Del governo della peste e della maniera di guardarsene

Part 14

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℞. _Triaca d’Andromaco dram. 1, canfora gran 9, olio di noce moscata spremuto, olio di scorpioni, sugna di serpenti, ana scrup. 2, olio di succino, olio di ruta distillata, ana mez. scrup., olio di cinnamomo, di garofani, ana gocc. 1, olio di scorza di cedro gocc. 5. Si mescolino insieme, e ogni mattina se ne ungano le narici, le tempie, i polsi e la regione del cuore._

Io lascio di riferire altri simili olj, unguenti, balsami, ecc., nei quali, per consiglio d’alcuni più sinceri medici, non s’ha poi da confidar troppo, sì perchè non sono assai note o certe le loro forze, e sì ancora perchè molti paiono inventati parte per soddisfare agli uomini timorosi in que’ terribili tempi, e parte dall’avarizia di certi medici o speziali, che non solo spremono volentieri le borse altrui, ma molto più facilmente le spremono quanto più è il numero degl’ingredienti dei loro recipe, e quanto più costano sì fatte composizioni, quasi ciò che è più prezioso, e si paga più caro, sia ancora più atto a guarir dai mali e a sbandire la morte. Così in oggi nelle città ove sono medici di gran sapere e di buon gusto, e che amano i disinganni suoi e gli altrui (tale per la Dio grazia è la nostra città) non hanno più voga, o almeno tanta voga, come una volta, i magisteri, le tinture e le confezioni di perle, d’oro e di gemme, avendo insegnato i chimici più accreditati colle sperienze fatte che queste ricche preparazioni sono o inutili trasmutazioni, o superficiali corrosioni delle materie preziose, le quali per la sanità non hanno altro valore se non se quello che loro impone la vanità di chi le prescrive, o la credenza dei corrivi che a gran prezzo le comperano, sperandone, ma indarno, salute o profitto.

CAPO III.

_Preservativi da prendersi per bocca. Erbe e tavolette a questo effetto. Mitridate minore commendato da molti. Altre bevande, polveri, conserve, elettuari, vini, unguenti, ecc., creduti preservativi. Aceto, e lodi d’esso, e d’altri acidi contro il veleno pestilenziale. Metodo d’alcuni medici per preservarsi nel commercio con appestati._

Un’altra classe di preservativi contro la peste si è quella dei rimedi che possono prendersi per bocca. E primieramente in que’ fieri tempi, siccome vien consigliato dai saggi il non aprir le finestre delle case se non dopo la nascita del sole, e il chiuderle prima ch’esso tramonti; e siccome per loro parere non si dee uscir di casa finchè non sia levato il sole, e vi s’ha a tornare avanti il fine della giornata, quando gravi urgenze non impedissero l’uso di questa regola, così ci viene da tutti consigliato il non partirsi la mattina di casa, nè accostarsi a parlar ad altri, o a medicare infermi, o trattar persone o robe sospette, senza aver prima preso qualche medicamento preservativo. Quando altro non s’abbia, almeno si faccia colazione con qualche cibo sano e una bevuta di vino generoso. Il ventre digiuno è un mal compagno in questi pericoli. Uscendo dal corpo e specialmente dalla bocca di chi s’è così premunito una evacuazione odorosa, non tanto per la qualità della bevanda, quanto perchè l’aiuto sopravvenuto allo stomaco mette più in moto gli umori del corpo, e viene a formarsi, per così dire, un’atmosfera di buoni aliti, che hanno forza di tener lontani gl’impuri e pestilenziali, o pure di correggerli allorchè si accostano.

