Da Sassari a Cagliari e viceversa
Part 12
— Diavolo! ed io ch’ero sul punto di rivolgermi direttamente a lui per implorare che me la concedesse!
— Concedervi sua moglie?! L’avreste fatta bella!
— Ma... chi è dunque Rosina?
— Rosina è mia nipote: la ragazza quindicenne che sedeva alla vostra sinistra in _omnibus_ — la primogenita delle tre figlie di mio fratello; il quale avrebbe fatto assai meglio a starsene vedovo in compagnia de’ suoi fichi secchi! — A cinquant’anni ha voluto sposare una nostra nipote, che non ha ancora raggiunto i diciotto. Delirio senile!
Così dicendo il canonico si diede un pugno sulla fronte.
— Ma, come fare adesso? Dio sa che pasticcio avrà fatto Battista in casa, e come avrà complicato le cose!
A questo punto si udì rumor di passi nella scala.
— Tacete! — disse il canonico — e lasciate fare a me; altrimenti l’affare potrebbe prendere una brutta piega, ed io farei una più brutta figura in faccia a mio fratello ed a mia cognata!
Il signor Battista comparve sulla soglia della porta d’entrata. La sua fisonomia mi sembrò abbastanza serena. Credetti, anzi, che fingesse.
Lo confesso: io non mi sentiva tranquillo, quantunque la mia coscienza nulla avesse a rimproverarmi. Mi ero prestato a fare l’attore _brillante_ in una farsa di cattivo genere, e dovevo recitare la mia parte con simulata disinvoltura. Tutte le apparenze congiuravano a mio danno. Avevo corteggiato una moglie credendola fanciulla; ero stato un seduttore senza saperlo, ed un vigliacco senza volerlo; avevo tradito l’ospitalità, pur coll’animo di ricompensarla per mezzo di un matrimonio. Con tutt’altri avrei potuto mettere l’equivoco in chiaro, ma andate a parlare di equivoci ad un marito di cinquant’anni che ha una moglie di diciotto!
Il canonico fu il primo che prese la parola. Il buon prete si rivolse al fratello, dicendogli solennemente:
— Battista, ormai so tutto. Non fu che un semplice equivoco, ed io ti spiegherò l’intreccio.
— Ma che equivoco! che intreccio! — esclamò Battista ironicamente — Che cosa potresti dirmi?
— Ecco... sappi che il signor Giulio ha preso un _qui pro quo_. Non è vero, signor Giulio, che voi non avete mai scritto a Rosina?
— Mai! — risposi balbettando.
Battista ci guardò un istante, e poi diede in uno scroscio di risa.
— Che cosa mi andate pasticciando, adesso? Non le ha scritto? Ma se la lettera è nelle mie mani?... Eccola qua!
E così dicendo mi porse il biglietto.
Il canonico era come fulminato. Io volli essere sincero, e gli dissi:
— Signor Battista; confesso l’errore; trattasi di una simpatia, scusabile perchè destata da intenzioni oneste. Ella è innocente; mi ha risposto in un momento d’inconsideratezza. Fui io che la costrinsi ad accettare...
— Siete in errore! — soggiunse il papà gravemente — Ella non ha nulla accettato, non ha nulla ricevuto, non ha nulla risposto. La colpevole è soltanto mia moglie!
— Per pietà, perdonatela. Vi giuro che...
— Ma che giuramenti! che perdono! Mia moglie ha fatto benissimo, e peggio per me che non sono buono che a sorvegliare il _ficus carica_!
Io ed il canonico guardammo il pacifico genitore, senza capirne una maledetta. Il suo buonumore ci faceva cader dalle nuvole.
— Ma... che avvenne? — fece il canonico rivolto al fratello, temendo di arruffare i fili della matassa.
— Che avvenne? — ripetei macchinalmente. E Battista si rivolse a me:
— Avvenne semplicemente che la vostra lettera diretta a Rosina venne intercettata da mia moglie; e mia moglie me l’ha consegnata per restituirvela. Mi ha pur dato l’incarico di dirvi, che avreste fatto assai meglio a rivolgervi direttamente alla madre, anzichè ad una ingenua figliuola che ancora non conosce il mondo; perocchè, se i mariti sono gli ultimi ad accorgersi delle faccende di casa, è pur vero che le mogli, le madri e le matrigne hanno gli occhi aperti e vegliano sempre!
Il canonico ritirò la lettera dalle mani del fratello, e me la consegnò con un’occhiata che voleva dire: — ringraziate la provvidenza, e regolatevi per l’avvenire!
— Ed ora — continuò il papà, cambiando tono — esaurito l’incidente, ho il piacere di annunziarvi che accetto ben volentieri la vostra domanda di matrimonio, e vi accordo la mano di mia figlia Rosina.
