi _Praef. in Alphab. Grand._ p. XVIII. _P. Paol. Cod. Bibl. S. Congr. de Prop. Fide_ p. 54.) Il P. Cassiano Beligatti da Macerata Missionario corresse il tesoro della lingua Indiana del P. Francesco Maria pure Missionario Cappuccino.(P. Paulino ivi p. 57. 58.) Egli altresì è lʼAutore dellʼ_Alphabetum Bramhanicum, seu Indostanum Universitatis Kasi Romae typis S. Congr. de Prop. Fid._ 1771. in 8. e di nuovo ivi 1787. Si aggiunga a questi _Alphabetum Barmanum seu Romanum auctore D. Cajetano Mantegatio Insubre Cler. Reg. S. Pauli_ 1776. in 8.
[527] _Romae typ. Congr. de Prop._ 1785. in 8.
[528] _P. Paol. loc. cit. p._ 54. _e_ 71. e _Amaduzzi loc. cit. p._ XVIII. e XX. Molte altre simili opere ad istruzion deʼ Cristiani, e ad eccitamento di pietà debbono aver fatte i Missionarj, delle quali niuna notizia è a noi pervenuta. Non voglio però omettere quei libri di questi, che la Congregazione di Propaganda fece pubblicare colle stampe senza nome dʼAutore. Chiunque sia che gli ha composti è stato un Governo Italiano che gli ha fatti nascere, e gli ha pubblicati, onde non è alieno dal mio istituto il farne parola. Quelli che io posso indicare sono i seguenti. _Doctrina Christiana Marastice_ 1778. _in_ 8. _Actus virtutum Theologalium Marastice_ 1718. _Doctrina Christiana Lingua Peguana_ 1786. _Catechisme abrégé en la langue de Madagascar_ 1786. _Catechismus pro Barmanis eorum lingua etc. opera, et studio Clericorum Regularium S. Pauli in Regno Avae Missionariorum_ 1787.
[529] _P. Paol. loc. cit. p._ 69.
[530] _P. Paol. Catal. Cod. Borg._ p. 133. e seg. 151. 156. 158. 163.
[531] _P. Paol. Cod. Bibl. S. Congr. de Prop. Fid._ p 77.
[532] _P. Paul. Cod. Bibl. S. Congr. de Prop. Fid._ p. 77.
[533] _Id. Cod. Borg._ p. 1.
[534] _Ivi Cod. Borg._ p. 71.
[535] _P. Paul. Cod. Borg._ p. 71.
[536] _Lettere sullʼIndie Orientali di Lazzaro Papi Cittadino Lucchese. Filadelfia dalla Stamperia Klert._ (Pisa Molini) 1802. T. 2. in 8. Il chiarissimo autore ha dimorato per dieci anni allʼIndie Colonnello del Ràgia di Travancore, e comandò una brigata di Sipài da quel Principe mandata ausiliaria deglʼInglesi nellʼultima guerra, che questi sostennero contro il Sultano Tipoo. Di questa sua opera si parla nel citato rapporto dellʼInstituto di Francia.
[537] _Alphabetum Tibetanum. Praemissa est disquisitio, qua de vario litterarum ac regionis nomine, gentis origine, moribus, superstitione, ac Manichaeismo fuse disseritur, et Beausobrii calumniae in S. Augustinum aliosque Ecclesiae Patres refutantur. Romae typis S. Congr. de Prop. Fid._ 1762. in 4.
[538] _Georig, ou plutot Cassiano des papiers du quel lʼouvrage de Georgì est tiré, nous assure que ec. Rech. Asiat._ T. 2. p. 179. Ma si veda lʼAmaduzzi nella prefazione allʼalfabeto Tibetano del P. Cassiano, il quale mostra, che questi solamente fu consultato da lui, e diresse lʼimpressione. Si veda principalmente ivi e p. V. e XV.
[539] La storia di questa tavola, e deʼ codici quì indicati, e come la cognizione della lingua Tibetana si spargesse in Europa si può vedere presso lʼAb. Amaduzzi nella prefazione da lui premessa allʼalfabeto Tibetano del P. Cassiano Beligatti p. XIII.
[540] _Gazzette litteraire dʼEurope. À Paris_ 1764. T. 2. p. 262.
[541] _Novel. Lett. di Fir._ 1765. _num_ 6. _e segg._
[542] _Recherches Philosophiques sur les Americains._ _À Berlin_ 1770. T. 2.
[543] T. 27. p. 290. Ed. Ven.
[544] _Alphabetum Tangutanum, sive Tibetanum. Romae Typ. S. Congr. de Pr. Fid._ 1773. in 12.
[545] Rab-giam-ba-Ton-ten-pelzam Dottore dellʼUniversità di Serra. Il P. Cassiano coʼ Religiosi suoi compagni studiarono la lingua sotto lʼinsegnamento di tre Lami. _Gior. Alf. Tib._ p. 559. Il P. Francesco Orazio morì a Patana nel Tibet il 1747. dʼanni 65. e gli fu posta doppia iscrizione in lingua Bramhanica e Latina. _Giorgi ivi_ p. 435.
