Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II

Part 12

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Usciamo finalmente dalle noje Grammaticali, e passando a cose alquanto maggiori vediamo qual vantaggio abbian recato glʼItaliani alla lingua latina procurando nuove edizioni deʼ classici scrittori. Quella di molti Poeti fatta dallʼArgelati in Milano, ed accompagnata da versione Italiana, la quale chiamerò prima collezione Milanese, e la collezione di tutti gli stessi poeti pubblicata in Pesaro niuna illustrazione presentano, e perciò non debbono aver quì luogo. Celebri sono le edizioni Cominiane; ma debbono la celebrità loro alla nitidezza della stampa, ed alla correzione, non a nuovi comenti; se poche se ne eccettuino delle quali parlerò fra poco. Anche il Loschi coʼ torchj del Bettinelli stampò nitidamente gran parte deʼ classici latini con poche annotazioni, le quali però non sono quasi altro che un succinto compendio di quelle deʼ precedenti comentatori. Parecchi Poeti latini con versione Italiana furono pubblicati dai Monaci di S. Ambrogio di Milano poco innanzi alla fine del secolo, e questa edizione sarà da me chiamata seconda collezione Milanese. In essa i chiarissimi editori accompagnarono il testo dʼalcuni autori con pregevoli annotazioni di sobria, ma utile erudizione, e di giudiziosa critica. Lasciando però queste grandi Collezioni parlerò piuttosto dei particolari scrittori, e di Cicerone prima dʼogni altro. Le opere di questo grande Oratore, e Filosofo prese a pubblicare lo stampator Porcelli di Napoli, ed è da dolersi, che la sua ottima edizione non sia compiuta[329]. Quanto vʼha di meglio nelle edizione del Manuzio, del Grevio, del Vesburgio, del Davis, del Pearce, e in una parola di tutti gli editor precedenti, con parecchie altre collezioni inedite si trova quì raccolto. Sono alcuni, ai quali dispiacciono quei lunghi commenti, che nellʼedizione deʼ Classici usurpano la maggior parte dʼogni facciata, concedendo appena poche linee al testo. Questi forse si dorranno dellʼeditore Napoletano, che è stato copiosissimo nel raccogliere annotazioni. Ma quì la copia non è inutile, anzi è giudiziosa molto, e mal si apporrebbe chi volesse fargli per ciò querela. Deʼ commentatori, che quì si vedono, io debbo nominar quelli soltanto, che sono Italiani, e vissero nel secolo decimottavo. In primo luogo vuol essere ricordato Gasparo Garatoni, che parecchie egregie note somministrò, ora interpetrando alcuni luoghi più oscuri, ed ora presentando nuove varianti utilissime. Il secondo è MarcʼAntonio Ferrati, che nelle sue Latine epistole[330] non poco giovò allʼintelligenza del testo, ma non fu sollecito di consultar manoscritti per emendarlo. Jacopo Facciolati è il terzo, che le due orazioni _pro P. Quintio e pro Sex. Roscio Amerino_ pubblicò in Padova,[331] e poi in Venezia i libri _de officiis_ e quello di Quinto Cicerone de _petizione consulatus_[332], corredando queste opere dʼottime sue note, che nellʼimpressione del Porcelli si vedono almeno in parte ristampate. Molto più di questi, e più dʼogni altro illustratore di Cicerone faticò intorno alle opere sue il Gesuita Lagomarsini. Egli impiegò ben trentʼanni a collazionare trecento codici, e trarne le varianti, che in ventisei volumi trascrisse[333]. Ma sventuratamente il frutto di tanta fatica è forse perduto.[334] Certo è almeno, che dopo la morte del Lagomarsini, e dopo che con grave danno della Chiesa, e delle lettere furono soppressi i Gesuiti niuno ha più fatta menzione di quella sua opera, e lʼeditore Napoletano di Cicerone, che tanta diligenza adoperò per la sua edizione nè pure ha fatta parola di lui[335]. Egli aveva altresì dai Codici Fiorentini raccolto gran numero di varie lezioni per gli autori delle cose rustiche, e in molti luoghi aveva emendata lʼedizion Gesneriana, e ciò che egli scrisse e radunò intorno a questa si conserva nella libreria del Collegio Romano[336]. E giacchè è caduta menzione degli autori delle cose rustiche mi viene in acconcio di parlar quì del Morgagni, e del Pontedera. Poco fece il primo in questa parte, ma quel poco è ottimo. _Morgagni paucae nimis observationes ingenium suave atque eruditionem egregiam medici peritissimi totae spirare mihi visae sunt_ dice lo Schneider accuratissimo editore di questi scrittori[337]. Ma il Pontedera non solamente glʼillustrò bene, ma glʼillustrò anche molto. I precedenti editori Gesner, ed Ernesti erano stati verso lui alquanto ingiusti, e vʼha chi asserisce ancora essersi il primo non poco arricchito delle spoglie dellʼItaliano Filologo[338]. Il che mal sofferendo lʼamico suo Andrea Marano, e facendone con lui amichevole lagnanza il Pontedera si risolvette finalmente di apprestare unʼedizion nuova di Catone, Varrone, e Columella. Fu allora che da lui pregato il Lagomarsini raccolse le varianti, delle quali ho fatto parola. La morte interruppe poi il suo disegno, ma non fu inutile ciò che egli aveva apparecchiato, perchè un dotto Padovano raccogliendo le sue carte inedite le stampò non sono ora molti anni[339].