Ma quali saranno questi interni preservativi? Ne contengono una gran farragine i libri de’ medici. Io ne trasceglierò quelli che scorgerò più accreditati dalla sperienza e dalla riputazione degli autori, dovendosi qui anteporre quelli che per la loro balsamica, odorosa e spiritosa qualità si conoscono più propri per resistere ai veleni, alla putredine e ai vapori maligni. Correndo dunque tempi di peste, può giovare molto, massimamente a quei che debbono uscir di casa, il tenere in bocca e andar masticando qualche cosa odorosa e sana. L’Ingrascia asserisce che moltissimi si preservarono dalla peste ch’egli descrive, e in particolare i beccamorti e i serventi de’ lazzeretti e simili altre persone, col masticare fra giorno l’erba zedoaria e inghiottir quella saliva. Altri lodano il tenere in bocca la radice d’essa erba, o quella di dittamo, o di genziana, o dieci grani di ginepro macerati in aceto, o pure la polvere di cardo santo. Anche il nostro Falloppio scrive che a’ suoi dì chi serviva agli appestati, non si preservò con altro che col masticare la mattina zenzero e bevervi appresso un bicchiero di malvagìa e coll’andare masticando dipoi tutto il giorno zedoaria. Così un grano di garofano di quei di Levante tenuto in bocca, quando non s’abbia di meglio, vien creduto giovevole, siccome ancora le scorze di cedro o di melangolo. Altrettanto scrivono alcuni della mirra coll’inghiottire di quando in quando la saliva; ma questa suol riuscire pel suo sapore troppo spiacevole, e l’Elmonzio l’ha osservata fallace in casi tali. La radice d’angelica viene assaissimo consigliata ai poveri da masticare. Quella poi dell’elenio, o masticata secca, o presa in polvere, o condita con un poco di zucchero, in guisa però che resti più tosto disgustosa al palato, è sommamente lodata dal Diemerbrochio, il quale consigliò a moltissimi questo solo preservativo, facendone mangiar delle condite due o tre o quattro la mattina, perchè dice d’averle trovate più giovevoli che assaissimi altri medicamenti preparati con gran fatica e spesa. Jacopo Primerosio ed altri credono che il tabacco nulla vaglia contro la peste. Ma il fumarlo nelle pipe vien decretato da altri per un potente preservativo; e il suddetto Diemerbrochio attesta d’averne provato in sè stesso e in assaissimi altri un insigne giovamento nel contagio dei suoi giorni; sostenendolo per un’erba di qualità specifica per resistere a simili veleni e alla corruzione, ed aggiungendo che non solo moltissimi coll’unico uso del fumar tabacco restarono illesi da quel morbo, ma che alcuni ancora, colpiti dal medesimo, coll’uso del solo fumo di tabacco sul principio del male se ne liberarono. Ma conviene adoperarne, dell’ottimo e colle foglie non putride e ben torte, e valersene poi anche moderatamente. Chi però se ne serve (che tutti non possono) si guardi dall’acquavite, non convenendo insieme tal rimedio con tal disposizione, secondo il parere di alcuni. Nè credesse persona che il bere sugo di tabacco o l’inghiottire la sua sostanza, producesse l’effetto medesimo. Sarebbe anzi un veleno tanto nella preservativa quanto nella curativa della peste, per le deiezioni di ventre e per gli sconvolgimenti di spirito che da esso provengono. Il noto, perchè l’esempio d’alcuni pazzi potrebbe tornarsi a vedere.

Per preservativi da prendersi per bocca vengono lodate le seguenti

_Tavolette preservative._

℞. _Fiori di solfo mez. onc., trocisci di vipera dram. 3, polvere di diarrbodon e diamargariton freddi, ana onc. 1, confezione d’alchermes e di giacinti, ana scrup. 4, zucchero bianco dissoluto in acqua di scorzonera o di cardo santo quanto basta. Con ciò formerai pasta e tavolette. Pigliane la mattina una dramma, bevendovi appresso un poco di vino puro._

_Altra sorta di tavolette preservative._

℞. _Fiori di solfo dram. 6, canfora scrup. 1, zucchero bianco dissoluto in acqua di scabbiosa quanto basta. Formane tavolette come sopra; e camminando o dimorando in luoghi infetti potrai tenerne in bocca._

_Altre tavolette preservative._

℞._ Polvere bezoartica dram. 1, liberante mez. dram., radici d’elenio secche, d’angelica, di petasitide, ana scrup. 1 e mez., fiori di solfo tre volte sublimati dram. 1. Se ne faccia polvere sottilissima, e discioltala con zucchero bianco e acqua di cardo santo quanto basta, se ne formino tavolette._

Altre tavolette sono prescritte dai medici, impreziosite ancora da perle e coralli preparati, da oro in foglia e da altre gemme: cose tutte che bene spesso entrano per sovrammercato in composizioni per altro buone.