[546] _Sarteschi de Cl. script. Congr. Matris Dei_ p. 253. e 254.
[547] _P. Norb. Mem. Stor._ T. 1. p. 419. e 442.
CONCLUSIONE
Questi son glʼItaliani pervenuti a mia notizia, che nel passato secolo illustrarono le antiche lingue, o le moderne. La scarsità dellʼingegno, e la mancanza di moltissimi libri mi ha impedito di rispondere degnamente al mio assunto. E tengo per fermo, che molti nomi illustri, e molte opere degne di ricordanza sono rimaste a me ignote, o dimenticate; talchè non porterebbono retto giudizio coloro, i quali dalle cose per me dette fin quì il valore e lo studio deglʼItaliani in questa materia volessero misurare. Supplito avrebbe pienamente al mio difetto un uomo dotto molto, e felice posseditore dʼuna splendida libreria, che voleva cortesemente somministrarmi buon numero di notizie, che a me mancavano, ed avrebbe altresì emendati gli errori, neʼ quali sarò caduto. Ma le moltiplici sue occupazioni, e la mal ferma salute gli hanno impedito di compiacermi. Ciò non ostante ancor solo da quel poco, che mi è riuscito di raccogliere parmi di poter dedurre le seguenti riflessioni. In primo luogo per ciò che spetta alla illustrazione della propia lingua non debbono glʼItaliani temere il confronto delle straniere nazioni. Anzi se mal non mʼappongo niunʼaltra nazione al pari di noi ha illustrati gli autori, che nel fatto della lingua son classici. Che se alcune vanno superbe di molti fra i loro scrittori noi pure ne vantiamo parecchi eleganti e puri, nè temiamo il confronto. Riguardo alle straniere moderne lingue dʼEuropa non vedo qual vocabolario si possa paragonare a quello dellʼAlberti per la Francese. Vantar potranno i Francesi le molte lor traduzioni dallʼItaliano dal Tedesco dallʼInglese, e noi (lasciando star quelle prezzolate peʼ libraj) ricordando i Mazza, i Paradisi, i Cesarotti ardiremo vantarle non inferiori di pregio, se sono inferiori di numero. E quì aggiugnerei volentieri il Milton del signor Papi, se non temessi dʼesser rimproverato, che per servire alla mia causa io nomini gli scrittori del secolo decimonono. Lo studio della lingua Etrusca si può dir tutto nostro, nè abbiamo in ciò contradittori. Nel Greco siam vinti dai Tedeschi dagli Olandesi daglʼInglesi in ciò che direttamente riguarda lʼillustrazione della lingua e degli Autori, perchè quantunque abbiamo il Mingarelli lʼIgnarra e qualche altro, che ho nominato[548]; questi son pochi; il che avviene non per la mancanza di dotti Grecisti, ma per la scarsità di uomini pazienti, o perchè i nostri sono intenti a studiare le cose che contengono, o ad ammirarne lo stile, e quindi sono meno solleciti di tormentare il testo con sempre nuove mutazioni. Peʼ volgarizzamenti però dal Greco non dubitiamo di contrastare cogli altri. Nel Latino vinciamo qualunque nazione, niuna potendo opporci un lessico simile a quello del Forcellini, nè tanti e così puri, ed eleganti scrittor Latini, come abbiamo noi. Per le lingue Orientali finalmente ci gloriamo dʼun De Rossi dʼun Caluso dʼun Bugatti dʼun P. Giorgi, oltre ad alcuni Missionarj, ed altri, che possiamo opporre ai più celebri stranieri senza timore[549]. Resta adunque che nel secolo decimonono non si arrestino glʼingegni Italiani, e raddoppiando i loro sforzi faccian conoscere, che
......._Secundis usque laboribus Romana pubes crevit_[550].
NOTE:
[548] Ora possiamo vantare Monsignor Mai e il P. Petrucci Gesuita a Roma, Peyron e Biamonti a Torino, del Furia e Zanoni a Firenze, Canonico Cav. Ciampi a Varsavia, ed altri parecchi, adesso che questi studj pare che prendano nuovo vigore.
[549] Ora sono chiarissimi in queste lingue i signori Peyron a Torino, Mezzofanti a Bologna, Lanci a Roma, Conte Carlo Castiglioni a Milano, e forse altri a me ignoti. Eʼ fra gli ultimi il dotto autore degli opuscoli intitolati _della Grecità del Frullone, e dellʼerudizione orientale del Frullone_, che si leggono nel Vol 2. P. 1. della Proposta del signor Monti. Egli farà cosa molto utile, se vorrà continuare queste sue ricerche etimologiche. Ma è desiderabile, che gli piaccia di ornarle colla necessaria urbanità, la quale non dovrebbe andar mai disgiunta dalle dispute letterarie.
[550] _Hor. Lib._ 4. _Od._ 4. v. 4. 5.
APPENDICE