A questi succedano due medici illustrati dal principe deʼ moderni anatomici, cioè Celso, e Sammonico. Una bella edizione ne fece uscire dai celebri torchj Cominiani Giambattista Volpi ricca di due lettere sopra il primo, ed una sul secondo[340] del Morgagni, il quale però non cessò con ciò di lavorare intorno alle opere di quegli autori. Ma alcuni anni dopo le sue lettere Celsiane aggiunsero al numero di otto, ed a due quelle intorno a Sammonico[341]. Molto fece quel grandʼuomo in questʼopera per correggere ed emendare il testo, e vʼimpiegò tutta la sua dottrina medica, che era somma, e la sua cognizione nella lingua latina che era pure grandissima; ed in ciò lʼajutò ancora il latinissimo Facciolati, che gli somministrò quindici belle osservazioni da lui ivi inserite. Restò però molto a farsi, ed altri medici chiarissimi si affaticarono intorno a Celso. Leonardo Targa _dotto medico Veronese, e pieno della più bella letteratura_[342] intraprese il viaggio di Firenze e di Roma per consultar codici, e col soccorso di questi ne dette unʼottima edizione in Verona nel 1769.[343] Anche Lodovico Bianconi ebbe in animo di far lo stesso, e ve lʼebbe lungo tempo, perchè molto amava Celso, e frutto del suo amore furono le auree sue lettere dirette al Tiraboschi. Collazionò molti codici Romani, Parigini, Modenesi, Milanesi, Bavaresi, e mandò da Dresda a Firenze un suo Segretario per collazionarne altri. Qual fosse lʼesito delle sue carte, e come allʼimpresa medesima si accingessero il Lupacchini medico dellʼAquila e il Mariotti di Perugia si può vedere nelle citate lettere p. 262. 263.