A tutti, ma specialmente ai poveri, si può consigliare il Mitridato minore, che è un preservativo antichissimo, attribuito, non so se con tutta ragione, a Mitridate re di Ponto, ma certo comunque sia, generalmente lodato da tutti i medici per i tempi di peste, dicendosi ancora che Carlo V salvò dal contagio con questo sì facile, ma stimatissimo rimedio l’esercito suo: nel che io lascio la verità a suo luogo.

_Mitridato minore preservativo._

℞. _Foglie di ruta num. 20, due fichi secchi, due noci secche con 4 grani di sale comune. Se ne faccia un boccone da prendere la mattina a digiuno. Il sale però non è di necessità. O pure si formi con una libbra per uno dei tre suddetti ingredienti. Vi si può anche aggiungere siroppo di limoni quanto basta per fare elettuario, dopo aver pestato ben bene in mortaio di pietra con pestello di legno gl’ingredienti ad uno ad uno._

E qui si noti che per parere di tutti la ruta è di una singolare efficacia contro la pestilenza; e però doversene far molto capitale, giovando anche sola. Ma perchè non a tutti sempre è permesso l’avere ruta fresca, si può prepararne molto medicamento in una volta sola, a proporzione della seguente composizione. ℞. _Foglie di ruta fresche onc. 1 e mez., noci secche nette onc. 2, fichi secchi onc. 1. Si pesti ogni cosa benissimo, e si faccia passare per setaccio con aceto rosato quanto basti per distemperare la mistura. Fatta questa, se vi si vede soprannuotare l’aceto ed esser troppo, si ponga al sole o a simil caldo in vaso atto ad asciugarsi, finchè resti in debita forma d’elettuario, del quale si debbono prendere ogni mattina due cucchiai. Si potrebbe anche aggiungere all’elettuario fatto un’oncia d’estratto di bacche di ginepro. Le noci si monderanno dalla pellicina con tenerle per un poco in acqua caldetta_.

Che se taluno vorrà conservarsi delle foglie di ruta come fresche per ogni tempo, ne ponga molte in qualche vaso di vetro dalla bocca larga, acciocchè ne possa cavar fuori senza gran pena, e le cuopra di buon aceto, tenendo anche il vaso ben coperto. Così egli conserverà la ruta, ed avrà pure aceto preparato con essa, il quale anche da per sè viene molto stimato in tempi di peste, e serve per odorarlo, e per prenderne anche la mattina un poco in bevanda. Altri medici hanno accresciuto, ciascuno a suo gusto, il Mitridato minore; ma io penso d’avere accennato quello che basta.

Altri lodano come utilissima la seguente

_Bevanda preservativa._

℞. _Dieci noci fresche mondate dalla pellicina, 10 spicchi d’aglio mediocri mondati, 3 onc. in circa di bacche di ginepro, un pugno di foglie di ruta. Le prime si pestino grossamente; la ruta si tagli minuta. Posto tutto in pignatta vetriata con una inghistara in circa di buon aceto, si copra essa pignatta sicchè non respiri, accomodando creta o simil cosa tra il coperchio e la pignatta, e lasciandola per 24 ore sopra le ceneri calde. Poi si levi dal fuoco e si ponga ogni cosa insieme in fiasco ben turato al sole per tre o quattro giorni. Di tal composizione si beva ogni mattina a digiuno mezzo cucchiaio, ed anche un intero; e con lo stesso aceto si bagnino le tempie, i polsi e le narici._

Io volentieri accenno qui le composizioni facili e di poca spesa, affinchè tutti, e massimamente i poveri, possano provvedersi di qualche riparo contro gli assalti della pestilenza. Allorchè questa è padrona del campo, a molti mancano gl’ingredienti, e a più manca ancora il danaro per procacciarseli. E se taluno dicesse di non aver gran fede in certe semplici o vili composizioni, ho il dispiacere di rispondergli che nè pur egli s’ha a fidar troppo d’altre composizioni e preservativi più preziosi e faticosi; perciocchè in mezzo alla peste nessun altro rimedio sicuro e privilegiato c’è se non la mano di Dio; e per conto dei rimedi umani più talvolta gioverà un poco d’aceto, di solfo, di ruta, di canfora o altro semplice, che un lunghissimo recipe composto dall’ambizione. Seguitiamo dunque a dire che alcuni trovano buono il seguente

_Preservativo antipestilenziale._

℞. _Fiori di solfo e zucchero bianco in polvere in egual quantità; e mescolati insieme, prendine la mattina a digiuno un mezzo cucchiaio per bocca, bevendovi appresso un poco di vino bianco buono._

