Part 2
E perchè no il Purgatorio? potrebbe domandare il lettore. Perchè l'Immanuele, fedele ai principii della fede in cui nacque e morì, non ammetteva il Purgatorio, come ammetteva, giusta la massima di fratellanza ch'è scritta nel _Talmud_, che tutti i buoni, di qualunque religione siano, posson godere i beni celestiali [18]. I contemporanei di Dante, in pieno medio-evo, non potevano non ammirare la tolleranza del giudeo — come essi lo chiamavano — e trovò infatti a Fermo un mecenate nella casa del quale visse tranquillo gli ultimi anni della vita, come Dante avea trovato rifugio presso lo Scaligero di Verona.
Tornando al _Paradiso_ dell'Immanuele — molto più semplice di quello dell'Alighieri quantunque non meno delizioso — ci troviamo i profeti che lodano l'autore pe' suoi Commentarii siccome Dante (gonfii gli amici entrambi d'amor proprio) in più luoghi si loda da sè, ad es.: _Lo bello stile che m'ha fatto onore_ — _Ed io fui sesto fra cotanto senno, per darne due soli esempii. E ci troviamo i dotti d'ogni nazione, i generosi, i martiri per la fede, concetti larghi, pensieri elevati, senza ambagi, senza timori.
Certo che bisognerebbe esser vissuto ai tempi dell'autore per comprender tutte le allusioni del suo bel poema. Nè qui vogliamo addentrarci più oltre nella questione della priorità diremo così o dell'imitazione fra le cantiche de' due poeti. Quello che ripeter non ci sazieremo egli è che fino dai tempi di Dante quest'amicizia parve un miracolo, una cosa strana e i nemici del divino poeta non sapendo come castigarlo, anche dopo morto lo misero nell'inferno col suo Immanuele [19]! Meno male che vivendo insieme, indivisibili anche oltre tomba, i due poeti non avranno trovato tempo d'annoiarsi nemmeno all'inferno. Tutt'altro!
X.
Scherzi a parte; Dante e Immanuele hanno varcato i secoli e la lor fama dura e durerà davvero quanto il mondo lontana. L'Alighieri colla amicizia che portava al poeta ebreo fece conoscere l'animo suo nobilissimo scevro d'ogni pregiudizio, siccome l'Immanuele, contraccambiandolo di pari affetto, addimostrò quanto sian sciocchi coloro che voglion dividere gli spiriti grandi, i quali sanno ognora sorvolare sulle basse meschinità di questa terra per innalzarsi a più spirabil aere.
Il nostro assunto finisce qui, per quanto riguarda questo lavoruccio. Di molte altre cose allargamento in qualche modo attinenti, diremo altrove con maggior agio.
Note.
[2] _Poesie di mille autori intorno a Dante Alighieri raccolte ed ordinate cronologicamente con note storiche, bibliografiche e biografiche_ da Carlo Del Balzo. (Vol. I, Roma, Forzani e C. tip. del Senato, editori, Palazzo Madama 1889).
[3] Lo Sholman dà per data di nascita il 1262; lo Steinschneider il 1272. Con quali prove? La data invece del 1265 è in tutte le biografie dell'Immanuel e il Wilheimer, e il Tedesco che a lungo ne scrissero in questi ultimi anni fissano quella come certa. E certa dev'essere, perchè dovevano avere la stessa età due persone che si comprendevano così perfettamente in tutto e per tutto, non ostante la differenza di religione, che in quei tempi era quasi ostacolo insormontabile.
[4] Qualche anno fa le nostre ricerche riuscirono infruttuose. La Com. isr. di Roma non ha ne' suoi archivi che memorie di pochi secoli addietro.
[5] Si badi che noi diciamo _immaginare_, perchè sappiamo che tanto la Divina Commedia quanto la gita all'Inferno e al Paradiso dell'Immanuel furono poste in iscritto più tardi.
[6] _Jahrbuch der Deutschen Dante Gesellschaft_, III Band, 1871, pagine 423-462 . . . D. Theodor Paur.
[7] Lo proveremo più avanti facendo un confronto dei due Inferni.
[8] _L'antico testamento e la letteratura italiana_. Discorso letto da Salvatore De-Benedetti professore di lingua ebraica per la inaugurazione degli studii alla R. Università di Pisa; Tip. Nistri e C. 1885.