Un fulmine caduto a’ miei piedi mi avrebbe meno impressionato. Non ebbi neppur la forza di rispondere, e con un’occhiata supplichevole invitai il canonico a togliermi d’imbarazzo.
Il povero prete capì la buona fede del fratello, la mia critica posizione, e la sua grave risponsabilità in affare sì delicato; e dopo avermi lanciato uno sguardo feroce, disse solennemente a me rivolto:
— Ed io, a nome della famiglia, vi rifiuto per ora la mano di Rosina. Mia nipote è troppo giovane: non ha ancora compiuto i quindici anni.
— Ma... — fece sorpreso Battista.
— Fratello — continuò il prete — abbi giudizio e pazienza. Ho promesso in dote la mia cardiera a tua figlia, purchè sposi un marito di mio piacimento... e un po’ di riguardo mi si deve usare. Ne riparleremo fra un anno, se il signor Giulio farà da bravo, mantenendosi fedele nei suoi affetti; per ora non deve pensare che agli studi delle tasse dirette ed indirette, che potranno avvantaggiarlo nella carriera da lui prescelta.
Che avreste fatto voi? Io mi rassegnai al mio destino; e quando dopo sette giorni mi disposi a lasciar Bosa, non mancai di recarmi a salutare il buon canonico; il quale mi offrì una presa di tabacco, dicendomi:
— Signor Giulio; pensate a’ casi vostri e mettete giudizio. Fra un anno spero di rivedervi per farvi ammirare una nuova qualità di carciofi, che io penso di presentare alla prossima Esposizione di Torino. Li ho ricevuti stamane da un mio amico, e appartengono al genere comune: cynara scolymus virdis.
— Vi ringrazio della buona intenzione — risposi — ma prevedo fin d’ora che preferirò sempre i così detti carciofi _romani_.
— E per qual ragione?
— Perchè non hanno spine.
— Siete in errore. I carciofi romani non sono buoni che per friggere.
— Tanto meglio: faranno proprio al caso mio!
Lasciai il canonico con una stretta di mano, lusingandomi che in migliore occasione avrebbe perorato la mia causa.
* * *
Trascorse intanto quell’anno, e venne il maggio del 1884. Ero sul punto di recarmi di nuovo a Bosa per iniziare le pratiche de’ miei sponsali con Rosina, quando ricevetti per la posta un elegante cartoncino Bristol, contenente sette righe di nitida scrittura inglese, litografata.
Era la partecipazione di matrimonio della Signorina _Rosina A_. col signor _Roberto B_. dottore in agronomia, ex professore della scuola agraria di Portici, già coadiutore nello stabilimento Cirio per la confezione dei carciofi sott’olio, e finalmente incaricato dell’insegnamento della lingua latina nel Ginnasio di Bosa. Lo zio canonico non poteva desiderare di più!
Chinai la fronte mortificato, e dissi fra me stesso:
— Me la son meritata! La città di Bosa mi rammenterà sempre un disgraziato amore, nato, cresciuto, e morto fra i cardi ed i carciofi. E se di carciofi e di cardi il canonico non mi avesse parlato, certamente l’equivoco non sarebbe avvenuto, e mi sarei allontanato con prudenza da Carmela per sposare Rosina. Ma che fare? pazienza! Ricorderò in ogni tempo che le belle _rose_, come i buoni _cardi_, hanno sempre le spine!
FINE
INDICE
Al lettore Pag. 7 I. Zia e cugina » 11 II. Cugina e zia » 19 III. Dalla stazione di Sassari a quella di Tissi-Usini » 25 IV. I compagni di viaggio » 29 V. Da Tissi-Usini a Ploaghe » 35 VI. Alla stazione di Ploaghe » 44 VII. Da Ploaghe ad Ardara » 52 VIII. Da Ardara a Chilivani » 60 IX. A Chilivani » 65 X. Da Chilivani a Mores » 69 XI. Da Mores a Torralba » 73 XII. Da Torralba a Bonorva » 80 XIII. Le tre gallerie di Bonorva » 87 XIV. Da Bonorva a Macomer » 92 XV. Da Macomer a Bauladu » 97 XVI. Si dileguano le nubi » 102 XVII. Da Bauladu ad Oristano » 106 XVIII. Da Oristano a Uras » 112 XIX. Da Uras a Pabilonis » 122 XX. Un incidente » 125 XXI. Da Pabilonis a San Gavino » 130 XXII. Da San Gavino a Sanluri » 134 XXIII. Da Sanluri a Villasor » 139 XXIV. Da Villasor a Decimo » 143 XXV. A Decimomannu » 150 XXVI. Da Decimo a Cagliari » 156 XXVII. A Cagliari » 165 XXVIII. Le due fidanzate » 170 XXIX. Gli Sponsali » 175 XXX. Da Cagliari a Sassari » 181 Da Macomer a Bosa » 187
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.