Potrà parimente giovare ai poveri il porre in infusione entro vino buono foglie verdi di pimpinella, e beverlo alquante ore dopo. Ovvero mettere la sera in aceto buono, sicchè stia coperta, una noce secca mondata dalla pelle; e la mattina seguente si mungi la noce e si beva l’aceto. Questo, benchè tanto facile, pure si dà per un buon difensivo. Può essere che si metta a ridere qualche medico, non però addottorato in medicina; ma sappia egli che in fatti alcuni, anche valentuomini, col solo aiuto dell’aceto, preso in picciola dose le mattina con un poco di pane, e fiatato alle occasioni, si sono preservati. Ne parleremo fra poco. Le bacche poi di ginepro mature e fresche, cioè di color nero o pavonazzo, e non rosse, vengono commendate da tutti, ed entrano in moltissime composizioni contro la peste. Si potrà farne estratto, cioè cavarne il sugo con acqua, dove sieno state infuse e calde per tre giorni, spremendole dipoi per pezza netta. O pure si tengano in fiasco con vino buono sopra, per mangiarne tre o quattro per volta, riuscendo anche utile lo stesso vino.

Angelo Sala insegna a fare il mele, o sia l’estratto di ginepro, con pestare grossamente nel mortaio le bacche fresche, e cuocerle poi in acqua, finchè si vegga separata la materia glutinosa. Spremuta la decozione, per quanto si può, si faccia essa di nuovo cuocere, finchè si riduca in consistenza di mele, che sarà dolce e fragrante. Servivasi poi il medesimo autore di questo estratto per uno degl’ingredienti a formare la seguente composizione, chiamata da lui Triaca de’ poveri, e consigliata come un eccellente antidoto contro la peste:

_Triaca de’ poveri._

℞. _Erb. veronica, scordio, cardo santo seccate, ana onc. 2, feccie d’aro, fiori di solfo, ana onc. 1, zedoaria, radice d’imperatoria, di elenio, di irundinaria (che m’immagino essere la chelidonia), di carlina, di valeriana, mirra eletta, dram. 6, olio di vitriuolo dram. 1, mele odoroso spumato lib. 3, estratto di ginepro mez. lib. L’erbe e le radici separatamente si polverizzino bene, e si triti a parte la radice d’aro preparata. Poi si mettano il mele e l’estratto in pignatta ben vetriata, facendo solamente scaldare e non bollire la materia; e dopo vi si mescolino le polveri suddette, movendo tutto fortemente con pestello di legno, finchè si riducano in forma di elettuario. Raffreddata la composizione, aggiungi i fiori di solfo, la mirra e l’olio di vitriuolo; e mettendo tutto in vaso di terra vetriata, riponlo a fermentarsi. Se ne prenda, secondo la diversità de’ corpi che debbono valersene, da uno scrupolo fino a una dramma._

Varie erbe possono servire di preservativo. Sei d’esse fra l’altre sono credute contravveleni, cioè l’ipperico, il vincetossico, l’enula, il dittamo, l’aristolochia e il rafano selvaggio. Marsilio Ficino dice d’aver dato del rafano un poco per volta ai poveri con utile notabile. Si prendono tali erbe in boccone mattina e sera, o seccate in polvere con buon vino, o il loro sugo si bee al peso di un’oncia in circa. L’assenzio, che anche medichetto si chiama, è tenuto da tutti per un egregio preservativo contro il veleno pestilenziale, e moderatamente preso tiene in buon appetito le persone. In varie maniere si può prendere; la più facile è d’infonderlo nel vino, e prendere talvolta una bevuta di questo. Sono ancora lodate quest’altre: Scabbiosa, tormentilla, pimpinella, sassifraga, acetosella, imperatoria, scorzonera, angelica, carlina. A chi la borsa non suggerisce di meglio, potranno giovare questi facili medicamenti, che in fine anche dai medici migliori sono riconosciuti per non inutili, anzi adoperati come molto proficui nelle loro ricette. La galega, o sia ruta capraria, appellata da alcuni castracane, si tiene anch’essa per potente preservativo contro il veleno pestilenziale. Si usa in vari modi, cioè cruda in insalata, o cotta in minestra. Si piglia polverizzata in vino o altra bevanda appropriata. Si mette in infusione entro il vino o in aceto, che poi di quando in quando si bevono. Se ne bee anche il brodo e l’acqua distillata; ed è nel verno buona anche la sua radice. Dell’una e dell’altra piantaggine dicono cose grandi alcuni medici per preservarsi dalla peste; e lodano altri non poco l’acetosa, cioè l’oxalide, prescrivendone un boccone d’essa ogni mattina a digiuno.