Difficil cosa era il dare una buona edizione di questo scrittore, perchè richiedeva pazienza molta, e molta cognizione di medicina. Ma più difficile era il far lo stesso per Vitruvio, lʼopera del quale con molti errori ci è stata tramandata per la negligenza ed ignoranza deʼ copisti, ed a correggerli si richiede profondità di dottrina nellʼarchitettura. La possedeva il Poleni, che pensò di darne una nuova edizione, ma con danno grave della Repubblica delle lettere non lʼeseguì. Qual sarebbe riuscita per le sue cure si può facilmente congetturare dalle sue _Exercitationes Vitruvianae Patavii_ 1739. T. 2. in 4. e dal giudizio, che Apostolo Zeno ne dà. «Egli (il Poleni) dopo molti anni sta tutto ancora applicato nellʼillustrare Vitruvio, sopra il quale ha fatte fatiche incredibili, collazionandone non solo tutte le edizioni, e le versioni, che ne abbiamo alle stampe, ma ancora molti antichi codici, che da varie parti gli sono stati inviati, e corredando lʼopera sua di bellissime annotazioni: talchè sono persuaso, che la pubblicazione di questʼopera sarà per fare onore non solamente a lui, ma allʼItalia, ed al secolo in cui viviamo»[344]. Lo fece poi il Galiani ristampando il testo latino, che accompagnò con traduzione, note, e varianti[345]. Fece egli cosa utile molto, e lodevole; non tanto però che abbia tolta lʼoccasione di desiderare unʼaltra edizione più accuratata, e meglio illustrata. Allʼarchitettura appartiene ancora lʼopera di Frontino su gli acquedotti di Roma, che il Poleni ristampò corredandola dʼun egregio comento, che niente lascia a bramare[346].

Gratissimo dono fece al pubblico lʼAbate Giovenazzi dʼun frammento medito di Tito Livio, che ha il solo difetto dʼesser troppo breve: ed egli lo ha reso ancor più prezioso accompagnandolo con eruditissime annotazioni[347]. Alla scoperta di così insigne monumento paragonar si potrebbe in qualche modo, benchè molto inferiore di pregio, la nuova edizione di Sesto Rufo, e di Publio Vittore de _regionibus urbis_, che il Gori nel Tomo quinto delle sue simbole Fiorentine promise, in cui il testo non solamente esser doveva emendato, e corredato di note, ma ancora accresciuto. Egli però non eseguì la sua promessa, e difficilmente mi posso persuadere, che gli accrescimenti dovessero esser molto considerabili. Chiuderà il novero degli scrittori di prosa lo storico Sallustio. Molto egli deve a Gaetano Volpi, che una nitidissima edizione dette delle sue opere dopo averle con diligenza collazionate con ottimi codici, e le illustrò con eccellenti annotazioni[348].

