Part 11
Furon parecchi, che neʼ passati secoli con diligenza raccolsero gli antichi monumenti Etruschi, e si adoperarono di legger le parole, che vi si vedono scolpite. Vane però furono per lungo tempo tante fatiche ed era riserbata al secolo decimottavo la gloria di gittare i primi fondamenti di questa parte dellʼantiquaria, e poi sollevarla a così alto segno, che niuno da principio ardito avrebbe sperar tanto. Il Francese Bourguet[296] fu il primo, che trovò il vero metodo per conoscer lʼalfabeto di quella nazione; il che fece prendendo le tavole di Gubbio pubblicate dal Dempstero, e confrontando le due prime scritte in Latino colla quarta scritta in Etrusco; giacchè si era avvisto, che molte voci e molti sensi si ripetevano in questa; i quali con piccola variazione si contenevano in quella. Imperfetto è quel suo alfabeto; ma merita molta lode, perchè con esso additò agli altri la strada per farne uno migliore. Il Gori seguitò le sue tracce, e condusse quellʼalfabeto più vicino alla perfezione[297]. Contro gli si oppose il Marchese Maffei[298] uomo dʼacuto ingegno e dʼerudizion grande, ma troppo amante di contradire agli altrui divisamenti. Dopo questi Girolamo Zannetti propose un sistema nuovo asserendo, che le lettere Etrusche erano Gotiche e Runiche, e che tutti i monumenti, i quali noi chiamiamo Etruschi erano stati posti dai Goti invasori dellʼItalia[299]. Se pure non fu quello (come pare) uno scherzo fatto per deridere gli antiquarj, che con tenue profitto intorno ad essi si affaticavano per intepetrarli.
Stabilito lʼAlfabeto volle il Bourguet spiegar le tavole Eugubine, e si valse in ciò della lingua Greca ed anche delle Orientali, ma specialmente della Caldea; e credette di ravvisare in esse preghiere rituali a Giove, e ad altre Divinità per ottenerne il favore nelle disgrazie e desolazioni delle campagne e degli armenti; onde le chiamò _Litanie Pelasgiche_[300]. LʼOlivieri rimase da prima abbagliato da quellʼerudizione etimologica, e seguì le sue pedate, spiegando il Bronzo Lespiriano[301]. Il Gori però giudicò non doversi ricorrere alle lingue Orientali, ma principalmente alla Greca, e talvolta ancora alla Latina antica, e quindi con nuove etimologie prese a spiegare una tavola Eugubina, che è la seconda del Dempstero[302], nella quale trovò egli pure preci e lamenti non molto dissimili da quelli del Bourguet. Allʼopposto il Lami voleva, che si spiegasse lʼEtrusco col latino principalmente; nè si ricorresse al Greco se non se rade volte; e con questo metodo spiegando una tavola, che è la seconda presso il Dempstero vi trovò la fuga deʼ cittadini di Gubbio dalla città loro presa dai nemici, messa a sacco, e devastata[303], i lamenti deʼ fuggitivi, e le loro preghiere a Giove vendicatore. Il Passeri imitò il Lami servendosi molto della lingua latina; ma nella spiegazione delle tavole fu più cauto degli altri, perchè non sʼimpegnò a una traduzion letterale[304]. Un sistema affatto diverso da questi tennero il Mattei, che ricorse alla lingua Ebraica[305], e il Mazzocchi, che i nomi delle città Etrusche derivò unicamente da questa, e da altre lingue Orientali[306]. Il P. Bardetti seguì molto da vicino le vestigie del Lami, e solamente nuove etimologie vʼaggiunse derivate dalle lingue Settentrionali[307]. Tutti poi questi scrittori errarono, perchè nel derivare le etimologie bastò loro una somiglianza, qualunque essa fosse, delle parole Etrusche colle Greche Latine e simili. Anzi a taluni bastò ancora la somiglianza di due o tre sole lettere. Oltre a ciò spesso neʼ loro libri si trova incertezza di metodi, incostanza nelle decisioni, e nulla in somma, che debba appagare i desiderj degli eruditi.