Per la gente delicata possono servire, secondo il Diemerbrochio, le scorze di melarancio o di cedro condite, o alcune gocce d’olio di ginepro da bersi con un poco di vino, o sia l’estratto di bacche di ginepro, quanto una noce moscata da mangiarsi. Anche gli spiriti di sale e di vitriuolo, e di zolfo, e di sugo di cedro ed altri simili acidi, appunto per questa loro qualità, vengono celebrati per efficacissimi in resistere alle putredini, se mi lice usar questo termine degli antichi. Si prendono in bevanda d’acqua di scabbiosa, di cardo santo, di betonica, di melissa, o in altro liquore. I coriandoli preparati, e presi la mattina a digiuno, e anche dopo pasto, possono essere di qualche utilità. Per rimedio facile, di poca spesa e di non poca virtù, viene consigliata da alcuni la seguente

_Polvere preservativa._

℞. _Bolo armeno onc. 1, tormentilla, dittamo bianco, ana mezz’onc. Pesta ogni cosa sottilmente, e pigliane la mattina un meno cucchiaio in mezzo bicchiero di vino o in acqua d’acetosa._

Il cardinale Gastaldi insegna quest’altro preservativo, da prendersi per bocca in rotoline di peso d’una dramma prima di cena o prima di dormire, aggiungendo che se ne videro degli ottimi effetti nella peste di Roma del 1656.

_Tavolette o rotoline preservative._

℞. _Confezione di giacinto dram. 1, bolo armeno, radici di carlina, perle preparate, succino, ana mez. dram; zucchero bianco disciolto in acqua di cardo santo quanto basta per farne delle rotoline._

Il Diemerbrochio, lasciati stare tanti altri elettuari, sciroppi, conditi, polveri, tavolette, ecc., formati con gran moltiplicità d’ingredienti, più per ostentazion di sapere che per altrui utilità, usava di prescrivere in qualunque tempo l’uso del mitridato minore, descritto di sopra, e talvolta le seguenti composizioni:

_Condito preservativo._

℞. _Polvere liberante scrup. 4, radici d’elenio condite con zucchero, scorze di aranci condite dram. 6, diascordio del Fracastoro dram. 3, olio di ginepro scrup. 1, sciroppo di limoni quanto basta, e se ne formi condito, o più tosto conserva._

_Altro condito preservativo._

℞. _Conserva d’acetosa di rose rosse, scorze d’aranci condite, rob di ribes rosso, rob di ginepro, ana mez. onc., polvere liberante dram. 1 e mez., sciroppo di limoni quanto basta. Mesci, e fanne condito, o più tosto conserva._

_Elettuario preservativo._

℞. _Triaca d’Andromaco, mitridato di Damocrate, ana dram. 1 e mez., diascordio del Fracastoro mez. onc., scorte d’aranci condite, rob di ribes rosso, ana dram. 6, succino mez. scrup., sciroppo di scordio quanto basta. Mesci, e formane elettuario._

_Altro elettuario preservativo._

℞. _Polvere bezoartica del Renodeo dram. 1 e mez., fiori di solfo dram. 1, conserva d’assenzio dram. 3, radici d’elenio condite onc. 1, mitridato minore, diascordio del Fracastoro, ana mez. onc., sciroppo di sugo di cedro quanto basta, e fanne elettuario._

Non vi mischiava egli polvere di corno di cervo, terra sigillata, croco, e assaissimi altri ingredienti, perchè tutti stanno nella confezione liberante, nella polvere bezoartica, nel diascordio, ecc. Prescriveva ancora ad alcuni il seguente