Non parlerò quì delle _disquisitiones Plinianae_ del Conte della Torre di Rezzonico, le quali appartengono piuttosto alla storia letteraria, che al mio argomento. Nè dirò pure dʼalcune edizioni dʼautori classici accompagnate dalla traduzione Italiana, che mi tornerà in acconcio di ricordare, ove deʼ traduttori terrò discorso. A parlar deʼ poeti mi condurrà naturalmente lʼ_Apocolocyntosi_ di Seneca, mordace Satira mista di prosa, e di versi. Il Guasco ristampandola la corredò di molte e belle annotazioni, e di parecchi pregevoli monumenti[349], con che quellʼoperetta, che dopo le cure deʼ precedenti editori era tuttavia alquanto oscura, è adesso chiara abbastanza. Un piccolo saggio, ma lodevole diede ancora il Vannetti del suo valore nellʼillustrazione degli antichi scrittori, comentando una scena di Terenzio[350]. Ma passiamo a cose maggiori. Non molta fatica fu impiegata intorno a Virgilio. Le opere sue di propria mano trascritte da Turcio Rufo Aproniano, che fu console il 494. giunsero fino a noi non offese dal tempo, e quel codice prezioso si conserva nella Laurenziana. Il Foggini lo pubblicò nel 1741. peʼ torchj del Manni con ottimo divisamento, ed è questa edizione per la singolare antichità del manoscritto la migliore illustrazione, che si potesse desiderare. Orazio ebbe nellʼAbate Francesco Dorighelli un buono interpetre, che daʼ precedenti comentatori scegliendo il meglio, ed aggiungendo le sue spiegazioni ha dato prova non mediocre di giusto criterio e di erudizione[351]. Forse alcuno potrebbe accusarlo di soverchia parsimonia nelle note, ma dove tanti editori sono in ciò copiosi eccessivamente merita scusa quello, che per evitare tale difetto inclina alquanto al difetto opposto. Fra glʼillustratori dʼOrazio si dee collocare il Signor Cesarotti per le _Osservazioni_ che si leggono nel tomo trentesimo delle sue opere. Riguardano queste due oggetti diversi. Alcune sono filologiche ed hanno in mira di spiegare alcuni luoghi, che desiderano qualche dilucidazione, altre sono critiche, ed indicano le maggiori bellezze, o riprendono i difetti, neʼ quali a suo giudizio è caduto il principe deʼ lirici Latini. Molti forse non vorranno adottare certe sue spiegazioni, come nel principio della prima ode, dove propone con una nuova punteggiatura una nuova spiegazione. E basti questo cenno solo per brevità, giacchè lʼopera è nelle mani di tutti. Che dirò poi delle critiche? Nel primo libro lʼode 13. (secondo altri 12.) _Quem virum_ ec. _non è che un accozzamento dʼelogi che vanno a terminare in Augusto senza proporzione, disegno ed economia_, ed in essa _lʼauritas quercus è un espressione assai ardita, e che aʼ tempi nostri si direbbe non a torto secentistica._ Nella 16. (ovvero 15.) al v. 3. _in vece che Nereo incatenasse i venti a loro dispetto non sarebbe stato meglio lʼimmaginar che i venti sʼarrestassero da se? Così feci nella mia traduzione._ La chiusa poi è _languida_, e il Signor Cesarotti con ammirabile ingenuità ci assicura, che egli ha fatto assai meglio traducendo, _Per te fellon fia cenere_, come ho accennato di sopra. La 21. (oppure 20.) _è un biglietto che non vale la pena dʼesser posto in versi_. La 24. e la 27. _sono cose da nulla, la_ 39. _è una vera inezia_. Nel lib. 3. lʼode 4. _così vantata_ a lui _pare una fanfaronata poetica piena di luoghi comuni nella quale si è incastrato un episodio mitologico senza appicco, e che in fondo ha più di borra, che dʼinteresse o di sostanza_. La 9. _alzata alle stelle generalmente_ a lui pare _una puerilità priva di naturalezza, di interesse, e di grazia_. Anche, nella lingua Latina egli vuole che abbia peccato Orazio ora usando qualche espressione, che sente _del comico_, come _uxorius amnis_ Lib. 1. od. 2. la quale però egli avrà creduta poetica[352], ora adoperando altre espressioni non adattate, come nella 14. (ovvero 13.) al v. 8. _lentis penitus macerer ignibus_, dove il critico cʼinsegna che _lentus_ vuol dire arrendevole, ed Orazio forse avrà creduto che avesse ancora altri significati, e fra gli altri quello di _diuturno_ e per ciò non male esprimesse la qualità dʼun fuoco, che lentamente lo tormentava; e in questa opinione sarà stato anche Tibullo, quando disse _lento torquet amore_ Lib. 1. El. 4. v. 81. Su queste ed altre simili critiche non farò veruna riflessione, poichè qualunque leggitore saprà farla da se, e senza più parlerò dʼunʼaltro illustratore dʼOrazio assai diverso, cioè del Cavaliere Clementino Vannetti. Egli nelle sue osservazioni sopra questo poeta[353] parlando di più, e diverse traduzioni delle sue opere, nel volgarizzamento dʼuna epistola, nelle lettere sopra il Sermone Oraziano imitato daglʼItaliani e sulle poesie didascaliche di lui ingiustamente condannate dallo Scaligero, nella descrizione della sua Villa, e nel giudizio sopra lʼOrazio Bodoniano si può chiamare un perpetuo comentatore; ma un comentatore molto giudizioso ugualmente se ne spiega i concetti, o e ne accenna le bellezze.