AllʼAb. Luigi Lanzi era riserbato di terminare le dispute in questa parte dellʼantiquaria[308]. Egli si procacciò copie esatte delle principali iscrizioni; stabilì il vero alfabeto; col soccorso dellʼantica lingua latina e deʼ più antichi dialetti della Greca, e con diligenti osservazioni su certi nomi determinò lʼortografia; raccolse le più antiche voci Greche e latine daʼ lessicografi dagli scoliasti e dagli antichi grammatici; trasse profitto dalle figure protesi, aferesi, ed altre simili frequenti presso il volgo, e dal volgo passate agli scrittori, e principalmente ai poeti; lo trasse dallʼetimologia giudiziosamente adoperata, e dallʼanalogia. Questi unitamente alla storia deʼ primi abitatori dellʼItalia sono i fondamenti della sua grandʼopera, deʼ quali egli fa uso colla maggiore avvedutezza. Fra il sistema del Gori, che quasi tutto riduceva alla lingua Greca, e quello del Lami, che riduceva quasi tutto alla Latina, egli tiene una via media, la quale sembra più sicura. In questa guisa potè indagare gli articoli, i nomi, i pronomi, i nomi numerali, i verbi, le proposizioni, gli avverbj, le congiunzioni, e la sintassi di questa lingua perduta. Spiega da prima le iscrizioni più brevi, poi le maggiori, e finalmente le celebri tavole Eugubine. Giunto il lettore al termine dellʼopera se addietro si volge, e porta lo sguardo sul lungo cammino già fatto in mezzo a tanti scogli, a tanta oscurità, appena crede dʼesser pervenuto a quel segno, a cui da principio creduto avrebbe impossibile di pervenire. Gli eruditi principalmente hanno adottato il sistema del Lanzi, e se vʼha alcuno, che ricusi dʼarrendersi, e speri di poter derivare dalle lingue Orientali lʼetimologia di qualche parola, non può però, e credo che non potrà mai formare per questa via un altro sistema così saldamente fondato e connesso in tutte le sue parti.
NOTE:
[295] _Alphabetum Etruscorum secundis curis illustratum et auctum._ Lo aveva pubblicato prima nel 1771. colle stampe di Propaganda.
[296] _Saggi di Diss. dellʼAccad. di Cort._ T. 1. p. 1. e seguenti e _Bibl. Ital._ T. 18. p. 1. e seg.
[297] _Mus. Etr._ T. 1. in. Prol. p. XLIX.
[298] Si vedano le sue _osservazioni letterarie_. Lascio stare quello affatto arbitrario proposto da Andrea Adami nella _Storia di Volseno antica Metropoli della Toscana_ etc. _Roma_ 1737. T. 1. p. 31. E quelli non dissimili ai numeri 23. e 25. dellʼ_indice deʼ caratteri con glʼinventori e nome di essi, esistenti nella stamperia Vaticana e Camerali_ etc. _Roma_ 1628. in 8. Benʼè vero però, che in questo libro anche riguardo a qualche altro alfabeto si mostra molta imperizia, dandosi il Siro per Fenicio, e in questo il _Kof_, e _lo Scin._ sono male espressi.
[299] _Nuova trasfigurazione della lettere Etrusche._ 1751. in 4.
[300] _Bibl. Ital._ T. 14. p. 1. _e saggi di Dissertaz. dellʼAccad. di Cort._ T. 2. p. 33.
[301] _Accad. di Cort._ T. 2. p. 1.
[302] _Mus. Etr._ T. 1.
[303] _Lett. Gualfond. Firenze_ in 12.
[304] _Lett. Roncagliesi nella Raccolta del P. Calogerà e Paralipomena in Dempsterum._
[305] _DeglʼItali Primitivi nella storia Diplomatica, indi nelle Osservazioni Letterarie._
[306] _Saggi di Diss. dellʼAcc. di Cort. T._ 7.
[307] _Della lingua deʼ primi abitatori dʼItalia._
[308] _Saggio di Lingua Etrusca e di altre antiche dʼItalia per servire alla storia deʼ popoli delle lingue e delle Belle arti. Roma Pagliarini_ 1789. T. 3. in 8.
_Della lingua latina. Grammatici._
~CAPO~ XII.