[9] Il Del Balzo scrive (op. cit. pag. 315 316): « E la forma enfatica, quasi iperbolica, adoperata per parlare di lui (Immanuel) a tanta distanza di tempo, dà un'idea dell'entusiasmo che desta la lettura delle sue poesie tra i cultori delle lingue orientali ». E in nota: Il Servi dà ad Immanuel la gloria di aver suggerito a Dante l'idea della Divina Commedia.
[10] Ne daremo alcuni in questa nota per non dilungarci di troppo. Nel canto IV del _Paradiso_ parlando di Mosè e Samuele, traduce il detto talmudico _Dibberà torà chilscion benè adam_ nella terzina:
Per questo la scrittura condescende A vostra facultate, e piede e mano Attribuisce a Dio, ed altro intende.
Al canto XXV commenta egregiamente il profeta Isaia secondo gli espositori ebrei colle parole:
« Dice Isaia che ciascuna vestita Nella sua terra fia di doppia vesta E la sua terra è questa dolce vita ».
Nell'_Inferno_ (canto XI, v. 106-109) addimostra conoscere non che le leggi della natura, ma della divina Provvidenza e de' commentatori della Bibbia (V. _Genesi_ 3, 19; 1, 28) con questa stupenda terzina
Da queste due, se tu ti rechi a mente La genesi dal principio conviene Prender sua vita; ed avanzar la gente.
[11] Anche l'Ab. Lanci e il Munk credono che Dante siasi valso dell'amico suo per molte frasi della Divina Commedia. Il Prof. Filippo Mercuri di Roma in una memoria da lui letta nell'Accademia dei Quiriti il 21 aprile 1853 così si esprime parlando dell'Immanuele: « Amico di Dante e di Bosone, noto a Cino e uom di lettere, doveva avere in sua età moltissima rinomanza e forse (questo _forse_ dice molto nella sua dubbiezza) il nostro poeta (Dante) se ne giovò a rifiorir qua e là la Cantica dei testi e delle voci orientali che v'inveniamo ».
[12] _La sua lingua_, scrive il Wilheimer, emesse fiamme di fuoco . . . . . . egli s'innalza specialmente nell'ironia e nelle beffe. Quantunque nella sua bocca stia sempre lo scherzo e la satira_ ecc. (Carlo Del Balzo. _Op. citata, p. 307). Quindi ben si capisce come a Dante stesse a cuore che i suoi fratelli di fede non avessero a provare le sferzate dell'amico ebreo. Le sapeva appioppare così giuste!
[13] Id. pag. 310.
[14] Così dicono il Geiger, il Wilheimer, il Tedesco, il Lattes, il Paur.
[15] Anche oggi tra gli israeliti di Toscana e di Roma molti che in ebraico hanno il nome di _Dan_ (uno de' figli di Giacobbe) lo traducono con _Dante_, e con esso si fanno chiamare.
[16] Traduzione dell'_Inferno_ e Paradiso d'Immanuele di S. Seppilli. (Dalle poesie di mille autori intorno a Dante raccolte.... da Carlo Del Balzo. Vol. II, pag 52, Tip. Forzani e C. Roma 1890).
[17] Dante morì nel 1321; Immanuele nel 1330. Dopo la morte del primo, il poeta ebreo non poteva dargli più solenne testimonianza di affetto che facendosi accompagnare da lui in quel viaggio simbolico.
[18] Ecco la traduzione del Seppilli:
Or sappi che costor sebben non nati Devoti al nostro culto, coll'ingegno Videro il vero, scritto in molti lati.
Onde ciascuno di salir fu degno Dispregiator del rito suo natio All'eterno piacer di questo regno,
Ed adorò debitamente un Dio Dei rei terror, consolator dei buoni Pronto a pietade ed al furor restio.
[19] Un sonetto che il Dal Balzo (vol. II, p. 56) dice giustamente apocrifo e attribuito a Cino da Pistoia, così incomincia:
Messer Boson, lo vostro Manuello, Seguitando l'error de la sua legge Passato è nell'inferno e prova quello
Martir ch'è dato a chi non si corregge . . . . Non è con tutta la comune gregge Ma con Dante si sta . . . .
APPENDICE I.
Imanuele e la sua amante.
Qual'era l'amante d'Imanuele Romano, amico di Dante? Ecco una domanda indiscreta anzichè no. Perchè indiscreta? Prima di tutto perchè ne aveva più d'una — come tutti i poeti — poi perchè a tanta distanza di tempo è impossibile raccappezzarcisi. Ma le induzioni sono permesse.
