Part 17
Era la stanza dalla cui finestra, alta dal suolo parecchi metri, Vittoria aveva spiccato un salto per raggiungere Pietro il Toro. Il ricordo di lei si fece strada nel suo dolore. Che ne sarebbe avvenuto? E se fosse stata ripresa, avrebbe dovuto lui abbandonarla, lui che ella aveva fatto evadere? Questo si chiedeva, turbato da una parte dai tanti inciampi che il destino metteva al suo proposito di passare in Sicilia per attenere la promessa che aveva fatta alla Regina, ma anche per rivedere Alma, la quale in tutte le strane avventure della sua vita era il pensiero dolce e malinconico, quasi il fiore dell’anima sua; dall’altra la devozione di Vittoria che gli aveva fatto olocausto della sua fierezza, del suo orgoglio, e che lo aveva seguito umile e sommessa, pur sapendo che nulla egli in compenso poteva offrirle, lo inteneriva profondamente. E quale sarebbe stata la sorte di quella donna che lo amava con tanta abnegazione e tanto disinteresse? Quale sarebbe stata la sorte di Pietro il Toro che per tanti anni gli aveva fatto da padre?
Li avrebbe mai più riveduti?
Ed egli sentiva che distaccato da essi incominciava per lui un nuovo periodo della vita. Che gli serbava l’avvenire? Quali altri avvenimenti lo aspettavano, quali altri dolori se non quali altre gioie?
La giovinezza si era chiusa con la morte di suo padre: capitan Riccardo moriva per rivivere col nome e col titolo di duca di Fagnano. Fra poco avrebbe lasciato quei monti che l’avevano visto venir su come un libero e audace lupacchiotto, e dei quali era stato padrone e signore a capo della sua banda. Dalla aperta finestra li contemplava con senso di tenerezza profonda: tutta la sua vita gli si spiegava dinanzi, e l’anima sua si avventava per così dire a quella solitudine della quale riconosceva ogni ruga ed ogni macchia. Quante volte, giovine ancora, quasi fanciullo, aveva dormito all’ombra di un roveto sognando quel sogno della sua vita che era l’ineffabile sentimento onde aveva pieno il cuore per Alma, per Alma, il cui fascino arcano perdurava così in lui che non osava dirla sua cugina. Sua cugina, lei! Lei dell’istesso suo sangue, lei per giunta che usufruiva delle ricchezze e del titolo che a lui solo spettavano? Ed era per questo pensiero, oltraggioso per quella creatura la quale era stata finallora la sua religione e l’unico suo culto, che pur essendo stato solennemente proclamato da suo padre, la notte innanzi, per erede legittimo di quel titolo e di quelle ricchezze, egli non sapeva risolversi a crederli suoi!
Quanto stette così perduto nei sogni del passato, mentre nella stanza attigua si ergeva il catafalco per suo padre, mentre già innanzi allo spiazzo la folla dei contadini si mesceva a quella dei soldati? Molte, molte ore eran passate. Verso il tardi sentì un rumorio pel castello, vide sullo spiazzo allinearsi i soldati ed infine muovere il corteo che si dirigeva verso il paesello, certo per deporre nella chiesa parrocchiale, ove era la tomba dei duchi di Fagnano, il cadavere di suo padre ed ove, come Carmine gli aveva detto, era anche sepolta la povera madre sua. E nessuno lo aveva avvisato; nessuno, prima di deporre nella bara il cadavere lo aveva invitato a rendergli l’ultimo tributo?
Intanto era scesa la notte e sul castello tutto incombeva lugubre il silenzio. Il giovane si scosse, tratto da quello intontimento da un pensiero: prima di abbandonar forse per sempre quei luoghi voleva baciar la fossa che racchiudeva sua madre, riveder le sembianze del padre suo. Poi... poi di nuovo in balìa del destino che lo sospingeva verso l’isola fatale in cui era atteso da una Regina e in cui avrebbe rivisto fredda e bianca la giovanetta del suo pensiero.
Uscì dal castello senza incontrar nessuno, neanche il vecchio Carmine, e si diresse verso il paesello per un sentiero che usciva nei pressi della chiesa parrocchiale. Vide da lungi che il corteo ne tornava, onde si affrettò temendo di trovar chiusa la porta della chiesa. La chiesa era anch’essa deserta, ma la porta ne era socchiusa. Egli entrò. Nel mezzo della navata fra quattro ceri avevan deposto la bara di suo padre il cui coperchio era sollevato.