Ho già detto, che dalla Greca lingua è nata la Latina[309]; laonde ragion vuole, che si parli ora di questa dopo avere pel mio instituto detto abbastanza dellʼEtrusca, che ebbe la stessa origine. E quì non abbiano a sdegno i dotti miei leggitori se alla loro memoria richiamo sulle prime tenuissimi oggetti, cioè i libri deʼ teneri fanciulli, che cominciano a dar opera agli studj. Sono questi i fondamenti di quel letterario edificio, che deve un giorno inalzarsi, e se piccola ed umile è lʼopera, non è però piccola lʼutilità, cui sì fatti libri cercano procacciare. Parlando però degli elementi della lingua Latina sarò brevissimo. Alessandro Zorzi Veneziano scrisse _del modo dʼinsegnare ai fanciulli le due lingue Italiana, e Latina_[310]. Egli riduce le declinazioni, e le conjugazioni a certe tavole, colle quali si debbono facilmente imparare i nomi, e i verbi. Quindi il maestro dee trarre dai migliori scrittori Latini dei dettati, neʼ quali la sintassi corrisponda esattamente allʼItaliana, e su questi si addestrerà il principiante senza fatica. Per glʼidiotismi poi, per certe figure grammaticali, e per altre simili difficoltà, che ad ogni passo sʼincontrano, egli si riserba dʼistruire il discepolo praticamente nellʼatto stesso della traduzione. Con queste, ed altre simili industrie egli spera, che un fanciullo di sei anni possa applicarsi alla lingua Latina con profitto, e si vuole, che ne abbia fatta la prova. Io però non sono punto sollecito, che un fanciullo cominci a sei anni a studiare il Latino; ma vorrei, che, quando lo comincia, si avvezzasse a ragionare alquanto, e non fosse ammaestrato con sì fatti metodi meccanici, i quali se giovano, perchè diminuiscono la fatica, nocciono, perchè intorpidiscono la riflessione, e lʼingegno. Il metodo migliore è, siccome io giudico, quello di Ferdinando Porretti, (e sarà questa la prima grammatica, di cui parlerò) che imitò la grammatica celebre del P. Emanuele Alvarez Gesuita. Chiari sono e precisi i precetti, ottimi gli esempj, naturale è lʼordine, e se vʼha qualche neo si potrebbe agevolmente emendare. A cagion dʼesempio vorrei, che parlando dei verbi non fosse trascurato il modo _potenziale_, e il _concessivo_, che da tutti i moderni scrittor di Grammatica si tralascia. Non lo trascurò però il loro gran maestro Alvarez, perchè raro non ne è lʼuso negli antichi autori. Reputo poi inutile di aggiugner quì il novero delle molte altre Grammatiche venute alla luce in Italia nel passato secolo, le quali non essendo notabili per qualche pregio parmi, che non richiedano dʼessere ad una ad una nominate con noja soverchia di quelli che leggono, e mia.
La seconda Grammatica, di cui ho deliberato di parlare è quella dʼAgostino Maria del Monte. Egli provvide prima ai fanciulli con alcune illustrazioni dellʼAlvarez, e le stampò in Roma col titolo dʼ_Emanuele elucidato_, che basti dʼaver nominato. Maggior opera poi intraprese scrivendo unʼampia grammatica peʼ maestri, cui chiamò _Latium restitutum_[311]. Le parti tutte quante di questa facoltà vi si vedono esposte diffusamente con molta copia dʼesempj, secondo il metodo dellʼAlvarez, che a mio giudicio è ottimo. Le regole sono chiare, gli usi diversi di molte voci, che neʼ Latini scrittori sʼincontrano, vi son notati, i modi di dire meritevoli dʼosservazione vi sono accennati minutamente.
Ma torniamo ancora per poco fra i libri elementari dei fanciulli. Maurizio Francesconi compilò un Dizionarietto acconcio al bisogno deʼ principianti, ed un altro ne fece il P. Mandosio Gesuita; ma il celebre Tiraboschi, che li trovava alquanto difettosi, prese a correggere il secondo, e ad accrescerlo; il che fece per modo, che riuscì unʼopera affatto nuova, e questa fu la prima fatica dellʼimmortale autore della storia della Letteratura Italiana, e di più altre opere, che portarono poi la sua gloria a quellʼalto segno, a cui la vediamo pervenuta. Ma questo Dizionario serve solamente allʼetà più tenera, che si trattiene fra gli elementi primi della lingua Latina. LʼAb. Pasini volle, che del necessario ajuto non mancassero nè pure quei giovanetti, che qualche maggiore progresso hanno fatto in questo studio, e compilò un ottimo Dizionario in due parti diviso, che servisse nel tempo stesso a tradurre dai Latino in Italiano, e dallʼItaliano in Latino. Giudiziosa è la scelta delle parole, che sono tutte di tersa Latinità, copiosi ma non soverchi gli esempj tratti daʼ buoni scrittori per mostrar lʼuso delle diverse voci, e i modi di dire più eleganti.