In una delle sue smaglianti poesie, la sesta delle _Mechaberod_, parla degli occhi di Gemma:
הראית עיני יימ״ה? ששון ליבי המה
Chi era questa Gemma? Noi propendiamo a credere fosse la moglie stessa di Dante, la quale trascurata dal marito, faceva la galante coll'amico Imanuele che frequentava la sua casa. E' una mera supposizione, lo sappiamo, ma nella critica letteraria se non si osa gettare una idea che possa suscitare qualche discussione, non si arriva mai a scoprire la verità. Ne siete convinti?
Questo scrivevamo nel _Vessillo Israelitico_, Anno 1890. pag. 342.
Quella nostra, diremo così ardita induzione, piacque molto ai critici, fra i quali il dottissimo Modona — sotto bibliotecario a Parma — che su Dante e Imanuele ha studiato non poco. Anzi fu lui che prima d'ogni altro pubblicò nel _Vessillo_ stesso (anno 1885, fascicolo XII) il _Bisbiglio_ attribuito a Manuello, tolto dal ms. n. 1289 della Biblioteca dell'Università di Bologna e poi ripubblicato nel 1887 dal prof. Mazzoni, dal ms. d. 5 della Casanatense di Roma per nozze Carducci-Gnaccarini.
E poichè abbiamo nominato il Modona aggiungiamo che egli intorno all'amicizia contratta fra i due poeti opina che l'incontro e la dimestichezza di Dante coll'Imanuele siano piuttosto avvenuti a Verona dove certo il primo fu due volte e dove pare assicurato che fosse anche il secondo lungamente, regnante Can Grande della Scala, come risulta dal _Bisbiglio_ dedicato alla Magnificenza del successore del Gran Lombardo_.
APPENDICE II.
SONETTI DUE
Messer Bosone a Manoello Giudeo essendo morto Dante. I.
Due lumi son di nuovi spenti al mondo [20] In cui virtù e bellezza si vedea: Pianga la mente tua [21] che già ridea Di quel che di saper toccava il fondo.
Pianga la tua del bel viso giocondo Di cui tua lingua tanto ben dicea, O me dolente che pianger dovea Ogni uomo che sta dentro a questo tondo.
Et pianga dunque Manuel giudeo E prima pianga il suo proprio danno Poi pianga 'l mal di questo mondo reo.
Che sotto 'l sol non fu mai peggior anno: Ma mi conforta ch'io credo che Deo Dante abbia posto in glorioso scanno.
[20] Alcuni codici hanno: _Sparti al mondo_.
[21] Altri codici: _Piange la mente mia_.
Risposta di Manoello a Messer Bosone. II.
Io che trassi le lagrime dal fondo De l'abisso del cor, che 'n su le invea Piango che 'l foco del duolo m'ardea Se non fosser le lagrime 'n che abbondo.
Chè la lor piova ammorta lo profondo [22] Ardor che del mio mal fuor mi trahea: Per non morir, per tener alta vea A percoter sto forte e non affondo [23].
E ben può pianger Christiano e Giudeo, E ciaschedun seder in tristo scanno: Pianto perpetual m'è fatto reo.
Perch'io m'accorgo che quel fu 'l mal anno, Sconfortami ben ch'io veggio che Deo Per invidia del ben fece quel danno.
[22] Altre edizioni: _a mortal profondo_.
[23] Altre edizioni: _el no ha fonda_.
Nota di trascrizione
L'ortografia originale è stata preservata, anche nei casi dubbi come:
* il cambio di carattere nei versi 74 e 78 del canto XIX del Paradiso, citati a p. 12; * il rientro positivo del verso _E pruni e sterpi sparsi in ogni dove_, a p. 18; * il nome יימ״ה scritto con gershayim (״) a p. 21.
I seguenti refusi sono stati corretti:
* p.9 nota (2): _Iahrbuch der Deutsch Dante Gesellschaft_ III, Band, 1871, pagine 423•462 → _Jahrbuch der Deutschen Dante Gesellschaft_, III Band, 1871, pagine 423-462 * p.11 r.7: bibbia → Bibbia * p.15 r.-12: (_Parad_. c. V, v. 79 81). → (_Parad_. c. V, v. 79-81).