Si avvicinò e stette per un pezzo immobile a contemplare il cadavere che aveva nel viso bianco una grande serenità. Come lieta esser doveva la donna che era stata di quell’uomo l’unico amore e che per trent’anni lo aveva atteso in una fossa di quella chiesa; come era lieta l’anima della madre sua che finalmente vedeva raccolti a sè dappresso l’uomo del suo cuore e il figlio delle sue viscere! E lui sarebbe andato lontano, lui li avrebbe lasciati in quella quiete, in quel silenzio, in quell’ombra, in quella pace, per affrontar nuovi dolori, per correre nuove avventure, per servire all’ambizione di una regina e per vagheggiare un suo sogno? E lui li avrebbe lasciati per morire chi sa dove, dopo nuove stragi e fors’anche nuovi delitti! E valeva la pena, checchè offrir gli potesse la vita, lasciar soli in quel buio, in quel silenzio, in quella pace coloro cui doveva la vita, quella donna le cui ossa in quell’istante tremavano d’amore nella fossa mentre l’anima gli aleggiava d’intorno, e quel vecchio che forse nel regno degli spiriti godeva nell’amore di lei di quella gioia che aveva invano chiesto alla terra?
In questo intese un rumore a sè vicino; si rivolse e vide Carmine, il vecchio Carmine, che non osando di distoglierlo dal raccoglimento in cui lo aveva visto, si teneva immobile aspettando che egli si rivolgesse.
— Carmine, tu? — esclamò il giovane.
— Ho compreso che sareste venuto qui prima di lasciar forse per sempre questi luoghi — rispose il vecchio che aveva gli occhi gonfi di lacrime e la cui voce tremava.
— Grazie — rispose il giovane, commosso profondamente anche lui. — Non sarei partito senza prender commiato da te a cui debbo tanto.
— Lo so... ne ero certo, ma non si tratta di questo. Il maggiore mi ha chiamato e mi ha detto, in verità con modi assai benigni, che fa d’uopo partiate al più presto, stasera istessa. Egli s’impegna di non farvi molestare finchè non v’imbarcate per la Sicilia. Dice che solo questo può far per voi e in omaggio alla memoria del povero vostro padre.
— È giusto — mormorò Riccardo — è giusto. Ma bisogna pure che mi provvegga...
— Il signor maggiore ha pensato a tutto, a tutto. Fuori troverete uno dei cavalli che portaste da Napoli e che erano caduti in potere dei soldati, con la valigia, quella valigia nella quale ci è anche un po’ di danaro, delle vesti, della biancheria, insomma tutto ciò che ci era quando i Francesi se ne impadronirono. In quanto alle armi, ha detto che ne siete ben fornito e quindi...
— Mi si manda via, mi si scaccia — fece il giovane con voce amara — ma fu questo il patto e devo essere grato al maggiore del cavallo e della valigia. E tu, povero Carmine, tu...
— Io resterò nel castello come custode. È una concessione del maggiore a cui, pare, io vado a verso.
— Hai sollevato di un gran peso l’anima mia, e dì al maggiore che lo ringrazio non solo di quel che ha fatto per me osservando il patto e restituendomi la mia roba e uno dei miei cavalli, ma anche della bontà che ha per te. Ed ora aspettami fuori, buon Carmine, che io sarò presto pronto a partire.
S’inginocchiò presso alla bara di suo padre, ne prese la mano fredda ed inerte e mormorò con voce lenta e solenne:
— Addio, padre mio. Riposa in pace nella fossa dei tuoi avi ove forse invano aspetterai che ti raggiunga, ma sta sicuro che io, qualunque siano le vicissitudini della mia nuova vita, saprò custodire intatto l’onore del nostro nome. Riposa in pace e prega per me, padre mio, prega per me con la poveretta la cui anima ti accolse nel regno degli spiriti.
Baciò la mano inerte e gelida che stringeva fra le sue, baciò il volto bianco e sereno di suo padre, e dopo avergli rivolto un ultimo sguardo uscì dalla chiesa.
Carmine l’aspettava tenendo per la briglia il cavallo insellato che aveva in groppa la valigia.
— Carmine, mio buon Carmine! — esclamò il giovane aprendo le braccia nelle quali il vecchio si precipitò.
Stettero un pezzo così abbracciati, poi Riccardo si disciolse, si raddrizzò nella persona come per ripigliare possesso di sè e con un salto balzò in sella.
— Addio — disse volgendosi al vecchio — addio!
E spronò il cavallo disparendo in breve fra gli alberi folti del bosco vicino.
FINE.
_Fa sèguito a questo romanzo:_
=«Sola contro tutti!».=
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.