Ma usciamo finalmente dagli studj puerili. Il Dizionario di Ambrogio Calepino tante volte stampato, ed accresciuto in guisa, che egli non avrebbe potuto più riconoscerlo come opera sua, aveva tuttavia bisogno di molte cure, e Iacopo Facciolati ve le impiegò ajutato in ciò da Egidio Forcellini, che stato era suo discepolo, e dal P. Lagomarsini Gesuita. Lo stampò egli di nuovo, molte cose aggiungendo, altre levandone con fatica grande di parecchi anni. Quantunque però la diligenza da lui usata fosse molta, e moltissima fosse la dottrina, che in questa lingua aveva il nuovo editore, la sua edizione riuscì imperfetta, e Gio. Francesco Corradini dallʼAglio vi fece un supplimento non senza molta mordacità[312]. Con migliore e più utile divisamento il Gallizioli deposta ogni malignità sempre ingiusta e biasimevole prese a supplire ai difetti del Facciolati, e procurando una nuova impressione di quel Dizionario lʼaccrebbe di moltissime voci Latine, e di molte delle lingue Orientali, e in questa guisa lo condusse presso alla perfezione[313]. Ma la gloria di dare a questa lingua un Lessico in tutte le sue parti compiuto, era riserbata ad Egidio Forcellini[314]. Egli vʼimpiegò trenta anni, e la perfezione dellʼopera corrisponde egregiamente alla lunghezza di questo tempo. Niuna altra nazione può vantare un Dizionario Latino così pregevole: anzi tutti quelli, che lʼhanno preceduto gli sono di gran lunga inferiori. Si hanno quì raccolte le voci Latine tutte quante, i diversi loro significati, il modo di usarle; e gli esempi accennano ciò che appartiene ai secoli migliori, e si può usare volendo scrivere puramente, e ciò che è deʼ secoli posteriori, e vuolsi evitare. Ma per ciò che riguarda le voci da evitarsi abbiamo ancora un altro Dizionario compilato per opera del P. Marchelli[315]. Egli è stato parco in questʼindice, che dopo il _Lexicon Latinae linguae antibarbarum_ del Noltenio, e dopo lʼopera del Vossio _de vitiis latini sermonis et glossematis latino-barbaris_ avrebbe agevolmente potuto rendere molto più copioso. Ma lʼautore ha voluto provvedere al commodo deʼ giovani studiosi, cui la copia soverchia riuscita sarebbe rincrescevole; e piuttosto ha abbondato nella critica con maggior loro vantaggio. Un altro vocabolario in parte di cattiva latinità, ma pur necessario preparò il Baruffaldi di quelle voci che nel vecchio, e nuovo Testamento, nel Rituale, nel Martirologio, e in altrettali libri ecclesiastici sʼincontrano, che è rimasto inedito[316].
Ma lasciando la Latinità barbara, e quella che i riti sacri hanno necessariamente introdotta, altre opere devo aggiungere, che in qualche modo appartengono ai Dizionarj. Tali sono in primo luogo le _animadversiones criticae_, colle quali il Facciolati emendò il Dizionario Latino Francese del Danet. Al genere stesso ridur si può lʼaurea operetta del Gesuita Tursellini _Particulae latini sermonis_. Essa appartiene al secolo XVII.; ma poi nel seguente il Facciolati la prese tra mano, lʼaccrebbe, la migliorò a vantaggio del Seminario di Padova[317], al quale tante opere eccellenti dobbiamo; o per dir meglio nulla ha dato quel Seminario, che non sia eccellente.