Un ampio comentatore hanno avuto nel Volpi Catullo, Tibullo, e Properzio[354]. Egli considera il testo e lo emenda come giudica opportuno, non però con quella insaziabile avidità di mutar sempre per cui certi editori hanno guastate, e guastano le opere deʼ classici; spiega ingegnosamente i luoghi alquanto oscuri, e sparge a larga mano gran copia di erudizione forse soverchia, raccogliendo i luoghi simili dʼaltri autori, il che non è senza utilità per lʼimitazione ove si faccia parcamente. Parecchi anni prima aveva egli data unʼaltra edizione degli autori medesimi pregevole anchʼessa, e forse più comoda, perchè ivi le note sono più brevi, e perciò meno ricche dʼerudizione[355]. Anche Gio. Francesco Corradini dellʼAglio dette unʼedizione di Catullo con diffuso comento, che non ha ottenuto molto plauso[356]. Mordace lʼabbiam veduto nel suo Lessico contro il Facciolati, e tale è pure in questʼopera contro tutti glʼinterpetri che lo precedettero, e contro il Volpi massimamente. Raro è che approvi le spiegazioni e lʼemendazioni altrui, e vuol che si seguano le lezioni di certo suo codice, il quale a dir vero ne ha alcune assai buone, non però quante egli vorrebbe. Lodata è lʼedizione delle favole di Fedro; che con buone annotazioni, e buona traduzione dette il Padre Trombelli, ripetuta poi molte volte per soddisfare al desiderio comune[357]. Un altro poeta, alquanto più recente di questi, cioè Rutilio Numaziano si dovea pubblicare dal Gori colle illustrazioni di Giovanni Targioni[358] ma lʼedizione non si è poi eseguita. Nè pure si sono stampati mai i comenti dal P. Alessandro Politi delle Scuole Pie preparati a Lucrezio, Catullo, Marziale, ed altri poeti Latini, di cui ho fatto parola in altro luogo.

Ho detto di sopra, che tra i papiri dʼErcolano se nʼè trovato uno solo Latino, e questo non ci presenta che poche linee. È un poema anonimo sulla guerra dʼAlessandria, che terminò colla battaglia dʼAzio e colla morte di Cleopatra. I pochi versi, che si sono potuti leggere, sono stampati a Napoli, ma non sono ancora là renduti pubblici. Il Sig. Morgenstern però avendone ottenuto un esemplare lo ha indirizzato allʼAccademia di Gottinga con un suo commentario, e M. Millin lo ha ristampato nel _Magasin Encyclopédique Ianv._ 1812. Noi dobbiamo render grazie allʼeditore Tedesco dʼaver procurato di spiegare alquanto questi laceri avanzi dellʼantichità; ma la sua industriosa fatica non appartiene al mio argomento. I versi latini però dellʼanonimo autore di niuna utilità possono esser fuorchè per la paleografia, giacchè nellʼedizione Napoletana si vedrà la forma degli antichi caratteri, i quali (come si dice) vi sono esattamente delineati.

Deʼ Padri delle Chiesa, e dʼalcuni altri scrittori ecclesiastici Latini si sono altresì fatte edizioni di gran pregio. Perchè lasciando stare certe Venete ristampe, che solamente ripetono ciò che prima si aveva, vʼha il S. Leone Magno del P. Cacciari[359] e dei Ballerini[360], S. Girolamo del Vallarsi[361], Venanzio Fortunato del Cardinal Luchi[362], Lattanzio del P. Eduardo Franceschini[363], Sulpizio Severo del P. Girolamo da Prato[364], le Complessioni di Cassiodoro del Marchese Maffei[365], S. Zenone deʼ Fratelli Ballerini[366], Lucifero di Cagliari deʼ fratelli Coleti[367], S. Gaudenzio del Gagliardi[368], Rufino del P. Cacciari[369], e del Vallarsi[370], S. Paulino del Mandrisi[371], S. Pier Grisologo del P. Paoli[372], S. Massimo del P. Bruni[373], e Cresconio del Foggini[374].

NOTE:

[329] _M. Tullii Ciceronis opera cum notis variorum. Neapoli Typis ac sumptibus Ioseph Mariae Porcelli_ 1777. e seg. in 8. Dovevano essere trentasei volumi.