_Aceto bezoartico preservativo._

℞. _Radici d’angelica, carlina, petasitide, elenio, dittamo, ana mez. onc., zedoaria dram. 2, erbe cardo santo, scordio, ana dram. 6, centaurea minore, ruta ana mez. onc., fiori di stecade dram. 2 e mez., semi di cardo santo, di cedro, ana dram. 1, bacche di ginepro dram. 3. Facciasi polvere grossa, e s’infonda in lib. 5 o 6 d’aceto fortissimo, esponendo il vaso ai raggi del sole per 14 o più dì, e dipoi si coli con forte spremitura. Potrai, se vuoi, infondere una sola volta di nuovo in tale aceto la medesima polvere, e allora sarà molto più efficace._

Il Minderero scrive d’essersi servito per suo primario rimedio preservativo nella peste de’ suoi tempi del seguente

_Vino medicinale preservativo._

℞. _Assenzio volgare un manip. e mez., scordio, cardo santo, ana un manip., dittamo cretico mez. manip., scorze di cedro mez. onc., radici di pimpinella onc. 1 e mez. Si taglino grossamente, e se ne faccia massa entro tela bianca da sospendersi nel vino, di cui si beva un bicchiero dopo la colezione._

Scrivono alcuni che in una peste d’Inghilterra fu approvata da tutti i medici, e trovata alle prove un felice antidoto per chi ne prendeva un poco ogni mattina, la seguente

_Polvere preservativa._

℞. _Aloè epatico, cinnamomo eletto, mirra eletta, ana dram. 3, garofani, macis, legno aloè, mastico, bolo armeno, ana mez. onc. Si polverizzino sottilissimamente._

Può confermare la buona opinione di questo antidoto il vedere che Cornelio Gemma scrive tenersi dal re di Spagna per segreto riguardevole (poco importa quand’anco non sia vero) una composizione affatto simile colla giunta d’una porzione eguale di terra sigillata e di croco, o sia zafferano. Giovanni Cratone anch’egli con poca diminuzione insegna lo stesso; e nella peste di Napoli e di Roma del 1656 fu formato di questa polvere un elisire chiamato _preservativo potentissimo_ nelle Regole pel Contagio pubblicate l’anno 1680 in Ferrara, con aggiungervi _solfo puro e rosmarino, ana dram._ 4 _macerando poi tutto in acquavite secondo l’arte, ed estraendone il liquore. La dose era di_ 3 _in_ 4 _gocciole prese in acqua di cardo santo o scorzonera._ Abbiamo detto di sopra che il mitridato minore è un preservativo stimatissimo anche per la facilità di comporlo; ora si vuol aggiungere che la triaca, il diascordio del Fracastoro, e altri simili rinomati contravveleni sono de’ più lodati, e consigliati in tempo di contagio, anche per preservarsi, ma non già col solo odore, che questo gioverebbe poco. L’Etmullero antepone il diascordio; e il Pareo preferisce a tutti i cordiali creduti preservativi la triaca e il mitridato, prendendo mezz’oncia della prima, mischiata nelle stagioni calde con un’oncia e mezzo di conserva di rose, o di borraggine o di viole, e dramme 3 di bolo armeno. Altri però stimano necessario il mischiare e temperare la triaca con qualche acido in tempi di peste. E qui avverto, per chi nol sapesse, venire stimata più la triaca vecchia che la nuova, purchè non passi i trenta anni, dopo il qual tempo essa va perdendo la forza. Di più se per ogni libbra di triaca impasterai dentro once 4 di polvere di contrajerba, lasciandola così riposare e fermentare per alquanto tempo, dicono che riuscirà essa di gran lunga migliore contro la peste e i veleni. È anche lodatissimo il prendere la mattina prima d’uscire di casa un bicchiero di vino canforato. Si accende un grano di canfora grosso come un pisello, e si mette a nuotar sopra il vino tanto che finisca ivi di bruciarsi; e tornandolo ad accendere finchè si consumi, si bee dipoi quel vino. Così nell’ultima peste di Lipsia si trovò sommamente giovevole l’olio di succino canforato con prenderne alcune poche gocce in acqua di scordio; anzi pare che d’esso si valessero i medici anche nella curativa.

Nell’ultima pestilenza di Polonia del 1709 il miglior preservativo che si dica ivi provato fu l’elisire dello Schomberi, i cui ingredienti sono quei che seguono:

_Elisire preservativo._

℞. _Tintura bezoartica secondo l’arte, elisire di proprietà secondo l’arte, tintura di genziana, essenza di canfora parti eguali. Mesci tutto insieme, e bevine da 40 a 60 gocce nell’acquavite, o nella birra calda, o nel buon vino._