Non son mancati alla lingua Latina i Dizionarj spettanti alle arti. Tre ne ha dati il P. Carlo dʼAquino, cioè quelli dellʼarte militare[318], dellʼarchitettura[319], e dellʼagricoltura[320]. E Vincenzo Cavallucci insegnò, come latinamente si esprimano le voci degli animali[321]. A questa classe riduco ancora le sigle. Molti avevano nei passati secoli raccolte e interpetrate le sigle latine, e principalmente si era reso celebre in ciò Sertorio Orsato. Ma lʼantiquaria è una facoltà vastissima, nuove iscrizioni vengono alla luce, e quindi nuove sigle si trovano, o le antiche si debbono spiegare diversamente da quello che si era fatto; onde era necessario, che se ne desse una nuova compilazione. Il Marchese Maffei nel Museo Veronese lʼaveva promessa; ma poi non lʼeseguì. Il chiarissimo signor Giovan Domenico Coleti si accinse allʼopera, e raccolto quanto in sì fatto genere si ha nelle grandi collezioni lapidarie, o altrove potè trovare, tutto riunì, e lo pubblicò nella _Raccolta Ferrarese dʼopuscoli_ T. 14. e seguenti. Egli stesso previde subito che altri vi avrebbe fatto qualche supplimento. _Deerunt_ (dice nella prefazione) _fortasse aliqua? Non inficior: erit aliquando, quì augeat, quum. Quicquid sub terra est in apricum proferet aetas._ Il supplimento lo ha poi fatto lʼAbate Rubbi nel già citato Dizionario dʼantichità, dove è inserita lʼopera del signor Coleti con parecchie aggiunte di lui. Ma è da dolersi, che sia rimasta interrotta lʼimpressione di quel Dizionario, che non oltrepassa la lettera M, e perciò fino a questo segno solamente giungono ancora le sigle del Rubbi. Avrei desiderato, che il Coleti ugualmente che il Rubbi non avessero tralasciate le illustrazioni, colle quali lʼOrsato accompagnò le sue sigle, ed altre ne avessero aggiunte, ed erano bene da ciò. Ma la grettezza degli stampatori, come sovente avviene, impedì forse una cosa tanto opportuna. A queste compilazioni di sigle una se ne dee aggiugnere non mai impressa. Il signor Conte Polcastro pronipote di Sertorio Orsato collʼAb. Gennari prese a perfezionare lʼopera citata di quel suo bisavolo, correggendo qualche errore, in cui egli era caduto, ed accrescendola di cinquemila segni; ed in questa fatica ebbe gran parte ancora il signor Gianantonio Mussato. Il Cesarotti ne parla in una Relazione Accademica del 1786.[322] e dopo questʼepoca non si è più fatto parola dellʼopera loro, nè so se essi abbiano reputato inutile il pubblicarla, da che si cominciarono a stampare le sigle del sig. Ab. Rubbi. Vuolsi pur ricordare il Lessico lapidario, che il Gori meditava di fare[323], e il _Lexicon vestiarium sacrum et profanum,_ che forse aveva già fatto[324]. Porrò quì pure quasi appendice dei Lessici la _Calligrafia Plautina_, e _Terenziana_ del Ricci[325], alla quale si potrebbe aggiungere quella dʼAngelo Rocca[326] e qualche altro libro di simil genere. Sopra tutto si deve aggiungere il Lessico Ciceroniano compilato già dal Nizolio fino dal secolo sestodecimo, ed accresciuto poi di molto dallʼinstancabile Facciolati[327]. Egli però non impiegò in questʼopera tutta quella diligenza, che era necessaria; talchè non poco rimarrebbe a fare a coloro che dopo lui volessero assumere lo stesso incarico.
Chiuderò finalmente la serie deʼ Grammatici con uno scrittore dʼetimologie. Notissimo è il lessico etimologico latino del Vossio. Il Mazzocchi ne procacciò una nuova impressione in Napoli, cui fece molte aggiunte[328]. Il Vossio trae gran parte delle sue etimologie dal Greco e il Mazzocchi dallʼEbraico. Egli era assai dotto in questa lingua; ma troppo facilmente a dir vero gli pareva di scoprirne le vestigie anche dove non sono. Ne ho dato un cenno nel primo capo di questa parte; e lo stesso giudizio credo, che si debba fare anche di questa per altro ingegnosa fatica di quel grande erudito.