[330] _Patavii_ 1738. in 4.

[331] _Patavii_ 1713. in 8.

[332] _Patavii_ 1732. in 8. e di nuovo _Venetiis_ 1744. in 8. Vi è unita la traduzione Italiana.

[333] _Bjoernst. Lett. deʼ suoi viaggi_ T. 3. p. 23.

[334] Ne abbiamo solamente un saggio nellʼorazione contro Pisone dal Lagomarsini stampata con questo titolo. _M. Tullii Ciceronis oratio in L. Pisonem ex editione Jacobi Gronovii cum omnibus omnium Florentinorum MSS. Codicum ec. variis lectionibus ec. Character Scripture duodecim Codd. MSS. ec. Venetiis typ. Albriziniis_ 1741. E nellʼanno medesimo stampò a Firenze _specimen editionis operum M. Tullii Ciceronis. Caballeros Bibl. script. Soc. Iesu, Supl._ I. p. 170.

[335] Alle illustrazioni di Cicerone sʼaggiunga _Loci Graecorum auctorum a Cicerone interpretati, sive Lexicon Ciceronianum Graeco-Latinum. Augustae Taurinorum._ 1743. in 8. Nulla posso dire di questo libro, che non ho veduto, nè so se sia una ristampa del lessico Ciceroniano Greco-Latino stampato da Enrico Stefano il 1577. Il P. Zaccaria _Stor. Lett._ T. II p. 409. dice, che il Canonico Guenzi stampò, e comentò le partizioni oratorie di Cicerone, ma di questa edizione non ho contezza.

[336] _Nuovo Dizionario Stor. Ediz. di Bassano alla v. Lagomarsini_ e alla v. _Pontedera_ (Giulio). Una parte però almeno è nella Magliabechiana di Firenze secondo il P. Caballeros _Bibl. Script. Soc. Iesu, Suppl._ II. p. 54.

[337] _Praef. in Script. R. R. edit. Lips._ 1794. T. 1. p. VII.

[338] Caronelli Apotegmi agrarj p. XVII.

[339] _Iulii Pontederae epistolae et disertationes, opus posthumum prefatione et notis auctum ab Iosepho Antonio Bonato Publ. Bibl. Pat. Praefecto. Patavii_ 1790. T. 2. in 4. Di quì lo Schneider ha prese quelle annotazioni che stampò col titolo: _Iulii Pontederae curae posteriores_ e che si vedono nellʼultimo volume dellʼedizione citata di Lipsia.

[340] _Aur. Corn. Celsi de medicina libri octo. Patavii Cominus_ 1722. _in_ 8. _L. Sereni Sammonici de medicina praecepta saluberrima._ ib. 1722. in 8.

[341] _Io. Bapt. Morgagni in A. Corn. Celsum et L. Ser. Sammonicum epistolae decem. Patavii Cominus_ 1750. in 8.

[342] _Bianconi Lett. sopra Celso_ p. 258.

[343] E di nuovo _Lugd. Bat._ 1785. in 4.

[344] _Zeno Lett._ T. 5. p. 154. Lett. del 1735.

[345] _LʼArchitettura di M. Vitruvio Pollione colla traduzione Italiana, e comento del Marchese Berardo Galiani Napoli_ 1758. in fo.

[346] _Sex. Iulii Frontini de aquaeductibus urbis Romae commentarius antiquae fidei restitutus, atque explicatus opera, et studio Io. Poleni. Patavii_ 1722. _in_ 4.

[347] _Titi Livii historiarum libri XCI. fragmentum Romæ_ 1773. in 4. e di nuovo ad Amburgo, a Napoli, e a Lipsia. Il P. Caballeros Bibl. Script. Soc. Iesu, Suppl. II. p. 40. cita del Giovenazzi _dissertationes de versibus Plauti MSS._ ed ivi a p. 116. alcune sue illustrazioni sopra Properzio, e sopra gli antichi Poeti Cristiani. Le seconde non sono stampate; ma le prime si possono dire pubblicate, perchè il Santenio nellʼimpressione di Properzio fatta in Utrecht il 1780. confessa dʼaverne fatto molto uso.