NOTE:
[309] Si veda lʼEtimologico del Vossio, e _Schedii Proleg. in Etymol. Lennepii et Index Etymologicus vocum Latinarum_, che è in fine dellʼEtimologico del Lennep. Il Passeri aveva scritto _de Hebraismo Latinorum_; (_Govi Symb. Litt. Flor._ T. 5. p. 69.) ma nulla si è pubblicato di lui su questo argomento, nè credo, che si potesse fare cosa di molto pregio. Si veda ciò che ho detto di sopra parlando del P. Ogerio.
[310] _Ferrara_ 1775. in 8.
[311] _Latium restitutum, seu latina lingua in veterem restituta splendorem opera et industria Augustini Mariae Savonensis Romae._ 1720. e di nuovo ivi 1752. T. 3. in 8. Vi è in principio una critica della Minerva del Sanzio, ovvero di Francesco Sanchez, che egli attribuisce allo Scioppio con questo titolo _Scioppii Minerva Sanctiana impugnatur atque refellitur_, e fu ristampata dal Kappio a Lipsia il 1723.
[312] _Lexicon Latinum criticum Io. Francisci Corradini de Allio in quo novæ latinæ voces etc. quæ in thesauris linguæ latinæ etc. desiderantur, præsertim in Calepino Patavino septem linguarum, cujus errores ingenii et eruditionis, fictitiæ voces, qua latinæ minime sunt, latinæ quae barbarae non sunt, in calce notantur. Venetiis_ 1742. in 4.
[313] _Ambrosii Calepini dictionarium septem linguarum curante Iacobo Facciolato. Editio a Cl. Io. Baptista Galliciolo a mendis quam plurimis expurgata linguarum Orientalium millenis ac millenis vocabulis suis locis adaucta, et insuper articulis ad octo fere millia ex magnorum Lexicorum fontibus et * signatis locupletata. Venetiis_. 1778. T. 2. in fol.
[314] _Totius Latinitatis Lexicon consilio et cura Iacobi Facciolati opera et studio Ægidii Forcellini Alumni Seminarii Patavini lucubratum. Patavii typis Sem._ 1771. T. 4. in f.
[315] _Index criticus vocum ab iis, quì latine scribere velint, vitandarum auctore Ioanne Marchelli S. I. Mediolani_ 1753. in 4.
[316] _Vocabolario manuale dʼalcune voci latine, o dʼaltro linguaggio straniero, stravaganti, e dʼoscuro significato, le quali si trovano neʼ libri del vecchio, e nuovo Testamento, nel Messale, nel Breviario, nel Martirologio Romano nel Concilio Tridentino, nel Rituale, e in altri simili libri ad uso deʼ Chierici. Zaccaria St. Lett._ T. 14. p. 357.
[317] _Patavii_ 1715. in 12.
[318] _Lexicon militare. Romæ_ 1724. _Additiones ad Lexicon militare_ ib. 1727. in 4.
[319] _Vocabularium architecturae edificatoriae cum indice vocum Italicarum. ib._ 1734. in 4.
[320] _Nomenclator agriculturae_ ib. 1736. in 4.
[321] _Lexicon vocum, quae a brutis animantibus emittuntur opera et studio Vincentii Cavallucci Parisiis_ 1790.
[322] _Cesar. Op._ T. 17. p. 250.
[323] _Zacc. Ann. Lett. dʼItal._ T. 2. p. 482.
[324] _Symb. Litt. Flor._ T. 5. p. 70.
[325] _Firenze_ 1735. in 8.
[326] _I Luoghi occulti della Lingua Latina_ fra le sue opere T. 1. p. 404.
[327] _Lexicon Ciceronianum Marii Nizolii ex recensione Alexandri Scoti, nunc crebris locis refertum, et inculcatum. Accedunt phrases et formulae linguae latinae ex commentariis Stephani Doleti. Patavii_ 1734. in fol.
[328] _Gerardi Ioannis Vossi Etymologicum linguae latinae cura Alexii Symmachi. Mazzochii Neapoli_ 1762. 1763. T. 2. in fol.
_Edizioni degli Autori Classici, e commentatori._
~CAPO~ XIII.