[348] _C. Crispi Sallusti, quae extant ex optimis codicibus castigata. Accedunt Iulius Exsuperantius ec. cum notis et epistola ec. cura et studio Cajetani Vulpii Patavii_ 1722.

[349] _L. Annaei Senecae Apocolocyntosis sive ludus in mortem Claudii Caesaris a Francisco Eugenio Guasco illustratus. Vercellis_ 1787. in 4.

[350] _Clem. Vannetii commentariolus in scenam_ III. _actus_ I. _Heavtontimortimenon P. Terentii Venetiis._ 1781. in 4.

[351] _Patavii_ 1780. T. 3. in 8. Questa è lʼedizione più abbondante, e più corretta.

[352] Anche Virgilio adoperò la stessa voce dicendo:

........_Tu nunc Carthaginis altae Fundamenta, locas pulchramque uxorius urbem Exstruis. Aen. Lib._ 4. _v._ 265.

E pure Virgilio non viene accusato dʼusare uno stile comico.

[353] _Rovesto._ 1792. T. 3. in 8.

[354] _Patavii_ 1737. 1755. T. 4. in 4. Del Volpi si ha ancora: _Liber de Satyrae Latinae natura et ratione ec. item paraphrasis perpetua et commentarius uberrimus in X. satyram Iuvenalis. Patavii._ 1744. in 8. Ed è veramente amplissimo questo commentario che in 248. facciate spiega una satira sola.

[355] _Patavii_ 1710. T. 2. in. 8.

[356] _Venetiis_ 1738. in f. Il P. Anton Maria Lupi Gesuita scrisse annotazioni sopra Catullo, (_Fabbroni vit._ T. 15. p. 53.) che sono inedite.

[357] _Milano_ 1752. in 12. Vi sono altre edizioni anteriori a questa, che non ho vedute.

[358] Vedi le simbole Fiorentine del Gori T. 5. p. 68. Il signore Chardon de la Rochette Mel. T. 1. p. 355. dico che D. Pasquale Baffi Napoletano aveva preparata di Fedro _une edition bien soignée_, ma le sue carte si sono perdute alla sua morte.

[359] _Romæ_ 1751.—1753. T. 3. in f.

[360] _Venetiis._ 1752. T. 3. in f.

[361] _Veronæ_ 1734. 1740. T. 10. in f.

[362] _Romæ._ 1787.

[363] _Romae._ 1754. T. 14. in 8. _Ejusdem de mortibus persecutorum notis illustr. a Io. Andrea Paternò Castello Venetiis._ 1766. in 8.

[364] _Veronæ_ 1741. 1754. T. 2. in f.

[365] _Florentiae._ 1721. in 8.

[366] _Veronae_ 1739. in 4. E di nuovo _Augustae Vindelicarum._ 1758.

[367] _Venetiis_ 1778. in f.

[368] Patav. Comin. 1720. in 4. E di nuovo August. Vind. 1757.

[369] Romae 1741. in 4. gli opuscoli.

[370] _Veronae_ 1745. edizione non terminata di tutte lʼopere.

[371] _Venetiis_ 1736. in f. Bisogna aggiungervi tre Carmina natalitia stampati poi dal Mingarelli, Anacd. Fasc. Romae 1736.

[372] _Venetiis_ 1750. in f.

[373] Romae 1784. in f.

[374] _Flavii Cresconti Corippi de laudibus Iustini Augusti minoris libri_ IV. _ac carmen panegyricum in laudem Anastasii Quaestoris et Magistri cum notis variorum. Romae_ 1777. in 4. Il Foggini promise di dare ancora _Bellum lyricum libris octo e Bella syrtica del medesimo Autore_.

_Traduzioni._

~CAPO~ XIV.